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L’indomita volontà di

battersi per il paese!

Conferenze di

Consigliere nazionale Lukas Reimann

presidente dell’Azione per una Svizzera neutrale

e indipendente (ASNI)

Azione per una Svizzera

neutrale e indipendente

Christoph Blocher, Dr. iur.

ex consigliere federale e nazionale,

presidente fondatore dell’ASNI

Risoluzione dell'ASNI


Le conferenze si sono tenute a Berna il 2

maggio 2015 in occasione della 30 a assemblea

ordinaria dei membri dell’Azione

per una Svizzera neutrale e indipendente

(ASNI).

La brochure riporta, tra l'altro, immagini

dell'assemblea.

Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI)

Conto corrente postale: 30-10011-5

IBAN CH91 0900 0000 3001 0011 5

Consigliere nazionale Lukas Reimann

Provocare un cambio di rotta

Presidente:

Lukas Reimann, giurista MLaw, consigliere nazionale, 9500 Wil

Vicepresidenti: Oswald Kessler, imprenditore, Yverdon-les-Bains VD

Luzi Stamm, consigliere nazionale, avvocato, Baden AG

Direttore:

Werner Gartenmann, Matten b.I. BE

Segretariato: Katharina Fischer, Berna

Albert Leimgruber, La Corbaz FR

Segretariato centrale: Thunstrasse 113, casella postale 669, 3000 Berna 31

Telefono 031 356 27 27, telefax 031 356 27 28

Internet: www.asni.ch

e-mail: info@asni.ch

maggio 2015

Siamo tutti membri del movimento popolare

svizzero ASNI - l’Azione per una

Svizzera neutrale e indipendente - perché

abbiamo l’indomita volontà di batterci per

il paese! L’obiettivo dell’ASNI è quello di

provocare un cambio di rotta nella politica

estera svizzera. Nella Berna federale

regna lo spirito del conformismo e della

cronica abdicazione. La Confederazione

svizzera deve essere portata nell’Unione

Europea - questo era ed è tuttora l’obiettivo

della classe politica. A questo fine,

si mente al popolo svizzero, lo si induce

all’errore e lo si ricatta. A questo scopo

si abusa della via bilaterale. Gli accordi

bilaterali servono ai fautori della conformizzazione

da acceleratori dell’adesione.

Né la libera circolazione delle persone, né

l’accordo di transito, e neppure Schengen,

e ancor meno Dublino, hanno portato dei

vantaggi alla Svizzera. Hanno unicamente

legato la Svizzera alla tecnocrazia dell’UE,

rendendola ricattabile. Questo cambio di

rotta e l’impegno dell’ASNI a questo scopo

sono perciò più importanti che mai!

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Noi, l’ASNI, vogliamo un cambio

di rotta per e con il popolo, non

senza e contro di esso!

Quando delle decisioni popolari vengono

combattute e ignorate, invece di essere

applicate, dal Parlamento eletto, si è di

fronte a una politica anticostituzionale,

contraria alla democrazia diretta e contro

il popolo. Per quegli stessi politici, anche i

diritti popolari sono una spina nel fianco.

Vorrebbero, come i loro modelli ispiratori

- i burocrati di Bruxelles - governare senza

le fastidiose decisioni popolari. Ah, come

sarebbe bello se quei fastidiosi cittadini

non avessero l’ultima parola. Occorre un

cambio di rotta: noi vogliamo un Parlamento

con autentici rappresentanti del

popolo, che si sentano vincolati dalle decisioni

popolari. Solo chi ha fiducia nel

popolo, merita la fiducia del popolo!

Noi, l’ASNI, vogliamo un cambio

di rotta a favore della libertà e

dell’indipendenza, invece della

smania di regolamentazioni e

dell'annessione all’UE!

Accordo-quadro, giudici stranieri, annessione

all’UE e smania di regolamentazioni

come a Bruxelles: la Svizzera viene sempre

più strettamente incatenata all’UE. Nuove

leggi da Bruxelles vengono riprese ciecamente.

E il nostro paese viene così li-

vellato verso il basso. Benessere, posti di

lavoro e libertà sono a rischio. Occorre un

cambio di rotta: la Svizzera, fin dalla sua

fondazione, vive della forza trascinatrice

della libertà. Al centro non c’è lo Stato,

bensì il cittadino. Soluzioni proprie, vicine

al cittadino e nella massima concorrenza

possibile: questo è ciò che distingue la

Svizzera. E per questo ci battiamo.

Noi, l’ASNI, vogliamo un cambio

di rotta a favore della volontà del

popolo, invece di lobbismo e interessi

personali!

Sempre più politici non si curano del popolo.

Non s’interessano delle richieste e

delle necessità della gente, bensì solo di

sé stessi. Delle decisioni sbagliate sono

prese ben più raramente dal popolo che

non da singole persone. Il popolo vota

per il benessere comune. Esso pone al

centro l’essere umano. Quando la decisione

spetta soltanto ai singoli politici, allora

giocano un ruolo importante gli interessi

di potere, la corruzione e i vantaggi finanziari

o i privilegi personali. Dei milioni di

cittadini votanti sono più difficilmente

manipolabili e la loro decisione è ben più

rappresentativa di quella di sette singole

persone. Occorre un cambio di rotta per

la conservazione dei diritti popolari e di

libertà democratica.

Noi, l’ASNI, vogliamo un cambio

di rotta a favore della democrazia

diretta, invece di dittatura e ignoranza!

Aumento delle firme, smantellare i diritti

popolari, limitare i diritti di iniziativa e referendum:

i politici di Berna non disdegnano

alcun mezzo pur di limitare la partecipazione

dei cittadini. Ma dimenticano che la

democrazia diretta è la conquista più importante

della Svizzera. In una democrazia

diretta, le decisioni non vengono imposte

dall’alto al popolo, bensì prese dal popolo

stesso - il sovrano. Questa forma di Stato

fa sì che si decida nel senso voluto dal popolo,

non dai politici. Occorre un cambio

di rotta democratico!

Noi, l’ASNI, vogliamo un cambio di

rotta a favore della sicurezza e del

futuro, invece che dei criminali e

dei parassiti!

Delle frontiere incontrollate e un’immigrazione

sfrenata a causa degli accordi con

l’UE hanno garantito l’accesso alle istitu-

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zioni sociali a tutti gli immigrati e delle

pene troppo miti promuovono la criminalità

e l’abuso sociale in Svizzera. Ogni

8 minuti c’è un’effrazione. È un record.

Abbiamo bisogno di un cambiamento di

rotta per una politica a favore del ceto medio

invece che dei criminali, che premi la

sicurezza e l’onestà invece della criminalità

e dell’abuso.

Noi, l’ASNI, vogliamo un cambio

di rotta a favore della neutralità e

della pace, invece che della guerra

e dello sfruttamento!

La neutralità significa giudicare autonomamente,

rimanere indipendenti e, nel

contempo, promuovere il libero scambio

globale, come pure una politica di pace

fornendo dei servizi diplomatici. La Svizzera

non deve partecipare a conflitti e rinuncia

volontariamente a rivendicazioni

di potere. La Svizzera è nata dall’irrefrenabile

anelito di libertà, indipendenza e

autodeterminazione dei nostri antenati.

Questi valori costituiscono anche la base

della storia di successo del nostro paese.

Per questo ci battiamo con tutte le nostre

forze.

L’assemblea generale dei membri dell'

ASNI del 26 aprile 2014 ha dato all’unanimità

al comitato il mandato di rafforzare

l’autonomia, la democrazia diretta e

la neutralità permanente e armata della

Svizzera. Cosa ciò significhi testualmente

è contenuto in questa risoluzione:

Il Comitato elaborerà perciò un’iniziativa

popolare federale per il recupero dell’autonomia

nei settori nei quali, con i Bilaterali

1 e 2 - Libera circolazione delle persone e

Schengen - è andata persa. La rescissione

dell’accordo di Schengen deve, se necessario,

essere presa in considerazione. In

alternativa alla via bilaterale del Consiglio

federale, si rifletterà sull’idea di un accordo

di libero scambio più esteso con l’UE (senza

agricoltura e senza unione doganale).

Inoltre, si deve prendere in considerazione

il potenziamento della democrazia diretta

e il rafforzamento della neutralità.

Il Comitato dell’ASNI ha discusso intensamente

su questo mandato, incaricando

una commissione strategica interna,

presieduta dal vicepresidente dell’ASNI

Oswald Keller, di elaborare un’adeguata

iniziativa. Ci sono due punti elementari

di vitale importanza per un paese indipendente:

1. La Confederazione decide autonomamente

chi può immigrare nel

paese e chi no.

Ciò è stato chiaramente confermato con

la votazione del 9 febbraio 2014 contro

l'immigrazione di massa. L’ASNI si batterà

2. La Confederazione controlla le

sue frontiere in modo autonomo e

sistematico.

Questa frase è scritta nella Costituzione

federale svizzera. Senza se e senza ma!

Se facciamo il bilancio dell’accordo di

Schengen, osserviamo che non solo è un

acceleratore dell’adesione, ma anche un

catalizzatore della criminalità e il primo

apripista dell’immigrazione illegale e degli

sconfinamenti indesiderati.

Tutto ciò è materia costituzionale e necescon

tutte le sue forze affinché questa

decisione popolare sia anche realmente

applicata.

Occorre però anche che le frontiere siano

controllate autonomamente e che,

altrettanto autonomamente, si decida chi

possa oltrepassare il confine. Un paese

senza frontiere lascia libero l’accesso alla

criminalità, e non è più in grado, né in

modo autonomo né in maniera efficace,

di applicare la legge sull’immigrazione.

Perciò:

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sita perciò di un’iniziativa popolare.

Con Schengen abbiamo ripreso contemporaneamente

anche l’accordo di Dublino.

La Svizzera, nel confronto europeo,

è uno dei paesi con il massimo numero

di richieste d’asilo in proporzione agli

abitanti (secondo l’UNHCR, al 4° posto su

tutti gli stati europei, dopo Malta, Svezia

e Lussemburgo). Gli stati a noi confinanti

hanno un onere decisamente più leggero.

L’immagine di una Svizzera non solidale,

presentata negli ultimi mesi da alcuni politici

e media, è totalmente fuori dalla realtà.

È vero il contrario.

L’accordo di Dublino è crassamente violato

in particolare dall’Italia. Gran parte

dei richiedenti l’asilo, in contrasto con

Dublino, non viene consapevolmente registrata

e fatta proseguire verso nord. Nel

frattempo, le belle parole della ministra

di giustizia, secondo cui questo accordo

funziona benissimo, non si sentono più.

La sua proposta di aiutare l’Italia con la

registrazione, in considerazione della grave

disoccupazione in Italia e degli enormi

controlli della polizia finanziaria - che, per

esempio, verifica il corretto pagamento

tramite la ricevuta presso il cliente - era

decisamente assurda.

L’UE e la Svizzera tollerano queste violazioni

dell’accordo da anni e la Svizzera, in

proporzione al numero di abitanti degli

e autodeterminato. Sono elementi-chiave

della Svizzera.

In primo piano adesso è però per noi la

battaglia per l’attuazione dell’iniziativa

sull’immigrazione di massa e per impedire

la strisciante adesione all’UE mediante

l’accordo-quadro.

L’UE vuole estorcere alla Svizzera un super-accordo-quadro

che, di fatto, degraderebbe

la Svizzera a colonia dell’UE. I

diritti politici unici al mondo di cui godono

le svizzere e gli svizzeri dovrebbero

sottostare ai Diktat dell’élite dell’UE e dei

suoi giudici.

Per questo vorremmo oggi adottare una

nuova risoluzione supplementare dal seguente

contenuto:

Noi vogliamo fermare questa politica traditrice

nei confronti del paese. Quale maggiore

movimento apartitico, ci batteremo con

tutte le forze e con la massima determinazione

- anche con azioni non convenzionali

- affinché la nostra Svizzera rimanga un

paese indipendente, a democrazia diretta,

neutrale e aperto al mondo, nel bel mezzo

dell’Europa.

Guardando in questa sala, vedo delle cittadine

e dei cittadini motivati e responsabili

provenienti da ogni angolo del paese e

appartenenti a tutte le generazioni. Insieme,

abbiamo la forza e il potere di portare

avanti il modello di successo della Svizzealtri

paesi, ne sopporta l’onere maggiore.

In breve: la promessa del Consiglio federale

e della maggioranza del Parlamento

durante la campagna di voto su Schengen/Dublino,

secondo cui la Svizzera non

sarebbe più entrata in materia su richieste

d’asilo di persone provenienti da un paese

sicuro, non viene come al solito mantenuta.

Gli unici argomenti a favore di Schengen

e Dublino sono smentiti. Ci hanno mentito.

Ma non lasceremo che continuino a

imbrogliarci e a raccontarci menzogne.

Esigiamo che la Svizzera controlli di nuovo

le sue frontiere in modo completo e

autonomo.

La stessa UE ha riconosciuto che degli stati

senza frontiere portano alla criminalità

sconfinata. Sempre, quando la sicurezza

è minacciata, i singoli stati reintroducono,

seppure provvisoriamente, i controlli

sistematici alle frontiere. L’ASNI vuole

perciò una decisione popolare, nell’interesse

della sicurezza della popolazione

svizzera, sapendo se le frontiere devono

continuare a essere aperte incondizionatamente,

a scapito della nostra sicurezza e

del nostro sistema sociale, oppure no. Noi

dichiariamo senza compromessi guerra

alla criminalità e all’abuso dell’asilo. Dei

confini sicuri e controllati sono elementi-chiave

di un paese sovrano, autonomo

ra. Affrontiamo allora da subito la battaglia

per la libertà e per l’indipendenza, e vinceremo

– nell’interesse del nostro paese

e nell’interesse delle future generazioni!

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Risoluzione 2015

Adottata il 2 maggio 2015 dalla 30ª assemblea generale ordinaria dei membri dell’Azione

per una Svizzera neutrale e indipendente presso l’Hôtel National a Berna

L’indomita volontà di battersi per il paese!

Il Consiglio federale, la maggioranza del Parlamento e l’amministrazione federale continuano

imperterriti nella svendita della Svizzera. I pilastri del suo successo - sovranità,

democrazia diretta, neutralità e federalismo - vengono disprezzati, privati del loro

contenuto e abbandonati. Nella Berna federale regna lo spirito del conformismo e

della cronica abdicazione. La Confederazione svizzera dev'essere portata nell’Unione

Europea - questo era ed è tuttora l’obiettivo della classe politica. A questo fine, si mente

al popolo svizzero, lo si induce all’errore e lo si ricatta. A questo scopo si abusa della via

bilaterale. Gli accordi bilaterali servono ai fautori della conformizzazione da acceleratori

dell’adesione. Né la libera circolazione delle persone, né l’accordo di transito, e neppure

Schengen, e ancor meno Dublino, hanno portato dei vantaggi alla Svizzera. Hanno

unicamente legato la Svizzera alla tecnocrazia dell’UE, rendendola ricattabile. L’UE vuole

estorcere alla Svizzera un super-accordo quadro che, di fatto, degrada il nostro paese

a colonia dell’UE. I diritti politici unici al mondo di cui godono le svizzere e gli svizzeri

dovrebbero sottostare ai diktat dell’élite dell’UE e dei suoi giudici.

Dichiarazione del 2 maggio 2015:

I membri dell’ASNI dichiarano perciò: noi vogliamo fermare questa politica

traditrice nei confronti del paese. Quale maggiore movimento apartitico, ci

batteremo con tutte le forze e con la massima determinazione - anche con

azioni non convenzionali - affinché la nostra Svizzera rimanga un paese

indipendente, a democrazia diretta, neutrale e aperto al mondo, nel bel

mezzo dell’Europa.

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Christoph Blocher, già consigliere nazionale e già consigliere federale

«Indipendenza e neutralità – più attuali

che mai»

I. Fondazione dell'ASNI

Sono lieto che ci siamo riuniti in occasione

di un anniversario! Oggi festeggiamo

con gratitudine la fondazione dell'Azione

per una Svizzera neutrale e indipendente

(ASNI), risalente a 30 anni fa.

Essendo nato ormai qualche anno fa sono

ancora in grado di ricordarmi bene questi

giorni della fondazione.

Voglio raccontarvi brevemente la storia

della fondazione. E per far questo mi baserò

solo sui miei ricordi: stiamo parlando

del 1985 – ancora prima del dibattito

parlamentare sull'adesione della Svizzera

all'ONU politica. Il nostro paese partecipava

a tutte le sotto-organizzazioni

umanitarie e sociali delle Nazioni Unite da

decenni. Però non all'ONU politica – poiché

ciò entra in conflitto con la neutralità

armata svizzera.

Allora, essendo un giovane consigliere

nazionale, interpellai Otto Fischer, con-

sigliere nazionale liberale da molti anni,

contraddistinto da una certa fermezza e

che era una personalità d'eccellenza. E

questo sebbene egli si fosse già ritirato

nel 1983. Ritenevo che, già prima del dibattito

al Consiglio nazionale, si dovesse

fondare un comitato contro l'adesione

all'ONU. E che lui, Fischer, quale persona

molto esperta dovesse guidare la contesa

elettorale. Fischer si disse pronto, ponendo

però la condizione che io assumessi la

presidenza o perlomeno la copresidenza.

Agimmo in questo modo: Fischer (PLR),

Paul Eisenring (consigliere nazionale PPD)

e Blocher (UDC) divennero co-presidenti e

Fischer direttore. Si trattava di un'attività

secondaria e onorifica. Riuscimmo poi ad

avere la meglio nella votazione.

Dopo questo passaggio alle urne quello

che restava era un comitato contro l'adesione

all'ONU con all'incirca 5'000 membri,

e dei soldi ancora nelle casse. Cosa fare?

Poiché, nel corso della contesa elettorale,

avevamo notato che anche i politici

borghesi non si schieravano più inequivocabilmente

a favore dei pilastri su cui

si basava lo stato elvetico, puntavamo a

costituire qualcosa di duraturo.

Ecco cosa affermò, ad esempio, il consigliere

federale Rudolf Friedrich in occasione

della contesa elettorale relativa all'ONU

risalente al 1986: «Occorre relativizzare

la neutralità». Ci spaventò il fatto che un

cosiddetto liberale di destra improvvisamente

parlasse così di un pilastro della nostra

Costituzione. Altri raccontarono delle

frottole a se stessi e al popolo, ossia

che la neutralità non ne avrebbe risentito

affatto. E oggi – dopo che, nel 1994,

si perse una seconda votazione sull'ONU

riguardante i caschi blu – la classe politica

vuole addirittura fare il proprio ingresso

nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, dove

vengono prese le decisioni sulla guerra e

sulla pace. Inoltre si continua a sostenere

che la neutralità non viene toccata! Il giurista

Luzius Wildhaber dichiarò in televisione,

da statista quale era: «L'ONU è come

il mondo». Si confondeva effettivamente

l'attività di un'organizzazione operante

presso il Palazzo di vetro a New York con

la vita reale in tutto il mondo!

Chi non voleva partecipare a tutto questo

veniva deriso e additato come un ignorante

fuori dal mondo. Ma è sempre stato così:

le organizzazioni internazionali, il turismo

congressuale, le conferenze altisonanti, i

flash mediatici affascinano chi ci governa,

i ministri, i funzionari, l'amministrazione

e i burocrati. Diventano volentieri preda

dell'attrattiva della grandezza e delle

cose appariscenti e credono nella smania

di potere. A loro dire sono loro stessi il

mondo. I nostri consiglieri federali a quei

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Il nostro fiuto non ci ha tradito. I consiglieri

federali e i funzionari di vertice spingevano

verso la ribalta internazionale. Pertanto,

dopo la votazione sull'ONU, fondammo

– partendo dal comitato esistente

contro l'adesione all'ONU – l'Azione per

una Svizzera neutrale e indipendente

(ASNI).

La maggior parte dei membri del comitato

per il no all'ONU entrarono a far parte

dell'ASNI. Pur affetto da problemi di salute,

Otto Fischer si mise nuovamente a

disposizione in qualità di direttore. Ed egli

insistette nuovamente: «Devi fare il presidente

e lottare in prima linea come

oratore, mentre io mi occuperò del lavoro

da direttore e appronterò la mia

rete per i contatti necessari». A ricoprire

la carica di vicepresidente subentrò antempi

effettuavano viaggi all'estero con

sempre maggiore piacere. Consideravano

più gradevole passare in rassegna i picchetti

d'onore sui tappeti rossi invece che

rappresentare faticosi progetti dinnanzi a

una popolazione riluttante.

Questa tendenza si è ulteriormente rafforzata:

lo scorso anno, ad esempio, il

ministro degli esteri Didier Burkhalter ha

effettuato non meno di 32 viaggi all'estero!

In patria non è stato così attivo. Non

ha ottenuto molto per il nostro paese, a

parte il fatto di voler generosamente portare

all'interno della nostra nazione 3000

siriani con rispettiva famiglia, armi e bagagli!

Già allora percepivamo la minaccia di

un allentamento della neutralità da parte

della classe politica, sebbene allora non si

parlasse di un'adesione all'UE.

cora una volta il più influente esperto di

politica economica del PPD, il consigliere

nazionale Paul Eisenring. Dopo che, nel

1986, il popolo svizzero espresse il suo no

con una maggioranza niente meno che

del 75,5% insieme a tutti i cantoni (persino

Ginevra quale cantone dove ha sede l'O-

NU votò con quasi il 70% contro l'adesione

all'ONU) l'afflusso dei parlamentari verso

l'ASNI e il rispettivo comitato direttivo fu

notevole (come accade di solito, tutti volevano

salire sul carro dei vincitori). Così,

da ultimo, si unirono anche Ernst Mühlemann,

Jean-Pierre Bonny e Hans Letsch

del PLR ed Edgar Oehler del PPD, insieme

ad altri consiglieri nazionali e cantonali.

Allora il mondo economico, in occasione

della votazione sull'ONU del 1986, era

ancora dalla nostra parte. Inoltre vi era

ancora un po' di denaro nelle nostre casse

anti-ONU. Si trattava di un sostegno finanziario

ben accetto per la nuova organizzazione

di lotta ASNI. Oggi mi viene ancora

in mente l'amico Otto Fischer: «presto

avremo bisogno del denaro, poiché il

ministro degli esteri Pierre Aubert, di

qui a poco, rifarà sicuramente qualche

stupidaggine!».

E così accadde. Dapprima l'ASNI venne

scossa, seppur dall'interno. E poi si verificò

questo: quando il Parlamento, alla fine

degli anni Ottanta, varò un consistente incremento

dell'indennità dei parlamentari

tramite una riforma parlamentare,

adottai la strada del referendum insieme

agli studenti dell'allora Scuola superiore

del commercio («HSG») di San Gallo. E Otto

Fischer – senza esitare – inviò il modulo

per la raccolta delle firme ai membri dell'A-

SNI. La sua motivazione: «La riforma parlamentare

genera dei parlamentari di

carriera, a cui importa di più il proprio

benessere che non l'indipendenza della

Svizzera. Pertanto la riforma dev'essere

evitata nell'interesse dell'indipendenza

e della neutralità».

Questo invio suscitò un certo scalpore

in seno al comitato direttivo dell'ASNI:

numerosi consiglieri nazionali abbandonarono

per protesta il comitato direttivo

stesso, poiché quello che a loro importava

di più erano un aumento delle indennità.

All'interno del comitato direttivo rimasero

solo i parlamentari attivi Paul Eisenring,

Hans Letsch e Christoph Blocher.

Essendo ancora un politico giovane fui

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Tuttavia ora occorreva ancora superare la

sfida più grande dell'ASNI fino a quel

momento: la lotta contro l'adesione allo

Spazio economico europeo (SEE), ai fini

di un'adesione all'UE, nel 1992. Il Consiglio

federale scrisse letteralmente: «La

nostra partecipazione al SEE non può

più essere considerata la nostra ultima

parola nella nostra politica d’integrazione.

Essa è da vedere nel quadro di

una strategia europea, che deve avvenire

in due fasi, avendo come obiettivo

finale la totale adesione della Svizzera

all’UE».

Si trattò indubbiamente della principiuttosto

sconcertato da queste defezioni.

Ma Otto Fischer mi confortò: «Lasciali

andare! Sono parlamentari che egoisticamente

pensano solo ai loro interessi

e che non sono adatti alla lotta per il

nostro paese!».

Così accadde che la maggior parte di essi

– soprattutto il consigliere nazionale liberale

Ernst Mühlemann – si impegnò successivamente

in prima linea per l'adesione

all'UE-SEE e quindi contro l'indipendenza

e la neutralità.

Otto Fischer ebbe da ridire: «Vedi, non

ci saremmo mai liberati di questi individui

apolidi con tanta facilità!»

II. 1992: sventato l'ingresso nell'UE

Non si trattava né più né meno che di

diritto e di giudici stranieri. L'organo

sovrano – i cittadini svizzeri – sarebbero

stati esautorati. L'élite, l'amministrazione,

la burocrazia – essendo fantocci

dell'UE – avrebbero avuto «l'ultima parola»!

Solo grazie all'ASNI ci siamo potuti

posizionare tempestivamente contro i

nemici, senza considerare l'appartenenza

a partiti e associazioni, al fine di portare

avanti la lotta. Consapevolmente volevamo

restare apartitici: destra, sinistra, centro

e chi non si identifica in un partito –

tutti coloro che erano e che sono a favore

dell'indipendenza e della neutralità – tutti

erano, e devono essere ancora oggi accolti

con favore nel movimento apartitico

dell'ASNI, per la lotta, solo con noi, per

l'indipendenza e la neutralità, e a suo

tempo concretamente contro il SEE: tra

queste persone rientravano imprenditori,

titolari di attività commerciali, dipendenti,

sindacalisti, attivisti a difesa degli animali

e della natura, banchieri, ufficiali, soldati,

persone in servizio attivo, persone che si

professavano cristiane, ebrei ortodossi e

via dicendo. I membri dell'ASNI sono legati

da un unico valore: il mantenimento

dell'indipendenza, della neutralità, della

democrazia diretta e del federalismo.

Un anno prima della votazione Otto Fipale

votazione popolare del XX secolo.

Come si può giungere a questo mostruoso

atto contro l'indipendenza e la neutralità

della Svizzera?

Dopo la caduta del Muro di Berlino nel

1989 politici, diplomatici e l'amministrazione

persero la testa. Parlavano di

cose spettrali. Non ci sarebbero state più

guerre, e i confini tra gli stati sarebbero

diventati superflui. Bisognava scordarsi

dell'indipendenza e della neutralità. Veniva

annunciata la globalizzazione e non

l'autodeterminazione. Un Consiglio federale

scoraggiato e un Parlamento pronto a

conformarsi volevano spingere la Svizzera

nello Spazio economico europeo e quindi

nell'UE. Si trattava di un accordo coloniale,

poiché sarebbe stata una potenza straniera

– l'UE, che ai tempi si chiamava ancora

CEE – a decidere del nostro futuro. Il diritto

comunitario sarebbe subentrato a quello

svizzero.

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zione – sentii all'autoradio che il presidente

del Consiglio nazionale Ulrich Bremi sul

Rütli – proprio in quel posto – non lodava

il caso particolare della Svizzera, bensì parlava

dello strano caso della Svizzera!

Mi ricordo: dovetti andare a un parcheggio

per tranquillizzarmi e riprendermi un

attimo.

E, nonostante questa situazione senza

speranza, decidemmo di lottare contro

l'adesione della Svizzera al SEE. Ecco quello

che ci confidammo: se già tutti i media

sono contro di noi, non dobbiamo far

altro che comunicare individualmente

con le persone. Occorreva tenere quotidianamente

almeno una conferenza

pubblica, risp. una discussione.

Dopo che il popolo svizzero, nella primavera

del 1992, aveva sorprendentemente

optato per l'ingresso nella Banca mondiascher

mi comunicò, tra varie imprecazioni,

che, secondo i sondaggi, l'80% degli

svizzeri era a favore dell'adesione al SEE.

Ci incontrammo nel suo giardino a Berna –

sconfortati e piuttosto disperati. Eravamo

consapevoli che tutti quelli che avevano

un certo potere e con un certo nome

erano contro di noi: il Consiglio federale,

il Parlamento, l'Amministrazione, le

associazioni economiche, i sindacati, i

media, il mondo culturale.

Rilevammo che i pilastri fondamentali

del modello di successo della Svizzera

– indipendenza, neutralità, democrazia

diretta, federalismo, apertura nei

confronti del mondo e stato di diritto

liberale minacciavano di disgregarsi.

Occorreva evitare l'adesione al SEE.

Il 1° agosto 1991 – in occasione del settecentesimo

anniversario della Confedera-

le e nel Fondo monetario internazionale,

l'euforia di Palazzo federale era enorme.

Gli opinionisti spiegarono che il popolo

svizzero desiderava un'apertura e un

coinvolgimento a livello internazionale.

E, in questa sfrenatezza, il 18 maggio 1992

il Consiglio federale decise, con quattro

voti a favore e tre contro, di presentare a

Bruxelles una richiesta per l'adesione della

Svizzera all'UE. Il nostro Governo non ha

mai ritirato tale richiesta.

La presentazione di questa richiesta è stata

una conseguenza logica per il Consiglio

federale, poiché aveva costantemente fatto

presente fino ad allora che l'accordo

coloniale per il SEE si poteva approvare

solo in presenza di una volontà di aderire

all'UE.

Mi ricordo quando, nel corso di quella serata

primaverile, stappai con Otto Fischer

una bottiglia di buon vino. In quel momento

era chiaro a tutti gli svizzeri, non

solo alle persone direttamente coinvolte,

che in gioco c'era l'adesione al SEE/all'UE.

Un no al SEE era possibile.

La nostra battaglia elettorale si fondava innanzitutto

su manifestazioni pubbliche

a cadenza quasi giornaliera e su annunci

realizzati da noi stessi.

Ogni domenica pomeriggio stavo al telefono

con Otto Fischer per due ore circa. Mi

diceva dov'era stato impiegato il denaro.

Poi «mettevamo insieme» dei piccoli annunci

per la settimana successiva. Ogni

giorno effettuavamo telefonicamente delle

valutazioni sulla situazione.

Otto Fischer disponeva di una fitta rete

di collaboratori dell'ASNI, che fornivano

il loro aiuto distribuendo gratuitamente

milioni di volantini e abbozzando anche in

prima persona piccoli annunci, imbucandoli

e pagandoli di tasca propria. Venne

messo in moto un vero e proprio movimento

popolare.

Solo io, dall'estate fino al 6 dicembre 1992,

tenni quasi 200 relazioni contro il SEE.

Il 6 dicembre venne comunicato il risultato,

a cui non credevamo più, ormai sopraffatti

dallo sfinimento e dalla disperazione.

Una maggioranza del 50,3%

votò per il no e – fatta eccezione per i

due cantoni di Basilea – tutti i cantoni

18

19


della Svizzera tedesca bocciarono l'adesione

al SEE. Questo a fronte di una partecipazione

al voto straordinaria, pari

quasi all'80%. Il popolo svizzero ebbe

il coraggio di optare per l'indipendenza,

l'autodeterminazione e la neutralità. Sebbene

allora la Svizzera si trovasse ormai

da due anni in una profonda recessione

economica, e associazioni economiche e

sindacati ne avessero predetto la rovina

in caso di un no al SEE. Mi ricordo ancora

oggi ciò che disse il segretario di Stato

Blankart dinnanzi all'Unione svizzera delle

arti e mestieri: «Se il popolo svizzero dicesse

no al SEE, la Svizzera, dopo 5 anni,

si dovrebbe presentare in ginocchio

davanti all'UE chiedendo, per ragioni

economiche, di essere accettata a ogni

costo come membro».

III. 2015: un anno ricco di anniversari

Il 2015 ha molto da offrire. Si celebrano

molti anniversari.

• Nel 1315, quindi 700 anni fa, si è tenuta

la battaglia presso Morgarten.

• Nel 1415, quindi 600 fa, i confederati

conquistarono l'Argovia.

• Nel 1515, pertanto 500 anni fa, i confederati

persero la battaglia presso Marignano,

il che determinò la fine della

politica da grande potenza e la neutralità

svizzera.

• Nel 1815, quindi 200 anni fa, in occasione

del Congresso di Vienna venne confermata

la neutralità svizzera permanente

sul piano del diritto internazionale.

• E, cosa decisamente importante: nel

1985, ossia 30 anni fa, venne fondata

l'ASNI (!)

Sebbene, nel 1998, il Consiglio federale

e il Parlamento avessero commemorato

• Senza l'ASNI non saremmo stati in grado di conseguire

questo secolare successo.

• Senza l'ASNI oggi la Svizzera non aderirebbe solo al

SEE, ma sarebbe anche un membro dell'UE, una costruzione

che fa acqua da tutte le parti!

• Grazie all'ASNI le cose per i cittadini svizzeri vanno meglio.

Abbandonando l'indipendenza, la neutralità, la democrazia

diretta e il federalismo a perderci sarebbero

infatti la Svizzera, e soprattutto i suoi cittadini. Invece

le cose andrebbero meglio ai politici, all'amministrazione

e ai burocrati. Il popolo svizzero ha però deciso.

20

21


esso stabilì nel 2014, in virtù di una richiesta

proveniente dal Parlamento, che gli

anniversari non fossero un compito dello

stato, e che quindi non si dovessero comformalmente

e in modo pomposo sulla

Piazza federale, in occasione di incresciosi

festeggiamenti, il disfacimento della vecchia

Confederazione e dello stato federale,

I nostri avversari politici lo sanno: solo un

popolo privo di una patria accetta il diritto

e i giudici stranieri. Quindi è necessario sminuire

e distruggere i valori legati al concetto

di patria, e per questo motivo la storia svizzera

dev'essere ridimensionata, falsificata

ed eliminata.

1. Battaglia di Morgarten del 1315

In occasione di una manifestazione pubblica

un cittadino si lamentò del fatto

che, seguendo una trasmissione della

televisione pubblica sulle battaglie

svizzere, a suo dire era stata data l'immemorare.

Ma in realtà la ragione di tutto

ciò è ben diversa.

La risposta onesta sarebbe stata: chi vuole

entrare a far parte dell'UE non vuole

commemorare le guerre per la libertà

e l'indipendenza.

Chi vuole rinunciare alla neutralità, non

può indicarne l'origine storica.

Coloro i quali si rammaricano dell'indipendenza

rappresentata dal caso particolare

della Svizzera cercano dapprima

di riscrivere e rigirare la storia e di non

allestire delle commemorazioni.

Consiglio federale e Parlamento lo sanno

molto bene: a rendere unito il nostro paese

non sono un'origine comune, uno spazio

geografico delimitato a livello naturale, una

lingua o una religione. La nostra nazione è

unita unicamente dalla sua storia comune

e dall'insieme dei valori che ne sono scaturiti!

Per questo è importante ricordarci della

storia per capire il nostro presente e produrre

dal passato la forza per il futuro.

I nostri avversari politici lo sanno: solo un

popolo privo di una patria accetta il diritto

e i giudici stranieri. Quindi è necessario

sminuire e distruggere i valori legati al

concetto di patria, e per questo motivo la

storia svizzera dev'essere ridimensionata,

falsificata ed eliminata.

• Nel 2005 presso l'Università di Zurigo

la storia elvetica, come corso principale,

è stata eliminata.

• Nel Piano di studio 21 la storia non è

nemmeno più prevista quale materia

autonoma – la dizione principale è ora

nebulosamente «tempi, spazi, società».

E in Zurigo la materia scolastica è ora

«uomo e ambiente».

• Tuttavia chi desidera che la Svizzera si

dissolva nell'UE come una zolletta di

zucchero in una tazza di tè vuole bandire

la tradizione di liberazione della

Svizzera.

• La contesa sulla storia svizzera non è di

ordine storico, bensì politico. I protagonisti

si spacciano come scienziati, e

vogliono traghettare la Svizzera, che per

loro è diventata troppo stretta, nell'UE.

Uno stato che si fonda su indipendenza,

neutralità, democrazia diretta

e federalismo non è conciliabile con la

costruzione dell'UE, pertanto questi valori

devono essere soppressi o falsificati

anche dal punto di vista storico.

22

23


pressione che la battaglia di Morgarten

non avesse mai avuto luogo. Lo storico

presente sul podio, Thomas Maissen, che

aveva collaborato al filmato, affermò di

aver esposto anche lui delle critiche in tal

senso. Ma la televisione, secondo quanto

da lui riportato, ha dovuto rinunciare

all'esposizione per mancanza di denaro!

Quindi, non essendoci abbastanza soldi,

in televisione la battaglia di Morgarten

non ha mai avuto luogo(!)

Dove e come esattamente ha avuto luogo

la battaglia nel 15 novembre 1315

presso la sponda fangosa del lago di

Ägeri non è l'aspetto fondamentale.

La cosa certa però è che gli svizzeri della

Svizzera interna hanno sconfitto gli

Asburgo.

Probabile, ma senza riscontri certi, la storia,

impiegata per abbellire il racconto, secondo

cui i nobili di Hünenberg, nei pressi

di Zugo, hanno ammonito gli svizzeri della

Svizzera interna con un messaggio inviato

tramite una freccia: «Confederati, siate

guardinghi a Morgarten».

In ogni caso questa frase resta un ammonimento

rivolto ai Confederati per tutte le

epoche: essendo piccoli e deboli, dovete

essere ancor più attenti, intelligenti e

diffidenti!

Il cronista e monaco francescano Johannes

di Winterthur, negli anni 1340-1344,

riferiva su Morgarten quanto segue: «In

quest'epoca, nell'Anno del Signore 1315,

un popolo di contadini che viveva nelle

valli, chiamate Svizzera, circondate

ovunque da montagne alte quasi come

il cielo, avendo fiducia negli imponenti

bastioni delle sue montagne, si sottrasse

all'ubbidienza, alle imposte e ai servizi

abitualmente dovuti al duca Leopoldo, e

si attrezzò per resistergli».

Coloro che oggi spingono sull'acceleratore

per entrare nell'euro non vedono di

buon occhio tutto ciò: un popolo ribelle

di contadini che aspira alla libertà, le montagne

come possibilità per opporre una

certa resistenza, la disubbidienza contro

le élite, l'odio contro l'eccessivo statalismo

e le tasse troppo elevate. No, ciò che è

meglio non esista, non esiste.

Come e dove esattamente a Morgarten

una determinata pietra ha colpito un determinato

cavaliere non è importante. Il

duca Leopoldo dovette in ogni caso subire

una sanguinosa sconfitta, le comunità

valligiane rinnovarono poco dopo la

rispettiva federazione a Brunnen e, per

la prima volta e in più occasioni, si iniziò

a parlare di «confederati». Gli stati

forestali si impegnarono per una politica

estera comune: senza il consenso di tutti

nessuna località poteva sottoscrivere un

3. Battaglia di Marignano del 1515

È insolito: I nostri avversari si oppongono

ostinatamente all'importanza della battaglia

persa a Marignano 500 anni fa. Questa

battaglia rappresenta indiscutibilmente

un punto di svolta nella storia svizzera: da

allora si prese atto che il nostro paese

può funzionare solo come stato di piccole

dimensioni privo di ambizioni di

conquista sul piano della politica estera.

Si tratta del punto di partenza dell'odierna

neutralità elvetica. Ma ciò mette

i bastoni tra le ruote a coloro che precontratto

con una potenza estera e farsi

dominare espressamente. I patti federali

e Morgarten rappresentano l'inizio del

caso particolare elvetico.

(I fautori dell'UE non riescono ad accettarlo.

Certamente possono esistere casi

particolari, ma sicuramente non un caso

particolare della Svizzera). Tuttavia la cosa

peculiare è stata che: ovunque in altre

parti d'Europa l'alta nobiltà ampliò il suo

potere, mentre sul Lago dei Quattro Cantoni

sorse la Confederazione con notevoli

diritti di libertà, assemblee cantonali organizzate

democraticamente e un'estesa

amministrazione autonoma.

Così è nata la nostra Svizzera – insopportabile

per coloro che la vogliono eliminare!

Se coloro che prospettano un'adesione

all'UE sostengono il contrario, lasciamoli

parlare. Perlomeno l'anno dell'anniversario

2015 ha fatto sì che oggi debbano

esporsi verso l'esterno. E quanto più a lungo

parlano dalle loro cattedre godendo

delle loro prebende accademiche, tanto

più vengono ignorati. In ogni caso non

è la scienza a sospingerli, bensì la volontà,

sotto la copertura della scienza,

di distruggere i valori elvetici al fine di

indurre la Svizzera a entrare nell'UE.

2. Conquista di Argovia del 1415

Festeggiamo anche con piacere che, nel

1415, quindi seicento anni fa, i confederati

hanno sottratto agli Asburgo le

loro terre d'origine in Argovia.

Fa piacere che almeno i cittadini di Argovia

celebrino nel 2015 questi avvenimenti

con manifestazioni e fiere e che addirittura

annuncino con orgoglio che «la Svizzera

è sorta in Argovia». Non è sbagliato.

Da allora ci si riunì regolarmente per le

Diete federali a Baden, un tempo centro

amministrativo degli Asburgo, il che

rafforzò nettamente la giovane alleanza

dei confederati.

Almeno i cittadini di Argovia sono oggi

orgogliosi di essere svizzeri e non soggetti

agli Asburgo. I cittadini di Argovia

rientrano da allora tra i confederati più

fedeli e stabili.

24

25


mono sull'acceleratore per l'ingresso

nell'UE. Chi vuole entrare nell'UE deve

desistere dalla neutralità. Quindi non

può esistere una storia della neutralità. Ma

noi vi restiamo fedeli – come la stragrande

maggioranza degli svizzeri – a prescindere

dal fatto che ciò piaccia o meno a coloro

che vogliono annientare la Svizzera!

Dal 1315 gli svizzeri, grazie alle loro battaglie

di successo, avevano avuto per 200

anni un ruolo come temuta potenza militare.

Il 14 settembre 1515, in occasione

della battaglia di Marignano, persero

però miseramente per la prima volta. E

questo nonostante le impressionanti vittorie

di pochi decenni prima contro Carlo

A volte servono delle sconfitte per comprendere

meglio le cose e per imboccare la via

giusta.

il Calvo nelle guerre contro i Burgundi e

la vittoria sul re asburgico Massimiliano

nella guerra contro gli Svevi.

• Questa disfatta di Marignano è rimasta

a ragione profondamente radicata nella

memoria degli svizzeri. Celebriamo quindi

una sconfitta.

• Tuttavia tale disfatta si rivelò una benedizione

per la Svizzera. Ecco perché

l'iscrizione sul monumento presso il campo

di battaglia di Marignano recita: «EX

CLADE SALUS» (la fortuna passa per la

sconfitta). Spesso succede proprio così

nella vita: a volte servono delle sconfitte

per comprendere meglio le cose e per

imboccare la via giusta.

• Lentamente, per via di questa sconfitta,

maturò la convinzione che la Svizzera,

essendo uno stato di piccole dimensioni,

dovesse restare in disparte dai

conflitti internazionali. Il motto era

«stare in silenzio». Ciò aprì la strada

a una neutralità permanente. «Stare

in silenzio. Tenere la bocca chiusa!».

Sarebbe proprio una benedizione per

i nostri pomposi responsabili della politica

estera, al governo e soprattutto

presso il Dipartimento federale degli

affari esteri. Comunque, nei conflitti

internazionali, nessuno attende il loro

rimprovero! Sarebbe decisamente più

logico se queste persone andassero a

rendere omaggio al semplice ossario

per i caduti svizzeri di Marignano – ai

margini del campo di battaglia di Mezzano.

Quest'ossario è stato restaurato di

recente.

• Ero presente già nel 1965 in occasione

del 450° anniversario, quando anche in

quel caso il restauro fu possibile grazie

alla lungimiranza di alcuni industriali

svizzeri. E ho chiesto ai miei figli di fare

altrettanto tra 50 anni, laddove ciò si rendesse

necessario.

Le conseguenze di Marignano sono decisive:

si è imposta la parola d'ordine di non immischiarsi

in faccende estranee e di mantenere

una posizione di riserbo nella politica estera.

Comprenderete il perché oggi Consiglio

federale, Parlamento, tutti i politici di sinistra

e coloro che promuovono l'adesione

all'UE preferiscano non parlare di Marignagno

e del suo significato.

4. 1815: riconoscimento internazionale

della neutralità

Sul piano del diritto internazionale si è

refrattari anche a riconoscere la neutralità

svizzera. Si tratta però di un anniversario

importante: 200 anni di neutralità a livello

del diritto internazionale, con cui è stato

possibile spianare la strada a un periodo

di pace di due secoli per la Svizzera. Ma

anche questo viene ufficialmente omesso.

Consiglio federale e Parlamento preferiscono

pianificare la strisciante adesione

all'UE e la rovina della Svizzera invece di

ricordare il benefico assetto della neutralità

e dell'indipendenza.

Dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo,

nel Secondo trattato di Parigi, sottoscritto

il 20 novembre 1815, le grandi

potenze europee garantirono la neutralità

permanente, armata, frutto di

un'autodeterminazione e integrale

(quindi una neutralità completa) della

Svizzera, oltre che l'inviolabilità del suo

territorio. Questo primo riconoscimento

sul piano del diritto internazionale era

26

27


tralità in un diritto di intervento. Vennero

quindi fissati anche i confini, che sono

validi tutt'oggi, sia del paese che dei

cantoni – naturalmente fatta eccezione

per il Giura bernese.

IV. Cosa occorre fare?

Tuttavia l'Azione per una Svizzera neutrale

e indipendente (ASNI) non è un'associazione

di storici o di amanti delle belle parole,

il cui operato si esaurisce nei festeggiamenti

e negli anniversari.

No l'ASNI venne fondata come organizzazione

di lotta politica al fine di

difendere i pilastri dello Stato svizzero

costituiti dall'indipendenza e dalla neutralità,

i diritti popolari e il federalismo.

Poiché, a questo proposito, non si può

fare affidamento su Consiglio federale

e Parlamento.

Così anche oggi vogliamo rimanere fedeli

all'insegnamento di Gertrud Stauffacher

del Guglielmo Tell di Schiller, che esorta

suo marito: «Guarda avanti, Werner, e

non dietro di te». (Anche a rischio che

uno dei nostri cosiddetti storici dell'Università

di Zurigo dimostri, in maniera ridicola,

che non sono esistiti né Gertrud né

Werner Stauffacher!)

Sì, guardiamo avanti. «Chi ha occhi per

vedere guardi, chi ha orecchie per

ascoltare ascolti» e prendiamone atto:

Alla Svizzera le cose vanno meglio rispetto

alla gran parte degli altri paesi poiché

finora ha optato per l'indipendenza, la

neutralità, la democrazia diretta, il federalismo

e un ordinamento liberale.

Sebbene già il vecchio patto federale pun-

stato formulato nei punti essenziali dal

diplomatico di Ginevra Charles Pictet

de Rochemont. Il grande personaggio

svizzero in questione si assicurò scrupolosamente

che le grandi potenze non

potessero trasformare la garanzia di neutasse

su indipendenza e libertà – detto

poeticamente: «non vogliamo avere

giudici stranieri e non abbiamo paura

del potere degli uomini» – e sebbene

tutti i pilastri su cui si fonda il nostro

stato siano ancorati nella Costituzione,

oggi questi valori svizzeri vengono

disprezzati dai politici responsabili e

vengono subdolamente mandati all'aria.

Si cerca di invalidarli, si rinuncia ai valori

elvetici, solo perché si persegue un

ingresso nella grande UE.

Nella Berna federale la spinta verso l'UE

è enorme. Il 90% dell'Amministrazione

e la maggioranza di Consiglio federale

e Parlamento spingono in questa direzione,

ciononostante nessuno osa dirlo,

poiché l'80% degli svizzeri non lo vuole.

Quindi: «siate guardinghi a Morgarten».

Nell'anno elettorale si occulta il fatto – e

la gran parte dei media è corresponsabile

– che si continua a non voler dare

applicazione alle decisioni popolari

sull'espulsione degli stranieri e sulla

fine della libera circolazione delle persone.

La democrazia viene scardinata.

• Si cerca, all'interno delle stanze chiuse

dove si tengono le riunioni, di rendere

più difficile l'iniziativa popolare e

di minarla. La classe politica ricorre a

qualsiasi espediente per esautorare gli

elettori dal loro potere, convogliando-

28

29


lo su di sé. Prova nostalgia per lo stato

amministrativo burocratico, in cui può

governare senza seccature da parte dei

cittadini.

• La presidentessa della Confederazione

Sommaruga si reca a Bruxelles per

comunicare all'UE che non applicherà

l'articolo della Costituzione federale

relativo all'immigrazione di massa,

se questa è la volontà dell'UE. Il

contingentamento e la precedenza ai

residenti interni varrebbero solo per la

forza lavoro al di fuori dell'UE (quindi, in

sintesi: anche in futuro si applicherà l'attuale

regolamentazione). Questa nuova

prostrazione dinnanzi all'UE è musica

per le loro orecchie, lo si capisce. La

ricompensa è un bacetto dimostrativo

del presidente della Commissione europea

sulla guancia della presidentessa

della Confederazione. Spero che da quel

momento la consigliera federale si sia

lavata bene la faccia.

• Ma il grande compito che ci attende

dopo le elezioni sarà nel 2016!

Consiglio federale e Parlamento vogliono

portare la Svizzera nell'UE con

vincoli istituzionali grazie a un accordo

quadro.

La Svizzera si deve impegnare ad accettare

il diritto e i giudici stranieri.

È proprio il SEE 2 a condurre la Svizzera

nell'UE.

Quest'accordo dev'essere urgentemente

respinto. Si tratta di una segreta adesione

all'UE.

E esattamente come il SEE ci avrebbe condotti

nell'UE, la Svizzera con quest'accordo

approderebbe nell'Unione Europea.

Per questo motivo il grande compito, che

in questo caso è soprattutto dell'ASNI,

consiste nel prepararsi a questa votazione.

Dobbiamo vincere questa tornata

elettorale. E la si può vincere.

Esistono parecchie organizzazioni, oltre

all'ASNI, che si battono contro questa segreta

adesione all'UE. Occorre mettere

insieme tutte queste forze per la contesa

elettorale.

Pertanto ho rinunciato al mio mandato da

consigliere nazionale per dedicarmi con

tutte le mie forze a questo compito. Ho

quindi assunto la presidenza del «Comitato

contro la strisciante adesione all'UE/

UE-NO».

Comitato NO alla

strisciante adesione all’UE

Esso coordina, nell'ambito della contesa

elettorale, tutte le forze che si oppongono.

Il membro più importante è l'ASNI,

fondata a suo tempo proprio per questa

finalità. L'ASNI è quindi rappresentata

nel comitato direttivo di UE-NO. Il comitato

è stato costituito solo per la lotta

contro quest'accordo quadro. Esso verrà

poi sciolto dopo questa votazione, che

speriamo abbia successo.

Finora fanno parte già del comitato 110

organizzazioni e all'incirca 4'000 membri

individuali. Diventate anche voi dei membri.

Il contributo annuale ammonta a CHF

10.–.

Considerando «la perfidia del tempo»

– come viene riportato nel vecchio patto

federale – occorre dedicarsi a questa

tematica centrale. «Siate guardinghi a

Morgarten!».

Al fine di non disperdere le forze, l'ASNI

– come organizzazione principale –

deve dedicarsi completamente alla questione

in oggetto per il mantenimento

dell'indipendenza e della neutralità.

Attualmente è stata annunciata un'azione

silenziosa. Il punto di forza consiste nel

concentrarsi su questo unico compito.

Difendere l'indipendenza e la neutralità

contro una classe politica che non è più

dalla parte della Svizzera rappresenta

per la Confederazione ciò che c'è di più

urgente e importante da fare.

L'ASNI conduce questa battaglia già da 30

anni. Ma ricordiamoci: il nostro compito

non è mai finito, anzi si trova sempre

all'inizio.

30

31


La libertà esiste solo nel momento

in cui noi cittadini ci impegniamo

per la stessa.

L‘ASNI…

• informa i propri iscritti e l'opinione pubblica

sulle sfide nell'ambito della politica

estera;

• si batte per l'autonomia, la neutralità e la

sicurezza della Svizzera;

• lotta per la democrazia diretta e chiede

l'ampliamento del diritto di parola delle

svizzere e degli svizzeri a livello politico;

• si difende dalla pressione straniera e dai

giudici esteri;

• chiede come premessa la diversità politica

in Europa

• per il benessere e la libertà;

• per il conseguimento dei propri obiettivi

ricorre a referendum e iniziative popolari.

Un movimento apartitico ha bisogno di

voi.


Diventate membri dell’Azione per una Svizzera

neutrale e indipendente (ASNI)

q Membri (q Coniugi), q Sostenitori o q Simpatizzanti

Contribuiti annui: membri fr. 35.– (coniugi fr. 50.–), sostenitori fr. 100.–, simpatizzanti a piacimento

q Inviatemi informazioni dettagliate sull’ASNI.

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