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Lavoro e Diritto 6 5

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interesse oppure muti la situazione di fatto rispetto alla quale il provvedimento è stato emesso ovvero vi sia una nuova valutazione dell'interesse pubblico originario nello stesso considerato, art. 21 – quinquies, L. n. 241/1990, come integrata dalla L. n. 15/2005) 225 . In ordine al dies a quo di efficacia del provvedimento è pacifico che la revoca, quale atto dovuto a seguito dell'accertato avveramento delle condizioni a cui la sua adozione è normativamente subordinata, spieghi effetti ex nunc, cioè dal momento della sua emanazione (o, meglio, della sua notificazione); per contro, l'annullamento d'ufficio del provvedimento di sospensione, essendo diretto ad eliminare un ordine restrittivo della libertà (economica) del destinatario, che non doveva e non poteva subire alcuna restrizione, produrrà i suoi effetti ex tunc, cioè da quando l'ordine illegittimo è stato notificato. Invece, al pari della revoca quale “atto dovuto”, anche la revoca del provvedimento, quale atto di ritiro adottato per sopravvenuti motivi, determina l'inidoneità del provvedimento (revocato) a produrre ulteriori effetti, con la conseguenza che anche detta revoca non avrà efficacia retroattiva. § 3.3. L'omessa previsione normativa della tutela impugnatoria in sede amministrativa: nessuna lacuna di tutela La disciplina normativa sulla sospensione dell'attività d'impresa non reca alcuna previsione circa l'organo a cui il destinatario del provvedimento di sospensione possa presentare ricorso in via gerarchica. Tale lacuna, tuttavia, non crea alcun vuoto di tutela: innanzitutto, come subito rilevato dalla più attenta dottrina 226 , il fatto che il Legislatore non abbia individuato l'organo amministrativo da adire ai fini della caducazione dell'atto, non significa che il provvedimento sia da ritenersi “definitivo”, potendosi ritenere tale solo ove la mancata previsione dell'organo sovraordinato innanzi al quale presentare ricorso sia accompagnata da un'esplicita affermazione legislativa che dichiari la portata definitiva dell'atto 227 . … cit., 8. 225 Cfr. P. Pennesi e D. Papa, Lotta al sommerso e sicurezza del lavoro: primi orientamenti interpretativi in Guida al Lavoro, n. 36 – 8 settembre 2006 ... cit., 17. 226 Vedi, al riguardo, E. Massi, Le novità nel contrasto al lavoro nero e l'attività delle Direzioni Provinciali del Lavoro … cit. 8. 227 Peraltro, deve essere, comunque, precisato che contro gli atti definitivi l'ordinamento ammette ricorso straordinario al Capo dello Stato, ai sensi dell'art. 8 D.P.R. n. 1199/1971, da parte di chi vi abbia interesse, anche se, però, in tal caso, il ricorso è ammissibile per soli motivi di legittimità e per le sole ipotesi in cui non sia stato ancora presentato ricorso giurisdizionale. Proprio la definitività del provvedimento costituisce il presupposto per la proposizione del ricorso straordinario. La dottrina distingue tre specie di definitività: a) “soggettiva”: in virtù della natura dell'organo che ha adottato l'atto, cioè per il fatto che l'atto provenga da un organo che si trova al vertice di una scala gerarchica (come, ad esempio, il Presidente della Repubblica o un Ministro); 89 89

Il fatto che il provvedimento di sospensione sia comunque impugnabile lo si ricava anche dal modello di sospensione predisposto dal Dicastero del Lavoro con la Nota del 24 agosto 2006, che indica la Direzione Regionale del Lavoro quale organo cui proporre ricorso gerarchico ai sensi del D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199 recante norme sulla Semplificazione dei procedimenti in materia di ricorsi amministrativi, il cui art. 1, co.1, dispone che contro gli atti amministrativi definitivi è ammesso ricorso in unica istanza all'organo sovraordinato, per motivi di legittimità e di merito, da parte di chi vi abbia interesse; in particolare, al co. 3, la norma prevede che la comunicazione degli atti soggetti a ricorso ai sensi dell'art. 1 D.P.R. n. 1199/1971 deve recare l'indicazione dell'organo cui il ricorso deve essere presentato e del termine entro cui detto organo deve essere adito (trenta giorni ex art. 2 D.P.R. n. 1199/1971) 228 . Non è un caso, quindi, che il modello di atto predisposto dal Ministero rechi precise indicazioni sull'Autorità competente alla decisione del ricorso (Direzioni Regionali del Lavoro, oggi incluse in quattro Direzioni Interregionali del Lavoro) e sul termine entro cui ricorrere (trenta giorni). Argomentazioni di tipo sistematico, dunque, consentono di asserire la ricorribilità del provvedimento in sede amministrativa, restando, peraltro, ferma la ricorribilità dello stesso in sede giurisdizionale innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale ai sensi della (allora vigente) Legge TAR n. 1034/1971, come modificata dalla L. 205/2000, entro il termine decadenziale di sessanta giorni dalla notifica. b) “esplicita”: quando è la legge che qualifica espressamente “definitivo” l'atto, sebbene quest'ultimo sia stato emesso da un'Autorità gerarchicamente inferiore; c) “implicita”: quando la definitività dell'atto può essere desunta implicitamente o dalla natura dell'organo (come, ad esempio, gli atti degli organi collegiali sono implicitamente definitivi, perchè l'organo collegiale, per la sua stessa natura, non si inserisce in una scala gerarchica) o per la qualità della competenza al medesimo attribuita (come ad esempio, sono da ritenersi definitivi gli atti nei casi in cui una determinata materia sia attribuita alla competenza esclusiva dell'organo inferiore, senza che sia consentita alcuna ingerenza da parte dell'organo superiore”, così P. Virga, Diritto Amministrativo, Atti e ricorsi … cit., 223. In ordine alla natura “giustiziale” o “giurisdizionale” del procedimento introdotto con la proposizione del ricorso straordinario è da sempre in atto un acceso dibattito, sul quale sono intervenute le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 2065 del 28 gennaio 2011 che, alla luce delle modifiche operate dall'art. 69 della L. n. 69/2009, alla disciplina dettata dal D.P.R. n. 1199/1979 afferma potersi riscontrare un implicito riconoscimento del carattere sostanzialmente equivalente, o meglio assimilabile, a quello giurisdizionale. Per una disamina completa della questione si rinvia al testo integrale della Sentenza n. 2065 del 28 gennaio 2011 reperibile in http//www.giustizia-amministrativa.it 228 In particolare E. Massi, Le novità nel contrasto al lavoro nero e l'attività delle Direzioni Provinciali del Lavoro...cit., 8, mette in luce che non possono essere aditi né il Direttore Regionale del Lavoro, competente a conoscere solo i ricorsi avverso ordinanze-ingiunzioni (art. 16, D. Lgs. 23 aprile 2004 n. 124) né il Comitato Regionale per i rapporti di lavoro, competente a conoscere i ricorsi avverso atti di accertamento, verbali o ordinanze-ingiunzioni aventi ad oggetto qualificazioni di rapporti di lavoro (art. 17, D. Lgs. 23 aprile 2004, n. 124). 90 90

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