settimanale AQUILE del 24 febbraio 2017

cuoredilazio

L’editoriale

di Rodolfo Casentini

La Testa e il Cuore, tifosi e squadra

fusi insieme per l’Europa

La Lazio non si è fermata ad Empoli, parafrasando un titolo di

un film famoso, e ha ripreso la corsa verso un posto in Europa

andando a vincere contro la squadra toscana che comunque

in casa ha dato in questo campionato, il meglio di se stessa.

La truppa di inzaghi ha voluto quindi riprendere quel cammino

interrotto sia col Chievo e Milan in casa per due partite sfortunate

e con un esito che la squadra biancoceleste non meritava.

Rimane la costante delle troppe occasioni sprecate che purtroppo

non permettono alla squadra di chiudere le partite

prima e poter controllare agevolmente la gara. Se il gioco è

soddisfacente, questo continuo non concretizzare sottoporta,

moltiplica la fatica mentale e fisica di tutti, e porta poi a subire

magari gol immeritati che però compromettono il risultato

delle gare e la conquista di punti fondamentali. Ora il calendario

pone di fronte alla Lazio un percorso per le prossime sei

giornate, discretamente agevole (almeno sulla carta) con squadre

nettamente alla portata di vittoria, mentre le sue concorrenti

per l’Europa, in questo periodo, si sfidano a turno

vicendevolmente. L’obiettivo quindi sarà quello di riuscire a

fare più punti possibili per poter poi mettere un pò di distanza

con le concorrenti riprendendosi quel quarto posto che la

Lazio aveva conquistato qualche giornata fa. Mancano 13 gare

alla fine di questa corsa e ora ogni punto diventa preziosissimo

soprattutto negli scontri diretti. Con l’Atalanta la Lazio

vanta un miglior socntro diretto, col Milan no, con l’Inter deve

giocarci il ritorno a casa ma la sconfitta per 3-0 è difficile da ribaltare

a proprio favore nel duello a due. Ecco quindi che la

necessità di stare davanti e difendere la posizione fino alla

fine, diventa l’unica strada percorribile. In questo contesto

ecco che Inzaghi dovrà, insieme al suo staff, mettere a punto

un piano di lavoro che preveda si l’aspetto fisico ma soprattutto

quello mentale. Indispensabile quindi ragionare con la

testa per rimanere lucidi e concreti andando a realizzare positivamente

le occasioni che si creano nelle partite, e metterci il

cuore e l’anima per affrontare sempre con l’adrenalina al massimo,

tutti gli incontri compreso il turno doppio di Coppa Italia

contro la Roma. Turno che in qualche modo potrà riaffermare

quella supremazia cittadina concretizzata in quel 26 maggio

2013 quando la Lazio vinse la finale della coppa nazionale proprio

ai danni dei cugini dirimpettai. Eliminare la Roma dalla

Coppa Italia non avrà solo il significato di poter disputare la finale

a Roma il prossimo maggio, ma darsi quell’imput decisivo

per sprintare verso un posto al sole internazionale, magari

quello più prestigioso. I tifosi stanno facendo la loro parte in

pieno, anche ad Empoli erano in tanti, oltre mille a sostenere

con cori e incitamenti continui. L’Olimpico ora deve ritornare

a riempirsi di gente che dovrà essere davvero l’uomo in più di

questo ultimo terzo di campionato, trascinando la squadra con

quel cuore biancoceleste che è sempre stato infinito. La testa

della squadra, il cuore dei tifosi, un connubio nel mondo del

calcio, che è sempre risultato vincente e fruttoso. Ora è arrivato

il momento di metterlo in campo e dargli la maglia N.12

quella più importante.


Empoli - L

Post

Stagione 20

a cura di Car

Di Rodolfo Casentini

IL MIGLIORE

Lucas Biglia

PIÙ:

PIÙ E MENO D

IL PEGGIORE

nessuno

E SU TU SALTI: La Lazio va in vantaggio. .e così è s

conducono una Lazio all'arrabbiata ad una vittoria

GRINTA: Sotto immeritatamente di un gol i biancoc

Eppure ad Empoli finanche la futuribile roma ci ave

BIGLIA: Capitano mio capitano. Guida la squadra s

suoi amici di spogliatoio sotto la curva. Maglie per

BALDE: Sotto la curva anche lui e baci e abbracci.

Trattasi di fenomeno vero.

MENO:

CLASSIFICA: Questa squadra merita come minimo

possibile.


16/2017

Partita

azio 1-2

lo Cagnetti

I EMPOLI - LAZIO

tato. Gli epici 1.500 di Empoli, in perfetto spirito curva nord,

fondamentalissima in chiave Champions.

elesti mettono la freccia con un'accelerata da paura.

va sbattuto il grugno.

ia in campo che fuori accompagnando a fine gara i

tutti. Meritatissime.

Applausi per l'immarcabile senegalese.

il terzo posto. Ma a 13 gare dalla fine la mission è ancora


di Arianna Michettoni

I Precedenti

Sono 37 i precedenti nella massima serie disputati a Roma tra Lazio ed Udinese – cui vanno sommate due

gare di campionato cadetto (stagione 1962/1963 e 1987/1988) terminate entrambe 2 a 0 per i biancocelesti:

i padroni di casa conducono con 18 vittorie, l’ultimo successo risalente alla scorsa stagione quando una

doppietta di Matri nel secondo tempo regala il successo alla Lazio. Undici invece i successi degli ospiti,

ed otto i pareggi – che mancano all’Olimpico dal 2-2 (Lulić ed autogol Ferronetti – Floro Flores e Pinzi) di

stagione 2011-2012. Per 66 volte la Lazio è andata in gol contro l’Udinese tra le mura amiche, mentre i bianconeri

hanno siglato 44 gol a Roma contro i capitolini: una somma d’eccezione, tanto che basti pensare

che la prima sfida in assoluto tra le due formazioni nel campionato 1950/51 terminò con un 3-2 per i padroni

di casa. La più larga vittoria della Lazio contro l’Udinese all’Olimpico è datata 2006: i capitolini si imposero

con un roboante 5-0.

Le Statistiche

Due sorti opposte: la Lazio è alla spasmodica ricerca di punti europei; l’Udinese, già salvo, si trascina stancamente

tra gli impegni di campionato – ben due le sconfitte consecutive. Sono dunque lontani i fasti e le

sfide tra queste due formazioni con in palio un posto in Champions League. Continua il problema realizzativo

della Lazio, che è la squadra che da inizio 2017 ha effettuato più conclusioni in Serie A: 143 in totale

in sette partite, ma con soli 12 gol realizzati (sei dei quali nella gara di Pescara). Non va di certo meglio all’Udinese:

i friulani non segnano in trasferta dall’11 dicembre contro l’Atalanta. Nonostante il poco cinismo

sotto porta – che ha causato un punteggio arrotondato per difetto – 47 punti in 25 giornate è il miglior

dato dell'era Lotito: il piazzamento può solo migliorarsi.


di Arianna Michettoni

Dal corriere dello sport, edizione

online: "Roma, i tifosi del

Torino: «No alla Juve per lo

scudetto. Scansiamoci...»" e

tanto basta per riflettere – o per

dimenticare – sulla serie A.

Che, dopotutto, cos'è la serie

A? Un campionato dove, trascorsi

appena quattro mesi, i

giochi sono fatti – e forse, con

un briciolo di malizia, sono fatti

già prima di mesi e stagioni;

una competizione che vede

una squadra primeggiare mai

davvero insidiata, se non per

giri di parole mediatici di detrattori

prezzolati, un gruppetto

di sei o sette formazioni (nel

caso trattasi di una stagione

fatta di exploit e sorprese) capaci

di innescare una avvincente

lotta all'europa e le

restanti a vivacchiare, vuoi perché

certe della salvezza o appunto

perché già retrocesse, in

un modo deleterio quando non

sono impegnate tra loro ma

scendono invece in campo ad

affrontare formazioni bisognose

di punti. Quale morale

può aversi se alla venticinquesima

giornata si ha più spazio

per la celebrazione della prima

vittoria del Pescara – arrivata ai

danni di un Genoa vacanziero

– che l'eccitazione per uno

scontro diretto? Con dei distacchi

così ampi – la roma e il

Napoli hanno la ben magra

consolazione di strappare ancora

qualche titolo roboante,

ma nulla più – e il tacito conforto

della statistica a trarre di

impaccio per una angosciosa

mancanza di argomenti da trattare,

meglio allora cadere nel

gossip (De Laurentiis/Sarri o

Allegri/Bonucci, per citarne alcuni)

che guardare ai risultati:

il Torino si scansa per sua

stessa ammissione, contribuendo

alla mediocrità di un

campionato – lo dicono gli altri!

– falsato; la Lazio ritrova pubblico

e vittoria ad Empoli, ma

davvero non ci si aspettava

nulla di diverso; il Napoli passeggia

a Verona, contro un

Chievo quanto meno volubile e

l'Inter prosegue la sua marcia

indotta a discapito stavolta del

Bologna (cui manca un rigore).

Nulla di nuovo sotto il sole: si

pronostica – in tempi non sospetti

– un graduale e progressivo

allontanamento

dell'Atalanta dal posizionamento

europeo, con il Milan ed

i biancocelesti pronti ad approfittarne.


La Lazio non si è fermata ad Empoli

di Carlo Cagnetti

La risposta che volevamo. In una gara difficile, in una terra sempre ostica per i colori

biancocelesti, resa ancora più complicata dall’inopinato svantaggio nel cuore del secondo

tempo, esce fuori il cuore della Lazio che pareggia in un batter d’occhio e va a

vincere con la zampata di Keita. Nulla da eccepire: vittoria meritata e festa grande per i

1.500 in trasferta, il cui apporto canoro è risultato fondamentale per la vittoria.

La Lazio non si è fermata ad Empoli ed è questo il titolo della trasferta toscana, che

porta tre punti obbligatori per vivificare la classifica. Vincono le prime sette, e dunque

non cambia nulla: il volatone è appena agli inizi e siamo certi che la Lazio si farà trovare

pronta per le tredici battaglie rimanenti.

Riguardo al nostro premio Cuore di Lazio e alle pagelle relative ad Empoli-Lazio si notano

votazioni omogenee da parte dei due quotidiani sportivi presi in considerazione.

Keita, Immobile e Felipe Anderson sono stati giudicati i migliori, mentre l’unica insufficienza

è stata assegnata al giovane Strakosha per il gol preso, anche se sinceramente

il tiro di Krunic era davvero difficile da parare. Nella classifica generale cambia poco o

nulla; Immobile, Parolo e Felipe Anderson proseguono indisturbati la loro fuga e se continueranno

su questi ritmi per gli altri sarà quasi impossibile raggiungerli. Nella classifica

del mese di febbraio comanda Parolo seguito da Immobile e Felipe Anderson:

sempre loro!

Riguardo ai criteri di valutazione abbiamo preferito scegliere la sommatoria dei voti piut-


tosto che la media, anche per premiare il giocatore che assomma più presenze e che

quindi dimostra di avere maggiore continuità di rendimento e minore morbilità.

Ricordiamo inoltre che la classifica del nostro premio è la risultante delle votazioni dei

quotidiani sportivi più venduti, e cioè il Corriere dello Sport e la Gazzetta dello Sport,

e che la classifica la potete anche trovare nel numero del settimanale Aquile, e che

uscirà giovedì 23 febbraio, come al solito ricchissimo di servizi, tra cui quelli sulla partita

contro l’Empoli (e la trasferta dei tifosi), oltre ad inchieste importanti, in attesa della

gara interna con l’Udinese da vincere ad ogni costo. Per chi volesse leggerlo è sufficiente

visitare il sito www.cuoredilazio.it ed andare alla sezione magazine.

Intanto ecco i prospetti, sia generale che quello relativo alla classifica di febbraio, limitati

alle prime posizioni dopo le venticinque gare giocate dalla Lazio.

CLASSIFICA GENERALE

AGGIORNATA ALLA 25esima GIORNATA

GIOCATORE PARTITE GIOCATE PUNTI TOTALI

1) Immobile 24 307,5

2) Parolo 24 299

3) F.Anderson 23 294,5

CLASSIFICA DEL MESE DI FEBBRAIO 2017

GIOCATORE PARTITE GIOCATE PUNTI MESE

1) Parolo 3 42

2) Anderson 3 39,5

3) Immobile 3 39,5


E se tu salti la Lazio

va in vantaggio…

di Carlo Cagnetti

La saturday night fever biancoceleste corre veloce

sulla Roma-Firenze Scandicci, direzione Empoli.

Campo storicamente ostico quello toscano (come

non menzionare lo 0-0 tra la corazzata di Eriksson

e la retrocessa squadra empolese di fronte a

12.000 laziali e che ci costò lo scudetto…), ma la

consapevolezza di agguantare i tre punti era discretamente

presente nelle menti dei 1.500 laziali

nella visita serale alla terra bagnata dal silente

Arno.

Si parte insieme a mio fratello Alessandro e al giovane

affine Francesco nei dintorni del primo pomeriggio

e siamo baciati da un sole che è tutto un

programma di ottimo auspicio. Il viaggio corre veloce

come le foto scattate su facebook e in tre ore

si coprono i poco più di 300 Km che ci separano

dal Castellani. Prima di arrivare allo stadio carichiamo

il nostro amico Rocco, prelevato in un albergo

vicino allo stadio, e giungiamo a destinazione

un paio di ore prima del fatidico inizio. Già il

parcheggio è pieno di auto biancocelesti, segno

evidente della massiccia presenza di tifosi laziali.

Allo stadio ben prima dell’inizio si sentono salire

in cielo solo i cori del settore ospiti; i desperados,

gruppo ultras empolese, riempiono (?) il loro settore

solo pochi minuti prima del calcio d’inizio. Sinceramente

durante la gara non ho mai avvertito la

loro presenza.

Il tifo biancoceleste è sovrastante e continuo: particolarmente

gradito è il coro «e se tu salti la Lazio

va in vantaggio…» (con l’appendice dedicata ai peperoni)

che diventa un vero e proprio tormentone

con gli annessi salti che fanno tracimare il settore

a noi riservato. Di fatto non c’è partita né in campo,

né sugli spalti. Ma il brutto del calcio è dietro l’angolo

e così l’Empoli al suo primo tiro in porta va


sopra. Ma nemmeno il tempo di pensare a qualsivoglia

maledizione empolese che Immobile, da rapace

vero, rimette le cose a posto e si prende il

pallone portandolo subito a centrocampo (gesto

sintomatico). «Bisogna vincere» come canta la

Nord trapiantata al Castellani e l’invito «e se tu salti

la Lazio va in vantaggio» mai fu così propizio. E

così è con il ritrovato Balde a pizzicare il braccio

empolese che non ferma la palla che schizza sotto

la traversa. È 1-2, è tripudio, è la vittoria. Belle le

immagini a fine gara con tutta la Lazio sotto la

curva ad applaudire e ad elargire maglie verso i tifosi

acclamanti. Un connubio, quello tra squadra e

tifosi, che potrà portare solo benefici frutti. La

corsa continua, nulla è conquistato, nulla è perduto.

Si va avanti senza paura e con la certezza

della propria forza.

Avanti Lazio, Avanti Laziali.Campo di gioco, spalti,


È la dura legge del marketing:

quando il calcio incontra

il paradigma del mercato

di Arianna Michettoni

allenatore e calciatori, e ancora la società, il prodotto

ufficiale, il nome stesso della propria squadra

del cuore: se il tutto non si riducesse ad una palla

di cuoio, non si esaurisse nei novanta minuti di

gara – se, insomma, il calcio non fosse uno sport

(tra quelli di maggior traino ed identificazione sociale,

certo) e, piuttosto, solo l’anello di una catena

ben più pesante e stringente? Non che il sistema

pallonaro sia tutta apparenza, così come è però

vero che trattasi, in ultima analisi, di un prodotto –

un qualcosa (tanto astratto, per le emozioni che suscita,

quanto concreto, per il peso politico ed economico

che assume) che non avrebbe motivo di

esistere senza uno spettatore-cliente.

Ecco dunque l’assunto principale circa la trasformazione

ben avviata – forse già (in)felicemente

conclusa – che renderà il calcio non il risultato

delle prestazioni di undici atleti incitati da migliaia

di tifosi, quanto la conseguenza di leggi di marketing

rigorose e dall’applicazione massiccia e su

larga scala.

Considerando, infatti, la principale regola di tale disciplina

– le 4 p del marketing, il cui significato è

forse poco noto ai più – se ne può riscontrare una

perfetta trasposizione al format calcistico: Product

(prodotto), Price (prezzo), Place (punto vendita) e

Promotion (promozione) altro non sono che le

quattro fasi che coinvolgono la costruzione dell’intero

evento-partita.

Il prodotto è la squadra stessa, con il suo stemma

e i suoi colori di riconoscimento, concepito in

quanto tale per soddisfare i bisogni dei consumatori;

il prezzo è riscontrabile nel costo dell’abbonamento,

del biglietto – finanche di questo o quel

calciatore da trattare, quando alle doti tecniche si

affianca l’appeal: non è un segreto dopotutto che

per identificare totalmente i supporters nel marchio

di un club, per la società non vi sia niente di meglio

che puntare sulle classiche magliette – con un

netto incremento del guadagno legato alla voce

merchandising. È quel che ha fatto la Lazio riproponendo

la storica “maglia bandiera”, il kit mar-


chiato con l’aquila legata ai biancocelesti del -9:

una divisa che, in poco tempo, ha registrato incassi

elevati. Il prezzo è dunque il corrispettivo in denaro

che ogni consumatore sarà disposto a pagare per

ricevere un determinato prodotto. Il punto vendita,

o punto di consumo esperienziale, è al centro del

dibattito odierno: identificabile come lo stadio (che

tutti vorrebbero di proprietà), ha la sua ovvia estensione

nello store ufficiale della squadra: è l’insieme

delle attività attraverso le quali un prodotto giunge

al consumatore finale. In ultimo la promozione:

tutto ciò che riguarda la pubblicità, le pubbliche relazioni

e le varie strategie di comunicazione attuabili

ai fini di promuovere un prodotto – radio,

televisione e magazine ufficiali in primis, e a seguire

la fitta rete di rapporti tra i mezzi di comunicazione

locali, ben radicati nel territorio, poiché il

cliente, particolarmente attivo ed esigente, ricerca

interazioni, empatia e nuove forme espressive.

Quanto è disturbante essere non più tifosi ma,

nell’accezione del marketing – sempre più parallelo,

come si è visto, alla realtà calcistica – divenire

clienti? E di conseguenza essere più un tassello

del profitto che un contributo alla storia e al blasone

di una squadra? È ora insomma che si smetta

di lucrare sulla passione genuina ed autentica del

sostenitore, che si smetta di trattarla come una

speculazione o come un investimento dal sicuro ritorno

economico. Il tifoso va rispettato in quanto

tale: da persona che della difesa dei propri colori

fa una delle azioni motivanti dell’esistenza. Non dei

sostenitori per una squadra, dunque, ma una squadra

per i propri sostenitori: è tempo di tornare all’essenziale,

dove la partita è vissuta nel fermento

agonistico e non nelle logiche del mercato – ovvero,

quella di individuare l’esperienza che valorizzerà

al meglio il prodotto. Non più un’economia

basata sulle emozioni ma sull’accoglienza del tifoso,

troppo spesso maltrattato o lasciato da parte:

in una modernità segnata da investimenti miliardari

(stranamente legati a fondi d’investimento), ricavi

dai diritti televisivi e costruzioni di quartieri collaterali

ad un impianto calcistico, che torni anzi protagonista

e scopo ultimo del calcio – non fine che

ne giustifica i mezzi.


Caro Sor Umbe

ti scrivo…

Sono un bambino, ho dieci anni e ti ho visto salutare noi tifosi

assiepati ai piedi di un sogno. Rimanevo estasiato

quando incontravo la tua faccia così buona tanto da associarti

al buon Babbo Natale. E per il popolo biancoceleste

forse lo sei anche stato Babbo Natale. Hai creato un miracolo

di squadra, una delle più belle al mondo dove i valori

veri della vita si respiravano a pieni polmoni e libravano in

aria regalandoci emozioni da scudetto.

Eh sì caro Umberto quello scudetto vissuto tra partite a

scopa e mediazioni possibili: hai incarnato il «bonus pater

familias» della tradizione romana e biancoceleste, anche

se nato in Colorado nelle sperdute lande di un’infinita America.

Sedici anni di presidenza, tra scudetto e retrocessione, vissuti

tutti di un fiato, senza rimorsi con quel «sorriso» e quel

«let it be» che sono i migliori antidoti alla nostra fugace esistenza.

Caro Sor Umberto se mi emoziono parlando di te, nel trentesimo

anniversario della tua morte, è perché il tempo non

esiste e quello che provavo a 10 anni lo provo anche a più

di quarant’anni di distanza.

Sono un uomo, ho cinquantatré anni, e ti abbraccio forte.


to

30 anni fa la sua morte

era il 22 febbraio 1987

di Carlo Cagnetti


FRASCHETTA DA I FRATELLI

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