Messaggero_di_sant_Antonio__Luglio-Agosto_2017

stevebennett

fra FABIO SCARS ATO

direttore

Essere «social»

Non sono

su «twitter»

o «facebook»,

ma ho provato

anch’io a farmi

degli amici

usando le stesse

armi dei «social».

Come? Provando

a raccontare

a chi incontro

per strada come

mi sono svegliato

stamane, di che

umore erano

i miei confratelli,

mostrando

le foto mie

o della mia casa.

E… funziona!

Quanta invidia per come i nostri

ragazzi manipolano con competenza

e abilità sfacciata computer,

smartphone, iPhone, canali social verbali e

fotografici! Il mio computer mi ha appena

dato un classico «errore» rosso sia per

smartphone che iPhone, giusto per rivelarvi

la mia età tecno-anagrafica. La «nuova

generazione» ai miei tempi era costituita

da coloro nati dopo di me, ora sono invece

gli aggiornamenti e le nuove versioni di

protesi comunicative a cui non si può assolutamente

rinunciare. Io fatico persino

a immaginarmi come uno riesca a essere

sempre aggiornato (l’unica cosa che ci capisco

è che qualcuno ci guadagnerà un bel

po’ di soldoni da tutta questa faccenda, o

no?!).

Però, insomma, l’invidia mi resta. Non

hanno bisogno di aspettare neanche un attimo

per sentirsi con gli amici. Per sentirsi…

anche per vedersi. Basta un click sul

proprio device (ci risiamo: neanche questa

parola è riconosciuta dal mio programma

di scrittura…), va be’, sul proprio dispositivo,

e l’amicizia è bella che rinsaldata e

il gruppo di amici allargato. Se sei dotato

dell’applicazione giusta, o come dicono loro

«hai scaricato l’app», possiedi tutte le

informazioni di cui hai bisogno a portata

di mano. Puoi condividere con gli altri la

tua vita quotidiana, come sei vestito oggi,

cosa stai mangiando, che libro stai leggendo,

che monumento stai visitando. E i tuoi

interlocutori, coloro che sono connessi

con te, possono rimandarti i loro feedback

e tu, a tua volta, fargli sapere i tuoi «mi

piace». In un’inedita riformulazione del

«principio dialogico» del filosofo Lévinas.

Persino l’evangelico: «Seguimi!» (Mt

9,9), assume un’insperata impennata

di adepti, di followers che seguono

giorno per giorno qualcuno. Il cui

numero fa impallidire la manciata di discepoli,

per di più scalcagnati, che seguivano

Gesù nelle sue peripezie palestinesi.

Davvero tutto ciò è molto social! Non

possiamo che essere la puntata di umanità

più socievole, in relazione, in rapporto costante

gli uni con gli altri, meno sola, che

sia mai capitata dai tempi di Adamo ed

Eva. Che, è risaputo, essendo in due non

ci mettevano poi molto a essere social o

global, il paradiso poi era quello che era

per cui dopo un paio di settimane avranno

anche esaurito il materiale per i loro

whatsapp. Ricominciando così a guardarsi

in faccia, e forse anche accorgendosi di ciò

che li circondava: ahimè, serpente compreso

(ma allora, si chiederanno i genitori,

il «male» è dentro questi strumenti o

intorno a noi?).

Io però non ho una pagina facebook

né un account twitter (inutile far

notare, vero?, che anche questi due

termini non esistono nel vocabolario del

mio computer; ora seleziono la funzione

«aggiungi»… fatto!). Allora ho provato a

farmi anch’io degli amici al di fuori dei

social, ma usando le loro stesse armi. Come?

Ora quando cammino per strada mi

provo a raccontare a chi incontro come mi

sono svegliato stamane, di che umore erano

i miei confratelli, qual è il Vangelo del

giorno, che razza di impegno mi aspetta

per il pomeriggio, le storie dei ragazzi in

difficoltà con cui viviamo, gli mostro le

foto della nostra cappella, l’icona che rappresenta

santAntonio con in braccio Gesù

Bambino e un bel pezzo di pane, di noi

in pellegrinaggio a un santuario mariano

o davanti a una pizza, di me mentre contemplo

solitario una montagna.

Non solo. Cerco anche di ascoltare quello

che la gente si dice, e intervengo con

sonori «mi piace!». Potete anche non crederci,

ma vi giuro che funziona! A oggi

mi seguono praticamente in sei: un cane,

che mi sa tanto doncamillesco, ma anche

due vigili urbani pensierosi, una psicologa

di fiducia, un confessore preoccupato e un

vu’ cumprà con collanine etniche…

EDITORIALE

M ESSAGGERO DI SANT’ A NTONIO

EDIZIONE I TALIANA P ER L ’ ESTERO - 07-08/17 | 3

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