18.02.2017 – Cugnasca Carlo

proaurum1

Vaccino di ORO

Il trattamento fiscale

dell’acquisto di oro «fisico»

18 febbraio 2017

Dott. Carlo Cugnasca


a) Acquisto di oro «fisico»

(i)

Tassazione del capital gain

Le plusvalenze derivanti dalla vendita di metalli preziosi allo stato grezzo o monetato

(tra cui l’oro), in relazione alle persone fisiche, sono qualificate quali redditi diversi (ex

art 67, comma 1, lett. c-ter) del TUIR) e sono tassate in egual maniera per tutti i metalli

preziosi al 26% (aliquota vigente dal 1° luglio 2014)

L’aliquota applicabile alle plusvalenze derivanti dalla cessione di strumenti finanziari è

stata unificata dall’articolo 2, comma 6, del D.L. n. 138 del 2011 (nella misura del 20% a

partire dal 1° gennaio 2012), aumentata al 26% a partire dal 1° luglio 2014, ex artt. 3 e 4

del D.L. n. 66 del 2014.


a) Acquisto di oro «fisico»

La plusvalenza tassabile è data dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di

vendita dei metalli (art. 68, comma 6, TUIR).

Nel caso di acquisto del metallo a titolo gratuito (donazione o successione), il valore di

acquisto da considerare è quello dichiarato in tale sede, che è pari a quello di mercato

vigente in tale momento.

In mancanza della documentazione di acquisto, le plusvalenze vengono

determinate in misura pari al 25 per cento del prezzo di vendita.


Non si tratta di una facoltà ma di un obbligo; pertanto non è possibile scegliere

l’opzione più conveniente qualora si sia effettivamente in possesso della

documentazione d’acquisto.


a) Acquisto di oro «fisico»

Ai fini dichiarativi, occorre compilare il quadro RT del modello UnicoPF e versare

l’imposta dovuta sul capital gain unitamente alle altre imposte sui redditi dell’anno.

.


a) Acquisto di oro «fisico»

(ii) IVAFE

L’IVAFE è l’acronimo dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari dei conti correnti e

dei libretti di risparmio detenuti all’estero.

A seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 161/2014 (c.d. legge europea 2013-

bis), i metalli preziosi non dovrebbero più essere soggetti all’IVAFE (per ora, manca una

conferma ufficiale dell’Agenzia delle Entrate in tal senso).

Per effetto delle modifiche intervenute, l’IVAFE è applicabile esclusivamente al valore:



(i) dei prodotti finanziari, nel senso precisato dall’art. 1, comma 1, lett. u), del D.Lgs.

24 febbraio 1998, n. 58 (TUF - Testo unico delle disposizioni in materia di

intermediazione finanziaria): gli strumenti finanziari e ogni altra forma di

investimento di natura finanziaria; non costituiscono prodotti finanziari i depositi

bancari o postali non rappresentati da strumenti finanziari;

(ii) dei conti correnti e dei libretti di risparmio;

detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato.


a) Acquisto di oro «fisico»

Sono esclusi dal presupposto oggettivo dell’IVAFE:




le partecipazioni che non costituiscono “valori mobiliari” nell’accezione prevista

dall’art. 1, comma 1-bis, del TUF: ad esempio le quote di s.r.l. o le quote di

partecipazione a società di persone;

i finanziamenti;

i metalli preziosi, sia depositati presso intermediari esteri in conto metallo, sia allo

stato grezzo o monetato depositati in cassette di sicurezza presso intermediari esteri.

Quindi, l’acquisto di oro da persona fisica non dovrebbe essere soggetto

all’IVAFE.


a) Acquisto di oro «fisico»

(iii) Compilazione del Quadro RW

Il quadro RW deve essere compilato, ai fini del monitoraggio fiscale, dalle persone

fisiche residenti in Italia che detengono investimenti all’estero e attività estere di natura

finanziaria a titolo di proprietà o di altro diritto reale indipendentemente dalle modalità

della loro acquisizione.

Poiché l’oro ed i metalli preziosi non dovrebbero essere soggetti all’IVAFE, il Quadro RW

della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche deve essere compilato

esclusivamente ai fini del monitoraggio fiscale (barrando la relativa casellina).


a) Acquisto di oro «fisico»

(iii) Compilazione del Quadro RW


) ETF e ETC GOLD

(i) Nozione

ETF è l’acronimo di Exchange Traded Fund, un termine con il quale si identifica una

particolare tipologia di fondo d’investimento o Sicav con due principali caratteristiche:



è negoziato in Borsa come un’azione;

ha come unico obiettivo d’investimento quello di replicare l’indice al quale si riferisce

(benchmark) attraverso una gestione totalmente passiva.

Diversamente, gli Exchange traded commodities (ETC) non sono fondi, bensì strumenti

finanziari emessi a fronte dell’investimento diretto dell’emittente in merci o in contratti,

anche derivati, su merci. Il valore degli ETC è collegato all’andamento dei prezzi delle

attività oggetto dell’investimento oppure al valore di indici o panieri relativi a tali

attività. Il prezzo degli ETC è pertanto legato direttamente o indirettamente

all’andamento del sottostante.


) ETF e ETC GOLD

(ii) Tassazione ETC

Per le persone fisiche non esercenti attività d’impresa commerciale, i proventi degli

ETC costituiscono redditi diversi ex art. 67, comma 1, lett. c-quater del TUIR

(risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 72 del 12 luglio 2010).

Tali redditi diversi di natura finanziaria sono soggetti all’imposta sostitutiva del

26%. L’intermediario (se presente) opera quale sostituto d’imposta.

Le eventuali minusvalenze da ETC possono essere compensate con eventuali

plusvalenze realizzate in relazione a redditi diversi, quali azioni e obbligazioni. Le

minusvalenze sono infine riportabili nei quattro successivi anni.


) ETF e ETC GOLD

(iii) Tassazione ETF

Contrariamente agli ETC, gli ETF sono considerati degli OICR (Organismi di

investimento collettivo di diritto estero armonizzato).

A seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 44 del 2014, in vigore dal 9 aprile 2014,

in relazione alle persone fisiche, tutti i proventi degli ETF costituiscono redditi di

capitale ai sensi dell’art. 44, comma 1, lett. g) del TUIR.

In precedenza, gli ETF prevedevano il regime fiscale del risparmio amministrato in

quanto facenti parte della famiglia degli OICR (organismi di investimento collettivo) e

questo comportava la generazione di due differenti tipologie di redditi: redditi da

capitale e redditi diversi. I primi rappresentati dalla differenza tra il NAV (Net Asset

Value, cioè valore attivo netto) di vendita e il NAV di acquisto (Delta NAV), ossia il valore

che emerge dalla differenza tra il NAV delle quote dell’ETF nel giorno di vendita e il NAV

delle quote dell’ETF nel giorno di acquisto. Invece, i redditi diversi sono generati dalla

differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita meno il Delta NAV. Vi era,

quindi, una sorta di «doppio regime di tassazione».


) ETF e ETC GOLD

Il recepimento della direttiva AIFM elimina tale complicazione fiscale, in quanto tutti i

profitti generano redditi di capitale, mentre le perdite costituiscono redditi diversi. Il

nuovo calcolo dei proventi e delle minusvalenze avviene sulla differenza tra il prezzo di

acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF indipendentemente dal valore del NAV dell’ETF

(che, quindi, non è più rilevante ai fini fiscali). Nessun cambiamento per i dividenti

distribuiti dagli ETF che continuano a essere considerati redditi di capitale.

La nuova tassazione degli ETF comporta la non compensabilità delle minusvalenze. La

differenza tra prezzo di vendita e costo di acquisto si qualifica quale reddito di capitale,

su cui si paga l’imposta del 26% e viene, quindi, esclusa la possibilità di compensare le

minusvalenze derivanti da operazioni in perdita. La precedente tassazione delle

plusvalenze, generando anche una parte di reddito diverso, permetteva di compensare

eventuali minusvalenze.

Il reddito di capitale è determinato, senza alcuna deduzione di spese e oneri, effettuando

la differenza tra: - il valore “effettivo” di riscatto, liquidazione o cessione delle quote e

azioni, e - il costo medio ponderato delle quote o azioni; in caso di acquisto sul mercato,

il costo deve essere documentato dal partecipante e, in mancanza della documentazione,

il costo è documentato con dichiarazione sostitutiva (Circolare dell’Agenzia delle Entrate

n. 21/E del 10 luglio 2014).


) ETF e ETC GOLD

I proventi degli ETF armonizzati italiani percepiti da persone fisiche non imprenditori,

ex art. 26-quinquies, commi 1 e 4, del DPR n. 600 del 1973, sono soggetti ad una ritenuta

a titolo d’imposta del 26%, a partire dal 1 luglio 2014. Tale ritenuta del 26% viene

applicata direttamente dall’intermediario a titolo d’imposta e pertanto non va indicata

nella dichiarazione dei redditi della persona fisica.

I proventi degli ETF esteri armonizzati percepiti da una persona fisica non imprenditore,

ai sensi dell’art. 10-ter della legge n. 77 del 1983, sono soggetti ad una ritenuta a titolo

d’imposta del 26%.

Diversamente, i proventi degli ETF di diritto estero non armonizzati (qualificabili

sempre quali redditi di capitale) sono soggetti ad una ritenuta a titolo di acconto del 26%

e concorrono a formare il reddito imponibile del contribuente persona fisica, ai fini

IRPEF. Pertanto, tali redditi di capitale devono essere indicati nella dichiarazione dei

redditi e saranno soggetti ad IRPEF.


) ETF e ETC GOLD

In definitiva, il vantaggio degli ETC rispetto agli ETF, è quello di consentire la

compensazione di eventuali minusvalenze con altri prodotti che generano redditi diversi

di natura finanziaria (e tra questi quindi azioni, obbligazioni ed altri ETC).

Diversamente, i redditi positivi derivanti dagli ETF, poiché essi generano redditi di

capitale, non possono essere compensate con eventuali minusvalenze derivanti da

redditi diversi.


) ETF e ETC GOLD

(iv) Imposta di bollo

E’ dovuta l’imposta di bollo sul conto titoli, che è necessario aprire presso un istituto

finanziario per la gestione dei titoli se non è già stato aperto per la gestione di altri titoli

(azionari o obbligazionari).

Ai sensi dell’art. 13, sub 2-ter, della Tariffa Allegato A al DPR 642/1972, per le persone

fisiche, l’imposta di bollo si calcola in maniera proporzionale agli investimenti sul conto

titoli ed è pari al 2 per mille (0,20%) annuale del valore di mercato degli ETF/ETC in

oro. Tale aliquota si applica a partire dall’anno 2014 ed è stata innalzata dalla legge di

Stabilità 2014 (rispetto alla precedente aliquota dell’1,5 per mille annua)


) ETF e ETC GOLD

Schema riassuntivo della

tassazione ETC ETF

Aliquota tassazione 26% 26%

Imposta bollo su conto titoli (%

annuale)

Natura dei redditi

0,20% 0,20%

Redditi diversi

di natura

finanziaria

Redditi di

capitale


c) IVA e dazi doganali

Le importazioni di “oro da investimento”, come definite dall’art. 10, comma 1, n. 11), del

D.P.R. n. 633/1972, sono esenti da Iva. A tal fine, l’art. 68, comma 1, lett. c) dello stesso

decreto dispone che “l’esenzione si applica allorché i requisiti ivi indicati risultino da

conforme attestazione resa, in sede di dichiarazione doganale, dal soggetto che effettua

l’operazione”. Come chiarito dalla C.M. 15 febbraio 2000, n. 24/D, per beneficiare della

detassazione, l’importatore deve rilasciare, su propria carta intestata, un’apposita

attestazione relativa alla rispondenza, per forma, peso e purezza, ai requisiti di legge.

L’esenzione si applica anche nell’ipotesi in cui l’importatore sia un “privato”.

Ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 11) D.P.R. n. 633/1972, l’oro da investimento è

costituito da lingotti e/o placchette con un peso superiore a un grammo, di purezza pari

o superiore a 995 millesimi e monete d’oro pari o superiori a 900 millesimi coniate dopo

il 1800, con determinate caratteristiche.

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 92/E del 2013, nel caso di

cessioni di oro da “investimento”, si applica il regime di esenzione Iva, ai sensi

dell’articolo 10, n. 11), del DPR 633/1972, con possibilità di opzione per l’imponibilità. In

caso di opzione, l’imposta è assolta secondo il meccanismo del reverse charge di cui

all’articolo 17, comma quinto, da parte di coloro che “producono oro da investimento o

che trasformano oro in oro da investimento ovvero commerciano oro da investimento»


c) IVA e dazi doganali

Le importazioni di oro dalla Svizzera non sono soggette a dazi doganali.

Tuttavia, al momento del passaggio in dogana occorre dichiarare l’oro acquistato in

territorio elvetico, senza necessità di pagare l’IVA all’importazione in quanto trattasi di

operazione esente.


Normativa antiriciclaggio

In caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito (donazione o successione) di oro fino

da investimento, il privato non deve effettuare nessuna segnalazione all’Anagrafe

Tributaria, poiché la persona fisica non esercente attività economico/finanziaria non

rientra tra i soggetti indicati all'art. 7 del DPR 605/1973 o ad essi assimilati, obbligati

alla comunicazione dei Rapporti Finanziari all’Archivio dei Rapporti.

I privati cittadini, invece, per la normativa antiriciclaggio, anche se non appartengono ai

soggetti di cui all'art. 1 della L. 7/2000, sono tenuti a trasmettere all'U.I.F. la

dichiarazione di trasferimento di oro di valore superiore a euro 12.500, prevista dall’art.

1, comma 2 della medesima legge n. 7/2000, attraverso Banche o Operatori

Professionali in Oro.

La segnalazione riguarda il trasferimento di oro da o verso l'estero, ovvero il commercio

di oro nel territorio nazionale, ovvero altra operazione in oro anche a titolo gratuito.


ccugnasca@grimaldilex.com

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