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1 month ago

FuoriAsse #19

Officina della cultura

MG - Guida al giro del

MG - Guida al giro del mondo è un viaggio geografico, storico e anche interiore. Un attraversamento dello spazio, del tempo e dell’animo umano, in un percorso di crescita. Le immagini che il testo restituisce non sono solo descrittive ma anche evocative: toccano i sensi. A cominciare dal colore verde, verde shetland per la precisione, della vecchia R4 con cui i due amici cinquantenni decidono di intraprendere il loro giro del mondo senza nessun itinerario prestabilito né particolari aspettative. Un viaggio fatto anche di temperature e di colori dunque. Se dovessi dare un colore ai diversi luoghi visitati, quali tonalità di colore sceglieresti e perché? Qual è l’elemento che accomuna questi luoghi e quali sono, invece, le differenze più marcate con il “nostro” Occidente? ND - Mi è difficile entrare nel dettaglio dei colori dei luoghi più di quanto non abbia già fatto nel testo. Rischierei di ripetermi. Posso però dire che i due amici interpretano due caratteri, e quindi colori, complementari. Pietro, che da questo giro spera di trovare una nuova patria, qualcosa che possa fargli cambiare vita, è rosso, seppure un rosso stinto. Il narratore è invece color grigio, per certi versi meno romantico, per altri più realista. Però la tinta complessiva di Guida al giro del mondo è senza dubbio il verde shetland, come la Rabmobile immatricolata nell’89 è la vera protagonista. Verde shetland: il colore della giovinezza che si allontana, sfuma all’orizzonte nell’ora del tramonto. MG - Un altro momento importante di Guida al giro del mondo sono gli incontri che i due protagonisti fanno durante il loro viaggio. Ogni nuovo spazio o territorio viene meglio compreso proprio grazie alle persone che i due protagonisti incontrano. Vuoi parlarcene? Inoltre, c’è un incontro che per motivi di narrazione non sei riuscito a collocare all’interno del romanzo? ND - Guida al giro del mondo è “un romanzo dal vero” che ironizza sui generi e mescola elementi legati all’esperienza reale (il vero viaggio da me e dal mio amico compiuto nel 2013 a bordo della vecchia Renault4) ad altri completamente immaginari. Nei personaggi che popolano il romanzo per poi scomparire, come sempre accade nei racconti picareschi, distinguere tra invenzione e realtà è particolarmente (e volutamente) impossibile. Questa è una sfida, e un gioco, riservata al lettore. In questo senso il personaggio più esemplare è Ernie, il sosia di Hemingway che i due amici incontrano in Ecuador e li scorterà fino a Cuba. Non solo perché è lui stesso a fingersi un altro da sé, ma perché è la copia non conforme di un vero romanziere-avventuriero, il Romanziere per eccellenza del Novecento. Una figura parodistica, che riporta all’ossimoro sotterraneo di tutta la mia narrazione: la guida che non è una guida. MG - Risalta all’occhio del lettore l’atten - zione che riservi alla “Memoria” dei FUOR ASSE 34 Riflessi Metropolitani

luoghi sia perché di questi territori se ne restituiscono le tradizioni e la storia, in alcuni casi fatta di dominazioni che li hanno sfruttati e violati, sia perché se ne restituisce un’accurata rappresentazione del loro presente. Quanto è importante e che ruolo ha la memoria in questo romanzo? ND - Il rapporto tra spazio e tempo è centrale nel mio libro. A questo proposito si cita Austerlitz, il meraviglioso romanzo erratico di W.G. Sebald: «il rapporto tra spazio e tempo ha qualcosa di illusionistico e di illusorio, ed è anche per questo che ogniqualvolta ritorniamo da un viaggio, non sappiamo mai con certezza se siamo stati via». Credo che sia esattamente così; chi di noi si sentirebbe di separare con un colpo di spada quel che abbiamo vissuto da quello che abbiamo solo sognato? E questo vale specialmente per quel “sogno ricorrente” che sono i viaggi. Per contro, c’è il dubbio che «i luoghi sono l’unica cosa vera»; perché, a differenza del tempo, lo spazio pare conservarsi inalterato. Ma è veramente così? Può sembrare di sì in luoghi come Cuba, dove la storia ha rallentato il suo corso. Ma ci può essere anche il caso contrario, come quello di Singapore, divenuta irriconoscibile rispetto alla romantica base della Compagnia Britannica delle Indie narrata da Maugham e Conrad. MG - Una buona dose di disponibilità nel lasciarsi andare, di leggerezza per non prendersi mai troppo sul serio, abbandonarsi alla casualità degli eventi e la consapevolezza che «chi cerca non può trovare». ND - In Guida al giro del mondo c’è sicuramene anche questo: l’elogio della serendipity, l’arte di trovare quello che non si cerca, che poi ci riporta a Magellano, ai due donchisciotte con l’R4, al senso di libertà e abbandono degli schemi che è la vera natura del viaggiare. Non è vero che l’arte del viaggio è morta, casomai un secolo di turismo di massa ce l’ha fatta dimenticare. Il mio romanzo è anche un invito a riscoprirla, perché non è vero che le guide non servono a niente: servono a imparare a farne a meno. ©Idrus Arsyad FUOR ASSE 35 Riflessi Metropolitani