24.05.2017 Views

2013

Create successful ePaper yourself

Turn your PDF publications into a flip-book with our unique Google optimized e-Paper software.

Chiostro San Domenico

Centro Storico - Piedimonte Matese

Incontri - Spettacoli - Riflessioni sul tema dell’Erranza

I Edizione: Passaggi di Umanità

Calendario

Venerdi 13 settembre

ore 17,30 Apertura

Salvatore Capasso

Amm. delegato Banca Capasso Antonio S.p.A.

Vincenzo Cappello

Sindaco di Piedimonte Matese

ore 18,00

ore 19,30

ore 20,30

Roberto Perrotti

Ideatore e direttore artistico del Festival dell’Erranza

Marco Guzzi

Passaggi di umanità

Manlio Santanelli

Le vie carovaniere dell’anima

Antonello Cossia

Solo andata - recita

Sabato 14 settembre

ore 18,00 Emanuele Trevi

Le vie del nomadismo

ore 19,00

ore 20,00

Davide Gandini

La dritta via era smarrita

Duccio Demetrio

Passaggi sulla terra offesa


ore 21,00

Riccardo Ceres

Se non si parte non si riparte

Domenica 15 settembre

ore 18,00 Nando Vitali - Carla D’Alessio

Scritture in transito

ore 19,00

ore 20,00

ore 21,00

Stefano Faravelli

Il viaggiatore osmotico

Giorgio Serafino

Sulla route 66

Eugenio Bennato

Attraverso il Mediterraneo - In duo

Gli autori saranno introdotti da:

Barbara Rossi Prudente, regista

Caterina Di Matteo, attrice

Alberico Bojano, storico

Natalino Russo, giornalista

Eventi collaterali

Visita MuCiRaMa (Museo Civico Raffaele Marrocco)

Visita Museo Archeologico dell’Antica Allifae

Book shop - Chiostro San Domenico

Raduno vespisti Piazza San Domenico - domenica 15 settembre


Conosco da svariati anni Roberto Perrotti e la sua grande umanità. Da tempo

stiamo percorrendo lo stesso cammino, inconsapevolmente. Mi sono ripromesso,

più volte, di organizzare una manifestazione che avesse come fulcro

il viaggio, nei suoi multiformi aspetti. Quella da me curata in occasione dei festeggiamenti

per il centenario della Banca Capasso Antonio è stato un primo percorso.

Un giorno ho incontrato Roberto in banca e tra le cose dette e raccontate, viaggi

fatti e progetti da realizzare, è venuta fuori un’idea comune: organizzare un festival

dedicato al viaggio e ai viaggiatori. Un festival che appassioni la nostra terra,

che promuova la cultura del viaggio, che renda partecipi i giovani e che possa

diventare un saldo punto di riferimento anche per le istituzioni locali.

L’intenzione è di coinvolgere nel futuro più paesi con un modello di festival diffuso

sul territorio. Far diventare il Festival dell’Erranza un evento annuale di respiro internazionale.

Realizzare una scuola e una biblioteca del viaggio, dove sia possibile

imparare a raccontare, fotografare, filmare, dipingere, con occhi diversi. Il contenitore

sarà il Centro Studi e l’Auditorium che la Banca sta progettando nella sede

di Alife, città bimillenaria sulla Via Francigena del Sud. Quasi un destino.

Vi è un filo che lega indissolubilmente la Banca con la propria terra, quel filo si

chiama fiducia. E’ un cammino. Fatto di chiarezza, di trasparenza, di tensione etica.

Essere Banca, mestiere oggi difficilissimo e complicatissimo, significa soprattutto favorire

lo sviluppo del territorio attraverso la promozione della cultura. La cultura del

viaggio è particolare, perché esige il confronto con se’ stessi e tra individui che parlano

lingue e hanno religioni, costumi e abitudini differenti. Attraverso la cultura del

viaggio le menti respirano e i cuori si aprono.

Questa è la sfida che la Banca intende promuovere.

Che il Festival dell’Erranza sia, dunque, un veicolo di sviluppo culturale ed economico,

che racconti gli stati dell’animo, che faccia nascere sogni di terre lontane,

che diventi il simbolo del ritorno della fiducia reciproca tra gli uomini.

Salvatore Capasso, Amministratore delegato della Banca Capasso Antonio S.p.A.

Il territorio matesino parla da lungo tempo la lingua dell’erranza, nelle sue differenti

declinazioni. Dalla transumanza al pellegrinaggio spirituale, dal fenomeno dell’emigrazione

a quello del viaggio di scoperta. Questa tema è profondamente radicato

in questi luoghi, tanto da averne segnato l’identità storico-culturale. E’ dunque un vero

piacere per l’Amministrazione Comunale, che mi onoro di guidare, accogliere con entusiasmo

questa prima edizione del Festival dell’Erranza, organizzato con passione e

grande attenzione. Nei tre giorni della rassegna il comune di Piedimonte Matese diven-


terà un crocevia di artisti e di intellettuali di rilievo nazionale, che rifletteranno sulle varie

sfaccettature della modernità.Il chiostro di San Domenico non poteva non essere il

luogo privilegiato per ospitare l’esordio di questa manifestazione, una location pregna

di storia che oggi si presenta in tutto il suo splendore, grazie ai recenti restauri e alla riapertura

del Museo civico che esso ospita. Al dottore Salvatore Capasso, Amministratore

delegato della Banca Capasso Antonio, e al dottore Roberto Perrotti, direttore artistico,

vanno i miei sentiti ringraziamenti per aver promosso un Festival che mi auguro possa

diventare nel tempo un punto di riferimento culturale per la città di Piedimonte Matese,

un evento di ampia portata in cui il nostro territorio possa riconoscersi e trovare una sua

dimensione identitaria di cui andare fieri.

Vincenzo Cappello, Sindaco di Piedimonte Matese

Imotivi che hanno ispirato la nascita del Festival dell’Erranza sono simili a quelli che

inducono un viandante a porsi in cammino. All’inizio la sua mente è affollata di emozioni

contrastanti, ma dopo i primi passi, quando l’incedere avrà trovato il suo ritmo,

le idee si saranno disposte in modo nuovo. Questo sarà il momento per riflettere sulla

propria scelta. A noi è capitato qualcosa di simile. Dopo aver percorso un discreto

cammino, conosciamo oggi la ragione della nostra scelta. Eccone una sintesi. Il Festival

dell’Erranza è il luogo dove s’incontreranno viaggiatori, sportivi, filosofi, religiosi, scrittori,

artisti per indagare sull’arte di girare il mondo, sulla necessità di mettersi in cammino,

sulla tendenza al nomadismo, sull’entusiasmo all’esplorazione, sull’impulso al viaggio,

sulla fatica del migrare, sull’impegno dello sportivo. Ascolteremo le loro narrazioni che

solleciteranno la nostra attenzione verso i temi legati all’erranza. Nell’organizzare gli incontri

abbiamo voluto armonizzare il contributo artistico con quello di ricerca, la riflessione

filosofica con il resoconto di viaggio. Nella sua prima edizione, il Festival si svolge

nel borgo antico di Piedimonte Matese, al cui Sindaco va la nostra gratitudine. Il paese,

adagiato alle falde dell’Appennino Campano, è contiguo alla cittadina di Alife, tappa

della Via Francigena del Sud. Il progetto, per sua fortuna, ha incontrato la sensibilità e

l’intelligenza dell’Amministratore delegato della Banca Capasso Antonio, Salvatore

Capasso, che ha voluto promuoverlo e valorizzarlo. Il tema di questa edizione è dedicato

ai “passaggi di umanità”. Gli ospiti, seguendo ognuno la propria sensibilità, proveranno

a interrogarsi sulla crisi di passaggio che investe la nostra contemporaneità,

chiedendosi dove questa intende condurci, cosa emerge attraverso essa e quali sono

i “passaggi” per affrontarla. ll Festival dell’Erranza compie in questo modo il suo primo

passo con decisione e con cuore puro.

Roberto Perrotti, Ideatore e direttore artistico del Festival dell’Erranza


Marco Guzzi

Tutti concordano ormai sul fatto

che stiamo attraversando una

vera e propria soglia epocale,

uno spartiacque storico, attraverso

il quale le nostre vite e le nostre culture

vengono trasformate radicalmente.

Il tono delle interpretazioni dominanti

però è quello catastrofistico, si sottolineano

gli elementi di perdita, di

smarrimento, e di distruzione, che

questo passaggio sta comportando.

E d’altronde non è difficile individuarli

in un’atmosfera planetaria

che diventa sempre più insostenibile,

sia a livello psicologico-esistenziale,

che a livello globale, politico, ed

economico.

Passaggi di umanità

Eppure all’interno di questo penoso

frullatore sussiste una direzione evolutiva

che dobbiamo imparare ad

individuare, e a far emergere con

maggiore chiarezza.

L’umanità infatti sta propriamente

passando di figura, da una figurazione

antropologica ad un’altra, ed

in realtà quella che si sta esaurendo

era dominata essenzialmente dalla

guerra e dalle contrapposizioni sociali,

etniche, e religiose.

Una umanità più relazionale sta tentando

di emergere attraverso la

cata-strofè, e cioè letteralmente il

rovesciamento, della umanità bellica

che ha guidato l’intera storia

millenaria da cui proveniamo.

venerdi 13 settembre - ore 18.00

Marco Guzzi, (1955), poeta e filosofo, ha fondato nel 1999 i Gruppi di liberazione interiore

“Darsi pace”, nell’orizzonte di una riconiugazione tra fede cristiana e modernità

(www.darsipace.it). Dal 1985 al 1998 ha infatti condotto alcune delle principali trasmissioni

di dialogo col pubblico di Radio RAI, quali Dentro la sera, 3131, e Sognando il giorno. Dal

1985 al 2002 ha diretto i seminari poetici e filosofici del Centro Internazionale Eugenio

Montale di Roma. Dal 2004 dirige presso le Edizioni Paoline la collana “Crocevia”.

Dal 2005 insegna presso il “Claretianum”, Istituto di Teologia della Vita Consacrata

dell’Università Lateranense, e dal 2008 nella Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università

Pontificia Salesiana.

Nel 2009 Benedetto XVI lo ha nominato Membro della Pontificia Accademia di Belle

Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Ha pubblicato più di 20 volumi, gli ultimi titoli

sono: Per donarsi - Un manuale di guarigione profonda (Paoline 2007); Yoga e preghiera

cristiana - Percorsi di liberazione interiore (Paoline 2009); Dalla fine all’inizio

- Saggi apocalittici (Paoline 2011); Dodici parole per ricominciare - Saggi messianici

(Ancora 2011); Il cuore a nudo - Guarire in dialogo con Dio (Paoline 2012); Buone Notizie

- Spunti per una vita nuova (Messaggero S. Antonio 2013).


venerdi 13 settembre - ore 19.30

Manlio Santanelli

N

el mio mestiere di narratore e

drammaturgo ho sempre tenuto

presente che accanto all’Erranza

come fenomeno

antropologico va collocata l’Erranza

come condizione dell’animo umano.

Fin dalla nascita l’uomo parte alla ricerca

della propria identità. Durante

la vita non smette mai di

viaggiare lungo le grandi vie carovaniere

della sua intimità; percorsi

che si vorrebbero rettilinei, ma che

nella realtà sono tortuosi e serpentini.

Mi riferisco ai sentimenti, alle

emozioni, alle pulsioni d’ogni specie.

La ragione prova ad intervenire su

questo nomadismo psicologico con

la sua pretesa di irreggimentare

ogni esperienza centrifuga, ogni esigenza

di ‘vagabondare’ alla ricerca

di se stessi; ma il più delle

volte questi tentativi di fissare i moti

dell’anima in un assetto per così

Le vie carovaniere dell’anima

dire stanziale sono destinati a fallire

miseramente.

E’, dunque, legittimo affermare che

la conoscenza è movimento: il socratico

‘conosci te stesso’ comporta un

continuo peregrinare del pensiero, il

più delle volte costretto a scendere

negli inferi della propria confusa identità,

per poterne poi uscire in possesso

di una qualche chiarezza.

Nelle opere narrative come in

quelle teatrali io concepisco i miei

personaggi come perenni viaggiatori,

wanderers che hanno sostituito

lo spazio fisico con quello della

mente, e in questa dimensione

senza frontiere errano maldestri Giasoni

in cerca di un Vello d’Oro che,

per essere nascosto nel punto più

oscuro della loro personalità, è ancora

più inafferrabile. Ma in tanto

vagabondaggio essi trovano comunque

una ragione di vita.

Manlio Santanelli nasce a Napoli nel 1938. E’ drammaturgo e scrittore.

Dal 1961 al 1980 lavora alla Rai come sceneggiatore radiofonico e televisivo.

Il suo primo testo teatrale, “Uscita d’emergenza”, è rappresentato per la

prima volta al teatro San Ferdinando di Napoli il 7 novembre 1980, interpreti

Bruno Cirino e Nello Mascia, e ottiene importanti riconoscimenti, quali

il premio “IDI” (Istituto del Dramma Italiano) e il premio “ANCI” (Associazione

dei Critici Italiani). Dopo “L’isola di Sancho”, nel 1985 è la volta di

“Regina Madre”, testo tradotto in 19 lingue e oggi rappresentato in molti

paesi. Nelle sue commedie si avvertono gli influssi del teatro dell’assurdo,

per quell’apparente stato di immobilità e di apatia, unito alla follia delle situazioni

narrate, rotte da un’ironia tutta napoletana.


Antonello Cossia

Ho pensato di morire però ho

cercato di nuotare più che

potevo, anche se la terra

non si vedeva e da tutte le parti

c’era solo mare.

“Ero insieme ad alcuni connazionali

e ci hanno tenuti prigionieri per

alcuni giorni, minacciando di tagliarci

il lobo dell’orecchio e le dita

se non avessimo consegnato loro i

nostri soldi”.

Parole desunte dagli articoli pubblicati

in questi caldi giorni di giugno,

in cui le preoccupazioni per il caldo,

insieme alle previsioni per le vacanze,

non ci fanno pensare a coloro

che il mare lo affrontano per

disperazione, fame, speranza di una

vita migliore.

Questo testo di Erri De Luca è una

Solo andata di Erri De Luca

dedica che cerco di fare al buonsenso,

alla partecipazione, all'attenzione

da rivolgere verso coloro che

stanno peggio di noi. Non lo faccio

per spirito di carità, ma sbatto la

voce in palcoscenico per rabbia

contro le ingiustizie.

La musica di Francesco Sansalone

sarà strumento emotivo che porterà

temperatura, mentre le immagini di

Mario Laporta, ricorderanno che la

poesia è necessaria quando essa è

anche realtà, così come testimonia

la sua personale documentazione

fotografica sui viaggi dei migranti

clandestini.

“La nostra Patria è una barca, è cenere

dispersa la partenza, noi siamo

solo andata”.

venerdi 13 settembre - ore 20.30

Antonello Cossia, studia Danza Moderna frequentando numerosi stages in Italia

e a Parigi. Frequenta i laboratori di Reina Mirecka, Leo De Berardinis, Renato

Carpentieri, Yoshi Oida, Mamadou Dioume. Partecipa per sei anni al progetto

Teatro Laboratorio di Antonio Neiwiller. Come attore collabora con i registi: Claudio

Collovà, Alfonso Santagata, Mario Martone, Renato Carpentieri, Daniele

Segre, Ninni Bruschetta, Toni Servillo. Realizza con Raffaele Di Florio e Riccardo

Veno gli spettacoli: “Il Passaggio delle ore”, “Fratelli”, “Qui davanti ad una notte

sul mare”, “Segni”, “La discesa”, “Lo sguardo escluso”, “Penultimi”. Come musicista

realizza gli spettacoli: “La storia di Uosso”, “La sala azzurra”. Scrive e interpreta

il monologo “A fronte alta - un sogno del millenovecento cinquantasei”

edizioni Guida 2007. Nel 2010 dirige e interpreta, “Figlio del Tricolore”.


sabato 14 settembre - ore 18.00

Emanuele Trevi

Errare significa soggiornare in

territori fra i più disparati e osservare

il mondo con sguardo

acuto, visitare paesaggi, cogliere

ogni piccolo dettaglio, conoscere

le abitudini di nuovi popoli. L’erranza

si esprime attraverso una vera

e propria vocazione al nomadismo.

Nell’intervento ci interrogheremo su

questo tema, ci chiederemo: “Perché

gli uomini invece di fare altro o

di stare fermi, se ne vanno da un

posto a un altro”. Bruce Chatwin, fra

gli altri, sembra aver seguito esattamente

questo percorso. Perché

molti viaggiatori sono mossi da uno

stimolo interiore, come da una necessità?

Rifletteremo su come gli esseri

umani siano spinti alla

conoscenza e all’arricchimento del

Le vie del nomadismo

proprio spirito attraverso la ricerca di

nuovi incontri e di continue esplorazioni.

Si guarderà, per dirla in modo

metaforico, alla navigazione, alle

carte nautiche che indicano il percorso

del nomade, ai possibili approdi

e al senso, ai significati del

passaggio.

Emanuele Trevi (Roma, 7 gennaio 1964) è critico letterario e scrittore. Figlio

dello psicoanalista junghiano Mario Trevi, ha scritto diversi saggi e curato numerosi

libri classici. È stato direttore creativo della Fazi Editore e ha curato una collana

presso Quiritta Editore di Roma. Ha tenuto e redatto colloqui con Raffaele

La Capria e Mario Trevi. Collabora con RAI-3 Radio e scrive su Nuovi argomenti,

Il caffè illustrato, la Repubblica, La Stampa e il Manifesto.

Ha pubblicato, fra l’altro, Istruzioni per l’uso del lupo, (Elliot); Musica distante:

meditazioni sulle virtù, (Mondadori); I cani del nulla. Una storia vera, (Einaudi);

Senza verso. Un’estate a Roma, (Laterza); L’onda del porto. Un sogno fatto in

Asia, (Laterza); Invasioni controllate, (Castelvecchi); Letteratura e libertà, (Fandango

Libri); Il libro della gioia perpetua, (Rizzoli); Qualcosa di scritto, (Ponte

alle Grazie); Il viaggio iniziatico (Editori Laterza).


Davide Gandini

Il pellegrinaggio a piedi. Errare:

vagare senza una meta. Pellegrinaggio

è erranza? No. Ma può

cominciare anche come erranza…

pur senza conoscere la meta ci si

mette in cammino, comincia cioè a

errare.

Errare di chi pur senza conoscere la

meta, o come raggiungerla, si

mette in cammino.

Errare di chi si mette in cammino

purché non porti a una meta: l’errare

di Narciso.

Errare, l’altra accezione: errare presuppone

una verità, altrimenti si erra

rispetto a che cosa?

Il pellegrinaggio: viaggio verso una

meta.

Origine storica e scopo del pellegrinaggio

cristiano.

La diritta via era smarrita

Il viaggio come pellegrinaggio in

Dante, Kafka, Montale, Buzzati.

La meta e la via: il pellegrinaggio a

piedi di preghiera e di ricerca.

sabato 14 settembre - ore 19.00

Davide Gandini (Pavia, 17 ottobre 1963) insegna discipline giuridiche ed economiche

all'Istituto Superiore “Giancardi” di Alassio e al Liceo delle Scienze

Umane “Redemptoris Mater” di Albenga.

È segretario generale del Piccolo Cottolengo genovese di don Orione. È priore del

Capitolo ligure della Confraternita di San Jacopo di Compostela di Perugia.

Ha pubblicato: Il Portico della Gloria. Lourdes, Santiago de Compostela, Finisterre

a piedi (E.D.B. 1996, sesta ristampa 2011), con Invito alla lettura di Vittorio

Messori e Introduzione di Paolo Caucci von Saucken.

Per la speranza degli uomini. Vita di don Giovanni Calabria (Marietti editore,

Genova, 1999). La strada buona. Appunti dopo Santiago, corealizzato con Paolo

Asolan (Marietti editore, Genova, 2008). La strada buona. Canti pellegrini europei

e sudamericani, CD musicale.


sabato 14 settembre - ore 20.00

Duccio Demetrio

La religiosità della terra non è

una dottrina, né una devozione

neopagana e nemmeno un

culto. E’ un modo di sentire umano.

Tra i più remoti, immediati, istintivi.

Fu, e non cessa di esserlo, all’origine

del pensiero filosofico, della coscienza

poetica, di ogni forma

d’arte. E’ meraviglia, incanto, commozione,

sgomento, dinanzi alla natura

e al suo manifestarsi in forme

molteplici e discordanti: bellezza sublime,

supremazia, indifferenza. In

ogni caso, ciò si traduce in un legame

intimo, indissolubile, contemplativo

che ci riavvicina alla vita. E’

una religiosità che vive della tensione

della ricerca; inquieta, nutrita

più dalle domande che l’esistenza

ci pone, più che dalle risposte; è

Passaggio sulla terra offesa

un’attitudine fedele soltanto al bisogno

umano di indagare, esplorare,

pensare altrimenti.

E’ una religiosità che sa rendere la

solitudine un dono, il silenzio stupito

una ricchezza, l’ammirazione estatica

un’inusuale preghiera. Sia il credente

che il non credente, dinanzi

alla natura, non possono che provare

identiche emozioni. Per questo

oggi è necessaria una comune fede

civile, un’alleanza feconda per la

custodia del mondo, tra tutti coloro

che intendono opporsi alle aggressioni,

alle negligenze, ai saccheggi

indiscriminati contro la nostra terra

che, da madre, si rivela sempre più

figlia indifesa.

Duccio Demetrio, già professore ordinario di Filosofia dell’Educazione presso

l’Università di Milano Bicocca, si occupa di teorie e metodi della formazione. Ha

fondato la rivista Adultità nel 1995 e la Libera Università dell’autobiografia di

Anghiari, nel 1998. Ha dato vita al Centro studi Adultità Ettore Gelpi, nel 2002,

presso la Statale di Milano. Nel 2006 fonda la Società di pedagogia e didattica

della scrittura Graphein e nel 2010, l’Accademia del silenzio, presso la Casa della

cultura di Milano.

Fra le sue opere: Raccontarsi (Cortina 1996); Manuale di educazione degli adulti

(Laterza, 1997); Elogio dell’immaturità (Cortina, 1998); Autoanalisi per non pazienti

(Cortina, 2003); La scrittura clinica (Cortina, 2008); Filosofia del camminare

(Cortina,2005); Perché amiamo scrivere (Cortina, 2011).


Riccardo Ceres

Se non si parte non si riparte

“Se non si parte non si riparte è

uno spettacolo contro la crisi

che non riesce a prendersi sul

serio, come il suo autore”.

Lo spettacolo nasce dall’esigenza

di muoversi lungo il territorio nazionale,

per promuovere il nuovo

disco, “E il mondo non c’è più”.

Riccardo Ceres, nato a Caserta,

vive e lavora a Roma. È art director

pubblicitario. Ha collaborato con

Eddy De Angelis a un cortometraggio

e a due mediometraggi, che

hanno vinto l’Efebo D’Oro con “La

merendina tropicale”, tratto da

“Le notti bianche” di Dostoevskij,

nel 2006. Ha vinto il primo premio al

concorso “Non solo Barocco” nel

2007, per la sezione Fiction, con il

lavoro “Mistero e passione di Gino

Pacino”.

L’autore nutre un rapporto particolare

verso la musica. Apprezza Tom

Waits e Paolo Conte, Mile Davis e

Vinicio Capossela. Definito da Ernesto

De Pascale, presidente della

giuria del Rock Contest dal 2001, un

cantautore pulp, stupisce per la sua

voce matura e intensa.

Il cantautore, compositore, scrittore,

attore, è figlio delle indimenticabili

melodie che hanno reso la

musica italiana famosa in tutto il

mondo, tra gli anni ’50 e ’70.

Guarda a Tom Waits, a Bukowski, a

Miller, a Ciampi, autori che hanno

ispirato la sua scrittura e le sue

scelte. Scanzonato, irriverente, romantico,

grottesco, divertente. Un

autore ostinato che non smette di

credere nella musica italiana e

che ammicca al blues e al jazz. Di

lui si parla come dell’erede di Buscaglione.

sabato 14 settembre - ore 21.00


domenica 15 settembre - ore 18.00

Nando Vitali

Carla D’Alessio

Al sapere orizzontale dei

media, che ha coinvolto

l’arte e la cultura in generale,

è necessario affiancare

un'idea di bellezza fatta di cura e

partecipazione. Scrivere è momento

di conoscenza. Se si potesse

paragonare la lettura, che ne è la

forma speculare, alla masticazione,

ne dovremmo auspicare una masticazione

lenta. Slow food che fermi

nella bocca e sotto al palato i sapori,

scomponendoli affinché alla

prima degustazione ne segua una

seconda nutritiva per l’intero corpo.

Il passaggio rapido delle merci culturali

impedisce questo processo di

Scritture in transito

acquisizione. Il nostro compito è

quello di rallentare il transito, per

farne una fotografia sulla quale soffermare

lo sguardo e appoggiare i

sensi, per dare solidità alla scrittura

e al suo contenuto d'idee.

La bellezza è cura del particolare e

dedizione. Cerca nella sostanza (il

cartaceo in questo senso è l'ideale)

la sua misteriosa origine, le motivazioni

per le quali la nostra specie la

persegue come una necessità.

In definitiva, è come se a un sapere

orecchiabile, si opponesse una

forma testo che si tramandi nella

maniera epica di un racconto che

sfidi il tempo.

Nando Vitali, nato a Napoli, nel 1953. Scrittore, editor, docente di scrittura e

lettura creativa. Ha collaborato con Il Mattino e il Manifesto. Attualmente collabora

con la Repubblica. Conduce da circa 18 anni il laboratorio di scrittura e lettura

creativa “L’isola delle voci” www.isoladellevoci.it

Scrive, Quasi un dizionario, (Compagnia dei trovatori); Chiodi storti, (Compagnia

dei trovatori), (Premio Molinello); Effetto domino (Treves); I morti non serbano

rancore, (Gaffi). Ha fondato e dirige la rivista letteraria “Achab”.

Carla D’Alessio, nata a Caserta nel 1978. Laureata in Lingue e letterature straniere

all’Orientale di Napoli e diplomata in tecniche della narrazione alla Scuola

Holden di Torino, ha esordito con il racconto Formine incluso nell’antologia Ragazze

che dovresti conoscere (Einaudi Stile Libero, 2004), partecipando poi a

una decina di raccolte. Ha pubblicato i romanzi, L’altra Agata (l’Ancora del Mediterraneo,

2008) e Le sette vite dell’amore (Mondadori, 2011).


Stefano Faravelli

Mimesi e osmosi nella pratica

del viaggio con il taccuino.

“Nessuno è più adatto a

gustare un paesaggio di chi lo osserva

per la prima volta, poiché la

natura si presenta allora in tutta la

sua estraneità, non ancora infiaccata

da un troppo frequente

sguardo”. (Baudelaire)

Viaggiare con il taccuino, disegnando

come faccio da anni, è il

mio modo di risarcire il mondo dall’usura

dello sguardo “infiacchito”.

Il medium del disegno e della pittura

è particolarmente adeguato a cogliere

questo rivelarsi del mondo e a

penetrarne la stupefacente novità.

A condizione di essere sulla cosa

stessa perché ciò che conta è afferrare

“l’unità sostanziale del mondo

Il viaggio osmotico

percepibile”, come insegnava il filosofo

e teologo russo Pavel Florenskji,

“senza mediazioni”.

Ciò è possibile solo quando “l’anima

si fonde con i fenomeni percepiti”.

Il disegno rende possibile questa fusione

in quella sorta di andirivieni,

estremamente complesso, dello

sguardo, della mano, degli impulsi

che viaggiano nella corteccia cerebrale

e che sono tutt’uno con la cosa

vista, con la luce che c’è la fa vedere.

Quando disegno un paesaggio,

un bambù, divengo quel paesaggio,

quel bambù. Identico atteggiamento

mimetico (non inteso come un superficiale

cambiarsi d'abito) andrà adottato

a livello antropologico. Solo così

può esserci un reale svelamento dell'uomo

all'uomo.

domenica 15 settembre - ore 19.00

Stefano Favarelli, nasce nel 1959 a Torino. Dopo un’infanzia a contatto

con la natura e gli animali, è precoce la scoperta della pittura e del disegno

così come l’amore per l’Oriente. Oltre all’Accademia di Belle Arti di Torino,

frequenta l’istituto di orientalistica dove si laurea con una tesi in filosofia

morale. La vocazione di peintre-savant lo spinge presto verso i carnet di viaggio.

Nel 1994 esce Sindh. Quaderno indiano. Al primo ne seguiranno altri su

Cina, Mali, india, Egitto (Ed. EDT). Dal 1987 al 1997 collabora come scenografo,

pittore e creatore di marionette col Teatro dei Sensibili. È visiting professor

dell’USI, Università della Svizzera Italiana, e della Scuola Holden di

Torino. Intensa la sua attività espositiva in Italia e all’estero come pittore.


domenica 15 settembre - ore 20.00

Giorgio Serafino Sulla route 66

“Questo libro per me è un viaggio

nell’anima che ho scritto

senza filtri e di stomaco. E’ la

descrizione dei miei sogni che

prima della conoscenza della

Route 66 ho sempre pensato fossero

impossibili da realizzare. Che

ne sapevo io dell'America se non

quello che i sogni mi raccontavano

di lei, volevo percorrere la strada

madre. Quando ci pensavo, sentivo

che mi faceva muovere lo stomaco,

era quasi un dolore. Parto

con un mezzo non adatto forse per

andare piano. Per strada ci abbracciano,

ci benedicono, ci ospitano.

Gli abbracci sono di una tale

potenza che ci permettono di buttarci

in mezzo a temporali con fulmini

che cadono a pochi metri. Sull'asfalto

bollente sfioravo serpenti

velenosi e ragni mentre ascoltavo il

canto dei cojote e insieme a loro ho

guardato la luna nella Death Valley,

ho toccato il paradiso stando all'inferno,

mentre il cielo da Chicago a

Los Angeles correva sopra di me.

Ho viaggiato con un'immensa chitarra

elettrica sospesa nel cielo,

suonava musica rock.

Ho scritto il libro per gli angeli incontrati

e per chi pensa che l'America

sia solo guerra e business.

Ho visto gli americani di strada, gli

occhi di un barbone, di una cameriera,

di un gestore di motel, occhi

che sanno guardare oltre. La mia

piccola vespa era la mia anima”.

Giorgio Serafino, nato nel 1975 a Civitanova Marche. Nel 2010 decide di “scappare”

intorno al mondo con la sua compagna, Giuliana Foresi, in sella a una vespa

50 special del ‘78, chiamata “il Generale Lee”. Dopo la Route 66, hanno attraversato

la Thailandia, il Laos, la Cambogia, il Sud Africa, la Namibia, la Botswana e

l’India. Negli anni precedenti ha viaggiato in Brasile, Marocco, Europa e Canada.

Con, L’America in Vespa (Mursia Editore), Giorgio Serafino vince il Premio Nazionale

di Giornalismo e di Letteratura di Viaggio (autore under 40).

Attualmente scrive per la rivista di moto “In moto”, Conti editore.


Eugenio Bennato

E

ugenio Bennato (Napoli, 16

marzo 1948) Fa parte della

scuola di cantautori napoletani.

È uno dei fondatori della

Nuova Compagnia di Canto Popolare

(1969) e di Musicanova (1976)

insieme a Carlo D'Angiò. È autore di

diverse colonne sonore tra cui

quella dello sceneggiato televisivo,

“L’eredità della priora” (1980), e “La

stanza dello scirocco”, per il quale

vinse nel 1999 il Nastro d'Argento per

la miglior colonna sonora.

Il suo brano, “Sole sole”, è presente

nella colonna sonora del film Rimini

Rimini. Nel 1989 canta, in coppia

con il fratello Edoardo, “Le

città di mare”.

Nel 1990 partecipa al Festival di Sanremo

assieme a Tony Esposito. In seguito

torna alla sperimentazione e

alla ricerca nel campo della musica

popolare. Nel 1998 fonda il movimento,

Taranta Power, con l’intento

di promuovere la taranta attraverso

musica, cinema e teatro. Nel 1999

esce l’album, Taranta Power. Compie

una tournée internazionale

nell’est Europa: Belgrado, Sarajevo,

Ragusa (Croazia), Tallinn, Varsavia,

Praga, Pristina, Skopje.

Tra il 2000 e il 2001 pubblica, Lezioni

di tarantella e Tarantella del Gargano.

Nello stesso periodo inizia la

tournée italiana che prosegue in

Attraverso il Mediterraneo

Marocco, in Tunisia, Canada, Australia,

Argentina, U.S.A, Spagna,

Francia e Algeria. In quell’anno

fonda a Bologna la “Scuola di Tarantella

e danze popolari del Mediterraneo”,

prima scuola in Italia

rivolta al recupero e allo studio di

balli popolari del sud Italia.

Nel giugno 2002 esce l’album, “Che

il mediterraneo sia”. Inizia così una

nuova tournée internazionale conclusasi

nel 2004 al Festival del Cinema

egiziano al Cairo.

Partecipa al Festival de Brugges in

Belgio, al Festival di Norimberga in

Germania, al Festival di Salamanca

e Villanova in Spagna, al B.B.C.

Chappel Union in Gran Bretagna, al

Festival du vent in Corsica e al

Roman Forum di Shangai in Cina.

Realizza la colonna sonora del cartone

animato “Totò Sapore e la magica

storia della pizza”, partecipando

nel 2006 alle musiche del film, “Il

padre delle spose”. Insegna, nello

stesso anno, al Laboratorio di Etnomusicologia

presso l’Università degli studi

Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nel

2007 esce l'album, Sponda sud.

Ha collaborato poi al disco, Evoluzione

dei Demonilla.

Torna al Festival di Sanremo 2008

con il brano, Grande Sud.

Nel 2013 pubblica Ninco Nanco

deve morire, Rubbettino Editore.

domenica 15 settembre - ore 21.00


Promozione

Banca Capasso Antonio S.p.A.

Piazza Termini, 1

81011 Alife (CE)

Tel. 0823.783125 - 0823.918206 - Fax 0823.783155

info@festivaldellerranza.it

Ideazione e direzione artistica

Roberto Perrotti

330.974111

direzione@festivaldellerranza.it

Comunicazione

Pietro Savastano

Tel. 339.5020064

comunicazione@festivaldellerranza.it

Libreria dell’Erranza

Piazza San Domenico

13-14-15 settembre dalle ore 16.00

329.0568247

www.festivaldellerranza.it


100 ANNI

DI STORIA

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!