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5 months ago

FuoriAsse #19

Officina della cultura

in Italia di Daniela

in Italia di Daniela Marcheschi (testo pubblicato da Mursia, nel 2016, nella collana Argani diretta da Guido Oldani). Quest’ultimo numero di «Kamen’» si presenta ai suoi lettori con un editoriale che racconta la nascita della stessa rivista, lasciando bene intendere come ventisei anni fa un gruppo di giovani fortemente motivati si sia attivato per difendere l’alta cultura. La parola “progetto” per descrivere una tale ardua impresa appare quindi la più adeguata. Un progetto che si sta portando avanti lavorando principalmente sullo scavo delle tradizioni, riservando spazio alla scoperta di grandi autori nazionali e internazionali così come alla riscoperta dei grandi autori del passato. ***** CA - È stato di recente pubblicato il n° 50 della rivista «Kamen’». Sono venticinque anni di infaticabile lavoro, ma anche di resistenza in un tempo difficile come il nostro, in cui nella letteratura e nell'espressione artistica sembra essersi sgretolato il senso della ricerca autentica dei valori. Qual è il contributo che l’arte, la poesia e la letteratura in generale possono dare a un Paese come il nostro? AA - La politica è parte della cultura, come l’economia, le scienze, il sistema delle arti e così via. In un’ottica di superamento di ogni doppia cultura o del frazionamento dei saperi in uno pseudo -specialismo e in un addestramento par - cellizzato non più sostenibile, il sistema delle arti ha – nel complessivo dell’alta cultura che è tale solo se è critica – un compito fondamentale di “bonifica” e ripristino delle tradizioni a venire, per la costruzione di un futuro possibile ed abitabile nell’intera biosfera. Il sistema delle arti, ed in questo ambito la letteratura, in un rapporto stretto coi saperi, è FUOR ASSE 42 l’unico che può porre a livello corporeo, ideativo ed olistico, in profondità, ogni interrogazione forte rispetto all’esistere e all’esistente. Ciò in un'ottica di pensiero oltre l’esistente, in quanto l’Arte non trascorre il senso, ma lo pone di fronte a noi in “carne ed ossa”. Purtroppo (come spesso si dice, ma poi non si è conseguenti), il Paese è bloccato non solo a causa del quadro internazionale, ma soprattutto dalle “rendite di posizione”; dagli interessi particolari anche in letteratura; da una cinquantennale opera di smantellamento dell’alta cultura e della ricerca in ogni settore. Basti dare uno sguardo alla situazione della nostra istruzione scolastica e delle Università per lo più liceizzate, dove la ricerca continua a fatica solo in ristrettissimi ambiti e per lo più solo per la volontà di singoli fuori dai compiti istituzionali. Tragica è poi la scomparsa di tale ricerca nelle facoltà “umanistiche” ad alto livello, dove non si è in grado di produrre più quasi nulla di nuovo ed originale. In tale direzione sarebbe urgente far sorgere an - che in Italia centri di ricerca alternativi fuori delle attuali Università. Redazione Diffusa

CA - Amedeo Anelli è direttore della rivista «Kamen’», curatore d’arte, poeta e ha svolto studi filosofici, soffermandosi in special modo sullo studio della Filosofia della scienza e dell’estetica. Come e quanto incide la tua formazione all’interno di ogni specifico ruolo? AA - Devo molto alla scuola di Milano ed a Milano, alla fenomenologia di Dino For - maggio, alla filosofia della scienza di Ludovico Geymonat e soprattutto alla presenza costante ed aperta di Eridano Baz - zarelli, che ha seguito praticamente sin dal principio i miei passi nella scrittura poetica. In tutti questi maestri era un’at - tenzione ed un’apertura critica verso il nuovo e una concezione non frammentata degli orizzonti culturali. Questa impostazione mi è rimasta e vale per ogni ambito che entra in dominante: si spostano gli “accenti”, ma è l’intero orizzonte in movimento che reagisce. In ogni caso, come si può pensare in Filosofia di affrontare il problema gnoseologico, sen - za una conoscenza di ciò che avviene in Fisica o in altri ambiti scientifici? Oppure, come si può pretendere di fare critica d’arte senza una preparazione tecnica specifica e storico-estetica, e in taluni casi anche ingegneristica? In più mi hanno sempre interessato i rapporti fra Arte e Pensiero; e, in un orizzonte di poesia polifonica, penso che le arti possano secondo i propri principi di campo tener conto di tutti i saperi e dell’intero umano. CA - La coniugazione dei saperi di certo è un vantaggio per chi, come Amedeo Anelli, rivolge il proprio sguardo anche all’estero. Inoltre, oltre alla prolifica produzione sia in campo letterario sia in campo artistico, è evidente come il mestiere di critico sia potenziato da un’innata capacità di saper trarre il meglio da ogni ricerca, ma anche da una forte “pas- sione” per l’arte e per la cultura. Nel dire questo penso anche alla direzione di «Kamen’», rivista che, proprio per il gusto raffinato delle scelte e delle proposte, è molto apprezzata nel panorama culturale italiano e internazionale. Quanto è importante oggi per l’Italia impostare un rapporto di confronto attivo anche con l’estero? AA - È un rapporto fondamentale e vitale, sia perché la cultura è sempre stata un fenomeno collettivo ed “internazionale”, sia perché questo processo, che negli ultimi cinquecento anni si è potenziato molto, era già presente nella cultura medioevale ed antica. Inoltre, riguardo agli autori dell’ultimo mezzo millennio: come comprendere ad esempio gli autori e i movimenti senza l’influenza, il dialogo, anche la lettura fuorviante e la mis-comprensione, che l’orizzonte del dialogo e delle evenienze internazionali hanno operato? Lo studio delle tradizioni a livello internazionale è fondamentale per la comprensione di ciò che è avvenuto ed avverrà. CA - Nel corso del tempo «Kamen’» ha contribuito all’arricchimento del panorama culturale italiano grazie alla scoperta di nomi quali Gustav G. Špet, Grigori J Skovoroda, Léon Dumont e ha inserito nel dibattito intellettuale tanti altri nomi dimenticati. Pensiamo a Giacomo Noventa, Dino Formaggio, Vincenzo Gioberti. In un momento così difficile e condizionato dalle tante voci che, seppure mediocri, sopravvivono sia grazie al supporto dei nuovi mezzi tecnologici sia grazie al fatto che le stesse case editrici sono sempre più interessate a trarre profitto piuttosto che porsi come generatori di valori condivisi, quanto è difficile restare puri e lavorare per la necessità di affermare il valore autentico dell’opera artistica in genere? AA - Per chi come me ritiene che il piano etico sia in dominante e fondativo sia su quello conoscitivo sia su quello estetico, ciò può accadere semplicemente nel FUOR ASSE 43 Redazione Diffusa

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