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1 month ago

FuoriAsse #19

Officina della cultura

qualsiasi strada si

qualsiasi strada si presenti; piuttosto, le molteplici possibilità di ricalcolo del percorso sono una chiamata alla responsabilità e alla moralità come moventi imprescindibili delle azioni di chiunque desideri lasciare una traccia. Ma è possibile non lasciare tracce nel presente? La risposta risiede nella consapevolezza che per quanto ci si senta minuti e leggeri ognuno ha un proprio peso. Un peso che, inevitabilmente, ricade sugli altri. Dopo aver riflettuto sul legame tra l’individuo e la propria memoria, si può ora indagare il rapporto che intercorre tra le memorie di diversi individui. Qui si può scorgere un’ulteriore accezione della memoria: essa si forgia nel com-memorare. Questa è l’attività della memoria di mostrarsi, di commisurarsi, di raccontarsi ad un'altra e, per questo, di svilupparsi. L’aspetto relazionale le è precipuo: non servirebbe una memoria in un mondo deserto. Commemorare, ricordare insieme, impone di creare condizioni di sincero dialogo e di apertura cauta, fragile, ma reale all’altro. Chi non ha ricordi che non coinvolgano solo sé. Chi, riportando alla mente un qualsiasi episodio, importante o futile, non si trova dipinto nella mente un altro individuo sconosciuto. Perché lo si ricorda? Anche il prossimo ha il diritto, inalienabile, di lasciare tracce: nuovamente, la memoria liberata dalla volontà può educare. Un dialogo autentico è dominato da attese e silenzi che vengono riempiti con i nostri racconti solo nei momenti opportuni. Ed è in questa forma di dialogo che - - ©Filipe Correia FUOR ASSE 38 Riflessi Metropolitani

la memoria si sente a proprio agio e si svela agli occhi dell’interlocutore come se volesse adagiarsi su di un letto per mostrare tutto il proprio fascino, il fascino della propria storia. Tuttavia, anche l’abilità dell’ascoltarsi e del raccontarsi andrebbe stimolata. Ancora una volta chi ne fa le spese sono, perlopiù, i giovani. Si potrebbe riflettere sulla qualità della disponibilità offerta loro di esprimersi. Nelle scuole, nelle famiglie, sul web, più che presentare la loro memoria, costruiscono un velo che gli impedisce di mostrare il loro aspetto autentico, quasi fossero intimoriti dal profilo che emergerebbe se si descrivessero con fedeltà. Ciò accade probabilmente perché i ragazzi sono privi degli strumenti adeguati a descriversi e si vedono, quindi, costretti – e talvolta invogliati – a dipingersi come gli altri vorrebbero che fossero. Per evitare tali conseguenze, la scuola e la famiglia diventano i luoghi migliori per creare occasioni di formazione alla commemorazione. Qui si forniscono ai ragazzi gli elementi per costruire un dialogo in cui le diverse memorie si avviluppino senza sentirsi strozzate, ma accarezzate e aiutate a valorizzarsi. In terzo luogo, la memoria invita alla responsabilità caratterizzante il rapporto tra la ricerca scientifica e la riflessione umanistica, da una parte, e la memoria individuale, dall’altra. Sono numerose le ricerche nel campo delle neuroscienze e sono affascinanti i dibattiti che avvengono in psicologia e nelle scienze cognitive, dove si analizzano i dati scientifici e si elaborano teorie sempre più articolate per comprenderli e spiegarli. Per la riflessione filosofica, l’interesse dello studio della memoria è direttamen - te proporzionale alla quantità di dati che provengono dalla ricerca scientifica. Ad ©Sarolta Bán esempio, analizzare le patologie che limitano le capacità cognitive da un punto di vista filosofico permetterebbe di emendare i paradigmi teorici presenti, elaborarne di migliori e costruire concetti che meglio afferrino la multiforme realtà della nostra mente. Non solo. Anche in questo caso, è doveroso mostrare che queste discipline possono influire positivamente nel campo dell’istruzione. Infatti, gli ormai classici metodi di studio insegnati agli studenti sono sottoposti allo sguardo critico di psicologi e scienziati cognitivi che talvolta ne svelano l’inefficacia. Perciò, una prospettiva ancora poco esplorata, è quella di studiare il funzionamento della memoria, capirne le potenzialità, calcolare il grado di efficacia delle tecniche di apprendimento più comuni e elaborarne di nuove ed innovative che migliorino le prestazioni degli studenti. In questo campo, si rivelano proficui gli studi sugli “artefatti cognitivi” che migliorerebbero il recupero delle informazioni dalla memoria e la loro rielaborazione creativa. Emerge, quindi, uno degli scopi più alti di queste ricerche in ambito educativo: insegnare a “fare memoria”. La me- FUOR ASSE 39 Riflessi Metropolitani