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famiglianostra

RIVISTA DEI RELIGIOSI,

DELLE RELIGIOSE

E DELLA GENTE

DELLA «SACRA FAMIGLIA»

Rivista periodica anno 2016, Poste Italiane s.p.a.

Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003

(conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2

DCB (filiale di Bergamo)

anno 98 - numero 177

famiglia

2017

01gennaio

nostra

febbraio

Cosa farebbe oggi

Santa Paola

Elisabetta Cerioli?


EDITORIALE

famiglia

nostra

di p. Sergio Grazioli

Cari amici lettori,

nei primi mesi di questo nuovo anno

la nostra Congregazione ha concluso il ricordo

della nascita della sua Fondatrice:

lei ci sveglia e ci chiama a tendere l’orecchio

alla voce di Dio e alla voce dei piccoli

che chiedono il suo aiuto.

In questo numero della rivista

siamo contenti di potervi raccontare

alcune delle tante iniziative di formazione,

di festa e di preghiera che sono fiorite

nelle nostre comunità

in diverse parti del mondo

in occasione del compleanno

di santa Paola Elisabetta.

Insieme alla festa c’è anche la sofferenza:

un ciclone ha flagellato le nostre comunità

del Mozambico, che ci chiedono preghiere e aiuti.

Il tempo della Quaresima

che abbiamo da poco iniziato

è una occasione buona per chiederci

se c’è qualcosa a cui possiamo rinunciare

per aiutare che ha bisogno di noi.

famiglianostra 2017

PROPRIETÀ

Congregazione dei Religiosi della Sacra Famiglia di Bergamo - Via dell’Incoronata,

1 - 24057 Martinengo-Bg (Italia)

DIREZIONE E REDAZIONE INTERNA SACRA FAMIGLIA

Gianmarco Paris, Antonio Consonni, Grazioli Sergio

Aut. Tribunale di BG: n° 104 del 18 giugno 1948 | Abbonamenti 2017: ordinario Euro 15

Progetto grafico: Duemilacom s.r.l. | Stampa: Il Creativo S.p.a

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Nel mese di gennaio abbiamo concluso un anno importante

per i religiosi, le religiose e i laici della

Sacra Famiglia: infatti è stato caratterizzato non

solo dall’anno della misericordia ma anche dal 200° anniversario

della nascita della nostra Fondatrice, santa Paola

Elisabetta Cerioli.

La sua festa liturgica nel calendario della Chiesa cattolica

ricorre il giorno 23 gennaio: in quel giorno, nel 1858 Costanza

Cerioli, che da poco più di un mese si firmava suor

Costanza aveva deciso di cambiare il suo nome in quello

di Paola Elisabetta e di portare una croce di legno al collo,

per indicare l’inizio di una nuova vita, già da tempo consacrata

a Dio con i voti religiosi, mentre si dedicava a educare

come mamma le bambine senza famiglia che le venivano

presentate. Al tempo della Cerioli il 23 gennaio ricordava

la festa liturgica del matrimonio di Giuseppe e di Maria.

Per la “nuova famiglia” di santa Paola S. Giuseppe e il suo

matrimonio con Maria avevano un grande valore, al punto

che aveva voluto chiamare le orfane con il nome di “figlie di

S. Giuseppe”. Il 23 gennaio del 1859 le sue prime sei compagne

avrebbero emesso i voti religiosi. Da quel tempo ad

oggi si è mantenuta questa tradizione, confermata dalla decisione

della Chiesa cattolica di ricordare la santità di Paola

Elisabetta il 23 gennaio di ogni anno.

Nelle domeniche vicine al 23 gennaio abbiamo celebrato

l’Eucaristia nella casa madre dell’Istituto femminile (a Comonte)

e maschile (a Martinengo) e nelle comunità sparse

in diverse parti del mondo, ringraziando il Signore di averci

donato questa donna che, pur avendo vissuto in un tempo

molto diverso dal nostro, rimane per noi oggi un grande modello

di cristiana e di mamma, di educatrice e di maestra.

Durante tutto l’anno trascorso abbiamo promosso attività e

mezzi per crescere nella conoscenza e nell’amore per la nostra

Fondatrice. Ciò è servito a noi, religiosi e religiose e alle tante

famiglie e giovani che condividono il nostro cammino di fede

e di carità educativa: è cresciuta in noi la gioia e l’orgoglio di

avere santa Paola come Madre e Fondatrice e ci siamo sentiti

ancora più responsabili della sua eredità evangelica.

La conclusione di questo anno di anniversario consegna a

tutti noi alcune semplici e impegnative domande: oggi, nella

nostra Comunità, cosa farebbe santa Paola Elisabetta per

testimoniare il Vangelo della paternità e maternità di Dio?

Come lo farebbe? Con chi? Verso chi si dirigerebbe?

famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


COSA FAREBBE OGGI

SANTA PAOLA

ELISABETTA CERIOLI?

Possiamo rispondere, da una parte, cercando di comprendere sempre meglio

come lei ha vissuto il Vangelo, come ha servito Gesù nei bambini senza famiglia;

e, dall’altra, guardando al nostro mondo di oggi (quello dell’Italia, del Brasile, del

Mozambico e del Congo) dove il Signore ci chiama a seguirlo insieme a tutti

i cristiani che formano la Chiesa. Se lo guardiamo con gli occhi di santa Paola

Elisabetta scopriamo che ci sono molti bambini che hanno bisogno di essere

educati e aiutati a costruire il loro futuro; e aiutiamo la Chiesa a riscoprire la sua

vocazione di madre che si china sui piccoli per aiutarli a crescere e a costruire

un futuro buono.

Recentemente Papa Francesco ha richiamato all’attenzione del mondo e della

Chiesa il dramma dei bambini che in tutto il mondo sono privati dei loro diritti

fondamentali, riconosciuti dalle convenzioni internazionali ma in larga scala

ignorati. Scrivendo ai vescovi del mondo intero nel giorno dei santi innocenti

(28 dicembre) ha detto loro che è impossibile vivere la gioia cristiana ignorando

il pianto di tante madri e di tanti bambini che si ode ancora oggi nel mondo.

Il Papa ha ricordato che 75 milioni di bambini non possono andare a scuola a

causa di situazioni di emergenza; che nel 2015 il 68% delle persone sfruttate dal

traffico sessuale nel mondo erano bambini; che nel 2016 150 milioni di bambini

hanno compiuto un lavoro minorile, molti di loro in condizioni di schiavitù; che

la mortalità dei bambini sotto i 5 anni quasi per la metà è dovuta a malnutrizione.

Un appello simile è venuto dal Papa in occasione della giornata del migrante

e del rifugiato (15 gennaio 2017), quando ha richiamato l’attenzione di tutti

sulla realtà dei migranti minorenni che sono tre volte indifesi: perché minori,

perché stranieri e perché inermi. La forte parola di Gesù contro coloro che

scandalizzano i piccoli si dirige oggi – ha ricordato il Papa - contro la “gente

senza scrupoli che sfrutta tante bambine e bambini avviati alla prostituzione o

presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come

soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla

fuga da conflitti e persecuzioni, con il rischio di ritrovarsi soli e abbandonati”.

Cosa farebbe oggi santa Paola Elisabetta? Senza credere di trasformare il mondo,

non rimarrebbe ferma di fronte alla povertà di qualche bambino che non è amato

dai suoi genitori, che non ha la possibilità di frequentare la scuola; non terrebbe

chiuso il suo cuore e la porta della sua casa alle famiglie che chiedono un aiuto

per educare bene i loro figli, per dare loro un futuro dignitoso.

Continuare oggi il sogno evangelico di questa donna chiede a noi di aprire il

cuore e la mente alla sofferenza di tanti bambini, ai bisogni di tante famiglie che

non trovano la strada per vivere serenamente; chiede a noi di ricordare sempre

che il desiderio più grande di Dio è che tutti i suoi figli possano godere del dono

della vita in una forma giusta e uguale per tutti.

È per questo che santa Paola Elisabetta ha dato alla sua nuova famiglia: è questa

causa buona che noi oggi, con le nostre forze e anche i nostri limiti, vogliamo

servire.

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 3


L’AMORE CHE DIVENTA FECONDO di Rosaria e Mario Cantù

Amoris laetitia

Il capitolo quinto dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia è

dedicato alla fecondità e alla generatività dell’amore. Il Papa

ci richiama alle nostre responsabilità di figli con una concretezza

sconcertante: come coniugi e come genitori. Papa

Francesco ci ricorda che siamo “strumento di Dio” (171) e/o

“cooperatori dell’amore di Dio e quasi suoi interpreti” (172),

con delle precise responsabilità. L’amore dà sempre vita;

per questo, l’amore coniugale non si esaurisce all’interno

della coppia. La famiglia è l’ambito non solo della generazione,

ma anche dell’accoglienza della vita che arriva come

dono di Dio. Il dono di un nuovo figlio che il Signore affida a

papà e a mamma ha inizio con l’accoglienza, prosegue con

la custodia lungo la vita terrena e ha come destino finale la

gioia della vita eterna. Le famiglie numerose sono una gioia

per la Chiesa.

Tutte le mamme e i papà hanno sognato il loro figlio, e

all’interno di questo sogno, per una coppia di coniugi cristiani,

appare necessariamente il Battesimo. È importante

che quel bambino si senta atteso: è un essere umano,

con un valore immenso e non può venire usato per il

proprio beneficio. I figli sono un dono: ciascuno è unico

e irripetibile. Un figlio lo si ama perché figlio: non perché

è bello o perché è così o cosà: no, perché è figlio! Ogni

bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di

un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra

e armoniosa. Entrambi sono cooperatori dell’amore

di Dio Creatore e quasi suoi interpreti. Le madri sono

l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico

e trasmettono spesso anche il senso più profondo della

pratica religiosa. Vi sono ruoli e compiti flessibili, ma la

presenza chiara e ben definita delle due figure, femminile

e maschile, crea l’ambiente più adatto alla maturazione

del bambino.

Dai temi della vita coniugale l’Esortazione passa a quelli della

vita genitoriale: “i figli, sia naturali sia adottivi o affidati,

sono altro da sé ed occorre accoglierli, amarli, prendersene

cura e non solo metterli al mondo” (180). Insiste sull’accoglienza

della vita all’interno della famiglia: “Dio concede di

scegliere il nome con quale Egli chiamerà ogni suo figlio per

l’eternità” (166). Il Papa sottolinea che il figlio non va visto

come “un complemento o una soluzione per un’aspirazione

personale. E’ un essere umano con un valore immenso”

(170), del quale va rispettata la dignità.

Papa Francesco evidenzia il nostro ruolo di padre e madre:

“Ogni bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una

madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione

integra e armoniosa” (172); “la madre, che protegge

il bambino con la sua tenerezza e la sua compassione,

lo aiuta a far emergere la fiducia, a sperimentare

che il mondo è un luogo buono che lo accoglie, e questo

permette di sviluppare un’autostima che favorisce la capacità

di intimità e l’empatia. La figura paterna, d’altra

parte, aiuta a percepire i limiti della realtà e si concretizza

maggiormente per l’orientamento, per l’uscita verso il

mondo più ampio e ricco di sfide, per l’invito allo sforzo

e alla lotta” (175).

Ecco il rilievo che dà alla figura paterna: “i figli hanno bisogno

di trovare un padre che li aspetta quando ritornano dai

loro fallimenti [come il Padre misericordioso di Luca 15].

Faranno di tutto per non ammetterlo, per non darlo a vedere,

ma ne hanno bisogno” (177). Circa la maternità, il Papa ci

ricorda che essa “si esprime in diversi modi” (178), fino a

giungere all’affido e all’adozione . Le famiglie cristiane hanno

un ruolo di primo ordine nel promuovere una “cultura

dell’incontro” e della vita.

Papa Francesco sottolinea anche la inevitabile dimensione

sociale del sacramento del matrimonio: “Non bisogna dimenticare

che la “mistica” del Sacramento ha un carattere

sociale” (186), al cui interno si declina sia il ruolo specifico

del rapporto tra giovani e anziani (191), sia la relazione tra

fratelli e sorelle (194), come tirocinio di crescita nella relazione

con gli altri. In questo modo Amoris Lætitia propone

una rilettura del rapporto tra amore e generazione che va al

di là di qualsiasi separazione o giustapposizione tra questi

due fondamentali e costitutivi significati del matrimonio.

La famiglia è il luogo che “resiste all’assorbimento dell’individuo;

è la realtà più dinamica che esista, ci costringe a

stare sempre in movimento; ci chiede continuamente di

cambiare; è il luogo dove la differenza non produce disuguaglianza

e dominio.

Suggeriamo alcune domande per una riflessione da fare in

coppia:

- La vita è un dono di Dio. Sappiamo accogliere/invocare

un figlio come un dono di Dio? Sappiamo ringraziare? Generare

la vita è anche un “compito”: ci lasciamo vincere

dalla paura di avere dei figli, o dall’egoismo che ci ha fatto

chiudere al compito di generare?

- Non ci sono figli ideali ma solo figli da amare! Vi sono degli

aspetti che facciamo fatica ad accettare dei nostri figli? O

delle scelte, nel caso di figli grandi?

- La presenza chiara e definita del papà e della mamma

è oggi messa in discussione da chi ritiene che in realtà

conta solo l’amore e che anche coppie dello stesso sesso

possono essere dei buoni genitori. Cosa penso di queste

teorie? Quali valori, in tema di famiglia, credo siano fondamentali

da trasmettere ad un/una figlio/figlia?

La piccola chiesa domestica può sorgere e sostenersi solo

attraverso una vera esperienza di Chiesa. Questo è il compito

affidato a tutti noi e questa è la «casa comune» da costruire

insieme per le famiglie del mondo, con la consapevolezza

che la famiglia è «fabbrica di speranza».

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famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


LA “BUONA STELLA” DELLA FONDATRICE

A cura della comunità educante di Martinengo

Cala il sipario e si

spengono i riflettori

sul palcoscenico dei festeggiamenti

in occasione dei

200 anni di nascita di Santa Paola

Elisabetta ma nel cuore continua a

brillare forte la luce della sua vita come testimonianza

luminosa di madre, come esempio

di amore generoso che non teme più il futuro incerto.

È e rimarrà per ciascuno di noi la nostra buona stella

a cui guardare quando l’incertezza e il disorientamento

sembreranno sopraffare il nostro piccolo cuore, mentre attraversiamo

ogni crocevia esistenziale. Lei che si è lasciata

illuminare dalla Parola del Vangelo di Gesù ci indica ora di

seguire la stessa Luce che è venuta ad abitare in mezzo a noi

affinché non perdiamo la speranza.

Tra i tanti aspetti che hanno caratterizzato la vita di santa Paola, quest’anno

nel nostro Centro educativo abbiamo sottolineato il suo essere “maestra” per l’avvenire

di ogni figlio. Suor Paola si è avvicinata ai fanciulli e ai ragazzi del suo tempo in un mondo

molto originale, facendo della dolcezza e della prossimità il suo marchio di fabbrica, regalando loro

la speranza di un futuro migliore. Una piccola rivoluzione, insomma, in tempi dove la cieca obbedienza

e la sottomissione dei più piccoli erano indiscussi capisaldi dell’educazione delle giovani

generazioni dell’ottocento.

I bambini e i ragazzi del Centro Educativo di Martinengo in occasione della chiusura

del bicentenario hanno festeggiato a modo loro, partecipando ad un concorso

artistico/letterario, e si sono così uniti alla nostra gioia per il dono di

Santa Paola Elisabetta: ella illumina sempre di più la nostra Famiglia religiosa,

impegnata a proseguire il suo sogno in Italia, Brasile e Mozambico, affinché

ogni figlio possa ricevere l’educazione necessaria per avere una vita dignitosa.

Gli alunni hanno prodotto molti lavori artistici e letterari, tutti belli e significativi.

Tutte le opere hanno avuto come tema la figura di santa Paola Elisabetta,

la sua vita e il suo prezioso insegnamento. Questo concorso è stato un

occasione bella e significativa per fare memoria … e non dimenticare le nostre

radici, per non smarrire la nostra identità di figli amati.

Un ringraziamento sincero ad Armando Scarpellini che ha composto la storia della

nostra Fondatrice in fumetti, “La nostra buona stella”, facendone dono prezioso ad ogni

alunno dei nostri Centri educativi e parrocchie, affinché non si dimenticasse di questo anno

di grazia particolare. Un piccolo segno che vuole essere un ringraziamento speciale a questa donna

per noi così importante.

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 5


LA SUA ‘PRESENZA’ TRA NOI

A cura della Comunità educante di Orzinuovi

Lei -da giovedì

19 gennaio 2017-

ci dà il benvenuto

ogni mattina e l’arrivederci

ogni pomeriggio, al termine

della scuola. Entrando nel nostra Centro educativo e

Scuola, se ti trovi davanti a una statua di creta, e ti domandi

chi sarà quella donna così maestosamente incinta e in un

movimento che ricorda l’acqua del mare, ‘fiorita’ di tante

farfalle… aspetta un momento perché un bambino o una

ragazza che passa di lì te lo dirà: perché il bambino la indica

tutto contento alla mamma, o perché qualcuno si ferma a

dire una piccola preghiera o perché, domandandoglielo, lui

prontamente ti potrà rispondere: .

Perché tutti, tanti la conoscono? Tutti i nostri bambini e i

nostri ragazzi la conoscono perché ogni anno raccontiamo

la sua storia e perché per la realizzazione della statua abbiamo

coinvolto tante persone nell’arco degli ultimi due anni,

in un lungo ed entusiasmante percorso.

Nel maggio del 2015 p. Antonio viene invitato in Accademia

Santa Giulia a Brescia per raccontare la storia della

Cerioli a un gruppo di giovani scultori guidati dal maestro

scultore Agostino Ghilardi, poiché la Scuola aveva manifestato

da tempo il desiderio di sentire la di chi ha avviato la nostra esperienza educativa. I

giovani sono rimasti molto colpiti dalla sua vita, perché è

stata una donna del suo tempo ma con una visione di futuro

incredibile; una tenera madre di famiglia, ma che ha

continuato ad essere madre per altri bambini orfani senza

lasciarsi prendere dallo sconforto quando perse tutti i suoi

figli e anche il marito. I giovani sono rimasti colpiti anche

dal sentimento della vita e dalla forza che santa Paola ha

ricevuto dalla fede in Gesù. Con queste suggestioni i giovani

dell’accademia hanno incominciato a elaborare i primi

bozzetti.

Nel gennaio del 2016 i giovani scultori presentano i dieci

bozzetti cartacei e in creta a tutti gli studenti e ai docenti

della Scuola che li votano: il bozzetto più votato sarebbe

stato poi realizzato nei mesi successivi.

Nell’Ottobre del 2016 entrano in scena i giovani studenti

di sempre dell’Accademia santa Giulia

guidati dal loro insegnante prof. Alberto Mezzana per progettare

il contesto e i colori in cui verrà collocata la statua:

grazie a loro l’ingresso della scuola è stato rimesso a nuovo,

diventando più luminoso e accogliente, anche per ospitare

la statua della fondatrice.

Così nel gennaio del 2017 abbiamo potuto ammirare la

scultura e sentire viva la sua presenza tra noi: è una statua

in creta, alta m1,80, realizzata dai giovani con lo scultore, e

rappresenta la Santa incinta, perennemente madre di figli,

attorniata dai suoi quattro figli. Avvolta in manto su cui volano

farfalle colorate. Sono gli stessi colori che punteggiano

la vita degli studenti della nostra Scuola.

La festa di presentazione. Siamo tutti pronti per ammirarla,

ma anche per festeggiare la Santa. Il via alla settimana a lei

dedicata è stato giovedì 19 gennaio quando, a turno, gli studenti

dell’Accademia insieme al professor Ghilardi e all’architetto

Mezzana, hanno incontrato

tutti gli studenti della

nostra scuola, dall’infanzia

alla secondaria, per

spiegare come hanno

realizzato la statua.

In questi incontri è

stato presentato un

video che illustrava

-in tempi rapidissimi-

la realizzazione

della statua. Due

settimane intense per

i nostri ragazzi tutti riuniti

per fare festa intorno

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famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


alla Cerioli per riscoprire, guardando alla

Santa, che è bello vivere e donare la vita

per gli altri.

Guardiamo la statua: cosa ci racconta? La

statua è fatta di creta con il colore della

terra. I piedi sembrano radici che affondano

nella terra, da cui nascono foglie, come di

cespuglio. Foglie in basso la fanno come nascere

dalla terra, dal verde. Ma di chi sono quei visi che sembrano nascondersi

tra le foglie. Incominciamo a contarli. Uno, due, tre… e quattro. Quattro

bambini. Certo sono i figli che la Cerioli ha avuto come mamma.

Su un viso in particolare, il pollice della madre sembra divertirsi a fare

il solletico al collo. E lo sguardo della madre è puntato proprio su di

lui. Questo figlio sarà senz’altro Carlo: il figlio che è vissuto più a

lungo, morto a 16 anni, il più amato dalla Cerioli. Questa donna

però non ha avuto solo questi figli. Ma si è dedicata anche a

tanti altri bambini e bambine orfane del suo tempo. Quando

ha incominciato a raccoglierle, siccome non avevano un papà, le

ha chiamate . Che genio! Così faceva crescere

dentro di loro non che fossero orfane di padre e di madre, ma

che avessero un padre speciale, lo stesso papà di Gesù, per salire

al Padre più grande dei Cieli.

Quindi dove sono tutti gli altri bambini? Ma guarda: è incinta! È incinta

perché madre per sempre. Quindi possiamo immaginare che i bambini e le

bambine orfane siano tutti lì nel grembo, che li custodisce con immensa

tenerezza. Come tutti noi abitiamo il grembo di Dio. Se guardiamo il suo

viso rimaniamo incantati dal fascino che emana dall’aver attraversato le stagioni

della vita e dall’essersene stata plasmata: donna, moglie, madre, vedova.

Sul suo manto e sulla sua pelle farfalle, simbolo della trasformazione: come si

è trasformata appunto la sua vita dopo il lutto per la perdita del figlio Carlo.

Quelle farfalle ci ricordano che anche per noi, anche se in forma diversa dalla

sua, è necessaria questa trasformazione: alla volte la vita ce la impone e

dobbiamo quindi accoglierla con bontà, altre volte dobbiamo essere noi

a desiderare di cambiare, di arrivare al senso del nostro vivere e amare.

Qui, davanti a lei, si sperimenta che il carisma della generatività

della Cerioli arriva fino a noi

È stata molta bella e arricchiente questa esperienza: per la nostra

Scuola e per i giovani dell’Accademia. Per noi continua la nostra ricerca

di un’iconografia che dica il senso della forte esperienza della

Cerioli e non ne ripeta soltanto il passato trascorso.

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 7


IN BRASILE È VIVA LA MEMORIA

DELLA “MÃE FUNDADORA”

di p. Cezar E. Fernandes con i confratelli della Regione brasiliana

Celebrare, ricordare e raccontare la storia di una madre che è

nata 200 anni fa per essere segno della materna misericordia

del Padre per molti figli che le sono stati affidati: questo è stato

per noi religiosi e religiose della Sacra Famiglia in Brasile

una felice occasione per crescere nella fede carismatica, per

rafforzare la nostra identità, per riconoscere l’amore di Dio

presente nella vita della Cerioli e per farla conoscere di più

alle persone che vivono e lavorano con noi, condividendo la

nostra vita e missione.

Nel progetto della regione brasilana della Congregazione

abbiamo fatto di questo anno giubilare una priorità, che ha

caratterizzato tutte le attività apostoliche e il cammino di ciascuno

di noi, aiutandoci a mantenere lo sguardo aperto su

tutta la Congregazione e la Chiesa. Da parte di tutti i religiosi

impegnati nelle opere educative, tanto nel campo scolastico

come in quelli pastorale e social il desiderio e l’interesse vi

vivere e celebrare questo anniversario della Fondatrice.

Dall’apertura dell’anno, avvenuta nel santuario di santa Paola

Elisabetta ad Assai (Paranà), fino alla sua conlusione, il

22 gennaio di quest’anno nella parroccha di Jandira, questo

cammino non ha conosciuto interruzione. Per conoscere meglio

la Fondatrice e condividere il dono della sua spiritualità e

del suo carisma con coloro che camminano con noi nella fede,

sono state realizzate molte attività, anche grazie a strumenti

concreti che abbiamo utilizzato a livello spirituale, pastorale

e educativo. Sotto la responsabilità di p. Wagner è stato

preparato un CD con canti dedicati alla Fondatrice, con la

partecipazione di musicisti e coristi delle nostre parrocchie.

Abbiamo pubblicato l’edizione portoghese della raccolta di

scritti di santa Paola, dal titolo Madre di altri figli. Una nuova

immagine della santa ha accompagnato questo anno in tutti

i luoghi della nostra missione. Molti materiali divulgativi, per

la conoscenza e la preghiera, sono giunti nelle mani di tante

persone, aiutandoci a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo

prefissi con questo giubileo.

Le nostre comunità hanno offerto ai loro destinatari e collaboratori

la grazia di avvicinarsi al dono prezioso della vita di

santa Paola per conoscerlo, amarlo e imitarlo. Ma non solo!

Ciascuna comunità si è sentita chiamata a percorrere lo stesso

cammino di fede di santa Paola, accogliendo con fede la

misericordia di Dio e convidivendola con i fratelli. Ci hanno

aiutato nel cammino di questo anno alcuni preziosi contributi

del Superiore generale p. Gianmarco, che hanno illustrato

la storia, la personea e la spiritualità della Fondatrice: ci ha

fatto assaporare di nuovo le fonti più genuine del dono dello

Spirito Santo che nutre il nostro spirito, ci sostiene nella

missione e così danno forma alla nostra identità di consacrati

della Sacra Famiglia.

Con il cuore pieno di gratitudine abbiamo concluso questo

anno con una solenne celebrazione in Jandira, alla presenza

di molti confratelli e consorelle, insieme ai nostri

confratelli vescovi. Questo momento ha fatto nascere in

noi un forte appello alla fedeltà e alla generosità, per vivere

la grazia della vocazione che abbiamo ricevuto, dando

vita a comunità che siano piccole famiglie di fede, capaci

di generare vita. Vogliamo continuare il nostro cammino

diffondendo i semi del carisma, affinché anche attraverso

di noi il sogno di santa Paola continui a diventare speranza

di vita piena per tutti i figli e le figlie che la Porvvidenza di

Dio affida alle nostre cure.

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famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


Di Alessandra Padovan

Per la prima volta nella storia è stato realizzato un vero e proprio

film sulla vita di santa Paola, grazie alla collaborazione di

quasi un centinaio di persone. Colei che ha scritto la sceneggiatura

ci racconta come è stato possibile e cosa ha significato questa

esperienza per chi l’ha vissuta.

Il 2016 è stato un anno importante per la Congregazione

della Sacra Famiglia: il bicentenario della nascita della fondatrice

Santa Paola Elisabetta Cerioli. Un’occasione davvero

speciale, che la Congregazione ha voluto festeggiare con un

calendario di eventi e iniziative per sottolineare l’unicità di

questo momento storico e per dare ancora più risalto alla figura

della fondatrice.

A questi festeggiamenti così importanti si sono uniti anche il

Santuario della Bozzola, la Comunità Apostoli e Servi di Maria

e la Comunità Emmanuel, perché da anni ormai queste

realtà, insieme alla Congregazione della Sacra Famiglia, sono

parte di un’unica grande famiglia, che cammina insieme sotto

la guida e sull’esempio della nostra Santa, madre dei poveri e

degli ultimi.

Per celebrare questa ricorrenza speciale, p. Giovanni Prina, rettore

del Santuario, ha chiesto ai ragazzi di trovare un modo

creativo e originale per raccontare la vita di questa Santa. Libri,

biografie, spettacoli teatrali: la storia di Santa Paola Elisabetta

Cerioli era già stata affrontata in tanti modi. Serviva un’idea

davvero nuova, che potesse trasmettere questa storia in maniera

più coinvolgente. Alla fine, dopo tante proposte, p. Giovanni

ci ha suggerito l’idea di un film. Sì, un film! Un’idea senza dubbio

originale, molto coraggiosa e a dir poco ambiziosa…

Nonostante nessuno fosse pienamente consapevole dell’impegno

che questo progetto avrebbe comportato (o forse proprio

per questo!), abbiamo accolto la proposta con grande entusiasmo,

un po’ perché sentivamo che Santa Paola Elisabetta

si merita questo tributo, un po’ perché volevamo metterci alla

prova realizzando qualcosa di veramente significativo.

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 9


E così ad aprile 2015 è iniziata l’avventura del film, con la stesura

dei primi dialoghi della sceneggiatura. “Madre per sempre”

– questo il titolo – narra la vita di Santa Paola Elisabetta

Cerioli, figlia, poi sposa, madre e infine vedova, e soprattutto

racconta come sia nata la sua opera di carità al servizio degli

orfani, dei poveri e degli ultimi del suo tempo, e come il

suo carisma continui a vivere ancora oggi nei membri della

Congregazione della Sacra Famiglia, che, seguendo le orme

della fondatrice, sono diventati padri e madri degli “ultimi”

del nostro tempo.

Nel film passato e presente si mescolano, e guardano insieme

verso il futuro. Dopo la fase di scrittura della sceneggiatura,

ad agosto 2015 il progetto del film è ufficialmente decollato,

con il primo emozionantissimo ciak. Mese dopo mese, il

film ha preso forma e quello che all’inizio sembrava un sogno

lontano e irraggiungibile si andava via via realizzando grazie

all’impegno, ai piccoli sacrifici e alla collaborazione di tutti.

Nessuno avrebbe mai pensato che un giorno in Santuario

avremmo girato un film! E soprattutto: chi avrebbe mai detto

che ragazzi qualunque si sarebbero improvvisati attori, registi,

cameramen, microfonisti e costumisti? Nessuno dei ragazzi

che hanno partecipato alla realizzazione del film, infatti, è

professionista, ma tutti hanno lavorano con grande dedizione,

cercando di dare il meglio di sé, rivelando talenti e capacità

che non sapevano di avere. Dai più piccoli ai più grandi, l’opera

del film ha dato spazio proprio a tutti. I ragazzi hanno

recitato in costumi storici, vestiti come uomini e donne

dell’Ottocento: conti, contesse, contadini e domestiche ogni

volta invadevano il set per ricostruire la società del tempo e

dare un contorno storico alla vicenda di Santa Paola Elisabetta.

Tante persone, ago e filo alla mano, ci hanno aiutato a realizzare

veri e propri capolavori di sartoria, e non smetteremo

mai di ringraziare tutte le persone che, in base alle esigenze di

scena, ogni volta ci hanno prestato abiti, oggetti e tantissime

altre cose per arredare il set nel modo più adatto.

E a proposito del set, luogo privilegiato per le riprese è stato

palazzo Tassis, a Comonte, dove sorge la casa madre delle Suore

della Sacra Famiglia, dove Santa Paola Elisabetta è vissuta

con il marito, il conte Busecchi-Tassis. Qui si trovano ancora

le stanze originali – la sala con il pianoforte al pianterreno, il

salotto al piano superiore e la stanza del figlio Carlino –, tutte

ancora arredate come all’epoca. È stato davvero un onore e un

grande privilegio per noi poter recitare in quelle stanze: l’atmosfera

era bellissima e l’emozione era davvero forte. Anche altri

spazi sono stati utilizzati come set e non possiamo non ringraziare

chi ogni volta ci ha accolto: attraverso questi piccoli gesti

di generosità e disponibilità chi ci ha ospitato ha contribuito a

realizzare con noi questo grande progetto.

Ad ogni ciak l’esperienza di questo film si rivelava per noi

sempre più ricca. Questo progetto, infatti, è stato per tutti i

ragazzi un’occasione unica, perché ci ha permesso di crescere

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famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


insieme, uniti e impegnati nella realizzazione di un obiettivo

comune. Durante le trasferte a Comonte, per esempio, ogni

volta si respirava un clima di festa, un po’ come quando si va

in gita. Tutti felici, tutti emozionati, pronti a condividere una

giornata intensa, fatta di tensione e impegno, ma anche di

risate e pranzi insieme. Le giornate passate insieme sul set

sono state un importante momento di aggregazione e di condivisione

che porteremo nel cuore per molto tempo.

La ricchezza più grande che il film ci ha regalato, però, è stata

l’opportunità di conoscere ancora più da vicino la storia

di Santa Paola Elisabetta Cerioli. Quante volte la sua storia

è stata oggetto di omelie, catechesi e riflessioni… Ma mai

prima d’ora avevamo avuto la possibilità di avvicinarci alla

quotidianità, ai gesti e ai pensieri di questa donna, che la vita

ha privato dei suoi figli ma che Dio ha reso “madre per sempre”.

È stato bellissimo recitare nelle stesse stanze dove lei ha

vissuto, immergersi in quell’atmosfera e andare indietro nel

tempo per ripercorrere i momenti più significativi della sua

vita. E a conclusione di una giornata vissuta “con lei”, non

poteva mai mancare una sosta davanti all’urna della Santa.

Lacrime, commozione e soprattutto tanta ammirazione hanno

accompagnato questo nostro percorso e hanno arricchito

e reso indimenticabile quest’esperienza.

Sappiamo con certezza che santa Paola Elisabetta ci ha guidato

in questo progetto: lei ci ha fatto conoscere la sua storia,

lei ci ha sostenuto in questa impresa quando la fatica si faceva

sentire, lei ci ha incoraggiato in questo cammino. Tutto ciò ci

è stato di grande aiuto per sentire più vicino alla nostra vita il

Vangelo di Gesù e speriamo che la stessa cosa possa avvenire

a tutto coloro che assistono il film. Il nostro grazie più grande

va proprio a lei, madre di ieri, madre di oggi, madre per sempre.

È possibile

acquistare

il DVD del film

presso tutte

le Comunità

della Congregazione

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 11


UNA STORIA CHE PARLA A TANTI

a cura della dei Centri Educativi di Peabiru (Brasile)

Tra le varie iniziative realizzate nelle comunità del Brasile,

pubblichiamo qualche flash delle celebrazioni avvenute nella

città di Peabiru (Paranà), nella parrocchia di San Giovanni

Battista, nella scuola dell’infanzia primaria Santa Paola e

nella scuola

Il 2016 è stato l’anno in cui abbiamo commemorato i 200

anni di nascita della nostra amata Fondatrice. Per fare un po’

di giustizia alla sua grandiosa e indescrivibile opera, abbiamo

avuto la gioia di creare un grande progetto pedagogico

lungo l’intero anno, che ha riguardato la sua vita e il suo carisma,

il suo grande amore per i più bisognosi, la sua volontà

di raccogliere e accogliere gli abbandonati.

Abbiamo messo in atto questo progetto durante le lezioni

e nelle attività extra-scolastiche, come i momenti ricreativi,

con diverse letture, storie e teatri dedicati al suo cammino,

al suo desiderio di realizzare il suo progetto di amore, che

le ha chiesto la rinuncia alle ricchezza e la consegna al bene

più grande che era l’amore di Dio.

Ci è stato di grande aiuto il materiale preparato dalla Congregazione,

che ha presentato la vita e l’opera cerioliana con

manifesti, disegni, fumetti e preghiere: con esso gli insegnanti

hanno arricchito il loro lavoro pedagogico, raccontando e

presentando tutta la benevolenza delle azioni di santa Paula.

Gli alunni con l’aiuto di tutto gli insegnanti hanno preparato

disegni, poesie e teatri che hanno meravigliato tutti coloro che

hanno partecipato alla festa, tra i quali i superiori p. Gianmarco

e p. Roberto, che hanno visitato la nostra città nello scorso

mese di giugno. La vita di santa Paola è stata riscritta dagli

alunni, ora in forma narrativa, ora in forma poetica.

Tutte le classi, comprese quelle della scuola dell’infanzia e

quelle con necessità specifiche, hanno fatto bellissimi spettacoli

e con gioia hanno potuto vivere un di lode per il carisma

di amore di santa Paola.

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famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


Sulla facciata della scuola è stata dipinta la sua immagine,

proprio come una madre di tanti figli.

Nel giorno del ricordo dell’indipendenza del Brasile, il 7

settembre, la scuola dell’infanzia e primaria hanno portato

il loro lavori per le strade della città, presentando a tutti la

storia della Fondatrice. Sono stati accompagnati da un canto

composto da uno dei nostri papà, Anderson Brito, e dalla

nostra alunna Maria Eduarda Brito. Il ritornello del canto

diceva: Una donna di valore, con un enorme cuore, santa

Paola Elisabetta Cerioli, una storia di amore e devozione.

Nel mese di novembre la scuola dell’Infanzia e primaria

hanno partecipato alla messa solenne celebrata i parrocchia

in occasione della festa annuale della fondatrice: in questo

modo hanno potuto presentare a tutti i presenti le attività

realizzate durante tutto l’anno, concludendo con un teatro

sulla vita della Fondatrice.

Con tutto questo abbiamo avuto la gioia di approfondire

un po’ di più quella bella storia di amore che santa Paola

Elisabetta Cerioli ha scritto per tutta l’umanità. E così sia.

Uma Singela Criatura

Há muitos anos atrás nasceu uma criança

Era linda e seu nome era Constância

Uma menina frágil, mas com grande coração

A sua família ela sempre dava atenção

Era uma jovem bonita,

Mas teve um casamento arranjado,

Mesmo assim, recebeu.

Seu futuro marido e com muito cuidado

Cedo perdeu toda a família,

Se sentindo muito sozinha,

Se apegou as criancinhas pobres,

Doando tudo que tinha,

Realizando uma atitude Nobre,

E que muitos encantam,

E por isso é chamada hoje de Santa.

Marina Batista, Professora Escola Municipal São José

Meninas cheia de graça

Era uma vez uma menina Pura simples e inocente

Dedicou a sua vida Aos pequenos principalmente

Herdou de seus pais Um patrimônio valioso

Dividindo os que não tinham Que gesto maravilhoso

Perdeu sua família

Foi tão grande o peso da cruz

Sempre acreditando com fé

Seria amparada por Jesus

Deus lhe deu uma missão

Proteger nossas crianças

Dos caminhos da maldade

Levando a esperança

Dedicou a sua vida

Há todos os filhos seus

Deixando um grande exemplo

Partiu e foi morar junto com Deus

Zilda Siqueira Gomes, Prof. Escola Municipal São José

Una creatura semplice

Molti anni fa è nata una bambina, era bella e il suo nome era Costanza.

Una bambini fragile, ma con grande devozione, alla sua famiglia sempre dava

attenzione

Era una giovane bella, ma ha avuto un matrimonio programmato.

Ed anche così a accolto, il suo futuro marito con molta attenzione.

Ben presto ha perso tutta la sua famiglia, si è sentita molto sola.

Si è attaccata alle bambine povere, donando tutto ciò che aveva.

Ha vissuto una scelta nobile, che ha lasciato stupiti molti.

E per questo oggi è chiamata santa.

Bambina piena di grazia

C’era una volta una bambina, pura, semplice e innocente.

Dedicò la sua vita ai piccoli principalmente.

Ereditò dai suoi genitori un grande patrimoni,

che ha condiviso con chi non ne aveva. Che gesto meraciglioso!

Ha perso la sua famiglia, fu così grande il peso della croce.

Credette sempre con fede che Gesù l’avrebbe protetta.

Dio le diede una misisone, proteggere i nostri bambini

dai cammini della cattiveria, portando la speranza.

Dedicò la sua vita a tutti i suoi figli.

Lasciando un grande esempio, partì per abitare con Dio.

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 13


IL CICLONE DINEO HA FLAGELLATO

LA POPOLAZIONE DI MAXIXE E MONGUE

A cura dell’Ufficio missionario

Mercoledì 15 febbraio le caldissime acque di superficie

del Canale di Mozambico hanno sfornato un vero ciclone

tropicale che, dopo essere nato il 13 appunto nel

Canale di Mozambico, si è rapidamente intensificato

fino a sollevare onde alte anche più di 4/5 metri nel

braccio di mare che separa le coste africane da quelle

dell’isola del Madagascar.

Nella mattinata del 15 il ciclone “Dineo“ (così è stato

chiamato) si è avvicinato alle coste del Mozambico

dove, nella provincia di Inhambane ha scaricato forti

ed intensi rovesci di pioggia che hanno creato allagamenti,

accompagnati da venti forti e turbolenti, intensi

e rafficati, che hanno raggiunto la soglia dei 130 km/h,

sradicando alberi e danneggiando abitazioni. Al contempo

forti mareggiate hanno colpito le coste inondando

le aree costiere più basse.

I maggiori danni si sono avuti nella provincia di Inhambane,

nel triangolo compreso tra Maxixe, Morrumbene

e Mocodoene, dove si calcola siano andate

distrutte 20.000 mila case e numerose scuole.

I pochi centri di accoglienza esistenti si sono riempiti

di famiglie ridotte al lastrico alle quali le autorità hanno

fatto subito sapere di non aver fondi per aiutarle.

Scuole, distributori di benzina e banche si sono fermate.

Acqua, elettricità e telecomunicazioni sono rimaste

interrotte per vair giorni.

I danni materiali, già ingenti per un paese ricco, in un

paese tra i più poveri del mondo hanno moltiplicato il

loro peso.

Ci sono state delle vittime, oltre alle migliaia di persone

che hanno perso la casa con tutto il poco che

conteneva. Residenze, esercizi commerciali, cappelle,

scuole (tra le quali anche l’UNISAF-Università Sacra

Famiglia) sono stati pesantemente danneggiate.

Due giorni dopo il passaggio del ciclone p. Roberto Maver,

superiore della Comunità di Maxixe-Mongue, così ci

ha scritto:

“Le persone hanno perso tutto. Tetti che volavano, case

di caniço (paglia) portate via dal vento, alberi sradicati

caduti su case e strade, scuole e chiese distrutte. Diversi

morti e molti feriti. Un vero disastro!

Nelle nostre strutture, ancora in piedi, abbiamo accolto

più di 800 persone che non avevano più nulla, né da

mangiare né da bere o vestire. Noi, grazie a Dio, stiamo

bene e cerchiamo di infondere la speranza tra la gente.

Purtroppo anche molte delle nostre strutture sono state

fortemente danneggiate: la palestra dell’Università è

stata letteralmente distrutta; sette scuole dell’infanzia

sono parzialmente crollate o sono rimaste senza tetto,

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famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


otto chiese delle comunità rurali hanno subito gravi

danni. Non è facile calcolare i danni, ma crediamo che

non siano lontani dai 10.000.000,00 di Meticais (corrispondenti

a 125.000 euro).

Facciamo appello alla sensibilità di chi può darci una

mano e ringraziamo anticipatamente l'attenzione delle

comunità e delle singole persone che vorranno collaborare.

Vi chiediamo anche una preghiera perché il

Signore benedica questa povera gente che già fa una

vita diff icile e che in situazioni come queste rischia di

perdere anche la f iducia nella vita. Non le rimane che

Dio e la solidarietà umana per continuare a sperare”.

Dopo questa comunicazione ci siamo subito attivati per

diffondere questa informazione, che purtroppo, come

spesso accade per i Paesi meno “importanti”, non è stata

trasmessa dai mezzi di comunicazione.

Come Congregazione stiamo promuovendo una campagna

di raccolta fondi in favore di queste popolazioni e

dei nostri confratelli e consorelle che lavorano in mezzo

a loro.

Nell’ultima pagina della rivista potete trovare le informazioni

utili per partecipare a questa campagna e per farla

conoscere ad un grande numero di persone.

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 15


DA MAZARA DEL VALLO APPRODO A COMONTE

Di Antonella Montalto

Mi chiamo Antonella. Ho ventitré anni e vengo dalla Sicilia,

da Mazara del Vallo. Attualmente sto percorrendo la tappa

del postulantato presso le Suore della Sacra Famiglia.

Io mio cammino è iniziato circa un anno fa, quando, al termine

della stagione estiva, presi la decisione di venire a

provare e verificare qualcosa che già da tempo occupava i miei

pensieri.

Non è facile scrivere o parlare riguardo alla propria vocazione…

perché significa parlare di ciò che c’è nell’intimo del

proprio cuore; non è semplice perché non si tratta di qualcosa

che si ha già… ma di qualcosa che ti viene donato… è un

mistero grande difficile da spiegare!

Ho conosciuto le Suore da piccola, durante la mia permanenza

nel collegio di “S. Agnese” a Mazara del Vallo. Poi, ritornata

nella mia famiglia, ho vissuto come tante altre ragazze

della mia età: andavo a scuola, amavo la compagnia … ed

ho sempre mantenuto un rapporto di amicizia con le Suore.

Terminati gli studi, ho lavorato durante i mesi estivi.

Ero ormai giunta all’età nella quale i giovani cominciano a

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porsi delle domande sul loro futuro, sulle scelte che determineranno

la loro vita. Avvertivo in me un vuoto… come se mi

mancasse qualche cosa di essenziale.

Ho rivisto il mio passato, il mio presente ed ho pensato al mio

futuro. Ho constatato che la presenza del Signore non è mai

venuta meno nella mia storia. Ed ho percepito che ogni cosa

che mi accadeva, ogni gesto, ogni incontro, ogni parola, erano

stati dei “regali” che il Signore mi mandava per dirmi: Io sono

qui! Anche gli avvenimenti passati mi sono apparsi come

un dono Suo, e Lui mi è sempre stato “il fedele compagno

di viaggio”.

Allora ho capito che dovevo provare, dovevo lanciarmi e andare…

anche se avevo un certo timore… perché andavo incontro

a qualche cosa di grande e di bello… timore nell’abbandonarmi

totalmente a Lui, di non essere all’altezza della

chiamata del Signore. Poi ho pensato che la vita è una e vale

la pena viverla in pienezza, per Lui.

Durante questo anno di aspirantato non posso dire che sia

stato tutto bello e tranquillo: ho avvertito e avverto tuttora

momenti di stanchezza, di timore… a volte penso di non

farcela… ma proprio in questi momenti arriva Lui… fedele

come sempre, a tendermi la mano, a darmi forza per sorridere

alla vita, a farmi sentire la certezza che mi accompagnerà

sempre.

Quest’anno mi è servito molto, mi ha fatto crescere, maturare,

vedere la realtà della vita con maggiore obiettività e capirne il

senso, grazie anche all’aiuto di chi mi sta vicino e mi accompagna,

la Madre Maestra, la Madre Vicaria e tutte le Suore

con il loro esempio.

E’ bello scoprire nuove realtà, confrontarsi con le compagne,

conoscersi più in profondità, vedere la gente con occhi diversi,

portare un sorriso al mondo, ma al tempo stesso imparare a

non essere del mondo ma a servire il Signore nel mondo.

Magari qualcuno può domandarsi: una ragazza di 23 anni

perché vuol farsi suora? E pensano alle suore come a persone

strane, speciali, diverse… Ma non è proprio così! Le suore

sono persone come tutte le altre… con le loro difficoltà, la

loro storia, il loro carattere… Quello che le rende diverse è il

Signore, al quale dedicano completamente la loro vita.

Se sappiamo scoprire nella nostra vita questa presenza, cambia

in modo straordinario tutto, si diventa speciali perché Lui

è speciale. Insieme a Lui la vita ha un senso, una direzione e

si scopre che tutto quello che offre è un dono.

famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


LA CORALE “SACRA FAMIGLIA”

COMPIE 35 ANNI DI VITA

Di p. Gianmario Monza

Per la nostra Corale «Sacra Famiglia» la S. Messa della notte

di Natale 2016 ha avuto un’importanza davvero speciale,

in quanto la Corale ha raggiunto il pregevole traguardo dei

35 anni di vita e di attività.

Pregevole traguardo, sia perché è una realtà basata sul volontariato,

sia perché diversi componenti di essa svolgono

anche altri servizi di volontariato presso la casa della Sacra

Famiglia di Martinengo, e per questo non possiamo che

benedire e ringraziare il buon Gesù e la nostra fondatrice

madre Cerioli.

È proprio nella Messa di Natale del 1981 che la Corale «Sacra

Famiglia» trova le sue origini. L’avventura della corale

è iniziata grazie all’incentivo di p. Gregorio Vitali e mons.

Ottorino Assolari; inizialmente la corale era formata da alcuni

alunni del Centro Educativo «Sacra Famiglia» e dai

loro genitori. Successivamente si è arricchita anche da altri

uomini e donne spinti dall’entusiasmo per il canto corale. A

tutt’oggi il coro è composto da 37 cantori. Non è possibile

citare tutti i cantori che in questi 35 anni hanno contribuito

alla vita della corale. Ricordiamo

e ringraziamo coloro che li

hanno guidati nella direzione

e nell’accompagnamento all’organo.

Molti sono religiosi della

Congregazione e molti sono

laici che con tanta generosità si

sono dedicati a questa causa: p.

Ezio Bono e p. Luciano Garlini,

p. Pierapolo Lamera e p. Rocco

Baldassarri, Ernesto Moretti e

Angelo Oldoni, p. Gianmario e

fra’ Stefano.

Sin dalle sue origini, il suo scopo

principale è stato quello di

solennizzare le celebrazioni dell’anno liturgico e della vita

della Congregazione nella quattrocentesca chiesa di Santa

Maria Incoronata, sede della Casa generalizia della Congregazione

della Sacra Famiglia: pregare e aiutare a pregare

il popolo santo di Dio attraverso il ministero del canto e

della musica.

Sappiamo quante persone sono state aiutate a scoprire o

riscoprire la fede in Gesù, proprio grazie al canto ed alla

musica sacra (senza peraltro dimenticare le esperienze biografiche

di S. Agostino o di Liszt); infatti canto e musica

sacra non sono dei mezzi per arrivare a Dio, ma sono già

essi stessi esperienza di Dio, sono già preghiera, in quanto

la bellezza è un’esperienza privilegiata di Dio, Bellezza

infinita.

Canto e musica sacra sono già preghiera ed hanno la capacità

di muovere gli affetti e la preghiera del popolo di Dio,

convocato da Gesù Risorto, nell’assemblea eucaristica.

La Corale «Sacra Famiglia», recependo le indicazioni del Concilio

Vaticano II, svolge il suo servizio nella liturgia eucaristica,

attraverso il ministero del

canto e della musica, curando

una equilibrata articolazione

tra coro, assemblea, parti soliste,

parti cantate dal celebrante,

interludi organistici.

Il coro, attualmente, è diretto

dal M° Fabrizio Vanoncini,

accompagnato all’organo dal

M° Giuseppe Zappalalio, e

coordinato da padre Gianmario

Monza.

Non ci resta che augurare almeno

altri 35 anni alla nostra

Corale «Sacra Famiglia»!

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 17


In ricordo di p. Mario Arnoldi

La mattina del 30 gennaio è morto il nostro confratello p. Mario Arnoldi:

era nato a Cologno al Serio 81 anni fa; ha lavorato come missionario in Brasile

dal 1971 al 1986; a causa di una grave malattia ha passato

trent’anni nella nostra comunità di Martinengo.

Il desiderio di dedicare la vita al servizio del Regno di Dio

era nato in giovane età nel cuore di p. Mario. Ma, per la

morte del papà, l’ha conservato nel suo cuore e ha lavorato

per aiutare la sua famiglia. Quando ha sentito di aver completato

quel suo primo e grande dovere, a 24 anni si è incamminato

sulla via del sacerdozio. Nell’ottobre del 1968

è stato accolto nella Congregazione della Sacra Famiglia.

Verso la fine del suo cammino di formazione è nata in lui

la disponibilità a mettersi al servizio della Congregazione

e della Chiesa universale. Il 3 aprile del 1970 scriveva al

Superiore generale: “Nelle Delibere dell’ultimo Consiglio

era scritto di farsi avanti chi desiderava lavorare nella missione

della nostra Congregazione. Faccio perciò sapere a

lei e al Consiglio di essere disponibile per lavorare laggiù,

oltre che per la Congregazione dove e come lei vuole”.

Il 26 giugno 1971 fu ordinato prete da mons. Clemente

Gaddi nella cattedrale di Bergamo e poco dopo partiva

per il Brasile. Così scriveva da Itapevi (Brasile) il 23 ottobre

dello stesso anno: “la sera del 28 del mese scorso

ho celebrato la prima messa in portoghese a Itapevi, ad

maiorem Dei gloriam, per dire grazie perché il mio sogno

è diventato realtà”. Il 14 aprile dell’anno dopo scrive:

“sono arcicontento di essere prete e di esserlo qui dove il

bisogno è enorme. Ottima l’esperienza di questa prima

Pasqua sacerdotale e brasileira.” Per vari anni ha dedicato

le sue energiche forze nel servizio pastorale alla gente, in

collaborazione e a volte anche in sano antagonismo con i

confratelli che svolgevano lo stesso ministero. Dalla sua

tenace dedizione e intraprendenza è nata la Parrocchia di

Jardim Silveira (San Paolo), che ancora oggi lo ricorda con

affetto come il suo primo parroco.

Poi è giunta la malattia, che ha fermato la sua grinta e l’ha

costretto a lasciare il Brasile e ritirarsi nella casa della Congregazione

a Martinengo, per essere curato e assistito: questa

fase della sua vita, non programmata e apparentemente

senza frutto, è durata il doppio del tempo che ha dedicato

alla pastorale, cioè trent’anni! Sono stati anni non facili: né

per lui, perché all’inizio desiderava riprendere ad esercitare il

ministero; né per chi lo assisteva, a motivo del suo carattere

forte che non è cambiato fino all’ultimo. Pochi giorni dopo

il suo arrivo a Martinengo il confratello p. Angelo Bertoli

gli scrive dal Brasile, aiutandolo a trovare forza nella fede: “ti

sto accompagnando quotidianamente coni il pensiero, con

l’affetto e con la preghiera, dopo quanto ti è capitato interrompendo

d’improvviso la tua attività che sempre è stata

il sogno e l’ansia di ogni giorno della tua vita sacerdotale.

Ora sei pienamente nelle mani del buon Dio e di coloro

che continueranno a starti vicino nel tuo calvario… Il tuo

altare per il sacrificio sei tu stesso ed è giunto il momento

di mostrare che la fede: fiducia e fedeltà non ti manca…

Non giudicarti inutile, sarebbe un errore pensare questo e

soprattutto non sarebbe sacerdotale. Oggi sei più vicino al

crocifisso in piena e totale obbedienza al Padre”.

Le parole che concludono il testamento spirituale possiamo

pensare che le abbia pronunciate nel cuore nei lunghi anni

della sua malattia e anche nelle ultime ore, quando già non

poteva parlare: “Ringrazio Dio dei doni immensi ricevuti; il

Signore misericordioso abbia pietà della mia anima”.

p. Mario con i bambini della Ptrima Comunione

nella sua Parrocchia di Jardim Silveira

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famiglianostra | Gennaio - Febbraio 2017


In ricordo di Isabella Giardini

La sera del 27 febbraio è morta Giardini Isabella,

mamma di p. Gianmarco, Superiore generale della Congregazione.

La ricordiamo con affetto, riportando qualche passaggio

dell’omelia tenuta durante il funerale.

Solo in Dio riposa la mia vita, il mio respiro: Lui è la mia roccia, la roccaforte sulla quale mi appoggio, e anche

quando tutto trema io non vacillo (salmo 61). La fede! Questo sentimento di sicurezza che viene dal sentirsi aggrappati

a una roccia solida, che non crolla. La fede è stata il filo conduttore della vita di Isabella: non come un

merito, non come motivo di vanto, ma come se non fosse possibile altra maniera di vivere che nella fede. L’ha

ricevuta in dono insieme alla vita, dalla sua famiglia. Per questo non sentiva il bisogno di ostentarla, ma solo quello

di custodirla. Così, conservata come il tesoro più segreto e più grande, questa fede è stata alla base delle scelte importanti

della sua vita, dei suoi affetti e delle sue sofferenze; ed è stata anche la fonte delle sue gioie più profonde.

Dalla fede ha attinto forza e luce quando, in età adulta, ha affrontato i sacrifici senza i quali le cose più importanti

della vita non diventano vere e durature. Nella fede ha vissuto il matrimonio, come un dono e un compito; nella

fede ha cresciuto noi suoi figli, fiduciosa che questa fosse l’eredità più importante che potesse lasciarci.

Questa fede cresce e si rafforza osservando e sentendo il miracolo della vita, come Gesù ci rivela nel vangelo:

“Guardate gli uccelli del cielo; guardate i gigli dei campi: se Dio li cura, non farà molto di più per voi, suoi figli

e figlie? Cercate prima il Regno di Dio, la giustizia di Dio: e le cose della vita vi saranno poste davanti”. La fede

che ci insegna Gesù non diminuisce in nulla la responsabilità per la nostra vita e felicità: ma ci toglie l’ansia che

turba il cuore quando ci dimentichiamo di essere figli, di essere amati; e per questo non riusciamo a vedere quello

che abbiamo come un dono, di cui ringraziare prima ancora che conservare. Questa fede è una strada non facile,

perché deve evitare due possibili derive: quella di chi aspetta ingenuamente che tutto venga da Dio;

e quella di chi si sente il padrone di ciò che fa e che ha, e si dimentica di essere solo un

pellegrino in viaggio. La fede del Vangelo passa in mezzo: è la strada di una profonda

gratitudine per tutto ciò che riceviamo e che riusciamo a fare, perché siamo convinti

che – anche se è frutto del nostro lavoro – prima di tutto è un dono che

ci viene fatto della tenerezza divina. Questa fiducia profonda, che è sempre

stata il cuore della vita di Isabella, è diventata nei suoi ultimi anni, quelli

della demenza senile, il tutto della sua vita: si è dimenticata di quasi tutto,

ma non del Signore che le ha dato la vita e delle persone che ha amato e

da cui si è sentita amata. Con questa fiducia che le si leggeva sul volto si è

incamminata all’incontro…

La mattina del 1 marzo è morta in Brasile Vergina Francisco Gardim, mamma di Suor Marina

Gardim, superiora generale delle Suore della Sacra Famiglia di Montes Claros.

Verginia Francisco Gardim era nata nel 1934 e si era sposata con Guilherme Gardim nel 1953. Hanno

avuto nove figli (5 donne e 4 uomini). E' stata una donna di fede e una mamma affettuosa. Oltre la

lavoro nella sua famiglia si è sempre impegnata nelle comunità cristiane dove è vissuta, collaborando

con l'evangelizzazione, molto devota di Maria Aparecida. A 83 anni ha sofferto la frattura del femore,

le cui complicazioni l'hanno portata alla morte. Ha lasciato una bella testimonianza di vita e ha ricevuto

le preghiere dei familiari e della comunità dove è vissuta.

Tutti i confratelli della Congregazione esprimono a lei e ai familiari un pensiero di vicinanza

e di preghiera

Cosa farebbe oggi Santa Paola Elisabetta Cerioli ? 19


CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI

15 Febbraio 2017 CICLONE DINEO

su MAXIXE MONGUE - Mozambico

Per aiutare le persone colpite e riparare i danni alle strutture della missione

(scuole e cappelle) si può contattare l’Ufficio missionario

Sacra Famiglia a Martinengo: tel. 0363.988098 o fare una donazione.

CCB intestato a Sacra Famiglia Solidale ONLUS

Iban: IT97 H089 4053 2000 0000 2010 000 o sul CCP 992255

causale «EMERGENZA CICLONE»

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