Ecoideare Gennaio Febbraio N27

rinenergy

Euro 3,50

N°27 - GENNAIO/FEBBRAIO 2015

NUTRIRE

LA VITA

ENERGIA PER IL PIANETA

da dove partire

N.27 - gennaio/febbraio 2015 - POSTE ITALIANE SPED.IN A.P. - D.L. 353/2003 CONV. L.46/2004, ART. 1, C. 1, DCB - MILANO

ALIMENTAZIONE

Prevenzione primaria, incidere

sulla dieta

STILI DI VITA ECOABITARE AMBIENTE E TERRITORIO

Educazione musicale a scuola Fonti rinnovabili, green jobs: nuove Adattamento climatico e parchi

occupazioni o speranze


Periodico culturale di informazione

sullo sviluppo sostenibile

pag. 6

SOMMARIO

Editoriale

Sostenibilmente

Giorgio Nebbia

2

3

4

pag. 28

ALIMENTAZIONE

Certificatori e cittadini unitevi… Contro il falso bio - Alessandro Pulga

Quando il penale entra nel food - Riccardo Nastasi

Prevenzione primaria, incidere sulla dieta - Franco Cirone

Ryouchef: Real food for Real people

STILI DI VITA

Cosmetico, biologico e naturale, due concetti da non confondere - Fabrizio Piva

Biocosmesi: a che punto siamo?

Idea Benessere - rubrica di Daniela Milano

Educazione musicale a scuola, le 15 ragioni - Carlo Del Frati

Novità fiscali 2015 - Giuseppe Pappolla

6

10

12

14

16

18

23

24

28

pag. 30

ECOABITARE

Fonti rinnovabili, green jobs - Giorgio Schultze

30

AMBIENTE E TERRITORIO

Mobilità sostenibile? La bicicletta prima di tutto! - Nicola Saluzzi

Pitigliano, Sovana, Sorano: viaggio cave etrusche - Mario Allodi e Andrea Marziani

Servitù militari e impatto ambientale - Andrea Alessandro Muntoni

Adattamento climatico e parchi - Marzio Marzorati

LA LEGGE A 4 ZAMPE

Animali pignorati? - Claudia Taccani

34

36

38

40

42

pag. 34

Le nostre convenzioni

Ecologia in vetrina

Econews

Biblioteca della sostenibilità

44

46

47

48

pag. 42

Rinenergy ® Associazione no profit per lo Sviluppo Sostenibile costituita il

5.12.2007 con sede in Milano via Sardegna 57 - www.rinenergy.it

Presidente: Nicoletta Cova

È attiva nei seguenti settori: agricoltura biologica, salvaguardia delle riserve

energetiche, economia del recupero, progettazione ecologica dei prodotti, nuove

tecnologie, utilizzo di nuovi materiali, nuove professioni, benessere.

Rinenergy ® comunica i propri valori attraverso i propri mezzi periodici e siti

internet. Nella ricerca di un nuovo valore sociale una particolare attenzione è

dedicata agli animali d’affezione ed alla loro convivenza con l’uomo nel contesto

urbano.

Scelte e progetti sono avallati da un Comitato Scientifico composto da:

Ing. Silvano Benitti | fonti rinnovabili – efficienza energetica

Prof. Stefano Bocchi | cropping systems Università degli Studi di Milano

Dr. Gianni Cavinato | tecnologia alimentare

Dr. Franco Cirone | medico chirurgo ricercatore

Prof. Marco Dezzi Bardeschi | urbanistica

Ing. Andrea Alessandro Muntoni | ingegneria ambientale

Prof. Giorgio Nebbia | ecologia

Ing. Alberto Pianta | mobilità

Dr. Fabrizio Piva | certificazione

Dr. Rodrigo Rodriguez | imprenditore (Material Connexion Italia)

Dr.ssa Paola Santeramo | agricoltura periurbana

Dr. Dario Sonetti | biodiversità

Dr. Alessandro Spadoni | chimica cosmetologica

Prof. Roberto Spigarolo | UNIMI Facoltà di Agraria

Ecoideare

Periodico culturale di informazione sullo sviluppo sostenibile

Direzione, Amministrazione, Redazione

Via Sardegna, 57 20146 Milano - tel. 02 36642800

fax 02 36642803 - info@ecoideare.it - www.ecoideare.it

Direttore editoriale: Nicoletta Cova (n.cova@rinenergy.it)

Direttore responsabile: Edgar Meyer (direzione@ecoideare.it)

Art Direction e impaginazione: Francesca Magnelli

Foto di copertina: Francesca Magnelli

Redazione: Daniela Milano (redazione@ecoideare.it)

Marketing e Sviluppo: Nicola Saluzzi (ecoideare@mediasecweb.it)

Pubblicità e iniziative speciali 02 36642800 – 348 7638654

Hanno collaborato a questo numero:

Mario Allodi, Valentina Castellani, Franco Cirone, Carlo Del Frati,

Marzio Marzorati, Andrea Alessandro Muntoni, Riccardo Nastasi, Giorgio Nebbia,

Giuseppe Pappolla, Fabrizio Piva, Alessandro Pulga, Serenella Sala,

Nicola Saluzzi, Giorgio Schultze, Claudia Taccani, RYouChef.

Ecoideare è realizzata in collaborazione con Gaia Animali e Ambiente Onlus

Testata registrata al Tribunale di Milano.

Registro Stampa Periodica n. 60 - 13/02/2009.

Stampa: Verde Smeraldo di Stefano

Molinai – Via Fogazzaro,14

21020 Varano Borghi (VA)

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PROVENIENTE DA FORESTE DOVE SONO RISPETTATI DEI RIGOROSI STANDARD AMBIENTALI, SOCIALI ED ECONOMICI.

3


Buon anno, con alcune novità!

Editoriale

Sostenibilmente

a cura del Gruppo di Ricerca sullo Sviluppo Sostenibile (GRISS) dell’Università degli Studi di Milano Bicocca

SERENELLA SALA

VALENTINA CASTELLANI

Secondo alcuni osservatori privilegiati

l’anno che si è aperto potrebbe

essere quello dell’inversione del

trend economico e sociale negativo

italiano.

Noi ne siamo convinti (lo scrivevamo

già nel numero precedente) e

siamo soprattutto convinti che sarà

la green economy ad essere il grimaldello

per forzare e sconfiggere

la crisi economica. Non dobbiamo

però stare fermi ad aspettare. È necessario

agire. È necessario rinnovarsi.

È necessario lavorare affinchè

la green economy diventi protagonista

dell’economia italiana e mondiale.

Nel nostro piccolo ci proviamo.

In questo primo numero del 2015

troverete dunque alcune novità. Anzitutto

l’abito: una rinnovata veste

grafica. L’abbiamo aggiornata (senza

esagerare…), perché “anno nuovo

vita nuova” e perché è sempre

bene provare a sperimentare un po’.

In secondo luogo i contenuti. Abbiamo

attivato nuove collaborazioni

fisse: al commercialista (il nostro

Pappolla) si sono aggiunti un avvocato

(Nastasi), che esordisce con

il pezzo “Quando il penale entra

nel food” e un medico ricercatore

nell’ambito della medicina preventiva,

nutrizione clinica, immunoterapia

e patologie stress correlate

(Cirone), per evidenziare come la

sostenibilità non è più legata ai fattori

ambientali o a settori merceologici

ma sempre di più a fattori comportamentali.

C’è poi una novità grossa: è stato

costituito un Comitato Scientifico

che fa capo a Rinenergy e che ovviamente

vigila anche su Ecoideare.

Il Comitato Scientifico è composto

da persone (studiosi, ricercatori,

giornalisti) di affermata notorietà

nei rispettivi campi. Alcuni sono già

nostri collaboratori, altri hanno accettato

volentieri di svolgere questo

ruolo.

“Conoscere il tuo pianeta è un

passo verso il proteggerlo.”

Jacques-Yves Cousteau

Leggete i nomi: si tratta davvero di

personalità di spicco.

Ecoideare, insomma, ci tiene a mantenere

(e questa, invece, non è una

novità dell’anno nuovo) l’indipendenza

non condizionata da legami

precostituiti da un lato e l’attenzione

al vissuto contemporaneo dall’altro.

Nel numero che state sfogliando

abbiamo cercato, come sempre, di

unire curiosità e rigore. Ci troverete,

ad esempio, l’intervista che un giornalista

di Report ha fatto al nostro

collaboratore Alessandro Pulga per

la trasmissione andata in onda il 14

dicembre sul falso Bio: “BioCosmesi:

a che punto siamo”.

Ci troverete il “viaggio” di Nicola

Saluzzi sulla mobilità sostenibile:

“Mobilità sostenibile? la bicicletta

prima di tutto”.

Ci troverete il consueto bel pezzo di

Giorgio Schultze, questa volta dedicato

a “Fonti rinnovabili e green

jobs”. E tanto, tanto altro.

Buona lettura!

Edgar Meyer

Dottore di ricerca in

ecologia applicata,

è ricercatore

nell’ambito della

scienza della

sostenibilità.

Nelle famiglie, i primi tre anni

di vita dei propri figli sono un

momento molto importante, che

porta grande gioia, ma anche

un grande cambiamento delle abitudini e

dell’organizzazione della famiglia stessa.

Un aspetto a volte poco considerato, ma

che può avere un impatto significativo, è

la grande quantità di rifiuti prodotti durante

questo periodo, a partire dai pannolini e

dalle salviettine usa e getta utilizzati quotidianamente,

fino a tutti i contenitori di latte

artificiale, pappe, merende, detergenti,

ecc., in quantità variabile a seconda delle

abitudini e dell’età dei figli.

Considerando il numero medio di cambi

al giorno a seconda dell’età dei bambini,

si calcola che una famiglia può arrivare

ad utilizzare più di 3.000 pannolini nel

primo anno di vita dei figli e fino a 6.500

nei primi tre anni. Se i pannolini utilizzati

sono tutti usa e getta, questo si traduce in

un consumo di circa 230 kg di materiali

plastici, utilizzati per la produzione dei

pannolini usa e getta tradizionali, e in una

produzione di rifiuto indifferenziato pari a

circa 2.300 kg se si considera il peso medio

di un pannolino dopo l’uso.

Al notevole impatto ambientale generato,

si aggiunge anche il costo sostenuto

dai comuni (e quindi dai cittadini) per la

raccolta e lo smaltimento di questi rifiuti,

ed il costo sostenuto dalle famiglie per

GENITORI ECO:

FAMIGLIE PIÙ SOSTENIBILI

E COMUNI CON MENO RIFIUTI

di Serenella Sala e Valentina Castellani

l’acquisto dei prodotti usa e getta (come

ad esempio i pannolini e le salviettine utilizzate

per il cambio).

Per questo motivo, sempre più iniziative

si rivolgono alle famiglie promuovendo

stili di vita più sostenibili e buone pratiche

da adottare nella cura dei figli. Ad

esempio, si è concluso recentemente il

progetto G.ECO (Genitori Eco), promosso

dall’Agenzia InnovA21 e dalla Cooperativa

Stripes, e finanziato dalla Fondazione

Cariplo. G.ECO ha coinvolto campione

di asili nido e genitori di bambini da 0 a

3 anni nell’area della Brianza ovest, con

l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti

generati da famiglie e asili durante i

primi 3 anni di vita dei bambini, attraverso

la sensibilizzazione e la formazione, con

incontri e laboratori interattivi.

Dottore di ricerca in

scienze ambientali,

è ricercatore

nell’ambito della

scienza della

sostenibilità.

Dal monitoraggio dei risultati del progetto,

effettuato dal GRISS, è emerso che discostandosi

dalla modalità classica e notevolmente

diffusa di gestione dei bebè (che

prevede l’uso di pannolini e salviettina usa

e getta, svezzamento con omogeneizzati

confezionati, e cura dell’igiene con tanti

prodotti differenziati e creme di ogni genere)

e adottando uno stile più sobrio e

consapevole (pannolini lavabili, autoproduzione

di cibi e merende, autoproduzione

di detergenti e utilizzo di pochi prodotti

semplici e naturali per l’igiene del proprio

figlio), è possibile ridurre notevolmente

l’impatto ambientale della propria famiglia.

Durante il progetto, le famiglie coinvolte

hanno ridotto la quantità di rifiuti

indifferenziati del 60-70 % (pari a circa 45

Kg al mese e a più di 10 kg alla settimana

per ogni famiglia), i rifiuti di vetro del 90-

95% (pari a 2,5 kg al mese per ogni famiglia)

e i rifiuti di plastica del 40% (pari a

3,5 kg e al mese per ogni famiglia).

Un altro aspetto interessante del progetto è

il coinvolgimento degli asili e la sperimentazione

presso l’asilo comunale di Desio,

gestito dalla Cooperativa Stripes, che ha

introdotto nel mese di aprile 2014 l’utilizzo

dei pannolini lavabili su un campione

di 7 bambini.

L’utilizzo dei pannolini lavabili all’interno

di un contesto educativo come l’Asilo

Nido non è semplice è scontato, ci vuole

sicuramente impegno e dedizione da parte

di tutte le parti coinvolte: l’educatrice che

deve impiegare del tempo per la gestione,

il personale ausiliario che si occupa del lavaggio

e della preparazione dei pannolini

per l’utilizzo immediato, i bambini che si

devono interfacciare con un nuovo ausilio,

i genitori che devono credere e condividere

il progetto.

Tuttavia, la sperimentazione ha evidenziato

molti aspetti positivi, inclusa la sensibilizzazione

di alcuni genitori, che hanno

deciso di utilizzare i pannolini usa e getta

anche a casa.■

5


Giorgio Nebbia

Prosegue la collaborazione con l’associazione Gaia Italia e Giorgio Nebbia,

uno dei padri nobili del movimento ambientalista italiano e internazionale.

Giorgio Nebbia è stato -ed è ancora- uno dei protagonisti di assoluto rilievo

nello studio della questione ambientale, affrontata nell’ottica del chimico,

dell’economista e del merceologo. nebbia@quipo.it

Nel primo capitolo del libro della Genesi -quello che

narra, secondo la tradizione ebraico-cristiana, l’origine

del mondo- è scritto che Dio, dopo aver fatto il

cielo, la terra e le acque, creò “la luce” e vide che era

“cosa buona”. A questa “cosa buona” l’Unesco, l’organizzazione

delle Nazioni Unite per la Scienza e la Cultura, ha deciso

di dedicare il prossimo anno 2015, un’eccezionale occasione per

riconoscere le infinite forme in cui la luce entra nella vita umana.

Alla luce si deve la crescita dei vegetali attraverso la fotosintesi

(fotos è il nome greco della luce), la vista, l’illuminazione artificiale,

il funzionamento dei pannelli fotovoltaici. Per centinaia

di migliaia di anni i nostri predecessori hanno avuto a disposizione

come luce soltanto quella diurna del Sole. La vita notturna

nelle caverne e nelle pianure era buia fino a quando qualcuno

non ha scoperto che un ramo acceso poteva sconfiggere il buio

permettendo di vedere persone e cose. Da allora i progressi sono

stati continui; le fiaccole sono state perfezionate impregnando

il legno con qualche resina o catrame che faceva durare più a

lungo la combustione luminosa, ma il grande passo successivo,

siamo ormai poche migliaia di anni fa, si ebbe quando qualcuno

ha scoperto che alcuni oli e grassi vegetali e animali bruciano

lentamente a lungo se posti entro piccoli recipienti, le lucerne,

adatte, come dice il nome, per fare luce. La menorah, la lampada

ad olio a sette braccia, una per ogni giorno della creazione, è il

simbolo più antico della religione ebraica. Per le lucerne si usavano

i grassi disponibile, vegetali come l’olio di oliva, o animali

i quali però facevano luce liberando fumo e cattivi odori.

Fino a quando, un paio di migliaia di anni fa, qualcuno scoprì

che certi grassi solidi potevano essere foggiati in cilindretti attraversati

da un filo di tessuto, lo stoppino: le candele. Le candele

facevano luce a lungo e con minore fumo; per i cristiani

la candela ancora oggi viene accesa come simbolo di fedeltà e

nelle feste religiose. Un candelabro con molte candele poteva

illuminare bene anche locali grandi; la fabbricazione delle candele

è stata una delle prime attività artigianali e poi industriali.

Il materiale usato era principalmente il sego, sottoprodotto della

macellazione dei bovini, che però dava una luce giallastra e puzzolente;

le candele più pregiate erano fatte con la cera d’api che

dava una luce più “bianca” e brillante, ma era più costosa.

Dal 1700 in avanti fu scoperto che il grasso che si trova nella testa

di alcuni cetacei, come le balene e i balenotteri, poteva essere

usato per la produzione di buone candele che facevano una luce

migliore ed erano meno fumose e puzzolenti. Cominciò così la

caccia alle balene; la produzione di olio di balena raggiunse il

suo massimo nella metà dell’Ottocento quando ci si accorse che

la popolazione delle balene stava rapidamente diminuendo per

l’eccessivo sfruttamento. La strage dei cetacei, così importanti

per gli equilibri delle catene ecologiche, fu fermata dalla scoperta

che dalla raffinazione del petrolio era possibile ottenere un residuo

ceroso, una paraffina, che bruciava con una luce luminosa

e poteva essere usato al posto del grasso di balena.

Nello stesso tempo fu scoperto il “gas illuminante”; scaldando il

carbone ad alta temperatura, si libera un gas costituito da ossido

di carbonio e idrogeno che brucia con fiamma luminosa. Il gas

illuminante poteva essere distribuito mediante tubazioni nelle

strade, nelle fabbriche, nelle case, nelle biblioteche: la luce, nella

società industriale, diventava uno dei fattori della produzione;

più luce significava poter allungare l’orario (e la fatica e lo sfruttamento)

del lavoro per aumentare la fabbricazione delle merci.

La luce a gas però offriva anche più tempo per leggere e per

aumentare le conoscenze scientifiche che avrebbero permesso la

scoperta di altri strumenti di illuminazione.

La scoperta della dinamo aveva permesso di trasformare il moto

di una ruota, azionata dall’acqua o dal vapore, in elettricità; l’inventore

americano Thomas Edison (1847-1931) scoprì che il

passaggio di una corrente elettrica attraverso un sottile filo metallico

lo scaldava ad alta temperatura e che l’incandescenza di

tali filamenti, racchiusi in un bulbo di vetro, era una forma di

luce bella e pulita. Per alcuni decenni la luce elettrica è rimasta

limitata alle strade e case urbane; nel 1900 lo splendore di innumerevoli

lampade elettriche illuminò Parigi, la città-luce, la

Ville Lumiére. Per le lampade mobili c’era stata intanto un’altra

scoperta: scaldando calce e carbone ad alta temperatura in un

forno elettrico si ottiene un composto, il carburo di calcio, che si

decompone per aggiunta di acqua liberando un gas, l’acetilene,

che brucia, in speciali lampade a carburo, con una bella luce.

Lampade elettriche a incandescenza con filamenti di tungsteno,

lampade fluorescenti a vapori di mercurio, i più recenti LED,

diodi a base di composti di gallio che emettono luce con basso

consumo di energia: sono altrettante pagine di una lunga

continua storia della merceologia e della tecnologia che hanno

consentito di fare del dono divino della luce lo strumento per il

progresso dell’umanità e per il miglioramento dell’ambiente.■

GIORGIO NEBBIA

LA LUNGA

AVVENTURA

DELLA LUCE

2015 Anno internazionale della Luce

per l’Unesco

6 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

7


CERTIFICATORI

E CITTADINI UNITEVI…

CONTRO IL

FALSO BIO

di Alessandro Pulga

Direttore tecnico ICEA

?

ALIMENTAZIONE

Il 2014 ha riservato un finale

d’anno nero per l’immagine

del biologico.

8 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

9


Il

14 dicembre con un servizio provocatoriamente intitolato

“Bio furbi: riso” Report -lo storico programma

di approfondimento giornalistico condotto da Milena

Gabanelli- partendo da pesanti e diffusi dubbi sull’utilizzo

di diserbanti per combattere le erbe infestanti da parte di

alcuni risicoltori biologici ha finito per mettere in discussione il

corretto funzionamento del sistema dei controlli, evidenziando

alcune importanti preoccupanti incongruenze riguardo le produzioni

di riso biologico.

Secondo i dati del Sinab, Sistema d’informazione nazionale

sull’agricoltura biologica del Ministero dell’agricoltura, la produzione

media di riso bio in Italia ammonta a 67,84 quintali a

ettaro, la stessa media vantata dal riso convenzionale.

Pochi giorni prima un articolo pubblicato su Der Spiegel dal

titolo “Il biologico tradito” denunciava alcune criticità che rischiano

di minare il futuro di un settore che in Germania, dal

2000 al 2013, ha subito una crescita impetuosa passando dai 2

miliardi di euro di inizio nuovo millennio ai 7,6 dello scorso

anno (+262%).

Secondo l’articolo del popolare settimanale tedesco molti problemi

sembrano nascere proprio da uno slogan e da una politica

di incentivazione al consumo lanciata in Germania nel 2001:

“Biologico per tutti”, coniato dall’allora ministro dell’agricoltura

Renate Künast. Il settore ha imboccato rapidamente la strada

che conduce alla trappola della “convenzionalizzazione”.

Questo perché il mercato esige un certo volume di produzione

che si può ottenere solo rinunciando agli ideali del bio, nato

come modello alternativo a un’industria agroalimentare che considera

la terra e gli animali solo mezzi di produzione facilmente

sfruttabili.

Ma a fare più scalpore è stato certamente l’imbroglio che tantissimi

italiani hanno visto andare in onda su “Le Iene”, programma

di intrattenimento serale molto popolare per le sue provocazioni

satiriche e i reportage condotti da inviati molto irriverenti

e politicamente scorretti.

La truffa messa in atto dalla azienda biologica veronese era semplice,

addirittura banale. L’agricoltore che si presentava ai clienti

del mercatino della Coldiretti come biologico e “certificatissimo”

è stato colto dagli inviati del programma televisivo mentre

spacciava per biologica e a km-zero frutta e verdura acquistata

invece al Mercato Ortofrutticolo di Verona.

Un’attività del tutto legittima se non fosse che la frutta in questione,

per stessa ammissione del fornitore all’ortomercato, non

era affatto biologica né necessariamente di produzione locale.

La legge, infatti, permette agli agricoltori di integrare il proprio

reddito derivante dalla vendita dei prodotti direttamente coltivati,

anche ricorrendo alla commercializzazione di frutta e verdura

acquistata e prodotta all’esterno dell’azienda.

Per molti agricoltori italiani la vendita diretta in azienda o nei

farmers market, il rapporto diretto con il consumatore e i gruppi

di acquisto solidale sono diventati l’unica garanzia di sopravvivenza,

la sola via per sfuggire alla stretta dei prezzi imposta dalle

dure leggi della distribuzione globale.

La caratterizzazione “bio” e “local” sta diventando fortunatamente

anche motivo di successo e lauti guadagni, sempre da

rapportare alla situazione di perenne crisi e bassa marginalità

diventata ormai strutturale nel settore agricolo.

Una volta raggiunto il consumatore diventa importante soddisfare,

per quanto possibile, le sue richieste sia in termini di volumi

e continuità sia di gamma di prodotti. Altrimenti si rischia che

il tanto agognato acquirente sia costretto a recarsi comunque al

supermercato. Ben venga quindi l’integrazione con i prodotti acquistati

da fornitori esterni o, ancora meglio, la cooperazione tra

agricoltori anche distanti che fanno rete per ampliare la gamma

di referenze offerte ai consumatori amanti dei prodotti a filiera

corta. Tutto bene dunque, a patto che l’informazione al consumatore

sia corretta e, tornando al caso de “Le Iene”, a condizione

che il prodotto dichiarato biologico sia veramente tale.

Comportamenti isolati ed episodici come quello andato in onda

nella trasmissione televisiva rischia di “mortificare” la filiera

biologica che è uno dei vanti del nostro agroalimentare, né screditare

le forme di vendita diretta dei prodotti agroalimentari.

Pur riconoscendo i meriti del servizio televisivo di inchiesta è

opportuno porre la massima attenzione ad evitare che arrivino

all’opinione pubblica messaggi generalizzati che scaturiscono

da informazioni parziali e riconducibili a casi isolati.

I primi che oggi hanno il dovere di dare una risposta ai legittimi

dubbi del cittadino che ha assistito sconcertato al servizio televisivo

sono ovviamente gli Organismi di Controllo del biologico

che, purtroppo, stano diventando il bersaglio di critiche facili e

superficiali sia da parte dell’oppositore qualunquista che dell’agricoltore

bio-onesto ma ormai disamorato.

Perché è potuto succedere tutto ciò? Perché non ce ne

siamo accorti prima? Che senso ha allora il nostro lavoro?

Perché un cittadino telespettatore dovrebbe continuare

(o iniziare) ad acquistare prodotti biologici?

Sono le domande che anche noi, in coscienza, ci sentiamo rivolgere.

Gli Organismi di controllo del biologico, e lo stesso vale

per tutti gli altri sistemi di certificazione, non hanno poteri di

Polizia e neanche possono avere la sfrontatezza e l’immediatezza

della televisione che mette in onda la dichiarazione spontanea

del grossista del mercato ortofrutticolo.

Il lavoro degli organismi di controllo non può che basarsi su

mezzi “convenzionali”: i sopralluoghi nei campi e nei magazzini,

il controllo dei documenti fiscali, le analisi . Un’attività di

indagine che non può che avvenire sotto gli occhi vigili dello

stesso responsabile dell’azienda che deve essere messo correttamente

nelle condizioni di poter accettare o contestare l’operato

del tecnico ispettore.

L’organismo di controllo non può inseguire di nascosto gli agricoltori,

entrare alle quattro di mattina al mercato ortofrutticolo

con le telecamere e non può intervistare e soprattutto registrare

testimonianze da utilizzare poi come prova per l’applicazione

delle sanzioni. A maggior ragione non gli è permesso interrogare

testimoni, accedere ai dati contabili dei commercianti di

prodotti convenzionali o utilizzare telecamere nascoste e microspie.

A questo devono pensare le Autorità Pubbliche preposte

che, anche nel biologico, sono chiamate a verificare il corretto

operare degli agricoltori e degli enti di certificazione. Tutti certamente

contribuiscono a rendere quanto più difficile la frode, a

stringere il più possibile le maglie dei controlli e della giustizia.

Purtroppo, come sempre accade, qualcuno riesce anche a sfuggire

a queste maglie, ma il caso specifico non deve delegittimare

l’intero sistema. Certamente dobbiamo metterci in discussione,

perfezionare le tecniche di controllo e puntare in generale ad un

miglioramento continuo.

L’attività degli Organismi di controllo del biologico per esempio,

da sola, ha garantito nel 2013 68.512* ispezioni e 6.302*

analisi presso gli oltre 51.000* operatori certificati. Non sono

mancati i casi in cui siamo riusciti a rilevare non conformità e

smascherare e punire infrazioni. Le sanzioni significative che

hanno determinato il declassamento del prodotto a convenzionale,

la sospensione o il ritiro della certificazione sono state

nell’insieme 2.415* pari al 4,7%* del totale operatori certificati,

in linea con la media europea.

Ai controlli degli Organismi privati si aggiungono anche quelli

svolti dalle autorità pubbliche. I programmi televisivi, probabilmente

aiutati da qualche segnalazione, hanno messo in luce un

pericolo che noi certificatori ben conosciamo e temiamo, che

ogni giorno cerchiamo di scongiurare con tutte le forze e risorse

a nostra disposizione.

Ora sarà l’Organismo di Controllo che deve intervenire nei confronti

dell’azienda con la oggettività delle regole di certificazione

che lasciano anche all’operatore la possibilità di difendersi

con tutti i mezzi e le tutele ammesse dalla legge (fatto salvo che

l’assalto e le minacce all’inviato non sono difendibili).

Purtroppo in Italia la “segnalazione” viene troppo spesso confusa

con la “delazione” e il suo utilizzo giudicato come un segnale

di debolezza e di impotenza del controllore.

Questo non succede nei paesi del Nord Europa dove qualsiasi

irregolarità o esito non regolare alle analisi sul prodotto biologico

viene segnalato agli Organismi di Controllo e alle Autorità

Pubbliche dagli stessi utenti e operatori della filiera produttiva

e commerciale.

Stiamo parlando di un sistema di regole e comportamenti che

determina il cosiddetto “Controllo Sociale”, lo stesso che ci costringe

a non buttare la cicca per terra o a parcheggiare in doppia

fila per evitare i rimproveri (se non la denuncia) del primo cittadino

che passa per strada e non solo del vigile. La denuncia e

la segnalazione di comportamenti scorretti deve diventare un’abitudine,

un dovere per tutti, anche per gli agricoltori seri che di

vedono sorpassati a destra dai furbacchioni. Non deve rimanere

prerogativa di programmi e spettacoli televisivi come Le Iene,

Striscia la Notizia o Report che, per quanto utili, rappresentano

sempre un momento straordinario di spettacolo e informazione e

non un approccio culturale della società.

I certificatori si considerano parte lesa dal comportamento scorretto

dell’agricoltore certificato che non rispetta le regole “spacciando

per biologico” ciò che non lo è. Ci sentiamo danneggiati

tanto quanto la grande maggioranza degli agricoltori biologici

che ogni giorno coltivano i loro campi rispettando rigidamente

le regole di produzione biologica e, se costretti, acquistano

dall’esterno solo ed esclusivamente prodotti biologici certificati.

Per questo anche noi tecnici ispettori ci sentiamo in diritto e in

dovere di protestare insieme a loro contro il falso bio ma anche

contro la dilagante diffidenza e qualunquismo che, stigmatizzando

casi isolati, mettono in discussione la serietà di un intero

settore, compreso quello dei controlli.■

*Dati elaborati da ICEA

ALIMENTAZIONE

10 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

11


QUANDO IL

PENALE ENTRA

NEL FOOD

di Riccardo Nastasi

RICCARDO NASTASI

Titolare dell’omonimo studio

legale sito a Milano. Riccardo

Nastasi svolge la professione

di avvocato occupandosi prevalentemente

di diritto penale.

Iscritto all’albo degli avvocati di

Milano, segue sia persone fisiche,

sia persone giuridiche nella

fase giudiziale e stragiudiziale.

È specializzato in diritto penale

dell’economia, dell’ambiente,

alimentare e in materia di infortunistica

sul lavoro.

ALIMENTAZIONE

In

materia alimentare si stanno adottando sempre

più garanzie e presidi volti ad assicurare ai consumatori

la bontà dei cibi e delle bevande in commercio.

In particolare, la Legge 283 del 1962, da considerarsi quale legge

- quadro in ambito alimentare, prevede una serie di norme a

tutela della salute dei consumatori imponendo delle specifiche

restrizioni, tra le quali, va menzionato il divieto di impiego di

sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione contemplato

dall’art. 5 lett. b.

testimoni che avevano visto le cassette esposte in quelle condizioni,

senza effettuare verifiche e accertamenti tecnici sul reale

stato di conservazione degli alimenti offerti in vendita.

La Cassazione, tuttavia, confermava la condanna ritenendo che

l’accertamento dello stato di conservazione di alimenti detenuti

per la vendita non richiede né analisi scientifiche di laboratorio,

né perizie, in quanto il Giudice può limitarsi anche a recepire

delle dichiarazioni di testimoni quando lo stato di cattiva conservazione

sia evidente e quindi accertabile con una semplice

ispezione.

…La semplice

collocazione di frutta e

verdura inserite in cassette

ed esposte ai fumi ed ai

gas di scarico dei veicoli

è in grado di influenzare

lo stato di conservazione

degli alimenti…

Al riguardo, si segnala come la giurisprudenza dei Tribunali e

della Corte di Cassazione, a più riprese, si sia concentrata nel determinare

in quali casi ci si trovi di fronte ad ipotesi di “cattivo

stato di conservazione” o meno.

Si controverte se con la dizione “cattivo” si debba intendere il

solo prodotto in sé, oppure lo stato in cui esso viene conservato.

Ormai possiamo sostenere, trovando dei riscontri in diverse sentenze,

che il presidio dello stato di conservazione degli alimenti

non debba essere inteso come un elemento riguardante l’intrinsecità

dell’alimento, bensì come circostanza relativa alle condizioni

esteriori del prodotto e alle sue modalità di conservazione

sotto il profilo igienico e sanitario.

Tale principio è stato sviluppato e riconosciuto dalla Suprema

Corte di Cassazione che si è pronunciata nel 2014 su un caso

che ha riguardato la vicenda di un commerciante, condannato

dal Tribunale per aver detenuto per la vendita tre cassette di verdura

esposte all’aperto e sottoposte agli agenti atmosferici ed

inquinanti.

Il commerciante proponeva ricorso per cassazione, contestando

la sentenza di condanna subita, in quanto sosteneva che il Tribunale

si fosse limitato a decidere sulle sole dichiarazioni di alcuni

Nel caso specifico, la semplice collocazione di frutta e verdura

inserite in cassette ed esposte ai fumi ed ai gas di scarico dei

veicoli è in grado di influenzare lo stato di conservazione degli

alimenti.

Dunque, importano per la consumazione del reato esclusivamente

le modalità irregolari di conservazione degli alimenti e

non è necessario procedere con l’accertamento della commestibilità

del prodotto e il verificarsi di un danno alla salute del

consumatore. Si registra, pertanto, una tutela anticipata nell’interesse

della tranquillità dei consumatori verso il rispetto di un

c.d. ordine alimentare volto ad assicurare che il prodotto giunga

al consumo con le garanzie igieniche imposte dalla sua natura.

Il distributore o il commerciante al dettaglio, dunque, per non

incorrere in contestazioni di natura penale e amministrative

dovrà prestare massima attenzione e cura affinchè le modalità

istrinseche di conservazione degli alimenti si adeguino a quanto

previsto dalle leggi, dai regolamenti in vigore.

Pertanto, attualmente, è previsto un tassativo divieto di esposizione

di frutta e verdura all’aperto fuori dai negozi, su marciapiedi

e bancarelle in zone di intenso traffico con il rischio per i

trasgressori di subire una condanna in sede penale.■

12 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

13


Quale MEDICINA

quale PREVENZIONE

quale ALIMENTAZIONE

di Franco Cirone

seconda parte

PREVENZIONE

PRIMARIA

incidere sulla

dieta

Ognuno di noi (educato dalle figure sanitarie di riferimento),

dovrebbe poter comporre un proprio personale

e salutare modus vivendi, che prenda spunto

da alcuni punti suggeriti dall’OMS (Organizzazione

Mondiale della Sanità):

■ Mantenersi snelli per tutta la vita, cioè mantenere un peso

corporeo desiderabile e non essere infiammati (vedi concetto

di “inflammaging”)

■ Fare eserciziofisico quotidiano

■ Limitare cibi ad alta densità

caloricaevitare bevande zuccherate

■ Basare l’alimentazione quotidiana su cibi vegetali con

un’ampia varietà di verdure e frutta, anche legumi e cereali

integrali

■ Limitare in consumo di carni rosse ed evitare il consumo di

carni conservate (insaccati, affettati)

■ Limitare il consumo di bevande alcoliche

■ Limitare il consumo di sale e cibi conservati sotto sale, evitare

cereali e legumi conservati in ambienti umidi

■ Utilizzare integratori alimentari

■ Allattare i figli

Le stesse regole valgono per chi ha avuto o ha una malattia.

La Prevenzione Primaria applicata all’alimentazione, ossia una

corretta educazione alimentare, può aiutare a prevenire i motivi

che provocano la trasformazione delle cellule sane in malate

e controbattere le sostanze prodotte dal tumore e dalle terapie

antitumorali sull’organismo. Le modalità di cottura e di conservazione

dei cibi possono aumentare o diminuire il rischio che si

manifesti un tumore.

LE SOSTANZE CANCEROGENE NEL CIBO

Alimentandoci possiamo determinare l’insorgenza dei tumori,

giacchè l’alimentazione è una delle vie privilegiate e principali

di esposizione dell’organismo umano alle sostanze inquinanti

ambientali:

a. Per contaminazione esterna → inquinanti ambientali: il

90% circa delle sostanze tossiche con cui entriamo in contatto

proviene dagli alimenti di origine animale

1. POP (contaminanti organici persistenti), che si comportano

da interferenti endocrini (“endocrine disrupters”), cioè si

accumulano nel tessuto adiposo umano e animale (processo

noto come ”bioaccumulo”) con ripercussioni negative sul

sistema endocrino, immunitario e nervoso. Gli alimenti più

contaminati sono latte e latticini. Nell’uomo i POP possono

essere passati dalla madre al figlio con l’allattamento.

2. Sostanze che resistono alla degradazione:

PCB (policlorobifenili), ftalati (presenti in alcuni tipi di

plastiche per avvolgere i cibi (vedi endometriosi), diossine,

pesticidi utilizzati nell’agricoltura (insetticidi organoclorurati

-vedi DDT, Aldrin etc.- con effetti anche neurotossici),

funghicidi, erbicidi.

Alti livelli nel sangue di alcuni tipi di POP (pesticidi clorurati)

+ resistenza insulinica = maggiore possibilità di ammalarsi di

malattie metaboliche (diabete)

3. Metalli pesanti: arsenico, mercurio, piombo (ceramica),

cadmio (fumo di sigaretta).

b. sostanze presenti nel cibo

1. Composti derivati dalla conservazione dei cibi:

Nitriti, nitrati (nelle carni conservate – salumi , carni in scatola

wurstel, hamburger): sali che possono reagire con i prodotti

di degradazione delle proteine formando le nitrosammine →

cancerogene (soprattutto per intestino e stomaco).

Micotossine (vedi cereali e legumi in ambienti umidi, carni ,

latte da animali alimentati con mangimi scadenti).

La più pericolosa è l’aflatossina (associata all’epatocarcinoma).

2. Composti derivati dalle cotture:

● Sostanze che vengono rilasciate nell’alimento dai

comuni contenitori Più elevata è la temperatura che il cibo

raggiunge più alta è la concentrazione di sostanze tossiche;

● Sostanze cancerogene a seguito della

cottura del cibo: frittura, cottura al forno (vedi

microonde), alla griglia, stufatura producono:

→ amine eterocicliche (vedi dadi industriali

e da cottura prolungata delle carni).

→ idrocarburi policiclici aromatici (IPA);

c. Acrilamide: sostanza tossica che si forma dalla cottura ad alte

temperature degli amidi (vedi patate e patatine fritte).

QUINDI:

□ Alimentarsi e scegliere i cibi in modo da gestire e controllare

il picco glicemico, insulinemico e lipemico post-prandiale.

□ Garantire alle cellule uno stato alcalinizzante,

antiossidante e l’integrità della membrana cellulare

(gestire gli stati infiammatori cronici e le riacutizzazioni).

□ Avere sempre presente (in ogni passaggio terapeutico

e nutrizionale) dell’importanza cruciale del ruolo del fegato

(per le sue implicazioni nella detossificazione dell’organismo,

per la sua decisiva funzione immunologica e vascolare e per la

risposta alla terapia).

□ Considerare l’importanza della flora batterica dell’apparato

gastroenterico.

□ Garantire l’integrità della matrice extracellulare.

□ Fornire giornalmente una adeguata quantità di “modulatori

genici” attivi sul DNA (vedi genomica nutrizionale) →

frutta e verdura hanno molecole protettive sulla funzione

e integrità dei geni (vedi flavonoidi, polifenoli, catechine,

antocianine).

□ Ossigenarsi e idratarsi in maniera adeguata.

□ Conoscere il proprio assetto biotipologico e le proprie

debolezze costituzionali → integrandole e supportando

le carenze di tratto e di stato.■

ALIMENTAZIONE

14 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

15


Ryouchef

REAL FOOD

FOR REAL PEOPLE

Dopo 3 anni di videoricette, rubriche e contenuti pubblicati sul

web, www.youchef.tv ha aggiunto una R al proprio nome: R di

Reale, di Ristorazione, di Rinnovamento, di Regia… ed è diventato

un teatro del gusto nel cuore di Milano, in viale Belisario 3.

800 mq suddivisi in scuola di cucina (dotata di 26 postazioni singole),

ristorante con cucina a vista, bar, shop e showroom in cui

le persone possono imparare, approfondire, mettersi alla prova,

degustare, confrontarsi, interagire, toccare con mano, incontrarsi

e condividere la passione per l’enogastronomia. Passione che

muove costantemente il team che in Ryouchef lavora: 15 giovani

professionisti, che hanno visto la luce tra il 1995 e il 1978, guidati

dai tre soci Andrea Martinelli, Marco Mezzanotte e Giulio

Gambigliani e che grazie alla propria specificità, creatività, entusiasmo

e bagaglio di esperienze hanno apportato un contributo

a questo progetto innovativo e in continuo divenire.

Un progetto che è riuscito a conquistare una serie di partner,

grazie ai quali la struttura può vantare, a sostegno delle attività e

in vendita, un’ampia gamma di prodotti di qualità, performanti e

che appagano sia l’occhio che il palato.

Le opportunità che Ryouchef offre sono davvero molte, dai corsi

di cucina per tutte le età e per tutti i gusti ai coffee break, pranzi

e aperitivi, dalle degustazioni di vino e birre agli eventi e team

building, dai servizi video e fotografici alle serate a tema. Tutto

questo con un unico obiettivo: far vivere un’esperienza concreta,

tangibile, vera e a 360° nel mondo del food and beverage.■

ALIMENTAZIONE

Tagliatelle al ragù

di anatra

PREPARAZIONE

Sbucciate le carote, private il sedano della parte filamentosa e togliete gli

strati più esterni della cipolla. Tagliate le verdure a dadini e mettetele a

soffriggere in una padella con poco olio.

preparazione: 10 minuti

cottura: 1 ora 30 minuti

difficoltà: 2 su 5

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

tagliatelle fresche all'uovo 400 g / coste di sedano 2 / carote 2 /

petto d'anatra 1 / cipolla bionda 1 / litro di brodo vegetale 1/2 /

bicchiere di vino rosso 1/2 / cucchiaio di doppio concentrato

di pomodoro 1 / olio extra vergine d’oliva / sale / pepe

Aggiungete il petto d’anatra, ridotto a cubetti di circa un centimetro, e fatelo

rosolare. Quando la carne risulterà ben sigillata, salate e pepate. Sfumate

con il vino e lasciate evaporare la parte alcolica.

Aggiungete il concentrato di pomodoro e stemperatelo con un mestolo di

brodo. Proseguite la cottura del sugo per almeno un’ora, aggiungendo di

tanto in tanto il brodo.

Quando il ragù sarà ormai ultimato, cuocete in abbondante acqua salata

le tagliatelle per 3 minuti. Scolate e saltate la pasta in padella per legarla

bene al condimento, quindi servite.

IL TOCCO DELLO CHEF

Per sfumare il ragù sarebbe ideale utilizzare lo stesso vino che verrà degustato

durante il pasto.

I

tempi canbiano e il linguaggio pure. Oggi si parla di “show

cooking”, di “food” per definire il cibo e l’alimentazione

come stile di vita. Ecoideare non può non prendere atto della

tendenza che va sempre di più affermandosi, anche in Italia,

di una nuova concezione di “fare e vivere food”.

Se nella carta stampata dalla storica testata “Cucina Italiana” si

è oggi arrivati a decine e decine di riviste e proposte editoriali

che trattano il cibo non solo come alimento ma come stile di

vita, la televisione ha cavalcato la tendenza riempiendo i propri

palinsesti di trasmissioni dedicate. Infine si è arrivati a trasferire

questi input in spazi polifunzionali dove il cibo oltre ad essere

offerto viene vissuto.

Ne sono un esempio lampante questi giovani laureati che hanno

investito la loro preparazione e il loro bagaglio culturale in una

nuova formula che raccoglie la nuova domanda trasformando il

consumatore da soggetto passivo a soggetto attivo, con un plus

in più: offrire una cucina fresca, sana, fatta da prodotti naturali di

cui si conosce la provenienza, senza cedere a facili manierismi.

16 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

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COSMETICO

BIOLOGICO

E NATURALE

due concetti da

non confondere

STILI DI VITA

di Fabrizio Piva

Amministratore Delegato CCPB

Il cosmetico biologico per noi di CCPB

significa che almeno il 95% degli

ingredienti naturali debbano essere

certificati biologici così come possono

essere usati solo ingredienti naturali

e di origine naturale ad eccezione dei

conservanti e degli additivi limitati ad una

lista positiva e in obbedienza ai principi

della chimica verde.

Il

cosmetico biologico e naturale, due concetti da non

confondere, è ormai una realtà di mercato che ha avuto

i primi vagiti ormai da un decennio e che ora contribuisce

a offrire al consumatore una scelta “biologica”

anche nel settore cosmetico.

Purtroppo non vi è una normativa ben precisa che definisca,

come per l’agroalimentare fin dal 1991, quali sono i criteri e

i requisiti da rispettare per ottenere un cosmetico biologico o

naturale ma sono già alcune centinaia le aziende che in Italia

applicano i disciplinari privati che definiscono cosa siano queste

due tipologie di cosmetico, con migliaia di prodotti sul mercato.

Il cosmetico biologico è purtroppo definito in molti modi,

per noi di CCPB significa che almeno il 95% degli ingredienti

naturali debbano essere certificati biologici così come possono

essere usati solo ingredienti naturali e di origine naturale ad

eccezione dei conservanti e degli additivi limitati ad una lista

positiva e in obbedienza ai principi della chimica verde. Analogamente

crediamo nei principi e nei criteri internazionalmente

definiti nello standard Natrue. Purtroppo non è così per tutti e

talvolta sul mercato troviamo cosmetici con quote di ingredienti

biologici le cui percentuali sono da prefisso telefonico. Ecco

perché oggi, ancor più di ieri, è necessaria una normativa che in

ambito europeo omogeneizzi il significato di cosmetico biologico

e naturale; oggi che il mercato è cresciuto è un imperativo

se vogliamo evitare che la crescita si indebolisca o si fermi, in

assenza di regole precise.

A fronte di questa situazione normativa, non ancora del tutto

chiara, il consumatore ha imparato ad apprezzare i cosmetici naturali

e biologici per le loro qualità e, comunque, per il fatto di

essere certificati in base a standard volontari che fanno chiarezza

rispetto al “mare magnum” di cosmetici naturali che di naturale

hanno ben poco.

Il mercato del cosmetico ha fatto registrare in Italia un incremento

a valore per il 2013 del 2,6%, trainato dal valore in export

che è aumentato dell’11% mentre la domanda interna è flessa

dell’1,2%; ben il 34% della produzione nazionale è destinata

all’export con un saldo positivo pari a 1,54 miliardi di Euro. Un

elemento importante del Made in Italy nel mondo. A questi risultati

ha contribuito anche il cosmetico naturale con livelli di

crescita, nell’ultimo quinquennio, ad un tasso annuo intorno al 3

– 4%. Ciononostante non sia ben definito il significato di cosmetico

naturale neppure nel settore convenzionale; infatti secondo

i dati di Cosmetica Italia il cosmetico naturale viene individuato

come quella categoria di prodotti venduti nel canale delle erboristerie

che si stima nel 2014 possa aumentare, nonostante la

congiuntura negativa, intorno al 2% per un valore complessivo

pari a 410 milioni di Euro. Un dato che come si può ben intuire

non fotografa la situazione effettiva del mercato dei cosmetici

naturali e biologici in quanto questi non sono venduti solamente

in erboristeria, così come i cosmetici che vengono commercializzati

in erboristeria non sono da considerarsi tutti biologici e

naturali.

A livello internazionale si valuta che nel 2012 il mercato dei

cosmetici naturali e biologici valeva 5,8 miliardi di Euro e che al

2018 lo stesso potrebbe raggiungere i 10,1 miliardi di Euro ovvero

qausi raddoppiare nell’arco di 6 anni con un tasso medio di

crescita pari al 7%. Gli USA sembrano guidare la classifica dei

paesi che contribuiscono a tale crescita con un tasso medio del

10,2%, seguono Giappone e Cina nell’area del Pacifico.

A fronte di questa crescita, in controtendenza rispetto al consumo

di prodotti cosmetici in generale, è opportuno che il legislatore

definisca principi e criteri di produzione, oltre che regole di

etichettatura e controllo così come è stato fatto per il biologico

nell’agroalimentare.

Solo la presenza di regole chiare ed univoche potrà incoraggiare

l’investimento duraturo dell’industria cosmetica e della distribuzione

e potrà dare maggiore garanzia ad un consumatore che si

sta da alcuni anni orientando verso questa tendenza di consumo.

Se gli standard “pionieri” hanno avuto il ruolo insostituibile di

accendere l’interesse del consumatore e fargli conoscere questi

prodotti, ora è necessario partire dagli standard esistenti e

definire una norma di legge che faccia chiarezza sul concetto

di cosmetico biologico e naturale.■

18 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

19


BIOCOSMESI:

A CHE PUNTO

SIAMO?

Al

fine di dare un contributo alla comprensione di un tema da tempo dibattuto

su queste pagine, la redazione sceglie di riportare la versione integrale

dell’intervista rilasciata dal nostro collaboratore Alessandro Pulga al

giornalista di Report Emanuele Bellano il cui servizio è andato in onda su

RAI 3 il 14 dicembre 2014. Alessandro Pulga è anche autore dell’articolo “Il falso Bio”, in

questo stesso numero.

Cos’è un ente certificatore di cosmetici

biologici e cosa fa?

L’attività di un organismo di certificazione di prodotto come il

nostro, consiste nel verificare che i prodotti messi in commercio

dalle imprese certificate siano conformi a norme e disciplinari

che garantiscano requisiti migliorativi rispetto ai requisiti

minimi di legge o alla qualità media dei prodotti presenti sul

mercato. Nel nostro caso i requisiti valorizzanti sono correlati

alla sostenibilità ambientale e sociale dei processi produttivi. I

controlli vengono eseguiti con personale esperto e prevedono

ispezioni presso i siti produttivi, analisi, controlli contabili e

amministrativi al fine di verificare l’effettivo impiego dei prodotti

biologici e delle altre sostanze ammesse dal disciplinare.

Qual è la normativa europea e italiana in tema

di cosmetici.

Esiste una normativa che regolamenta la cosmesi

biologica, naturale, vegetale ecologica?

Dal 2009 è in vigore il Regolamento CE n. 1223/09 che ha armonizzato

a livello europeo i requisiti minimi obbligatori per

l’immissione in commercio dei cosmetici in tutti i Paesi membri.

Purtroppo non esiste ancora nessuna legge europea o nazionale

che regola e tutela nello specifico la produzione di cosmetici definiti

biologici, naturali o ecologici.

Il settore agroalimentare biologico è più o

meno regolato del settore cosmetico biologico?

Quali sono le differenze in tema di regolamentazione?

La differenza è appunto che il biologico alimentare già da circa

13 anni è regolato dall’Unione Europea, prima grazie al Reg.

CE 2092/91 e oggi dal Reg. CE 834/07 che stabilisce precise

regole per la produzione, il controllo e l’etichettatura dei prodotti

provenienti da agricoltura biologica. Una norma europea,

quindi, che tutela il mercato e il consumatore rispetto al corretto

impiego dei termini bio, eco, organic, ecc. Legge che, invece,

ancora manca nel settore cosmetico dove -così come accade in

altri settori non food- i termini BIO, ECO o NATURALE sono

diffusamente impiegati senza precisi vincoli normativi e per le

più svariate ragioni. Del resto ricordo fin da quando ero bambino

la pubblicità di un detersivo, il cui nome inizia per BIO, che

certo non ha nulla a che fare con l’agricoltura biologica ma che

ancora oggi è perfettamente in regola con la legge.

STILI DI VITA

Quando per legge un cosmetico può essere

definito biologico, quando naturale e quando

vegetale? Quando un produttore può inserire

la parola “bio” nel nome del suo prodotto?

Esistono delle regole o su questo tema siamo

in assenza di regole?

Idem per la parola “naturale” o “vegetale”.

Purtroppo come ho già anticipato non esiste un sistema di controllo

regolamentato come quello del biologico alimentare che

definisce in modo chiaro cosa è un prodotto cosmetico, ecologico

o biologico e/o impone un sistema di controllo e certificazione

a tutela del consumatore. Lo stesso vale per il termine

naturale o vegetale. Dal 2013 esiste però il Regolamento CE n.

655/2013 che stabilisce i criteri comuni per la giustificazione dei

claims utilizzati nei prodotti cosmetici.

Questo regolamento stabilisce sei principi base cui si deve attenere

ogni azienda che intende valorizzare le peculiarità dei suoi

prodotti: 1. Conformità alle norme; 2. Veridicità; 3. Supporto

probatorio; 4. Onestà; 5. Correttezza; 6. Decisioni informate (a

favore del consumatore).Si è iniziato a regolare l’uso di frasi

come “dermatologicamente testato”, “clinicamente testato”, si

sta lavorando per entrare nel merito degli ormai innumerevoli

claims “free/libero/ da…”, “senza….”, ecc. Commissione sembra

inoltre intenzionata a lavorare anche sull’uso dei termini

BIO e naturale. In ambito ISO, l’ente mondiale di normazione,

da diversi anni è attivo un gruppo di lavoro che si sta confrontan-

20 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

21


do principalmente sulle definizioni e il concetto di naturale, biologico

ecc. È molto probabile che una eventuale legge europea

prenderà a riferimento proprio il lavoro che stiamo svolgendo

in ambito volontario, nei tavoli di concertazione internazionale,

proprio come è successo 13 anni fa nel biologico alimentare grazie

ai Basic Standards Ifoam (www.ifoam.org).

Come funziona la certificazione di prodotti

cosmetici bio? C’è un protocollo unico o ogni

ente elabora il suo protocollo?

Purtroppo esistono diversi protocolli che noi chiamiamo “disciplinari”;

tutti puntano a garantire un adeguato contenuto in

componenti biologiche oltre che requisiti di eco-sostenibilità

mediante una forte selezione delle sostanze chimiche utilizzate

per la produzione dei cosmetici. I disciplinari, pur basandosi sui

medesimi principi ispiratori, possono avere diverse declinazioni

e particolarità che rischiano di generare confusione sia tra i

produttori che i consumatori. Per questo da anni sono stati attivati

dei tavoli di concertazione internazionali che hanno già

partorito due standard di livello mondiale: uno è il disciplinare

dell’associazione COSMOS (www.cosmos-standard.org) e uno

è contraddistinto dal marchio NaTrue (www.natrue.org).

Il disciplinare Cosmos in particolare ha visto la partecipazione

delle organizzazioni leader nel settore: Ecocert (F), Cosmebio

(F), BidH (D), Soil Association (UK) e, ovviamente, Icea per l’Italia.

Per la prima volta il lavoro di concertazione ha portato ad

un innalzamento dell’asticella anziché ad un appiattimento dello

standard dovuto alle necessità di compromesso. Il disciplinare

Cosmos guarda al futuro e seleziona anche i processi chimici più

ecologici e sostenibili per produrre una certa sostanza ammessa.

Su alcuni cosmetici c’è il simbolo

“non testato su animali”. Che significa?

Ha senso visto che dal 2009 l’Ue ha vietato

i test su animali e dal 2013 anche nei paesi

esteri?

La legge vieta di testare i cosmetici sugli animali dal 2004. Per

molti anni però si è continuato a testare le materie prime utilizzate

per la produzione dei cosmetici. Questo è stato sempre

il principale problema; il ricorso “sfrenato” a test animali per

autorizzare le sostanza chimiche all’impiego nei settori farmaceutico,

cosmetico e nell’industria chimica in genere.

Le normative di settore, quelle che regolano le autorizzazioni

internazionali per l’immissione in commercio delle sostanze

chimiche, hanno sempre favorito queste pratiche sugli animali e

certo non incentivavano il ricorso a test alternativi.

Il disciplinare LAV “Stop ai test su animali” (controllato da

Icea), per tanti anni, ha puntato proprio a valorizzare le imprese

cosmetiche che hanno deciso di adottare una politica volta ad

ostacolare e disincentivare le industrie chimiche a testare o ri-testare

gli ingredienti impiegati per la produzione di cosmetici.

Ogni azienda che ha aderito alla campagna LAV si è impegnata

per molti anni ad utilizzare esclusivamente sostanze già testate

nel passato. Ogni impresa dichiarava la propria data di “cut-off”

superata la quale non poteva più commissionare direttamente o

indirettamente nuovi test su animali e adottava, quindi, una politica

volta a disincentivare le ditte chimiche fornitrici a proseguire

in questa pratica.

Nel 2009 il Reg. CE 1223 ha chiarito che il claim “Non testato

su animali”, spesso usato impropriamente nei cosmetici, poteva

essere utilizzato solo a condizione che tutte le sostanze impiegate

per la produzione non fossero mai state testate per l’uso

cosmetico, anche nel passato. Condizione, nella pratica, pressoché

irrealizzabile se non per cosmetici molto semplici (es. olii

da massaggio).

A partire dal 2013, proprio grazie alle campagne animaliste, l’Unione

Europea ha vietato l’esecuzione di test su animali anche

sulle materie prime ad uso cosmetico, vietando la commercializzazione

nel territorio comunitario anche dei cosmetici provenienti

da Paesi extra UE ottenuti ricorrendo ai test su animali.

Un risultato certamente importante ma non risolutivo visto che

i test su animali continuano ad essere effettuati in tutta Europa

per l’impiego delle sostanze chimiche in altri settori (vedi il

Regolamento (CE) n. 1907/2006 concernente la registrazione,

valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche

- REACH). Ci sono poi imprese cosmetiche europee che commercializzano

i loro prodotti anche nei paesi Extra UE (es. Cina,

Russia, ecc.) dove i test su animali sono ammessi se non addirittura

obbligatori. Viste le attuali disposizione normative, ad oggi,

l’utilizzo del claim “Non testato su animali” è da considerare

ingannevole, proprio perché quasi tutte le sostanze chimiche in

passato sono state testate su animali e ora, fortunatamente, la

legge vieta a tutte le aziende cosmetiche l’esecuzione nuovi test

sia sul cosmetico che per le materie prime.

Il “coniglio a due stelle LAV”, però, continua ad avere senso e

utilità, a patto di apprezzarne la reale natura. Il marchio “Stop

ai test su animali” non è nasce come “claim” e neanche vuole

essere una certificazione (come quella della EcoBio Cosmesi);

identifica semplicemente l’adesione dell’impresa cosmetica ad

una politica aziendale che punta ad ostacolare e disincentivare

l’uso dei test su animali sulle sostanza chimiche per tutti gli

usi possibili. La LAV nei suoi elenchi rende pubblica anche la

data di “Cut-off” decisa da ogni azienda (e verificata da Icea), in

modo che il consumatore possa, anche oggi, premiare le aziende

virtuose che per prime hanno adottato una vera politica “cruelty

free” anche in tempi non sospetti, quando la normativa non

prevedeva alcun limite circa l’uso dei test su animali. Queste

aziende ora potranno disincentivare l’impiego dei test su animali

anche per le sostanze chimiche che hanno utilizzi diversi da

quello cosmetico.

Per questo Icea è ancora orgogliosa di essere “strumento” tecnico

al servizio di un’associazione molto seria come LAV ai fini

della verifica della conformità allo standard internazionale della

European Coalition to End Animal Experiments (www.eceae.

org).

Su altri prodotti c’è il simbolo “glutine free”

che vuol dire?

Se il simbolo o la dicitura “senza gluntine” sono volti a rassicurare

il consumatore affetto da celiachia, sono certamente fuori

luogo. L’autorevole Associazione Italiana Celiachia (AIC) nel

suo sito (www.celiachia.it) scrive esplicitamente “La celiachia

è un’intolleranza alimentare che ha come organo bersaglio l’intestino

tenue e la presenza di glutine in cosmetici, detergenti, o

altri prodotti che possano venire a contatto con la pelle o le mucose,

come anche quelle della bocca, non comporta alcun rischio

per i celiaci.”

Sempre il sito AIC si precisa che “Al fine di escludere qualsiasi

photogallery www.lav.it - “Stop ai test su animali”

STILI DI VITA

22 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

23


ischio per l’utilizzo di prodotti cosmetici con glutine anche da

parte di soggetti affetti da dermatite erpetiforme (patologia connessa

alla celiachia), è stato chiesto parere al Prof. Timo Reunala,

tra i massimi esperti internazionali di dermatite erpetiforme

(DH), che ha escluso qualsiasi rischio per i pazienti che venissero

a contatto con glutine attraverso l’epidermide.

È doveroso precisare che esiste anche una pronuncia (n.

82/2013) dell’Autorità Garante della Pubblicità (IAP) che recita:

“Se dunque esiste almeno una parte della comunità scientifica

che sostiene l’esistenza di forme di intolleranza cutanea al glutine

per semplice contatto, esiste allora anche un interesse del

consumatore (o, meglio, della parte di consumatori che è affetto

da tale intolleranza che ritiene di poter condividere le posizioni

di quella parte della comunità scientifica) a poter sapere quali

cosmetici contengono il glutine e quali no”. Questo significa

che secondo l’Autorità l’utilizzo del claim “senza glutine” non è

censurabile a patto che sia chiaro al consumatore che “l’assenza

di glutine in un prodotto cosmetico non riguarda i soggetti affetti

da celiachia, ma quelli, diversi, che hanno sensibilità al glutine

in altre forme.”

In ogni caso, noi di Icea questa indicazione la sconsigliamo caldamente

anche perché lavoriamo molto nel settore food, e sappiamo

bene qual è la differenza tra il rischio di contaminazione

sul prodotto in un impianto alimentare quello che ci può essere

in un’industria cosmetica.

Su alcuni prodotti c’è la dicitura

“nikel tested”. Che si intende?

La legge vieta da tempo l’impiego di nikel e altri metalli pesanti

nella produzione cosmetica. Il rischio di contaminazioni è da

correlare eventualmente ai catalizzatori utilizzati nei processi di

produzione delle materie prime o al contatto con i metalli che

costituiscono gli impianti di lavorazione, le cisterne e i contenitori

utilizzati nel corso del processo produttivo. La stessa Ausl

della Regione Emilia Romagna, in occasione del recente convegno

Valu-Cert che si è tenuto alla fiera Sana 2014, si è mostrata

preoccupata per gli esiti positivi ai metalli pesanti sempre più

frequenti nei cosmetici.

In ogni caso il claim “nikel tested” non significa nulla se non

accompagnato da un valore soglia, molto basso e compatibile

con le esigenze dei consumatori che sono affetti da questo tipo di

allergia. Stiamo parlando di concentrazioni estremamente basse,

espresse in ppm, che significa: parti per milione. Per questo

alle aziende certificate Icea chiediamo di indicare questo valore

soglia in etichetta, oltre che l’adozione di procedure di autocontrollo

atte a garantire l’effettivo rispetto nei diversi lotti di produzione.■

Daniela Milano

Laureata in filosofia, specializzata

in psicologia psicosomatica,

junghiana, lavora a titolo di libera

professionista come counselor

per il benessere, la formazione,

l’istruzione della persona

ed è giornalista.

IDEA BENESSERE

Per la medicina tradizionale cinese l’inverno è collegato

all'elemento acqua e all'energia sessuale, ed è associato

ai reni.

Una buona funzionalità della regione lombare si traduce, a livello

emozionale, in volontà e creatività spiccate, mentre un eccesso

di freddo e di stress diminuisce queste qualità vitali e si manifesta

attraverso l’emozione della paura. Per ritrovare l’energia

e preparare il fisico al successivo processo di rigenerazione e

rinnovamento primaverili, ci si può affidare all’antica disciplina

dello yoga. Il consiglio è di praticare due semplici asana (posizioni

o posture), che rafforzano i reni, facilitano l’eliminazione

delle tossine, lavorano a livello delle ghiandole surrenali (più

attive in inverno) e tonificano l’apparato genitourinario. L’ultima

asana invece è consigliata per rafforzare i bronchi, a rischio

nella stagione invernale.

Bhujamgàsana o posizione del cobra

Dalla posizione bocconi (distesi con la faccia in giù) con un po’

di spazio fra le gambe e i piedi, mani laterali al petto, sollevare il

corpo ed il busto fino a distendere le braccia inarcando un poco

il busto. Dopo alcuni respiri scendere di nuovo nella posizione

bocconi. A livello terapeutico questa asana viene usata contro i

calcoli renali ed agisce sul processo di tonificazione delle ovaie

e dell’utero.

Makiasana parziale o riposo del coccodrillo

Dalla posizione bocconi, gambe distese e rilassate, incrociare

le braccia, appoggiare le mani sulle braccia e appoggiare il

mento nell’incrocio dei polsi. Mantenere per alcuni respiri nello

stretching dolce della zona lombare e nell’esperienza respiratoria

della zona allungata. Questa facile asana agisce su tutto

l’apparato urinario rinforzandolo.

Mridanga Kriya o gesto del tamburo

Seduti in posizione comoda con il busto diritto, inspirando picchiettare

con i polpastrelli a martelletto tutto il petto e la zona

toracica. Espirando battere la stessa zona con il palmo piatto.

Questa asana è particolarmente consigliata in inverno perché

purifica i bronchi e libera gli alveoli polmonari.■

> Opere di Renato Giananti

RUBRICA STILI DI VITA

24 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

Qualora abbiate voglia di

fare osservazioni su quanto

ho scritto o sollevare nuovi

quesiti potete scrivermi a:

redazione_ecoideare@libero.it

25


EDUCAZIONE

MUSICALE

A SCUOLA

Le 15 ragioni

esposte da Carlo Del Frati

CARLO DELFRATI

Musicolo, pedagogista, studioso dei problemi relativi

all’educazione musicale, docente di didattica

musicale nei Conservatori di Parma e Milano,

membro del CEriMus (Comitato nazionale per la

Riproposizione dell’Educazione Musicale di base

in ogni ordine e grado di scuola), membro del

Comitato Nazionale per l’apprendimento pratico

della musica del MIUR ( Ministero dell’Istruzione,

dell’Università e della Ricerca), autore di numerose

pubblicazioni.

STILI DI VITA

La

mancata

26

riforma del sistema di insegnamento

musicale scolastico fa parte della grave

situazione culturale in cui versa il nostro Paese.

ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

Rinenergy e Ecoideare credono fermamente che l’educazione

musicale debba rientrare in ogni progetto educativo generale

perché essenziale allo sviluppo dell’uomo. Lo conferma il prof.

Delfrati, musicologo, pedagogista, membro del Comitato Nazionale

per l’apprendimento pratico della musica del MIUR, che

già nel 1999 in un documento preliminare per la Commissione

Ministeriale per la riforma dei cicli scolastici, illustrava le ragioni

che spiegano la necessità dell’educazione musicale nell’intero

percorso scolastico dai tre ai diciotto anni.In quindici punti il

prof. Delfrati sintetizza, con molta chiarezza, come la musica

sia un elemento imprescindibile nella vita di ciascun individuo.

Quindici punti da leggere con attenzione e fare nostri.

27


1

L’esperienza sonora è uno dei veicoli primari nella

costruzione del mondo intellettivo e affettivo della

persona. Il mondo acquista gradatamente forma e

significati, per il bambino, anche attraverso l’opera

costruttrice dei percetti sonori. La musica è dotazione

fondante di ogni persona, non proprietà di

individui privilegiati. L’educazione ha il compito di permettere

alla persona il massimo spiegamento di questa primaria risorsa.

2

Fin dalla primissima infanzia l’esperienza sonora

si salda strettamente con la motricità. Il suonare e

il cantare mettono in campo sempre più raffinate

abilità propriocettive, cinestesiche e ideomotorie;

favoriscono l’acquisizione del coordinamento

motorio.

3

In un ambiente sempre più esposto ai fenomeni

di inquinamento acustico, la persona ha imparato

a difendersi escludendolo dal campo attenzionale.

Abituandosi a non ascoltare, la persona finisce

col diventare incapace di ascoltare. La capacità di

ascoltare gli eventi sonori e musicali è fondamentale

per apprendere ad ascoltare se stessi e gli altri.

4

La perdita della capacità di ascolto consegna alla

società di oggi un individuo esposto ai condizionamenti

dei media, nei quali sappiamo come la musica

abbia una presenza di primo piano. La manipolabilità

del cittadino è direttamente proporzionale

alla sua ineducazione. La scuola ha il compito di

fornire adeguati strumenti critici anche di fronte alla componente

musicale dei media.

5

Fin

6

All’educazione

7

L’attività

8

Le

dai primi anni di vita il bambino esprime il

suo mondo interiore con i suoni. La musica agisce

fortemente sulla dimensione affettiva: il far

musica permette, al bambino come all’adolescente,

di esplorare, nell’emotività della musica, la

propria emotività.

musicale spetta il compito di educare

una forma di comunicazione cruciale nella

vita di relazione: quello che fa capo al parlare.

Il controllo della voce parlante passa attraverso

il controllo percettivo, intellettivo, fisiologico, di

eventi vocali tipicamente musicali.

collettiva del far musica insieme è una

delle esperienze tipiche e significative della disciplina.

Le condotte che essa esige sono fondamentali

per educare all’interazione e alla socializzazione.

attività di manipolazione creativa del suono

permettono al bambino e al giovane di esprimere

il proprio mondo interiore, in parallelo e a integrazione

del suo sviluppo creativo negli ambiti

visuali, gestuali, verbali.

9La musica è terreno privilegiato per far accedere

il giovane all’incontro multietnico. Il bambino che

anche in carenza di interazione verbale condivide a

scuola con l'extracomunitario le rispettive musiche,

sarà più facilmente l'adulto capace di rispetto e di

interesse verso le altre culture. Le musiche degli altri popoli ci

aiutano a capire le loro culture.

10

Oggi la musica è una componente imprescindibile

della cultura dei giovani, una manifestazione

che impegna una parte cospicua e

intensa della loro vita. Possedere le chiavi di

accesso alla produzione e alla fruizione musicale

è uno dei bisogni più sentiti dai giovani, che esigono una

riposta consistente da parte della scuola.

11

Le competenze musicali assumono una funzione

portante in una quantità di professioni

contemporanee, da quelle tecnologiche a quelle

educative, da quelle impresariali a quelle terapeutiche,

da quelle dei media a quelle dell’economia

e della gestione della cultura.

12

L’immenso patrimonio musicale del passato e del

presente fornisce spazi di esplorazione di idee,

emozioni, concezioni del mondo di alto valore

estetico, non altrimenti esperibili. E’ anche attraverso

questo patrimonio che la civiltà attuale

è diventata nei suoi aspetti migliori quello che è. Da questo patrimonio

il bambino e il giovane rischiano di rimanere per sempre

esclusi se l’educazione non fornisce loro adeguate chiavi di

accesso.

13

Ogni composizione musicale nasce come voce

dell’intero mondo simbolico degli individui

che la crea e della loro società di appartenenza.

Per questa ragione la comprensione dell’evento

musicale, inserita nella più ampia lettura multidisciplinare

della realtà, apre il giovane all’intero ambito di

cultura e civiltà da cui l’evento è scaturito, storico, sociale, antropologico,

religioso.

14

Il

momento analitico dell’esperienza musicale,

la conoscenza dei meccanismi sintattici

e delle regole del codice, forniscono alla più

generale competenza cognitiva dello scolaro

strumenti e oggetti unici, esclusivi, su cui

esercitarsi.

15

Non va infine dimenticato che nei suoi momenti

riflessivi, nel dialogo quotidiano tra alunno e

insegnante, nella trasmissione delle conoscenze,

nelle attività di interpretazione e di analisi, nella

lettura dei testi, nell’acquisizione di un lessico

specifico, l’educazione musicale è anche, largamente, educazione

verbale. L’educazione linguistica è compito dell’intero

corpo insegnante. Da una parte ciò alleggerisce il carico di responsabilità

dell’ora di italiano, dall’altra invoca un adeguato

spazio curricolare per ciascuna disciplina.■

La connotazione green crea valore

100% energia pulita

fornitura 100% energia pulita

Trasformare il valore in un vantaggio competitivo

ENERGIA nuova

L’anno di produzione dell’energia

coincide con l'anno in cui il cliente acquista

energia rinnovabile

impianti identificabili

Tutte le offerte 100% energia pulita sono

coperte con GO di impianti del Gruppo siti in

trentino, quindi identificabili e tracciabili.

L’energia rinnovabile offerta è

esclusivamente di provenienza italiana.

Come funziona la certificazione

fornitura di energia elettrica da fonte rinnovabile

tramite annullamento di Certificati RECS (Renewable Energy Certificate System)

o con la garanzia 100% energia verde

info@multiutility.it

800.901.318

28 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

29

prima

decreto ministeriale 31 luglio 2009

dopo

Le nostre garanzie

Garanzia d’Origine

le GO hanno scadenza annuale,

identificano FONTE di provenienza

e PERIODO di produzione

(non identificano l’impianto)

- introduce obbligatorietà dei titoli CO.FER.

- da la possibilità di sostituzione CO.FER. con Garanzia di Origine (GO)

- prevede che l’energia rinnovabile venduta

da Gennaio 2012 sia coperta esclusivamente dalla GO.

- RECS da settembre 2013 è solo attributo delle GO –ICS

il nostro Fuel Mix

è 100% rinnovabile

» solo GO - idroelettrico

» solo energia italiana

» solo energia dell’anno


NOVITA’

FISCALI 2015

di Giuseppe Pappolla

Buon 2015 a tutti i lettori.

nuovo ha introdotto, tramite la Legge di Stabilità,

una raffica di novità fiscali che non posso esimermi

dall’elencarvi, quantomeno nell’accezione e nelle

L’anno

dimensioni che qui possono essere di comune interesse.

Ricordo e sottolineo come questa sia una rubrica di spunti e

riflessioni: ogni argomento va approfondito e verificato con il

proprio professionista.

Estensione Art Bonus

Il cinque per mille del nostro reddito può essere donato e dedotto

(in tre anni e con un meccanismo, manco a dirlo, piuttosto complesso)

anche per le erogazioni a sostegno delle fondazioni lirico

sinfoniche e dei teatri di tradizione.

Bonus 80 euro

Evviva evviva, si rende strutturale il credito d’imposta Irpef di

80 euro in favore dei lavoratori dipendenti e dei percettori di

taluni redditi assimilati, originariamente introdotto per il solo

anno 2014.

Rientro lavoratori dall’estero

Vengono prolungati, da due a tre, i periodi d'imposta nei quali

si applicano le agevolazioni fiscali in favore dei ricercatori che

rientrano in Italia (rientreranno?).

Soggetti senza dipendenti e credito di imposta IRAP

I soggetti passivi che non si avvalgono di dipendenti nell’esercizio

della propria attività, hanno diritto ad un credito pari al 10%

dell’imposta lorda determinata secondo le regole generali (attenzione

che l’aliquota IRAP normale è tornata al 3,9%).

Buoni pasto

La quota non sottoposta a tassazione dei buoni pasto passa da

5,29 euro a 7 euro, nel caso in cui essi siano di formato elettronico.

Tfr in busta paga

In via sperimentale, in relazione ai periodi di paga dal 1° marzo

2015 al 30 giugno 2018, i lavoratori dipendenti del settore

privato (esclusi i lavoratori domestici e i lavoratori del settore

agricolo) possano richiedere (con scelta irrevocabile…) di percepire

la quota maturanda del trattamento di fine rapporto, compresa

quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica

complementare, tramite liquidazione diretta mensile (condizioni

e metodologie da verificare).

Credito di imposta per ricerca e sviluppo

Nuova disciplina relativa al credito d’imposta per attività di ricerca

e sviluppo! Se pensate di ricadere nella fattispecie, vi consiglio

di approfondire: esistono spazi di risparmio non da poco.

Patent box

Tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo e/o dalla

cessione di opere dell’ingegno, da brevetti industriali, da marchi

d’impresa funzionalmente equivalenti ai brevetti, nonché da

processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite

nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente

tutelabili. Anche in questo caso consiglio di approfondire; i benefici

possono essere assai convenienti.

Proroga bonus interventi su edifici

Si prorogano al 2015 le detrazioni per gli interventi di recupero

del patrimonio edilizio (50%); di acquisto mobili ed elettrodomestici

(50%); di riqualificazione energetica (65%).

La detrazione del 65% è estesa per le spese sostenute, dal 1°gennaio

2015 fino al 31 dicembre 2015, per le spese di acquisto e

posa in opera delle schermature solari (fino a 60.000 euro); per

l'acquisto e la posa in opera degli impianti di climatizzazione

invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse

combustibili, nel limite massimo di detrazione di 30.000 euro.

Per gli interventi in funzione antisismica effettuati fino al 31 dicembre

2015 la detrazione è aumentata dal 50 al 65%.

Nuove regime di tassazione forfetaria

È forse la novità più importante.

Viene istituito, per gli esercenti attività di impresa, arti e professioni

in forma individuale, con ricavi totali non superiori a

40.000 euro (ogni attività ha dei limiti) un regime forfettario di

determinazione del reddito da assoggettare ad un’unica imposta

sostituiva di quelle dovute (Irpef, addizionali e Irap), con l’aliquota

del 15%.- L’imposta si applica su un imponibile determinato

in via forfetaria (differenziata per tipologia di attività) sui

ricavi / compensi (applicando il criterio di cassa); dall’imponibile

così determinato si deducono gli eventuali contributi Inps

pagati.

Il regime si caratterizza per i seguenti aspetti:

• esonero dalla applicazione e dal versamento dell’Iva;

• preclusione della detrazione dell’Iva sugli acquisti;

• esclusione dalla applicazione della ritenuta sui compensi

incassati;

• esclusione dall’obbligo di applicare la ritenuta sui compensi

erogati;

• esonero dalle scritture contabili;

• esclusione dagli studi di settore e parametri;

• esclusione da comunicazione polivalente (elenco clienti e

fornitori e black list)

• esclusione dal versamento dei contributi minimi ai fini

INPS.

Ulteriori vantaggi si hanno poi per i soggetti che iniziano una

nuova attività.

A condizione che non sia stata esercitata una qualsiasi attività

nei 3 anni precedenti; non si intraprenda una attività che sia mera

prosecuzione di quella in precedenza svolta come dipendente o

lavoratore autonomo; se si continua una attività svolta da altri,

i ricavi/compensi del periodo precedente non superino le soglie

differenziate previste per il regime forfetario: il reddito imponibile

determinato forfetariamente è ridotto di 1/3 (wow! largo ai

giovani…).

Esonero contributi previdenziali per nuove assunzioni

I datori di lavoro privati, con riferimento alle nuove assunzioni

con contratto di lavoro a tempo indeterminato -esclusi i contratti

di apprendistato e i contratti di lavoro domestico- decorrenti dal

1 gennaio 2015 e relativi a contratti stipulati non oltre il 31 dicembre

2015, hanno diritto, per un periodo massimo di trentasei

mesi, all’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali

a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi

e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di un importo di

esonero pari a 8.060 euro su base annua.

Bonus bebè

Si riconosce, a decorrere dal 1 gennaio 2015 fino al 31 dicembre

2017, un assegno di importo annuo di 960 euro per i nuovi nati,

erogato mensilmente dall’Inps a decorrere dal mese di nascita o

adozione, per le famiglie con Isee non superiore a 25.000 euro

(sotto i 7.000 euro raddoppia).

Deduzioni Onlus

Aumenta a 30.000 euro annui (rispetto al pregresso importo di

2.065,83 euro non è male…) il limite massimo delle erogazioni

liberali per le quali spetta la detrazione di imposta ai fini Irpef

del 26%, nonché la deduzione Ires nei limiti del 2 per cento del

reddito di impresa, effettuate a favore delle Onlus, delle iniziative

umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni,

comitati ed enti individuati con decreto del Presidente del

Consiglio dei ministri, nei Paesi non appartenenti all'Organizzazione

per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Sospensione quota capitale dei mutui delle famiglie per il periodo

2015-2017

Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero dello Sviluppo

Economico, previo accordo con l’Associazione bancaria

italiana e con le associazioni dei rappresentanti delle imprese e

dei consumatori, concordano le misure necessarie per sospendere

il pagamento della quota capitale delle rate per gli anni dal

2015 al 2017 (speriamo si spiccino).

E per finire in bellezza..

Aumento aliquota Iva pellet

Si innalza, dal 10% al 22%, l’aliquota Iva applicabile alle cessioni

dei pellet di legno. ■

STILI DI VITA

30

ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

31


Recentemente la REN-21 Renewable Energy Policy

Network for the 21st Century, ha publicato, il Renewables

2014 - Global Status Report, dove sono stati

stimati i posti di lavoro diretti ed indiretti, nell’industria

mondiale delle fonti energetiche rinnovabili (FER).

Come si evince dalla tabella 1, dei quasi 6,5 milioni di occupati,

dal punto di vista dei settori, la quota maggiore è rappresentata

dal fotovoltaico (2,27 milioni) e dai biofuels (1,45 milioni), seguono

l’eolico (834 mila), la biomassa (782 mila), il solare termico

(503 mila), il biogas (264 mila), il geotermico (184 mila).

Dal punto di vista della ripartizione per macrozone geografiche

emerge il ruolo centrale della Cina, come “fabbrica del mondo”,

con oltre 2,6 milioni di occupati. Notevole il posizionamento

dell’intera Europa che occupa il secondo posto con oltre 1,2 milioni

di lavoratori del settore, con il solito ruolo trainante della

Germania con oltre ¼ degli occupati. Balza all’occhio il salto del

Brasile, che con i suoi 894 mila occupati supera anche gli Stati

Uniti. Va precisato che nella filiera del “biofuels”, ben 331 mila

unità sono occupati nella coltivazione della canna da zucchero

e 280 mila nel processo di produzione dell’etanolo, con forti

problematiche d’impatto ambientale e squilibri nell’uso delle

altre risorse, in particolare delle terre fertili e diminuzione delle

aree forestali. Nell’Unione europea, il settore delle FER, nonostante

la chiusura degli incentivi sul fotovoltaico in Italia (luglio

2013), ha superato la soglia del milione di occupati. Nel Rapporto

The State of Renewable Energies in Europe, del 2010,

i lavoratori del settore erano 1.114.000, così riparti: biomasse

solide (273.000 posti di lavoro), fotovoltaico (268.110), eolico

(253.145). A seguire biogas (52.810) e solare termico (49.845).

Negli ultimi 2-3 anni l’aumento maggiore è stato registrato nel

fotovoltaico. Cinque anni prima, nel 2008, nelle FER erano occupati

poco più di 200.000 addetti.

L’incremento medio, in tutta la UE, è stato del 50%, ma in Germania,

Francia, Italia, l’incremento occupazionale è stato del

70%. In termini d’incremento annuo, il fotovoltaico, grazie agli

incentivi e ad una più ampia distribuzione territoriale, ha superato

gli impianti eolici che detengono il primato anche per quanto

riguarda il fatturato. Complessivamente, nell’Ue sono stati generati

127 miliardi di euro grazie alle FER.

ECOABITARE

FONTI

RINNOVABILI,

GREEN JOBS:

nuova occupazione

o speranze deluse?¹

di Giorgio Schultze

Presidente La ESCo del Sole

Membro dell'associazione NoiEnergie

33


La Germania ha il più alto numero di posti di lavoro nel settore

rinnovabili, pari a 371.360, anche grazie agli investimenti massivi

operati nel settore, Francia, Spagna, Svezia e Italia (oltre

100.000 addetti) chiudono la “top five”. Il Regno Unito si piazza

invece al nono posto in termini di occupazione, con poco più

di 31 mila posti.

Questo sviluppo tecnologico, questo cambio epocale, questo

straordinario investimento di risorse più private che pubbliche,

se verranno attuate le Direttive e la Roadmap UE 2050, potrebbero

determinare un ulteriore straordinario aumento occupazionale

ed una richiesta di nuove professionalità e nuova formazione

professionale. Anche perché, una volta costruiti gli impianti e le

reti, nei prossimi 20-30 anni, si dovrà fare manutenzione. E non

si parla di poche, gigantesche “cattedrali nel deserto”, ma di un

sistema diffuso che si articolerà su tutto il territorio, un sistema

produttivo casa-casa, anzi “tetto-tetto”. Progettisti, impiantisti,

elettricisti, termotecnici, edili operai generici, a cui si è sommato

un indotto (produttori di inverter, sistemi di monitoraggio,

strutture portanti,

sistemi di fissaggio,

ponteggi,

sistemi di sicurezza,

monitor di

controllo, produttori

di pensiline,

costruttori di tetti,

bonificatori di

amianto).

Nel settore edile,

settore in crisi

profonda, il

maggior fatturato

ha riguardato

gli interventi di

“riqualificazione

energetica” sia

impiantistica che

strutturale, legati alle detrazioni fiscali del 50% e 65%, e la costruzione

di nuovi edifici in classi a basso consumo energetico

(Classe A, A+), legati alla modificazione del mercato immobiliare.

Anche il numero di addetti nei servizi di gestione calore

con contratti di rendimento energetico con garanzia di risultato,

trami finanziamento conto terzi, in modalità ESCo (energy service

company) è praticamente raddoppiato, passando da 5.000 a

10.000 unità.

Secondo l’Assolterm, Associazione italiana solare termico, oggi

il solare termico dà lavoro a circa 10.000 persone e ci si aspetta

un aumento significativo degli occupati nei prossimi anni, grazie

alle detrazioni fiscali (50%) e al “conto termico”. La Federazione

europea delle industrie del solare termico (Estif) ha disegnato

due scenari possibili da qui al 2020: il primo prevede uno sviluppo

annuo del 17%, il secondo del 37%. In Italia solo nel solare

termico, significherebbe un range di sviluppo di un minimo di

66.000 ad un massimo di 400.000 posti di lavoro, con figure che

vanno dall’impiantista fino al progettista. In particolare, il settore

chiede il riconoscimento formale del profilo dell’installatore

“solarista”, ancora non previsto. Ciò comporterebbe una forte riqualificazione

degli attuali idraulici e una maggiore formazione

per giovani impiantisti.. Le nuove politiche energetico-ambientali

in tutti i Paesi dell’UE, porteranno altri 2,4 milioni posti di

lavoro: per le rinnovabili (altri 400mila) e per l’efficienza energetica

(almeno altri 2 milioni).

Quali saranno le figure professionali più maggiormente richieste?

Serviranno, in particolare, degli esperti nella gestione

dell’energia, per controllare i consumi e intervenire con tecnologie

più efficienti per risparmiare sulle bollette. Così come tecnici

specializzati nel progettare impianti fotovoltaici, integrati

nelle strutture architettoniche nuove o preesistenti o ricercatori

nel settore delle biomasse liquide. Secondo il Consiglio nazionale

degli ingegneri, solo in Italia, ci potrebbe essere bisogno di

40.000 nuovi ingegneri occupati entro il 2020, tra rinnovabili ed

efficienza energetica. Più nel dettaglio, fino a 20.000 ingegneri

potrebbero trovare un'occupazione nelle diverse tecnologie alternative,

soprattutto eolico, fotovoltaico, biomasse e biogas.

La cifra più prudente si ferma a poco meno di 10.000 impiegati;

per quanto riguarda l’efficienza energetica, i numeri oscillano da

un minimo di 7.300 nuovi assunti a un massimo di 20.300 in tutti

i campi (motori elettrici, illuminazione, elettrodomestici, cogenerazione

e altri ancora). Per tutte queste professionalità la cura

dell’aspetto formativo diventerà sempre più importante. Occorrerà

avere elevate specializzazioni ma visioni a tutto campo.

Non basteranno

solo le idee. Oltre

ad avere la necessaria

competenza

tecnica i nostri

futuri ingegneri,

architetti, scienziati,

ambientali

dovranno avere

anche capacità

di interloquire

con soggetti

di tipo diverso,

come conoscere

e le procedure

dell’amministrazione

pubblica, o

saper verificare

un business plan

e contrattare con le banche. Il futuro sembra dunque carico di

aspettative ma le imprese invocano per proseguire su questo

trend, un quadro normativo chiaro e definitivo, una burocrazia

più efficiente (e meno macchinosa) oltre a regole e norme certe

e chiare e di lungo respiro, almeno 5 anni, perché senza certezze

non è facile investire e sviluppare alcuna attività. Certo gli interventi

a “gamba tesa” dei governi, con decreti contraddittori o

la lentezza degli enti gestori, sono riusciti ad impedire il decollo

definitivo del settore, immobilizzando gli investitori, bloccando

le banche, creando il caos nei riferimenti normativi e nelle procedure

amministrative.

Ma nel lungo termine il recepimento e l’applicazione della Direttive

UE sulle rinnovabili, all’efficienza energetica negli edifici

come la DIR 2010/31/UE relativa al Prestazione energetica

nell’edilizia con cui a partire dal 31 dicembre 2020 tutti gli

edifici di nuova costruzione dovranno essere “edifici a energia

quasi zero”, o la DIR 2012/27/UE sull’efficienza energetica, o

le più recenti Direttive sulla introduzione di nuovi combustibili

e nuovi motori nei trasporti privati, modificheranno le strutture

produttive nazionali e regionali e creeranno le condizioni per

una “nuova rivoluzione industriale”.

La “green economy” sarà il motore non solo per uscire dalla crisi

ma per uscire da un sistema errato. Forse! Se i governi vorranno

davvero sviluppare l’occupazione e non soltanto regolare i

licenziamenti.■

¹ (*) Il testo, rielaborato dallo stesso autore, è stato tratto da: Giorgio Schultze “L’energia del futuro”- Bruno Mondadori editore- 2013

34 35


MOBILITÀ

SOSTENIBILE?

LA BICICLETTA

PRIMA DI TUTTO!

di Nicola Saluzzi

è abbattere gli inquinanti nell’atmosfera!

Ma l’obiettivo -già difficile- si raggiunge se gli accordi

internazionali vengono rispettati. Da pochi giorni si

L’imperativo

è svolta la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti

climatici a Lima (COP 20). Gli scienziati non esultano per

i risultati, ma ammettono che il compromesso tra i 197 Paesi è

il migliore dei risultati ottenibili in preparazione dell’accordo

globale di Parigi nel 2015.

La notizia è successiva all’accordo (ripensamento) Cina-Stati

Uniti d’America sui valori delle emissioni di gas serra. Anche

se l’impegno è stato preso al di fuori della cornice ufficiale dal

Protocollo di Kyoto, questo fa sperare ad un allineamento verso

politiche più concrete di contenimento delle emissioni da parte

dei maggiori responsabili dei gas serra.

Con il crescente fabbisogno mondiale di energia non possiamo

illuderci che si trovi, nel breve come nel lungo periodo, “la soluzione”,

ma servono politiche rigorose a livello mondiale e azioni

diversificate sul piano locale che curino le gravi condizioni di

salute del pianeta e dell’uomo.

Giorgio Nebbia, su Ecoideare n.25, ricorda che il consumo di

benzina e gasolio per autoveicoli immette nell’atmosfera gas

serra fino a 30 miliardi di tonnellate; dunque, i trasporti incidono

in modo preponderante sul volume delle emissioni, e, inoltre,

anche senza voler essere catastrofisti, producono terrificanti immagini

dei panorama di ogni continente.

Dal macro al micro, l’uso moderno di un mezzo antico.

Sul piano della mobilità locale, il mezzo alternativo sostenibile

per eccellenza è la BICICLETTA (e anche il tandem, per

più persone). Nei paesi asiatici oltre alla bicicletta tradizionale è

molto utilizzato il risciò, in pratica l’evoluzione della carrozzella

(o lettiga) che era trainata a braccia o da animali, cui è stato

applicato il pedale. Il risciò può trasportare più persone contemporaneamente.

L’evoluzione tecnologica della bicicletta ha prodotto la bicicletta

elettrica o “a pedalata assistita”, dotando cioè la “due ruote”

di una tecnologia che aiuta il conducente, specie se anziano o

con difficoltà, ad affrontare agevolmente percorsi difficili o fare

la partenza senza particolare sforzo. Una soluzione che fa bene

all’ambiente, riduce drasticamente il congestionamento da veicoli

e migliora la vita degli individui che la utilizzano.

L’industria tradizionale della bicicletta, si lega a quella delle

batterie o accumulatori, due settori che in abbinamento stanno

crescendo oltre le previsioni, tanto che sono nate nuove imprese

dedicate.

Lo scambio di merci e la libertà di viaggiare sono fattori imprescindibili

di sviluppo nella storia dell’uomo, ma allo stato attuale

occorre ripensare l’intero sistema dei trasporti sia a livello internazionale

che per singoli stati e comunità, perseguendo politiche

di integrazione tra i diversi vettori, incentivando il trasporto pubblico

e favorendo una mobilità più sostenibile.

Un esempio ci viene da un imprenditore lombardo oggi vice

presidente di Anie Rinnovabili, costola dell’ANIE (associazione

industrie elettriche) di Confindustria, titolare di un’azienda

di produzione di pannelli fotovoltaici e di un’altra che produce

accumulatori, Alessandro Cremonesi, a cui rivolgiamo alcune

domande.

D.: Cosa le fatto decidere di passare da imprenditore di

Energie Rinnovabili alla mobilità elettrica, in particolare nel

campo delle biciclette?

A.C.: Oggi il concetto o meglio l’obiettivo di sostenibilità ambientale

non può che passare attraverso il settore delle rinnovabili

(inteso come maggiore produzione di energia da fonti pulite),

il settore del risparmio energico (un’ottimizzazione e una razionalizzazione

delle risorse in uso è necessaria per ridurre i consumi

nocivi dell’utilizzo delle fonti fossili) e attraverso il settore

della mobilità elettrica che, in contrapposizione alla mobilità a

trazione fossile, che è responsabile per i ⅔ del totale emissioni di

CO² nell’atmosfera. Un’impresa che opera con occhi strategici

oggi nel settore delle rinnovabili non può prescindere dal trattare

tutti e tre i temi come un unicum.

D.: Conferma che il settore delle biciclette elettriche è in crescita?

E quanto?

A.C.: La risposta è si, e la crescita è distribuita tra tutti i paesi

europei ed extraeuropei. I dati sono elaborati da ANCMA (l’associazione

dei produttori di biciclette associati in Confindustria)

e delle due rappresentanze industriali di settore europee (Colibi

e Coliped). Il percorso di crescita delle biciclette elettriche è di

una crescita fino al 2020 del 14-18% annuo. Pensi, in Germania

con oltre 500.000 pezzi venduti nel 2013, le biciclette elettriche

hanno ormai raggiunto la percentuale di ⅓ di tutto il parco biciclette

circolanti. In Italia siamo al 10%, ma i trend di crescita si

stanno consolidando; viviamo del solito ritardo di cinque anni

dalla Germania, e, anche in questo caso il fotovoltaico docet!

D.: Lei pensa che la bicicletta elettrica sia una moda temporanea

che presto andrà a sgonfiarsi oppure che rappresenterà

un trend strutturale anche per l’Italia?

A.C.: La densità abitativa dei centri urbani sta aumentando enormemente,

con essa il traffico, lo smog e lo stress da ingorgo. Le

politiche sempre più sostenibili dal punto di vista ambientale si

orientano sempre più verso la chiusura a tempo dei centri storici,

le creazioni di ZTL e di aree pedonali. In questo la mobilità

elettrica, inclusa quella delle biciclette elettriche a pedalata assistita,

può diventare a breve un reale modalità di locomozione

alternativa ai mezzi tradizionali. Pensi che dati ANCMA hanno

confermato di recente che il 6,9% degli abitanti di Roma, oramai

si recano abitualmente al lavoro facendo uso della bicicletta tradizionale

e della bicicletta elettrica.

D.: Ma quale pensa sia il valore oggi dello spostamento cittadino

con un mezzo elettrico come la bicicletta?

A.C.: Oltre a quanto detto, gli effetti “crisi” degli ultimi anni, individuano

nella bicicletta elettrica - che tuttavia può raggiungere

la velocità di 25 km/h - un significativo abbattimento dei costi

di esercizio, non dovendo assogettarsi ad onerosi adempimenti

quali assicurazione, bollo, patente e soprattutto benzina e manutenzione

del mezzo; il costo di ricarica completa di una bici

elettrica per un motore di 250 Watt e batteria 36 V è di circa 50

centesimi di Euro.

D.: Cosa si può fare in più per promuovere l’utilizzo della

bicicletta e di quella elettrica nella nostra normale vita quotidiana?

A.C.: Si dovrebbe incentivare l’acquisto di mezzi ad emissione

zero, ridisegnare la viabilità cittadina per renderla più

cyclo-friendly, investire in piste ciclabili per la sicurezza dei ciclisti,

costruire stagioni di ricarica elettrica, auspicabili con alimentazione

da fonti rinnovabili e accoppiati con sistemi di accumulo

che li rendano totalmente indipendenti dalla rete elettrica.

Tutti provvedimenti già attuati e in esercizio da anni nei Paesi

del Nord Europa e che, in Italia, trovano ancora qualche resistenza

dovuta alla mancanza di un piano strategico di ripensamento

della mobilità urbana dei grandi centri cittadini.

Ma sono fiducioso.■

37

AMBIENTE E TERRITORIO


I

luoghi visitati sono posti ad ovest del lago di Bolsena. Un

insieme di piccole valli e depressioni, talvolta aspre, poste

fra i gli abitati di Pitigliano, Sovana e Sorano. Percorrendo

la statale maremmana, tra le province di Grosseto e

Viterbo, ad un certo punto è necessario fermarsi, per non finire

fuori strada, abbagliati ed incantati dall’abitato di Pitigliano; il

paese è estratto dal tufo e sullo stesso è sospeso.

Come direbbe Alberto Fumagalli “talvolta le case dichiarano

la loro nascita dalla vena di roccia affiorante, da cui sono state

estratte con infinita fatica le pietre dai muri”.

È necessario percorrere più volte, in molte ore del giorno, con

luci diverse, questa strada per godere di un spettacolo rinnovato

continuamente per colori, ombre e tagli della luce.

È impossibile capire quanto l’uomo abbia sottratto e aggiunto

a questo sperone di roccia tufacea e quanto la natura abbia concesso

di essere modellata. In tutta quest’area riverbera la cultura

etrusca e sembra di coglierne la capacità di intercettare, per gli

38 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

interventi paesaggistici, il genio locale.

La lettura del genio locale di Pitigliano che ha generato questa

capacità costruttiva fresca e nativa sembra quella descritta da

Alexander Pope “ …Consulta sempre il genio locale. Esso

suggerirà dove l’acqua dovrà sorgere o cadere, aiuterà l’ambiziosa

collina ad elevarsi verso il cielo o ti indurrà a disporre la

valle a guisa di anfiteatro…” .

Non è spontanea ma è frutto di una scuola millenaria che è stata

finemente affinata per opera di generazioni di edificatori/contadini

che hanno permesso ai luoghi di acquisire forme meravigliose

con grande carica espressiva e armonia dialogante con

l’intorno naturale.

Pitigliano è un capolavoro di architettura primigenia dove l’uomo

ha saputo cogliere alla perfezione tutti gli elementi di questo

blocco roccioso, che sorge isolato, eroso e circondato da torrenti

che lo isolano per farlo meglio risplendere quale protagonista

del paesaggio.

PITIGLIANO,

SOVANA, SORANO

Viaggio attraverso il paesaggio delle

vie cave etrusche

di Mario Allodi e Andrea Marziani

Il tufo è un materiale affascinante, cavato umido è lavorabile

divenendo, al contatto con l’aria, compatto e resistente. La vista

di Pitigliano lascia senza fiato e senza parole e con l’unico desiderio

di entrare fra le vie di questa scultura a tutto tondo dove gli

artisti si passano lo scalpello e la sgorbia da generazioni.

Questo mirabile equilibro statico e compositivo ha permeato per

secoli la pacifica convivenza tra i nativi cristiani e i migranti

della comunità ebraica di Pitigliano vittime, nel

XVI secolo, di provvedimenti papali restrittivi

sulla gran parte dei territori dello stato pontificio.

Nello storico borgo, questi trascorsi affiorano

nella fama di “Piccola Gerusalemme” e in vari

lacerti: dalle cantine scavate nel tufo per la produzione

del vino kosher allo sfratto, tipico dolce

locale dal sapore pregno di essenze, a base di

ingredienti che sprigionano un profumo aromatico:

miele, scorze di arancia, noci, anice e noce

moscata.

Quasi una ironica rivalsa sullo sfratto originario, il bastone con

cui venivano percosse le porte delle abitazioni dei vessati durante

l’esodo. A nord-est di Pitigliano, adagiata su un crinale in

quota sub-collinare si trova Sorano; molte le assonanze con gli

abitati del comprensorio geografico, propriamente detto “area

del tufo”. La morfologia del luogo riecheggia nella titolazione

delle bellezze monumentali del sito: Mura di Sorano; Masso

Leopoldino; Fortezza Orsini; Rocca di Fregiano; Castello di

Montorio.

Sorano è intrisa di valenze storico-archeologiche, naturalistiche

e paesaggistiche. L’abitato si erge sul fiume Lente, che scorrendo

immerso nella fitta vegetazione sotto al borgo, ne impreziosisce

la bellezza e la suggestione ambientale. La vegetazione selvaggia,

variata da specie arboree e arbustive autoctone, avvolge

lo sperone tufaceo su cui è “sbozzato” il borgo, decretandone la

piena sintonia con uno dei sapori del luogo più noti nella zona:

il Cialdino dei Tufi, una cialda dolce a base farina e zucchero

aromatizzati con anice e vino passito, diffusa nei comuni della

zona, che si caratterizza per la semplicità e per le sfumature che

ricordano per colore la pietra locale.

Lasciata Sorano, volgendosi ad ovest e seguendo l’omonima

strada provinciale, si raggiunge Sovana, meta ineludibile

nell’approssimarsi all’area archeologica etrusca.

Il borgo medievale è appoggiato su una lieve ondulazione della

piana circostante; le costruzioni e le architetture restituiscono

l’ormai nota variabilità luminosa del materiale lapideo locale e

dalla parte terminale dell’abitato, in corrispondenza del Duomo,

si gode dell’affaccio privilegiato su un esteso tavolato solcato

da uno dei manufatti più enigmatici della civiltà etrusca: le vie

cave. Il sito archeologico di Sovana racchiude una vasta necropoli

etrusca tra le cui tombe emerge per fasto e articolazione

degli spazi quella di Ildebranda intitolata, al momento della

scoperta, a Ildebrando di Sovana , già pontefice nell’ XI secolo

con il nome di Gregorio VII. Nei pressi della tomba, lasciandosi

guidare dalle indicazioni, si può vivere un’esperienza tra le

più affascinanti percorrendo le vie cave che segnano il territorio

circostante. Questi percorsi ipogei di attraversamento di ampie

porzioni di territorio, restano avvolti da un velo di mistero circa

la loro origine e la loro funzione. Si tratta di scavi, effettuati nello

strato boscoso e pianeggiante di tufo, che tagliano pareti arredate

dalla vegetazione fino a 20 metri di profondità e tracciano

vie che si allungano in pendenze variabili per centinaia di metri,

talvolta fino a ritornare “in quota” col terreno.

La loro prossimità alle tombe sembrerebbe avvalorare, più che

una funzionalità di ordine pratico, significati legati a simbologie

o a ritualità iniziatiche; ma è solo un’ipotesi tra le tante.

L’unicità di queste misteriose opere è data dall’imponenza, immaginando

i mezzi rudimentali e le difficoltà con cui sono state

realizzate; suggestioni che ci sfiorano solo attraversandole.

L’essenzialità e la mimesi con i tratti salienti del paesaggio sembrano

le qualità emergenti della cucina realizzata con prodotti

locali: farine per la produzione dei tortelli e dei “pici” reclamanti

sughi saporosi, cacciagione lavorata in ricette ingegnose,

salumi, formaggi, miele, olio e vini.

Tra questi ultimi il Bianco di Pitigliano, vino DOC maremmano

i cui caratteri sembrano stabilire una consonanza dialogante con

gli ambienti della via cava: fresco come la temperatura a cui

va degustato, dal profumo delicato e dal sapore vivace e leggermente

amarognolo, dalla colorazione paglierina con riflessi

verdognoli. Tutti elementi codificati nel disciplinare ormai consolidato

di questo vino, a suggello del legame con la fitta trama

di testimonianze della tradizione più remota del luogo.■

AMBIENTE E TERRITORIO


SERVITÙ MILITARI

E IMPATTO

AMBIENTALE

di Andrea Alessandro Muntoni

…la Sardegna è anche al centro degli interessi militari della NATO,

che nell’Isola ha stabilito moltissime basi militari, sia a terra sia a mare,

nelle quali si svolgono, quotidianamente, attività addestrative…

regione a statuto speciale condivide l’idea dei comitati contro

le basi, oggi più attive che mai. I comitati contro la militarizzazione

e per la smilitarizzazione del territorio isolano lamentano

l’uso indebito e soprattutto inopportuno di aree che altrimenti

sarebbero destinate ad altre attività (culturali, ambientali, di

valorizzazione del patrimonio storico-artistico-archeologico) e,

generalmente, contestano l’inquinamento dell’aria, delle acque,

del suolo e del sottosuolo conseguenti alle attività militari che

si svolgono in mare, sulle coste, sulle sponde di laghi e nei cieli

dell’Isola. In alcuni poligoni sono stati per decenni (dagli anni

settanta del XX secolo alla rima decade del XXI secolo) testati

ordigni con testate esplodenti, che hanno presumibilmente dato

luogo a forme di inquinamento che sarebbe opportuno conoscere

approfonditamente e i cui risultati dovrebbero essere resi pubblici,

a garanzia della salute della popolazione e al fine di poter, laddove

se ne ravvisa la necessità, poter provvedere alle necessarie

opere di bonifica ambientale. Perché ciò accada è necessario che

all’interno delle basi militari vengano effettuati regolarmente dei

monitoraggi ambientali, i cui protocolli dovrebbero esser concordati

tra il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Ambiente,

che agirebbe per mezzo dell’ISPRA e dell’ARPA.

I dati dovrebbero essere resi disponibili alla Regione Autonoma

della Sardegna attraverso l’interfaccia con il progetto del Sistema

informativo regionale ambientale (SIRA), che nasce con l’obiettivo

di diffondere l’informazione ambientale sia ai diversi

livelli della Pubblica Amministrazione, sia alle diverse categorie

di soggetti privati (stakeholder) e prevede la gestione di un’unica

banca dati che accoglie le informazioni ambientali organizzate

secondo le direttive Sinanet. I parametri da monitorare, sia

per mezzo di installazioni fisse sia utilizzando mezzi mobili attrezzati,

dovrebbero riguardare, quanto meno, gli analiti chimico-fisici

già contemplati dal decreto legislativo n. 152 del 2006

(recante norme in materia ambientale). Il piano di indagine (condiviso

e reso noto) dovrebbe essere orientato alla ricerca di eventuali

contaminazioni nelle matrici ambientali e dovrebbe quindi

essere volto ad accertare l’eventuale superamento delle concentrazioni

soglia di contaminazione (CSC), riportate in Allegato

5 al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e, in aggiunta, i seguenti: nano

particelle, composti inorganici, idrocarburi policiclici aromatici

(IPA), policlorobifenili, nitrobenzeni, difenilammine, uranio, torio,

radionuclidi naturali ed artificiali che emettono radiazioni α,

radiazioni β e radiazioni γ, tungsteno, perclorati, composti della

nitro derivanti dal brillamento degli esplosivi.

La trasparenza da parte del Ministero della Difesa relativamente

all’affidamento delle gare per l’erogazione dei servizi di monitoraggio

e analisi e per la diffusione dei dati dovrebbe, nell’interesse

della collettività, superare i vincoli di segretezza che, in

molti casi, hanno impedito all’opinione pubblica di formarsi una

chiara, precisa e corretta idea delle problematiche ambientali e

sanitarie connesse con l’esercizio delle attività addestrative militari

nell’Isola.

Tra l’altro questa richiesta è stata avanzata in più di una occasione,

negli ultimi anni, anche dai sindaci di Villaputzu, Perdasdefogu,

Arbus, Teulada e La Maddalena.

Vale la pena sottolineare, a riguardo, che di fronte all’aumento

dell’incidenza di talune malattie che hanno colpito alcuni militari

operanti nelle basi o che hanno partecipato a missioni all’estero

e ai risultati (parziali) relativi allo stato dell’ambiente nei

poligoni e nelle aree contermini sono state aperte delle indagini

da parte della Procura della Repubblica e sono in corso i lavori

di una commissione parlamentare.■

AMBIENTE E TERRITORIO

di Sardegna si trova al centro del Mar Mediterraneo

ed è dal tempo dei fenici prima e dei romani poi, sempre

stata considerata in posizione strategica per intercettare

L’Isola

le rotte dei traffici commerciali che si svolgono via mare

(il porto di Caralis lo era per i romani mentre il porto canale

di Cagliari lo è oggi) sia per accogliere, nelle proprie coste e

montagne, i flussi turistici nazionali e internazionali attratti dai

parchi regionali, dalle riserve naturali, dalle zone di protezione

speciale per gli uccelli, dai siti di interesse comunitario.

Ma, a onor del vero, la Sardegna è anche al centro degli interessi

militari della NATO, che nell’Isola ha stabilito moltissime

basi militari, sia a terra sia a mare, nelle quali si svolgono,

quotidianamente, attività addestrative da molti eserciti, marine e

aviazioni di paesi “amici”: Capo Frasca, nella Sardegna occidentale,

dove si svolgono attività di tiro aria-terra e aria-acqua,

con aerei militari che partono dalla base aerea di Decimomannu,

vicino a Cagliari; Perdas de Fogu, nell’interno dell’Isola, dove

si sperimentano missili di ultima generazione e si svolgono altre

esercitazioni; Salto di Quirra e Capo San Lorenzo, sulla costa

orientale della Sardegna, il cui Poligono Sperimentale Interforze

è utilizzato per esercitazioni e prove balistiche; Teulada, sul

mare e nella costa sud occidentale dell’Isola; La Maddalena,

sede del parco nazionale dell’omonimo arcipelago, la cui Isola

di santo Stefano è ancora, di fatto, utilizzata come deposito di

armi, già sede dei sommergibili nucleari della marina degli Stati

Uniti d’America; Decimomannu ed Elmas, aeroporti militari.

La lista sarebbe un po’ più lunga, soprattutto se arricchita dai

vari depositi di armi e alte strutture logistiche, radar e altri “bersagli”

sparsi ovunque nell’Isola e delimitati da rete, filo spinato

e cartelli monitori quasi ovunque. I poligoni militari e le basi

aeronavali hanno dato da lavorare a molte persone, hanno creato

un indotto e, pertanto, non tutta la popolazione residente nella

40 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

41


ADATTAMENTO

CLIMATICO E PARCHI

la TERRA e il valore del suolo

di Marzio Marzorati

MARZIO MARZORATI

Responsabile Parchi

Legambiente Lombardia

Da trent’anni è impegnato sia socialmente

che in progetti educativi sul

fronte della Tutela e Sostenibilità del

Territorio sia a livello locale, che nazionale

e internazionale. Ha realizzato,

in modo particolare, numerosi

progetti di valorizzazione dell’ambiente

naturale.

AMBIENTE E TERRITORIO

Una volta i Parchi erano luoghi isolati ma inseriti in una trama

territoriale omogenea, oggi molti di loro sono attorniati

da infrastrutture ed edificazioni.

Foto di Luca Fantoni

Tre metri in una settimana: così tanto è cresciuto il livello

del lago Maggiore quest’autunno. Pensate che ogni

centimetro corrispondono a circa 2,5 milioni di metri

cubi di acqua. Il fiume Ticino accoglie questa enormità

di volume d’acqua in così poco tempo, un territorio fragile e

densamente abitato non viene danneggiato grazie alla capacità

del fiume di assorbire la piena che si è ripetuta più volte in questo

anno particolarmente piovoso.

Il fiume Ticino riesce a fare questo lavoro grazie alla presenza

del Parco che in questi 40 anni (tanto tempo è passato dalla sua

costituzione voluta da una richiesta popolare), ha mantenuto e

sostenuto un territorio capace di gestire l’acqua del fiume e l’acqua

del lago. Nato per mantenere e difendere la biodiversità, il

parco Ticino è diventato un’area di grande valore per il territorio

della Lombardia. Quanto costa questo servizio ambientale?

Quanto valore ha la presenza del Parco per il controllo delle alluvioni

e il mantenimento dell’acqua per l’agricoltura? Non è

ancora stato calcolato precisamente, siamo più portati a valutare

i costi dai danni e non quelli della loro mancanza grazie agli

investimenti di cura e manutenzione. Eppure la mancanza di un

parco ha portato il Seveso ad esondare solo quest’anno 10 volte

con un costo per la sola città di Milano di circa 130 milioni di

euro. Pensate che la nostra Regione spende per tutti i 24 parchi

regionali (405.700 ettari) meno di 10 milioni annuali. Una

differenza che si vede e che non valorizza il lavoro quotidiano,

perseverante e competente delle nostre aree protette.

Una volta i Parchi erano luoghi isolati ma inseriti in una trama

territoriale omogenea, oggi molti di loro sono attorniati da

infrastrutture ed edificazioni. Il rilevante consumo di suolo ha

circondato i parchi di case e capannoni, di strade e opere pubbliche.

I 13 ettari circa di consumo giornaliero di suolo, in regione

Lombardia rende necessario un intervento sapiente, immediato e

pianificato di tutela dei suoli. I Parchi hanno saputo conservare

il territorio, non così hanno fatto i Comuni e la nostra Regione.

Il consumo di suolo è avvenuto soprattutto a discapito dell’agricoltura

pregiudicando la produzione di cibo e la sicurezza

alimentare. È ora di cambiare tendenza e portare al di fuori dei

confini dei parchi le capacità di gestione territoriale alimentando

la Rete Ecologica Regionale che oggi rimane un disegno su

di una mappa più che una sfida efficace di conservazione del

territorio e della biodiversità. Si, perché senza movimento non

esiste biodiversità, gli animali e anche i vegetali si spostano sul

suolo, hanno bisogno di terra. Per questi motivi deve nascere una

nuova stagione per i Parchi regionali lombardi. È necessaria una

loro maggiore coesione, accorpamenti e fusioni sono indispensabili

per affrontare le nuove sfide di gestione e di contenuto. Si

deve stabilire una nuova alleanza con il territorio e gli operatori

economici.

I Parchi hanno dimostrato che la biodiversità ha necessità di un

consenso sociale, che deve fare corpo con le aspettative di un

territorio, che deve trovare una relazione con gli agricoltori e

la città. La terra è il collante di questa sfida. Di terra hanno esigenza

i parchi per sopravvivere, le città per trovare cibo, di terra

hanno bisogno le specie per muoversi e riprodursi e i nostri occhi

per creare un paesaggio nel quale riconoscersi e identificarsi.

Per questo la nuova gestione dei Parchi deve fare perno sul valore

della terra e del suolo, sulla necessità di affermare che essa

è una preziosa risorsa indispensabile alla vita. Per questo Legambiente

vuole fare la proposta di affiancare agli Enti Pubblici,

che si occupano della gestione dei Parchi, gli Enti comunitari

che si dovrebbero occupare dello sviluppo e della promozione

delle aree custodite dai Parchi. Una proposta per radicare maggiormente

i Parchi nel tessuto sociale, territoriale ed economico

e di conseguenza sostenere l’azione di conservazione all’interno

delle opportunità di sviluppo. Oggi si costruiscono case che rimangono

vuote, capannoni privi di lavoro, strade inutili mentre i

parchi hanno creato una esperienza unica di tutela e promozione

dei territori. Tutto è stato fatto senza errori? Non credo, ma la

differenza è che gli errori hanno contribuito a cambiare le modalità

di lavoro, e a rafforzare le opportunità oltre che le relazioni.

Ancorare i parchi alla comunità locale, anche attraverso nuove

forme di fiscalità e incentivazione economica, favorirebbe il loro

maggiore radicamento e la loro spontanea vocazione ad alimentare

le buone esperienze e le proposte comunitarie. I Parchi di

Comunità potranno creare nuove coalizioni tra diversi portatori

di interesse e offrire una modalità di pianificazione/programmazione

nell’uso delle risorse a partire dal suolo utile a tutto il territorio

della regione Lombardia. Facciamo uscire i Parchi dai confini

amministrativi e creiamo una nuova alleanza tra i proprietari

della terra che possono diventare Custodi del Territorio (www.

custodiadelterritorio.it) e il popolo dei senza terra che vive nelle

città e che sempre più ha urgenza di garantire la propria impronta

ecologica radicandola nel suolo rimasto libero.

Diamo vita al Movimento Europeo della Terra per sostenere

un’azione europea di tutela e valorizzazione.■

42 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

43


Claudia Taccani

Avvocato e responsabile sportello legale OIPA si impegna per far conoscere

a tutti le innumerevoli leggi che interessano gli animali d’affezione che,

sempre più numerosi, vivono nel contesto urbano, affinchè i loro diritti siano

rispettati. Partendo dal principio che anima la zooantropologia, che attribuisce

ai cani un valore sociale e tende quindi a valutare diritti e doveri sia degli animali

che dei padroni, abbiamo deciso di dedicare uno spazio ai temi legati ai

nostri amici a quattro zampe.

LA LEGGE A 4 ZAMPE

ANIMALI

PIGNORATI?

di Claudia Taccani

…Ma è possibile pignorare

un animale oltre che beni

materiali del debitore?

In linea generale la risposta

è si, ma niente panico,

pignorare un animale

domestico non è così

automatico, vediamo

perché…

In

un periodo di “crisi” economica, la domanda è lecita.

In questo periodo di “crisi” economica, sono

tante le persone che fanno fatica a pagare tutte le

spese, incappando così in uno stato di “morosità”.

Il nostro ordinamento giuridico, in caso di mancato pagamento,

prevede che il creditore possa agire in giudizio per recuperare

la somma dovuta e, dopo un iter un po’ lungo, ottenere il pignoramento

dei beni di proprietà del debitore, per essere venduti

all’asta.

Ma è possibile pignorare un animale oltre che beni materiali

del debitore?

In linea generale la risposta è si, ma niente panico, pignorare un

animale domestico non è così automatico, vediamo perché.

Gli animali, seppur esseri senzienti, sono considerati giuridicamente

come dei beni facenti parte del nostro patrimonio e, quindi,

con un valore economico.

Secondo la legge, sono pignorabili i beni del debitore suscettibili

di una valutazione economica ma, di fatto, la pignorabilità

di animali da compagnia come i cani, gatti, furetti, conigli ecc.

è poco applicabile proprio per la difficoltà nel determinarne il

valore. Se per esempio il debitore è proprietario di un bel cane

meticcio, risulta davvero difficile attribuire un determinato valore

economico, in quanto il quattrozampe ha “solo” un valore

affettivo, sicuramente importantissimo ma inutile per soddisfare

le pretese del creditore.

Diverso discorso in caso di animali da stalla come cavalli, mucche,

maiali ecc., in quanto gli stessi, seppur capaci, al pari di un

cane o gatto, a donare affetto e amore al proprietario, hanno di

per sé un valore economico essendo animali “da reddito”.

Tuttavia, c’è un limite che accomuna la sorte di tutti gli animali

ossia, come previsto dal codice di procedura civile, l’impignorabiltà

di beni con un valore affettivo ( come per esempio la fede

nuziale), per evitare che il recupero del credito possa trasformarsi

in una ritorsione psicologica a discapito del debitore.

Gli animali d’affezione, come ben può essere un cavallo o un

maialino, rappresentano un grande valore affettivo per il pro-

prietario e su questo aspetto, si sta basando una proposta di

legge, finalizzata ad introdurre nel codice di procedura civile il

divieto di pignorare animali.

Discorso diverso invece potrebbe essere fatto per un allevamento

di cani di razza, avendo lo stesso un determinabile valore economico

e rispetto al quale sarebbe difficile, salvo alcuni esemplari,

dimostrare la sussistenza di un valore affettivo per tutti gli

animali presenti.

In conclusione, la pignorabilità degli animali d’affezione non è

di fatto una strada facilmente percorribile e, soprattutto, di difficile

applicazione.

Ma ci sono altri casi in cui si possa perdere la proprietà del

proprio animale?

In caso di maltrattamento, la legge prevede la possibilità di effettuare

il sequestro in attesa di giudizio, affidando l’animale, temporaneamente,

ad una struttura o a terza persona, che assumerà

la qualifica di custode. Molti sono i casi di sequestro penale,

come per esempio di cuccioli di razza provenienti dall’estero,

che vengono affidati a persone in attesa della definizione del

procedimento.

In caso di condanna o patteggiamento, l’animale viene confiscato

e, in tal modo, sottratto definitivamente al precedente proprietario.

È possibile inoltre confiscare un animale in caso di illecito amministrativo:

il regolamento del comune di Roma, per esempio,

prevede che, in caso di accattonaggio con qualsiasi animale di

qualunque età, oltre che applicare una sanzione che può arrivare

fino a 300 euro, viene prevista la confisca di quest’ultimo.

Sequestro e confisca sono mezzi leciti previsti dall’ordinamento

in caso di violazione della normativa e, indirettamente, uno

strumento di tutela per l’animale ( si pensi al caso di maltrattamento).

In riferimento al pignoramento, seppur di fatto difficilmente attuabile,

auspichiamo una riforma della normativa in tal senso,

perché gli animali sono esseri senzienti e non cose da vendere

all’asta per il recupero di un credito.■

44 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

45


LE NOSTRE CONVENZIONI

Per essere sempre più vicini ai nostri associati, Rinenergy ha stretto una serie di accordi per proporre sconti

e convenzioni a chi presenterà la tessera, nei seguenti esercizi commerciali o aziende.

Ristorante Biologico

Corte Regina

Viale Monza 16 Milano

Tel. 02 28381873

www.cortereginabio.it

Aperto mezzogiorno e sera, il Ristorante propone specialità

della migliore tradizione emiliana: gnocco fritto con salumi,

tortelli ripieni di verdure. Ampia scelta di vini biologici e di

altissima qualità. SCONTO 10% su pranzi o cene.

Agriturismo

La Manna di Zabbra

C/da Zabbra - SP 130 al km 4.00 - 90010

Pollina (PA)

Tel. 0921 910083

Cell. 339 6328555

www.lamannadizabbra.com

Produzione biologica di Manna delle Madonie. Presidio Slow

Food (vendita diretta). Visite ai frassineti della Manna ristorante

bio con orto a km zero. SCONTO 10% allogio, ristoranti e prodotti.

Ecopsiché

Scuola di

Ecopsicologia

Osnago – Lc

Cell. 335 6052912

www.ecopsicologia.it

Aggiornamento professionale e Specializzazione in Eco-

Counseling. SCONTO del 10% su percorso formativo Eco Tuning di

260 ore con riconoscimento EES (European Ecopsychology Society) e

AssoCounseling.

A.s.d Ytaca

Via Pascoli 4

58024 Massa Marittima, Grosseto

Tel 349 28.77.032

www.facebook.com/YtacaAsd

Associazione sportiva dilettantistica di benessere e cultura

affiliata ACSI (Associazione di sport, cultura e tempo libero)

riconosciuta CONI. Partecipazione gratuita ad una lezione tematica.

Cascina Guzzafame

Vigano di Gaggiano, 20083 (MI)

Tel. 02 9086659

Fax: 02 91390495

www.cascinaguzzafame.it

SCONTO 10% sulla spesa effettuata in negozio e SCONTO del 10%

sulla prima notte trascorsa nel Bed & Breakfast.

L’ Accento sul Gusto

Via Roma 34/b

Paderno Dugnano (MI)

Tel. 339 2400721

Per un’alimentazione sana e sostenibile: laboratorio e vendita

diretta di pasta fresca, dolci e gastronomia di alta

qualità. Pesti profumati con verdure di stagione. Germogli,

ricette vegetariane, su ordinazione paste e ripieni per intolleranze.

Martedì e giovedì pane con lievito di “pasta madre”.

SCONTO 10% su paste fresche all’uovo, kamut e gnocchi.

Maria Scapaticci

Tel. 338 7981671

mariascapaticci

@hotmail.com

Vendita diretta prodotti a base di Aloe vera: bevande, integratori

alimentari, prodotti per igiene personale bellezza

e protezione della pelle, controllo peso relax, igiene della

casa, amici animali. Telefonando a Maria un prodotto omaggio del

valore 10% dell’ acquisto.

Gelati Graziosi

via Don Giovanni Minzoni

20090 Segrate (MI)

Tel. 3383363238

www.gelatigraziosi.it

Preparato base per Vice, il gelato 100%vegetale da fare in

casa senza gelatiera. Anche per celiaci.

SCONTO 10% sull’acquisto della scatola da 8 vasetti.

Agriturismo

Bio Villa Padura

Via Matteotti,1

Castellana Sicula (Pa)

Tel. 0921 562180

www.agriturismovillapadura.it

Azienda biologica con piscina a copertura telescopica, ampio

parco, sei camere. SCONTO 10% per soggiorni da aprile a

novembre, gratis per bambini fino a 5 anni, 50% per bambini dai 6

anni. Sconto 15% su pranzi o cene.

Semprebio

alimentari con ristoro

Via Broggi, 13 Milano (MM Lima)

Tel. 02 29407378

www.semprebio.net

Prodotti biologici e locali di qualità. Bio-bar gastronomico. Consegna

a domicilio. SCONTO 10% sulla spesa.

Verde Saporito

via Vittorio Sereni, 27 21016

Luino (VA)

Tel. 0332 1951305

aryma.1snc@gmail.com

A pochi passi dal lungolago, un nuovo punto vendita di prodotti

bio e naturalmente consapevoli (con distributori per lo sfuso

di legumi e cereali) che si propone come riferimento culturale.

SCONTO 10% su tutti i prodotti esclusi gli ortaggi.

Associazione foreste

per sempre (fps)

Via d’Avia Sud 65/a

41126 Modena (Italia)

Tel./Fax: 059 4270723

www.forestepersempre.org

L’organizzazione segue progetti per la conservazione dei sistemi

naturali nel mondo. Partecipazione gratuita ad una conferenza.

Multiutility S.p.a.

Gruppo Dolomiti Energia

Palazzo Fermi, Via Enrico Fermi, 4

37135 Verona

Tel. 045 826 20 11

www.multiutility.it

Servizi e soluzioni integrate a PMI e enti per energia elettrica

e gas naturali. Riduzione dell’1% sulle tariffe offerte.

Az. Agr. FortunatoErrera

Tel. 338 3521837

www.fortunatoerrera.it

Prodotti tipici di Pantelleria: capperi, olio, origano, passito, spumante,

miele d’uva, confetture extra di zibibbo, di gelsi, di arance

e di limoni, caponata e pesto “panteschi”. Spese trasporto gratis in

tutte le regioni. SCONTO 10% su tutti i servizi di ospitalità dell’Albergo

Bue Marino.

G.I.A.N. Gruppo Italiano

Amici della Natura

Via Guani,12

25050 Saviore dell’Adamello (Bs)

Tel. 0364 634664

amnat@libero.it

www.amicidellanaturasavioro.org

Un luogo per conoscere la natura, favorire l’aggregazione, riscoprire

attività tradizionali. Partecipazione gratuita a escursioni alla

ricerca di erbe e a laboratorio con preparazione di decotti e di creme a

uso terapeutico.

Erboristeria Planerbe

Corso di Porta Romana 123 Milano

Tel. 02 54071428

www.planerbe.it

Produzione e punto vendita di prodotti erboristici e alimentari

bio. Spazio di eventi culturali con musica dal vivo.SCONTO 20%

per prodotti a marchio Planerbe e tisane personalizzate. SCONTO 10%

per prodotti cosmetici, fitoterapici, alimentari. Partecipazione gratuita, su

prenotazione, a conferenze e incontri.

Il mercato del Biologico in Italia

I dati Federbio per il 2014

Secondo Federbio il mercato italiano

del Biologico risulta essere

in controtendenza rispetto

all’andamento di altri settori segnati

dalla crisi.

Si registra infatti, per il mercato interno,

un + 8% rispetto all’anno precedente, per

un valore di 2,6 miliardi di Euro.

La positività del dato è anche da attribuire

ad una variegata offerta di canali

di distribuzione. La vendita dei prodotti

biologici, secondo le stime di Assobio, ha

subito un forte incremento nei discount,

facendo registrare un aumento del 25,8%,

negli ipermercati con un + 11,5%, nei supermercati

con un +9,9%, nei negozi specializzati

con un +7,5%.

Subisce un lieve calo –1,5% la vendita diretta

in azienda e nei mercatini.

Ristorante

Cortaccia Biocucina

Piazza Corte dei Sogliari, 6

Zona Portici Corso Umberto

46100 Mantova

Tel. 0376 368760

www.cortaccia.com

Nel centro storico di Mantova, cucina di qualità e della tradizione

con carne, pesce e piatti vegetariani.tutti gli ingredienti

sono biologici. Menù personalizzati su prenotazione per occasioni

speciali, anche per vegani e celiaci. SCONTO 10% su

pranzi o cene.

Associazione La Pila

Via 5 Cerri 91

06084 Bettona PG

Tel. 347 5028485

www.facebook.com/lapila.bettonaassisi

Un luogo per organizzare ritiri di crescita personale e apprendere

antichi/nuovi saperi sul valore dell'ambiente, delle arti e

del patrimonio culturale. Partecipazione gratuita ad una conferenza

tematica.

Nell’ambito delle proposte di prodotti

Bio sono in vetta gli alimenti per bambini,

con un +20%, a seguire passate di

pomodoro, prodotti a base di seitan e soia

e vini.

Il consumatore tipo è concentrato a nord

est e nord ovest fino a Firenze, ha un livello

di istruzione medio alta, è attento e

consapevole, disposto ad acquistare prodotti

a prezzi più alti, ma dove maggiori

sono i controlli e di conseguenza garanzie

e trasparenze. Il motivo è da attribuire al

fatto che da Firenze in giù è molto difficile

trovare prodotti Bio nelle reti di vendita

tradizionali.

Il settore dimostra quindi di avere forti

potenzialità anche da un punto di vista

occupazionale considerando che in Italia

sono attualmente impiegati 220 mila lavoratori.■

47


Ecologia in vetrina

Idee, oggetti e materiali innovativi, ecocompatibili e dal design accattivante, dedicati al

consumatore attento all’ambiente, ma che non rinuncia al glamour di un prodotto speciale.

GREEN BOX:

LA GARANZIA DEL PULITO BIO

Nasce il kit comprensivo di ingredienti naturali, linea di detersivi per

un modo di pulire sostenibile, etico e rispettoso del Pianeta, che diventa

un vero e proprio stile di vita! Il kit può essere ordinato on line con una

ampissima varietà di scelta e la consegna gratuita a domicilio. Un sistema

che coniuga tradizione e innovazione!

www.verdevero.it

EcoNews

GASATA O NATURALE? CONDOMINIALE!

È stata inaugurata la prima Casa dell’acqua condominiale dell’hinterland

milanese. Un servizio gratuito di grande qualità sociale, etica,

ambientale. Il sistema funziona tramite una tessera prepagata,

personalizzata per ogni famiglia, che dà la possibilità di prelevare

acqua filtrata, naturale o gasata per i consueti usi domestici (da

bere e per cucinare). A Garbagnate, via Milano 157.

www.casadellacqua.biz

LA MUSICA CHE ARRIVA

DALLA DISCARICA

I Miatralvia (tradotto: non buttarlo), un

gruppo di ragazzi, con la Cooperativa

Lunezia suona musiche famose con strumenti

molto particolari. Si tratta di oggetti

in disuso, accantonati alla rinfusa

in un angolo all’uscita della stazione della metropolitana o ai bordi dell’autostrada, buttati in un naviglio cittadino, ai

margini di un fiume, dietro dune di sabbia in riva al mare. Il risultato? Un concerto riciclato di buona musica e rispettoso

dell’ambiente. www.circolospettacoli.it/musica/miatralvia-musica-sostenibile

IL SISTEMA SALVA CIBO

A Torino nasce il progetto Lastminutesottocasa, un’idea semplice

ma geniale: mettere in rete attraverso il web (con pc, tablet o

smartphone) potenziali clienti e tutti i negozi di alimentari, bar

e ristoranti. Quando questi ultimi hanno cibo in scadenza, che

rischierebbe di essere buttato via, possono lanciare sul sito di

last minute sottocasa un’offerta “last minute” con cui svendere

il rimanente, e i clienti possono così ottenere sconti importanti su

cibo fresco e buono. www.lastminutesottocasa.it

PANNOLINI LAVABILI

LO STORE CHE AMA TUTTI GLI ANIMALI

Nel sito si possono trovare e acquistare cibi naturali e /o bio- certificati per gli amici a 4 zampe

e non solo. Le offerte riguardano anche gli accessori (come tappetini, ciotole, cucce, collari,

guinzagli, giochi), tutti realizzati con fibre naturali e riciclabili.

www.patatino.it

L’idea nasce da un gruppo di mamme bolognesi che, alle prese con i

bisogni dei propri bebè, ha dato vita al marchio Pagù per la produzione

di una serie di pannolini e mutandine lavabili. Attorno al progetto e

al marchio è nata anche una serie di servizi, come il ritiro, il lavaggio

e la riconsegna dei pannolini riutilizzabili. Sono prodotti in cotone e

in numerose taglie. Utilizzare i pannolini lavabili fa risparmiare soldi,

salute e risorse ambientali senza perdere in qualità. Gli ordini possono

essere fatti online, via e-mail e per telefono tramite il sito web:

www.pagurino.com

LE CALZATURE ECO

Una nuova realtà imprenditoriale nel settore delle calzature per il tempo libero

e da riposo, disegnate e prodotte interamente in Italia. Goldenfit si propone sul

mercato come punto di riferimento nel campo della produzione di calzature,

confortevoli ecologiche. Le calzature sono realizzate senza l’uso di sostanze

chimiche tossiche. Inoltre hanno un impatto ambientale bassissimo.

www.goldenfit.it

PARTE LA DELIBERA CHE RIDUCE LA

SPESA AMBIENTALE

Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) annuncia che

dal 1 aprile 2015 diminuiranno i contributi ambientali per

gli imballaggi in acciaio e legno. Una scelta a favore di

un’economia ecosostenibile che rende le imprese sempre

più responsabili del riciclo dei materiali. Un sistema che

contribuisce a cambiare completamente lo scenario del recupero.

www.conai.org

UN VOLO DI FARFALLE

PER IL GIORNO DEL MATRIMONIO

È una novità che viene dalle nozze made in Usa, dove sempre più sposi scelgono, al

posto del tradizionale lancio del riso o dei petali di fiori, il lancio e la liberazione di

coloratissime farfalle. Ora questa pratica è arrivata anche in Italia. Si chiama “butterfly

wedding” e la prima azienda che se ne occupa è quella di Donatella Di Cola, in

provincia di Frosinone. Le farfalle utilizzate sono di tipo autoctono e perfettamente

capaci di sopravvivere nell’ambiente circostante una volta liberate. L’azienda che

alleva insetti, ha avviato anche il progetto “adotta una farfalla” e sottolinea che

l’evento del butterfly wedding serve a ‟seminare” farfalle che in natura sono sempre

più rare. www.thebutterflysite.com/livesuppliers

48 ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014

49


Biblioteca della sostenibilità

I RIFIUTI? NON ESISTONO

due o tre cose da sapere sulla loro gestione

di Marco Boschini e Ezio Orzes

Editore Emi

64 pag

€ 4,50

PASTI CHIARI

proposte, consigli, ricette

per una cucina più naturale

di Sergio Mambrini

Iacobelli Editore

192 pag; € 14,00

RESILIENZA:

La scienza di adattarsi ai cambiamenti

di Andrew Zolli con Ann Marie Healy

Saggi Rizzoli Editore

371 pag

€ 19,00

I due autori in questo testo ci dimostrano

con dati ed esperienze alla mano che i rifiuti

sono una risorsa e che la gestione pubblica in

quanto libera da logiche di utili per gli azionisti,

si rivela la più idonea. Il lettore viene

guidato alla scoperta che, a dispetto di ogni

pregiudizio, le migliori esperienze europee

nei servizi della raccolta differenziata sono

italiane e quasi tutte gestite da società o consorzi

pubblici. Il testo si pone come punto di

riferimento nella diffusione di “best practice”

per le pubbliche amministrazioni.

L’autore guida il lettore ad un informato,

consapevole, equilibrato approccio al cibo,

invitandolo ad abbandonare categorie settarie

(vegetarianesimo, veganesimo, crudismo).

L’analisi di che cosa avviene all’interno

dell’organismo quando vengono ingeriti

alcuni principi nutritivi piuttosto che altri,

aiutano ad avere una percezione più chiara,

più corretta e meno ipocondriaca all’assunzione

dei pasti quotidiani. Un metodo per diventare

consumatori coscienti e rispettosi del

sistema corpo e del sistema mondo.

Il libro ci mette di fronte agli sconvolgimenti

del sistema che si verificano con un ritmo

sempre più intenso e irregolare, sfuggendo

in questo modo ad ogni previsione. In

tutto il mondo vige il medesimo quesito da

parte di scienziati, politici, imprenditori,

“perché un sistema crolla, mentre un altro

riesce a riprendersi”? Una domanda di

difficile risposta. L’autore guida il lettore

a trovare strategie per assorbire meglio gli

sconvolgenti cambiamenti e per riuscire a

mantenere le redini del proprio percorso.

CERTIFICHIAMO IN ARMONIA CON LA NATURA

CCPB CERTIFICA PRODOTTI BIOLOGICI ED ECOSOSTENIBILI

DEL SETTORE AGROALIMENTARE E NO FOOD

L’agroalimentare

biologico

Il biologico

non food

I prodotti

eco-sostenibili

IL PIANETA IMPOLVERATO

polveri sottili che innescano le malattie

di Stefano Montanari

Arianna Editrice

220 pag

€ 11,48

ECOVILLAGGI

E COHOUSING

di Francesca Guidotti

Terra Nuova Edizioni

272 pag

€ 13,00

SETTEMBRE SAREBBE

UN BEL MESE

di Maria Paola Canozzi

Marco Saya Edizioni

96 pag

€ 8,50

CCPB ha gli accreditamenti e le autorizzazioni

per l’attività di controllo e certificazione dei

prodotti biologici, in Europa e nel mondo.

CCPB opera nel settore della cosmesi,

nel tessile e nelle aree verdi coltivate

con metodo bio, secondo gli standard

internazionali Natrue, GOTS, OE, Bio

Habitat e i nostri standard privati.

CCPB certifica i prodotti agroalimentari e non,

in base a standard nazionali e internazionali

quali la produzione integrata, la detergenza,

la rintracciabilità di filiera, GLOBALGAP, QS, la

certificazione di prodotto e quella di sostenibilità.

Per affrontare con successo i problemi occorrono

almeno tre cose: sapere che esistono,

essere capaci di risolverli, volerli risolvere.

Nel libro Montanari fa luce su questi tre

aspetti, analizzando la grande piaga dell’attuale

mondo, quella dell’avvelenamento del

Pianeta. Un viaggio nella realtà di quello che

sta accadendo, di come le polveri sottili interagiscano

con l’organismo umano e infine

il ruolo che ognuno può assumere all’interno

del sistema.

Il testo descrive le realtà di queste soluzioni

abitative all’insegna della sostenibilità e del

risparmio, una scelta che diventa un vero

e proprio stile di vita. L’autrice informa i

lettori sulle differenti proposte presenti in

Italia e all’estero e fornisce strumenti pratici

per realizzare progetti concreti -vivibili di

comunità ecologica, autonoma e solidale.

Una vera e propria guida dettagliata e

aggiornata con la particolarità di essere

pubblicata su carta riciclata.

Un insolito thriller che mette a nudo le

violenze contenute nel nostro “modus

vivendi” a cui oramai siamo abituati.

Un avvincente viaggio nei meandri della

malata psicologia presente nella società del

benessere, capace di distruggere e annientare

la scintilla vitale degli esseri senzienti. Il

racconto viene narrato con un linguaggio

talvolta crudo e talvolta ironico, capace di

irretire il lettore e tenerlo inchiodato fino

all’ultima sillaba.

Controllo

e Certificazione

CCPB srl

Viale Masini, 36

40126 Bologna, Italy

Tel +39 051 6089811

Fax +39 051 254842

ccpb@ccpb.it

www.ccpb.it

50

ecoIDEARE - Settembre / Ottobre 2014


KLIMAHOUSE

2015

29 gennaio - 1 febbraio 2015 | Bolzano

Fiera internazionale per il risanamento

e l’efficienza energetica in edilizia

gio-dom: 9.00-18.00

VISITE GUIDATE A

CaseClima

Convegno

specializzato

CON STAR

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