23.03.2017 Views

Art&trA Rivista Feb/Mar 2017

Rivista d’arte, cultura e informazione

Rivista d’arte, cultura e informazione

SHOW MORE
SHOW LESS

Create successful ePaper yourself

Turn your PDF publications into a flip-book with our unique Google optimized e-Paper software.

2.0

Speciale:

Manet e la Parigi Moderna

di Silvana Gatti

AccA edizioni Roma Srl

Anno 9° - Febbraio / Marzo 2017

68° Bimestrale di Arte & cultura - € 3,50

GIOVANNA

FRA

Giorgio Morandi e Tacita Dean

Sem plice com e tutta la m ia vita

La mia infanzia è semplice come tutta la mia vita,

informata da un gran desiderio di star solo e di non essere seccato da nessuno…

G iorgio M orandi

al Museo Civico di Palazzo Te


Paola Romano

“Luna Blu” - 2015 - tecnica m ista su tavola - Ø cm .50

w w w .accainarte.it -acca@ accainarte.it


AccA eDIZIONI ROMA S.r.l.

Partita I.V.A. 11328921009

Sede Sociale:

00171 Roma - Via Alatri, 14

centralino + 39 06 20 140 41 - Fax 06 20 18 113

Telefoni mobili 329 46 81 684

www.accainarte.it - acca@ accainarte.it

Acca edizioni

Sede Amministrativa:

00133 Roma - Via G. B. Scozza, 50

Tel. 06 20 140 41 - Tel. mob: 329 46 81 684

www.accainarte.it - acca@ accainarte.it

roberto.sparaci@ alice.it

Ufficio redazionale e deposito

00133 Roma - Via Giovanni Battista Scozza, 50

Amministratore Unico

capo Redattore: Roberto Sparaci

Direttore Responsabile

Sezione editoriale: claudio Alicandri

Direttore Artistico;

AlimbertoTorri

Ufficio pubblicità:

A cura dell’AccA eDIZIONI - ROMA

copertina:

Ideazione Grafica AccA eDIZIONI - ROMA S.r.l.

Fotocomposizione: a cura della Redazione

AccA eDIZIONI - ROMA S.r.l.

Stampa:

Pacini editore Srl

Via Gherardesca

56121 Ospedaletto (Pisa)

Tel. +39 050 313011 - Fax +39 050 31 30 302

www.pacinieditore,it - info@pacinieditore.it

Distribuzione a cura di:

AccA eDIZIONI ROMA S.r.l.

Pubblicazioni:

ANNUARIO D’ARTe MODeRNA

“artisti contemporanei”

RIVISTA: BIMeSTRALe Art& trA

Registrazione: Tribunale di Roma

Iscrizione camera di commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Giovanna Fra

courtesy: Giovanna Fra

S O M M A R I O

F e B B R A I O - M A R Z O 2 0 1 7

Giorgio Morandi e Tacita Dean Pag. 8

Ufficio stampa Delos

Manet e la Parigi Moderna Pag. 24

di Silvana Gatti

Daniele Papuli - L’era della carta Pag. 38

a cura della Galleria colossi

“Tra&arT” - Dalla pubblicità all’Arte Pag. 42

a cura di Alimberto Torri

“Il dada è tratto” - Il tempo del sogno nella pittorica.... Pag. 52

a cura di Pierpaolo Pracca

“Alfabeta” 1979 1988 - Prove d’artista Pag. 58

a cura di Francesca Mora

“7” Arte ed esoterismo Pag. 66

di Piercarlo Bormida

Le Mostre in Italia e Fuori confine Pag. 82

a cura di Silvana Gatti

“Nel segno...”-Ritratti d’artista- intervista a Sergio Zanni. Pag. 104

di Marilena Spataro

“Libri d’arte in vetrina” Sammlung - collezione Kreuzer Pag. 110

di Fulvio Vicentini

“Le grandi Mostre” Art Decò Pag. 124

di Marilena Spataro

2ª di copertina: Paola Romano

courtesy: Acca edizioni

3ª di copertina: X esempio

courtesy: X esempio

Organizzazione eventi

4ª di copertina Giovanna Fra

courtesy: Giovanna Fra

copyright © 2013 AccA edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

RUBRIcHe

camille & Rodin “La passione che diventa arte Pag. 77

di Valentina D’Ignazi

Le catacombe cristiane Pag. 98

a cura di Francesco Buttarelli

La 20a edizione di Arte Forlì contemporanea Pag. 114

a cura dell’ente Fiera di Forlì

“Kuzma Kovačič” - La scultura nel segno del sacro. Pag. 117

di Svjetlana Lipanovic

ACCA EDIZIONI ROMA Srl


A C C A ED IZ IO N I - R om a Srl-Pubblicazioni artistiche

seguici comodamente e

gratuitamente anche

on-line

www.accainarte.it

Il nuovo sito completamente rinnovato e interattivo, è

a disposizione di chiunque voglia tenersi informato sul

mon do dell’arte con una moltitu dine di notizie che

verranno aggiornate continuamente.


Tano

Friends

Associazione Culturale, Via Beatrice Cenci 8, Roma

Tel. 063232868, - mail: studiosoligo.deniarte@gmail.com

é in preparazione il II volume delle opere archiviate da

Studio Soligo - Archivio Storico Tano Festa

a cura del Prof. Duccio Trombadori e Prof. Gianluca Marziani

Tano Festa - “Una situazione provvisoria” - 1957 - olio su tela - cm. 60 x 90

Patrocinio:

Edizione:

Palazzo Collicola Arti Visive

Museo d’Arte Contemporanea - Spoleto

Costa Deniarte

Arte Contemporanea - Roma


www.tornabuoniarte.it

“Composition” - 1970 circa - olio su tela - cm 72 x 72

Roberto Sebastian

M atta

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto C ellini,3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 -info@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - V ia M aggio,58/r - Tel.+39 055-2289297 - contem porary@ tornabuoniarte.it

M ilano 20121 - V ia Fatebenefratelli,34/36 - Tel.+39 02 6554841 - m ilano@ tornabuoniarte.it

Forte dei M arm i55042 - Piazza M arconi,2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeim arm i@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - A ntichità - V ia M aggio,40/r - Tel.+39 055 2670260 - antichita@ tornabuoniarte.it


8

Giorgio MORANDI e

Tacita DeAN.

“Semplice come tutta

la mia vita”

La mia infanzia è semplice come tutta la mia vita,

informata da un gran desiderio di star solo e di non

essere seccato da nessuno…

G iorgio M orandi

Giorgio Morandi

Natura morta, 1938

Olio su tela, cm 30,2 x 45,3

Milano, FAI-Fondo

Ambiente Italiano, Villa

Necchi Campiglio,

collezione

Claudia Gian Ferrari

Foto Alberto Bortoluzzi

Il Centro Internazionale d’Arte e

di Cultura di Palazzo Te a Mantova,

dal 12 marzo al 4 giugno,

presenta un’esposizione in cui le

opere di Giorgio Morandi - uno

dei maestri della pittura europea del

Novecento - dialogano con le opere di

Tacita Dean - una delle più importanti

e riconosciute artiste della scena mondiale

contemporanea.

La mostra Giorgio Morandi e Tacita

Dean. “Semplice come tutta la mia

vita” mette a confronto due film, Day

for Night e Still life, che Tacita Dean

ha realizzato nel 2009 nello studio bolognese

del pittore - ricostruito a grandezza

naturale in apertura del percorso

espositivo a Palazzo Te - e una raccolta

di circa cinquanta opere di Giorgio

Morandi, dipinti, disegni, acquarelli e

grafiche concessi da importanti musei

e collezioni private, che illustrano la

sua ricerca relativa alla natura morta

nel periodo dal 1915 al 1963.

La mostra propone una riflessione sul

profondo legame che si istituisce tra i

due artisti, un legame che da un lato

racconta la linfa che alimenta il lavoro

di Tacita Dean e dall’altro fa splendere

la contemporaneità del lavoro di ricerca

sviluppato per tutta la vita - con

pazienza, attenzione e sensibilità - da

Giorgio Morandi.

Tacita Dean si sofferma sugli oggetti

dell’universo poetico di Morandi e

sulle tracce lasciate su un piano dalle

basi degli oggetti stessi, tracce composte

dalla matita del pittore che calcolava,

centrava, affiancava, spostava,

ricollocava, aggregava, insisteva, con

una attenzione matematica, sperimentale,

priva di casualità plausibilmente

in rapporto con le ore del giorno, le

luci, i colori dell’aria.

“Nel fare questo - scrive Stefano Baia

Curioni, presidente del Centro di Palazzo

Te - Tacita Dean mette in opera

una rapina gentile che, nell’appro-


Giorgio Morandi

Natura morta, 1948

Olio su tela, cm 37,5 x 45

Milano, Museo del Novecento

Foto Ranzani

Tacita Dean

Still Life, 2009

16mm black and white film, mute,

5 1/2 minutes

Courtesy of the artist, Marian

Goodman Gallery Paris and New

York and Frith Street Gallery,

London

Photo Poelzl

priarsi delle condizioni del lavoro di un

altro artista, apre lo spiraglio di una rivelazione:

Morandi non è il passato, è

vivo nel lavoro del presente. Un lavoro

intimo che la mostra propone ad ogni

spettatore”.

Partendo dagli oggetti cari a Morandi -

bottiglie, lumi, caffettiere, tazze, porcellane

e vetri -, il processo di creazione

artistica attivato dall’osservazione

e dalla meditazione sulle cose è

il punto di incontro dei lavori dei due

artisti. I film di Tacita Dean esprimono

l’intuizione della necessità di guardare

alle cose e alle tracce involontarie del

processo della pittura. La sua opera

non è un documentario: non antologizza

Morandi, non analizza il suo contesto

e il suo tempo, ma lo guarda con

semplicità e permette allo spettatore di

sperimentare come il suo lavoro sia

ben vivo nel presente.

L’esposizione, curata da Massimo Mininni

e Augusto Morari con il supporto

di Cristiana Collu, è promossa dal Comune

di Mantova, dal Centro Internazionale

d’Arte e di Cultura di Palazzo

Te e dal Museo Civico di Palazzo Te,

in collaborazione con la Galleria Nazionale

d’Arte Moderna e Contemporanea

di Roma, l’Istituzione Bologna

Musei | Museo Morandi e gli Amici di

Palazzo Te e dei Musei Mantovani e

con il sostegno di Fondazione Banca

Agricola Mantovana.

Le nature morte di Giorgio Morandi

esposte nello spazio delle Fruttiere mostrano

come l’elaborazione del colore

nelle sue composizioni si sia arricchita

sino a raggiungere gli ultimi raffinatissimi

accordi dei toni più alti. Forme,

colori, valori spaziali sono associate a

una musica di luce: la luce e l’ombra,

presenti nelle stanze abitate dal pittore,

sono appunto alla base della sua

espressione grafica e coloristica.

Lo studio dell’artista in via Fondazza e

la sua vita “piana e tranquilla” sono


10

Giorgio Morandi

Natura morta, 1959

Olio su tela, cm 18 x 30

Firenze, Fondazione Spadolini

Nuova Antologia

Tacita Dean

Day for Night, 2009

16mm colour film, mute,

10 minutes - Location shot

Courtesy of the artist, Marian

Goodman Gallery Paris and New

York and Frith Street Gallery,

London

elementi imprescindibili per capire

l’arte di Morandi.

Tacita Dean ci restituisce con chiarezza

nei suoi lavori le atmosfere e gli ambienti

morandiani: la luce investe lo

spettatore con calma e le ombre delle

bottiglie, dei vasi appaiono in una pallida

penombra. I film raccontano un

mondo limitato, polveroso, dimesso e

domestico, dove cose umili affiorano

in una luce fioca e rendono magiche le

stanze, il carattere del luogo e l’arte di

Morandi. Si avverte che l’artista si è

soffermata a indagarle, cercando di

scoprire la rigorosa ricerca di quel

mondo plastico, di quel vedere e sentire

per volumi e parallele, di quel

comporre con chiarezza l’ordine con il

quale Morandi procedeva nel misurare

e disporre gli oggetti, qualità sostanziali

nelle nature morte che metteva in

scena.

Nel proporre insieme le opere di Giorgio

Morandi e Tacita Dean, la mostra

apre alcune domande: cosa accade

quando un’artista guarda e incorpora

nel proprio il lavoro di un altro artista,

magari distante da sé nello spazio e nel

tempo? Che opportunità viene offerta a

noi, al pubblico, ai cosiddetti “astanti”

dell’arte, quando questa inclusione si

fa a sua volta opera d’arte?

GIORGIO MORANDI nasce a Bologna

il 20 luglio 1890 in una famiglia

della piccola borghesia cittadina. I suoi

riferimenti artistici sono Cézanne,

Henri Rousseau, Picasso e André Derain.

Subito sviluppa un grande interesse

per l'arte italiana del passato:

Giotto, Masaccio e Paolo Uccello.

Dopo avere insegnato per molti anni

nelle scuole comunali di disegno, nel

febbraio del 1930 ottiene per "chiara

fama" e "senza concorso" la cattedra di

Incisione presso l'Accademia di Belle

Arti di Bologna, dove rimarrà fino al


Giorgio Morandi

Natura morta con bottiglia e

brocca, 1915

Incisione all’acquaforte da matrice

di rame, cm 15,3 x 12,7

Roma, Galleria Nazionale d’Arte

Moderna e Contemporanea

Tacita Dean

Day for Night, 2009

16mm colour film, mute, 10 minutes

Location shot

Courtesy of the artist, Marian Goodman

Gallery Paris and New York

and Frith Street Gallery, London

1956. Rilevante è la sua presenza alle

Biennali veneziane, ma ancor più

quella alle Quadriennali romane: nel

1930 e nel 1935 Morandi fa parte della

commissione di accettazione ed è presente

anche come pittore con opere significative;

nel 1939 ottiene un'intera

sala personale, con 42 olii, 2 disegni e

12 acqueforti. Nell'estate del 1943 l’artista,

sfollato, si ritira sugli Appennini

dove sviluppa lavori dedicati ai paesaggi.

Nella Biennale del 1948 riceve

il primo premio: Morandi è ormai considerato

uno dei maestri più importanti

del secolo. Anche i più esclusivi ambienti

internazionali s’interessano a lui

e alcune sue opere sono ospitate in prestigiose

rassegne del Nord Europa e

negli Stati Uniti. Dopo una lunga malattia,

Morandi si spegne a Bologna il

18 giugno 1964. L'elenco delle esposizioni

all'estero sarà lunghissimo, anche

dopo la sua morte. Le sue opere sono

presenti in numerosi musei Italiani e

internazionali.

TACITA DEAN nasce in Inghilterra, a

Canterbury, nel 1965. Artista, fotografa

e regista, Tacita Dean ha mostrato fin

dagli esordi una predilezione per i formati

espressivi usati nel cinema. La

sua pratica del disegno ha assunto la

forma di storyboard, un formato narrativo

utilizzato nella progettazione dei

film. Il gusto per la narrazione che si

ritrova in molte delle sue opere è

spesso innescato da incontri casuali.

Nei suoi lavori la finzione e la storia si

muovono su uno stesso piano, sottolineando

il loro potere evocativo. Le sue

opere giocano poeticamente sul tema

della ricerca, nonché sulle identità sfocate

di persone o di cose misteriose.

I suoi film sono spesso narrazioni minime

impregnate di un senso di fallimento

umano e aspettative derivanti da

azioni che sono curiosamente sia eroiche

che consuete. Alcune delle ultime

opere di Dean ricordano il lavoro di


12

Giorgio Morandi

Natura morta, 1947

Olio su tela, cm 28 x 35

Collezione privata

Tacita Dean

Still Life, 2009

16mm black and white

film, mute, 5 1/2 minutes

Courtesy of the artist,

Marian Goodman Gallery

Paris and New York

and Frith Street Gallery,

London

Photo Poelzl

Bernd e Hilla Becher nella loro

attenzione ai luoghi abbandonati,

ma dotati di storia potente.

Il suo lavoro è stato esposto in

molte esposizioni internazionali

quali la Biennale di Venezia, la

Biennale di Sydney, la Biennale

di San Paolo. Ha inoltre partecipato

a DOCUMENTA(13) e ha

avuto numerose mostre personali

nei maggiori musei internazionali.

È stata finalista per il Premio

1998 Turner Prize nel 1998

e ha ricevuto lo Hugo Boss Prize

nel 2006 ed il Premio Kurt

Schwitters nel 2009.

INFO:

www.centropalazzote.it

Biglietteria Museo Civico

di Palazzo Te: +39 0376 323266

ORARI

Fino a sabato 25 marzo:

lunedì 13.00 - 18.30

da martedì a domenica 9.00 - 18.30

(ultimo ingresso 17.30)

A partire da domenica 26 marzo:

lunedì 13.00 - 19.30

da martedì a domenica 9.00 - 19.30

(ultimo ingresso 18.30)

INGRESSO

Intero €12,00

Ridotto € 8,00

Ridotto studenti € 4,00

(visitatori tra i 12 e i 18 anni, studenti

universitari)

CATALOGO Skira

Ufficio stampa

Delos – Servizi per la Cultura

di Annalisa Fattori e Paola Nobile

T +39 02 8052151 | delos@delosrp.it

Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di

Palazzo Te, Federica Leoni

T +39 0376 369198

ufficiostampa@centropalazzote.it


14


16


18

Tiziano Sgarbossa

estrusioni su tela

“Superficie mutante” – 2016

estrusione su tela-acrilico

cm .80 x 80


Galleria Ess&rrE

Via Alatri, 14 - 00171 Roma

Tel. 06 2014041 - 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it

“Superficie mutante - grigio”

2016 - estrusione su tela-acrilico

cm .80 x 80


20

Anna M aria Tani

Il Cerchio 50x40 2017

Costruisco 50x40 2017

Tessere 40x30 2017

Studio: 00039 Zagarolo (Rm) Via Cancellata di Mezzo 78

Cell. 393 9912034 - tani.anna.maria@gmail.com

AnnaMariaTani-pittore/incisore


Senza.... 50x40 2017

Strappo 40x30 2017

Pazientemente 50x35 2017

W W W .A RTIN G O U T.C O M

per la prom ozione delle artivisive

Tel.+39 06 8418055 -info@ artingout.com


22

Tonino CAPUTO

“Two Bridges” - 2014 - olio su tela - cm. 50 x 60


24

MANET E LA

PARIGI MODERNA

Dall’8 marzo fino al 2 luglio

Milano - Palazzo Reale

“Traeva elementi da tutti, ma che meraviglia la maestria pittorica con la quale

riusciva a fare qualcosa di nuovo! ” (Edgar Degas)

di Silvana Gatti

Dopo il Salone del Libro,

anche la mostra di Manet

non si tiene all’ombra

della Mole, come previsto

inizialmente dalla giunta

Fassino, ma approda a Palazzo Reale

di Milano. La mostra era programmata

a Torino, prodotta da Skira con il

Musée d’Orsay. Successivamente, con

l’arrivo della giunta pentastellata guidata

da Chiara Appendino, differenti e

discutibili strategie hanno portato la

mostra nella città del Duomo. Grazie

all’interesse di Skira ed al tempo stringente

che non giocava a favore dei tentennamenti

torinesi, Milano ha preso la

palla al balzo visto anche il mandato,

in scadenza a marzo, del presidente del

Musée d’Orsay, Guy Cogeval, con cui

erano stati presi gli accordi per portare

a termine la mostra di chiusura di un

ciclo dedicato ai grandi impressionisti.

Nel capoluogo lombardo Manet diventa

il fulcro di una mostra ad ampio

spettro, che allarga lo sguardo sulla

città di Parigi, con una cinquantina di

tele: metà, circa, di Manet e le altre di

artisti come Renoir e Degas che, come

lui, avevano lavorato in quel periodo

interpretando e raccontando la trasformazione

della capitale francese.

La mostra Manet e la

Parigi moderna che

apre l’8 marzo a Milano

al piano nobile di Palazzo

Reale – fino al 2

luglio – documenta il

percorso artistico del

grande artista (1832-

1883) che, in poco più

di due decenni di intensa

attività, ha prodotto

430 dipinti, due

terzi dei quali copie,

schizzi, opere minori o

incompiute. Un percorso

che si intreccia a

quello di altri celebri artisti,

molti tra loro compagni

di vita e di lavoro

di Manet, frequentatori

assieme a lui, di caffè,

studi, residenze estive,

teatri.

Le opere presenti in mostra

arrivano dalla prestigiosa

collezione del

Musée d’Orsay di Parigi:

un centinaio di opere,

tra cui 55 dipinti – di

cui 17 capolavori di

Manet e 40 altre splen-

Edouard Manet

Il Pifferaio, 1866

Olio su tela, 160,5 x 97 cm

Parigi, Musée d’Orsay


Edouard Manet

Emile Zola, 1868

Olio su tela, 146 x 114 cm

Parigi, Musée d’Orsay

Edouard Manet

Berthe Morisot con un mazzo di violette, 1872

Olio su tela, 55,5 x 40,5 cm

Parigi, Musée d’Orsay

dide opere di grandi maestri coevi, tra

cui Boldini, Cézanne, Degas, Fantin-

Latour, Gauguin, Monet, Berthe Morisot,

Renoir, Signac, Tissot. Alle

opere su tela si aggiungono 10 tra disegni

e acquarelli di Manet, una ventina

di disegni degli altri artisti e sette

tra maquettes e sculture.

Promossa e prodotta da Comune di

Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre

Skira, curata da Guy Cogeval,

storico presidente del Musée d’Orsay

e dell’Orangerie di Parigi con Caroline

Mathieu, conservatore generale onorario

e Isolde Pludermacher, conservatore

del dipartimento di pittura, l’esposizione

celebra il ruolo centrale di

Manet nella pittura moderna, attraverso

i vari generi cui l’artista si dedicò:

il ritratto, la natura morta, il

paesaggio, le donne, Parigi, sua città

amatissima, rivoluzionata a metà ‘800

dal nuovo assetto urbanistico voluto da

Napoleone III e attuato dal barone

Haussmann e caratterizzata da un

nuovo stile di vita nelle strade, nelle

stazioni, nelle esposizioni universali,

nella miriadi di nuovi edifici che ne

cambiano il volto e l’anima.

Oggi, come ieri, mercanti, galleristi e

amanti dell’arte tendono ad etichettare

gli artisti identificandoli con una serie

dei loro dipinti o con un determinato

stile. E’ il concetto della “riconoscibilità”,

che permette di identificare Monet

con le ninfee, Degas con le ballerine,

Renoir coi nudi sensuali di belle donne

formose, Cézanne con le nature morte,

Fontana con i tagli nelle tele, e via di

questo passo, sino ai nostri contemporanei,

indirizzati dai galleristi a produrre

in serie infinite campi da golf,

cieli azzurri con nuvole stilizzate, paesaggi

con un chierichetto onnipresente,

isole improbabili, opere che diventano

loghi, etichette, marchi di fabbrica. Ma

fortunatamente non tutti gli artisti si incanalano

in questi argini stereotipati,

lasciando libera la loro creatività di

esprimersi giorno dopo giorno a seconda

dell’estro. Primo fra tutti, Manet,

che ancora oggi disorienta pubblico e

critica con la sua pittura ricca di metamorfosi

e traboccante di vita, una pittura

il cui stile è ad ampio raggio, con

una pennellata a volte energica ed altre

volte leggera e poetica, che suscita nell’osservatore

impressioni disomogenee.

Mentre alcuni artisti cambiano il

proprio linguaggio pittorico per stare al

passo con l’ultima tendenza o come

evoluzione e crescita personale, l’incongruenza

di Manet si pone su un

piano differente, in quanto sembra scegliere

un approccio diverso per ogni dipinto

a dispetto di regole prevedibili.

Il romanticismo o l’erotismo, che Cézanne

aveva sempre trattato con discrezione,

vengono affrontati da Manet

dapprima con riserva e successivamente

con l’audacia de “L’Olympia” e

del “Déjeuner sur l’herbe”, opere pur-


26

Edouard Manet - La cameriera della birreria,

1878-1879 - Olio su tela, 77 x 64,5 cm

Parigi, Musée d’Orsay

troppo assenti in mostra.

Per dirla con le parole di Françoise

Cachin, prima direttrice del Musée

d’Orsay e curatrice della vasta retrospettiva

allestita a Parigi e a New York

nel 1983, in occasione del centenario

della morte del pittore: “L’affascinante,

brillante Manet resta ancora uno degli

artisti più misteriosi, più inclassificabili

della storia della pittura.”

Personaggio fuori dalle righe, carismatico

e coraggioso, unisce alla grandezza

della pittura classica la libertà

dell’arte moderna, senza tuttavia assoggettarsi

ai dettami del movimento

impressionista. Non partecipa infatti

alle otto mostre impressioniste tenutesi

tra il 1874 e il 1886, preferendo esporre

al Salon nonostante la possibilità di

esser rifiutato. La sua ambizione mira

all’innovazione, a portare l’arte nel

solco della modernità, obiettivo che

centra pienamente tramite una pittura

magnifica, ricca di virtuosismo e invenzioni,

energica nell’uso dei colori e

nel taglio compositivo, e la sua ascesa

si fermerà solo con la sua fine precoce.

Studiando le opere di Manet si va dal

realismo degli esordi con “Il signore e

la signora Manet” (1860, Parigi, Musée

d’Orsay) ai numerosi rimandi e citazioni

dei maestri del passato: Velázquez,

Goya e Tiziano. Dall’esotismo

delle tele di eco spagnoleggiante al romanticismo

che evoca le poesie di

Baudelaire con “La cantante di strada”

(1862 circa, Boston, Museum of Fine

Arts). Si passa poi all’erotismo provocante

dei nudi di Victorine Meurent in

“Le déjeuner sur l’herbe” o in “Olympia”.

Come non ricordare anche i ritratti

femminili dalla frivola freschezza

associata ad un’eleganza ornamentale,

come quelli raffiguranti Berthe

Morisot, presenti in mostra.

Esempio perfetto dello stile impressionista

sono i paesaggi en plein air straripanti

di luce come “Argenteuil”

(1874, Tournai, Musée des Beaux-

Arts); le allusioni riconducibili al simbolismo

di Mallarmé delle “Rondini” o

delle illustrazioni per il “Corvo” e il

“Pomeriggio di un fauno”. Singolari le

scene di intimità ambientate in luoghi

di villeggiatura come “La colazione:

Interno ad Arcachon” (1871, Williamstown,

The Sterling and Francine Clark

Art Institute; “Sulla spiaggia” (1873,

Parigi, Musée d’Orsay). Non da meno

una serie di opere ricche d’umorismo e

dall’aspetto giapponesizzante, come

gli studi e le incisioni di gatti e le nature

morte dalla bellezza tranquilla e

rassicurante, dagli accenti tradizionali,

e che ebbero subito una buona accoglienza.

E infine, i dipinti che documentano

l’interesse dell’artista per

l’atmosfera convulsa della notte immersa

nelle luci artificiali come “Il bar

delle Folies-Bergère” (1881-1882,

Londra, The Courtauld Gallery). E’ interessante

notare come, nelle opere destinate

al Salon, Manet studia minuziosamente

la composizione, mentre nelle

altre lavora in totale libertà, in un gioco

di tocchi e colori che partendo da

opere che ricordano il fauvismo giunge

ad altre opere fuori da ogni schema che

ricordano l’arte naïf. I soggetti, come

le tecniche pittoriche, si intrecciano

dando corpo alla sua opera così peculiare,

in perenne contraddizione, ma

priva di discrepanze insanabili. Questa

impressione di evoluzione permanente,

o meglio la constatazione che la sua

pittura non lasci un’impressione solida

e immutabile, costituisce il fulcro del-


Edouard Manet

Il balcone, 1868-1869

Olio su tela, 170 x 125 cm

Parigi, Musée d’Orsay

l’arte di Manet.

La mostra prevede due macro sezioni:

Manet e la nuova pittura e Manet

e la Parigi moderna, a loro volta divise

in dieci sottosezioni tematiche: Manet

e la sua cerchia, Ispanismo, Nature

morte, Sulle rive, Parigi, la città moderna,

Il lato nascosto di Parigi.

L’Opéra – Dipinti, disegni, sculture,

maquettes, Parigi in festa, In bianco:

l’universo femminile e gli spazi intimi,

In nero: le passanti e i loro misteri.

“La vita parigina è piena di soggetti

poetici e meravigliosi. Il meraviglioso

ci circonda e ci impregna come l’aria,

eppure noi non lo vediamo.” È il 1846

e Charles Baudelaire invita gli artisti a

scoprire la bellezza della vita moderna

e a realizzare opere che rispecchino lo

spirito dei tempi. Édouard Manet condivide

con il poeta l’amore per la città

di Parigi che si trasforma di giorno in

giorno sotto i suoi occhi. La Gare

Saint-Lazare rappresenta per lui, come

per Monet e in seguito per Caillebotte,

il simbolo del progresso industriale.

L’artista osserva gli interventi urbanistici

che l’imperatore Napoleone III insieme

al prefetto della Senna, il barone

Eugène Haussmann, hanno pianificato

con l’intenzione di rendere Parigi la

“capitale delle capitali”. Come Baudelaire,

anche Manet sostiene che “bisogna

stare al passo con i tempi, rappresentare

ciò che si vede senza preoccuparsi

delle mode”. A destare l’interesse

di Manet non sono però solo i

luoghi e le bellezze architettoniche, ma

soprattutto i personaggi di una Parigi

in trasformazione. Una città protagonista

di uno sdoppiamento tra la città residenziale,

riservata alla borghesia, e la

città industriale decentrata, destinata

agli operai. E’ la nuova cultura dei divertimenti

che consente a volte a questi

due universi di incontrarsi, nei caffè,

caffè-concerto, brasserie, sale da ballo,

circhi, teatri dell’opera e di prosa, parchi

e giardini pubblici, ippodromi.

Luoghi che offrono agli artisti un vasto

repertorio di personaggi da cui trarre

ispirazione.

Tra i capolavori di Manet sono in mostra

Lola de Valence (1862), Ramo di

peonie bianche e cesoie (1864), La lettura

(1848-1883), Il pifferaio (1866),

Ritratto di Emile Zola (1868) Il balcone

(1868-1869), Berthe Morisot con

un mazzo di violette (1872), Ritratto di

Berthe Morisot con il ventaglio (1874),

Stéphane Mallarmé (1876), La cameriera

della birreria (1878-1879).

Tra le opere più importanti degli artisti

coevi: Ritratto di Henri Rochefort

(1882 circa) e Scena di festa (1889

circa) di Giovanni Boldini, Pastorale

(1870) di Paul Cézanne, Argenteuil

(1872) e Le Tuileries (1875) di Claude

Monet, Il Ballo (1878) e Le due sorelle

(1863) di James Tissot, Il foyer della

danza al teatro dell’Opéra in rue Le Peletier

(1872) di Edgar Degas, Vaso di

fiori (1873) e Garofani (1877) di Henri

Fantin-Latour, Il ballo dell’Opéra

(1886) di Henry Gervex, Giovane

donna in tenuta da ballo (1879) di Berthe

Morisot, Il bagno (1873-74) di Alfred

Stevens, La Senna al ponte Iéna.

Tempo nevoso (1875) di Paul Gauguin,

Strada di Gennevilliers (1883) di Paul

Signac, Madame Darras (1868 circa) e

Giovane donna con veletta (1875 circa)

di Auguste Renoir. Il catalogo della

mostra è edito da Skira.


28


www.tornabuoniarte.it

“Dinamica gialla” - 2005 - lam elle in pvc e acrilico su tavola - cm .170 x 100

A lberto Biasi

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto C ellini,3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 -info@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - V ia M aggio,58/r - Tel.+39 055-2289297 - contem porary@ tornabuoniarte.it

M ilano 20121 - V ia Fatebenefratelli,34/36 - Tel.+39 02 6554841 - m ilano@ tornabuoniarte.it

Forte dei M arm i55042 - Piazza M arconi,2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeim arm i@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - A ntichità - V ia M aggio,40/r - Tel.+39 055 2670260 - antichita@ tornabuoniarte.it


30

ANTONIO MURGIA

Mare caldo” - tecnica mista su tela e applicazioni- cm 100 x 100


“Specchio” - tecnica mista su tela e applicazioni- cm 50 x 50

Galleria Ess&rrE

Via Alatri, 14 - 00171 Roma

Telefax +39 06 20140141 - cell. +39 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it


34

Claudio Rolfi


Claudio Rolfi


36


Studio claSil

“Black and Red ” 2016 - tecnica personalizzata con nastri in seta su telaio cm. 70 x 50

A cca Edizioni

V ia A latri,14 - 00171 R om a

Tel.+39 06 2014041 - +39 329 4681684

w w w .accainarte.it - acca@ accainarte.it


38

Daniele Papuli

L’era della carta

forme e visioni

dall’11 marzo al 14 maggio 2017

colossi Arte contemporanea,

Brescia

Cartangoli 6M e 7M

Sovvertire le regole.

Quelle che fanno della

scultura qualcosa di immobile

e statico. Ci sono

riusciti in passato Calder,

Melotti e Giacometti, regalando leggerezza

e movimento al solido e pesante.

Quelle che pensano alla

scultura solo come a qualcosa da girarci

intorno, non a uno spazio mentale

infinito, che si allarga per

stanze, come nel procedere della

luce plotiniana. Quelle che fanno

della carta qualcosa di leggero ed effimero.

Indifesa ed esposta agli

umori di luce, di acque e polvere.

Daniele Papuli ci prova e ci riesce,

modulando la sua materia, solo carta,

replicando questa modularità in

variazioni verso l’infinito e in questo

rendendola forte e inattaccabile dal

tempo (forse, che la natura farà comunque

e come dev’essere il suo

corso)… Exegi monumentum aere

perennius, non omnis moriar… Ho

innalzato un monumento più duraturo

del bronzo, non morirò del tutto,

scriveva Orazio (Odi III, 30) alludendo

alla forza della parola nella

poesia. Qui c’è la carta, sola, muta,

senza parola alcuna e la poesia la fa

la forma con cui è toccata, il colore

non dato ma ad essa sostanziale e per

cui è scelta, e poc’altro ancora. Stupisce

come queste strutture dalla nitidezza

compositiva emanino un’amorevole

forza e quella serena autorevolezza

che solo la scultura vera

possiede: per intenderci, quella che

riesce ad essere nel tempo, contemporanea

a passato e a futuro, senza

limite, aliena eppure complice alle

costanti variazioni terrene dell’essere.

Non sono molti ad avere usato

e amato la carta in questo senso.


Intondo blu 3OP

Qualche antecedente può essere comunque

trovato, per quanto io abbia

sempre sostenuto che in caso di verosimiglianza

estetica, la differenza

la faccia il processo mentale utilizzato

e la base teorica di costruzione

del lavoro. Possiamo forse ricordare

Jiří Kolář, l’atto di fede che egli fece

nella poesia maneggiando la carta

che la vestiva, ma la sua ricomposizione

surreale dell’oggetto non interessa

a Papuli, che opera invece nell’ambito

dell’astrattismo puro, senza

nessuna velleità di mimesi e senza

compiacimento alcuno del monocromo,

e se talvolta la sua carta ha parole

sulla propria pelle esse vengono

usate non da poeta visivo, ma per regalare

alla composizione ombre che

non vengano dal pennello.

Sicuramente più volte Daniele Papuli

sarà stato accostato a Stefano

Arienti, ma la carta di Arienti è qualcos’altro:

sporcata dalla stampa, è un

puzzle meccanico, un origami pop

che nulla ha a che fare con queste

opere. E poi ci sono i Nouveaux

Réalistes, con gli strappi di Rotella

o con le manie di accumulo. Penso

piuttosto a Pavlos e mentre ci penso

mi sovviene che ad amare la carta

sono forse gli artisti di quelle “culture”

povere o oppresse in grado di

apprezzare l’indicibile ricchezza del

poco. Ecco forse Pavlos è il riferimento

più esatto per quanto concerne

la metodologia del lavoro, ma

l’artista greco rimane nell’oggettuale

e gioca con il trompe l’oeil in

una personale ricostruzione della realtà

libera e per alcuni versi favolistica

e naif. Insomma per quanto si

cerchino antecedenti, siamo davanti

ad un unicum estetico non solo per

gli esiti formali, ma anche perché as-


40

Intondo lux Centrica 2B

Aura 3P

Turso 7 RN

solutamente

privo di quei compiacimenti di cui

abbiamo detto, se non l’amore per il

circolare, per la possibilità che ci

viene offerta come uomini di riprendere

sempre il discorso, di essere

nelle linee ininterrotte delle sue carte

parte del tempo che scorre e della

natura. Ma qual è il tempo considerato

da Papuli? Non è certo il Καιρός

(Kairòs), l’attesa del provvidenziale

o dell’inaspettato, che

nulla egli attende nelle sue opere, né

gli interessa χρόνος (chronos), il

correre lineare verso il disfacimento:

che il tempo terreno depositi pure la

polvere tra le pieghe delle sue

carte… Non è infatti un

caso che l’artista lasci

l’opera libera nello spazio,

senza alcuna cornice o teca

che ne limiti l’orizzonte, certo

che nulla possa scalfirne la pulizia

del pensiero. A Papuli interessa solo

l’αἰών (aion), il tempo circolare,

quello dell’eterno ritorno, che offre

la naturale certezza – non ultraterrena

per carità! - del continuare ad

essere. Quello che viene raffigurato

come il serpente che si morde la

coda o come la conchiglia a spirale

che sfida la vita, atavico dna non ancora

scoperto…

Immagino che nel taglio pulito e

preciso della carta Papuli compia un

lento rituale di purificazione, ossessivo

e compulsivo alla ricerca della

cesura perfetta, quella che unisce

anima e corpo, commovente come lo

sguardo di un bambino o lacerante

come lama di samurai. Poco importa

però allo spettatore in

quali meandri del pensiero

si sia perso l’artista.

Se cerchi il sole, il

cielo o tronchi di albero

cui legare paure,

zavorrando le incertezze

dell’uomo perché

non ne seguano più il

cammino. Interessa invece

come il proprio occhio

vada ad accarezzare

le volute, si insinui

nelle fessure, legga chiari

apparenti e scuri sotterranei.

E poi tocca stupito,

e la fragilità aspettata

della carta è ora

fissa e dura. Destinata

al per sempre. Sovvertendo

le regole.

Raffaella A. Caruso


www.tornabuoniarte.it

“Ancora fiori per Alice” - 2016 - matita su tavola - diam. 130 cm

O m ar G alliani

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto C ellini,3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 -info@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - V ia M aggio,58/r - Tel.+39 055-2289297 - contem porary@ tornabuoniarte.it

M ilano 20121 - V ia Fatebenefratelli,34/36 - Tel.+39 02 6554841 - m ilano@ tornabuoniarte.it

Forte dei M arm i55042 - Piazza M arconi,2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeim arm i@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - A ntichità - V ia M aggio,40/r - Tel.+39 055-2670260 - antichita@ tornabuoniarte.it


42

“Tra&arT”

di Alimberto Torri

Dalla pubblicità all'arte

www.angoloart.it

Ci sono artisti che, in alcuni

campi, rimangono

quasi sconosciuti, e

questo avviene, a volte,

pur essendo molto apprezzati

e pagati. Oggi vi vorrei

parlare brevemente di Franco

Trinchinetti, fotografo milanese e

scopritore di volti e personaggi.

Ricordate la sosia della regina

d'Inghilterra? O Cicciolina? Certo

che li ricordate. Fotografo di moda

e pubblicità, tra i più apprezzati e

conosciuti nell'ambiente. Le sue

foto furono le più viste al mondo

a cavallo tra gli anni Ottanta e

Novanta del secolo scorso.

Nato a Milano, vive meneghino.

Ancora oggi alla soglia degli ottant'anni

lavora e produce. Infaticabile,

tutto casa e lavoro. La casa

dista solo cento passi dal suo ottocentesco

studio. Ottocentesco mica

perchè dell'Ottocento, piuttosto

perchè si estende per una superficie

di ben ottocento metri

quadri. Più che uno studio è quasi

da considerarsi un museo. Vecchie

macchine fotografiche, flash, ca-

Autoritratto


valletti ma, soprattutto, arredamenti

degli anni Settanta, tra poltrone

gonfiabili e sgabelletti stilizzati

dove modelle e modelli attendono

pazientemente la conclusione

del lavoro dei truccatori.

Anno 1980, tempo in cui Franco

Trinchinetti raggiunge quell'agiatezza

economica che gli permetterà

di affrancarsi dal lavoro su

commissione e dare libero sfogo

alla propria creatività.

Una creatività che ha segnato il

suo percorso lavorativo e determinato

il suo successo. Non penso di

sbagliarmi se dico che le qualità

più evidenti in Trinchinetti sono

la capacità di osservare e sintetizzare.

E saranno proprio queste capacità

che lo porteranno a produrre

i suoi primi lavori pitto-fotografici.

Osservando personalmente il processo

di stampa tipografica, non

sfugge alla sua attenzione che la

gigantografia, appena sfornata dalla

stampatrice, mantiene ancora

umidi, e dunque lavorabili, i colori.

E'in quell'istante che la mente

vivace del nostro autore formula

un'ipotesi di intervento:

mettere letteralmente mano sulla

carta stampata di fresco e mischiare

le carte. Nasce così la

prima “gigantografopittura”: opere

su carta tipografica di grandi dimensioni,

rese uniche dall'intervento

diretto dell'autore.

L'iperrealismo americano ha spinto

la tecnica pittorica a tale perfezione,

da rendere quadri ad olio su

tela copie perfette di fotografie.

Trinchinetti, in queste sue opere,

ha trasfigurato la fredda perfezione

della fotografia, in un'opera

carica di suggestioni pittoriche. Il

calore, l'anima e l'unicità di questi

lavori proviene dunque da

quell'operazione frutto di intuito,

spirito d'iniziativa e tempestività

dell'esecuzione. Così come per

l'affresco bisognava essere rapidi

nel porre il colore, prima che il

supporto murale si asciugasse,

così bisogna essere rapidi nell'intervento

sulla gigantografia, prima

che su questa, i colori, si raffreddino

e si fissino irreversibilmente

sulla carta. Data la parentela

sulla base dei tempi celeri

d'esecuzione, potremmo definire

queste particolari opere di Trin-


44

chinetti “Affreschi fotografici”.

Dopo la prima opera, in cui la

mano era il pennello che stirava il

colore, allungando e curvando forme,

mischiando e spostando tonalità,

ne seguirono altre in cui l'apporto

materico e l'intervento manuale

si faranno più urgenti, sino

ad arrivare a lasciare attaccato

alla carta fotografica, cosa che ricorda

alcune tele di Arman con i

suoi pennelli, il guanto di plastica

usato per la lavorazione.

Il segno è preciso e dinamico, veloce

ma ponderato. I modelli delle

fotografie acquistano, attraverso

l'intervento a fresco, un carattere

ed una personalità che altrimenti

non avrebbero. C'è

qualcosa di sognante

in certe immagini

così lavorate, quasi

fosse un desiderio inconscio

di dare vita e

anima propria ad

un'immagine che verrà

stampata in migliaia

di copie.

Quasi un processo di

salvazione dalla molteplicità

meccanica

della produzione in

serie. Uno su mille,

il designato, il prescelto,

il diverso, l'unico. Uscita,

fuga, forse ritorno. I popoli che conobbero

la fotografia portata dagli

esploratori, pensavano che questa

potesse rubare l'anima; sembra

quasi che questo lavoro di Trinchinetti

sia volto a restituirla.

Dopo aver trascorso la vita lavo-


ando per blasonati

marchi come Vonclif,

Cartier, Versace, aver

collaborato con artisti

come Fellini, aver

pubblicato foto sulle

maggiori riviste internazionali,

viaggiato

per mezzo mondo,

oggi, a distanza di

trent'anni dalla prima

gigantografopittura,

ecco ritrovato un tesoro che, come

perla custodita nelle profondità

oceaniche, viene riportato

alla luce grazie alla sollecitazione

di attenti critici e galleristi.


46


48

Giovanni MANZO

“New York” - 2015 - Olio su tela - cm. 60 x 80

Galleria ess&rre

Via Alatri, 14 - 00171 Roma

Tel. 06 2014041 - cell. 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it


MOSTRA “LE DONNE NELL'ARTE”

DAL 6 AL 15 MARZO 2017

M ILEN A BISSO N I TREV I -FERN A N D A C ERRIN A -A N TO N ELLA TO M EI -SU SA N N A TRAVA N I

M ILEN A BISSO N ITREV I

TesticriticidiM onia M alinpensa

“A rm onie digruppo” tecnica m ista -70 x 100 -2015

“Si evidenzia nell’opera dell’artista Milena Bissoni Trevi un immediato

tracciato informale che ci offre un ritmo compositivo di notevole

modulazione segnica e di vera identità pittorica. L’impianto

tecnico- formale, di abile e precisa stesura, genera un grande valore

contenutistico nell’opera, al punto da creare costantemente

effetti di responsabile contemporaneità. La spazialità del colore,

l’armonia compositiva e l’evoluzione della materia offrono allo spettatore

un risultato maturo ed una pienezza espressiva mai fine a se

stessa. L’accostamento dei colori con la scansione costruttiva si

espande sulla tela in un equilibrio pregnante di studio e di evidente

sensibilità tanto da diventare parte integrante dell’opera”.

A N TO N ELLA TO M EI

“L’artista Antonella Tomei, con una

propria autonomia di linguaggio,

crea opere pittoriche assolutamente

originali ed incisive in cui

l’abile stesura tecnica e la vena

contenutistica sono parte integrante

della sua interpretazione e si

riconoscono appieno. L’impianto

cromatico-formale, altamente scenografico

e suggestivo, si accentua

di innovazioni straordinarie ed evidenzia

sensazioni ed emozioni ricorrenti.

Ella, servendosi dello

smalto su polistirene per realizzare

i suoi soggetti, produce effetti magistrali

di colore, luce e movimento

in cui il tessuto materico si fonde

con una sensibilità non comune. La

tematica delle “ rane”, di originale

elaborazione, segna uno stile inconfondibile

ed una creatività del

tutto evidente piena di sentimento”.

“Le rane deldardo velenoso-la rana verde”

sm alto su polistirene 60 x 125 -2015

FERN A N D A C ERRIN A

“Scalpore infinito” olio su tavola

“L’importanza della percezione

interiore è per

l’artista Fernanda Cerrina

un concetto profondamente

sentito e vissuto

nel suo iter che vive di

libertà d’espressione.

La nascita di immagini

oniriche altamente simboliche

nell’opera, create

da sogni e visioni, rappresentano

un percorso

pittorico stimolante ricco

di contenuti, di immediata

sensibilità e di

rispetto per la vita e per

l’umanità. Gli effetti compositivi

e l’uso sug- gestivo

del colore si sviluppano

in un’unica via

che è quella emozionale.

Pittura estremamente

libera caratterizzata

dalla passione e

100 x 90 -2016

dal sentimento che arriva dritta dentro ognuno di noi. L’uso dell’

olio su tavola, affrontato con validità dei mezzi, forma una consapevolezza

visivo-tecnica di originale stesura facilmente fruibile

dall’osservatore”.

SU SA N N A TRAVA N I

“Opere di particolare

unicità e di

impatto visivo,

quelle dell’artista

Susanna Travani,

la sua ricerca a-

stratta ci racconta

un percorso

di evidente

capacità tecnica

e di energia compositiva.

E’ una

narrativa di notevole

identità pittorica

ottenuta mediante

una propria

creazione di

studio e di padronanza,

per un’ar-

“Ragginelturchino” olio su tela -60 x 60 -2015

te che si nutre costantemente di fantasia, valore simbolico e

stati d’animo che ci conquistano. L’atmosfera luminosa, i colori

caldi e raffinati e l’equilibrio strutturale documentano una precisa

interpretativa pienamente sostenuta da una vitalità di immagine

e da un’ autentica conoscenza dei mezzi”.

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA GALLERIA D’ARTE

La Telaccia by Malinpensa - Via Pietro Santarosa 1 - 10122 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 +39.347.2500814 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L LU N ED I A L SA BATO D A LLE 15,00 A LLE 19.00


50


www.tornabuoniarte.it

“Senza titolo ( rane )” - 1983 - tecnica mista su carta - cm 100 x 70

A lighiero Boetti

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto C ellini,3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 -info@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - V ia M aggio,58/r - Tel.+39 055-2289297 - contem porary@ tornabuoniarte.it

M ilano 20121 - V ia Fatebenefratelli,34/36 - Tel.+39 02 6554841 - m ilano@ tornabuoniarte.it

Forte dei M arm i55042 - Piazza M arconi,2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeim arm i@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - A ntichità - V ia M aggio,40/r - Tel.+39 055 2670260 - antichita@ tornabuoniarte.it


52

52

a

“Il dada è tratto”

Il tempo del sogno nella

pittorica di carlo Piterà

di Pierpaolo Pracca

grifonepierre@gmail.com

N

ei dipinti di Carlo Piterà,

il mondo così

come lo vediamo o

siamo abituati a guardalo,

viene trasfigurato in un universo

inquietante, fantomatico e notturno.

Qui il continuo gioco con l’inconscio

ed il dialogo con le sue figure archetipiche

costituiscono l’imaginario per

eccellenza, una visione religiosa e mitica

che mescola razionale ed irrazionale

con il continuo sconfinare nel

quotidiano di un passato mitico-remoto

al di là di ogni principio di realtà,

un’immanenza del mito nel

tempo storico che viene a sua volta

trasformato in un tempo sospeso. Avviene

così che la modernità, tempio

delle merci e della tecnica, trasfiguri

in una surrealtà nella quale gli abitanti

sembrano trovare quale unica

via di salvezza il mito che diventa la

cifra, il tessuto connettivo delle sue

opere.

Nei suoi quadri, le rappresentazioni

mitiche sono presentate come proiezioni

di vissuti psicologici. In questo

modo il mito sembrerebbe ispirare le

vicende umane permeando di sé il

tempo e lo spazio della modernità che

vengono superate in un ur-zeit o in un

non tempo che è quello del sogno. É

questa la grande suggestione della sua

pittura, la speranza o minaccia (a seconda

dei punti di vista) di un comune

sostrato tra l’al di là e l’al di


qua. E’ in fondo il sogno infantile che

ignora la delimitazione tra realtà e

sogno e sa trasformare la piattezza

uniforme dell’una e i magmatici contenuti

del secondo con la sua potente

immaginazione, grazie alla quale vengono

aboliti, confusi i due mondi con

i loro uomini e presenze fantasmatiche.

L’immaginario di cui parla Piterà

è quello del bambino mitico che sarebbe

l’essere umano se rinunciasse

alla sua posa adulta. I suoi quadri

sono istanza di ritorno a questa infanzia

nella quale si ha il coraggio di osservare

il mondo attraverso la

lanterna magica della fantasia. La via

della fantasia consiste nel continuo

dialogo tra universi: in questo processo

narrativo la mente razionale

non è più l’organo unico e finale della

conoscenza, ma è il termine medio tra

il dentro e il fuori, capace di creare

quello spazio di con-fusione che costituisce

i suoi scenari privilegiati. Ed è

in questo spazio di confusione che Piterà

costruisce e ri-costruisce un

nuovo universo con una sua integrità

e coerenza. Un’alchimia dove l’immaginazione

è l’alambicco nella quale si

condensa e si purifica la materia bruta

del reale che, raffinata, attraverso il

mito diventa creazione, impressione

metafisica.

In questo desiderio di confondere i

piani narrativi c’è forse l’attrazione

nei confronti del grande seno della

madre, il fascino esercitato dall’incoscienza

o, se preferiamo, dalla coscienza

pre-natale che ha a che fare,

come sosteneva Lacan, con il motivo

fusionale dell’individuo con il tutto.

Nei quadri di Piterà salta il principio

aristotelico di non contraddizione e

come nel sogno si verificano convergenze

tra mondi, saltano i confini, si

aprono varchi che permettono a universi

altrimenti lontani di comunicare

tra loro creando cornici

semantiche comuni.

La pittura fantastica

Come Möbius con il suo nastro, Piterà,

con i suoi quadri, produce una

curvatura sulla superficie della coscienza

creando continuità tra conscio

e inconscio, tra reale e irreale, tra

razionalità e mito; ciò è reso possibile

dalla sua forza evocativa capace di risvegliare

gli archetipi quali forze attivanti

della nostra immaginazione. E

forse non a caso una decina di anni fa

il suo lavoro si è dedicato al dipinto

dei Tarocchi (2004) un’opera ciclopica

che lo ha visto prima appassionato

studioso del Wirth e poi interprete su

tela della sua arte divinatoria.

Ma la cosa che più colpisce nei quadri

di Piterà è il sovvertimento dell’ordine

spazio temporale, la costante e

ridondante sottolineatura secondo la

quale l’arte non deve temere i rigori

della ragione; un sovvertimento dell’ordine

razionale che provoca nello

spettatore un senso di meravigliata

sorpresa. Un gioco di luoghi, tempi e

forme che non può che rimandarci

alle suggestioni della grande pittura

fantastica di Hieronymus Bosch o a

quelle più notturne di Füssli. Ecco allora

il comparire di un angelo con

sullo sfondo i grattacieli di New York

come in Sepolcri (2000) o l’irrompere

solenne e maestoso di animali selvatici

nel più recente e apocalittico Elefante

(2014) dove, il ritorno allo stato

di natura, sembra un destino senza

appello, mentre in Estate del 1992

l’elemento fantastico appare quasi an-


54

nullato dalla sua stessa discrezione

come se la sua presenza si potesse

mettere in dubbio. In questo caso

l’espressione del dio-ragazzo sfugge

ad ogni rigidità statuaria come se venisse

contagiato dalla natura circostante

e dalla vitalità pubescente

delle tre ragazze presenti che gli

stanno alle spalle. La statua in questo

caso prende vita e parla il linguaggio

dei vivi muovendo l’animo di chi

guarda ad una profonda rêverie nella

quale non ci sarà alcunché di strano

in quanto l’elemento fantastico si

mescola con il reale. E’ in questa paradossale

serenità che risiede il prodigio.

L’epifania del dio suscita stupore

in chi osserva e rende materiale ciò

che sembrerebbe impossibile per eccellenza.

La disinvoltura del dio ci fa

scordare momentaneamente la sua

natura non umana. E poi che dire

delle sue figure femminili? Mille particolari

rapiscono lo spettatore in un

caleidoscopio di mistero e sensualità.

La donna, femmina e strega,

gioca con i propri sensi, domina sul

mondo come in Falena del 1999

aprendo, di fatto, la via al grande arcano

della dea madre nelle sue declinazioni

più ctonie come in Madre

Terra (2012). In un complesso mondo

mitologico la figura femminile è l’incarnazione

del mistero, signora di

ogni forma vivente. Ora presenza tenebrosa,

ora amorosa e sensuale è il

prototipo della dea della mitologia

classica. E’ a questo complesso

mondo che Piterà attinge e sviluppa

la sua ricerca pittorica: ricerca che

muove dal crepuscolo della preistoria,

passa attraverso l’immagine della

donna ammaliatrice fino ad arrivare

all’archetipo cristiano della donna

madre per finire alla donna strega

mito sensuale e sessuale dei giorni

nostri.

La terra di “O”

I suoi universi meravigliosi ci parlano

di unicorni, fauni, figure fiabesche e

misteriose incastrate in un reale che

non li avverte come minaccia. Avvicinandoci

ai suoi quadri, superato lo

scandalo iniziale, accettiamo questa

contiguità e questi incastri tra mondi

come un ordine naturale o forse diventa

a noi più facile familiarizzare

con l’idea che esista la completa assenza

di un ordine delle cose. Esattamente

come avviene nel sogno, in

quel mare magnum che Bion definiva

la terra di “O”, i mondi di Piterà parlano

la lingua del fantastico che s’impone

come antidoto al determinismo

scientifico basato sulla rigida concatenazione

delle cause e degli effetti.

La ragione non fornisce alcuna garanzia

ed il suo sonno apre ai prodigi e

alle apparizioni che non riguardano i

luoghi convenzionali del fantastico.

Non siamo portati a Brocéliande o nel

Paese delle Meraviglie, ma, al contrario,

come in Colazione sul prato

(1998), queste si manifestano all’interno

di giardini pubblici, appartamenti,

ma possono anche essere

teatri, negozi o officine vicino a casa.

Il mondo diventa così un complesso

macchinario, una fantasmagoria psicologica

mossa dal genio visionario di


questo singolare pittore che sembra

volerci dire che i prodigi ai quali dà

vita non sono altro che il calco, il negativo

del nostro mondo iper-razionale

stabilendo un rapporto osmotico

tra piani di realtà diverse. In questo

senso, i suoi quadri, ci spiegano che

l’aereo non ha eclissato il sogno del

tappeto volante o quello del cavallo

alato, né le magnifiche sorti e progressive

vanificato l’intervento di

presenze oscure ed oniriche perché

dal mondo di “O” sono sempre

pronti a levarsi in volo creature sconfinanti

in un al di qua solo apparentemente

addomesticato. Ed è

esattamente questo il tema di Naufragio

(2002) nel quale si assiste ad

un’inversione dei domini del reale;

qui improvvisamente il mare-sogno

entra all’interno dell’abitacolo della

nave sostituendosi alla schiacciante

solidità della materia-coscienza in

un vero e proprio reflusso dell’inconscio.

Il mondo onirico che crea Piterà è

complementare alla realtà assolvendone

le fisiologiche mancanze. Le

sue narrazioni parlano della fragilità

del reale, che malgrado i progressi

della scienza e della tecnica si trova

a convivere con una vertigine data

dall’incombenza di un inconscio che

straripa da ogni dove. Come nei racconti

di Dino Buzzati nessuno può

dirsi al riparo dai suoi riflussi; essi

permeano e nutrono la vita quotidiana.

Le creature fantastiche che

abitano i suoi quadri rivelano la tensione

tra ciò che l’uomo può e ciò

che vorrebbe potere, tra ciò che conosce

e ciò che vorrebbe conoscere.

Le immagini e i soggetti traggono

linfa da quel tessuto di mondi immaginari

che caratterizzano le

trame narrative dei suoi quadri

svelando un intreccio indistricabile

tra mistero, silenzi notturni,

epifanie soprannaturali. Si tratta

di storie dipinte all’interno delle

quali siamo portati con maestria

in un sapiente gioco illusionistico

grazie al quale facciamo conoscenza

del deposito di fantasmi

che animano la mente dell’artista.

La ricerca di un contatto tra reale

e immaginario, tra sogno e veglia

Il gioco delizioso della fantasia

Se percorriamo il labirinto di allegorie

e metafore costituito dal corpus

pittorico di questo artista cogliamo

la struttura che connette il filo rosso

che lega tra loro queste narrazioni: il

sogno!

è per Piterà la conquista di una

“nuova realtà” vissuta all’insegna del

possibile superamento delle antinomie.

E’ l’affermarsi di un universo

“altro” creativo e libero che configura

i propri oggetti in una dimensione

sollevata dalle co

strizioni e dalle convenzioni del razionale.

Nell’eterno miraggio di un mondo

magico, quello di Piterà è un onirismo

desiderante e pulsionale, dove

tutto può dipendere dal potere dell’immaginazione

e dove si alternano,

mistero e tentazione di poterci affrancare

dallo spazio, dal tempo e

dalla causalità. In questi nuovi universi

la vita appare imperitura, al riparo

dalle peggiori ingiurie quasi

godesse di una contaminazione con

un altrove che si fa presente. Quello

di Piterà è l’universo magico di Giordano

Bruno dove l’immagine inventata

ha una sua verità e può diventare

vera.


56


BIANCA SALLUSTIO

MOSTRA PERSONALE ALLA

GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

DAL 16 AL 25 MARZO 2017

“OPERE ILLUMINATE DAL SENTIMENTO E DA UNA PROFONDA ESPRESSIVITA'”

“Il ballerino R usso” - 2016 - O lio su tela - cm .70 x 70

“La ginnasta” - 2016 - O lio su tela - cm .70 x 70

“Una nuova interpretazione invade lo spazio pittorico; è una storia che induce lo spettatore alla meditazione e ad uno

stato di entusiasmo continuo. Il sentimento fa irradiare, come una luce interiore, le iguane: è questa la testimonianza

che l’artista Bianca Sallustio fa con le sue opere autentiche ed altamente scenografiche. La stesura del colorismo

brillante e lo sfondo chiaroscurale originale identificano il segno con la luce in un evidente rapporto stilistico molto

suggestivo di notevole costruzione. Ne risulta una dialettica contemporanea assolutamente personale che si sviluppa

in una ricerca figurativa di qualità estetica e di talento. Attendibili nella descrizione le sue iguane protagoniste, che si

rinnovano di ampie assonanze stilistiche e di un linguaggio originalissimo, si animano di straordinari effetti grafici, luminosi

e cromatici in un gioco realistico di prospettiva e struttura disegnativa attenta e concreta. Questo è il principio

di cui l’artista Sallustio è interprete delle sue creazioni; è un’espressione pittorica di concezione fantasiosa ma con

una seria e riflessiva figurazione diretta alla rispettabilità umana e spirituale. Lo svolgimento discorsivo diventa una

narrazione equilibrata e psicologicamente intensa che mette in viaggio una serie di sensazioni ed emozioni ricorrenti.

Le sue opere, che producono una fantasia illimitata carica di un’energia universale, acquistano un’esplosione di

sentimenti visivi ed istantanei, in una continuità di vibrazioni luminose ed armoniose. Si riconosce nel suo iter il senso

positivo della realtà ed il valore profondo per la vita comunicando così allo spettatore il proprio sentire e lo stato

d’animo”.

Monia Malinpensa

MOSTRA, DEPLIANT E PRESENTAZIONE CRITICA A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

La Telaccia by Malinpensa - Via Pietro Santarosa 1 - 10122 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 +39.347.2500814 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L LU N ED I A L SA BATO D A LLE 15,00 A LLE 19.00


58

Alfabeta

1979-1988

a cura di Francesca Mora

Prove d'artista nella collezione della Galleria civica di Modena

dal 25 marzo al 7 Maggio 2017

Em ilio Isgro?,

Particolare per A lfabeta,1983,

collage su cartone,397 x 260 m m .,

C ollezione G alleria civica diM odena

Sabato 25 marzo alle

18.30 inaugura nelle

Sale superiori di Palazzo

Santa Margherita

la mostra Alfabeta 1979-1988.

Prove d'artista nella collezione

della Galleria Civica di Modena.

L'esposizione, realizzata anche

grazie alla collaborazione di Fondazione

Mudima, Milano, è dedicata

alle 66 Prove d'artista

realizzate da 49 autori per la storica

rivista di informazione culturale

"Alfabeta" tra il 1983 e il

1988.

Il nucleo di opere su carta (composto

da disegni, collage, grafiche

e fotografie), tra i primi ad entrare

a far parte della collezione della

Galleria Civica di Modena sul finire

degli anni Ottanta,

in seguito

alla chiusura del

mensile, si presenta

come un prezioso

e raro

spaccato di quello

che è stato un fenomeno

culturale

importante, mosso

dallo spirito della

neoavanguardia.

Pubblicata a Milano

dal 1979 al

1988, su iniziativa

del comitato di redazione

composto

da Nanni Balestrini,

Maria

Corti, Gino Di


Luca Patella - D em & D uch D is-Enam eled!

1986 -collage -377 x 260 m m

C ollezione G alleria civica diM odena.

G ianfranco Baruchello -Senza titolo (Bozzetto per annuncio) Festivaldi

poesia D i-versiin versi” -Rom a,14-16 Febbraio 1986)- 1986 -inchiostro

su fotocopia - 420 x 297 m m -C ollezione G alleria civica diM odena

Maggio, Umberto Eco, Francesco

Leonetti, Antonio Porta, Pier Aldo

Rovatti, Gianni Sassi, Mario Spinella

e Paolo Volponi, "Alfabeta"

era l'espressione di un gruppo di

intellettuali diversi per formazione

e interessi personali, accomunati

dall'attiva partecipazione

al discorso culturale, sociale e politico

degli anni Sessanta e Settanta,

e successivamente uniti

nella riflessione sul come poter

svolgere il proprio ruolo nella società

"ideologicamente confusa"

dei primi anni Ottanta.

La prove d'artista iniziano a comparire

sul mensile a partire dal numero

44, del gennaio 1983, con un

disegno di Fausto Melotti, ideato

per l'occasione. Gli oltre sessanta

interventi artistici successivi costituiranno

via via una vera e propria

rubrica, affidata al lavoro di

artisti, scrittori e poeti, anche

molto diversi tra loro per generazione

(autori storici, nati a partire

dall’inizio del Novecento, fino ai

più giovani nati negli anni Cinquanta),

per stile (dall'Arte povera

all'Informale, dalla Op-art alla

poesia visiva) e linguaggio: artisti

differenti votati alla scultura, all'installazione,

al disegno, alla grafica

o al design come Enrico Baj,

Alighiero Boetti, Eugenio Carmi,

Emilio Isgrò, Ugo La Pietra, Alessandro

Mendini, Claudio Olivieri,

Concetto Pozzati, Toti Scialoja,

William Xerra, tra gli altri, insieme

a esponenti del Gruppo 63

come Luigi Malerba o Gianfranco

Baruchello.

In mostra, oltre ai disegni pubblicati,

saranno esposte anche le

Prove inedite, insieme a video-testimonianze

di alcuni dei protagonisti

di quel momento e a numeri

della rivista consultabili in formato

digitale.

I 66 lavori acquisiti dalla Galleria

Civica nel 1989, grazie al sostegno

del CME Consorzio Modenese

Edili ora CME Consorzio Imprenditori

Edili Soc. Coop., fanno parte

della Raccolta del disegno avviata

nel 1988 da Flaminio Gualdoni, allora

direttore dell'Istituto. Un patrimonio

che, tra acquisizioni e

comodati, conta oggi oltre 4000

fogli di autori contemporanei a testimonianza

della cultura disegnativa

italiana del XX secolo.


60

Enzo M ari-D ialogo tra Fidia,G alileo,D u-

cham p,iSette N ani,L'Idiota (Progetto diuna

scena realizzata alla Biennale diVenezia del

1986)-1986 -C ollezione G alleria civica diM odena

G razia Varisco -Enigm a -1985

pennarello su carta -420 x 296 m m

C ollezione G alleria civica diM odena

A lessandro M endini-Senza titolo -1986 -china

e tem pera su carta colorata -418 x 296 m m

C ollezione G alleria civica diM odena

In m ostra opere di:

Rina Aprile, Enrico Baj, Paolo Baratella,

Gianfranco Baruchello, Alighiero

Boetti, Anna Valeria Borsari,

Eugenio Carmi, Giovanni Carta,

Tommaso Cascella, Loriana Castano,

Pietro Coletta, Giovanni

D'Agostino, Dadamaino, Sergio

Dangelo, Piero Del Giudice, Lucio

Del Pezzo, Giuseppe Devalle, Piero

Dorazio, Gillo Dorfles, Pablo

Echaurren, Omar Galliani, Piero Gilardi,

Gianpaolo Guerini, Emilio

Isgrò, Ugo La Pietra, Alberto Magnaghi,

Luigi Malerba, Enzo Mari,

Giuliano Mauri, Fausto Melotti,

Alessandro Mendini, Aldo Mondino,

Claudio Olivieri, Giulio Paolini,

Gianfranco Pardi, Goffredo

Parise, Claudio Parmiggiani, Luca

Patella, Concetto Pozzati, Carlo Ramous,

Liberio Reggiani, Marco

Nereo Rotelli, Toti Scialoja, Lorenzo

Sguanci, Giuseppe Spagnulo,

Aldo Spoldi, Emilio Tadini, Grazia

Varisco, William Xerra.

A lfabeta 1979-1988.

Prove d'artista nella collezione

della Galleria Civica di Modena

25 m arzo -7 M aggio 2017,

Palazzo Santa Margherita,

sale superiori

Corso Canalgrande 103, Modena

G alleria civica diM odena,

Fondazione C assa diRisparm io di

M odena

O rari:mercoledì-venerdì

10.30-13.00 e 16.00-19.30; sabato,

domenica e festivi 10.30-19.30.

Lunedì e martedì chiuso.

ingresso gratuito

U fficio stam pa:Pomilio Blumm

Irene Guzman

tel. +39 349 1250956,

email:

irene.guzman@comune.modena.it

Inform azioni:Galleria civica di

Modena, corso Canalgrande 103,

41121 Modena

tel. +39 059 2032911/2032940 - fax

+39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

Museo Associato AMACI


64

erica cAMPANeLLA

“Milano senza tempo” - Duomo - 2016 - Olio su rame - cm. 58 x 125


Galleria ess&rre

Via Alatri, 14 - 00171 Roma

Telefax +39 06 20140141 - cell. +39 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it


64


Michele Angelo Riolo

“Serie ACT 002” - 2016 - applicazione a rilievo su legno - cm. 50 x 50

Studio: 00033 Cave (Roma) - Via Prenestina Vecchia, 19/A1

Cell. 333 2957049 - michelangeloriolo@gmail.com


66

“7”

ARTe eD eSOTeRISMO

piercarlobormida@gmail.com

Scrittura automatica, entità

ultraterrene che sapientemente

canalizzate

parlano attraverso l’uomo,

voci da un altro

mondo: ma se non si limitassero a

questo, ma avessero velleità artistiche

e persino disegnassero? Allora

apparirebbero i segni inconfondibili

di Austin Osman Spare.

Nato allo scoccare della mezzanotte

del 30 dicembre del 1886 a

Snow Hill (viene subito alla

mente il capolavoro Silent Hill,

uno tra i videogiochi più spaventosi),

sotto gli auspici di una stella

bisbetica. Cresciuto in una famiglia

della piccola borghesia inglese

(è figlio di un agente di

polizia), mostra sin da piccolo la

fascinazione per l’arte. Dopo aver

frequentato la scuola serale di

Lamberth tenta la via dell’apprendistato

presso un vetraio: è in questi

anni che, adolescente vorace e

curioso, rimane attratto irrimediabilmente

dall’esoterismo. Il mondo

dell’occulto esplode dirompente

durante la selezione per la

Royal Academy del 1904, quando

uno dei suoi disegni viene selezionato

e pone le basi per il futuro

apprezzamento degli eccentrici e

degli intellettuali dell’epoca (quasi

sempre le due categorie coincidono,

ma non sempre!).

Descritto da Aleister Crowley (il

mago inglese autoproclamatosi

“La Grande Bestia 666” noto per

essere stato definito da un giudice

l'uomo più perverso del mondo)

come il suo “fratello nero” non

esita a crearsi una notorietà di un

certo rilievo, partecipando a pieno

titolo al milieu culturale del

tempo con mostre e pubblicazioni

su riviste amate dalla critica e

dalle suffragette. Per Crowley realizzerà

quattro piccoli disegni su

"the Equinox", pur non entrando

Austin Osman Spare.

mai effettivamente nel suo ordine

(Astrum Argenteum). Il suo disprezzo

per la magia cerimoniale

e per la forma delineano il suo

stile in campo magico, grazie

anche ad un innovativo uso dei sigilli.

I rituali della magia, estenuanti

e ripetitivi non fanno per

lui. E’ un esploratore, un medium

forse, ma attento e creativo, non

un semplice channeler né tantomeno

una marionetta. Ama raccontare

di aver appreso le sue

tecniche da una vecchia discendente

delle streghe di Salem, la signora

Paterson, che collaborerà a

The Focus of Life con un disegno

a matita. Una seconda madre per

lui dalla grazia attraente, misteriosa

quanto psichicamente dotata,

la maestra che lo libera dagli

schemi di una magia vecchia e

stantìa per catapultarlo nel mondo

di altrove, abitato da fantasmatiche

creature anarcoidi che

saranno sue ispiratrici tutta la

vita (“…gli diede le chiavi attraverso

le quali egli ottenne l'accesso

ai Sabbath, il genuino

evento extraterrestre del quale la

versione popolare è solo una degradata

e grottesca parodia”).

Con lo scoppio del primo conflitto

mondiale non cessa di dedicarsi

all’illustrazione: viene ‘arruolato’

come artista di guerra nel

1919 al punto da veder acquisite


alcune sue opere nel Museo Imperiale

della Guerra. Il suo talento è

evidente.

Finita la carneficina, la bohème

socialista lo trascina in un vortice

di chiacchere, ammirazione, stupore,

timore e reverenza sino al

1927: esce Anatema di Zos, “dettato

da Satana in persona” (così

dice lui stesso), con il quale Austin

si scaglia in qualità di autore

letterario contro la classe borghese

contemporanea con la virulenza

del genio in escandescenza.

Atteggiamento che gli costerà il

disprezzo dei suoi antichi ammiratori.

Si butta nella composizione

di scritti molto complessi

(chiamata da lui stesso magia simbolica),

codici e formule occulte

che unite ad una condotta di vita

bizzarra e dissoluta lo farà precipitare

nell’angolo più buio, lontano

da tutti. Spare, con i suoi

penetranti occhi azzurri, spavaldo

ed impavido non si abbatte. Anzi,

cavalca la tigre (nel suo caso,

forse, una pantera nera) ambientandosi

nei più degradati quartieri

a sud di Londra facendosi nuovi

amici fra alcolizzati e prostitute.

Racconta di uno spirito guida,

Black Eagle, che appare sotto le

spoglie di un nativo americano:

lui, almeno, non lo abbandona.

In compagnia dei suoi gatti attraversa

la seconda guerra mondiale

nel suo studio, centrato in pieno

da un blitz tedesco, dopo aver

sbeffeggiato un certo Adolf Hitler,

arriva a perdere temporaneamente

l’uso delle mani. Nel dopoguerra

continua la sua attività di disegnatore

su periodici e di pittore

esponendo le sue creazioni

in pub e birrerie, ormai

vendute a cifre irrisorie.

Ma egli non dipinge posseduto

pedestremente in modalità

automatica, egli entra

magicamente in connessione

con intelligenze

sovraumane. Lavora intensamente

ultimando i suoi

disegni in pochi minuti,

ragione per cui non vuole

mai (e mai lo farà) alzare il

prezzo dei suoi quadri. La

povertà sarà sua compagna

fedele sino alla morte, che

lo coglierà il 15 maggio del

1956 abbandonato da tutti,

tranne che dai suoi numi

tutelari dell’altrove, i suoi

tanti ed amati gatti.

Cercando di penetrare nel

suo immaginario, cosa ci

ha lasciato l’arte di Austin

Osman Spare? Anche se

tecnicamente è molto dotato,

sono i soggetti a far

parlare di lui: figure zoomorfe

ibride, demoni, donne possedute

e lascive, glifi apparentemente

indecifrabili che nuotano

intorno a uomini deformi e

freaks adoratori di Pan, mostri

sensuali e conturbanti anche se

dannatamente inquietanti. Cose

che solo il buon H. R. Giger (creatore

di Alien ma anche pittore,

scultore, designer d'ispirazione

surrealista e simbolica, artista nel

campo degli effetti speciali cinematografici)

ha saputo forse elaborare

psicologicamente e “superare”

magicamente diversi anni

dopo. Guardando la sua opera balzano

alle orecchie ascolti precisi,

gruppi musicali underground che

vorremmo Spare avesse conosciuto

nel corso del suo culto di

Zos-Kia (è l’amico Kenneth Grant

a suggerire questo nome al suo

tipo di magia): Genesis P-Orridge

e i Throbbing Gristle/Psychic Tv

su tutti. Quel Genesis che sicuramente

invece conosce il nostro

Spare, tanto da superare i confini

della natura trasformandosi in

una donna pur essendo nato nel

corpo di un uomo, apparentemente

il tipico inglese dei sobborghi

di Manchester. Anch’egli è

affascinato dall’occulto al punto

da creare nei lontani anni ’80 del

secolo scorso Thee Temple ov

Psychick Youth – TOPY (ovvero

Tempio della gioventù psichica),

un network basato su concetti

magici deprivati del loro lato mistico

e del culto delle divinità. I

rituali di affiliazione prevedevano

la pratica per 23 mesi consecutivi

di un’opera di magia

auto-sessuale, detta Sigillo, che

consisteva nel masturbarsi nudi

il giorno 23 alle ore 23 deponendo

su un foglio di carta tre liquidi

del proprio corpo (saliva,

sangue e OV – sperma o secrezione

femminile). E di sperimentare

il mondo delle droghe, come

Evola, come tanti, e come Spare.


68

La propensione ad un satanismo

acido ante-litteram non è fuori

luogo se accostato al nostro Austin:

egli è convinto che una precisa

attività sessuale (in ambito

magico-rituale, ben inteso) coadiuvata

da uno stato alterato di

coscienza e condotta con freaks,

donne di bassa lega ed ermafroditi

possa catapultare l’adepto nel

“Chaos dell’Inferno del normale”,

sulla via della mano Sinistra, preparandolo

ad affrontare i demoni

e le creature sconosciute dell’abisso:

è la Magia Sexualis, attraverso

la quale l’orgasmo ci porta

al contatto con le entità superiori

cui tendiamo. Solo il più impavido

dei maghi osa tanto, tanto da

rischiare la propria vita, come in

un sogno di Lovecraft: pena la follia,

in caso di fallimento. E’ il ribaltamento

della sessualità tesa

alla bellezza, la sovversione impura

del vero atto d’amore (A-Mor

direbbe Miguel Serrano, senza

Morte). Dalle vette luminose dei

cavalieri ariosofici del Graal veniamo

catapultati brutalmente

alle orde ctonie degli oscuri cannibali

omofagi.

Artista unico e scandaloso, Austin

Osman Spare è un anticipatore capace

di influenzare i futuri visionari,

i maghi neri che si nascondono

in grotte nascoste agli

occhi della gente, i sacerdoti che

celebrano rituali stellari all’ombra

di querce millenarie in compagnia

di spettri visibili solo agli iniziati

della mente estesa, a telepati

illuminati da riminescenze

egizie: le donne, il sesso, la

vita e la morte convivono in

disegni dai quali emergono

seni procaci, glutei carnosi in

pose libidinose, creature mitologiche

in attesa di chissà

quali padroni interdimensionali

da adorare. Le proiezioni

degli alieni del professor Corrado

Malanga prendono vita

sulla carta di Spare, ignari del

tempo trascorso: la meticolosità

calligrafica del tracciare

sigilli sconosciuti evoca nei

suoi disegni l’attenzione degli

amanuensi medievali, sotto la

supervisione di eruditi signori

della lussuria e della perdizione,

succubi di John Dee.

L’ossessione per i caratteri del

volto, la sublimazione della bellezza

del tratto attraverso la rappresentazione

di animali a metà

che cavalcano la mitologia senza

paura, che ci guardano in faccia.

Sprezzanti e fieri della loro presenza:

non hanno paura, loro.

E noi?

Bibliografia essenziale:

A ustin O sm an Spare

(con introduzione di Dario Spada),

il libro del piacere, Edizioni librarie

Franco Spinardi di Torino, in 666 esemplari

nel 1913 ristampato del 1993

Phil Baker,Austin Osman Spare: The

Life & Legend of London's Lost Artist,

Strange Attractor, London, 2010

M assim o Introvigne,Il cappello del

mago. I nuovi movimenti magici dallo

spiritismo al satanismo. SugarCo, Milano,

1990

Law rence Sutin,Fai ciò che vuoi. Vita e

opere di Aleister Crowley, Castelvecchi,

Roma, 2006


SARA PEZZONI

MOSTRA PERSONALE ALLA

GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

DAL 27 MARZO AL 7 APRILE 2017

“UNA POETICA FANTASIOSA CHE ESALTA L'ARMONIA DEL COLORE E DELLE FORME”

“E’ una ricerca, quella dell’artista Sara

Pezzoni, di notevole qualità sia per la penetrazione

psicologica dei suoi personaggi

che per l’impianto compositivo di

originale caratterizzazione. I soggetti femminili

svelano un’indipendenza pittorica

ed uno studio preparatorio intenso ed attento

dal quale emerge una grande determinazione.

Il cromatismo vivace, il tratto

deciso e vigoroso e la forza creativa conferiscono

alla figura una decorazione

piena di vita e di sentimento testimoniando

grande impegno in un’atmosfera

suggestiva, intrisa di personalità. Ogni

simbolo nell’opera è di particolare bellezza

e contemplazione che lasciano trasparire

sensibilità d’animo e spontaneità,

evocando sensazioni continue al fruitore.

L’abilità sorprendente nel cogliere i particolari

e le sfumature, ricche di elementi

formali, trasforma la materia in una testimonianza

intima e in un’esistenza molto

passionale e romantica. La tecnica da lei

usata dell’acrilico e mista su tela, di evidente

padronanza ed evoluzione artistica,

raggiunge un obbiettivo di successo e di

enfasi espressiva in notevole crescita. La

rappresentazione del nudo, concepito da

parte della Pezzoni con gioia ed allegria,

viene sempre realizzata con un progetto

rispettoso verso la donna in uno schema

coerente ed autonomo. E’ un ciclo di

opere estrose e giocose dall’illustrazione

fantasiosa che simboleggia una vitalità artistica

ed una dimensione stimolata dalla

ricerca tecnica e cromatica e dal gusto

compositivo.”

Monia Malinpensa

“La leggerezza del blu” - 2016 - acrilici su tela,glitter - cm .50 x 70

MOSTRA, DEPLIANT E PRESENTAZIONE CRITICA A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

La Telaccia by Malinpensa - Via Pietro Santarosa 1 - 10122 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 +39.347.2500814 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L LU N ED I A L SA BATO D A LLE 15,00 A LLE 19.00


70

Di, a, da, in, con, su, per, tra…

Fra.

“ritratto di Toni Thorimbert”

Fra. Nome già di per sé anomalo,

troppo breve, equivalente

di un appellativo religioso

tronco, o di una preposizione

propria, la conclusiva

fra quelle che da bambini in via

di grammaticazione, forse non più di

questi tempi, imparavamo tutte assieme

a memoria, ammaliati più dalla successione

dei suoni che dal loro senso, come

in una formula magica: “di, a, da, in,

con, su per, tra, fra”.

Stigma, quel nome, di una probabile diversità,

promessa di una condizione che

potrebbe anche esulare dall'ordinario.

Non ci inganna. Giovanna Fra dipinge

sospensioni, momenti di isolamento dal

contingente, assorti, incantati. Attimi,

infiniti, di distacco dalla dimensione più

greve e opprimente del materiale, in

grado di farci immergere in un altro

oceano, sconfinato, indefinibile, alle

rive del trascendentale. Riflesssioni zen

tradotte in pittura, che ambiscono al

raggiungimento della meta suprema,

l'assenza, troppo elevata per essere conseguita

stabilmente.

In questo senso, le opere della Fra sono

percorsi inevitabilmente imperfetti,

frammentati, nella direzione obbligata

dell'assoluto. Tracce informali di vita,

come dettate da impalpabili accostamenti

di corpi e oggetti al supporto

adottato, che lasciano segni imprecisi,

anche quando netti, ideogrammi di

scritture ancora in attesa di codificazione,

vaporosi, tendenti all'essudato,

decantandosi progressivamente fino a

sfiorare, talvolta, il limite della sparizione,

come piccole sindoni di eventi

qualsiasi. Macchie di Rorschach sui ge-


GIOVANNA

FRA

OLTRE IL TEMPO

SENZA

SPAZIO

DAL 18 MARZO AL 30 GIUGNO

G A LLERIA C EN TRO STEC C ATA

arte moderna e contemporanea - dir. Patrizia Lodi

V ia G aribaldi23 -43121 -PA RM A .tele fax 0521 285118

w w w.centrosteccata.com -info@centrosteccata.com

MARCO LODOLA

GIOVANNA

FRA

LO DO LA FRA

DAL 9 APRILE AL 31 MAGGIO

Viale della Repubblica 66 - Prato (PO)

Via Barsanti 7 - Pietrasanta (LU)

tel 338-5924449 - 0574-562890

www.armandagoriarte.com

galleriaarmandagori@yahoo.com - studiomarchi@tin.it - armandagoriarte@gmail.com

Instagram:_armandagoriarte_

neris che non hanno la presunzione di

rivelare nulla, se non il nulla nirvanico

come motore di ogni legittima aspirazione

spirituale, nella sua meraviglia infinita,

nella sua attrazione irresistibile.

Colori di coinvolgente neutralità, evanescenti,

cangianti, a interrompere

l'uniformità del fondo in modo sempre

variato e imprevedibile, che si offrono

come alternanze di cadenze musicali,

apparentemente casuali, minimali, potenzialmente

inesauribili. Filastrocche

zoppe, appena sussurrate in punta di lingua,

all'orecchio, melliflue, come quelle

che declamavamo nell'infanzia, divertiti,

non preoccupandoci affatto di

quello che dicevamo, perché il senso, lo

capiamo adesso, era qualunque senso

volessimo riconoscere a quel gioco fatato,

anche la sua negazione. “Di, a, da,

in, con, su per, tra…”. Fra.

Vittorio Sgarbi

Bio:

Giovanna Fra si è diploma in pittura

all’Accademia di Belle Arti di Brera,

preparando una tesi su John Cage ed il

rapporto tra arte e musica nel ‘900 nel

contempo studia restauro conservativo

tra Milano e Venezia.

La sua visione creativa ha privilegiato

la fisicità dinamica del colore in relazione

alle diverse consistenze della materia,

fissando nell’immediatezza del

gesto attimi di sospensione e rarefazione.

Ha iniziato ad esporre nel 1991.

Tra le recenti mostre in sedi pubbliche

e private si segnalano: Il rumore bianco

del gesto, Chiesa dei S. Ambrogio e Bellino

di Vicenza. Fugaci cromie, Palazzo

del Broletto di Pavia. Arte aniconica,

Casa del Mantegna. Tempus-time,

Musei Civici di Pavia. Carte italiane,

Istituto Borges, Buenos Aires. Dialogo

tra generazioni, dal Futurismo ai giorni

nostri, Ambasciata Italiana, Il Cairo.

Quattro volti, Istituto Italiano di Bruxelles.

Michelangelo oggi, Westend Galerie,

Francoforte. Texture, Mondadori

Store Duomo, Milano. Fil Rouge, V.I.U.

Isola di San Servolo, Biennale di Architettura,

Venezia. Nothing is real, M.A.O

(Museo d’Arte Orientale) Torino. Artefiera

di Pavia con Galleria Allegrini,

Brescia. Opere su carta, Galleria Sabiana

Paoli Art Gallery, Singapore.

Hotel Mariott, Isola delle Rose, Venezia.

Forte Village, Sardegna, Galleria

Mazzoleni. David Bowie the real face,

Mondadori Store Duomo, Milano. Lo

Do La Fra, Palazzo Coveri, Firenze.

Paesaggi sonori, Galleria Rotta Farinelli,

Genova


72

Daniela Lupi

“Laguna blu” - 2016 - acrilico su tela - cm. 80 x 100

80019 Qualiano (NA) - Via Giacomo Matteotti, 1

Telefono: 081 818 6325 - 339 8010001

www.morraartstudio.it - info@morraartstudio.it


Sergio Williams

“Maya revisited - 2016 - olio su tela - cm. 70 x 100

80019 Qualiano (NA) - Via Giacomo Matteotti, 1

Telefono: 081 818 6325 - 339 8010001

www.morraartstudio.it - info@morraartstudio.it


74

“due minuti di arte”

IN DUe MINUTI VI RAccONTO LA STORIA

DeLLA MALINcONIcA TAMARA De LeMPIcKA

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

Donna con guanti

Bellissime, fredde, irraggiungibili. Le

donne ritratte da Tamara de Lempicka

vivono in un mondo distante, dove

l’essenza fisica lascia lo spazio ad un

animo malinconico, tormentato e romantico.

Vestite di verde o alla guida di

auto fiammanti, le donne di Tamara sono

all’apparenza diverse tra loro ma scavando

nel cuore di ognuna di loro troveremo

sempre il ritratto della stessa donna:

Tamara. In ognuna di loro c’è un pezzo

dell’autrice, come frammenti di una

biografia dipinta su tela.

Il fascino, il successo e il talento non sono

bastati a proteggerla da un’acuta forma di

depressione che l’ha costretta a vivere

fuggendo, a guardare sempre più lontano,

come fanno le donne dei suoi quadri, con

quegli occhi malinconici che sembrano

scrutare un orizzonte distante, forse sereno.

Ma chi era Tamara de Lempicka? Provo a

raccontarlo in due minuti.

1. Tamara de Lempicka (1898-1980),

pittrice di origini polacche, è stata una

figura fondamentale nell’arte del

Novecento e un’esponente di spicco

dell’Art Déco.

2. Il suo nome all’anagrafe era Tamara

Rosalia Gurwik-Górska, figlia di una donna

polacca e di un ricco ebreo russo. Suo padre

abbandonò la famiglia quando lei era

ancora bambina. Secondo alcuni pare che

l’uomo si fosse suicidato, ma Tamara

sostenne sempre che fosse sparito dopo il

divorzio da sua madre.

3. Grazie alla nonna Clementine che si


Bugatti verde

La bele Rafaela

prese cura di lei, Tamara frequentò

prestigiosi istituti scolastici, come il

collegio Polacco di Rydzyna o la scuola

Villa Claire di Losanna, in Svizzera.

4. Alla morte della nonna, Tamara si

trasferì a San Pietroburgo per sposare a

diciotto anni l’avvocato Tadeusz Łempicki,

conteso dalle più belle donne di San

Pietroburgo. Con la Rivoluzione le cose

cambiarono tragicamente: la polizia russa

arrestò Tadeusz e Tamara dovette ricorrere

all’aiuto di alcuni conoscenti influenti per

farlo liberare e poi fuggire con lui a Parigi.

5. Nella capitale francese i due

frequentarono l’alta società dell’epoca e

Tamara ebbe l’opportunità di mettere in

mostra il suo talento artistico ritraendo le

più celebri donne di Parigi. All’attività

artistica faceva da contorno un’intensa vita

mondana: amanti, feste, cocaina, ritmi di

lavoro forsennati e dipinti realizzati a tarda

notte ascoltando musica di Wagner. Il 1926

segnò la fine del matrimonio tra l’artista e

Tadeusz.

6. Tamara de Lempicka amava viaggiare, e

più volte ebbe occasione di visitare l’Italia.

In uno di questi venne ospitata al Vittoriale

da Gabriele D’Annunzio che provò a

sedurla con insistenza ma senza successo.

7. Gli anni Trenta furono molto intensi per

la de Lempicka. Il suo talento, ormai

ampiamente riconosciuto portava in dote

mostre, corteggiatori, amanti (uomini e

donne), vita mondana e viaggi lussuosi. Ciò

nonostante un’intensa forma di depressione

cominciò ad affliggere l’artista, offuscando

quello che sarebbero dovuti essere i giorni

più lieti della sua vita.

8. Nel 1943 fu costretta a lasciare l’Europa

invasa dai nazisti per trasferirsi negli Stati

Uniti insieme al nuovo marito, il

ricchissimo barone Raoul Kuffner de

Diószegh, di origini ebraiche. Negli Stati

Uniti diventò famosa, oltre che per le sue

opere d’arte, per il suo stile di vita

mondano e le grandiose feste nelle sue

ville.

9. Le opere di Tamara de Lempicka si

caratterizzano per l’uso di un esiguo

numero di colori che sulla tela appaiono

luminosi, forti e decisi, così come le linee

nette e precise che disegnano donne fredde,

malinconiche, irraggiungibili.

10. Oggi alcune delle più note star

americane collezionano opere di Tamara de

Lempicka: Jack Nicholson, Barbra

Streisand ma soprattutto Madonna, che

spesso le cede ai musei per organizzare

mostre.


camille & Rodin:

la Passione che diventa

ARTe.

“Le ho insegnato a scoprire l’oro

dentro la materia, ma l’oro era

dentro di Lei…”

di Valentina D'Ignazi

L’

Amore è passione,

trasporto, è vendere

l’Anima all’inferno

per conoscere

anche solo

per un istante il paradiso.

L’Amore è sensi, fantasia,

creazione … Arte allo

stato puro. Nascono da

questo sentimento le più

incantevoli creazioni di

Camille Claudel ed Auguste

Rodin, due tormentati

amanti e scultori di

fama internazionale.

Camille Claudel nasce nel

1864 a Villeneuve sur Fère, sorella del noto scrittore Paul

Claudel, scopre la sua vocazione per la scultura fin da

bambina, quando iniziò a modellare diverse figure di argilla.

Lo scultore Alfred Boucher ne rimase affascinato e,

qualche anno dopo, raccomandò il suo talento ad Auguste

Rodin che le affidò nel suo atelier le mansioni di modella

e sbozzatrice.

“Ha una natura profondamente personale, che attira

per la grazia ma respinge per il temperamento selvaggio…”

Rodin nasce a Parigi nel 1840 e sposò Rose Beuret,una

donna di bell’aspetto ,ma di scarsa cultura che fu però la

sua compagna di vita. Quest’ultimo trovò in Camille una

passione travolgente, una inspiegabile affinità elettiva,

una notevole e reciproca complicità artistica nonostante i

loro ventitré anni di differenza. Da studentessa, infatti, divenne

ben presto la sua musa ispiratrice, la sua collaboratrice

e la sua amante affidandole anche la creazione di

mani e piedi nelle sue grandi opere. Da questo amore travolgente

l’arte prende forma e nascono così i loro grandi

capolavori scultorei.

Sono di questo periodo opere come “l’Abbandono”, ispirata

ad una antica leggenda indiana che vede come protagonisti

Dushyanta e Sakuntala e la loro storia d’amore con

la notevole carica erotica che li legava. Questa opera


78

viene per la prima volta esposta al

Salon des Artistes a Parigi e ricevette

anche la menzione d’onore. Con questa

che oso definire una vera e propria

“autobiografia scultorea” i due

artisti danno vita all’animo umano

immortalando la passione, il sentimento,

i languori dell’ amore… un riflesso

della loro storia apparentemente

felice.

Camille rimase incinta ed interruppe

subito la gravidanza, da questo

episodio nacquero una serie di problematiche

e di incomprensioni che

cominciarono ad inclinare la loro

quotidianità

inebriata dall’arte

e da

quell’amore

incondizionato

che scolpiva

i giorni

di pura poesia.

Camille

non aveva mai

perso la speranza

di sposare

Auguste, nonostante lui appartenesse

già da tempo ad un’ altra

donna. Era stanca di viverlo nell’ombra,

di aver paura di creare scandalo,

arrabbiata per quella troppa complicità

artistica e morale tenuta nascosta,

da quel sentimento troppo intenso per

viverlo a metà. Rodin, pur amandola

alla follia ebbe paura di sconvolgere

la sua vita oramai pianificata dai

troppi doveri e decise dunque di non

sposarla.

“Ah! L’Amavo veramente, e in più

con un ardore triste poiché sentivo,

da segni evidenti, che mai Lei a-

vrebbe fatto certi passi che impegnano

tutta un’anima e che sempre

si manteneva inviolabile a ogni sondaggio

sulla solidità del suo cuore!

Ora resta da sapere se Lei contenesse

tutto ciò che io cercavo! E se

ciò non fosse il nulla. Malgrado

tutto, piango sulla scomparsa del

sogno di questo sogno!”

I legami artistici fra i due inizialmente

si allentarono senza interrompersi

del tutto e Camille fuggì da

questa relazione distrutta, affrontando

in seguito notevoli difficoltà economiche.

Uno dei più noti capolavori

di Camille fu “l’Eta’ Matura” dove fa

trasparire il suo dolore per la perdita

di Rodin ritraendo una donna in ginocchio

con le braccia protese in direzione

dell’uomo che si allontana da

lei volgendole le spalle.

Quando il silenzio fra i due cominciò

a prendere il sopravvento Camille incontrò

un noto compositore: Claude

Debussy e con lui ebbe una fugace


avventura, ma la sua Anima ed il suo

cuore ancora erano legati al ricordo

di Rodin e questo le impedì di essere

se stessa e di vivere il rapporto con

totale abbandono. Nel bronzo “La

Valse” infatti, del 1891, sintetizza

tutto questo insieme di sentimenti in

un valzer dove traspare senza indugio

la passione amorosa, mostrando anche

una forte capacità di trovare

equilibrio tra movimento e staticità,

soprattutto nella figura femminile

slanciata verso l’alto, ma con il panneggio

dell’abito quasi incollato al

terreno che sta a rappresentare il

forte senso di legame con la realtà.

“C’è sempre qualcosa d’assente che

mi tormenta…”

Cominciò così a soffrire di ossessioni

temendo che Auguste le rubasse

le idee a tal punto di impossessarsi

delle sue opere, distruggendone così

molte con l’aiuto di un martello.

Entrò in uno stato di notevole depressione

e andò a vivere sola con i

suoi gatti dopo che anche la

sua famiglia e suo fratello

Paul non mostrarono nessuna

comprensione per la sua instabilità

mentale, definendola

una peccatrice, una donna che

aveva infranto le leggi del cristianesimo.

Nel 1913, dopo la

morte di suo padre venne internata

in manicomio dove rimase

rinchiusa per 30 anni

fino alla sua morte avvenuta

nel 1943.

“Mia Sorella Camille aveva una bellezza

straordinaria ed inoltre

un’energia, un’immaginazione, una

volontà del tutto eccezionali. E tutti

questi doni superbi non sono serviti

a nulla; dopo una vita estremamente

dolorosa, è pervenuta al fallimento

completo.”

Di Camille Claudel si conoscono

una settantina di sculture, con una

serie di disegni che vengono affiancati

accanto alle opere di Auguste

Rodin per sottolineare la diversità

stilistica e la esplicita affinità artistica

che li legava. Questo amore,

questa convivenza di passione e di

creazione fa di questi due amanti un

esempio di quanto l’arte possa immortalare

in una scultura quell’amore

che non hanno vissuto e che hanno

lasciato al mondo per renderlo semplicemente

un sogno immortale.

“L'artista deve creare

una scintilla prima di

poter accendere il fuoco

e prima che l'arte nasca;

l'artista deve essere pronto

ad essere consumato

dal fuoco della propria

creazione...”


MODULO DI

ABBONAMENTO

Silvio Sparaci

Regalati un abbonamento alla

rivista Art&trA

6 numeri € 13,00

12 numeri € 22,00

gli abbonati alla rivista avranno uno

sconto del 50 % sul

prezzo di copertina di € 120,00

dell’Annuario d’Arte moderna 2017

“Natura morta” - 2013 - olio su tela - cm h. 60 x 80

RICORDO DI SILVIO SPARACI: ARTISTA ED AMICO

Desidero ricevere le copie della rivista al seguente indirizzo:

Nome_______________________

Cognome____________________

Cap.________Città___________

Indirizzo____________________________________________

Tel_________________e-mail___________________________

il pagamento potrà avvenire mediante

bonifico bancario

Iban: IT 10 K 05387 03200 000002169513

intestato a Acca Edizioni Roma Srl

Se ne è andato via in silenzio, con quella classe e dignità che lo ha sempre distinto

in ogni momento della vita. Silvio è stato un grande artista, unico, ma

soprattutto un amico, originale, dotato di una personalità pregnante, possedeva

un coraggio intellettuale che gli consentiva ovunque e con chiunque di affermare

sempre le proprie convinzioni artistiche e morali. Uomo forte, aveva superato

dolorosi percorsi che l’imponderabile temporalità della vita propone a

tutti gli uomini, senza per questo mai mutare il suo comportamento fatto di

squisita gentilezza, affabilità, comprensione ed altruismo. Di recente, aveva

dato vita ad una nuova corrente di ricerca artistica: il Coriandolismo. Sono fiero

ed orgoglioso di essere stato tra coloro che hanno trattato di lui in quella occasione;

ricordo ancora le sue parole al telefono per ringraziarmi di ciò che avevo

scritto. Sembrerà a tutti strano non trovarlo più al suo tavolo di lavoro, sommerso

da articoli, cataloghi e quadri; avvolto dalla magia dell’arte, fiero della

sua rivista, un fiore all’occhiello a cui aveva dedicato la vita. Amava dipingere

la figura umana, ma anche nature morte, i volti da lui ritratti recavano i segni

dell’esistenza, percepiti solo da chi la vita ha dovuto e saputo viverla ed apprezarla.

Possedeva un intuito cromatico che faceva distinguere i suoi lavori per

originalità e ricerca. Non parlava mai di se stesso, tipico delle grandi personalità

di ogni tempo. Recarsi nella sede di Arte e Arte in Tor Bella Monaca significava

tuffarsi nella pittura, nella poesia, nel giornalismo ed in tutti gli aspetti della

vita che Silvio, insieme all’immancabile caffè, tratteggiava sempre sorridendo.

Quando comprese la gravità del male che lo aveva aggredito, non cambiò

Modus Vivendi; continuò fino all’ultimo a lavorare e parlare di progetti e di

futuro. Non cercò la facile pietà, la comprensione. Rimase in piedi come un antico

Legionario di Roma ed io voglio pensarlo in una galassia luminosa, sempre

alle prese con colori, pennelli, articoli e poesie, sorridente ed affabile con Cesare,

il suo cane stupendo sempre accanto a lui. Grazie Silvio per quello che ci

hai dato e per quello che mi hai insegnato.

Francesco Buttarelli

www.accainarte.it - acca@accainarte.it


www.tornabuoniarte.it

“Bozzetto 1° pagina” - 1963 - tecnica m ista su cartone e acetato - cm 35 x 25

Pino Pascali

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto C ellini,3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 -info@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - V ia M aggio,58/r - Tel.+39 055-2289297 - contem porary@ tornabuoniarte.it

M ilano 20121 - V ia Fatebenefratelli,34/36 - Tel.+39 02 6554841 - m ilano@ tornabuoniarte.it

Forte dei M arm i55042 - Piazza M arconi,2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeim arm i@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - A ntichità - V ia M aggio,40/r - Tel.+39 055-2670260 - antichita@ tornabuoniarte.it


82

MOSTRE D’ARTE in iT

A cura di Silvana Gatti

FO LIG N O

CIAC

dal: 25 marzo al 9 luglio 2017

HERMANN NITSCH O.M.T ORGIEN

MYSTERIEN THEATRE (TEATRO

DELLE ORGE E DEI MISTERI)

COLORE DAL RITO

Una mostra sull’esponente dell’Azionismo

viennese, a cura di Italo

Tomassoni e Giuseppe Morra. Esposto

18b.malaktion, grandi tele dominate

da un drammatico rosso, e

108.lehration, con elementi teatrali.

E 130.aktion installazione di

relitti, con grandi teli bianchi e camici

macchiati di sangue, barelle,

attrezzi chirurgici, che rimandano

al corpo e ai suoi umori, zollette di

zucchero e fazzoletti di carta allineati

che suggeriscono sensazioni

di freschezza. Nelle stampe su tela

di timbro religioso è il rituale ad

essere studiato. Con Tavole di colore,

Nitsch si rapporta direttamente

al colore. Nei lavori creati

per il Museo Nitsch di Napoli nel

2010, si ritrovano gli oggetti utilizzati

nei Relitti. In mostra nove

litografie del ciclo The Architecture

of the O.M. Theatre, dove ogni

quadro è parte di una scenografia

più grande in cui Nitsch esprime la

sua teoria sull’Architettura, un

cosmo sotterraneo, un castello interiore.

Infine, i volumi scritti da

Nitsch che documentano la sua

vasta attività teorica..

FO R LI

MUSEI SAN DOMENCO

Fino al 16 giugno 2017

L’ART DÉCO – GLI ANNI RUGGENTI

L’Art Déco, periodo del lusso e della

gioia di vivere, caratterizzò l’arte italiana

ed europea negli anni Venti. La

rivoluzione industriale contrapponeva

al mito della natura lo spirito della

macchina coi suoi ingranaggi. Uno

stile che influenzando le arti decorative

si riflette nei movimenti di avanguardia

con artisti quali Picasso e

Matisse. Nel decennio 1919-1929 l’alta

produzione artigianale e proto industriale

portò alla nascita del design e

del “Made in Italy”. Un mercato nostalgico

dell'artigianato italiano portava alla

produzione di oggetti decorativi: dalle

illuminazioni di Martinuzzi, di Venini

e della Fontana Arte di Pietro Chiesa,

alle ceramiche di Gio Ponti, Andlovitz,

dalle sculture di Wildt, Martini e

Andreotti, alle statuine Lenci o alle

sculture di Tofanari, dalle oreficerie di

Ravasco agli argenti dei Finzi, dagli arredi

di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi

alle sete di Ravasi, Ratti e Fortuny, agli

arazzi di Depero. Importanti le opere

di Galileo Chini; le invenzioni di Depero,

Mazzotti; i dipinti di Severini,

Casorati, Martini, Cagnaccio di San

Pietro, Bocchi, Bonazza, Bucci, Marchig,

Oppi, Metlicovitz. Ne risentono

il cinema, il teatro, la letteratura, le riviste,

la moda, la musica, dalla Scala a

Hollywood.

G EN O VA

PALAZZO DELLA MERIDIANA

Fino al: 4 giugno 2017

SINIBALDO SCORZA (1589 –1631).

Favole e natura all’alba del Barocco

A Genova, una retrospettiva di Sinibaldo

Scorza, a cura di Anna Orlando. L’artista fu

apprezzato da Caterina di Svezia, Carlo Emanuele

I di Savoia, dal poeta Giovanni Battista

Marino. Animalista, narra i miti di Circe,

Orfeo o Didone come fiabe ambientate nella

campagna ligure-piemontese ritratta dal vero,

con cieli e monti azzurri presi a prestito dai

nordici. Sinibaldo Scorza (Voltaggio, 1589 –

Genova, 1631) lavora con matita e penna. Più

di rado dipinge su tavolette, tondini di legno,

piccoli rami, e piccole tele. La sua attività si

svolge nel paese natale, poi a Genova dal

1604; a Torino è pittore di corte per Carlo

Emanuele I di Savoia dal 1619 al 1625; in esilio

per sospetto tradimento negli anni della

guerra tra Genova e i Savoia nel 1625-1627,

va a Massa e a Roma; nuovamente a Genova

dal 1627 fino alla morte. Esposti prestiti come

“Piazza del Pasquino” e “Adamo ed Eva”.

La mostra è divisa in 5 sezioni: “Gli esordi di

un pittore aristocratico” “ Dal vero al sacro”

“ Favole e miti”, “ La scena di genere fiammingo-genovese”

“Paesi incantati”. In mostra

i dipinti con le favole di Orfeo e di Circe,

realizzati da Scorza e altri artisti fiamminghi

e genovesi del Seicento. Spettacolare la sala

affollata di animali, e l’ultima, con paesaggi

innevati. Infine, una vetrina col presepe realizzato

da Scorza con sagome miniate su carta

a tempera e acquerello


AliA E fuORi cOnfinE

LA SPEZ IA

MUSEO CIVICO “AMEDEO LIA”

Dal 24 marzo al 25 giugno 2017

L’ELOGIO DELLA BELLEZZA. 20

CAPOLAVORI, 20 MUSEI, PER I 20

ANNI DEL LIA

Vent’anni fa nasceva il Museo Civico

“Amedeo Lia”. Per il ventennale, La

Spezia onora la memoria di Amedeo

Lia con venti capolavori aggiuntivi,

giunti da musei che hanno collaborato

con il Museo Lia. Opere di Dosso

Dossi, Neri di Bicci, Giovanni da Modena,

Annibale Carracci, El Greco, Bramantino,

Chardin, Panfilo Nuvolone,

Matteo Civitali, Jacopo Bassano, Beato

Angelico, Gian Lorenzo Bernini, Giulio

Cesare Procaccini, Bergognone, Pontormo,

Guercino, Ludovico Carracci.

Ma anche reperti archeologici o di

arti applicate ed opere dal periodo

classico, al tardo antico, al Medioevo

e al XVIII secolo. Dipinti, miniature,

sculture in bronzo, rame, avorio,

legno, vetri, maioliche. Non mancano

i “primitivi”, con tavole di

Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi,

Lippo Memmi, Lippo di Benivieni,

Lorenzo di Bicci, Barnaba da Modena,

Paolo di Giovanni Fei, il Sassetta;

tempere e tele di Vincenzo Foppa,

Antonio Vivarini, il Bergognone, un

probabile Raffaello giovane, Pontormo,

Tiziano, Tintoretto, Sebastiano

del Piombo, Giovanni Cariani,

Gentile e Giovanni Bellini, Bellotto

e Canaletto.

V ia Prione,234 Tel.0187.731100

M AM IANO DA TRAVERSETOLO

FONDAZIONE MAGNANI ROCCA - PR

Dal 18 marzo al 2 luglio 2017

DEPERO il Mago

Una mostra su Fortunato Depero

(Fondo 1892 – Rovereto 1960), con un

centinaio di opere, celebrano l’artefice

di un’estetica innovativa. La mostra è

curata da Nicoletta Boschiero e Stefano

Roffi. La rassegna inizia coi primi

passi dell’artista in Irredentismo e futurismo,

dagli esordi roveretani fino a

quando, nel 1915, firma con Giacomo

Balla il manifesto Ricostruzione futurista

dell’universo. Il teatro magico inizia

col balletto Chant du rossignol

commissionato nel 1916 a Depero da

Sergei Diaghilev, e prosegue coi Balli

plastici, in collaborazione con Gilbert

Clavel. Il movimento sulla scena dell’automa

è meccanico e rigido, le marionette

riportano al mondo magico

dell’infanzia. A Rovereto, nel 1919, Depero

apre una casa d’arte futurista, specializzata

nel settore della grafica

pubblicitaria, dell’arredo e delle arti

applicate e, in particolare, in quello

degli arazzi. Dal 1921 la casa d’arte,

lavora a pieno ritmo. Nel 1928, Depero

e Rosetta si trasferiscono a New

York per due anni, dove apre la Depero’s

Futurist House. Incontra dopo

dieci anni Leonide Massine direttore artistico

del Roxy Theatre che lo coinvolge

come scenografo. Negli anni

cinquanta realizza, grazie al Comune

di Rovereto, il primo museo futurista,

consacrazione della sua opera.

M ILA N O

MUDEC

Dal 15 marzo al 9 luglio 2017

VASILJ KANDINSKIJ IL CAVALIER

ERRANTE

Kandinskij, moscovita di nascita, ha i

geni russi e tedeschi dei genitori, e quelli

degli avi, provenienti dalla Siberia Orientale.

Nato in una famiglia colta, segue

studi classici e prende lezioni di piano,

violoncello e disegno. In seguito frequenta

giurisprudenza, ma è interessato

all'etnografia. Nel 1889, a Vologda, nel

Nord della Russia, studia le credenze e il

diritto penale dei komi, e il popolo degli

ziriani. In quei luoghi ha una rivelazione:

«Nelle loro risbe mi sono imbattuto

per la prima volta in questo

miracolo, che in seguito divenne uno

degli elementi del mio lavoro. Qui ho

imparato a non guardare al quadro generale

dall'esterno, ma a ruotare intorno a

esso, vivere in esso. Quando sono entrato

nella stanza, la pittura mi ha circondato,

e sono entrato in essa». La

mostra accosta sue opere a esempi della

cultura popolare, documentando la formazione

dell’immaginario visivo dell’artista,

fino al 1921, quando si trasferì

definitivamente in Germania. I visitatori,

con l'ausilio di strumenti multimediali,

possono comprendere l’origine e lo

sviluppo del codice simbolico di Kandinskij,

entrare nei suoi dipinti astratti e

percorrerli.

Piazza D ella Scala, 6


84

MOSTRE D’ARTE in iT

N A PO LI

MUSEO CAPODIMONTE

Dal 10 aprile al 10 luglio 2017

PICASSO-PARADE NAPOLI 2017

Una importante mostra su Pablo Picasso

si terrà ad Aprile 2017 nel museo di Capodimonte

a Napoli. Lo ha annunciato il direttore

del museo Sylvain Bellenger. Dal

Centro nazionale d’arte e di cultura Georges

Pompidou di Parigi, il famoso Beaubourg,

arriverà a Napoli anche “Il sipario

per “Parade” di Pablo Picasso. Sembra che

Picasso per il “sipario” fu ispirato proprio

da un viaggio a Napoli fatto assieme a

Stravinsky in cui visitò Napoli e Pompei.

Il quadro fu dipinto nel 1917 durante un

periodo in cui si trasferì a Roma e rappresenta

un circo con pagliacci, ballerine ed

animali. Il quadro, di grandi dimensioni

(10,60 x 17,25 metri) sarà esposto nella

Sala da Ballo della pinacoteca, assieme ad

altre 68 opere di Picasso, tra disegni, pitture

e sculture. Il progetto espositivo comprende

68 opere tra sculture, pitture su

Pulcinella e disegni. I disegni dei costumi

dello spettacolo saranno invece in mostra

negli scavi di Pompei, dove, nel Teatro

grande, sarà messo in scena Parade, che

nel 1917 chiude il Cubismo nato nel 1907

con Les demoiselles d'Avignon, che sarà

in mostra a Pompei. L'incontro col sipario

di Parade e con il balletto negli scavi di

Pompei sarà un evento di alto livello e di

grande impatto.

PIA C EN Z A

CATTEDRALE DI PIACENZA (PIAZZA DUOMO)

MUSEI DI PALAZZO FARNESE

(PIAZZA CITTADELLA 29)

Dal 4 marzo al 4 giugno 2017

GUERCINO

Guercino (Cento, FE, 1591 – Bologna,

1666), che a Piacenza ha lasciato importanti

testimonianze, è celebrato con una

iniziativa che unisce in un unico percorso

il Duomo e Palazzo Farnese. Fulcro

della manifestazione è la Cattedrale, la

cui cupola ospita il ciclo di affreschi realizzato

da Guercino tra il 1626 e il 1627 e

che si presenta in tutta la sua bellezza con

una nuova illuminazione realizzata da Davide

Groppi. Eccezionalmente, durante

l’evento, i visitatori hanno la possibilità,

quasi unica e irripetibile, di accedere all’interno

della cupola del Duomo di Piacenza,

per ammirare i sei scomparti

affrescati con le immagini dei profeti

Aggeo, Osea, Zaccaria, Ezechiele, Michea,

Geremia, le lunette in cui si alternano episodi

dell’infanzia di Gesù - Annuncio ai

Pastori, Adorazione dei pastori, Presentazione

al Tempio e Fuga in Egitto - a otto

affascinanti Sibille e il fregio del tamburo.

Contemporaneamente, la Cappella ducale

di Palazzo Farnese accoglie una mostra

che presenta una selezione di 20 capolavori

del Guercino, in grado di restituire la

lunga parabola che lo ha portato a essere

uno degli artisti del Seicento italiano più

amati a livello internazionale.

R O M A

MUSEO DI ROMA PALAZZO BRASCHI

Fino: al 7 maggio 2017

ARTEMISIA GENTILESCHI E IL SUO

TEMPO.

Una mostra su una pittrice di prim’ordine che

non si limitava a dipingere, ma che seppe declinare

la sua abilità tecnica secondo le esigenze

dei diversi committenti. La parabola umana e

professionale di Artemisia Gentileschi (1593-

1653) può essere considerata come un’anticipazione

dell’affermazione del talentofemminile,

dotata di un carattere e una volontà unici. Un

talento che le consentì, prima del suo genere, di

entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno

di Firenze; che le fece imparare, già grande, a leggere

e scrivere, a suonare il liuto, a frequentare il

mondo culturale in senso lato; una volontà che

le consentì di superare le violenze familiari, le

difficoltà economiche; una libertà la sua che le

permise di scrivere lettere appassionate al suo

amante Francesco Maria Maringhi, nobile raffinato

quanto tenero e fedele compagno di una

vita. La mostra ripercorre vita e opere dell’artista:

circa 100 opere in un confronto serrato tra l’artista

e i suoi colleghi, frequentati, a Roma, come

a Firenze, ancora a Roma e infine a Napoli, con

quel passaggio veneziano di cui molto è da indagare,

così come la breve intensa parentesi londinese.


AliA E fuORi cOnfinE

R O M A

PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

Dal 4 marzo al 18 giugno 2017

GEORG BASELITZ. EROI

La mostra, a cura di Max Hollein e Daniela

Lancioni, documenta un periodo dell’attività

di Georg Baselitz, celebre artista europeo. Nato

in Sassonia nel 1938 e formatosi nella ex Repubblica

Democratica Tedesca, si trasferì nella

ex Repubblica Federale Tedesca nel 1958, dove

tra il 1965 e il 1966 realizzò la serie degli Eroi.

Sono combattenti, partigiani, vittime della

guerra, in cui la figura dell’eroe perde l’immagine

positiva lasciando il posto alla fragilità, precarietà,

contraddittorietà, persino fallimento.

Colossi in divise lacere si ergono frontali, su uno

sfondo di macerie, feriti e vulnerabili. Il loro

aspetto è marziale e nel contempo delicato. Alla

metà degli anni Sessanta, ignorando l’avanguardia

che bandiva l’espressione pittorica, Baselitz

ha indagato il tema della dissoluzione dell’ordine

che nel passato si era pensato governasse

sia la sfera ideologica e politica, sia quella estetica.

Con i suoi Eroi, l’artista ha svelato la natura

del presente, dando immagine alla tragicità,

scardinando i miti del passato e compromettendo

l’ottimismo del miracolo economico postbellico.

“Negli Eroi”, scrive Max Hollein nel

catalogo, “risiedono il simbolo dell’adolescenza

e le tematiche del dolore, della consapevolezza

della propria colpa, della ribellione e della speranza

in un mondo concepito come estraneo,

sbagliato o mutilato”.

T O R IN O

MUSEO NAZIONALE DELLA MON-

TAGNA

Fino: al 17 aprile 2017

FEDERICO COLLINO TRA MUSICA E

PITTURA

A Federico Collino (Pinerolo, 1869

- Torino 1942), musicista compositore,

esecutore e direttore d'orchestra,

ma anche valente pittore, il

Museo della Montagna, in collaborazione

con la Società Storica delle

Valli di Lanzo, dedica questa mostra

antologica. Esposte circa 60

opere per lo più dedicate ai paesaggi

delle Valli di Lanzo, selezionate

all'interno di un corpus di

trecento tra disegni, pastelli e olii,

realizzati da Collino a partire dal

1896, da «Interno di borgata» alla

luminosa tavola «Nel prato». In

mostra rasserenanti disegni, pastelli

e quadri come «Piazza San

Carlo di notte» e «Usseglio, prima

della processione». Quest’ultimo, è

pubblicato sulla copertina del 133°

volume della Società Storica delle

Valli di Lanzo accompagna la mostra

con le sue 334 illustrazioni.

Presente alle rassegne del Circolo

degli Artisti, Collino ha descritto

il paesaggio di Usseglio. Tra le

opere, «La vecchia parrocchiale di

Usseglio» e il «Ponte del Diavolo»,

le vedute del Cervino, del Lago di

Malciaussia e dei prati verso

Lemie, le strade innevate e fiori,

nature morte e il delicato ritratto

della moglie Tilde.

T R EV ISO

MUSEO NAZIONALE COLLEZIONE

SALCE

Dal 9 aprile al 2 luglio 2017

LA BELLE EPOQUE.

Illustri persuasioni. Capolavori pubblicitari

dalla Collezione Salce.

Il progetto inaugurale del Museo nazionale

Collezione Salce propone

una selezione della raccolta, articolata

in tre momenti espositivi: 1. La

Belle Epoque, 2. Tra le due guerre, 3.

Dal secondo dopoguerra al 1962. Il

primo evento, La Belle Epoque, rinnova

i fasti di un’epoca che fu l’age

d’or del cartellonismo, con le immagini

che tappezzarono i muri delle

città, dalla Parigi dei café fino alla

Treviso di Nando Salce. In mostra le

pattinatrici di Jules Chéret, le ballerine

di Leonetto Cappiello, le figure

di Alfonse Mucha, le dame alla

moda di Terzi, di Villa, di Mazza.

Sarà illustrato anche il cartellonismo

italiano dove i decori floreali e

i linearismi convivono con figure

accademiche. Presente anche il linguaggio

germanico, coi capolavori

della Secessione Viennese, da Kolo

Moser ad Alfred Roller, e con le declinazioni

italiane di Magrini, Anichini,

Bonazza. Esposti anche

calendari, locandine, latte serigrafate,

e una selezione di foto storiche


86

MOSTRE D’ARTE in iT

V EN EZ IA

PALAZZO DUCALE – APPARTA-

MENTO DEL DOGE

Fino al 4 giugno 2017

JHERONIMUS BOSCH

A Venezia una mostra su Bosch, pittore

enigmatico, vissuto fra il 1450

circa e il 1516. Per il cinquecentenario

della sua morte, è stato ricordato

con due mostre monografiche,

nella città natale di Boscoducale e a

Madrid (Prado). Punto focale dell’esposizione

veneziana sono due

trittici e quattro tavole, conservati

a Venezia (Gallerie dell’Accademia).

Queste tavole sono state sottoposte

ad intervento di conservazione e restauro,

che non solo ha restituito

leggibilità alle opere, ma ha evidenziato

nuovi indizi che sono fondamentali

per riguardare e ripensare le

questioni relative alle origini ed al significato.

E’ fondamentale, in questa

prospettiva, la testimonianza di

Marcantonio Michiel, che cita tre

opere del Bosch nella collezione del

Cardinale Domenico Grimani definendole

opere con mostriciattoli,

incendi e visioni oniriche. Sono

queste le caratteristiche apprezzate

dai collezionisti veneziani e (Nord)

italiani, come documentano alcuni

dipinti di stretti seguaci del Bosch

tuttora presenti nelle collezioni veneziane,

presenti in mostra. Inoltre,

verrà presentato un contesto del

collezionismo veneziano di opere di

Bosch “e dintorni” nella Venezia del

primo Cinquecento, con una attenzione

speciale per la figura di Domenico

Grimani.

V ER BA N IA

MUSEO DEL PAESAGGIO

Dal 25 marzo al: 1 ottobre 2017

I VOLTI E IL CUORE

La figura femminile da Ranzoni a

Sironi e Martini

Curata da Elena Pontiggia, la mostra

comprende circa ottanta opere ed analizza,

attraverso le collezioni del Museo

del Paesaggio di Verbania, affiancate ad

opere di Mario Sironi della raccolta Isolabella

e di Cristina Sironi, sorella

dell’artista, il ruolo e la presenza della

donna nella pittura e nella scultura

dalla fine dell’Ottocento alla prima

metà del Novecento. Il percorso espositivo

inizia dai ritratti femminili “dipinti

col fiato” di Daniele Ranzoni,

maestro della Scapigliatura, di cui il

Museo del Paesaggio possiede diversi ritratti

femminili, cui seguono sei sezioni

iconografiche: I LUOGHI DELLA

VITA: la casa, il giardino, la via, la

stalla; GLI AFFETTI: l’amore e la maternità;

FIGURE DELLA STORIA, LA

RELIGIONE, IL LAVORO, IL NUDO.

La mostra prosegue con una sezione dedicata

a due artiste, la simbolista Sophie

Browne e Adriana Bisi Fabbri,

protagonista nel 1914 del gruppo futurista

"Nuove tendenze”. Seguono tre

sezioni dedicate a tre maestri: Arturo

Martini, Mario Tozzi e Mario Sironi.

Un percorso di grande fascino, tra figure

femminili dipinte o scolpite che hanno

segnato il passaggio tra la fine dell’Ottocento

e la metà del Novecento..

FR A N C IA - PA R IG I

MUSEO D’ORSAY

Dal 14 marzo al: 25 giugno 2017

AL DI LA’ DELLE STELLE –

IL PAESAGGIO MISTICO

ll misticismo ha interessato, nel

corso dei secoli, artisti e pittori del

calibro di Monet e Kandinsky. Al

misticismo sono legati temi quali la

luce e la notte. Il Musée d’Orsay di

Parigi riunisce in questa rassegna le

opere legate a queste tematiche.

Esposte le opere di Gauguin, Denis,

Monet, Hodler, Klimt, Munch, Van

Gogh, tutti artisti che hanno cercato

di rendere visibile le credenze

e le superstizioni mistiche. Opere

con le quali immergersi in una dimensione

che va al di là delle apparenze,

superando la realtà materiale

per giungere al mistero dell’esistenza,

sperimentando l’oblio dal

proprio corpo per unirsi alla perfezione

del cosmo . Tutti concetti che

caratterizzano il misticismo, fenomeno

spirituale comune a tutte le

religioni, su tutti i continenti. Questa

mostra riconosce la presenza del

fenomeno nelle opere d’arte del simbolismo

occidentale del XIX secolo,

eleggendo gli artisti al ruolo di

asceta.


AliA E fuORi cOnfinE

SV IZ Z ER A – C H IA SSO

M.A.X.

Fino al 7 maggio 2017

JOHANN JOACHIM WINCKELMANN

(1717–1768)

Il M.A.X. museo di Chiasso celebra, a

trecento anni dalla nascita, Johann Joachim

Winckelmann (1717–1768),

grande studioso della cultura classica,

teorico e padre della disciplina della storia

dell’arte. Il percorso espositivo ruota

attorno a un’opera fondamentale di

Winckelmann: Monumenti antichi inediti

(1767), in cui l’autore affianca alle

descrizioni dei “Monumenti” le immagini

grafiche degli stessi. Si tratta di 208

splendide tavole incise, tutte siglate, affidate

ad artisti di chiara fama che Winckelmann

sceglie e paga di tasca propria.

La mostra presenta tutte le 208 tavole

incise contenute nell’editio princeps del

1767 in due volumi e nei relativi manoscritti

preparatori. In più, 20 matrici in

rame, 14 prove di stampa, ritratti di

Winckelmann, dipinti e tre reperti archeologici

provenienti dal Museo Archeologico

di Napoli, tra cui un lacerto

di una pittura romana di Pompei. Con i

“Monumenti antichi inediti” si assiste

all’avvio di un nuovo metodo di studio,

in cui narrazione e illustrazione godono

di un rapporto del tutto paritario.

IN G H ILT ER R A – LO N D R A

NATIONAL MARITIME MUSEUM

Fino al 17 aprile 2017

Emma Hamilton: Seduction and

Celebrity - National Maritime

Museum

A Londra una mostra dedicata a Emily

Lyon, nota come Emma, Lady Hamilton

(1765–1815), un'avventuriera inglese

nota come amante dell'ammiraglio

Horatio Nelson. Viene documenta la storia

di questa donna, influente anche

politicamente, soprattutto a Napoli,

in quanto confidente della regina Maria

Carolina. In un'epoca in cui le barriere

sociali erano rigidissime, la Hamilton

ha abbattuto barriere sociali, culturali

e politiche. Oltre 200 opere ripercorrono

la vita della donna, dalla nascita

nei sobborghi poveri della periferia inglese,

ai fasti della corte reale di Napoli,

fino alla morte, in solitudine e povertà

a Calais. Esposti straordinari oggetti

d'arte: oggetti di antiquariato, costumi,

vestiti, gioielli, parrucche, lettere

indirizzate a Nelson e a William

Hamilton, quadri e caricature che la

ritraggono e che mostrano l’influenza

che la Hamilton ebbe sulla moda e

suoi costumi del tempo.

SPA G N A -M A D RID

MUSEO THYSSEN-BORNEMISZA

Fino al 28 maggio 2017

Capolavori di Budapest.

Dal Rinascimento all’Avanguardia

La pinacoteca della capitale spagnola

presenta, durante la primavera del

2017, una selezione di oltre 60 opere

provenienti dalla collezione permanente

del Museo delle Belle Arti di Budapest,

con veri e propri gioielli d'arte.

Esposti dipinti di artisti come Dürer e

gli italiani Raffaello e Leonardo da

Vinci, per la gioia di visitatori sia spagnoli

che stranieri. Grazie al fatto che

il museo ungherese sarà chiuso fino al

marzo 2018 per ristrutturazione, il

Thyssen ospita i pezzi più importanti

del Szépművészeti Múzeum, fondato

nel XIX secolo. In questo istituto sono

presenti opere di pittura antica e moderna,

opere su carta e sculture. A Madrid

potremo ammirarne alcune di vari

artisti, tra cui Hans Memling, Annibale

Carracci, Nicolas Poussin, e il grandissimo

Giovanni Battista Tiepolo.


88

Mario Esposito

Il mondo di Mario Esposito

è un gioco di immaginazione

continua, che mette

alla prova il nostro senso

creativo, stimolandone di

volta in volta le capacità di

associazione, introspezione, condivisione.

C’è, nella volontà dell’artista,

la capacità del narratore che,

originando un mondo irreale e suggestivo,

conduce sulle porte del

sogno per poi lasciare liberi gli osservatori

di decidere quale sia la direzione

da scegliere al bivio. È così

che nascono i suoi Piccolini, frammenti

di storie vissute o immaginate,

tessere da ricomporre in base

alla propria esperienza emotiva.

Cresciuto a stretto contatto con gli

ambienti romani legati all'astrattismo

geometrico prima e alla fase

più intimistica della pop art italiana

poi, Mario Esposito riverbera nella

propria ricerca formale la lezione

teatrale del più fine Perilli segnico,

di cui amplifica la plasticità mediante

la scomposizione in formelle

narrative, puntuali e delicate. Architetture

e figurazioni, rigorose e

surreali al contempo, danno volto a

un'indagine strutturale che si realizza

nel concetto della variazione

sul tema, sua più diretta e riconosciuta

cifra stilistica: l'assoluta ricchezza

esecutiva è indotta dalla

passione e dallo studio attento della


storia dell'arte a lui più prossima,

laddove ancora l'influenza della

scuola romana si faccia promotrice

di intime riflessioni sulle stagioni

dell'esistenza e sui cambiamenti

che questa comporta. A queste,

Esposito unisce inoltre un'attenzione

familiare a certe materie plastiche

e acriliche assolutamente

contemporanee, segno evolutivo e

tangibile di un passaggio di consegne

da una pittura storicizzata a una

di più coevo riscontro: gli aggetti

pittorici, ormai assimilati a moderne

qualità di smalto visive e tattili,

modificano lo spazio vitale

dell'opera e ne movimentano la

composizione a vantaggio di una

loro più completa percezione.

L’operare mette in luce le vere intenzioni

dell’artista: nel permettere

al fruitore di intervenire direttamente

sulla composizione dell’opera

Esposito riconosce all’arte

la capacità di permettere alle persone

di entrare in relazione. Se,

come sosteneva Heidegger, il senso

dell’essere nel mondo dell’uomo è

il prendersi cura, l’arte di Mario

Esposito trattiene, in tratti delicati

e leggeri, il profondo significato

della vita.

Francesca Bogliolo


90

Mario Esposito

artista in permanenza presso:

Galleria Wikiarte di

Deborah Petroni

Via San Felice, 18

40122 Bologna

www.wikiarte.com

INFO:

marioespo@gmail.com

www.marioesposito61.it

Facebook: me61

cell. 339 6783907


MAURIZIO SALETTI - MAUS

MOSTRA PERSONALE ALLA

GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

DAL 19 AL 28 APRILE 2017

“TERZO MILLENNIO, CONCETTI D'ARTE“

“C oncezione geom etrica 5” - 2015 - acrilico su tela - cm .70 x 70

“E’ un percorso, quello dell’artista Maurizio Saletti, in arte MAUS, che nasce da una sintesi essenziale del disegno e

da un’attenta resa strutturale in cui il dinamismo del tratto si rivela energia compositiva ed ampia libertà di ideazione.

L’armonia, la luce e la prospettiva coesistono, all’interno del dipinto, in perfetta simbiosi e sviluppano una pittura assolutamente

personale di notevole processo creativo. Le forme, che emergono ben circoscritte in un tessuto pittorico

altamente scenico, rendono tangibili i volumi e conferiscono all’opera un linguaggio universale; il suo è un perfetto

equilibrio strutturale capace di cogliere la vera essenza di inventiva. Spazio e colore, creando un gioco incisivo e luminoso,

producono una mirabile congiunzione simbolica che domina costantemente i suoi dipinti. Il discorso tecnicomaterico

dell’acrilico, su medium density o tela, che rende vitale ogni sua composizione, si unisce ad una lineare

descrittiva dove linee e cromie illuminano la superficie di luce e di evidente potenza espressiva. Il segno rigoroso,

l’espressività cromatica e la funzione simbolica, dominante nell’opera di MAUS, raggiungono una propria interpretativa,

che solidamente espressa, vibra di una moderna esecuzione ed evidenzia un concetto profondo di studio e di

contenuto. L’artista agisce sulla composizione aprendo un descrittivismo d’avanguardia, sempre coerente, in cui la

componente astratto-geometrica, in continua evoluzione, rende tutte le sue opere intrise di analisi, sentimento ed inconfondibile

personalità. E’ una pittura suggestiva la sua, dove la visione chiaroscurale si esprime magistralmente

nel dipinto con una finezza d’esecuzione ed una visibile eleganza di sintesi”.

Monia Malinpensa

MOSTRA, DEPLIANT E PRESENTAZIONE CRITICA A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

La Telaccia by Malinpensa - Via Pietro Santarosa 1 - 10122 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 +39.347.2500814 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L LU N ED I A L SA BATO D A LLE 15,00 A LLE 19.00


92


CON IL PATROCINIO DELL’AMBASCIATA ITALIANA NEL PRINCIPATO DI MONACO

Ambasciata d’Italia

nel Principato di Monaco


94


SiLvAnA GATTi

Mare mosso al tramonto” – 2016 - Olio su tela – cm. 70 x 50

L’artista sarà presente con alcune sue opere a

Lucca, Polo Fiere | Dal 5 all’8 maggio 2017

Presso lo stand della Galleria Ess&rrE di Roma

S I LVA N A G AT T I - P I TT R I C E F I G U R AT I VA & S I M B O L I S TA

V I A L E C A R RU ’ N ° 2 - 1 0 0 9 8 R I VO L I ( TO )

h t t p : / / d i g i l a n d e r. l i b e r o. i t / s i l v a n a g a t t i

e m a i l : s i l v a n a m a c @ l i b e r o. i t


EZIO CAMILLETTI

MOSTRA PERSONALE ALLA

GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

DAL 4 AL 13 MAGGIO 2017

“L’INCANTO DELLA MATERIA VIVE DI UN’INDAgINE STRAORDINARIA“

“Esplosione” - V ariante K o.K ey da m atrice K o.K ey - Stam pa digitale in H D su carta fotografica

con supporto rigido riquadrato - M atrice originale 1974 - Elaborazione finale - 2016 - cm .90 x 90

“L’arte di Ezio Camilletti è corredata da un senso di innata ricerca e di indagine ricorrente sulla materia, osservata e

rivelata attentamente con strumenti idonei, evidenziandone un’inventiva di aspetto altamente suggestivo, di notevole

interesse e di qualità estetico-visiva. La forza interpretativa, la raffinatezza formale e l’eleganza del movimento filtrano

magistralmente dalle sue opere con una espressività costante che ci affascina particolarmente. E’ un iter serio ed

impegnato, quello dell’artista Ezio Camilletti, sia sotto il profilo del pensiero che della tecnica. Egli, poeta dell’immagine,

ci propone un’arte dall’autentico studio e dall’evidente risonanza di descrizione. Notevole la sperimentazione e

la creazione in cui la leggerezza e la sublimazione della materia si rivelano agli occhi dell’osservatore. I giochi di

colori sovrapposti creano un impianto straordinario mentre le luci, che si caricano di emozioni e di sensazioni continue,

delineano un iter assolutamente unico e prezioso. La forza interiore lo conduce a realizzare un’armonia compositiva

non comune; legato a questo filone, Camilletti interpreta un insieme di proprietà formali e cromatiche in movimento

e in continua evoluzione, e lo fa con una personale e precisa ricerca e cultura artistica. La pura innovazione ci introduce

in una dimensione astratta e dinamica, intesa ad inventare un nuovo linguaggio originale di alta potenza e valori

contenutistici”.

Monia Malinpensa

MOSTRA, DEPLIANT E PRESENTAZIONE CRITICA A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

La Telaccia by Malinpensa - Via Pietro Santarosa 1 - 10122 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 +39.347.2500814 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L LU N ED I A L SA BATO D A LLE 15,00 A LLE 19.00


98

Le catacombe cristiane:

Un Mondo da scoprire

di Francesco Buttarelli

Le catacombe di Roma si sviluppano

per 150 chilometri e annoverano

al loro interno circa 750.000

tombe.

Qūando ognuno di noi

sente parlare di catacombe,

la mente tende ad

evocare cimiteri, per lo

più cristiani, situati in gallerie

sotterranee. Questi luoghi derivano

il nome dall’espressione latina

“ad catacumbas“, termine

con il quale si designava la zona

della chiesa di San Sebastiano e

del cimitero sotterraneo ad essa

annesso, ove furono traslate nel

258 le spoglie degli apostoli Pietro

e Paolo. Studi recenti confermano

che le catacombe furono

adottate come sepoltura dai cristiani

fra il I e il IV secolo, ma

vennero utilizzate anche come

luoghi deputati ad incontri o momenti

di culto.

Per entrare nel contesto misterioso

ed affascinante di questa

breve trattazione, riporto una

precisa testimonianza che ci

giunge da uno scritto di San Girolamo,

importante autore cristiano

vissuto tra il IV e il V secolo,

quando ancora studente, si

recava insieme ai suoi compagni

di studio a visitare le tombe dei

martiri presenti nelle catacombe.

“Entravamo nelle gallerie,

scavate nelle viscere della terra,

completamente ricoperte dalle

sepolture e così oscure che sembrava

si realizzasse il motto profetico:

discendendo vivi nell’inferno,

rare luci,provenienti dall’esterno

sopra il terreno, attenuavano

un poco le tenebre, ma

il chiarore era talmente debole

che sembrava giungere da uno

spiraglio e non da un lucernaio,

si procedeva adagio, un passo

dopo l’altro completamente avvolti

nel buio, tanto che veniva

in mente il verso virgiliano: gli

animi sono atterriti dall’orrore e

dal silenzio”.

Dunque luoghi bui e oscuri, apparentemente

misteriosi, scavati

nella nuda terra, a volte riccamente

decorati, talora invece

spogli, in cui le gallerie per decine,

centinaia di metri, si sviluppano

in complicati intrecci,

persino su più piani. Va evidenziato

che le catacombe non furono

soltanto cimiteri cristiani.

Le prime comunità cristiane seppellivano

i defunti nelle stesse

aree cimiteriali dei pagani loro

vicini di casa , cioè lungo le vie

che si snodavano all’esterno

dell’area cittadina.

A partire dalla fine del II secolo,

le comunità cristiane si

diedero una dimensione organizzativa

più ampia dotandosi di

propri cimiteri, divisi da quelli

del resto della popolazione. Lo

sviluppo delle catacombe fu

anche possibile grazie alle donazioni

di terreni che ricchi personaggi

di provata fede cristiana

elargivano alle comunità dei fedeli.

Molto probabilmente il nome

delle più importanti cata-


Luoghi bui e oscuri,

a p p a r e n t e m e n t e

misteriosi, scavati

nella nuda terra, a

volte riccamente

decorati, talora invece

spogli, in cui

le gallerie per decine,

centinaia di

metri, si sviluppano

in complicati

intrecci, persino su

più piani.

combe romane deriva dai benefattori

che ne consentirono sviluppo

ed ampliamento. Le catacombe

di Callisto prendono nome

dal fatto che esse furono

aperte a opera di Callisto, un liberto

che svolgeva il compito di

tesoriere della grande comunità

cristiana di Roma e che più tardi

diventò Papa e insieme ad altri

papi fu sepolto nelle catacombe.

Come ho precedentemente affermato,

le catacombe non furono

soltanto un rifugio per i cristiani

perseguitati, non è immaginabile

che migliaia di persone potessero

trascorrere mesi in ambienti sotterranei

privi di acqua, luce ed

aria e probabilmente con scarso

cibo. Inoltre, le catacombe si trovavano

posizionate a ridosso delle

principali strade non in luoghi

perfettamente nascosti, e spesso

le autorità ne erano a conoscenza.

Ad onore della storia va inoltre

ricordato che le persecuzioni che

colpirono i cristiani furono in

trecento anni soltanto tre; troppo

poche per giustificare la nascita

e l’estensione delle catacombe.

Gli storici suggeriscono

l’ipotesi che le grandi comunità

cristiane vollero darsi luoghi di

sepoltura che ponessero in evidenza

il concetto di comunità,

sfruttando il terreno e disponendo

le tombe orizzontalmente

nelle pareti delle gallerie, creando

più piani sovrapposti.

L’economia del tempo ci dice

che i terreni vicini alle città

erano i più costosi poiché facilmente

raggiungibili da parenti

dei defunti. Tombe finanziate

dalle comunità. Le catacombe di

Roma si sviluppano per 150 chilometri

e annoverano al loro interno

circa 750.000 tombe. Va

inoltre ricordato che dove le condizioni

dei terreni lo permettevano

si scavarono catacombe

anche a Napoli, Siracusa e in

Provenza. Con il trascorrere del

tempo le sepolture nelle catacombe

somigliarono sempre più

a quelle dei moderni cimiteri,

con settori di gallerie riservati

alla tumulazione di singole famiglie.

Nelle catacombe, durante le

sepolture si svolgevano veri e

propri riti funebri: preghiere, canti,

banchetti, un misto di tradizione

cristiana e pagana. L’uso

delle catacombe come un luogo

di sepoltura andò scomparendo

del corso del V secolo anche a

causa del calo demografico. Successivamente,tra

il IX e X secolo

gran parte della catacombe finirono

per essere abbandonate anche

a causa de mutamenti storici

del periodo che rendevano insicuri

i luoghi tanto che molte sepolture

vennero trasferite all’interno

delle chiese. Una vera e

propria riabilitazione delle catacombe

si ebbe nel XVI secolo in

coincidenza della Controriforma

della Chiesa di Roma in opposizione

alla Riforma Protestante.

Visitare le catacombe di Roma

vuol dire compiere un viaggio

nella storia, nell’arte, nella fede

e nella tradizione tenendo conto

di iscrizioni, disegni e testimonianze

avvolte di misterioso fascino.

Appare doveroso e scontato,

giunti al termine della trattazione,

effettuare un “viaggio”


100

Le catacombe vennero scavate nel tufo a

partire dal II secolo fino al V secolo, quando

raggiunsero la struttura definitiva che si sviluppa

complessivamente per più di 13 chilometri

di cunicoli e gallerie sotterranee.

nelle catacombe di Priscilla lungo

la via Salaria. L’ingresso si

trova di fronte a Villa Ada, in

Roma. L’origine del nome è da

attribuirsi, con molta probabilità,

al nome della donna che

donò il terreno per la realizzazione

dell’area sepolcrale, o della

sua fondatrice. Nel luogo è

conservata un’ iscrizione funeraria

relativa ad una “Priscilla”

imparentata con la famiglia senatoria

degli “Acilii”. Le catacombe

vennero scavate nel tufo

a partire dal II secolo fino al V

secolo, quando raggiunsero la

struttura definitiva che si sviluppa

complessivamente per più

di 13 chilometri di cunicoli e

gallerie sotterranee. In tempi antichi

ebbe l’appellativo di “Regno

delle catacombe” per il numero

elevato di martiri sepolti.

Nell’indice degli antichi cimiteri

cristiani di Roma (index cometeriorum)

le catacombe sono

anche indicate come “cimitero

di Priscilla e San Silvestro”, dal

nome della basilica costruita nel

IV secolo sul luogo di sepoltura

dei martiri Felice e Filippo. Durante

le persecuzione del III e IV

secolo le catacombe accolsero le

spoglie di numerosi martiri tra i

quali un papa: San Marcellino.

Successivamente vennero inumati

altri sei papi: San Marcello,

San Silvestro, Liberio, San Siricio,

San Celestino I e Vigilio. Risulterebbe

arduo trattare e descrivere

tutti i luoghi di queste

splendide catacombe, tuttavia

vale la pena di ricordare “il cubicolo

della velata”, che risale al

III secolo e prende il nome da un

affresco, molto ben conservato,

di una lunetta che rappresenta

una donna velata in atteggiamento

di preghiera, con le braccia

volte in alto, la donna, quasi

sicuramente sepolta nel luogo e

anche raffigurata nei vari momenti

importanti della sua vita:

il matrimonio e la nascita di un

figlio. Continuando il percorso

nel cubicolo troviamo volte affrescate

con scene di episodi dell’antico

testamento, mentre al

centro del soffitto un rassicurante

affresco del buon pastore

che reca un capretto sulle spalle.

Altro luogo da evidenziare è la

“cappella Greca”, divisa in due

parti da un arco con decorazioni

pittoriche in stile pompeiano risalenti

al II secolo. Le immagini

rappresentano episodi dell’Antico

e Nuovo testamento. Colpiscono

il visitatore “la Resurrezione

di Lazzaro e la Guarigione

del paralitico”. Seguono

affreschi “Daniele fra i leoni,

Susanna insidiata dagli anziani,

Mosè che fa scaturire l’acqua

dalla roccia e i tre ebrei nella

fornace”. Conclude il ciclo una

raffigurazione di un banchetto

eucaristico dove sono presenti

diversi uomini ed una sola

donna. Continuando il percorso

si incontra una nicchia con l’immagine

di un “Gesù bambino

con Madonna”.

Tornando fuori, sopra le catacombe

troviamo la basilica e il

monastero che Papa Silvestro

fece erigere nel IV secolo.

L’opera, progressivamente caduta

in rovina venne dimenticata

fino al 1890 quando vennero

ricomposti i resti e a partire

del 1906 venne ricostruita

sulle strutture murarie antiche

portando a compimento una

nuova basilica modellata sulla

precedente.


claudio Alicandri

Omaggio alla Fotografa Francesca Di Mario

alla Modella Sara Matteucci

“ PASSIONE “ Tecnica mista con colori metallici 100x70 anno 2017

Lo Studio ClaSil Vi ringrazia per seguirci con affetto......

Claudio & Silvio

Via Santa Rita da Cascia, 40 - 00133 Roma

Cell. 368 3148296 - c.alican@alice.it


102

G ran C affè storico letterario

G iubbe R osse

L’em ozione dei C O LO R I nell’arte

di

Fabio G uglielm i

22 aprile – 14 m aggio 2017

Piazza della R epubblica 2 – Firenze

“Fauno” - 2017 - cm 70 x 60 “Terramadre” - 2017 - cm 60 x 80

Predisporsi all'opera di Guglielmi significherà fare silenzio dentro sé, accettare di commuoversi, ridere

e indignarsi, smarrirsi, piangere e ritrovarsi nelle proprie emozioni, nell'energia vitale che – sangue

invisibile – fluisce come sorgente nel cuore dell'anima. E sarà dolce, amara, senza fine, abbondante e

deliziosa.

(Alberto Gross)

50055 - Lastra a Signa - fraz. Ginestra Fiorentina - FI

Via Gavignano, 9 - Cell. 347 8020108


MOSTRA D’ARTE "RACCONTARSI"

DAL 15 AL 24 MAGGIO 2017

G IU SEPPE A M O R O SO D E R ESPIN IS -A N TO N IO ATZERI

M ATTEO C IA M PIC A -STEFA N O PIG N ATO

TesticriticidiM onia M alinpensa

G IU SEPPE A M O R O SO D E R ESPIN IS

“Paesaggio Estivo” -2016

acrilico su tela cm 80 x 90

“C’è un senso di affascinante

mutamento

nell’immagine interpretativa

pittorica

dell’artista Giuseppe

Amoroso De Respinis;

egli riesce a trasportarci

in un mondo

totalmente suo, personale,

in cui il soggetto,

particolarmente

suggestivo, evidenzia

un ragionato

e unico espressionismo.

Nella sua realizzazione

pittorica,

sia i valori contenutistici

che quelli simbolici,

sono di notevole

resa tecnicoformale

e di riconoscibile

stato poetico;

essi creano un’atmosfera

suggestiva,

ricca di personalità e di sentimento. ll colore dell’acrilico su tela, di evidente

logica estetica ed abile stesura tecnica, è sostenuto da una costante

e fondamentale ricerca”.

M A T T EO C IA M PIC A

“L’artista Matteo

Ciampica riesce

a conferire

all’opera, con

un suo linguaggio

molto personale

e contenutistico,

un

linguaggio simbolico

e ricorrente

nel quale

il soggetto

si illumina di

esistenza umana,

valori spirituali

e vitalità

“A phonia 22” -2016 -olio su tela -60 x 80

artistica. E’ un’e- laborazione di notevole impegno che viene interpretata

e descritta con intensa sensibilità e significati dell’arte pittorica

che si materializzano sulla tela con una costruttiva caratterizzante.

Le accensioni dei rossi, dei gialli e dei blu donano magistralmente

all’opera un’assoluta incisività tanto da tramutare l’espressione cromatica

in vero sentimento ed emozione continua. Sono alberi che si

umanizzano e che prendono mirabilmente vita attraverso un pregnante

discorso pittorico da cui emerge lo stato d’animo dell’autore”.

A N T O N IO A T Z ER I

“Figura fem m inile seduta che saluta”

2016 -acrilico su m asonite cm 70 x 50

“Guardando le opere dell’artista

Antonio Atzeri si rimane

magicamente pervasi

dalla sua pittura perché

è ottenuta mediante

un’originalità ed un’abilità

interpretativa tutta particolare

e molto suggestiva che

merita, da parte dell’osservatore,

un’attenta analisi.

Sono opere concepite con

una verità umana, ritmo

compositivo e rilevante immediatezza

che Atzeri ottiene

con un’intensa figurazione

carica di poesia, intimo

sentimento e maturità

artistica. La figura umana e

soprattutto quella femminile,

fortemente sentita dall’artista

con rispetto e

profondità d’animo, trova

nel suo operare una personale

visione pittorica ed una

vibratilità interiore di notevole

espressiva. Il legame

di Atzeri con la figura

umana è evidente e denota una sensibilità che ci affascina”.

ST EFA N O PIG N A T O

“La caduta deisoli” -2016 -acrilico su tela -cm 120 x 80

“Nelle opere dell’artista Stefano Pignato appare una visione cromatica

ricca di intensa azione, di chiara identità e di evidente

stile; ed è in questa panoramica che egli concretizza simboli geometrici

e volumi, espressi con un rinnovato linguaggio, in un rapporto

di progettazione e di qualità significativo. I colori, che

vanno dal giallo al blu al rosso, ci seducono e danno all’opera

un ritmo ed un equilibrio unico in cui l’evidente preziosità del

tratto segnico e la magistrale luce sono sempre ben calibrate e

fanno sì che le composizioni riscuotano interesse”.

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA GALLERIA D’ARTE

La Telaccia by Malinpensa - Via Pietro Santarosa 1 - 10122 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 +39.347.2500814 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L LU N ED I A L SA BATO D A LLE 15,00 A LLE 19.00


104

Nel segno della Musa

Le interviste diM arilena Spataro

“Ritratti d’artista”

Maestri del '900

In viaggio verso l’eterno ritorno.

Le sculture di Sergio Zanni

marilena.spataro@gmail.com

Non ha mai amato stare sotto i

riflettori. Schivo e riservato

nella vita privata come nel

suo essere artista, Sergio Zanni,

ferrarese, classe 1942, è oggi uno dei

più interessanti scultori del mondo dell'arte

contemporanea, ciò non solo per

l'intensità, originalità e pregnanza del

suo linguaggio formale, ma anche, e soprattutto,

per la profondità del pensiero

che sottende alle sue opere.

Scrive di lui Sandro Parmiggiani «si ritiene,

Zanni, e lo dichiara espressamente,

uno degli esponenti della cultura

“perdente”: noi che amiamo e apprezziamo

le sue opere, possiamo dire che

così non è, che lui ha invece saputo vedere

e dare forma alle verità, spesso

amare e dolorose, che ci stanno attorno,

mentre molti distoglievano lo sguardo,

in “balocchi e profumi” ed altre personali

faccende affaccendati. Zanni è stato

un inesausto esploratore della condizione

umana: i suoi uomini, ancorchè

immaginari, sono veri, sono gli emblemi

delle fatiche, delle durezze, delle illusioni

cadute dell'autentica vita delle

persone dentro il presente». Del suo

percorso artistico e della sua visione

esistenziale è lo stesso Sergio Zanni a

parlarcene

Nascere e vivere a Ferrara, città colta e

di tradizione rinascimentale, ha contribuito

a renderla un artista?

«In passato l'arte era legata all'identità

del territorio. Nel mondo della globalizzazione

le culture, quantomeno in

Occidente, ma sempre più in tutto il

mondo, hanno perso l'identità territoriale.

Laddove il passato ha lasciato

ancora forti segni così come nella città

di Ferrara, penso che, in maniera più

o meno inconscia, si vengano a determinare

influenze e, quindi, che queste

si avvertano anche nei miei lavori. Che,

però, si possa diventare artisti in quanto

nati a Ferrara, mi sembra improbabile».

Le sue sculture sono concepite più con

la mente o più con il cuore. Quanto di

lei è presente in esse?

«A questa domanda si rischia di rispondere

con semplificazioni del tipo: l'Illuminismo

e il Romanticismo erano una

estremizzazione di pensieri che invece

di essere contrapposti dovevano trovare

un equilibrio. Oppure: Leopardi pensava

che la filosofia era facile e crudele

senza la poesia. Quindi la mia risposta


“Il tuffatore”

“Il corvo”

è che mente e cuore debbano armonizzarsi

dando vita a quella cosa poco definibile

che è l'ispirazione, la quale può

riguardare il mondo visto unicamente

attraverso il filtro della mia sola esistenza».

Soprattutto in passato tra i suoi soggetti

ricorrenti c'erano dei viandanti, quasi

dei pellegrini, dove sono diretti? Poi ci

sono i kamikaze e i budda...

«I miei viandanti non sanno dove

vanno, ma sanno da cosa se ne vanno.

Il viandante, a differenza del viaggiatore,

non ha un inizio né una fine, è il

viaggio in sé. Prima dei viandanti vennero

i palombari, gli oblomow, i portatori

di guerra, i guerrieri, poi arrivano

i kamikaze e qualche orientale un po'

budda. Il mio Oriente è visto da un occidentale

spaesato, perchè l'Occidente

lo ha reso scettico, senza trascendenza,

con l'angoscia del nichilismo strisciante.

Il kamikaze giapponese aveva, invece,

tutt'altri problemi...».

Qual è la connotazione esistenziale del

viandante e, in genere, dei personaggi

delle sue opere ?

«L’idea del ciclo del viandante è nata

più o meno inconsciamente, è stata

un’idea importante, perché si tratta di

lavori che sono un po’ dei prototipi, dei

segni di un passaggio culturale. Facendo

una loro lettura successiva ho capito

che l’idea da cui sono nati corrisponde

a quella del viandante di

Nietzsche: con la morte di Dio non c’è

più un riferimento, per cui siamo un po’

abbandonati a noi stessi. Per me il viaggio

è anche un modo di andar via, di

sfuggire da questo processo di omologazione

che ci coinvolge tutti in questa

società. Anche per gli altri personaggi

delle mie sculture la connotazione esistenziale

è quella del viaggio, di un percorso,

un viaggio, che nel mio caso si

esprime bene con la definizione del far

arte di Foucault, secondo cui “l’arte è

una metodologia del sé”. Quindi una ricerca

di sé stessi, dove la componente

esistenziale è forte: da quando l’arte ha

perso la sua funzione tradizionale di

veicolo tra la terra e il cielo, siamo rimasti

soli, a raccontarci, e purtroppo

questo comporta una soggettività che

sebbene, a volte, venga scambiata come

un valore di libertà, da me invece viene

percepita come una forza più che altro

distruttiva».

Quali le radici del suo immaginario ar-


106

“La ruota del tempo”

tistico?

«Tutto e niente, purchè fatto con le

mani. In particolare il ritorno all'ordine

dopo le avanguardie del

'900. Andando più nello specifico,

direi, Carrà e certe forme sinteticamente

“classiche” di Sironi, ma

anche di molti altri».

Quale la chiave di lettura per capire

gli aspetti più profondi di tale

immaginario da un punto di vista

simbolico ed esistenziale?

«Non so se esiste una chiave di

lettura per capire il mio lavoro,

per ora quello che ho capito è che

il contenitore che chiamiamo esistenza

racchiude tanti segreti.

Gioie e dolori che alimentano la

mia immaginazione».

E' possibile cogliere nei suoi

lavori anche valenze di carattere

storico - sociale?

«Credo che l'arte che ha

voluto rappresentare il carattere sociale

sia stata un fallimento,

meno che

in rari casi,

e con ciò mi

riferisco a certa

pittura sudamericana.

Personalmente non sopporto

né il pensiero di

parte e tanto meno la

pubblicità. Della storia

mi affascinano i comportamenti

epici dei perdenti,

ma chi sa, forse è

una eredità del romanticismo».

Le sue sculture sono da

sempre improntate al

senso del sacro. Oggi

sono molti gli artisti che

sostengono di rifarsi a

una visione sacrale,

un nome per tutti,

Jane Fabbre, l'artista-performer

fiammingo, in

mostra, fino allo

scorso ottobre, al

Forte Belvedere a Firenze, con Spiritual

Guard. Quali le affinità e quali le differenze

tra la sua percezione del sacro e

quella di Fabbre?

«Parlo di me, senza voler entrare nel

merito del lavoro altrui. I temi che mi

interessano sono vari, ma tutti rientrano

nel perimetro dello spazio problematico

che definiamo esistenza di cui il sacro è

uno dei tanti aspetti, ma non certo

l'unico».

Come e quando si manifesta l’idea artistica.

Darle forma e trasformarla in materia

viva, in opera, è, in qualche modo,

un atto che avvicina l'artista alla divinità?

«Non è prevedibile quando l'idea artistica

si manifesta, non dipende dalla coscienza,

infatti, né dalla volontà. Se al

di là della coscienza si manifesta qualcosa

che si possa definire “divino” non

sono in grado di affermarlo con una risposta

definitiva, penso, anzi, che non

l'avrò mai una tale risposta».

Le dimensioni delle sue opere, spesso

monumentali, sono dettate da una scelta

puramente estetico-stilistica o nascono


“La nuvola”

“Il silenzio”

da una visione più ampia, di tipo rinascimentale,

che guarda alla scultura in

funzione degli spazi urbani?

«Le mie opere più che essere monumentali,

alludono alla monumentalità, spesso

in senso ironico e teatrale, giocando

sui rapporti sproporzionati delle parti

del corpo. Del resto già Arturo Martini

aveva parlato della scultura “lingua

morta”, intendendo fare riferimento

con questa espressione a dei monumenti

in onore del tale o del tal altro».

Lei è uno scultore figurativo, il che, fino

a qualche anno fa, determinava una

condizione artistica da outsider. Si è

mai sentito tale?

«Più che un outsider in certi anni mi

sono sentito un pesce fuor d'acqua e mi

riferisco agli anni in cui i linguaggi figurativi

erano azzerati. Poi con il tempo

ho capito che quello che facevo era

comunque giusto perchè mi divertivo a

farlo».

Come accoglie il rinnovato interesse di

una parte del mondo dell’arte nei confronti

della figura?

«In un piccolo libro, stampato recentemente

e scritto da Mario Perniola, dal

titolo “L'arte espansa”, tra l'altro, si afferma

“La sfera dell'arte si è ampliata

enormemente. Qualunque cosa può

esser trasformata in “arte”, anche se il

suo autore non ne sappia nulla”. Penso

che il nuovo interesse per la figura si

debba inquadrare in questo contesto».

In una società come la nostra, ormai

fondata su tecnologie sempre più avanzate,

informatizzazione dei sistemi comunicativi,

spettacolarizzazione mediatica

delle immagini, qual è il futuro

delle arti figurative?

«Credo che non succederà nulla di particolarmente

importante o catastrofico.

La tecnologia sarà sempre più il mezzo

espressivo del futuro a scapito sempre

soprattutto di chi si esprime lavorando

con le mani».

Se dovesse rinascere, in quale epoca

vorrebbe vivere e che mestiere le piacerebbe

fare?

«Sarei un gentiluomo di campagna

della prima metà dell'800 con la passione

dell'arte».


108

Angela Balsamo

“Una rosa per sempre”

- pittura su cristallo con tecnica al rovescio

Studio: 00012 Guidonia (Roma)

Viale Parco Azzurro, 20

0774 365045 - Cell. 338 2448902

balsamo.a.m@virgilio.it


SUSANNA TRAVANI

MOSTRA PERSONALE ALLA

GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

DAL 6 AL 16 GIUGNO 2017

“L’ENERgIA DEL COLORE E DELLA FORMA VIVE DI UN’ AUTENTICITà PROPRIA “

“C onvergenze” - 2015 - O lio su tela- cm .24 x 24

“Di particolare fantasia e ritmo compositivo l’artista Susanna Travani, con uno slancio di notevole valore, realizza

opere dal singolare schematismo in cui l’esecuzione rigorosa e la carica di energia vibrano di un simbolismo altamente

suggestivo. La validità dell’astratto dimostra un’interpretazione prorompente e vivace mai immobile e raggiunge

un traguardo sempre positivo che si distingue e che conquista l’osservatore. Il colore, che domina mirabilmente nell’opera,

ha la funzione di rivelare illuminazioni e volumi di grande effetto, mentre la dinamicità gestuale, di solido impianto,

sprigiona una forza che si concretizza in uno stile immediato. Artista dalle evidenti capacità, ella documenta

un linguaggio di profonda vitalità reso ancora più vivo dalla spazialità chiaroscurale e dalla sintesi descrittiva. L’immagine

pittorica, palpitante di un tratto dall’ampio sviluppo segnico e di campiture armoniose del colore, evidenzia

un connubio incisivo e stabilisce una composizione dal chiaro temperamento artistico. La sua pittura astrattista, che

vive magistralmente di libertà d’invenzione, ottiene una dimensione sempre nuova che si nota sia per l’atmosfera

della pennellata, di spiccata personalità, che per la potente resa timbrica perfettamente coordinata nell’opera. Il colore

vorticoso, dinamico e vitale si fonde in una visione sognata e vigorosa di intima concezione dove il ritmo della luce

equilibrato è indice di sapienza materica e di una vibrante sensibilità”.

Monia Malinpensa

MOSTRA, DEPLIANT E PRESENTAZIONE CRITICA A CURA DI MONIA MALINPENSA

REFERENZE E QUOTAZIONI PRESSO LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA

La Telaccia by Malinpensa - Via Pietro Santarosa 1 - 10122 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 +39.347.2500814 - +39.347.2257267

w w w . l a t e l a c c i a . i t - i n f o @ l a t e l a c c i a . i t

O RA RIO G A LLERIA :D A L LU N ED I A L SA BATO D A LLE 15,00 A LLE 19.00


110

LIBRI D’ARTe IN VeTRINA

a cura di Fulvio Vicentini

SAMMLUNG cOLLeZIONe KReUZeR

Kunst von 1900 bis Heute – Arte dal 1900 a oggi

Südtirol-Alto Adige Tirol Trentino

2016 © by Josef Kreuzer - Tutti i diritti riservati

ISBN 978-88-6839-261-1

Stampa Druck Athesia Bozen/Bolzano

Editore Verlag Athesia-Tappeiner,

Bozen/Bolzano

Formato: Cartonato - 28,5 x 24,5 cm.

Pagine: 636

Preis / prezzo € 69,00

Concetto e testi / Konzept und Texte

Roberto Festi, Trento/Trient

Eva Gratl, Bozen/Bolzano

Carl Kraus, Bozen/Bolzano

Josef Kreuzer, Bozen/Bolzano

Traduzioni /Übersetzung:

Josef Kreuzer, Bozen/Bolzano

Giovanna Rinaldi, Innsbruck

Silvia Rupp, Innsbruck

Fotografien/ Fotografie

Collezione Kreuzer - Erich Dapunt Bozen/Bolzano


JOSEF KREUZER,

storia di una collezione

JOSeF KReUZeR Bolzano, 1938 - 2017

A cura di Fulvio Vicentini

Si è formato dapprima al ginnasio-liceo

classico, dove ha

avuto eccellenti insegnanti,

uno in particolar modo, padre

Konrad era anche pittore,

in una sua intensa “via

Crucis”, esposta in una chiesa di Bolzano,

alcuni suoi studenti avevano per lui posato

nelle 14 stazioni del calvario.

Ha proseguito gli studi di giurisprudenza

all’università di Firenze esercitando poi

la professione di avvocato presso lo studio

del parlamentare dott. Roland Ritz.

Più tardi è stato giudice presso il tribunale

di Bolzano, diventando il primo magistrato

di lingua tedesca dell’ Alto Adige.

Ha sposato la storica dell’arte Eva Eccel,

che assieme al padre Friedrich avevano

dato il via alla collezione.

Con il prepensionamento Kreuzer ha

svolto l’attività di imprenditore e titolare

del negozio di arredamento e vendita di

tappeti d’arte “Fr. ECCEL” di via Portici

con sbocco anche sulla parallela via Argentieri.

In questo storico Palazzo nel

cuore commerciale della vecchia Bolzano,

su un’area appositamente ricavata

all’ultimo piano, organizzavano gia negli

anni Settanta mostre personali su invito,

di artisti Altoatesini, Trentini e d’oltre

Brennero, privilegiando dapprima gli artisti

storicizzati Karl Plattner, Hans Ebensperger,

Peter Felin, Paul Flora, Robert

Scherer, che dovevano costituire lo zoccolo

duro della collezione.

La scelta delle opere da acquistare era affidata

al dottor Kreuzer che sapeva il taglio

da dare alla collezione. Aveva allargato

anche il territorio fino a Vienna

per ospitare artisti di origini sudtirolese

come Josef Maria Auchentaller legati alla

Secessione viennese, sbordando anche

nel Veneto, in Friuli, e altre regioni. La

collezione prendeva corpo con gli artisti

Albin Egger-Linz, Fortunato Depero, Iras

Baldessari, Zoran Music, Oscar Kokoschka

e altri Maestri noti in campo internazionale

come Pietro Annigoni,

Giuseppe Capogrossi, Emilio Vedova,

Giuseppe Santomaso, Marcello Jori,

Eduard Habicher assieme ai trentini Fausto

Melotti, Guido Polo, Carlo Bonacina,

Remo Wolf, Giuseppe Debiasi, Luciano

Zanoni senza tralasciare i ladini Adolf e

Markus Vallazza, Lois Anvidalfarei, Aron

Demetz , Willy Verginer.

La collezione può avere due chiavi di lettura:

“L’arte del Tirolo Asburgico da Borghetto

a Kufstein” e “ARTE dal 1900 a

oggi”.

Ultimo ritratto a Josef Kreuzer

eseguito da Giorgioppi

olio su tela, 90 x70 cm, - 2008

Il tre gennaio 2017 i quotidiani locali riportavano

la bella notizia che l’intera collezione

del mecenate Kreuzer era stata

donata alla Provincia di Bolzano per allestire

un nuovo importante polo museale

a beneficio di tutti gli appassionati dell’arte.

La donazione del valore di 16 milioni

di euro, oltre alle 1500 opere di cui

300 di artisti altoatesini, comprende


112

Due scorci della mostra del Tirolo asburgico

a Palazzo Trentini

(fotoservizio: Fulvio Vicentini)

anche il doppio palazzo di via Portici, con

sbocco in via Argentieri, nel cuore del

centro storico-commerciale della vecchia

Bolzano.

Il governatore Arno Kompatscher firmava

il contratto che la Provincia di Bolzano

si impegnava entro cinque anni a

portare a buon fine l’importante progetto

museale della: “Collezione Kreuzer”.

Le belle notizie si alternano rapidamente

alle brutte. Il 17 gennaio i quotidiani davano

l’addio a Kreuzer, l’uomo generoso

della donazione. L’illustre magistrato–

collezionista, che avrebbe dovuto ricevere

a breve l’onorificenza della “Croce

al merito del Tirolo”, non ha potuto godere

dell’alto riconoscimento perché se

n’è andato prima.

Un importante omaggio a Kreuzer c’è

stato. L’architetto Roberto Festi, su incarico

della Provincia di Trento ha allestito

a Palazzo Trentini a Trento una interessante

mostra con 48 opere di 39 autori selezionati

dalla collezione Kreuzer dal

titolo: “il 900 nell’area alpina del Tirolo

Asburgico, tra Kufstein e Borghetto”. Al

vernissage erano presenti a fianco del

presidente trentino Bruno Dorigatti, i colleghi

Hervig Van Staa del Land Tirol e

Roberto Bizzo del Consiglio provinciale

di Bolzano. Una mostra che sicuramente

è il preview di quello che sarà il museo

KREUZER di Bolzano.

La mostra di Palazzo Trentini

rimarrà aperta fino a sabato

11 Marzo 2017

Orario di apertura

da lunedì a venerdì

dalle ore 10,00 alle 18,00

sabato dalle 10,00 alle 12,00


114

ª

La 20 edizione di

“Arte Forlì contemporanea”

ha riacceso l’amore per l’arte in Romagna

Il migliore regalo per il suo 20°

compleanno? Non c’è alcun

dubbio siano stati proprio gli appassionati

e collezionisti d’arte

a farlo alla mostra-mercato che dal

1997 rappresenta a Forlì e in Romagna

il principale momento di incontro

e la più importante e qualificata

occasione di investimento sull’arte

e moderna e contemporanea.

Da venerdì 4 a lunedì 7 novembre

scorsi, “A rte Forlì C ontem poranea”

ha attirato nei padiglioni espositivi

della Fiera di Forlì migliaia di visitatori

con un incremento davvero significativo

rispetto ai riscontri degli

anni precedenti. Mediamente, infatti,

la rassegna organizzata da Romagna

Fiere ha registrato un aumento

di presenze pari al 20 per cento, con

dati superiori al 2015 in tutte le

quattro giornate.

D’altronde già in partenza questa 20ª

edizione presentava un’offerta più

ricca, avendo portato a Forlì - una

piazza certo consolidatasi nelle abitudini

degli appassionati, ma non

certo tra i principali poli nazionali

in questo campo – oltre 60 tra le più

importanti Gallerie d’Arte del Paese.

Un numero significativo di queste

era, poi, presente nel capoluogo romagnolo

per la prima volta e la

scelta di puntare su “Arte Forlì Contemporanea”

si può a ragion veduta

affermare sia stata vincente.

Buono, anzi molto buono, il volume

di vendite che le Gallerie hanno segnalato.

Il pubblico interessato, attento,

competente, ha potuto

toccare con mano la loro grande professionalità

e il valore delle opere

presentate. A riscuotere successo

(commercialmente e non solo di

“critica”) sono stati sia gli autori

storicizzati, sia i nuovi talenti emergenti,

romagnoli e non solo, capaci

di interpretare tutte le tendenze

della contemporaneità.

In questo contesto anche le iniziative

e gli eventi collaterali organizzati

da Romagna Fiere hanno attirato

un interesse accresciuto. Ne è

emblema la tradizionale asta di beneficenza

“A rte per La N ave”, svoltasi

domenica 6 novembre a cura di

Scuole La Nave e giunta alla sua 9ª

edizione. L'affluenza all'asta è stata

la più elevata di sempre e tutti i lotti

sono andati venduti (ben 66 opere

donate dagli artisti), compreso il

“Lotto 1”, lo speciale acrilico su tela

dipinto in diretta durante l’asta dai

fratelli Alfonso e Nicola Vaccari e

che è stato battuto per ultimo facendo

schizzare a quota 11.000 euro


la scultura di Lodola all’esterno

della fiera alta 9 metri

le donazioni raccolte. Somme che saranno interamente

devolute al fondo di aiuto allo studio

“Don Lino Andrini”, destinato all’acquisizione

di strumenti di lavoro per gli studenti.

In tutte le giornate, poi, tantissimi i visitatori

alle mostre che hanno impreziosito “Arte

Forlì Contemporanea”, a partire da “LO D O

LA FR A ”, l’esposizione curata da “M irabili

A rte d’A bitare” e dedicata a Marco Lodola e

Giovanna Fra. Oltre alle grandi luminose del

maestro pavese al fianco delle quali incalcolabili

sono stati i “selfie” scattati dai visitatori,

la collaborazione con la maison d’arte

fiorentina ha portato a Forlì “Le Cirque”, il

grande elefante di luce alto 9 metri realizzato

nel 2016 per lo spettacolo teatrale di Andrea

Bocelli al Teatro del Silenzio.

Notevole afflusso, poi, anche allo speciale allestimento

curato da Galleria Costa Deniarte

per omaggiare Tano Festa, alla mostra “Femminilità”

dello scultore romagnolo Mario

Bertozzi e all’area dedicata alle installazioni

di 10 artisti emergenti e denominata “Spazio

allo Spazio”. Una rassegna, quest’ultima, che

Oscar Dominguez cura da 13 anni per la mostra-mercato

forlivese e che continua ad essere

un momento di confronto tra gli artisti

stessi e una vetrina sulla quale le Gallerie

possono gettare un occhio interessato. E in

questo 2016 con tante Gallerie in più e tanto

pubblico in più, gli occhi sul talento non sono

certo mancati.

Non resta, dunque, che iniziare subito a pensare

al 2017 e a una nuova “Arte Forlì Contemporanea”

che avvii un secondo ciclo di

altri 20 anni.

Alcuni spazi espositivi della fiera


KUZMA KOVAČIĆ

La scultura nel segno del sacro

a cura di Svjetlana Lipanovic

Autor Atelier

Foto Z.Alajbeg

La vita dedicata all’arte di

Kuzma Kovačić, uno dei

massimi scultori contemporanei

croati inizia nel 1952, a

Hvar, l’incantevole cittadina

sita sull’isola omonima /Lesina/. La

famiglia d’origine, gli ha trasmesso

valori importanti, saldamente legati

alle tradizioni e all’incrollabile fede

che saranno le fondamenta, per costruire

magnifiche opere d’arte. Da

giovane, si appassionò alla letteratura,

pittura e teatro. In seguito nel 1971 si

iscrisse presso l’Accademia di Belle

Arti a Zagreb /Zagabria/, scegliendo i

corsi di scultura. Gli inizi non furono

facili, poiché coincidono con un periodo

storico drammatico nella ex-Jugoslavia.

Durante 1971 nasce il movimento

“La primavera croata”, con

l’intenzione di ottenere più libertà dal

regime comunista. Kovačić si trovò tra

i studenti nelle vie della capitale croata

nei mesi critici, dall’ottobre al dicembre

dello stesso anno. Le manifestazioni, represse

brutalmente dalle forze dell’ordine

non portarono il risultato sperato.

Nell’atmosfera cupa del momento segnato

dalla crisi politica e sociale, avvengono

anche cambiamenti radicali

nell’arte, portati dai movimenti anticonvenzionali

che negavano le tradizioni.

Fortemente legato alle proprie

radici mediterranee e soprattutto alla

fede cattolica, l’artista non si lasciò influenzare

ma, continuò a cercare la

propria espressione autentica, dove la

moderna concezione della forma non

esclude la visione classica della scultura.

Gli studi sotto la guida dei professori:

Želimir Janeš, Ivan Sabolić

Vjekoslav Rukljača terminarono, con

successo nel 1976. Inoltre, la collaborazione

con Branko Ružić ebbe un

posto importante nella sua formazione

artistica. Le prime due opere create in

gesso nel 1971 “La solitudine”, “La

testa” /Peruško Bogdanić/ annunciano

una sottile vena malinconica, nonché

un senso di vuoto e solitudine poi riscontrabili

nelle future creazioni. Le

composizioni “Dopo il ballo serale a

Galešnik” e “Marina, Marina” /1976/,

riflettono tutte le componenti essenziali

della sua arte: la ricerca contemplativa

delle forme innovative, fantasiose

nate nell’irrazionale e portate a

materializzarsi tramite il giuoco, l’abbinamento

dei colori e vari materiali.

Le stesse opere, portano nomi poetici

e a volte, sono completate con scritte

significative. Per costruire le sculture

si nota l’uso di: argilla, legno, terra,


118

“Ivan Pavao IIkamen ” “Ivan Pavao IIreljef FotoZoranAlajbeg ”

vetro, colore, carta, fili di ferro, terracotta,

intonaco, pietra, bronzo, sabbia,

a-cqua, luce, rame, chiodi, alluminio,

plexiglass, ecc.. Negli anni a venire la

sua attività continuò incessantemente,

con l’inaugurazione della galleria “Na

bankete” / “Alle panche” - di pietra/ a

Hvar, nella cantina dei suoi avi per

confermare il fortissimo legame spirituale

con le proprie origini.

Lo spazio espositivo fu aperto dal

1975 al 1985 ospitando mostre prestigiose.

L’assolata isola di Hvar, rimarrà

per sempre un posto incantato, il suo

“locus amoenus”, che descrive cosi:

“Si può dire che l’isola di Hvar, con la

sua forma particolare, in qualche

modo è una scultura, proprio come la

scultura è in qualche modo – l’isola”.

Nel 1981 si trasferisce a Split /Spalato/

dove si dedica all’insegnamento

presso la Scuola d’arte e in seguito,

come professore all’Accademia di

Belle Arti. Volgendo uno sguardo indietro

nel tempo, troviamo il giovane

artista nel 1980 a Murano. Stipendiato

dal Governo italiano, apprese l’arte

vetraria da “Nason”, “Fratelli Manfren”.

D’ora in poi, le stupende sculture

trasparenti, scintillanti faranno

parte delle sue esposizioni. La produzione

artistica del maestro, enorme,

complessa si può tentare di dividere

tra il figurativo e l’astratto che comprendono

le creazioni: intimistiche, di

ispirazione cristiana, dedicate alla terra

natia e patriottiche.

Suscita stupore la sua potente creatività

espressa cominciando dalle piccole

forme per arrivare alle grandi

composizioni sacrali e maestosi monumenti.

Il denominatore comune è

l’incessante ricerca del sacro. La

grande fede in Dio è la fondamentale

ragione della sua creatività perche, secondo

lo scultore: “Nella mia fede,

cerco di scoprire il senso della scultura”.

Le sculture orizzontali: “La vita

di San Francesco d’Assisi” /1982/,

“L’estate 1957” /1982/ ecc., sono

completate con le opere proiettate

verso l’alto: “Il motivo floreale” /

1977/, “Le stagioni” /1979/, “Contro

la Torre babilonese” /1985/, “Le felici

festività”/1993/, “Molto amaramente

/1988/, “Il ringraziamento ai benedettini”

/1983/, “Crepuscolo nel Golfo

dei Santi Croati” /2009/, ecc. Indubbiamente,

nelle sue sculture l’artista

ha assimilato eredità artistica dei grandi

predecessori: Jean Arp, Henry

Moore, Alberto Viani, Constanin

Brancusi, Barbara Hephworth, per

creare una propria visione sorprendente,

delle forme. La sua grande

fede, trovò un originale interpreta-


“Bnediktinci Zahvala Benediktincima”

“Vratnice Hvarske katedrale”

zione nell’opera “Sette peccati mortali”

/1976/, dove le sette scatole di cartone sono

modificate creando le nuove forme vicine

all’arte concettuale o all’arte povera. Il colore

rosa che le unisce, richiama simbolicamente

il sepolcro di Cristo dipinto con il rosso e il

bianco, nel 7 sec. d.C. Inoltre, le testimonianze

della fede, sono visibili nei disegni dei

santi, nelle sculture dei sacerdoti, tramite le

composizioni sacrali, gli altari, la porta della

Cattedrale, gli amboni, le medaglie commemorative,

le targhe, i ritratti dei personaggi

illustri, ecc.. Sempre alla ricerca delle materie

più adatte per esprimere l’animo delle due

creazioni, usa non solo quelle naturali ma

anche i preziosi come: l’oro, l’argento, le pietre

dure. La materia diventa il punto di partenza

per iniziare ed ispirare il processo

creativo. Sovente, lascia intervenire il caso

con il ritrovamento degli oggetti che si trasformano

magicamente, nelle future opere

d’arte, tramite i ritocchi sulle superfici. Nel

“Život sv. Franje”


120

“Velegorko”

“Oltar Hvarske katedrale”

lungo elenco dei capolavori ultimati tra

i più suggestivi si possono elencare i seguenti:

la Porta in bronzo della Cattedrale

a Hvar /1990/, dove si possono

ammirare delicati rilievi dei motivi cristiani

ed all’interno, anche un altare in

pietra dell’isola di Brač /Brazza/, una

splendida statua di Papa Giovanni Paolo

II /1990// scolpita in un unico blocco di

pietra ed eretta nel piccolo paesino

Selca sull’isola di Brač, la galleria delle

personalità importanti appartenenti alla

storia croata, immortalati con le statue

e i busti realistici. L’arcivescovo Mihovil

Pušić, i poeti Petar Hektorović e Hanibal

Lucić, i cardinali Franjo Kuharić

e beato Alojzije Stepinac, il governatore

e il poeta Ivan Mažuranić, il compositore

dell’inno nazionale Antun Mihanović,

il ministro Gojko Šušak, il beato

Ivan Merz, fra Pavao Vučković, ecc./.

Dopo il conflitto armato del 1991 nella

ex-Jugoslavia e, con la nascita della

Croazia libera, arrivò un periodo creativamente

importante. Kovačić realizzò:

la scultura in bronzo, imponente, circolare

“Ultima cena” /2000/ dal forte impatto

visivo che si trova presso il

convento dei francescani a Rama, in

Bosnia ed Erzegovina inserita nella natura

incontaminata, vicino al lago, nonché

la statua in bronzo, un omaggio alla

eroina popolare Diva Grabočeva /1997/

che ha difeso la propria illibatezza durante

il dominio turco, a costo della propria

vita e collocata, nel fiabesco paesaggio

della montagna Vran, in Bosnia.

Nel sito medievale di Medvedgrad è visibile

“Altare della Patria croata”

/1995/, in memoria dei caduti in guerra.

Il monumento del Presidente Franjo

Tuđman /2001/ a Škabrnja, la cittadina

martire, è un tributo al primo Presidente

croato. Nella Cappella dell’ordinariato

militare a Zagreb i visitatori possono

vedere sull’altare intitolato “Santa

Madre Libertà” il grande rilievo “La celebrazione

perpetua” /2005/, dedicato

alla salvezza, alla resurrezione e completata

con la scritta “Martirybus pro

Patria Croatia in Christo resuirecturis”.

La stupenda composizione è uno dei più

bei lavori in assoluto, insieme con tanti

altri, sparsi nelle città croate e bosniache.

E’ interessante conoscere una opinione

di Kuzma Kovačić che dichiara:

“La statua è in fondo l’essere, una vivente

realtà spirituale e non solo la materia

di quale è fatta: un pezzo di legno,

una pietra o il bronzo.

Ma, senza il suo corpo, la statua non

esiste e di conseguenza, la scultura è veramente,

l’autentica creazione”. Il maestro

progettò anche le nuove monete:

kuna e lipa, coniate dal Governo croato,

con approvazione degli esperti numismatici

per il design riuscito. Dalla sua

prima mostra nel 1977, a Zagreb lo

scultore ha allestito altre settanta esposizioni

personali e ha partecipato alle numerose

mostre collettive in Patria ed all’estero.

L’opere d’arte sono esposte

presso le gallerie, nei musei e in Vaticano.

Il suo meritato successo è riconosciuto

con: circa venti premi e riconoscimenti

a livello nazionale ed internazionale

e le tre onorificenze assegnate

dal Governo croato. Dal 2012 è membro

dell’HAZU /L’ Accademia croata delle

Scienze e delle Arti/. La magnifica monografia

che illustra il suo percorso artistico

è stata presentata al Pontificio

Collegio Croato di San Girolamo a

Roma nell’ottobre del 2014. L’inaugurazione

di una importante mostra “Lo

scultore croato Kuzma Kovačić – Il pellegrino

nella scultura” ai Musei di San

Salvatore in Lauro, al centro di Roma,

dall’11 Aprile al 20 Maggio 2017, sarà

un’occasione da non perdere, per conoscere

l’artista e la sua bella, immensa

opera nata dalla viva, profonda fede.

“Muka sv Lucije f Goran Vranić ”


122

cRISTIAN BeR

(AER MUNDI) - cm 90 x 160

(AER MUNDI) - cm.90 x 160


(AER MUNDI) - cm. 90 x 160

“Nato a Palmanova, vive e lavora a Udine. Diplomato presso il Liceo Artistico di Udine nel settore: Immagine fotografica, filmica e televisiva.

Nel 2005 risulta finalista al Premio Celeste nella sezione “Premio pittura mediale”. Nel 2009 parte per Brisbane in Australia, dove frequenta

corsi presso il South Institute of Technology.

Nel 2012 è finalista al Premio ARTE MONDADORI e sempre nel 2012 finalista al premio arte Spazio Bocca Milano. Nel frattempo, oltre a

conseguire due lauree, in filmica, filosofia ed antropologia culturale, affina la sua ricerca ed approfondisce le più moderne tecniche digitali

ed elaborazione immagini con acrilici ed inchiostri.

Le opere di Cristian Ber sono il frutto di una sapiente e sofisticata elaborazione multimediale di colori, di cui l’inchiostro a spruzzo diventa

componente fondamentale. L’illusione ottica, il coinvolgimento, e l’intensità emozionale dei paesaggi astratti di Cristian Ber sono tratti ben

precisi di questo rivoluzionario approccio alla tela. Un artista su cui l’interesse della stampa europea si sta concentrando a dismisura.”

Nel 2015 espone a Lille Art Fair France e Melbourn Selection Digital, nel 2016 St’Art Strasboug

AAF Amsterdam,Salon d’Art Contemporain Luxembourg, Lille Art Fair, Art Breda, AAF Hong Kong

Art Busan Korea,BAF Bergamo, nel 2017 ad AAF Milano e nelle prossime esposizioni in programma nel 2017 ad AAF London Battersea,

AAF New York, AAF Breda, AAF London Hampstead, St’Art Strasboug,

AAF Amsterdam.

info@ galleriapalm aarte.it Tel.+39 3459056581


124

Le grandi Mostre

Art Déco.

Gli anni ruggenti in Italia

Fino al 18 giugno 2017

ai Musei San Domenico di Forlì

diM arilena Spataro

Libero Andreotti,

Coppia di levrieri, 1914-1927, bronzo.

Firenze, collezione privata

Acirca un mese dall'apertura,

Art Déco. Gli anni ruggenti

in Italia, la mostra in corso

fino al prossimo 18 Giugno

ai Musei San Domenico di Forlì, sta

riscuotendo un enorme successo.

Già l'11 febbraio, data della sua

inaugurazione, le visite prenotate

erano oltre 30000. Non a caso Antonio

Paolucci, supervisore e presidente

del comitato scientifico, poteva

annunciare orgoglioso “Non vi

deluderemo nemmeno questa volta”:

Il motivo di tanta attenzione da parte

del pubblico nasce dal fatto che la

mostra, oltre a essere godibile e particolarmente

gradevole visivamente

parlando, è anche molto interessante

in termini culturali e sociali. Nelle

intenzioni dei curatori, essa è, infatti,

l'esito di un lavoro di approfondita

ricerca e d'indagine originale

“come fino a ora nessuno ha mai

fatto in Italia”, che “perimetra” e definisce

dal punto di vista storico, temporale,

critico e formale, quel fenomeno

del gusto e del costume, vero

e proprio stile di vita, che andò sotto

il nome di Art Déco.

Curata da Valerio Terraroli, il massimo

esperto italiano in materia, in

collaborazione con Claudia Casali,

Stefania Cretella e diretta da Gianfranco

Brunelli sotto la supervisione

di Antonio Paolucci, Art Déco. Gli

anni ruggenti in Italia, è stata, ed è

ancora, sotto i riflettori dei media,

che fin dall'inizio hanno riservato a

questa mostra dei Musei San Domenico

di Forlì una grande attenzione

come accade solo per gli eventi di rilievo

internazionale. Afferma con

evidente soddisfazione Antonio Paolucci:

«Con questa mostra abbiamo

fatto un'operazione unica e originale,

ci siamo mossi basandoci sulla formula,

tanto cara al curatore, Valerio

Terraroli, dell'Art Déco quale arte

del glamour. Nel breve tempo in cui

essa si sviluppò diede vita alla decorazione

in tutti i campi, in maniera

paragonabile solo al periodo Barocco.

Con l'Art Déco si comincia a sviluppare

un'industria segnata dal gusto

del bello che diventa moda del

lusso e del glamour, ciò nell'abbigliamento,

nell'oggettistica, nel mobile

e in tutti i prodotti riconducibili

alle arti applicate, prodotti resi fruibili

dalla produzione industriale non


Autovettura Isotta Fraschini, 1931.

Gardone Riviera, Fondazione Il Vittoriale

degli Italiani

Gio Ponti, Ciotola Emerenziana, 1927,

maiolica. Cerro di Laveno,

collezione privata

solo alle classi alte, ma anche alla

gente comune. Nasce allora l'idea di

industria di massa cui si assiste oggi,

dove la bellezza e il glamour riescono

a costare anche poco rendendosi

alla portata di tutti». «Il Déco è

come l'esplosione di una supernova

che abbaglia e poi si esaurisce in

breve tempo – fa notare il curatore

Valerio Terraroli -, gli anni clou di

questo fenomeno sono, infatti, quattro,

al massimo cinque, dal '23 al

'27. Dopo il '29 si assiste a degli

strascichi, ma il testimone passa oltreoceano,

in America». «Nello schema

di un'apparente superficialità che

contraddistinse gli anni dell'Art Déco

– continua il curatore - è possibile

intravedere qualcosa di molto più

serio, c'è, infatti, in nuce quel fenomeno

oggi noto, nonché famoso nel

mondo, come Made in Italy. Il gusto

italiano nel mondo nasce, infatti,

proprio in quel magico momento,

che fu di massima esaltazione della

creatività e del genio del nostro

Paese in tutte le sue espressioni artistiche,

a partire, appunto, da quelle

applicate, la grande forza italiana

sarà l'inventiva nel manifatturiero,

oltre il dato del puro artigianato, per

diventare industria del gusto, una

carta questa da giocare ancora oggi

come in futuro. Questa mostra vuole

essere anche una provocazione in tal

senso e non solo un'operazione storica

e di ricerca, è una proposta per

il nostro futuro che va al di là della

politica e dei governi di turno». A

dar ragione a Terraroli di quest'ultima

considerazione furono le profetiche

parole pronunciate da Gabriele

D'annunzio in occasione della prima

Biennale delle Arti decorative tenutasi

a Monza nel '23 e da lui inaugurata

in veste di testimonial. Così il

Vate si esprimeva: «Ai governi interessa

poco o niente di queste manifestazioni,

mentre, invece, esse rappresentano

il genio italiano». «Quel

genio che è stato e che continua a essere

l'anima del Made in Italy» ribadisce

Terraroli.

Con 448 opere in mostra, Art Déco.

Gli anni ruggenti in Italia, rappresenta

uno sguardo che abbraccia a

trecentosessanta gradi la produzione

artistica, a partire da ogni genere di

manufatto artigianale e industriale

legato alle arti applicate, del periodo


126

Alfredo Ravasco, centrotavola con pesci,1930-1935, agata, corallo, lapislazzuli,

argento. 22 x 90 cm, FAI – Fondo Ambiente Italiano,

Villa Necchi Campiglio, Milano

Arturo Martini, Leda con il cigno, 1926,

gesso. Monza, Musei civici

che va dagli anni '20 agli anni '30.

Obiettivo dell'esposizione è, soprattutto,

mostrare al pubblico il livello

qualitativo, l'originalità e l'importanza

che le arti decorative moderne

hanno avuto nella cultura

artistica italiana connotando profondamente

i caratteri del Déco

anche in relazione alle arti figurative:

la grande pittura e la grande

scultura. Sono qui essenziali i racconti

delle opere di Galileo Chini,

pittore e ceramista, affiancato da

grandi maestri, come Vittorio Zecchin

e Guido Andloviz, che guardarono

a Klimt e alla Secessione viennese;

dei maestri faentini Domenico

Rambelli, Francesco Nonni e

Pietro Melandri; le invenzioni del

secondo futurismo di Fortunato Depero

e Tullio Mazzotti; i dipinti, tra

gli altri, di Severini, Casorati, Martini,

Cagnaccio di San Pietro, Bocchi,

Bonazza, Timmel, Bucci, Marchig,

Oppi, il tutto accompagnato

dalla straordinaria produzione della

Richard-Ginori ideata dall'architetto

Gio Ponti e da emblematici

esempi francesi, austriaci e tedeschi

fino ad arrivare al passaggio di testimone,

agli esordi degli anni Trenta,

agli Stati Uniti e al Déco americano.

Il gusto Déco fu lo stile delle sale

cinematografiche, delle stazioni ferroviarie,

dei teatri, dei transatlantici,

dei palazzi pubblici, delle

grandi residenze borghesi: si trattò,

soprattutto, di un formulario stilistico,

dai tratti chiaramente riconoscibili,

che ha influenzato a livelli

diversi tutta la produzione di arti

decorative, dagli arredi alle ceramiche,

dai vetri ai ferri battuti, dall'oreficeria

ai tessuti alla moda

negli anni Venti e nei primissimi

anni Trenta, così come la forma

delle automobili, la cartellonistica

pubblicitaria, la scultura e la pittura

in funzione decorativa. Le ragioni

di questo nuovo sistema espressivo

e di gusto si riconoscono in diversi

movimenti di avanguardia (le Secessioni

mitteleuropee, il Cubismo

e il Fauvismo, il Futurismo) cui

partecipano diversi artisti quali Picasso,

Matisse, Lhote, Schad, mentre

tra i protagonisti internazionali

del gusto vanno menzionati almeno

i nomi di Ruhlmann, Lalique,

Brandt, Dupas, Cartier, così come

la ritrattistica aristocratica e mondana

di Tamara de Lempicka e le

sculture di Chiparus, che alimenta

il mito della danzatrice Isadora Duncan.

La mostra di Forlì ha soprattutto

una declinazione italiana, dando

ragione delle biennali internazionali

di arti decorative di Monza

del 1923, del 1925, del 1927 e del

1930, oltre naturalmente dell'expo

di Parigi 1925 e 1930 e di Barcellona

1929. Il fenomeno Déco attraversò

con una forza dirompente il

decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche,

vetri, metalli lavorati, tessuti,

bronzi, stucchi, gioielli, argenti,

abiti impersonando il vigore

dell'alta produzione artigianale e

proto industriale e contribuendo

alla nascita del design e del Made

in Italy. La richiesta di un mercato

sempre più assetato di novità, ma

allo stesso tempo nostalgico della

tradizione dell'artigianato artistico

italiano, aveva fatto letteralmente

esplodere negli anni Venti una produzione

straordinaria di oggetti e di

forme decorative: dagli impianti di

illuminazione di Martinuzzi, di Ve-


Gio Ponti, Gigi Supino, Busto femminile,

1923, terraglia policromata. Milano, Castello

Sforzesco, Civiche Raccolte d’Arte Applicata

Tamara de Lempicka, La sciarpa blu,

1930, olio su tavola. Collezione privata

Roberto Rosati, Ferruccio Palazzi, Vaso con gallo,

1922 circa, terracotta dipinta e invetriata. Genova,

Wolfsoniana – Palazzo Ducale

Fondazione per la Cultura

nini e della Fontana Arte di Pietro

Chiesa, alle ceramiche di Gio Ponti,

Giovanni Gariboldi, Guido Andloviz,

dalle sculture di Adolfo Wildt,

Arturo Martini e Libero Andreotti,

alle statuine Lenci o alle originalissime

sculture di Sirio Tofanari, dalle

bizantine oreficerie di Ravasco agli

argenti dei Finzi, dagli arredi di

Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi alle

sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny,

come agli arazzi in panno di

Depero.

Non si è mai allestita in Italia una

mostra completa dedicata a questo

variegato mondo di invenzioni, che

non solo produce affascinanti contaminazioni

con il gusto moderno - si

pensi per esempio al quartiere Coppedè

a Roma o al Vittoriale degli Italiani,

ultima residenza di Gabriele

d'Annunzio - ma evoca atmosfere

dal mondo mediterraneo della classicità,

così come la scoperta nel

1922 della tomba di Tutankhamon

rilanciò in Europa la moda dell'Egitto.

E poi echi persiani, giapponesi,

africani a suggerire lontananze

e alterità, sogni e fughe dal quotidiano,

in un continuo e illusorio andirivieni

dalla modernità alla storia.

Trattandosi di un gusto e di uno stile

di vita non mancarono influenze e

corrispondenze col cinema, il teatro,

la letteratura, le riviste, la moda, la

musica. Da Hollywood (con le Parade

di Lloyd Bacon o le dive, come

Greta Garbo e Marlene Dietrich o

divi come Rodolfo Valentino) alle

pagine indimenticabili de Il grande

Gatsby (1925), di Francis Scott Fitzgerald,

ad Agata Christie, a Oscar

Wilde, a Gabriele D’Annunzio.

Il percorso espositivo della mostra ai

Musei San Domenico di Forlì si presenta

al visitatore come una grande

camera delle meraviglie, spettacolare

e raffinata, con un allestimento

curatissimo e perfettamente in linea

con il gusto del bello e con il piacere

per il lusso e la decorazione che

hanno caratterizzato lo stile dell'Art

Déco. Sia che si trattasse di un abito,

di un accessorio, di un oggetto, di un

gioiello, di un mobile oppure di

un'automobile o del vagone di un

treno, come quello ricostruito con

pezzi originali dell'epoca e che si

può ammirare in mostra, tutto doveva

corrispondere a uno stile di vita

improntato al glamour e a un gusto

innovativo e moderno. Nonostante

delle forzature nel ricondurre, non

solo sotto l'aspetto formale, ma

anche della poetica, alcuni artisti, di

cui sono esposti dei lavori in questa

mostra, all'interno del fenomeno

Dèco (si pensa ad esempio a Wildt,

De Chirico, Lempicka, Casorati),

Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia

è un evento espositivo godibile e

colto, che, comunque, merita di essere

visitato.

Catalogo: SilvanaEditoriale

Informazioni e prenotazioni:

tel.199.15.11.34


126

la rivista d’Arte, cultura e informazione

20.000 copie distribuite nelle Fiere d’Arte

Internazionali e in abbonamento

Acca Edizioni Roma

00133 Roma - Via G. B. Scozza, 50 - Tel. 06 2014041- Cell. 329 4681684

www.accainarte.it - acca@accainarte.it


G i o v a n n a F R A

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!