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Lavoro e Diritto 6 5

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§ 3.4. Il reato di

§ 3.4. Il reato di inosservanza dei provvedimenti legalmente dati dall'Autorità (art. 650 c.p.) a presidio della sospensione Il Legislatore del 2006 nulla dispone sull'inosservanza dell'ordine di sospensione. Il silenzio serbato dal Legislatore sul punto trova la sua ragione nella legislazione penale già vigente, posto che la condotta violitiva dell'ordine di sospensione integra il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità (art. 650 c.p.), il quale punisce (con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino ad euro duecentosei) chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'Autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o d'ordine pubblico o d'igiene, se il fatto non costituisce un più grave reato. Come constatato dalla prassi amministrativa, il provvedimento di sospensione è un ordine autoritativamente emanato per ragioni di sicurezza e di tutela della salute dei lavoratori, che, essendo bene giuridico di rilevanza costituzionale, non può non rientrare nell'ambito della nozione di sicurezza pubblica 229 . Tuttavia, se non vi sono dubbi circa la sussumibilità della condotta violitiva dell'ordine di sospensione sotto l'egida dell'art. 650 c.p., incertezze applicative derivano dalle storiche ed annose questioni interpretative che attanagliano, da sempre, l'operatività del reato di inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità. Innanzitutto, elemento costitutivo del reato è rappresentato da un provvedimento “legalmente dato”; ciò significa che “il provvedimento deve avere il crisma della legalità, vale a dire, deve essere stato emesso dall'Autorità competente nelle forme essenziali eventualmente richieste (legalità formale) e, nel tempo medesimo, deve essere stato emesso in esecuzione di una norma giuridica ovvero entro i limiti di un potere discrezionale conferito dalla legge (legalità sostanziale)” 230 . Da qui, trae origine il dibattito dottrinale e giurisprudenziale circa l'ammissibilità o meno del potere del giudice penale di sindacare il provvedimento dell'Autorità Amministrativa: l'accertamento dell'illegittimità dell'atto amministrativo disatteso escluderebbe il rilievo penale della relativa condotta violitiva 231 . 229 Cfr. Ministero Lavoro e Previdenza Sociale, Circolare n. 29 del 28 settembre 2006 ...cit., 6 che, a sostegno della posizione interpretativa assunta, cita Cass. Sez. III 17 novembre 1960 e Cass. Sez. III 14 febbraio 1995 n. 3375. 230 Così, F. Antolisei, Manuale di diritto penale - Parte Speciale, Volume II, Giuffrè, Milano, 2003, 423. 231 R. Garofoli, Manuale di diritto penale – Parte Speciale in G. Alpa e R. Garofoli (diretti da), I Manuali Superiori, Tomo II, Nel Diritto Editore, Roma, 2009, 689, ricostruisce il dibattito, osservando che ad avviso della dottrina e della giurisprudenza prevalenti il giudice penale può disapplicare il provvedimento illegittimo ai sensi dell'art. 5, L. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E sul contenzioso amministrativo, il quale subordina l'applicazione degli atti amministrativi e dei 91 91

Il tema del sindacato giudiziale sugli atti amministrativi è un tema particolarmente complesso che esula dall'indagine scientifica sul provvedimento di sospensione; senonché la presa di coscienza circa l'esistenza di problemi interpretativi tali da incidere sull'integrazione della contravvenzione di cui all'art. 650 c.p. e, quindi, sull'applicazione della relativa sanzione penale, è importante per comprendere come ciò potrebbe tradursi in un “punto debole” della disciplina sul provvedimento della sospensione dell'attività di impresa. Inoltre, non può non considerarsi che, per la contravvenzione di cui all'art. 650 c.p., è prevista la pena alternativa dell'arresto o dell'ammenda, con la conseguenza che non pare potersi escludere l'applicazione del procedimento di oblazione (cosiddetta “speciale”, “facoltativa” o “discrezionale”) contemplato dall'art. 162 bis c.p., in virtù del quale il pagamento di una somma esigua di denaro (pari alla metà del massimo dell'ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione commessa, è cioè, nel caso di specie, di una somma pari alla metà di duecentosei euro) consentirebbe al contravventore di beneficiare dell'estinzione del reato, nel caso in cui questi non fosse recidivo ed avesse provveduto ad eliminare le possibili conseguenze dannose o pericolose derivanti dalla sua condotta 232 . regolamenti generali da parte dell'Autorità giudiziaria alla loro conformità alle leggi. Su altro fronte altra parte della dottrina e della giurisprudenza, secondo cui il sindacato di legittimità non trova fondamento nell'art. 5 citato, ma nello stesso dettato dell'art. 650 c.p. e ciò, perché non è necessario, e perfino atecnico, il ricorso alla disapplicazione, in considerazione del fatto che è proprio la norma penale a pretendere che il provvedimento sia “legalmente dato”; conseguentemente, il giudice, per verificare l'integrazione degli elementi costitutivi del reato, dovrà sempre accertare la legittimità del provvedimento amministrativo. L'art. 650 c.p., quindi, imporrebbe al giudice di verificare non con cognizione incidentale, bensì principale, se il provvedimento sia o meno legittimo. L'A. considera come, una volta ammesso il sindacato del giudice penale sul provvedimento, occorre stabilire fino a che punto questo possa estendersi, stante il rischio di commistione tra i poteri dello Stato; ad esempio, il giudice penale, cercando di verificare il vizio dell'eccesso del potere, potrebbe sostituirsi all'Amministrazione nella valutazione circa l'opportunità ed il merito delle scelte amministrative, determinando così un inammissibile sconfinamento (del controllo del giudice ordinario) su quelle valutazioni discrezionali di esclusiva pertinenza dell'Amministrazione. L'A. constata come, al riguardo, la posizione della dottrina e della giurisprudenza sia orientata a ritenere che il sindacato del giudice penale si estenda alla legalità formale e sostanziale del provvedimento, sino ad accertare incidentalmente l'assenza dei tre tipici vizi di legittimità dei provvedimenti amministrativi: incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge. Per contro è precluso al giudice penale qualsiasi valutazione circa il merito del provvedimento di cui all'art. 650 c.p., quand'anche si dovesse trattare di un atto amministrativo in relazione al quale sussiste la giurisdizione di merito del giudice amministrativo. Secondo F. Antolisei, Manuale di diritto penale - Parte Speciale ... cit., 423 e 424 la legalità del provvedimento, sotto il profilo formale e sostanziale, è “sindacabile dall'Autorità giudiziaria, la quale, peraltro, come tutti sanno, per i principi che disciplinano la sua attività non può entrare nel merito del provvedimento stesso e valutarne la convenienza o l'opportunità. Ne risulta che, se il provvedimento è ritenuto illegale, viene meno un presupposto del reato e l'autore dell'inosservanza deve essere prosciolto, perchè il fatto non costituisce reato”. 232 Sulla disciplina dell'oblazione speciale prevista dall'art. 162 bis c.p., si dirà più diffusamente nel Capitolo Quarto, § 4. 92 92

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