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Lavoro e Diritto 6 5

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l'interdizione

l'interdizione dall'attività contrattuale con la Pubblica Amministrazione, per il tempo di cui si è detto 218 . A ciò deve aggiungersi il dovere di retribuzione da assolvere nei riguardi dei lavoratori “in nero”, per l'adempimento del quale, ovviamente, il datore di lavoro non può certo ricorrere al rimedio della Cassa Integrazioni Guadagni 219 . Sicché, l'immediata estinzione dell'intera posizione debitoria verso lo Stato potrebbe, altresì, pregiudicare, in qualche misura, il soddisfacimento del diritto, costituzionalmente garantito, di ogni lavoratore a percepire una retribuzione proporzionata al lavoro svolto (art. 36 Cost.). In ogni caso, a prescindere dalle conseguenze applicative della portata (estensiva o restrittiva) che si intende attribuire alla nozione di “regolarizzazione”, il provvedimento di sospensione si sostanzia in un ordine repressivo, finalizzato ad eliminare una turbativa di pubblico interesse (lavoro nero o violazione reiterata in materia di orario di lavoro e di riposi giornalieri e settimanali); ragion per cui, tale provvedimento deve essere inquadrato nell'ambito di un procedimento ablatorio verso quel datore di lavoro che ha oggettivamente leso un pubblico interesse 220 . § 3.2. La revoca del provvedimento di sospensione e gli atti di ritiro: due diverse reazioni dell'Amministrazione L'atto di revoca, contemplato dalla disciplina del provvedimento di 218 Sull'interdizione dell'azienda sospesa alla contrattazione con la Pubblica Amministrazione, si rinvia a quanto riferito al § 3 del presente Capitolo. 219 M. R. Gheido, Cantieri: misure urgenti a tutela dei lavoratori ... cit., 2054 osserva che “Il provvedimento di sospensione, in quanto conseguente ad un comportamento irregolare del datore di lavoro non consente la richiesta della Cassa Integrazione, pertanto non viene meno l'obbligo retributivo nei confronti dei lavoratori. Problemi di non poco conto si pongono, inoltre, nei confronti di eventuali altre imprese operanti nel cantiere; se è del tutto pacifico che esse sono estranee e, quindi, non interessate alla sospensione non si può sottovalutare, infatti, che spesso i lavori edili sono connessi e la sospensione di un'attività può, di per sé, impedire lo svolgimento di attività collegate o connesse, con possibili azioni di responsabilità e risarcitorie del danno subito.” Contra V. Lippolis, Lavoro nero, stretta sulle aziende ... cit., 12, secondo cui il provvedimento di sospensione ha natura cautelare e non punitiva, essendo sostanzialmente diretto ad escludere che il comportamento illegittimo del datore di lavoro possa comportare ulteriori conseguenze negative. 220 E. Massi, Le novità nel contrasto al lavoro nero e l'attività delle Direzioni Provinciali del Lavoro ...cit., 8. L'A. pare orientato a non associare la “regolarizzazione” al pagamento integrale delle sanzioni, in quanto afferma che “La regolarizzazione del personale ... (che non comporta, assolutamente, il venir meno delle sanzioni amministrative ed, eventualmente, penali connesse al “pregresso comportamento”) va immediatamente notiziata all'ispettore che ha emesso il provvedimento di sospensione: quest'ultimo, valutata positivamente la nuova situazione, dovrà procedere con celerità alla revoca del precedente atto, motivandola con le cose nuove intervenute”. L'A., quindi, sembra sostenere che la principale finalità sottesa al provvedimento sia l'emersione del lavoro nero, pur restando indiscutibilmente fermo l'obbligo di provvedere alle sanzioni relative all'impiego di manodopera “occulta”. 87 87

sospensione, non ha nulla a che vedere con gli atti di ritiro della Pubblica Amministrazione: mentre il primo è “atto dovuto” 221 al ricorrere dei presupposti normativamente previsti, i secondi sono espressione del cosiddetto jus poenitendi di cui l'Amministrazione è titolare. Quest'ultima, infatti, esercitando il potere di autotutela può eliminare (quindi, ritirare) gli atti (precedentemente) emanati. L'autotutela, infatti, è quella particolare capacità che l'ordinamento attribuisce all'Amministrazione, in virtù della quale, quest'ultima, ha il potere di rimuovere dal mondo giuridico il provvedimento adottato; tale potere, quindi, le consente sia di prevenire l'insorgere del conflitto da impugnazione (in quanto, ove riconosca l'atto invalido, essa può rinunciarvi ritirandolo) sia di risolvere conflitti anche attuali (da impugnativa e da resistenza). L'autotutela, però, si sostanzia sempre in uno strumento di giustizia, mai di arbitrio o sopraffazione; ragion per cui essa può trovar luogo solo nel caso in cui il provvedimento (emanato) violi un diritto obbiettivo o nel caso in cui l'interesse pubblico non sia stato compiutamente valutato e perseguito 222 . Sicché gli atti (di ritiro), quale concreta attuazione del potere di autotutela 223 , si concretizzano o nell'annullamento d'ufficio del provvedimento (allorquando la Pubblica Amministrazione riscontri vizi o carenze che inficiano il provvedimento emanato, art. 21 – nonies L. n. 241/1990, come integrata dalla L. n. 15/2005) 224 o nella revoca d'ufficio (allorquando sopravvengano motivi di pubblico 221 E. Gragnoli, La protezione della salute e della sicurezza e le disposizioni di contrasto al lavoro irregolare (art. 14, D. Lgs. 9.4.2008, n. 81) in F. Carinci e E. Gragnoli (a cura di) Codice commentato della sicurezza sul lavoro, Utet, Milano, 2010, 229 ribadisce che “Qualora sussistano i relativi presupposti, la revoca è obbligatoria, senza alcuna componente discrezionale. Sulla nozione di “atto dovuto” si dirà nel Capitolo Terzo, § 7. 222 Al riguardo, vedi F. Benvenuti, Disegno dell'Amministrazione Italiana. Linee positive e prospettive, Cedam, Padova, 1996, 276 ss. 223 E' pacifico che gli atti di ritiro sono espressione del potere di autotutela dell'Amministrazione e cioè del potere che le consente di eliminare, in modo autonomo, i propri atti illegittimi o inopportuni. Gli atti di ritiro emanati in via di autotutela vantano la prerogativa dell'esecutorietà; ciò significa che l'Amministrazione ove voglia eliminare i propri atti invalidi, inopportuni o comunque non più rispondenti ad un pubblico interesse, non è tenuta a rivolgersi all'Autorità giurisdizionale, potendo provvedere in tal senso in modo diretto ed autonomo con un proprio provvedimento esecutivo, cfr. P. Virga, Diritto Amministrativo, Atti e ricorsi, Volume II, 1995, Giuffrè, Milano, 133 e 134. La dottrina non manca di osservare come lo jus poenitendi della Pubblica Amministrazione possa essere esercitato anche nei riguardi di un atto nullo, poiché l'atto nullo, pur essendo improduttivo di effetti sul piano giuridico, è sempre idoneo a produrre effetti sul piano materiale, se portato ad esecuzione. Per contro, lo jus poenitendi della Pubblica Amministrazione non ha ragion d'essere rispetto ad un provvedimento inesistente (si pensi, ad esempio, al provvedimento abnorme), il quale non produce alcun effetto né sul piano giuridico né su quello materiale; in tal caso, l'eventuale atto di annullamento (d'ufficio) o l'eventuale revoca (d'ufficio) del provvedimento inesistente dovrebbe ritenersi affetto da nullità per carenza di un elemento essenziale dell'atto: l'oggetto (art. 21 – septies, L. n. 241/1990, come mod. L. n. 15/2005), cfr. A. Susca, L'invalidità del provvedimento amministrativo, Giuffrè, Milano, 2005, 44. 224 E. Massi, Le novità nel contrasto al lavoro nero e l'attività delle Direzioni Provinciali del Lavoro 88 88