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INTERVISTA: FLAVIA PENNETTA REPORTAGE: TENNIS SAVED MY LIFE. IN CARCERE<br />
AGOSTO-SETTEMBRE 2017 - MENSILE - ANNO 88 - N. 9<br />
p.i. 29/07/2017 ISSN 0393-0890<br />
€ 5,50<br />
in Italia<br />
LA RIVISTA DI TENNIS PIÙ ANTICA AL MONDO<br />
Roger Federer,<br />
classe 1981,<br />
ha vinto il suo<br />
ottavo titolo a<br />
Wimbledon e<br />
diciannovesimo<br />
dello Slam<br />
ROGER FEDERER<br />
IMMORTALE!<br />
TENNISITALIANO.IT
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ditoriale<br />
the Speaker’s corner<br />
A Londra è un’area dell’angolo nord orientale di Hyde Park, vicino a Marble Arch, un luogo dove si svolgono discorsi pubblici e dibattiti. Ha<br />
ospitato oratori famosi come Karl Marx, Lenin e George Orwell, ed è un notevole esempio del concetto di libertà di opinione dato che qualsiasi<br />
persona può presentarsi senza essere annunciata e parlare su praticamente qualsiasi argomento desideri. Ora, i social network sono diventati lo<br />
Speaker’s Corner dei giorni nostri, con risultati spesso preoccupanti. Come nel caso degli haters, nel tennis e nello sport in generale.<br />
«MUORI DI CANCRO, SEI UNA MERDA, AMMAZZATI, FAI SCHIFO, TI PRENDO E TI<br />
SPACCO IL CRANIO, TI AMMAZZO, TUA MADRE È UNA T***A, TUA MADRE FA I<br />
B*****I, FROCIO, PRIMA O POI TI TROVO, SPERO TU MUOIA»<br />
Spiattellando ogni parola, anche la più volgare, Stefano Napolitano ha esternato alcune delle<br />
offese ricevute via social network. Strumenti come Facebook e Twitter hanno appiattito i<br />
rapporti sociali: non c’è più alcuna verticalità, tutti possono (s)parlare, protetti dal presunto<br />
anonimato. In una delle sue frasi più famose, Umberto Eco disse che i social network<br />
hanno dato voce a «legioni di imbecilli». Nel mondo del tennis, e dello sport in generale, si<br />
è andati oltre: quando ci sono di mezzo i soldi e un sistema difficilmente controllabile come<br />
le scommesse, l’imbecillità va di pari passo con la pericolosità. E dunque capita che tanti<br />
scommettitori delusi se la prendano con i giocatori stessi, colpevoli semplicemente di aver<br />
onestamente perso una partita su cui qualcuno aveva puntato molti soldi. Dalla frustrazione<br />
alle offese, il passo è breve. Peccato che dall’altra parte del monitor ci sia una persona con le<br />
sue debolezze e fragilità. Può capitare di trovare una persona con le spalle larghe come Stefano<br />
Napolitano, ma c’è anche chi ne soffre al punto di andare in corto circuito con il cervello. È<br />
successo a Rebecca Marino, classe 1990, ex ottima giocatrice canadese che non ce l’ha fatta e<br />
si è arresa al cyberbullismo, alle minacce degli haters, scommettitori delusi che le avevano<br />
augurato la morte soltanto per aver perso un match. In un’intervista al New York Times, disse:<br />
«Si dice che pietre e bastoni possano rompere le ossa, mentre le parole no. Non è così: le parole<br />
fanno male, molto male». Si prese uno stop di sette mesi, ma non è più tornata. Per fortuna ha<br />
trovato la sua strada e ha ripreso a fare sport, dedicandosi al canottaggio. Il timore è che nei<br />
meandri del web ci siano altri casi come quello di Rebecca Marino, incapaci però di denunciare<br />
insulti e minacce, anche perché i vari social network non appaiono così collaborativi,<br />
impauriti di perdere like e follower. L’iceberg fa emergere chi ha la personalità per ribaltare i<br />
rapporti psicologici (vedi Napolitano), ma non sappiamo cosa si nasconde dietro. Il problema è<br />
però di difficile risoluzione perché la tecnologia consente di bloccare gli account sgraditi, ma è<br />
una forma di difesa molto debole perché, chiuso un account, se ne possono attivare altri dieci.<br />
A quel punto, rivolgersi alla polizia postale può essere una soluzione: ma quanti ne hanno la<br />
forza o semplicemente la voglia di impegnarsi in una battaglia che pare persa in partenza?<br />
Abolire le scommesse non è possibile: vuoi perché diversi eventi sportivi (anche alcuni tornei<br />
di tennis) sopravvivono grazie alle sponsorizzazioni dalle agenzie di betting, vuoi perché la<br />
cancellazione delle scommesse legali porterebbe alla ricrescita del mercato nero, situazione<br />
ancor più pericolosa. Nel frattempo, l’ATP ha avviato un programma per i giovani tennisti in<br />
cui indica alcune linee guida da seguire per utilizzare al meglio i social media. Ma non basta<br />
perché è impossibile prevedere la propria reazione a una minaccia. Per non avere a che fare<br />
con gli haters, l’unico sistema sicuro sarebbe un abbandono dei social network. Sam Groth,<br />
per dire, oggi ha chiuso il suo account - Riccardo Bisti<br />
1
sommario / agosto - settembre 2017<br />
22<br />
ROGER FEDERER:<br />
THE FAB ONE<br />
Federer ha conquistato l'ottavo<br />
titolo a Wimbledon, il numero 19<br />
nei tornei dello Slam, entrambi<br />
record assoluti. Ma l'estrema facilità<br />
con cui ha vinto i Championships,<br />
impone una riflessione.<br />
di Marco Imarisio<br />
32<br />
TENNIS SAVED MY LIFE.<br />
IN CARCERE<br />
Il carcere di Bollate è tra i meglio<br />
organizzati per offrire ai detenuti<br />
una rieducazione ottimale, che<br />
possa favorire la società quando<br />
verranno rilasciati. E il tennis<br />
ricopre un ruolo sorprendente.<br />
di Federico Ferrero<br />
42<br />
STORIE DI TENNIS<br />
Il tennis offre tanti spunti<br />
interessanti: da Alex Hunt che ha<br />
conquistato un punto ATP giocando<br />
senza un braccio all'ex portiere di<br />
calcio che in tre anni è diventato 3.1,<br />
alla favola di Marcus Willis...<br />
di F. Mariani e L. Cazzaniga<br />
50<br />
INTERVISTA:<br />
FLAVIA PENNETTA<br />
Diventata mamma da poche<br />
settimane, l'ex campionessa dello<br />
US Open ha parlato del marito, Fabio<br />
Fognini, del tennis femminile, dei<br />
progetti futuri e dei due di picche<br />
che Nadal prendeva dalla fidanzata...<br />
di Marco Caldara<br />
THEN NOW: Centre Court di Wimbledon / STATS: ATP Masters 1000 di Luca Brancher / NEXT GEN: Andrey Rublev di Lorenzo Cazzaniga
THE NEW ASICS GEL-RESOLUTION ® 7
sommario / agosto - settembre 2017<br />
58<br />
72<br />
88<br />
98<br />
INCHIESTA: CHE FINE<br />
HANNO FATTO?<br />
Abbiamo preso tutti i giocatori<br />
italiani capaci di entrare nella top<br />
100 mondiale nell'Era Open per<br />
vedere cosa combinano adesso.<br />
Un'inchiesta accurata che ci ha<br />
fatto scoprire che...<br />
di Marco Caldara<br />
TECNICA: IL SERVIZIO<br />
IN DOPPIO<br />
In doppio, anche a livello di club,<br />
subire un break può costare il set<br />
perché recuperarlo non è facile.<br />
Ecco alcuni consigli pratici per<br />
aiutarvi a mantenere con costanza<br />
i vostri turni di battuta.<br />
di Diego Nargiso<br />
SPECIALE CORDE:<br />
MONOFILAMENTO<br />
Sono le corde più utilizzate dai<br />
professionisti e spesso abusate<br />
dai giocatori di club. Bisogna<br />
conoscerle a dovere e capire<br />
come sfruttarle al meglio. Con<br />
un elenco di tre modelli top.<br />
di Gabriele Medri<br />
GENITORI & FIGLI:<br />
LUCA QUINZI<br />
Un fiume in piena: il papà di<br />
Gianluigi Quinzi racconta senza<br />
freni le vicissitudini di un ragazzo<br />
prodigio, delle difficoltà con i<br />
coach, del complicato passaggio<br />
tra i pro e del prossimo futuro.<br />
di Federico Mariani<br />
TEST RACCHETTA: Tecnifibre T-Flash 300 / INTERVISTA: Filippo Baldi / PORTO SAN GIORGIO: giovani fenomeni / PADEL: tecnica, eventi, club...
Roger Federer,<br />
classe 1981,<br />
ha vinto il suo<br />
ottavo titolo a<br />
Wimbledon e<br />
dicinnovesimo<br />
dello Slam<br />
contri<br />
FEDERICO FERRERO<br />
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CORRADO ERBA<br />
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FEDERICO MARIANI<br />
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DIEGO NARGISO<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
INTERVISTA: FLAVIA PENNETTA REPORTAGE: TENNIS SAVED MY LIFE. IN CARCERE<br />
AGOSTO-SETTEMBRE 2017 - MENSILE - ANNO 88 - N. 9<br />
p.i. 29/07/2017 ISSN 0393-0890<br />
€ 5,50<br />
in Italia<br />
LA RIVISTA DI TENNIS PIÙ ANTICA AL MONDO<br />
ROGER FEDERER<br />
IMMORTALE!<br />
TENNISITALIANO.IT<br />
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Segreteria: Contributors: Riccardo Bisti, Marco Bucciantini, Marco Caldara, Corrado Erba, Federico<br />
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Editoriale<br />
DI LORENZO CAZZANIGA<br />
La vita mi ha risparmiato il latino ma fortunatamente è arrivato in<br />
soccorso Google. Così scopro che proprio i latini sostenevano che Dotata<br />
animi mulier virum regit, cioè che Una donna dotata di coraggio (di spirito)<br />
sostiene (consiglia) il marito. Una frase che la scrittrice britannica virginia<br />
woOLF ha poi semplificato in Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande<br />
donna. secondo i bene informati, è una citazione che si addice perfettamente<br />
alla relazione tra Roger federer e sua moglie Mirka Vavrinec, ex buona<br />
giocatrice, ora amministratrice della vita del marito, carriera compresa.<br />
Dati i risultati, sarebbe stato difficile trovare un miglior amministratore delegato. Se Roger ha<br />
il merito di aver conquistato sul campo diciannove Slam, Mirka ha quello di averlo messo nelle<br />
migliori condizioni per riuscirci. Che la sua opinione abbia un peso notevole lo ha involontariamente<br />
confermato lo stesso Federer, dicendosi pronto a smettere nel caso lei non fosse più<br />
felice di viaggiare in aereo privato, dormire in suite di lusso, frequentare il jet set internazionale<br />
con un paio di tate che le accudiscono i quattro figli e, nel mentre di tutto ciò, amministrare<br />
gli impegni del marito.<br />
Perché Mirka non è lì solo per avvantaggiarsi del ruolo di moglie di uno dei più straordinari<br />
esemplari della storia dello sport. Lei è parte vitale di questi successi. È stata lei ad allontanare<br />
figure troppo invadenti (Federer dice che solo 200 persone hanno il suo numero di cellulare<br />
e suppongo che Mirka le conosca tutte), ma anche a consigliare, se non proprio ad imporre,<br />
scelte tecniche. Pare infatti sia stata anche (soprattutto?) sua volontà optare per coach Ivan<br />
Ljubicic, ritenuto una persona di savoir faire con Roger e per questo ideale consigliere. Più di<br />
Tony Roche, di Stefan Edberg, per non parlare di Paul Annacone, personaggi squisiti ma dalla<br />
personalità non abbastanza spiccata per confrontarsi con il marito. Perché Federer appare<br />
compiacente, e sicuramente lo è con la moglie, ma non è tipo da accettare facilmente delle<br />
critiche sulla sua tecnica di gioco. Con coraggio pari alla saggezza, Ljubicic gli ha invece fatto<br />
notare alcuni dettagli su cui poter lavorare, come la volée di rovescio. Ci saranno stati scambi<br />
di opinione educati ma anche piuttosto tesi, ma i risultati sono evidenti. È altresì probabile che<br />
a Ljubicic piacerebbe vedere un Federer ancora più indipendente, sicuro di sé, come ha dimostrato<br />
sul campo imparando a essere più aggressivo di un tempo. Ma Ljubo è anche altrettanto<br />
intelligente da sapere quanto sia indispensabile mantenere un rapporto di attento equilibrio<br />
con Mirka, onde evitare che il giocattolo perfetto che è riuscito ad assemblare, si spezzi.<br />
Mirka e Ljubicic non sono però i soli personaggi chiave dello staff RF: Pierre Paganini è il preparatore<br />
atletico che l’ha forgiato e poi resuscitato, Severin Luthi l’amico che gli sta sempre di<br />
fianco, Tony Godsick, cognome sfortunato, il manager di una vita, sottratto all’IMG per farlo<br />
diventare suo agente personale. Quando la schiera di agenti IMG volava a Miami per scovare<br />
qualche nuovo talento all’Orange Bowl, come ultimo arrivato, il suo compito era più che altro<br />
fare la spesa. La sua fortuna è stata quella di poter crescere al fianco di un manager come Cino<br />
Marchese e imparare il lavoro nella miglior agenzia. Ora gestisce un’icona che Forbes valuta<br />
in 64 milioni di dollari all’anno e che recentemente è stato perfino votato come sportivo più<br />
trendy ed elegante al mondo. Lui che, arrivato sul Tour, girava per via Montenapoleone con la<br />
coda di cavallo e una felpa col cappuccio.<br />
Comunque sia, le compagne hanno sempre rappresentato un fattore nel tennis: Ivanisevic dice<br />
che una donna è il peggior infortunio che possa capitare ad un tennista; Marat Safin ha buttato<br />
via mezza carriera nel correrci dietro o, come diceva lui, per farle andar via dopo. Agassi che<br />
«il problema non è fare sesso prima di una partita, ma doversi impegnare per farlo». Non è un<br />
caso che i Fab Four siano impegnati in relazioni lunghe e prive di scoop, al punto che è bastato<br />
un primo gossip sulla vita sentimentale di Djokovic perché un castello solidissimo rischiasse il<br />
crollo. Camus gridava , quando si voleva trovare un motivo ai problemi di<br />
un uomo. Spesso avrà avuto ragione, ma all’epoca, Mirka Vavrinec non era ancora nata.<br />
NEXT ISSUE<br />
In questo numero, oltre al<br />
<br />
successo di Roger Federer a<br />
Wimbledon, trovate tanti<br />
altri argomenti interessanti:<br />
dall’intervista a Flavia<br />
<br />
<br />
varie storie che rendono il<br />
<br />
<br />
<br />
alcune rubriche: tra queste,<br />
<br />
<br />
del tennis tramite le nostre<br />
<br />
mitico anno 1976, col numero<br />
<br />
ricordarlo) questo è un numero<br />
<br />
<br />
<br />
tornei dell’estate americana,<br />
<br />
<br />
it) che lanceremo il 28 agosto,<br />
troverete consigli tecnici e i test<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
8
SO EASY!<br />
WHO<br />
Fabio Fognini<br />
WHERE<br />
Wimbledon, Londra<br />
WHEN<br />
7 luglio 2017<br />
WHY<br />
Perché la facilità di esecuzione è<br />
ancora quello che più ci affascina<br />
WHAT<br />
Il talento di Fognini è fuori<br />
discussione, soprattutto la sua<br />
velocità di esecuzione. Pare un<br />
mago con la palla: adesso c’è, ora<br />
non c’è più! La sua capacità di<br />
accelerare senza apparente fatica<br />
non è passata inosservata nemmeno<br />
a chi, sui prati dell’All England Club,<br />
festeggiava i trent’anni dal suo<br />
trionfo: Pat Cash, un tipo di solito<br />
avaro di complimenti.<br />
Anche contro Andy Murray, è stato<br />
spesso Fognini a dettar legge ma<br />
purtroppo il tennis è uno di quei rari<br />
sport dove non sempre il più dotato<br />
vince. Infatti accade spesso tra i<br />
tennisti di fare come l’indimenticato<br />
Paròn Rocco che, quando gli<br />
dicevano Vinca il migliore, lui<br />
rispondeva: «Ciò, speremo de no!».<br />
photo by<br />
Shaun Botterill<br />
Getty Images Sport<br />
11
CONTAINER LOVE<br />
WHO<br />
White Club <strong>Tennis</strong><br />
WHERE<br />
Monaco di Baviera, Germania<br />
WHEN<br />
14 luglio 2017<br />
WHY<br />
Perché il tennis non<br />
conosce davvero confini<br />
WHAT<br />
Ci siamo già occupati sul nostro<br />
PlayBook dei ragazzi del White<br />
Club <strong>Tennis</strong>, che organizzano<br />
league per far giocare anche chi si è<br />
appena avvicinato (o ri-avvicinato)<br />
al tennis, in un contesto di<br />
agonismo, divertimento e socialità.<br />
In un paio d’anni, hanno raccolto<br />
oltre duemila adesioni. Poi, di<br />
tanto in tanto, decidono di voler<br />
dimostrare che si può giocare tennis<br />
dove nessuno oserebbe pensare:<br />
davanti all’Olympiastadion di<br />
Berlino, in piena Theresienwiese,<br />
la patria dell’Oktoberfest o ancora<br />
in cima allo Zugspitze, la montagna<br />
più alta di Germania. In questo<br />
caso, hanno scelto di infilare<br />
un campo da tennis in mezzo a<br />
centinaia di container, della Kloiber,<br />
a Monaco di Baviera. Stay foolish,<br />
diceva un certo Steve Jobs.<br />
photo by<br />
Marcin Zabinski<br />
13
IL FASCINO<br />
WHO<br />
Ivo Karlovic<br />
WHERE<br />
Court 3, Wimbledon, Londra<br />
WHEN<br />
3 luglio 2017<br />
WHY<br />
Perché lo spettacolo non è<br />
solo il Centre Court<br />
WHAT<br />
Chi varca per la prima volta i<br />
Doherty Gates deve subito infilarsi<br />
sul Centre Court, fosse anche<br />
vuoto, immaginando le volée di<br />
Cash e Rafter, il servizio di Sampras<br />
e la risposta di Agassi, perfino le<br />
bestemmie di McEnroe. L’atmosfera<br />
è unica, anche adesso che il tetto<br />
l’ha reso più moderno e funzionale,<br />
per spettatori e tv. Però, una volta<br />
reso omaggio al Tempio, meglio<br />
appollaiarsi sui campi secondari.<br />
Il sole tramonta tardi e gli ultimi<br />
match sono spesso epici pur senza<br />
passare alla storia, perché non<br />
si affrontano dei top players ma<br />
giocatori che darebbero comunque<br />
due dita pur di passare un turno<br />
ai Championships. Chi ha visto<br />
Karlovic vs. Bedene non avrà<br />
assistito ad un tennis di primissima<br />
qualità. Ma avrà goduto tanto.<br />
photo by<br />
Shaun Botterill<br />
Getty Images Sport<br />
15
T H E N<br />
Centre Court di Wimbledon<br />
1981<br />
Una delle finali storiche tra John McEnroe<br />
e Bjorn Borg. Lo svedese, dopo cinque<br />
vittorie consecutive, abdicò: una sconfitta<br />
che fu il preludio ad un ritiro prematuro,<br />
giunto a soli 26 anni, seppur con ben 11<br />
Slam già vinti. Da notare come il campo<br />
fosse rovinato nella zona del servizio e<br />
in quelle vicino alla rete, dato che molti<br />
giocavano sistematicamente il serve &<br />
volley (spesso anche un regolarista come<br />
lo stesso Borg) e molto poco nelle parti<br />
laterali del fondocampo.<br />
16
N O W<br />
Centre Court di Wimbledon<br />
2017<br />
<br />
vinta contro Tomas Berdych. Il serve & volley<br />
è ormai merce rara, al punto che uno scambio<br />
di primo turno tra Rafael Nadal e John<br />
Millman si è concluso dopo 34 colpi! Anche<br />
le condizioni del campo sono molto diverse<br />
<br />
<br />
fondocampo è sparita. Molti hanno giudicato<br />
<br />
<br />
<br />
al servizio hanno conquistato in media il<br />
<br />
la seconda, con un totale di 1.644 ace; a<br />
<br />
al 75,4% con la prima di servizio, ma solo al<br />
52,4% con la seconda, e un totale di 2.532 ace.<br />
17
DIAMO I NUMERI!<br />
ATP Masters 1000<br />
Hanno cambiato nome per cinque volte: Championships Series dal 1990 al 1995, Super 9 dal 1996 al 1999, quindi<br />
<br />
l'attuale denominazione di ATP Masters 1000. In ogni caso, sono i tornei più importanti dopo gli Slam. Da quando<br />
è stata creata questa categoria (1990), si sono disputati 248 tornei. Ecco i numeri più importanti e curiosi: dai<br />
<br />
di Luca Brancher<br />
248<br />
I tornei disputati, nove per ciascuna<br />
stagione dal 1990. È però cambiata<br />
la composizione: hanno resistito<br />
Miami, Indian Wells, Monte Carlo,<br />
Roma, l’Open del Canada, Cincinnati<br />
e Parigi-Bercy. La terra di Madrid<br />
ha invece preso il posto di quella di<br />
Amburgo nel 2009, mentre una delle<br />
tappe autunnali si è spostata più volte<br />
fino a raggiungere l’attuale location<br />
nella città di Shanghai.<br />
61<br />
Il numero di vincitori di tornei<br />
di questa categoria. La Spagna<br />
comanda con 13 giocatori (49<br />
titoli), quindi sei svedesi (11 titoli)<br />
e statunitensi (46 titoli), quattro<br />
tedeschi e francesi, tre britannici,<br />
russi, croati, australiani, argentini<br />
e cechi, due svizzeri e un serbo,<br />
austriaco, brasiliano, cileno,<br />
ucraino, sudafricano, olandese e<br />
romeno. Ahinoi, manca l'Italia.<br />
30<br />
I titoli dei tennisti che si contendono<br />
la leadership assoluta di vittorie<br />
nella graduatoria all-time, vale a<br />
dire Novak Djokovic e Rafael Nadal.<br />
Inseguono Roger Federer a quota 26<br />
titoli, Agassi a 17, Murray a 14 e Pete<br />
Sampras a 11. Visto come sta andando<br />
la stagione, sarà probabilmente<br />
ancora lotta tra Nadal e Federer, con<br />
Djokovic a fare da terzo incomodo, se<br />
risolverà i suoi problemi fisici.<br />
2<br />
Le vittorie di giocatori provenienti<br />
dalle qualificazioni, entrambe<br />
verificatesi ad Amburgo: Albert<br />
Portas nel 2001 batté il connazionale<br />
Juan Carlos Ferrero, cinque anni<br />
prima Roberto Carretero sconfisse,<br />
anche lui in un derby spagnolo, Alex<br />
Corretja. Carretero è anche l'unico<br />
giocatore escluso dai top 100 ad aver<br />
vinto un torneo di questo livello. Nel<br />
1996 infatti, era numero 143 ATP.<br />
18 anni e 5 mesi<br />
L'età del vincitore più giovane: Michael<br />
Chang nell'Open del Canada 1990, in<br />
finale contro Jay Berger. Il più longevo,<br />
guarda un po', è Roger Federer, che<br />
quest'anno ha trionfato a Miami all'età<br />
di 35 anni e 7 mesi battendo Rafael<br />
Nadal. Il più giovane ad aver vinto un<br />
singolo match a questo livello è invece<br />
Richard Gasquet, 15 anni e 10 mesi<br />
quando nel 2002 battè a Monte Carlo<br />
l'argentino Franco Squillari.<br />
125<br />
I tornei ATP Masters 1000 disputati<br />
da Roger Federer, il più presente<br />
in questo genere di competizioni.<br />
Il fuoriclasse svizzero è davanti a<br />
Feliciano Lopez (122), David Ferrer<br />
(113), Tomas Berdych (112), Tommy<br />
Haas (111) e Fernando Verdasco<br />
(110). Considerando che Federer ha<br />
molto ridotto le sue partecipazioni ai<br />
tornei, è possibile che a breve Lopez<br />
lo possa sorpassare.<br />
10<br />
Il maggior numero di vittorie in un<br />
singolo torneo ATP Masters Series:<br />
appartiene a Rafael Nadal che<br />
quest'anno ha conquistato la Decima<br />
a Monte Carlo (oltre che a Roland<br />
Garros). Un terzo dei trionfi Masters<br />
1000 di Nadal provengono dunque dal<br />
Principato monegasco. Altri connubi<br />
importanti riguardano sempre Nadal e<br />
Roma (7 vittorie), Federer e Cincinnati<br />
(7), Agassi e Djokovic a Miami (6).<br />
6<br />
Il maggior numero di titoli Masters<br />
1000 conquistati da un giocatore in una<br />
singola stagione: Novak Djokovic nel<br />
2015, quando fallì soltanto a Madrid,<br />
Montreal e Cincinnati. Lo stesso<br />
giocatore serbo nel 2011 e Nadal nel<br />
2013 si sono fermati a quota 5, Federer<br />
invece a 4. Tutti gli altri si sono fermati<br />
al massimo a tre vittorie stagionali.<br />
25<br />
I cappotti (cioè le vittorie per 6-0<br />
6-0) rifilati nei tornei Masters 1000.<br />
L’ultimo l'ha subìto nel 2016 Tomas<br />
Berdych agli Internazionali BNL<br />
d'Italia a Roma da David Goffin. Si è<br />
trattato anche dell'unico caso in cui<br />
a subire un tale punteggio sia stato<br />
un top ten (all'epoca Berdych era<br />
numero 8 del ranking ATP).<br />
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da una leggera pressione interna;<br />
le strutture ad archi sono una combinazione ottimale fra strutture prefabbricate<br />
in acciaio e/o legno lamellare con il materiale tessile che ne costituisce il manto<br />
di copertura.<br />
Grazie quindi alla elevata qualità delle materie prime impiegate, alla loro originalità<br />
e alla loro perfetta progettazione (eseguita internamente all’azienda secondo<br />
le norme U.50.00299.0) siamo in grado di coprire il vostro spazio qualunque<br />
dimensione esso abbia.<br />
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PROFESSIONAL TENNIS REGISTRY<br />
PTR TENNIS FORUM<br />
Il prossimo 10 settembre, alla Vavassori <strong>Tennis</strong> Academy di Palazzolo, provincia di Brescia, si terrà<br />
l'evento annuale che è ormai diventato un momento di incontro e riflessione tra i soci PTR. E dove<br />
verranno premiati i soci che tagliano traguardi associativi e professionali di un certo rilievo<br />
Con la graduale uscita<br />
di scena di colui che<br />
viene definito, senza<br />
nemmeno bisogno di eccessiva<br />
enfasi, il Maestro dei Maestri,<br />
Fondatore e Presidente Emerito<br />
del PTR, il mitico Dennis Van<br />
der Meer (purtroppo forzato<br />
al ritiro per un ictus che lo ha<br />
colpito alcuni anni fa), i maggiori<br />
rappresentanti del PTR hanno<br />
assunto con grande impegno e<br />
senso di responsabilità il compito<br />
di guidare questa associazione<br />
nel pieno rispetto delle finalità<br />
che sono sempre state portate<br />
avanti dal suo fondatore, e<br />
che rappresentano dei valori<br />
che Van der Meer ha sempre<br />
divulgato in prima persona. Far<br />
condividere, con il buon esempio,<br />
a maestri e coach di tennis di<br />
diverse nazionalità (i soci PTR<br />
sono presenti in 125 paesi) quei<br />
valori umani fondamentali che<br />
lo sport dovrebbe esaltare e che<br />
PTR ha da sempre nel suo DNA,<br />
cioè professionalità, tolleranza<br />
e rispetto, è una missione che,<br />
per chi è parte integrante del<br />
progetto PTR, deve diventare un<br />
impegno costante, in modo da<br />
esserne apprezzati rappresentanti<br />
e promotori. Quindi non solo<br />
servizi professionali da offrire<br />
agli associati per aiutarli a<br />
lavorare nel migliore dei modi,<br />
a essere sempre aggiornati e<br />
competitivi nel proprio lavoro,<br />
ma anche la chiara sensazione di<br />
essere parte di comunità, di una<br />
grande famiglia.<br />
È dunque con questi presupposti<br />
che PTR organizza e invita gli<br />
associati a partecipare ad un<br />
momento di incontro che in<br />
Italia è diventato il PTR <strong>Tennis</strong><br />
Forum e Meeting, un evento su<br />
base annuale, che quest'anno si<br />
terrà domenica 1 seembre alla<br />
Vavassori <strong>Tennis</strong> Academy di<br />
Palazzolo s/Oglio, provincia di<br />
Brescia. Un evento durante il quale<br />
una parte verrà dedicata anche a<br />
riconoscere e premiare i soci che<br />
tagliano traguardi associativi (e<br />
quindi professionali) importanti.<br />
L'elenco lo trovate nella pagina<br />
seguente. Nel fraempo, qui soo,<br />
l'aimo in cui Luigi Bertino (a<br />
sinistra) riceve da Luciano Boi<br />
il riconoscimento internazionale<br />
oerto al ircolo della tampa<br />
porting di Torino come Private<br />
Facilty of the Year 2016.<br />
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21<br />
PROSSIMI APPUNTAMENTI<br />
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<br />
ALTA FEDELTÀ
THE CHAMPIONSHIPS<br />
FAB ONE<br />
Roger Federer ha vinto il suo ottavo titolo a Wimbledon e, giustamente,<br />
ha ricevuto tributi da tutti i media del mondo, con paragoni che ormai<br />
sconfinano il mondo del tennis. Tuttavia, è doveroso far notare che il<br />
dominio di Nadal a Roland Garros e di Federer sui prati di Church Road,<br />
ci hanno regalato delle fasi finali degli ultimi due Slam davvero noiose.<br />
Speriamo che i due fuoriclasse possano trovarsi di fronte allo US Open,<br />
che Djokovic risolva i suoi problemi fisici e personali, che i giovani della<br />
Next Generation comincino a confermare quanto di buono si dice di loro.<br />
Altrimenti sarà sempre più un ritorno al passato<br />
Roger Federer è nato l’8 agosto 1981 a Basilea. In carriera vanta il record per il maggior numero di titoli Slam vinti: 19<br />
22
23
di MARCO IMARISIO<br />
«Il rinnovato dominio<br />
DI RAFAEL NADAL E ROGER<br />
FEDERER ci ha regalato due<br />
finali di Slam orrende»<br />
Indietro così, e in ordine sparso. Le<br />
prossime elezioni saranno vinte da<br />
un rinvigorito Romano Prodi, la Fiat<br />
molla Amsterdam e Londra, torna<br />
a essere italiana e si rilancia con<br />
un nuovo modello di 500, ispirato<br />
a quello dell’omonima antenata<br />
come tutti gli altri settanta che sono<br />
seguiti. Eros Ramazzotti tornerà a<br />
fare agghiaccianti duetti con Ricky<br />
Martin, torneranno persino i Maroon<br />
5, e forse allora, ma solo allora,<br />
davanti all’assoluto male musicale,<br />
capiremo che stiamo bene, ma non<br />
troppo, che nelle sacre stanze l’aria è<br />
un po’ ferma.<br />
Alla fine il bilancio di questi<br />
primi sei mesi di tennis passa<br />
inevitabilmente per l’esercizio di<br />
stile sul ritorno al passato. Siamo<br />
tecnicamente nel 2017, ma è come<br />
essere stati riproiettati nel triennio<br />
2005-2007. Questa constatazione<br />
non vuole togliere nulla alla<br />
grandezza di Rafael Nadal e Roger<br />
Federer, soprattutto di quest’ultimo,<br />
visto che il suo culto sconfina<br />
ormai nel misticismo integralista,<br />
soprattutto quando è neofita, e<br />
ogni osservazione anche generale<br />
che non sia l’elogio delle sue gesta<br />
viene presa come una lesa maestà.<br />
Non è così. Su quei due parlano<br />
i numeri, parlano i fatti. Il loro<br />
rinnovato dominio ci ha regalato<br />
due finali di Slam orrende, che<br />
per trovare un Roland Garros e un<br />
Wimbledon consecutivi così brutti<br />
e privi di pathos all’ultimo atto<br />
tocca scavallare oltre, andare fino al<br />
2002, all’indimenticabile vittoria di<br />
Albert Costa contro un Juan Carlos<br />
Ferrero mezzo zoppo e al sofferto<br />
trionfo di Leyton Hewitt contro<br />
un David Nalbandian che aveva<br />
fretta di farsi battere perché doveva<br />
guardare l’Argentina di calcio<br />
alla televisione. Persero entrambi,<br />
come era giusto che fosse. L’unica<br />
finale di Slam decente, anzi molto<br />
bella, è stata quella dell’Australian<br />
24<br />
Roger Federer con il suo ottavo trofeo di Wimbledon<br />
durante la premiazione sul Centre Court e poi nella<br />
tradizionale cena di gala. Qui sopra, autografa<br />
un’edizione molto limitata della sua racchetta, in<br />
colore bianco e con il numero 8 (in viola) a ricordare<br />
le vittorie conquistate ai Championships.<br />
Open. Dove, naturalmente, a<br />
giocarsela erano quei due, peraltro<br />
dopo aver vinto due semifinali<br />
da urlo, contro Stan Wawrinka e<br />
Grigor Dimitrov, tra i pochi capaci<br />
di farci godere, se di luna buona.<br />
Ovviamente si giocava in campo<br />
neutro, sul cemento, proprio come<br />
accadeva in quel triennio, dove sul<br />
rosso comandava uno e sul verde<br />
quell’altro e le partite migliori tra i<br />
due, unica eccezione la sanguinosa,<br />
per Roger, finale di Roma 2006, si<br />
vedevano sul duro. Diciamoci la<br />
verità. Se non fosse per lo sconfinato<br />
amore e rispetto che si deve portare<br />
a Federer, ogni interesse per questa<br />
edizione di Wimbledon è finito<br />
all’inizio della seconda settimana,<br />
per colpa di Gilles Muller, un altro<br />
giovane più vicino ai quarant’anni<br />
che ai trenta. Il mondo voleva<br />
Nadal-Federer, la rivincita di<br />
Melbourne, la rivincita della finale<br />
del 2008, quando il mostro spagnolo<br />
osò sconfinare sui prati e inaugurò<br />
la prima edizione del Grand Prix<br />
Ormai Federer è Finito, che si ripete<br />
con notevole insuccesso a ogni<br />
stagione, ormai da quasi dieci anni.<br />
Dieci anni sono tanti. Australian<br />
Open, Indian Wells, Miami: Federer,<br />
due volte su tre battendo in finale<br />
Nadal. Montecarlo, Madrid, French<br />
Open: Nadal, senza battere Federer<br />
solo perché non c’era. Wimbledon:<br />
Federer. Il 2017 è questo. Sostituite<br />
i nomi di questi due irripetibili<br />
fenomeni con quelli di altri due<br />
campioni a caso, e parte lo sbadiglio,<br />
la lamentela. Vale la pena ricordare<br />
che in tanti si lamentavano del<br />
duopolio Agassi-Sampras, salvo<br />
avere prima dell’avvento dell’altra<br />
coppia, intermezzi e interregni<br />
piuttosto dimenticabili, e dimenticati.<br />
Albert Costa chi?<br />
I mali fisici e psicologici di Andy<br />
Murray e soprattutto Novak<br />
Djokovic (la sua è una implosione
L’ultimo trionfo a<br />
Wimbledon di Roger<br />
Federer era datato<br />
2012, mentre negli<br />
Slam aveva vinto<br />
lo scorso gennaio<br />
l’Australian Open.<br />
<br />
Church Road in<br />
carriera, sono un<br />
record assoluto<br />
25
«secondo me, federer potrebbe benissimo essere una<br />
creatura con il corpo fatto sia di carne, sia, in un certo<br />
senso, di luce. LA SUA PARTICOLARITÀ È CHE È MOZART E I<br />
METALLICA ALLO STESSO TEMPO, E L’ARMONIA È SOPRAFFINA»<br />
David Foster Wallace<br />
«secondo me dovrebbe<br />
fare un giro su marte e<br />
vedere se là c’è qualcuno<br />
che lo può battere»<br />
Nicola Pietrangeli<br />
che autorizza pensieri definitivi su<br />
una strada senza ritorno) hanno<br />
evidenziato la stranezza di questa<br />
stagione. E il fallimento di una intera<br />
generazione. Quella dei nati nei<br />
primi due anni del Novanta ha fallito<br />
in modo quasi definitivo. Grigor<br />
Dimitrov e Milos Raonic stanno<br />
entrando ormai nella categoria vorrei<br />
ma non riesco. Il bulgaro bello e<br />
inutile, il canadese brutto e inutile.<br />
L’unico che non sembra rassegnato<br />
al proprio destino è Dominic Thiem,<br />
che ha dato segni di vita anche<br />
sull’erba ma sulla sua amata terra è<br />
ancora troppo lontano da un Nadal<br />
in forma, vedi alla voce semifinale di<br />
Parigi, altro spettacolo pietoso. E con<br />
Murray e Djokovic in forse per lo<br />
US Open, il primo per un problema<br />
serio all’anca, il secondo alla testa,<br />
bisogna sperare in questi due, per<br />
non addormetarsi davvero.<br />
Oppure sperare nei giovani. La tanto<br />
strombazzata Next Generation,<br />
annunciata con tanta enfasi da<br />
parte dell’ATP da autorizzare<br />
il pensiero che il suo arrivo sia<br />
considerato una necessità fisiologica<br />
e imprescindibile. Peccato, o per<br />
fortuna, siamo alle solite, con un<br />
ricambio che non si vede neppure<br />
all’orizzonte. Anzi, al momento<br />
non si sono riempiti nemmeno i<br />
posti in seconda fila. In semifinale<br />
a Wimbledon c’è andato Thomas<br />
Berdych, che sembra esistere e<br />
perdere con dignità dalla notte dei<br />
tempi. A questo punto entra nella<br />
conversazione il nome di Alexander<br />
Zverev, unico vincitore di Masters<br />
1000 nel 2017 a non chiamarsi Rafa<br />
o Roger. È il più forte, al punto che<br />
dovremo probabilmente rassegnarci<br />
a vederlo nel Masters dei grandi<br />
a Londra, piuttosto che in quello<br />
dei piccoli alla Fiera di Rho. Però<br />
sembra ancora lontano da certi<br />
livelli. Gioca come quasi tutti i suoi<br />
coetanei, non conosce altro tennis<br />
che non sia lo sfondamento, il tirare<br />
26<br />
I flash dei fotografi mentre Federer bacia il trofeo di<br />
Wimbledon, sotto lo sguardo della moglie Mirka e<br />
delle loro due coppie di gemelli che hanno strappato<br />
qualche lacrima a Roger dopo la finale. Qui sopra,<br />
insieme a coach Ivan Ljubicic, uno dei segreti della<br />
rinascita a questi livelli di Federer<br />
dritto per dritto, con varianti forzate<br />
dall’opportunità più che da una<br />
strategia.<br />
La cecità tattica, figlia della ricerca<br />
della potenza che è l’unico mantra<br />
ammesso, l’unica declinazione<br />
possibile del tennis moderno,<br />
produce un gioco impoverito, che<br />
non prevede mai un piano B e non<br />
sfrutta tutte le zone del campo,<br />
mirando solo agli ultimi trenta<br />
centimetri della riga di fondo.<br />
Abbiamo visto Karen Kachanov, uno<br />
dei meno peggio, tentare di battere<br />
Nadal a Wimbledon usando solo<br />
potenza e top spin. Senza capire<br />
che esiste una contraddizione in<br />
termini, in quella ambizione. C’è una<br />
statistica che sembra una sentenza: a<br />
parità di minuti giocati, sapete quali<br />
sono i due giocatori che nel 2017<br />
hanno diversificato maggiormente<br />
il punto di rimbalzo dei loro colpi?<br />
Esatto, quei due. Hanno cambiato<br />
il loro gioco, hanno imparato a<br />
trovare variazioni, hanno modificato,<br />
sperimentato. Hanno guardato<br />
in avanti, e sono ancora qui. A<br />
comandare.<br />
Quel che preoccupa non è l’esito<br />
della loro sfida alla logica del tempo,<br />
questa longevità agonistica che sta<br />
diventando una storia meravigliosa,<br />
la più bella di sempre. Federer e<br />
Nadal sono esemplari unici ed è<br />
giusto esaltare il primo, vincitore<br />
di Wimbledon a 36 anni, elogiarne<br />
la resilienza che condivide con il<br />
rivale, perché dopo la bellissima<br />
finale del 2014 e quella un po’ meno<br />
bella del 2015 perse entrambe contro<br />
Djokovic, altri si sarebbero arresi<br />
all’evidenza. Lui no. Ma qui si parla<br />
d’altro, almeno ci si prova. Del tennis<br />
che ci aspetta quando quei due<br />
avranno finito, perché sappiamo tutti<br />
che prima o poi succederà. E se il<br />
futuro è quello che abbiamo davanti,<br />
meglio tenere le finestre chiuse e<br />
non muoversi.
Passato professionista<br />
nel 1998, Roger Federer<br />
ha disputato 1.258<br />
<br />
tornei ATP, Grand<br />
Slam e Coppa Davis<br />
<br />
escluse): ne ha vinti<br />
1.111 (88,3%)<br />
27
di LORENZO CAZZANIGA<br />
«IL PRIMO ROGER ERA PIù<br />
UMANO: NON AVEVA ANCORA<br />
CONOSCIUTO ANNA WINTOUR,<br />
NON VESTIVA GIACCA E<br />
CRAVATTA»<br />
Ho conosciuto Roger Federer nel<br />
febbraio del 2001. Lui era impegnato<br />
a giocare l’ormai defunto torneo di<br />
Milano, io lavoravo nell’ufficio stampa.<br />
Quell’anno, si parlava molto di quel<br />
ragazzetto di vent’anni, con una lunga<br />
coda di cavallo tenuta insieme da una<br />
grossa fascia bianca, perennemente<br />
vestito con la tuta e una felpa che<br />
recitava un motto ben remunerativo (per<br />
lui): Just Do It.<br />
Tuttavia, la star di quell’edizione doveva<br />
essere Marat Safin, reduce dal trionfo<br />
allo US Open del settembre prima e che<br />
avevo avuto modo di frequentare nelle<br />
mie trasferte al torneo di Tashkent, in<br />
Uzbekistan, evento poi trasferito in<br />
altri lidi, non senza che la notizia abbia<br />
strappato una lacrima, al sottoscritto e a<br />
Giorgio Di Palermo, membro del Board<br />
ATP che, per chissà quale ragione, non<br />
mancava mai quella trasferta in Asia<br />
Centrale, probabilmente attratto dalle<br />
bellezze dell’Antica Via della Seta, di<br />
Samarcanda, di Bukhara.<br />
Comunque sia, Marat arrivò a<br />
Milano evidentemente stanco e la<br />
preoccupazione di una prematura uscita<br />
di scena era data anche dal fatto che in<br />
quella settimana voleva festeggiare i<br />
suoi 21 anni, compiutti il sabato prima<br />
dell’inizio del torneo. Cino Marchese,<br />
consulente organizzativo dell’evento<br />
e tra i più grandi manager della storia<br />
dello sport italiano, era stato chiaro,<br />
visto che conosceva i buoni rapporti<br />
che intrattenevo con Safin: «Cazza,<br />
se scopro che stai tramando qualcosa,<br />
organizzando una festa o anche solo<br />
una serata in discoteca con Marat, ti<br />
inseguo con un bastone». E Cino non<br />
è persona che si esprime per metafore.<br />
Lo rassicurai, dicendogli che il lavoro<br />
di ufficio stampa, in un’epoca senza<br />
Internet, Intranet e compagnia, mi<br />
stancava al punto da consigliarmi il<br />
riposo, appena finivo il mio lavoro,<br />
verso la mezzanotte. Ovviamente<br />
mentivo: chiamai un amico che gestiva<br />
il Tocqueville, un bel locale in una<br />
28<br />
Roger Federer bacia per l’ottava volta la coppa<br />
di Wimbledon e poi la mostra ai suoi fans che lo<br />
attendono all’uscita della mitica club house dell’All<br />
England Club. Qui sotto, nemmeno alla cena di gala<br />
Federer riesce a staccarsi dal suo prezioso trofeo<br />
traversa di Corso Como, regno della<br />
movida milanese, a due passi dal mitico<br />
Hollywood, e mi assicurai che al tavolo<br />
fossero presenti almeno una decina<br />
di belle ragazze. Arrivato, trovai Safin<br />
imbestialito, mentre mi presentava la<br />
sua fidanzata, corsa a Milano per fargli<br />
una sorpresa. Divenne ex il giorno dopo,<br />
ma almeno Marat ebbe il buon senso<br />
(e il buon cuore) di suggerire all’amico<br />
Nikolay Davydenko di avvicinare<br />
una deliziosa brunetta e di... sposarla<br />
appena possibile. Davydenko seguì alla<br />
lettera il consiglio di Safin, con evidente<br />
soddisfazione.<br />
Safin perse presto e quindi Federer<br />
divenne l’attrazione principale del<br />
torneo: data la superficie piuttosto<br />
rapida, giocava un tennis ancora più<br />
aggressivo, anche perché l’esuberanza<br />
di un ventenne è difficile da tenere a<br />
bada. Vinse in finale su Julien Boutter,<br />
un tipo strampalato, che una sera<br />
beccai nel parcheggio mentre fumava<br />
qualcosa in più di una sigaretta. Non<br />
si nascose, anzi me ne offrì una. Il<br />
giorno dopo perse comunque lottando,<br />
in tre set. E così Milano potrà sempre<br />
vantarsi di aver tenuto a battesimo<br />
il primo successo di quelli che molti<br />
considerano, con una certa ragione, il<br />
miglior tennista di tutti i tempi.<br />
L’anno dopo, Federer non poteva che<br />
tornare a difendere il titolo. Il look era<br />
sempre quello, la fama che lo precedeva<br />
certamente maggiore visto che l’anno<br />
prima, sui prati di Church Road, aveva<br />
sconfitto Pete Sampras, in quello che<br />
molti avevano definito un ipotetico<br />
passaggio di consegne. A Milano si<br />
presentò da favorito ma perse in finale<br />
da Davide Sanguinetti, in un match<br />
da sold out totale, al punto che, per far<br />
entrare l’amico Roberto Brogin, ora<br />
apprezzato coach della Federazione<br />
canadese, dovetti farlo passare dalle<br />
cucine e poi infilarlo su un seggiolone<br />
improvvisato. Federer aveva già rischiato<br />
nei turni precedenti, a dimostrazione che<br />
già un semplice torneo ATP gli andava
29
«Era un Roger più umano. Non aveva ancora conosciuto Anna<br />
Wintour, non si era ripulito il look, non vestiva giacca e<br />
cravatta con la stessa nonchalance con la quale gioca una<br />
volée a campo aperto. e, particolare da non sottovalutare,<br />
non aveva ancora perso il suo coach-mentore, Peter Carter»<br />
«ROGER, PERCHé VUOI<br />
ESSERE UN ANGELO QUANDO<br />
PUOI DIVENTARE DIO?»<br />
Peter Carter, coach sudafricano del<br />
giovane Federer, scomparso nel 2002<br />
in un incidente stradale<br />
stretto. Ricordo il match d’esordio contro<br />
Sargis Sargsian perché fu l’occasione per<br />
invitare una deliziosa fanciulla, a nome<br />
Cristina. La lasciai sulle tribune mentre<br />
sbrigavo alcune faccende, non dopo<br />
averla assicurata che stava per assistere<br />
alla performance di un giovanotto che<br />
presto sarebbe diventato il numero uno<br />
del mondo. Tornai tre quarti d’ora dopo<br />
e la trovai confusa: «Per quanto ne possa<br />
capire, gioca bene. Però non mi pare così<br />
giovane». Sargsian aveva vinto 6-4 il<br />
primo set e in effetti aveva già 29 anni.<br />
In qualche modo, Federer arrivò fino alla<br />
finale. L’atmosfera era pazzesca e l’unico<br />
momento di tensione (per il sottoscritto)<br />
era dato dalla musica che introduceva<br />
i giocatori in campo. Federer, che<br />
qualcuno paragona a Mozart, amava<br />
invece i Metallica ma non voleva<br />
saperne di lasciarmi il suo CD (già,<br />
all’epoca niente iPhone o Spotify) che<br />
teneva stretto come una reliquia. Ci<br />
vollero quindici minuti abbondanti per<br />
spiegargli che non eravamo a New York,<br />
che Milano va a dormire e che Ricordi,<br />
celebre negozio di musica della Galleria,<br />
era ormai chiuso. Suo malgrado, mi<br />
lasciò il CD, senza tuttavia aggiungere<br />
una velata minaccia: «Guarda che a fine<br />
partita lo rivoglio», quasi si trattasse<br />
del Rolex che ha sostituito quella selva<br />
di braccialetti che indossava all’epoca.<br />
Chissà, forse preoccupato di non potersi<br />
addormentare sulle note di Nothing Else<br />
Matters, Federer perse 6-1 al terzo, per il<br />
tripudio dei fans italiani, di Sanguinetti e<br />
di coach Claudio Pistolesi.<br />
Di quell’edizione, ricordo anche la<br />
preoccupazione dell’ATP che aveva<br />
lanciato lo Stars Program che prevedeva<br />
l’obbligo di portare alcuni protagonisti<br />
del torneo a promuovere l’evento in un<br />
luogo tipico della città. Piazza Duomo<br />
fu una scelta fin troppo scontata; meno<br />
ottenere i permessi, anche solo per<br />
portare una piccola rete e un operatore<br />
che riprendesse la scena. A giocare, a<br />
due passi dal sagrato, Roger Federer e<br />
Juan Carlos Ferrero. Oggi servirebbe un<br />
30<br />
Roger Federer posa insieme alla vincitrice del singolare<br />
femminile di Wimbledon, la spagnola Garbine<br />
Muguruza alla cena di gala. Qui sopra, spiega le sue<br />
ragioni nella conferenza stampa post-finale<br />
certo dispiegamento di forze dell’ordine<br />
per tenere a bada tifosi e curiosi;<br />
all’epoca, non fu semplice convincere<br />
una scolaresca a mettersi ai lati, per far<br />
finta che qualcuno fosse interessato.<br />
Ricordo pure di aver chiesto ad un<br />
collega di intervistare Federer al mio<br />
posto, seduti in un bel bar della Galleria<br />
Vittorio Emanuele. Lo chiesi come atto<br />
di cortesia, pagando anche il conto.<br />
Pensa un po’.<br />
Ma volete che sia finita qui? A<br />
novembre, una gentile agenzia di<br />
comunicazione mi offre un invito<br />
per visitare Mauritius. Acchiappo<br />
l’occasione al volo: mi accompagnano<br />
in uno dei resort più esclusivi, Le Saint<br />
Geran, dove posso scambiare quattro<br />
colpi con il maestro Eric Thorel. Tra<br />
una chiacchiera e l’altra, mi dice che<br />
tra gli ospiti c’è anche Roger Federer.<br />
Abbandono il gruppo e comincio la<br />
ricerca. L’inseguimento termina alla Spa:<br />
appena mi vede, barcolla: lo rassicuro<br />
di non essere uno stalker e gli chiedo<br />
cosa sta combinando: «Aspetto Mirka»,<br />
butta lì, un po’ scocciato. Mi siedo vicino:<br />
chissà mai che invece esca una starlette<br />
e io mi ritrovo con un gossip-scoop<br />
da rivendere a qualche periodico rosa.<br />
Passano pochi istanti ed esce Mirka,<br />
l’accappatoio ancora indosso: Federer<br />
saluta compiaciuto.<br />
Era, va detto, un Roger più umano.<br />
Non aveva ancora conosciuto Anna<br />
Wintour, non si era ripulito il look, non<br />
vestiva giacca e cravatta con la stessa<br />
nonchalance con la quale gioca una<br />
volée a campo aperto. Però, particolare<br />
da non sottovalutare, non aveva ancora<br />
perso il suo coach-mentore, quel Peter<br />
Carter scomparso il primo giorno di<br />
agosto del 2002 in un incidente stradale.<br />
Un fatto che ha segnato molto la vita<br />
di Federer, legatissimo al suo coach,<br />
sudafricano come sua madre Lynette.<br />
La leggenda vuole che sia stato proprio<br />
Carter a rimetterlo sulla buona strada:<br />
da ragazzino Federer rompeva racchette<br />
come un Gulbis in buona forma e si<br />
allenava senza la dovuta attenzione,<br />
affidandosi al talento, più che al<br />
sacrificio. Carter, diventato un fratello<br />
maggiore, ancor prima che l’allenatore,<br />
un giorno lo guardò fisso e gli chiese:<br />
«Roger, perché vuoi essere un angelo,<br />
quando puoi diventare Dio?». Si riferiva<br />
al tennis, per l’amor del cielo, ma il<br />
paragone calzava. Da allora gli sono<br />
state a fianco tante figure importanti,<br />
su tutte quella del preparatore atletico<br />
Pierre Paganini, quindi il coach dei primi<br />
successi importanti, Peter Lundgren,<br />
infine quello che lo ha rivitalizzato dopo<br />
un periodo di lunghi infortuni, Ivan<br />
Ljubicic. Una storia, quella di RF, nata<br />
all’Old Boys Club di Basilea, passata per<br />
il PalaLido di Milano e che promette<br />
di non finire all’All England Club di<br />
Wimbledon. Almeno non quest’anno.
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32<br />
STO
RIE<br />
Difficile immaginare che un carcere possa<br />
essere un luogo dove il tennis recita un ruolo<br />
importante. Invece, in quello di Bollate, per<br />
diversi detenuti il nostro sport è diventato<br />
qualcosa che va oltre un sano sfogo sportivo e<br />
si è trasformato in un mezzo che li tiene legati<br />
al mondo esterno e aiuta la vita all'interno.<br />
La loro storia è drammatica ma deve anche<br />
far riflettere. A seguire, abbiamo voluto<br />
raccontarvi altre vicende di tennis, che vale<br />
la pena conoscere. E non finisce qui, perché<br />
ogni numero ve ne presenteremo altre...<br />
33
REPORTAGE ESCLUSIVO<br />
TENNIS SAVED<br />
testo di FEDERICO FERRERO<br />
34
CASA DI RECLUSIONE DI BOLLATE<br />
MY LIFE.<br />
immagini di MARCO DE PONTI<br />
35
«Per me il tennis è una<br />
ragione di vita», afferma<br />
Davide senza esitare. Sembra<br />
una frase buttata lì, ma<br />
un conto è se la dice il tuo<br />
maestro al circolo, un altro<br />
se a farlo è un carcerato con<br />
il pieno, altro vocabolo quasi<br />
beffardo che, da queste parti,<br />
indica l’ergastolo.<br />
Per uno strano gioco di contrari, a Bollate<br />
quasi tutto è fuori taglia, dal parcheggio<br />
ai reparti numerati che imitano i<br />
maxicondomini delle periferie; eppure,<br />
il lessico del carcere volge spesso al<br />
diminutivo. A partire dai ristretti, che è<br />
un termine più signorile per individuare<br />
i detenuti, ma non solo: la spesa diventa spesina, l’addetto<br />
alle pulizie è lo scopino, l’autorizzazione si chiama<br />
domandina. Forse perché in questo micromondo, dalla<br />
libertà in giù, la realtà è rimpicciolita e, anche dove gli spazi<br />
sembrano perdersi, alla fine trovi sempre un muro.<br />
La domandina è il lasciapassare per tutto ciò che non è<br />
espressamente permesso perché, per chi sconta una pena,<br />
la logica delle cose è capovolta: se qualcuno non ha stabilito<br />
che puoi, vuol dire che non puoi. Senza la domandina<br />
firmata, Davide non potrebbe andare a raccattare Elson<br />
dal terzo al quinto blocco e farsi una passeggiata con lui<br />
fino ai campi da tennis, dove un gruppetto di appassionati<br />
condivide la voglia di dedicarsi a uno sport così improbabile<br />
tra queste mura e magari di ritrovare, scambiando qualche<br />
palla, il filo della propria esistenza. Davide ha 45 anni,<br />
è milanese di buona famiglia, aveva un bel mestiere di<br />
grafico pubblicitario, insegnava nelle scuole. Tra i detenuti,<br />
è lui l’anima del progetto tennis. <strong>Tennis</strong>, proprio così:<br />
un’opportunità rara per i soci, come li chiama Stefano -<br />
quasi ridendo di se stesso - che invece ha 49 anni, una<br />
vita non facile alle spalle e dovrà rimanere qui ancora un<br />
po’. «Ma non ho mai fatto del male a nessuno», ci tiene<br />
a chiarire; perché qui, anche tra i soci, ci sono persone<br />
che hanno lasciato dietro di sé scie di sangue e di dolore,<br />
distrutto vite e famiglie.<br />
«Non ero un granché con la racchetta ma ho imparato –<br />
dice Stefano – e mi sono appassionato. Il tennis mi piace<br />
perché butti fuori tutto quello che tieni dentro, anche le<br />
tensioni. Ti aiuta ad accettare meglio la tua situazione».<br />
Che non è solo quella di un uomo che deve pagare un<br />
debito alla società: la sofferenza di due separazioni, le<br />
richieste di lavoro rimaste lettera morta. Per chi ha più reati<br />
alle spalle, anche se mai troppo gravi, ottenere benefici è<br />
come fare un ace con la seconda di servizio. Nel carcere di<br />
Bollate, il tennis non spopola come il calcio, tanto celebre<br />
da organizzare un corso per allenatori e, finché c’è stata la<br />
possibilità, di formare una squadra ufficiale, regolarmente<br />
iscritta ai campionati, la Bollatese. Ma è uno sport<br />
trasversale. «Lo gioca anche Alberto», dicono i ragazzi che<br />
accompagnano Davide al campo per la sessione di palleggi.<br />
Alberto è quel giovane di Garlasco, in provincia di Pavia,<br />
recluso per una storiaccia che è materialmente impossibile<br />
non aver incontrato sui giornali; Alberto è anche un<br />
bocconiano, che ha trovato alla svelta impiego nel call<br />
center di un operatore telefonico con sede dentro le mura.<br />
Con qualche mugugno dei suoi compagni di detenzione,<br />
meno fortunati con i colloqui di lavoro.<br />
Il tennis è giù, in fondo: si costeggia Cascina Bollate, cioè<br />
la serra-vivaio, poi il piccolo maneggio mantenuto dal sciur<br />
Villa, un benefattore della zona, e un cortile di cemento<br />
recintato che qualcuno chiama, sempre con quel misto di<br />
sarcasmo e autoironia che gli ospiti di un carcere sviluppano<br />
piuttosto alla svelta, il Bollate Beach Resort. Ci saranno<br />
trentacinque gradi, il sole picchia da far male ma un ragazzo<br />
ha il coraggio di rosolarsi, placido, con una coperta di lana<br />
sotto la schiena che dev’essere come carta vetrata passata<br />
al forno. Un altro, lì accanto, si sta gonfiando i deltoidi col<br />
bilanciere: ma non fa troppo caldo, per i pesi? «No, anzi, più<br />
soffri meglio è, così la sera sei sfinito e dormi», dice. Gli è<br />
arrivato il definitivo, una condanna passata in giudicato, e<br />
per i prossimi tre anni abiterà qui.<br />
L’amministrazione illuminata di questa casa di reclusione<br />
è nota per essere una tra quelle - e sono poche - che<br />
rispettano per intero il dettato costituzionale. Un<br />
condannato, per quanto spaventoso possa essere ciò che<br />
ha commesso, non è un reato ambulante ma una persona,<br />
che deve pagare ed essere recuperata: trattare con umanità,<br />
offrire un mestiere e un’idea di riscatto è anche un esercizio<br />
di protezione sociale, perché abbatte la recidiva. È un<br />
discorso complesso, che cozza contro il legittimo dolore<br />
di chi, là fuori, ha perso tutto come vittima di vicende<br />
36
tragiche; chi parla di rieducazione, generalmente, viene<br />
travolto dal populismo penale del «buttiamo via la chiave»,<br />
di chi vorrebbe reintrodurre la pena di morte, dei discorsi<br />
alla «mio figlio è disoccupato e lo Stato tutela i criminali».<br />
E, soprattutto, sembrerebbe una questione aliena al<br />
serve&volley. Invece no: perché il tennis in carcere è un<br />
collante, aiuta ad applicare la cultura del rispetto, tiene in<br />
moto mente e corpo. In qualche caso, addirittura, salva:<br />
«Per me è una ragione di vita», afferma Davide senza<br />
esitare. Sembra una frase buttata lì, ma un conto è se la dice<br />
il tuo maestro al circolo, un altro se a farlo è un carcerato<br />
con il pieno, altro vocabolo quasi beffardo che, da queste<br />
parti, indica l’ergastolo.<br />
Davide indossa la fascetta nera col baffo, una polo Sergio<br />
Tacchini e arrotola l’overgrip in tinta sulla Wilson bianca,<br />
un regalo della sorella Barbara per il compleanno del 2015:<br />
per chi sta fuori, un dettaglio dappoco. Per chi vive il tempo<br />
dilatato di una carcerazione con fine pena mai, il segno<br />
tangibile di un sostegno che vale la differenza tra vivere e<br />
lasciarsi andare. Parla più volentieri della finale del torneo<br />
Uisp dello scorso anno, vinta 6-3 al terzo contro l’ispettore<br />
Liverani, che non della «tragedia, quel momento di buio»<br />
che lo ha portato in carcere, undici anni fa. Ma non si<br />
nasconde. Nel suo passato si specchia una qualunque delle<br />
nostre vite: il lavoro, gli amici, le scorribande in moto, le<br />
vacanze in Spagna, un amore contorto con una fidanzata<br />
problematica che andò pure in tivù a raccontare la sua<br />
versione in un programma dal titolo appropriato: Vite<br />
Maledette. È l’unico ad aver frequentato in gioventù una<br />
scuola tennis e si vede: gioca con l’impostazione corretta,<br />
quella che ti danno i maestri da ragazzino: «Per me il<br />
tennis è stato un miracolo. A Torino, dove avevo chiesto di<br />
essere trasferito per studiare scienze politiche, noi detenuti<br />
potevamo praticare solo il goback, una specie di minitennis<br />
con palette di legno, dentro una palestra. La mia ultima<br />
racchetta era una Head del 1998 ed ero rimasto indietro su<br />
tutto, non avevo neanche l’antivibrante, non sapevo cosa<br />
fosse il bilanciamento del telaio... Dopo un bel pezzo che ero<br />
qui, a Bollate, mi sono affacciato alla finestra e ho visto due<br />
ragazzi che giocavano a tennis e mi si è aperto un mondo».<br />
Che la Uisp ha reso possibile grazie a Renata Ferraroni,<br />
senatrice dell’Unione Italiana Sport per Tutti e<br />
responsabile delle attività in carcere per la Lombardia,<br />
con l’appoggio della dirigenza del carcere. Che vuol dire<br />
tutto, perché in altri istituti il tennis non viene praticato:<br />
altre amministrazioni lo ritengono pericoloso, sia per<br />
l’attrezzo necessario al gioco, sia perché le palle, tagliate<br />
in due e poi risaldate, potrebbero essere utilizzate per<br />
passare ai detenuti sostanze stupefacenti o altre merci<br />
vietate. Qui tutti i tennisti sono tesserati e Davide non<br />
smette di pensare a iniziative, a nuovi progetti; anche se<br />
talora glieli bocciano, come lo studio grafico di un logo<br />
per l’abbigliamento dei soci. Lui incassa e si fa venire<br />
un’altra idea: «Mi piacerebbe frequentare un corso<br />
maestri a settembre», e ti mostra il foglio tenuto con<br />
cura maniacale nella cartellina, forse un retaggio del<br />
suo mestiere precedente la condanna. È il programma di<br />
una giornata di formazione Uisp con il coach Giacomo<br />
Paleni, ma iniziare a chiedere autorizzazioni con mesi di<br />
anticipo può non bastare: bisogna che qualcuno prenda<br />
in carico la richiesta, che il programma finisca sulla<br />
scrivania del magistrato, che ritorni coi timbri, le firme,<br />
superi gli ostacoli di ferie, assenze, sviste e rallentamenti<br />
e, forse, il corso si farà. Uno slalom gigante. Come quello,<br />
vinto per testardaggine dopo lunghissime attese, per<br />
ottenere il certificato medico di pratica sportiva. Davide<br />
è sufficientemente consapevole per non lamentarsi, mai:<br />
«Inutile girarci intorno, tutti noi chiusi sappiamo perché<br />
siamo chiusi qui dentro. Bisogna accettare la realtà,<br />
semmai darsi da fare per conquistarsi anche le piccole<br />
cose, e abituarsi a buttare giù rifiuti e fallimenti. Ci ho<br />
messo tanto tempo ma, alla fine, ho deciso di provarci,<br />
a vivere: di perdonarmi, prima di tutto, sperando che un<br />
giorno gli altri possano perdonare me».<br />
Maria Romano, della Uisp, segue da quasi 15 anni il<br />
progetto tennis in alcuni istituti del Milanese. In tutti<br />
i reparti, qui, hanno pitturato le righe, tirato su la rete<br />
e invitato i detenuti a provarci con racchetta e pallina.<br />
Solo a Bollate è successo l’imponderabile: «Nonostante<br />
certe difficoltà comuni a tutti gli istituti, c’è un ambiente<br />
37
I due campi, vicini al maneggio voluto e mantenuto dal signor Villa, un benefattore della zona, dove si svolgono i corsi della Uisp che hanno avvicinato tanti detenuti al tennis.<br />
In generale, lo sport è parte integrante e per nulla secondaria dei programmi di rieducazione che fanno del carcere di Bollate uno dei più attivi sotto questo punto di vista.<br />
38
Sopra Emanuele mentre si esibisce in un (tentativo di) colpo spettacolare; qui sotto, Xhevdet detto Jeff, Davide, Fabio e Elson posano sul campo all’interno del loro blocco (nel carcere di<br />
Bollate ve ne sono sette). Sullo sfondo, quelle che loro definiscono le stanze, cioè le celle di detenzione. In basso, nella pagina accanto, Sermiy, detenuto ucraino.<br />
39
meraviglioso. Vedi un agente della polizia penitenziaria<br />
e un detenuto che giocano insieme il doppio, si danno<br />
il cinque». Non sono rare le battute di spirito sulle palle<br />
rubate: del resto, l’autoironia è l’anima di tante iniziative<br />
nate nelle case di reclusione italiane: la Banda Biscotti,<br />
Sprigioniamo Sapori, la birra Vale la Pena, i vestiti Codice<br />
a Sbarre, le Innocen-T-shirt. È un modo per guardare<br />
diversamente alle proprie scelte scellerate e, forse, rendere<br />
quasi sopportabile il peso della colpa. «Su questi campi<br />
si riescono a stemperare tensioni nelle maniere più<br />
inaspettate. Il tennis ha annullato le distanze, le rivalità, i<br />
sospetti reciproci e in tanti, con questo sport, si sono tirati<br />
fuori dalla depressione. A volte sono capitati dei miracoli:<br />
un ex detenuto di Bollate è tornato in Sicilia, ha preso<br />
un appezzamento incolto di famiglia, ha fatto costruire<br />
un campo e una casetta di legno: ora insegna tennis<br />
ai ragazzini e li allontana dalla strada, per evitare che<br />
facciano la sua fine».<br />
Una considerazione al volo di Davide sull’incordatura<br />
monofilo e su questi terreni infidi, che si mangiano il<br />
feltro delle palle e le suole delle scarpe, e ti pare davvero<br />
di essere a cianciare al circolo con un socio meticoloso, di<br />
quelli che si studiano a memoria i servizi sull’attrezzatura.<br />
Però, dentro il recinto della galera, il semplice si complica:<br />
«Ci appoggiamo per quanto possiamo alla Uisp, che ci<br />
dà una grandissima mano. Facciamo richieste all’ufficio<br />
spesa, che ci porta le palle che acquistiamo ogni 15 giorni».<br />
Con una domandina, ovviamente. «Ci prendono i tubi in<br />
offerta: Tecnifibre, Artengo, Babolat, quello che c’è. Solo<br />
che, in meno di tre settimane sono da buttare. Per scarpe<br />
e magliette, idem. Io ogni due mesi faccio andare 50 euro<br />
di scarpe, perché il campo che c’è all’aria (l’aria è uno<br />
spazio comune di ricreazione frequentabile in orari stabiliti,<br />
ndA) è ancora più abrasivo di questo. Non possiamo usare<br />
Internet né, ovviamente, uscire, quindi facciamo un’altra<br />
domandina, alleghiamo la foto delle cose che vorremmo<br />
comprare e loro, se le trovano, ce le prendono. Per le<br />
incordature è un altro discorso ancora: solo il proprietario<br />
del maneggio ha ottenuto l’autorizzazione a portare le<br />
nostre racchette da Decathlon. In cambio, noi facciamo una<br />
donazione con cui paghiamo l’incordatura e contribuiamo<br />
alla manutenzione dello spazio per i cavalli, altrimenti non<br />
potremmo giocare».<br />
Per agevolare la diffusione della malattia del tennis a<br />
Bollate, Davide ha trovato un alleato insperato nella<br />
televisione. «In tutti i carceri in cui sono stato ti davano<br />
solo dieci canali, sostanzialmente le reti Rai e Mediaset. Poi,<br />
un giorno, a Torino ci sostituirono i vecchi tubi catodici con<br />
le tivù al plasma, che avevano il decoder digitale integrato:<br />
riuscimmo a sbloccare il codice per guardare tutte le<br />
reti e per due mesi, prima che ci scoprissero, era come il<br />
luna park! Avevamo una miriade di canali, ed è lì che ho<br />
scoperto Supertennis. Restai incantato, col telecomando in<br />
mano: vivevo in cella con due ragazzi che non ne potevano<br />
più, volevo sempre guardare partite. Per più di dieci anni<br />
non avevo seguito nulla e non sapevo di Nadal, Federer,<br />
Djokovic o Murray. O che esistesse Sara Errani, finché non<br />
è arrivata in finale a Parigi: da allora la ammiro tantissimo<br />
per la tenacia, la voglia di vincere tutti i punti».<br />
La stessa che ci mette lui, anche se è solo un palleggio a<br />
ridosso del muro di cinta: Elson sbaglia un dritto facile,<br />
Davide digrigna i denti e fa il pugnetto. Proprio come<br />
in tivù. «Ma no, lui fa pif e io faccio sbam», interrompe<br />
Elson, parlantina sciolta e fare spavaldo; una condanna in<br />
discesa: ha scontato oltre la metà degli anni, con un lavoro<br />
esterno da giardiniere alla Darsena «che mi piace, ma mica<br />
è tutto rose e fiori perché guadagni una miseria e, una volta<br />
finito il progetto, saluti anche il lavoro». Elson è giovane,<br />
muscoloso, tira forte e rischia, picchia con foga e una<br />
tecnica ancora da sistemare; Davide invece ragiona, taglia,<br />
alza le traiettorie, accelera solo quando ha senso provarci.<br />
«Devi dire che ti piace Nadal!», lo provoca Elson. «Ma no,<br />
Federer è il tennis, per tutti è diventato un dio ed è giusto<br />
così. È solo che, quando ho ricominciato a giocare, giocavo<br />
spesso da solo contro il muro e, senza volerlo, ho preso a<br />
colpire con molto top spin. Come Rafa».<br />
Con la fascetta bianca e la polo Lacoste verde scuro,<br />
Emanuele pare rimasto agli anni Settanta e somiglia a<br />
un membro della famiglia Tenenbaum: «Con il tennis<br />
stiamo insieme, socializziamo, rispettiamo le regole dello<br />
sport, ci teniamo in movimento: sembra poco ma per<br />
noi è importante», dice. Elson, che proprio non sopporta<br />
i pallettari, ne ha anche per lui: «Palleggia e ti sfinisce,<br />
martella sul tuo punto debole, tira piano e non sbaglia, ti<br />
fa diventare scemo». Poi c’è Sermiy, giovanissimo, viso<br />
candido; parla sottovoce, chiede scusa quando interrompe<br />
una frase a metà perché tocca a lui palleggiare e ti chiedi<br />
cosa diamine possa aver fatto di male, uno così. «Per<br />
esperienza so che a volte è meglio non saperlo; a meno<br />
che non me lo dicano loro, io non faccio mai domande»,<br />
commenta Maria Romano. Sermiy è ucraino, pure lui si<br />
consuma gli occhi davanti alla tivù quando c’è tennis e ha i<br />
suoi idoli: «Dolgopolov? Più o meno, perché fa cose belle ma<br />
butta via troppe partite. A me piace di più Elina Svitolina, ha<br />
la mia età, quest’anno ha vinto a Dubai, a Istanbul, a Roma,<br />
è proprio brava». E lui sa tutti i suoi risultati.<br />
I soci sono al campo ogni santo giorno «tranne quando<br />
piove», dice Davide. «Giochiamo in inverno con i guanti,<br />
il cappello e le tute, pure se troviamo la patina di ghiaccio<br />
al mattino. Niente scuse: quando qualcuno di loro si<br />
lamenta per qualcosa, io tiro fuori questo ritaglino di zio<br />
Toni Nadal e glielo leggo ad alta voce». Gli altri stanno ad<br />
ascoltarlo: è un decalogo pubblicato su questa rivista mesi<br />
fa, con i comandamenti impartiti a Rafa. Mai dare colpa<br />
alla sfortuna, al vento, al nastro, al sole, al caldo, al mal di<br />
pancia. Si gioca e basta, dando il meglio. Sempre.<br />
Davide legge tanto, non solo <strong>Tennis</strong> <strong>Italiano</strong> - che un<br />
giorno suo padre gli trovò in edicola e portò durante un<br />
colloquio - ma tutti i libri che trova recensiti sul giornale.<br />
«In stanza - è una cella singola, gli ergastolani ne hanno<br />
diritto per legge - ho la Bibbia, il 500 Anni di <strong>Tennis</strong> di<br />
Gianni Clerici. Grazie alla libreria cui mi appoggio, poco<br />
tempo fa ho comprato anche Vincere Sporco: l’ho letto<br />
subito, mi è piaciuto molto». Vincere sporco a tennis, in<br />
carcere, con l’ergastolo. Magari contro un agente di polizia.<br />
Sembra un’altra fantasia, una battuta di spirito, di quelle<br />
che fan dimenticare per un minuto in più perché la vita sia<br />
deragliata fin qui. Invece è il tennis.<br />
40
Uno dei detenuti, Stefano, all’entrata<br />
del campo nella zona dell’aria, una<br />
sorta di cortile di ricreazione. La<br />
superficie non supererebbe i test<br />
dell’ITF, la rete è appesa al muro<br />
col fil di ferro e le righe tracciate in<br />
qualche modo. In fondo, i cartelloni<br />
evitano che la palla passi tra le<br />
sbarre. Ma solo pioggia e neve<br />
impediscono di scendere in campo<br />
41
STORIE DI TENNIS<br />
Alex Hunt<br />
Neozelandese, 23 anni, nato senza un braccio, un handicap pesante. Eppure, con tanta<br />
forza di volontà e ottimismo, è un ragazzo solare, con una particolare predisposizione per il<br />
tennis. Al punto da essere diventato il primo disabile a conquistare un punto ATP<br />
testo di Federico Mariani<br />
Ventitré anni, un braccio che gli<br />
arriva solo al gomito da quando<br />
è nato e un punto ATP che<br />
sembrerebbe una sciocchezza e<br />
invece rappresenta un primato.<br />
Alex Hunt, neozelandese, è infatti il<br />
primo disabile a essere incluso nel<br />
ranking del tennis mondiale. Il mezzo<br />
col quale si è scritto un pezzettino<br />
di storia si chiama Christopher<br />
Cajigan, un 19enne proveniente<br />
dalle isole Marianne, stracciato da<br />
Hunt in un Future da 15mila dollari<br />
nel Guam, una perla incastonata<br />
nell’Oceano Pacifico: un doppio<br />
cappotto che ha regalato ad Alex il<br />
simbolico traguardo. Nonostante<br />
l’handicap, Alex è ottimista, solare, al<br />
punto da definirsi perfino fortunato,<br />
nonostante nelle sue condizioni la<br />
maggior parte delle persone non<br />
seguirebbero alla lettera il secondo<br />
comandamento.<br />
Nato e cresciuto in Nuova<br />
Zelanda, in una fattoria dove la sua<br />
famiglia allevava pecore (fatto non<br />
esattamente inusuale, in un paese<br />
dove ce ne sono quasi 30 milioni),<br />
è l’ultimo di tre figli maschi e<br />
nonostante l’handicap, gli riesce<br />
un po’ tutto: gioca a tennis, cricket,<br />
sfreccia in moto, aiuta nella fattoria e<br />
nelle faccende domestiche.<br />
Grazie all’educazione ricevuta e al<br />
fatto che nessuno in famiglia lo tratta<br />
come un disabile, ha sempre avuto la<br />
mente aperta, senza pensare troppo<br />
a cosa poteva o non poteva fare. Il<br />
tennis rientrava tra le sue passioni<br />
e quindi ci ha provato, spinto anche<br />
dal fatto che anche i suoi genitori<br />
e fratelli sono degli appassionati<br />
praticanti.<br />
42<br />
«il mio scopo è ispirare i disabili.<br />
se sorretti dal giusto spirito,<br />
si può vivere alla grande anche<br />
con un handicap» e perfino<br />
conquistare un punto atp<br />
In realtà, non ci sono troppe attività<br />
che gli sono precluse per via del<br />
braccio: «Obiettivamente, anche nel<br />
giocare a tennis non trovo enormi<br />
difficoltà tecniche. L’unica differenza<br />
sostanziale è azzeccare il lancio di<br />
palla. Faccio grande fatica col vento,<br />
così come la stragrande maggioranza<br />
di chi gioca, ma dovendo lanciare<br />
la palla con la protesi per me è<br />
chiaramente più difficile. Un altro<br />
piccolo problema è il cambio di<br />
impugnatura dal rovescio al dritto,<br />
specialmente in fase di risposta al<br />
servizio dove si ha poco tempo. Ho<br />
cercato varie soluzioni e, alla fine, ho<br />
deciso di adottare la medesima presa<br />
per entrambi i colpi. Una soluzione<br />
sicuramente più comoda ma anche<br />
scorretta dal punto di vista tecnico.<br />
Però mi sono adeguato».<br />
Se il sogno è giocare contro Federer<br />
(ma siamo convinti che in una<br />
prossima esibizione di Roger,<br />
il desiderio possa anche essere<br />
esaudito), l’obiettivo reale è entrare<br />
nei primi 500 giocatori del mondo,<br />
mentre il traguardo finale sarebbe<br />
quello di qualificarsi per il tabellone<br />
principale di uno Slam. «Però mio<br />
scopo principale è un altro: voglio<br />
ispirare i disabili e far capire che<br />
tutto è possibile. Se sorretti dal giusto<br />
spirito, si può vivere alla grande<br />
anche con un handicap».<br />
Un messaggio trasmesso alla famiglia<br />
di un neonato colpito dalla sua stessa<br />
disabilità: «Per me è stato davvero<br />
incredibile riuscire a trasmettere una<br />
nuova speranza, avergli fatto capire<br />
che il loro bambino potrà avere<br />
una vita normale anche senza un<br />
braccio». Il messaggio è molto più<br />
forte se il messaggero è nelle stesse<br />
condizioni del destinatario.<br />
Dal punto di vista economico, la<br />
situazione non è stata così grave<br />
perché il governo neozelandese è<br />
molto attento ad assistere i disabili,<br />
al punto da avergli fornito tutte le<br />
protesi di cui aveva bisogno: «Adesso<br />
non mi serve più cambiarle perché<br />
il mio corpo ha smesso di crescere,<br />
quindi non credo di dover cambiare<br />
ancora il braccio. A meno che non<br />
rompa quello che ho» dice ridendo<br />
con grande autoironia.<br />
Alex ha provato tante protesi, sempre<br />
attento, curioso, perfino eccitato<br />
nel provare nuovi marchingegni<br />
tecnologici che possano aiutarlo<br />
a migliorare la sua condizione.<br />
«Anche in questo caso devo<br />
ringraziare il mio Paese perché mi<br />
ha messo a disposizione un ottimo<br />
team di specialisti a Wellington<br />
che mi ha costruito la protesi e, al<br />
contempo, cercato di sviluppare<br />
sempre nuove soluzioni da farmi<br />
testare. Chiaramente la tecnologia<br />
di oggi aiuta noi disabili: fossi nato<br />
cinquant’anni fa, probabilmente mi<br />
sarebbe stato precluso quasi tutto<br />
quello di cui ora posso godere. Ecco,<br />
vedi che sono un tipo fortunato?».<br />
Per seguire le vicende di Alex sui social: Facebook: alex<br />
hunt tennis; Instagram: alexhunt_tennis
43
STORIE DI TENNIS<br />
Marcus Willis<br />
L’anno scorso giocava sul Centre Court di Wimbledon contro Roger Federer, quest’anno si è<br />
fermato nelle qualificazioni. Diventato papà e con qualche chilo di troppo addosso, il 26enne<br />
inglese deve prendere una decisione: fare il maestro o il tennista professionista?<br />
testo di Lorenzo Cazzaniga<br />
Non ho ben capito se, seduto<br />
nell’improvvisata sala stampa delle<br />
qualificazioni di Wimbledon, Marcus<br />
Willis mi stesse prendendo per il culo.<br />
Con un giro di parole studiato nelle<br />
due ore precedenti, gli ho domandato<br />
del suo stato di salute, visto che la<br />
silhouette non era proprio da atleta<br />
allenato. Con nonchalance mi ha<br />
risposto: «Ti dirò, va meglio di qualche<br />
tempo fa», prima di mostrarmi dal<br />
cellulare alcune immagini che lo<br />
ritraevano durante una corsa al parco.<br />
Marcus è salito alle cronache l’anno<br />
scorso: faceva lezioni private a<br />
30 sterline l’ora a Wokingham,<br />
nel Berkshire, una quarantina<br />
di chilometri a ovest di Londra.<br />
Ripescato dopo aver perso nelle prequalificazioni<br />
di Wimbledon, riuscì<br />
chissà come a superare tre turni<br />
al Bank of England Sports Centre<br />
di Roehampton, dove si giocano<br />
le qualificazioni del torneo più<br />
prestigioso al mondo.<br />
Annullate le lezioni della settimana,<br />
ha battuto Ricardas Berankis, per<br />
meritarsi una passerella sul Centre<br />
Court, al cospetto di Roger Federer.<br />
L’emozione gli è costato un cappotto<br />
nel primo set, mentre nel terzo, dopo<br />
un miracoloso lob che ha strappato<br />
l’applauso anche a Federer, si è detto<br />
perfino deluso perché «almeno un set<br />
l’avrei meritato».<br />
Se il livello fosse stato quello, la favola<br />
non sarebbe terminata in quell’istante,<br />
ma sarebbe proseguita nelle settimane<br />
successive, seppur in location meno<br />
affascinanti. Invece, dopo un successo<br />
nel torneo Futures a Meshref, in<br />
Kuwait, di Marcus Willis si sono perse<br />
le tracce, fermato da un infortunio<br />
44<br />
Marcus willis è a un<br />
bivio: scegliere di fare il<br />
professionista o tornare a<br />
lavorare come maestro alla<br />
Down House School for Girls<br />
che lui ha spiegato snocciolando<br />
un referto medico ma che qualcuno<br />
ha sospettato potesse essere diretta<br />
conseguenza di un’eccessiva<br />
frequenza al McDonald’s. L’abbiamo,<br />
un po’ per caso, ritrovato lo scorso<br />
febbraio a Shrewsbury, in un Futures<br />
da 15.000 dollari di montepremi<br />
con il suo match programmato alle<br />
10.30 del mattino contro un 20enne<br />
francese, Roman Joncour. La fama<br />
che lo aveva preceduto non si era<br />
totalmente smarrita, visto il via vai<br />
di appassionati, nonostante il giorno<br />
lavorativo. Una coppia di mezza<br />
età si era addirittura sciroppata<br />
200 chilometri per arrivare fino nel<br />
Berkshire e non aveva intenzione di<br />
lasciare la città fin tanto che Marcus<br />
fosse stato impegnato nel torneo.<br />
Quello di Shrewsbury era solamente<br />
il terzo torneo della stagione per<br />
Marcus: negli altri due aveva ottenuto,<br />
come miglior risultato, una vittoria<br />
sul nostro Erik Crepaldi che l’aveva<br />
qualificato per le semifinali del Futures<br />
di Timpton, giusto la settimana prima,<br />
fermato da un esperto francese come<br />
David Guez. A Shrewsbury, Marcus si<br />
è spinto ancora più avanti, arrivando<br />
fino alla finale, persa lottando contro il<br />
tedesco Oscar Otte. A fare il tifo dalla<br />
tribuna, la moglie Jennifer Bate, che<br />
poche settimane dopo avrebbe dato<br />
alla luce la piccola Martha May.<br />
Il problema restava di carattere<br />
economico. Se il secondo turno di<br />
Wimbledon 2016 aveva sistemato<br />
alcune bollette, nei primi sei mesi del<br />
2017, Marcus aveva racimolato 5.000<br />
euro lordi di montepremi, certamente<br />
meno di quello che aveva guadagnato<br />
insegnando tennis alla Downe House<br />
School for Girls, un’esclusiva scuola<br />
privata della zona.<br />
Indeciso tra i sacrifici di una vita da<br />
professionista e lo stipendio sicuro da<br />
maestro di tennis, la logica familiare<br />
avrebbe optato per quest’ultima<br />
decisione. Tuttavia, l’arrivo della bella<br />
stagione e quindi dei Championships,<br />
l’ha convinto a riprovarci. La richiesta<br />
di wild card per il main draw è stata<br />
rigettata, quindi ha provato con le<br />
qualificazioni, riempiendo la nuova<br />
tribunetta e il palinsesto di qualche<br />
canale tv. Per un paio di turni è<br />
riuscito a ingannare gli avversari con<br />
i suoi tocchi sotto rete, le smorzate<br />
improvvise, le accelerazioni quasi<br />
casuali e quel servizio mancino che<br />
sull’erba è sempre una sentenza.<br />
Poi, di fronte a un giocatore solido<br />
come Illya Marchenko, ha ceduto.<br />
Ora resta l’incognita: riuscirà Marcus<br />
a perdere una decina (abbondanti)<br />
di chili, sostituire la massa grassa<br />
con quella magra e dedicarsi al<br />
tennis professionistico full time? Il<br />
talento per provare a entrare nella<br />
top 100 mondiale e vivere di questa<br />
passione non gli manca, così come<br />
un posto da maestro nel Berkshire<br />
lo attenderà per sempre, fin tanto<br />
che si ricorderanno che questo tizio<br />
ha lobbato Federer sul Centre Court.<br />
Ma a 26 anni è giunto il momento di<br />
prendere una decisione, mister Willis.
45
STORIE DI TENNIS<br />
Mattia Paolucci<br />
Oltre cento presenze da portiere dello Sporting Terni nella Serie D del calcio e, nell’estate del<br />
2014, la prima racchetta impugnata per caso. In tre anni, è passato dal primo scambio sul<br />
campo in mateco della bocciofila ad una classifica di 3.1 che arriverà a breve<br />
testo di Federico Mariani<br />
Ci sono due tipologie di attrazioni<br />
nello sport: quella dell’estasi per la<br />
purezza del gesto dei campioni e<br />
quella verso ciò che è replicabile.<br />
Lasciamo quindi perdere Roger<br />
Federer e il Centre Court di<br />
Wimbledon e trasferiamoci su<br />
due campi in mateco, uno rosso, l’altro<br />
di un blu che vagamente ricorda<br />
quello dello US Open. Fanno da<br />
sbiadito contorno in un circolo dove<br />
il l’attenzione è tutta per la bocciofila,<br />
rigorosamente indoor, con tanto di<br />
tornei a livello nazionale. È l’estate del<br />
2014 e la polisportiva è frequentata<br />
soprattutto da anziani divisi in<br />
ordinati tavoli da gioco, più qualche<br />
sporadico appassionato di tenni che<br />
prova a sbracciare su quei campi così<br />
veloci da essere un unicum a Terni.<br />
Spesso non serve neanche telefonare<br />
per assicurarsi un’ora di pallate al<br />
misero costo di 6 euro in tutto. È qui<br />
che comincia il viaggio tennistico di<br />
Mattia, anni ventitré, di cui gran parte<br />
occupati a volare da un palo all’altro<br />
in difesa di una porta. Per questo,<br />
anche a tennis, diventa dannatamente<br />
precoce e maledettamente forte. In<br />
porta il ragazzo non era male: oltre<br />
cento presenze in Serie D, cinque<br />
anni di permanenza con lo Sporting<br />
Terni e un derby vinto contro il<br />
Perugia - allora sceso in D - giocato<br />
per l’occasione allo stadio Liberati, la<br />
casa della Ternana. Da queste parti<br />
significa molto. Per due anni è stato<br />
eletto miglior portiere stagionale nel<br />
girone del Centro-Italia. «Quando<br />
mi sono reso conto di non poter<br />
arrivare ai massimi livelli, ho preferito<br />
smettere - dice con schiettezza -. E<br />
così, grazie a un amico e alla mia<br />
46<br />
un processo innaturale che ha<br />
portato un ragazzo in tre anni<br />
dall’impugnare per la prima volta<br />
un racchetta a presidiare il<br />
vertice della terza categoria<br />
ragazza che già giocavano, mi sono<br />
ritrovato sul campo da tennis». In<br />
breve tempo batterà la ragazza e pure<br />
l’amico. Chi della competizione ha<br />
fatto un mantra sin da piccolo, non<br />
può accontentarsi della partitella<br />
tra amici. Cominciano le lezioni col<br />
maestro, filano via le racchette, spesso<br />
frantumate e poi collezionate (una<br />
trentina di fusti semi-disintegrati<br />
sono conservati in cantina), arriva la<br />
tessera Fit e i primi tornei. I progressi<br />
tecnici sono impressionanti. Il suo<br />
è un tennis inevitabilmente grezzo,<br />
muscolare, ma l’innata attitudine alla<br />
lotta e la comprensione dell’essenza<br />
del gioco, sommata a un’esplosività<br />
fisica come non se ne trovano tra i<br />
Quarta, gli permettono di imporsi<br />
subito. «Giocavo e vincevo. Per<br />
battermi dovevano essere molto più<br />
bravi di me e spesso non bastava». Per<br />
chi è digiuno di tennis, l’equazione<br />
essere più bravo = vincere può apparire<br />
scontata. Ovviamente non lo è.<br />
Passano dodici mesi da quando ha<br />
cominciato e Mattia ha già vinto<br />
un torneo di Quarta e scalato la<br />
classifica da enneci a 4.1. Il fatto<br />
che ci sia riuscito in un intervallo<br />
temporale insensato, fonde rabbia<br />
e ammirazione. Altri sei mesi sono<br />
sufficienti per superare scalino<br />
fatidico che lo separa dalla terza<br />
categoria: è un cambiamento di status,<br />
gli appassionati lo sanno.<br />
Quando non gioca, Mattia sforna le<br />
pizze sostituendo la racchetta con<br />
la pala: è il titolare di una piccola<br />
pizzeria al taglio nel cuore della<br />
principale via Ternana. Come nel<br />
tennis, anche nell’attività commerciale<br />
ha conosciuto un successo precoce.<br />
E come tanti ragazzi, anche Mattia<br />
ha deciso di fare del suo corpo una<br />
tavolozza sulla quale dipingere<br />
passioni e amori. E così, sul petto<br />
compaiono due scritte: la prima - con<br />
tanto di hashtag - recita Nato per<br />
volare in omaggio ai trascorsi sui<br />
campi di pallone; l’altra dice NMM,<br />
l’acronimo reso celebre da Fabio<br />
Fognini e proprio a lui dedicato: Non<br />
Mollare Mai.<br />
A metà viaggio l’ascesa s’interrompe,<br />
stoppata da un ritorno di fiamma per<br />
il calcio. «Mi mancavano i guantoni<br />
e l’adrenalina di un campionato, ma<br />
tutto è durato sei mesi». Anche a<br />
livello sportivo, le minestre riscaldate<br />
non sono buone. Ed ecco rifare<br />
capolino all’orizzonte il tennis. Mattia<br />
riprende la scalata imponendosi con<br />
straordinaria nonchalance anche<br />
nella terza categoria, un microcosmo<br />
in grado di smascherare i bluff. Le<br />
vittorie e gli upgrade in classifica<br />
sfilano via con costanza disarmante<br />
fino a disegnare un processo<br />
innaturale che ha portato un ragazzo<br />
in tre anni esatti, dall’impugnare<br />
per la prima volta una racchetta<br />
a presidiare il vertice della terza<br />
categoria con la classifica di 3.1 che<br />
arriverà a breve. Con un occhio<br />
al futuro. «La seconda categoria?<br />
Sarebbe un miracolo!». Perché quanto<br />
fatto in questo triennio cos’è stato?
47
STORIE DI TENNIS<br />
Wimbledon Qualies<br />
Se non si ha una classifica sufficiente, per varcare i Doherty Gates bisogna passare da<br />
Roehampton. Un pellegrinaggio che un vero appassionato di tennis dovrebbe compiere,<br />
una volta nella vita. Per vivere un’esperienza unica nel suo genere<br />
testo di Lorenzo Cazzaniga<br />
Con la metro scendi a Putney Bridge,<br />
quindi ti avvali dell’efficiente servizio<br />
di autobus di Londra e dopo un<br />
altro quarto d’ora vieni scaricato nel<br />
Purgatorio del tennis. Il Paradiso,<br />
quello dista quattro chilometri e<br />
duecento metri. Il primo si chiama<br />
Bank Of England Sports Centre e sta<br />
a Roehampton, il secondo All England<br />
Lawn <strong>Tennis</strong> and Croquet Club, e sta a<br />
Wimbledon.<br />
Ma se un giocatore non gode di<br />
qualche privilegio, è dal Purgatorio<br />
che deve passare. Doveva esserci<br />
anche Maria Sharapova, la bella russa<br />
rientrata dopo la squalifica per doping<br />
e quindi senza una classifica adeguata<br />
per essere ammessa al tabellone<br />
principale di Wimbledon. Aveva detto<br />
che sarebbe stato perfino «divertente<br />
provare una nuova esperienza, le<br />
qualificazioni di Wimbledon», una<br />
dichiarazione che ha creato un certo<br />
imbarazzo organizzativo, visto che<br />
la sua presenza avrebbe mosso fans,<br />
media e guardoni. È così cominciata<br />
una lunga corsa ai ripari: per la prima<br />
volta è stato istituito un biglietto:<br />
pochi spiccioli ma con un numero<br />
massimo di tagliandi fissato a 500 per<br />
ciascun giorno di gara, in modo da<br />
garantire l’ordine pubblico. Poi è stata<br />
montata una piccola tribunetta sul<br />
campo più lontano, con due operatori<br />
aggrappati agli alberi per filmare gli<br />
incontri. Oh, e si erano scomodate<br />
BBC, Espn, la nostra Sky Sport. Come<br />
spesso accade con le belle dame, la<br />
Sharapova ha dato forfait all’ultimo,<br />
rendendo inutili tutte queste<br />
operazioni, che poi gli organizzatori<br />
hanno affermato non essere ad<br />
personam, ma dipendenti dalla volontà<br />
48<br />
Se queste pagine potessero<br />
animarsi, mi piacerebbe<br />
mostrarvi il rovescio di<br />
tstitsipas: TifereSTe per lui come<br />
non ci fosse un domani<br />
di garantire la sicurezza agli spettatori.<br />
Comunque sia, la mancata presenza<br />
della russa non ha quantomeno<br />
pregiudicato l’atmosfera del torneo,<br />
che è del tutto particolare rispetto alle<br />
qualificazioni degli altri Grand Slam.<br />
First of all, se non passi il torneo a<br />
Roehampton, non potrai mai dire<br />
di aver, letteralmente e fisicamente,<br />
giocato a Wimbledon. Negli altri<br />
Slam le qualificazioni sono dirottate<br />
sui campi laterali ma sei pur sempre<br />
dentro Melbourne Park, Roland<br />
Garros e Flushing Meadows. A<br />
Roehampton, e speriamo resti così<br />
in eterno (nonostante Federer spinga<br />
perché vengano spostati nell’adiacente<br />
campo da golf di Church Road,<br />
dichiarazione forse dovuta per<br />
compiacere qualche collega meno<br />
fortunato) perché l’esperienza è unica.<br />
Appena varcato il cancello, l’unica<br />
concessione alla tecnologia è data da<br />
un enorme tabellone che aggiorna<br />
i punteggi delle varie partite e che<br />
diventa la mappa interattiva del<br />
proprio soggiorno, visto il numero<br />
infinito di match che si giocano. Uno<br />
spazio verde dove alcuni ragazzi si<br />
divertono col cricket, è l’anticamera<br />
dal Paradiso dell’appassionato<br />
tennista, almeno di quello un po’ nerd,<br />
a dirla tutta. Cioè l’appassionato che<br />
rifugge un primo turno scontato sul<br />
Centre Court per correre a vedere se<br />
davvero il suono della Prestige quando<br />
Stefan Kozlov, americano di 19 anni,<br />
impatta il back di rovescio è davvero<br />
diverso.<br />
Quest’anno gli inglesi si affrettavano<br />
a raggiungere il campo principale<br />
per ammirare, si fa per dire, i loro<br />
migliori giocatori, liberando ancora<br />
più spazio negli altri campi; qualcuno<br />
si siede su una collinetta che offre<br />
una buona vista su almeno tre campi,<br />
più in là, la prospettiva impedisce di<br />
riconoscere anche solo chi gioca. I più<br />
esperti invece, arrivano con la sedia da<br />
campeggio e con quella si muovono,<br />
per l’invidia di chi resta perennemente<br />
in piedi. Perché la bellezza del luogo<br />
sta proprio nell’infilarsi tra un campo<br />
e l’altro, distanti lo spazio fisico di tre<br />
persone messe una fianco all’altra.<br />
Si avvertono i rumori, le parole<br />
che volano, le richieste ai giudici, i<br />
consigli dei coach, gli unici a godere<br />
di una sedia. Ma soprattutto, avverti<br />
il rumore della palla all’impatto, una<br />
sorta di test onomatopeico, dove il<br />
suono sostituisce le parole e ti aiuta a<br />
capire quanto un giocatore sia forte.<br />
Per dire, quando Rublev colpisce, ti<br />
rendi conto perché potrebbe diventare<br />
un fenomeno. Se poi queste pagine<br />
potessero improvvisamente animarsi<br />
(si chiama realtà aumentata), allora mi<br />
piacerebbe mostrarvi la slow-motion<br />
del rovescio di Tsitsipas. Perché a quel<br />
punto comincereste a tifare per questo<br />
ragazzotto greco come non ci fosse un<br />
domani, come fosse la persona a voi<br />
più cara, come colui che, più di ogni<br />
altro, potrebbe non farci rimpiangere<br />
i fenomeni attuali. Ecco, anche questo<br />
ti insegna un pomeriggio passato a<br />
Roehampton.
49
50
IL PERSONAGGIO<br />
the new<br />
FLAVIA<br />
Nel 2015 la vittoria allo US Open e il ritiro dalle<br />
competizioni. Nel 2016 il matrimonio con Fabio<br />
Fognini e lo scorso 19 maggio la nascita del figlio<br />
Federico. In pochi anni la vita di Flavia Pennetta<br />
è cambiata radicalmente. Ma dopo l'esperienza<br />
a Sky Sport, ammette che in futuro non le<br />
dispiacerebbe un impegno nel settore tecnico<br />
intervista di Marco Caldara<br />
51
La Wilson Blade è ancora<br />
là, sulla stessa parete<br />
della casa di Barcellona<br />
dove Flavia Pennetta<br />
l’ha appesa a fine 2015,<br />
tenendo fede all’annuncio<br />
di addio fatto in<br />
mondovisione due mesi e<br />
mezzo prima, nel giorno<br />
più importante della sua<br />
carriera, quando vinse<br />
lo us open. Ma il tennis<br />
è rimasto comunque al<br />
centro della sua vita,<br />
anche se ora in braccio<br />
c'è il piccolo Federico,<br />
arrivato lo scorso<br />
19 maggio a chiudere<br />
il cerchio di due anni<br />
scanditi dalle emozioni:<br />
il primo titolo Slam, il<br />
ritiro, il matrimonio con<br />
Fabio Fognini e la nascita<br />
del bebè. E poi i primi<br />
impegni della sua seconda<br />
vita, come opinionista a<br />
Sky Sport. sarà quello il<br />
suo futuro? forse, Anche<br />
se ci ha confessato che<br />
la voglia di trasmettere<br />
la sua esperienza alle<br />
nostre giovani promesse<br />
non manca.<br />
Franco Davin ha detto che sei la<br />
moglie che ogni coach vorrebbe,<br />
perché conosci tutte le esigenze di<br />
un giocatore. È vero?<br />
Confermo. Credo di avere maggiore<br />
pazienza rispetto a una compagna<br />
che non ha mai vissuto determinate<br />
situazioni, semplicemente perché io le<br />
ho provate su me stessa. Non voglio<br />
interferire in ciò che fa l’allenatore<br />
oppure mio marito. Anzi, quando<br />
posso cerco di dare una mano.<br />
Poi, quando so di poter pretendere<br />
qualcosa, non mi tiro indietro.<br />
Come sono stati i primi mesi<br />
da mamma?<br />
Più belli di quanto potessi<br />
immaginare. Fino a quando non hai<br />
un bambino fra le braccia, non puoi<br />
capire ciò che significa. È stancante,<br />
ma anche un’emozione unica. Ho<br />
anche rivalutato la figura di mia<br />
mamma e tutto ciò che ha fatto per<br />
me: specialmente da piccole succede<br />
che fra madre e figlia ci sia qualche<br />
conflitto, mentre ora che so cosa vuol<br />
dire essere genitori, vedo mia madre<br />
come un idolo. Un aspetto che noi<br />
donne possiamo apprezzare ancora di<br />
più rispetto agli uomini.<br />
Il tuo, di uomo, che papà è?<br />
Bravissimo. Io gli ho dato un<br />
consiglio: quando è a un torneo e si<br />
vuole riposare, è meglio che rimanga<br />
un giorno in più dopo la sconfitta,<br />
perché appena rientra il riposo è<br />
finito. Tuttavia, per il momento,<br />
appena perde fa il possibile per<br />
tornare subito da noi. Fabio fa tutto:<br />
il bagnetto, cambia i pannolini, fa<br />
addormentare il bimbo. E ora che<br />
abbiamo iniziato a dargli il biberon<br />
una volta al giorno, se ne occupa lui,<br />
per essere ancora più partecipe.<br />
Sembra che la nascita del bimbo<br />
abbia anche giovato al suo tennis.<br />
Sta bene, è contento. Ci sono tanti<br />
fattori che possono aiutare un<br />
giocatore, ma alla fine il tennis resta<br />
qualcosa di personale. Quando vuole<br />
fare le cose, Fabio le fa. Quando non le<br />
vuole fare, non le fa. Piaccia o meno a<br />
qualcuno, è così.<br />
vista la situazione<br />
attuale del tennis<br />
femminile, c'è rammarico<br />
nell'aver smesso?<br />
Sì, con Fabio ne parliamo spesso.<br />
E lui mi dice in continuazione che<br />
devo tornare a giocare. Anche se<br />
non lo posso dire con certezza,<br />
se avessi tenuto il livello di gioco<br />
dell’ultima parte della mia carriera,<br />
probabilmente in un periodo come<br />
questo mi sarei potuta togliere altre<br />
soddisfazioni. Però sono talmente<br />
serena e felice della mia vita che va<br />
benissimo così.<br />
Quindi il rientro non è mai stato<br />
preso in seria considerazione?<br />
Non mi vedo capace di tornare a<br />
soffrire quanto dovrei per recuperare<br />
certi livelli, riprendere quel genere<br />
di allenamenti, con quella intensità.<br />
Oggi quando mi capita di rivedere<br />
alcune mie partite mi stupisco di<br />
come mi muovessi sul campo. Se lo<br />
facessi ora mi farei male. Ero molto<br />
veloce, mentre adesso mi sento un<br />
ippopotamo.<br />
Victoria Azarenka ci è riuscita.<br />
È stata ferma meno ed è anche più<br />
giovane. L’età influisce: a 28 anni<br />
hai ancora un po’ di margine per<br />
fare bene, come era successo a Kim<br />
Clijsters. Anche Serena Williams<br />
dice di voler tornare subito dopo la<br />
maternità e spero per lei che ci riesca.<br />
Sono convinta che lo farà perché è<br />
un fenomeno. Magari giocherà un<br />
anno e mezzo, vincerà quello che deve<br />
vincere e poi dirà basta. Questo è un<br />
momento in cui ci sono stati diversi<br />
stop per maternità, ma sono poche le<br />
giocatrici che tornano dopo il parto.<br />
La WTA dovrebbe pensare a<br />
qualche soluzione per agevolare la<br />
vita delle mamme nel Tour?<br />
Qualcosa esiste già. Nei tornei del<br />
Grand Slam ci sono delle aree dove<br />
giocatori, allenatori e accompagnatori<br />
possono lasciare i propri figli. Ma la<br />
Flavia Pennetta, 35 anni, figlia di mamma Concetta e papà Oronzo, è sposata con Fabio Fognini<br />
dal giugno 2016. Lo scorso 19 maggio hanno avuto un figlio, chiamato Federico in ricordo<br />
dell'amico Federico Luzzi, ex giocatore morto prematuramente a 28 anni per una leucemia<br />
fulminante nel 2008. Prima azzurra della storia a entrare nella top 10 mondiale, ha vinto 11<br />
titoli da professionista, tra i quali lo US Open nel 2015. Ora è anche opinionista di Sky Sport.<br />
52
verità è che le giocatrici-mamme sono<br />
poche, mentre sono di più i giocatori<br />
che viaggiano per i tornei con le<br />
compagne e i figli. Per gli uomini è<br />
più facile, non devono fare nulla.<br />
Quattro dei primi cinque giocatori<br />
del mondo hanno dei figli. Manca<br />
solo Rafael Nadal.<br />
È fidanzato da una marea di anni<br />
con la stessa ragazza, Xisca. Ricordo<br />
quando lui la corteggiava e lei non lo<br />
considerava. Gli dava di continuo il<br />
due di picche, ma alla fine ha ceduto<br />
(ride, n.d.r.).<br />
Intanto il tennis italiano<br />
femminile rimpiange la tua<br />
generazione. Come vedi il<br />
prossimo futuro?<br />
Si sapeva che ripetere ciò che è<br />
stato fatto negli ultimi anni sarebbe<br />
stato complicato. Impossibile no,<br />
complicato sì. In questo momento<br />
siamo messe parecchio male, è un<br />
dato di fatto. L’unica che mi sta<br />
piacendo è Camila Giorgi, è quella<br />
che gioca meglio. Può fare ancora<br />
molto. Però dietro di lei c’è veramente<br />
il vuoto. Molto spesso, parlando con<br />
Francesca, Roberta e Sara dicevamo<br />
che la Federazione e il movimento in<br />
generale sono stati molto fortunati ad<br />
averci. Per dieci anni ci sono sempre<br />
state delle giocatrici italiane nei piani<br />
alti della classifica WTA. Il momento<br />
in cui avrebbero fatto meglio gli<br />
uomini doveva arrivare, è un ciclo.<br />
Non pensi che il vostro periodo<br />
d’oro si potesse sfruttare meglio?<br />
Ognuna di noi è venuta fuori con le<br />
proprie forze: da piccole io e Roberta<br />
abbiamo avuto qualche aiuto da parte<br />
della Federazione, ma poi abbiamo<br />
preso le nostre strade e siamo arrivate<br />
in alto grazie a meriti nostri e a chi<br />
ci siamo messe accanto. Magari il<br />
nostro percorso poteva essere preso<br />
d’esempio, per analizzare alcune<br />
scelte e vedere i passi compiuti per<br />
arrivare fino alla top 10 mondiale.<br />
Però mi accorgo che non è semplice,<br />
anche perché quando una giocatrice<br />
raggiunge un livello così alto, tende<br />
un po’ a chiudersi a riccio. Per me,<br />
a meno che non ci fosse stata una<br />
grande confidenza, sarebbe stato<br />
difficile accettare di avere una<br />
giocatrice ad allenarsi con me, per<br />
vedere in che modo lavoravo.<br />
Durante Wimbledon hai<br />
collaborato con Sky Sport: come<br />
valuti questa nuova esperienza?<br />
Mi fanno sentire come a casa e per<br />
me è fondamentale. Soprattutto visto<br />
che durante Wimbledon sono stata<br />
a Milano con mio figlio. Mi trovo<br />
molto bene con Stefano Meloccaro<br />
e lo stesso con Eleonora Cottarelli,<br />
nonostante non la conoscessi prima di<br />
Wimbledon. Mi coccolano un sacco.<br />
È più difficile parlare di ex<br />
colleghe in tv piuttosto che negli<br />
spogliatoi?<br />
Devo avere qualche filtro in più, non<br />
posso essere troppo diretta. Io nel<br />
profondo sono un po’ stronzetta, però<br />
davanti alle telecamere devo filtrare<br />
un po' ciò che penso, dirlo in un’altra<br />
maniera. Penso sia normale in tv.<br />
Vedi un ruolo in tv nel tuo futuro?<br />
Fino a quando Fabio giocherà non<br />
credo intensificherò questo impegno<br />
perché la priorità resta la famiglia.<br />
Federico è ancora molto piccolo,<br />
ma dal prossimo anno viaggeremo<br />
un po’ più spesso insieme al papà,<br />
in modo che anche lui possa<br />
trascorrere più tempo con suo figlio.<br />
Poi, quando Fabio smetterà e saremo<br />
meno nomadi, la tv è un'opzione che<br />
non escluderei. Anche se…<br />
Anche se...<br />
Mi piace il campo, l’idea di dare un<br />
contribuito alle nuove generazioni.<br />
Quindi parli di un impegno a<br />
livello tecnico.<br />
Esatto, anche se non intendo viaggiare<br />
con una giocatrice professionista.<br />
Mi piacciono le giovani dai 15 ai 20<br />
anni, mentre non mi vedrei come<br />
insegnante di una bambina di otto.<br />
Non saprei nemmeno da dove<br />
iniziare per insegnarle il dritto. Posso<br />
mostraglielo, ma spiegarlo è ben<br />
altra cosa. Non è scontato che chi ha<br />
giocato bene a tennis poi diventi un<br />
grande allenatore. Mi vedrei meglio<br />
con delle ragazze già impostate, con<br />
una tecnica sviluppata. Secondo me<br />
è tutto basato sull'intensità degli<br />
allenamenti e la preparazione atletica:<br />
punterei su questi aspetti. Spesso noto<br />
che negli allenamenti manca intensità,<br />
mentre io le giovani le farei vomitare<br />
in campo. A me succedeva.<br />
Quindi ti piacerebbe un ruolo di<br />
supervisione, come Volandri nel<br />
settore tecnico maschile?<br />
Qualcosa di simile, ma con una<br />
presenza molto costante.<br />
53
ANDREY<br />
Stilisticamente ricorda Yevgeny Kafelinikov, in campo<br />
sta cercando di controllare i colpi di testa tipici del<br />
suo idolo, Marat Safin. Dotato di due fondamentali<br />
notevoli e un carattere molto deciso, punta a diventare<br />
in futuro il numero uno del mondo. E nel frattempo, a<br />
qualificarsi per le NextGen ATP Finals di Milano<br />
intervista di LORENZO CAZZANIGA<br />
RUBLEV<br />
54
55
#NEXT GEN ATP FINALS<br />
LUOGO DI NASCITA<br />
MOSCA, RUSSIA<br />
RESIDENZA<br />
MOSCA, RUSSIA<br />
DATA DI NASCITA<br />
20 OTTOBRE 1997<br />
CLASSIFICA ATP 24 LUGLIO 2017<br />
NUMERO 49<br />
CLASSIFICA NEXTGEN 24 LUGLIO 2017<br />
NUMERO 3<br />
MIGLIORI RISULTATI<br />
2014: VITTORIA ROLAND GARROS<br />
JUNIOR; 2016, ATP CHALLENGER:<br />
VITTORIA A QUIMPER; 2017: VITTORIA<br />
ATP 250 UMAG<br />
di Lorenzo Cazzaniga<br />
L'EVENTO<br />
Le NEXT GEN ATP FINALS si disputeranno alla Fiera<br />
di Rho (Milano) dal 7 all'11 novembre. Qualificati i sette<br />
migliori under 21 del mondo, più una wild card (italiana).<br />
1. IL PERSONAGGIO<br />
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2. LA TECNICA 3. IL FUTURO<br />
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«
CHI LI HA VISTI?<br />
58
INCHIESTA<br />
Nell’Era Open (dal 1968) sono stati 38 i giocatori italiani capaci di entrare nella<br />
top 100 mondiale. Alcuni di loro hanno scelto strade diverse dal tennis, tanti altri<br />
<br />
<br />
tecnico per conto della Fit, di cui due part-time e l’altro è Corrado Barazzutti,<br />
capitano di Coppa Davis. Ma davvero i nostri migliori ex giocatori non potrebbero<br />
essere una risorsa importante per far crescere i giovani di maggior talento?<br />
di MARCO CALDARA<br />
In alto da sinistra, in senso<br />
orario, il capitano di Davis<br />
Corrado Barazzutti; Filippo<br />
Volandri, impegnato parttime<br />
con la Fit e telecronista<br />
di Sky Sport; Renzo Furlan,<br />
responsabile settore under 20<br />
della Federazione serba; Claudio<br />
Pistolesi che ha aperto una sua<br />
attività di coaching in Florida<br />
59
Subito dopo il ritiro agonistico, Andrea Gaudenzi si è laureato e quindi<br />
ha frequentato un Master in Business Administration. Lavora come<br />
imprenditore a Londra ed è parte del Board di ATP Media<br />
All’inizio sembrava una moda, ora è diventata<br />
una legge. I casi continuano a moltiplicarsi e<br />
risultati sono (quasi sempre) lì a dimostrare<br />
la bontà della scelta: nel tennis di oggi, la<br />
soluzione migliore per un tennista è quella di<br />
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abbandonato il mondo del tennis, tanti altri lavorano privatamente,<br />
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D<br />
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in termini di carriera disputata e capacità mana-<br />
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per l’insegnamento. «Ho deciso di non intraprendere quel percorso<br />
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60
Diego Nargiso, ex davisman azzurro, ora coach professionista, sta<br />
aprendo un suo centro di allenamento in Lombardia, tra Como e Milano.<br />
È impegnato anche come telecronista per Super<strong>Tennis</strong> TV<br />
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«Alleno giocatori stranieri perché non ho mai ricevuto una proposta da un<br />
italiano. Molti ex top player azzurri non fanno i coach perché non hanno<br />
più voglia di viaggiare: li capisco, se non sei stimolato da un progetto<br />
importante e ben retribuito, chi te lo fa fare?» Davide Sanguinetti<br />
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WHERE ARE THEY NOW?<br />
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GIOCATORE<br />
BEST<br />
RANKING<br />
CHE FINE<br />
HA FATTO<br />
GIOCATORE<br />
BEST<br />
RANKING<br />
CHE FINE<br />
HA FATTO<br />
Adriano Panatta<br />
Corrado Barazzutti<br />
Paolo Bertolucci<br />
4<br />
7<br />
12<br />
Titolare agenzia<br />
di eventi AP<br />
Communication<br />
Capitano Nazionale<br />
di Coppa Davis<br />
Telecronista Sky Sport<br />
Martin Mulligan<br />
Claudio Panatta<br />
Daniele Bracciali<br />
46<br />
49<br />
49<br />
Dirigente Fila Usa<br />
Fondatore Accademia<br />
Panatta a Roma<br />
Fondatore 49 <strong>Tennis</strong><br />
Training ad Arezzo<br />
Fabio Fognini<br />
13<br />
Giocatore in attività<br />
Simone Colombo<br />
60<br />
Nessuna attività<br />
Andreas Seppi<br />
18<br />
Giocatore in attività<br />
Diego Nargiso<br />
67<br />
Coach professionista e<br />
Direttore International<br />
<strong>Tennis</strong> Academy<br />
Andrea Gaudenzi<br />
18<br />
Imprenditore, membro<br />
del Board di ATP Media<br />
Alessio Di Mauro<br />
68<br />
DT e Maestro CUS<br />
Catania<br />
Omar Camporese<br />
18<br />
Direttore Tecnico<br />
Green Garden Mestre<br />
Flavio Cipolla<br />
70<br />
Giocatore in attività<br />
Renzo Furlan<br />
Francesco Cancellotti<br />
19<br />
21<br />
Responsabile settore<br />
U20 Federazione Serbia e<br />
coach di Jasmine Paolini<br />
AD Cancellotti S.r.l.<br />
Claudio Pistolesi<br />
Laurence Tieleman<br />
71<br />
76<br />
Titolare Claudio<br />
Pistolesi Enterprise<br />
Responsabile della<br />
società Ecoloblue<br />
Filippo Volandri<br />
25<br />
Consulente tecnico Fit e<br />
telecronista Sky Sport<br />
Massimiliano Narducci<br />
77<br />
DT Tozzona <strong>Tennis</strong> Park<br />
a Imola<br />
Paolo Canè<br />
Cristiano Caratti<br />
26<br />
26<br />
Direttore Canè<br />
<strong>Tennis</strong>chool a Gorle (BG)<br />
Maestro tennis negli USA<br />
Marco Cecchinato<br />
<br />
82<br />
86<br />
Giocatore in attività<br />
Giocatore in attività<br />
Tonino Zugarelli<br />
Potito Starace<br />
Gianni Ocleppo<br />
27<br />
27<br />
30<br />
Zugarelli <strong>Tennis</strong><br />
Academy a Sutri (VT)<br />
Maestro BFD Academy<br />
Roma<br />
Imprenditore e<br />
telecronista Eurosport<br />
Federico Luzzi<br />
Marzio Martelli<br />
Alessandro Giannessi<br />
Stefano Galvani<br />
92<br />
96<br />
99<br />
99<br />
Defunto<br />
Maestro Libertas <strong>Tennis</strong><br />
a Livorno<br />
Giocatore in attività<br />
Maestro CT Rimini<br />
Paolo Lorenzi<br />
35<br />
Giocatore in attività<br />
Luca Vanni<br />
100<br />
Giocatore in attività<br />
Simone Bolelli<br />
Gianluca Pozzi<br />
36<br />
40<br />
Giocatore in attività<br />
Maestro Accademia<br />
<strong>Tennis</strong> Bari<br />
Vincenzo Santopadre<br />
100<br />
Maestro CC Aniene di<br />
Roma e coach di Matteo<br />
Berrettini<br />
Stefano Pescosolido<br />
42<br />
DT SC Milano 3 e<br />
capitano nazionale<br />
maschile under16<br />
Davide Sanguinetti<br />
42<br />
Coach di Ryan<br />
Harrison e Di Wu<br />
63
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«Lavorare per la Fit comporta una certa responsabilità perché seguire i<br />
giovani più forti è positivo, ma ci sono parecchi doveri. È ovvio che gli ex top<br />
100 sono un patrimonio che andrebbe sfruttato, mentre ad alcuni non è mai<br />
stato nemmeno proposto di entrare in un progetto federale» Renzo Furlan<br />
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65
gio<br />
PAOLO VILLAGGIO<br />
SOGNI<br />
<br />
PROIBITI<br />
Paolo Villaggio ci ha lasciato lo scorso 3 luglio all’età di<br />
84 anni. Il suo personaggio più celebre resta il ragionier<br />
Fantozzi, che lo stesso Villaggio definì «Il prototipo del<br />
tapino, ovvero la quintessenza della nullità». Il tennis ha fatto<br />
parte della sua vita. E non solo di quella cinematografica.<br />
Come quella volta che a Wimbledon con Adriano Panatta....<br />
testo di CORRADO ERBA<br />
66
IL RICORDO<br />
1932<br />
-<br />
2017<br />
PAOLO VILLAGGIO<br />
67
Filini «Allora ragionere che fa? Batti?»<br />
Fantozzi: «Ma... mi dà del tu?»<br />
Filini «No...no... dicevo, batti lei?»<br />
Fantozzi: «Ah, congiuntivo»<br />
Dalla mitica partita a tennis tra i ragionieri Fantozzi e Filini nel film Fantozzi del 1975<br />
Credo fermamente che la grandezza<br />
di Paolo Villaggio sia insita nella<br />
sua comicità estrema, totalmente<br />
sconosciuta all’inizio degli Anni<br />
settanta. Una ferocia, veicolo di critica<br />
sociale crudele e suprema. Nessuna<br />
pietà. I poveracci diventano dei<br />
miserabili, i sottoposti dei giullari,<br />
gli impiegati dei servi, nella peggiore<br />
accezione del genere. Ma la stessa<br />
nobilitate di Villaggio, quella minoranza<br />
privilegiata, in maniera smisurata<br />
rispetto alla classe impiegatizia, si<br />
rivela più vulnerabile e clownesca dei<br />
pezzenti stessi, che si genuflettono<br />
davanti a loro (e alle loro madri,<br />
a volte). Pensiamo alla maniacale<br />
conoscenza del cinema impressionista<br />
tedesco del Visconte Guidobaldo Maria<br />
Riccardelli, o alla totale dipendenza<br />
dal gioco del Duca Conte Semenzara.<br />
Ma sono questi riti, queste assurde<br />
scaramanzie, condite dai tic più<br />
bizzarri, che Villaggio riversa nei suoi<br />
personaggi, pescando a piene mani<br />
nello sport. Le manie competitive del<br />
Visconte Cobram per il ciclismo, la<br />
compulsività feroce del Conte Catelani<br />
per il biliardo («Il birillo, coglionazzo»).<br />
Il tennis è uno dei soggetti preferiti<br />
del comico genovese, vissuto come<br />
veicolo di crescita sociale, di rivincita<br />
del borghese affrancato, che sognava di<br />
iscriversi al <strong>Tennis</strong> Club, luogo mistico,<br />
frequentato dagli arrivati e dai potenti.<br />
Una scala sociale da salire due gradini<br />
alla volta, netta, come la distinzione<br />
degli orari di gioco designati.<br />
I pezzenti come Fantozzi e Filini si<br />
insinuano la mattina alle sei, con la<br />
nebbia fitta e la temperatura prossima<br />
allo zero: tutte le altre ore erano<br />
occupate da giocatori di altra casta,<br />
direttori clamorosi, ereditieri, cardinali<br />
e figli di questi potenti.<br />
Poche parole per descrivere una<br />
Italietta in cui Fantozzi abbigliato «con<br />
gonna di sua zia ricca» (a sottolineare,<br />
ancora una volta, la non appartenenza,<br />
se non laterale, all’élite), gioca con<br />
Filini, finendo per essere ridotto a<br />
straccio per il campo, per lasciare<br />
Attore, comico, scrittore, sceneggiatore e doppiatore<br />
italiano, Paolo Villaggio è stato interprete di personaggi<br />
legati a una comicità paradossale e grottesca, come il<br />
professor Kranz, il timido Giandomenico Fracchia, e<br />
soprattutto il ragionier Ugo Fantozzi.<br />
il posto, una volta uscito il sole, ai<br />
potentati di cui sopra.<br />
Un gioco che Villaggio arrivò ad<br />
amare moltissimo, anche per via<br />
delle amicizie, coltivate al <strong>Tennis</strong><br />
Parioli di Roma, con le due icone del<br />
boom del tennis. Due persone così<br />
diverse dal poveraccio che «faceva<br />
fatica», indolenti fino al midollo: Nick<br />
Pietrangeli e il divino Adriano, con<br />
i quali giocava infiniti doppi estivi,<br />
al Country Club di Porto Rotondo.<br />
Alternando, quali altri partner, bella<br />
gente come Luciano Salce, Vittorio<br />
Gasmann e Ugo Tognazzi, geniale<br />
inventore dell’antesignano torneo per<br />
VIP, Lo Scolapasta d’Oro.<br />
Una frequentazione, quella con<br />
Adriano, che portò Villaggio a girare<br />
una scena imperdibile, contenuta nel<br />
film Sogni Mostruosamente Proibiti,<br />
nella quale lo stesso Villaggio, nei panni<br />
dell’ennesimo impiegato fantozziano,<br />
nell’occasione tal Paolo Coniglio, gioca<br />
una finale al Foro Italico, contro Bjorn<br />
Borg, con il commento complice di<br />
un giovane ma già famoso Giampiero<br />
Galeazzi. Il match si conclude con un<br />
clamoroso tie-break alla giapponese, sul<br />
punteggio di 99 giochi pari al quinto<br />
set! Un’amicizia, quella con Adriano,<br />
che poteva avere risvolti imprevedibili<br />
anche per la storia del tennis (sic),<br />
stante quello raccontato dalla<br />
formidabile coppia nel libretto Lei non<br />
sa chi siamo noi, uscito tre anni fa.<br />
In particolare sono da rileggere le<br />
avventure contenute nell’ultimo<br />
capitolo e relativo all’edizione 1979<br />
del torneo di Wimbledon. La leggenda<br />
vuole che Adriano, schifato dal suo<br />
tennis da erba, sia tornato a Forte<br />
dei Marmi, arrivando a Londra solo<br />
all’ultimo momento. Il fourir agonistico<br />
e le aspettative sono così alte, da<br />
chiedere a Villaggio di raggiungerlo.<br />
Invito immediatamente accettato dal<br />
nostro, che si accampa nella hall del<br />
Gloucester Hotel, attendendo l’amico<br />
vestito con una tunica bianca.<br />
Giunto in hotel insieme a John<br />
Mcenroe il ragazzino riccioluto chiede:<br />
«Who is this strange man, Adriano?». Un<br />
perplesso quanto allarmato doorman<br />
londinese gli indica «quel signore che<br />
ha fatto fuori tutte le arachidi del bar».<br />
Inizia così un’avventura tennistica<br />
picaresca, durante la quale Adriano<br />
percorre inaspettatamente il tabellone<br />
dei Championships, guidato da un<br />
improbabile Villaggio, che prima<br />
accredita come padre, poi addirittura<br />
come coach.<br />
Dieci giorni imperdibili, conditi da<br />
cene al San Lorenzo, in compagnia di<br />
personaggi quali Guillermo Vilas e<br />
Ilie Nastase e da incursioni sui campi<br />
erbosi, dove cerca invano di scaldare<br />
Bjorn Borg sul campo 9 (forse episodio<br />
prodromo del tie-break alla giapponese<br />
di cui sopra). Villaggio gioca addirittura<br />
in doppio con Cochet, Borotra e<br />
Lacoste, a cui peraltro sottrae le<br />
preziose scarpe da tennis. Il tutto non si<br />
sa, quanto romanzato, quanto veritiero.<br />
Fatto sta che il nostro, forse stufo, lascia<br />
Londra prima del fatale match di quarti<br />
di finale contro Pat Dupre, nel quale<br />
Adriano perde la più clamorosa chance<br />
di provare a trionfare anche sull’erba<br />
dell’All England Club.<br />
«E se Villaggio fosse rimasto?»<br />
Sogni mostruosamente proibiti.<br />
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TECNICA<br />
COMANDO IO <br />
<br />
palle alte e grandi corse, oppure cercare di mantenere in mano<br />
<br />
sempre bisogno di chiudere alla prima palla più corta che si<br />
<br />
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-<br />
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<br />
THE DRILL<br />
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B<br />
1<br />
B<br />
2<br />
ALLENATI COSÌ<br />
<br />
-<br />
(1) <br />
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-<br />
(2)<br />
-<br />
<br />
<br />
<br />
A<br />
A<br />
71
PLAY BETTER TENNIS<br />
NO<br />
BREAK<br />
IN DOPPIO, CEDERE<br />
IL PROPRIO TURNO DI<br />
BATTUTA VUOL SPESSO<br />
DIRE PERDERE IL SET.<br />
ECCO ALCUNI CONSIGLI<br />
PER COSTRUIRSI DEGLI<br />
SCHEMI SOLIDI E SUBIRE<br />
POCHI BREAK<br />
In generale, servono tre qualità per non<br />
<br />
<br />
serve and volley,<br />
<br />
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<br />
1<br />
SVILUPPATE UN<br />
SERVIZIO EFFICACE<br />
<br />
<br />
1. TENERE UN'ALTA PERCENTUALE DI PRIME IN CAMPO<br />
2. METTERE IL RIBATTITORE FUORI POSIZIONE<br />
<br />
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<br />
DIEGO NARGISO<br />
EX DAVISMAN, ORA<br />
COACH PROFESSIONISTA<br />
72
C<br />
C<br />
D<br />
D<br />
B<br />
B<br />
A<br />
A<br />
IL 75% DEI SERVIZI DOVRANNO<br />
ESSERE INDIRIZZATI VERSO IL<br />
CENTRO, SOPRATTUTTO DA DESTRA,<br />
VERSO IL ROVESCIO AVVERSARIO.<br />
IL 25% DEI SERVIZI DOVRANNO<br />
INVECE ESSERE INDIRIZZATI VERSO<br />
L'ESTERNO PER SFRUTTARE L'EFFETTO<br />
SORPRESA. MA FATE ATTENZIONE...<br />
A meno che non siate in grado<br />
di servire costantemente sopra i<br />
160-170 km/h, in doppio è meglio<br />
che vi concentriate su precisione<br />
e rotazione. Un servizio in top<br />
spin si muove più lentamente<br />
<br />
maggior tempo per scendere a rete.<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
è più bassa e complica la possibilità<br />
all'avversario di rispondere verso<br />
il corridoio del vostro compagno, il<br />
<br />
<br />
<br />
destra, deve obbligare l'avversario<br />
a rispondere di rovescio da destra<br />
verso sinistra, un colpo tra i più<br />
<br />
73
74<br />
PLAY BETTER TENNIS<br />
74<br />
B<br />
C<br />
A<br />
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SERVE AND<br />
VOLLEY<br />
2<br />
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<br />
D<br />
A<br />
B
3<br />
Servire al corpo è una scelta eccellente in doppio. È<br />
<br />
quello di tirare un ace. Come quando si serve in centro,<br />
anche il servizio al corpo limita gli angoli di risposta<br />
<br />
<br />
che giochi una risposta violenta. Nella maggior parte<br />
dei casi, risponderà verso il centro, la posizione ideale<br />
<br />
con una facile volée; o anche voi stessi con una volée<br />
decisa, se avrete seguito il servizio a rete.<br />
4<br />
<br />
è la più pericolosa da eseguire in doppio. Certo, se servite a uscire, forte e con<br />
molta precisione, va sempre bene perché su una risposta inevitabilmente debole,<br />
il vostro compagno a rete potrà comunque chiudere il punto con facilità. Ma se<br />
<br />
tirare forte verso il corridoio del giocatore a rete o rispondere con un angolo<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
5<br />
C<br />
D<br />
In doppio è una specie di<br />
<br />
parlate con degli specialisti della<br />
<br />
colpitori da fondocampo, mentre<br />
a rete ci andate giusto a stringere<br />
la mano, allora potete optare<br />
<br />
dove chiudere le volée non è così<br />
banale) per giocare entrambi a<br />
fondocampo (in realtà sarebbe<br />
auspicabile che, almeno col<br />
servizio a disposizione, si provi<br />
a essere più aggressivi). In quel<br />
caso, bisogna tirare molto forte dal<br />
fondo e costringere gli avversari<br />
<br />
a sporcare il gioco con lob e<br />
<br />
B<br />
A<br />
75
PREPARAZIONE ATLETICA<br />
LE STRATEGIE DI RECUPERO<br />
Uno degli aspetti più complicati per un giocatore di club è il recupero quando si giocano tante partite in un periodo di<br />
tempo ravvicinato. Come recuperare in fretta? Nessun miracolo è possibile, ma con alcuni preziosi consigli...<br />
di LORENZO FALCO<br />
<br />
<br />
<br />
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<br />
LE PREMESSE<br />
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ATTIVITÀ AEROBICA<br />
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<br />
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<br />
76
uno snack veloce, da consumare subito dopo<br />
<br />
<br />
<br />
abbondanti, limiterete molto il riposo<br />
<br />
<br />
<br />
e senza una forte carica di adrenalina, che vi<br />
<br />
LE POSTURE<br />
<br />
<br />
<br />
posture, che non deve essere un'alternativa<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
a zeta <br />
<br />
<br />
decontrarre la muscolatura del dorso, del<br />
<br />
<br />
essere lenta e controllata: inspirazione dal<br />
<br />
(foto 2) <br />
<br />
posizione (foto 3), più respiratoria, con le mani<br />
<br />
(foto<br />
4) <br />
<br />
con le braccia a posizione di candeliere con<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
utile per la decompressione vertebrale e per<br />
(foto<br />
5) <br />
interamente aria con il naso e incastrate la<br />
<br />
<br />
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<br />
<br />
LO STRETCHING<br />
<br />
<br />
<br />
immediatamente dopo, oppure dopo<br />
<br />
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proprio allenamento e ha connotazioni<br />
<br />
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<br />
<br />
statunitensi, hanno ideato una forma di<br />
<br />
pratico, ha meno controindicazioni di<br />
<br />
<br />
conoscerlo per decidere se inserirlo<br />
<br />
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foto 6 <br />
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CONCLUSIONI<br />
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paio di partite ravvicinate potranno<br />
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Lorenzo Falco è laureato in Scienze Motorie<br />
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1<br />
2<br />
3<br />
4<br />
5<br />
6<br />
77
Fatto meglio? Fatto Prima!<br />
… perché innovando cresciamo insieme a te!<br />
NOVITÀ<br />
NOLEGGIO A<br />
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appassionati di tennis dovranno presto metabolizzare<br />
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alcune grandi novità: 1. La nuova Pure Drive,<br />
<br />
2. la Yonex<br />
EZone che verrà utilizzata da Victoria Azarenka:<br />
«Volevo una racchetta leggermente più pesante in testa<br />
per spingere di più, senza perdere controllo» ci ha<br />
3.<br />
<br />
amanti del top spin, a completare una bella gamma.<br />
<br />
<br />
79
TEST<br />
TECNIFIBRE T-FLASH 300<br />
UN TELAIO DIVENTATO ORMAI UN CLASSICO TRA I MODELLI DA 300 GRAMMI E<br />
100 POLLICI DI OVALE, CON SCHEMA DI INCORDATURA APERTO. LA NOVITÀ È<br />
NELLA FORMA DEL PONTE CHE PERMETTE UNA MAGGIOR STABILITÀ ALL’IMPATTO,<br />
FAVORENDO CONTROLLO E SOPRATTUTTO PRECISIONE NELLA TRAIETTORIA. TELAIO<br />
VERSATILE, MANCA LA CILIEGINA DI UNA MAGGIOR PIENEZZA ALL’IMPATTO CHE<br />
RENDEREBBE I COLPI PIÙ PESANTI E DIFFICILI DA GESTIRE<br />
È L’AMMIRAGLIA DELLE RACCHETTE FACILI IN<br />
CASA TECNIFIBRE. Se la linea T-Fight è destinata ad<br />
un pubblico non necessariamente più agonista ma sicuramente<br />
dal tennis più classico, dati forma e spessore più<br />
tradizionali, la T-Flash da 300 grammi è la tipica racchetta<br />
moderna, che vuole aiutare il giocatore, rendendo la vita<br />
facile, in uno sport che di semplice non ha granché. La<br />
forma rotonda della sezione, gli spessori maggiorati fino<br />
a 25 millimetri, peso e ovale ormai tipici (300 grammi e<br />
100 pollici), con un bilanciamento a 33 centimetri (tutti<br />
dati a telaio incordato) nemmeno estremizzato (tanto che<br />
l’agonista puro forse opterebbe per una leggera customizzazione<br />
che sposti il peso leggermente più in testa per<br />
aver maggior punch nei colpi) con però una particolarità<br />
che non è solo fantasia di un bravo designer.<br />
Il ponte ha una forma particolare e il nome, Power Stab, è<br />
indicativo su quello che è chiamato a fare: se questa tipologia<br />
di telai esalta la facilità esecutiva e la manovrabilità,<br />
tutto ciò comporta che spesso si tende a perdere controllo,<br />
non solo della palla, ma del gesto in sé. «Mi svolazza<br />
via» si sente ripetere. Un ponte con questa forma aiuta<br />
a mantenere l’impatto più stabile (e lo fa egregiamente),<br />
condizione che si trasforma in maggior controllo ma soprattutto<br />
in precisione della traiettoria. Per questo, chi<br />
colpisce pulito può trovare viva soddisfazione, ancor più<br />
dell’arrotino folle.<br />
I passacorde fanno scorrere bene la corda, anche se utilizzare<br />
una HDX Tour è un bel vantaggio: un multifilo che<br />
spinge, prende le rotazioni e si muove relativamente poco,<br />
peraltro con grande sollievo del braccio. La palla esce facile<br />
sin dai primi colpi e si riesce a girarla bene, anche se<br />
inevitabilmente il ponte così disegnato permette rotazioni<br />
meno esasperate, a favore di colpi piatti che diventano<br />
molto efficaci soprattutto quando si può incontrare la palla<br />
avversaria e sfruttare l’ottima manovrabilità.<br />
Manca solo un po’ di pienezza all’impatto, che potremmo<br />
spiegare con una pesantezza di palla non eccessiva. In sostanza,<br />
quando si accelera cercando un winner, funziona<br />
bene; se invece si vuole trovare soprattutto un’intensità<br />
alta e costante di gioco, allora si fatica un po’.<br />
Le donne (che amano poco le rotazioni) e i giovanissimi<br />
(che non hanno ancora un fisico tale da esasperare il top<br />
spin) avvertiranno meno questo problema, rispetto al 30-<br />
35enne dal fisico bello formato. Tuttavia, pur trattandosi<br />
di un bel telaio, l’handicap principale è quello di doversi<br />
infilare in una sezione di mercato dove la concorrenza è<br />
di primissimo livello, a partire dalla nuova Pure Drive in<br />
uscita a settembre, passando per la Burn della Wilson, la<br />
nuova Extreme di Head e un paio di modelli belli versatili<br />
di Yonex e Pro Kennex. Certo, proprio le caratteristiche<br />
di questo ponte potrebbero distinguere questo telaio. Ma<br />
indubbiamente, una bella sfida.<br />
80
81
82<br />
TECNIFIBRE<br />
T-FLASH 300<br />
TEST<br />
La T-Flash 300 ha sempre riscosso buone recensioni<br />
perché è un telaio facile, manovrabile, che<br />
consente di fare un po’ tutto e al quale ci si adatta<br />
rapidamente, anche quando si resta qualche giorno senza<br />
giocare. Le caratteristiche tecniche sono quelle ormai<br />
tipiche: 300 grammi di peso, 100 pollici di ovale, bilanciamento<br />
nemmeno troppo verso la testa (favorendo così la<br />
manovrabilità e perdendo qualcosa in pesantezza di palla),<br />
schema da incordatura 16x19 e un valore di inerzia,<br />
quindi di attitudine alla spinta nella media di questi tleai.<br />
Pur rimanendo un telaio manovrabile e confortevole,<br />
l’impatto risulta stabile per la forma particolare del ponte<br />
(ricorda quello rivoluzionario in magnesio della Head<br />
MXG). Il nome, PowerStab crediamo sia indicativo degli<br />
obiettivi: mantenere una certa potenza, migliorando<br />
controllo e soprattutto precisione nella traiettoria.<br />
Non si può dire che l’effetto non sia stato raggiunto: si<br />
avverte subito un impatto stabile, senza quelli svolazzamenti<br />
tipici di queste racchette, dedite più alla potenza<br />
che al controllo. Manca solo un po’ di pienezza in più<br />
nell’impatto perché la palla esce anche rapida ma non<br />
particolarmente pesante. Nelle battaglie sulla terra può<br />
rappresentare un handicap, soprattutto per chi cerca intensità<br />
costante nel forcing da fondo.<br />
A CHI LA CONSIGLIAMO<br />
A chi cerca manovrabilità, una buona spinta (ma non<br />
eccessiva pesantezza di palla) con un ottimo compromesso<br />
con la stabilità all’impatto e quindi precisione nella traiettoria.<br />
L’agonista puro già formato preferirà modelli simili<br />
ma dall’impatto più pieno; ideale sono le donne, i ragazzi<br />
in fase di crescita o chi ama giocare d’incontro, più che<br />
generare spin e potenza senza aiuti.
LAB TEST<br />
dati del telaio incordato<br />
LA CORDA IDEALE. La corda dovrebbe esaltare le qualità<br />
dell’attrezzo, piuttosto che provare a ovviare a eventuali difetti.<br />
Ecco perché consigliamo di continuare a mantenere un buon<br />
mix tra potenza e controllo: con la HDX Tour si va sul sicuro,<br />
restando su tensioni basse, intorno ai 21 kg. Il monofilo deve<br />
essere tra i più reattivi e va cambiato con una certa costanza.<br />
Lunghezza: 68,5 cm<br />
Ovale: 100 pollici<br />
Rigidità: 71<br />
23-25 mm<br />
Peso: 317 grammi<br />
Bilanciamento: 33 cm<br />
Inerzia: 318<br />
Incordatura: 16x19<br />
on court<br />
LORENZO, 45 ANNI<br />
CLASSIFICA 3.3<br />
Tempo di adattamento<br />
praticamente nullo ed è<br />
una bella cosa. La palla<br />
esce facile ma si intuisce<br />
subito che quella forma del<br />
ponte rende il telaio stabile<br />
all’impatto, favorendo il<br />
controllo, meno la spinta<br />
e la profondità. Si fa tutto<br />
bene, niente in modo<br />
straordinario perché l’unico<br />
difetto è un impatto non<br />
così pieno che si traduce in<br />
una pesantezza di palla non<br />
eccessiva, soprattutto con il<br />
top spin accentuato.<br />
FRANCESCA, 24 ANNI<br />
CLASSIFICA 3.1<br />
Bellissima! La<br />
manovrabilità è<br />
eccellente e giocando<br />
solo di piatto o back,<br />
quasi sempre a incontrare<br />
una palla simile delle<br />
mie avversarie, riesco<br />
a generare una buona<br />
velocità di palla senza<br />
far troppa fatica. Il ponte<br />
più rigido mantiene più<br />
stabile il telaio e quindi<br />
precisa la traiettoria.<br />
La manovrabilità aiuta<br />
anche in fase di recupero<br />
e di… braccino!<br />
Il sistema Trusstic<br />
offre un ottimo<br />
supporto mediale,<br />
mentre la gomma<br />
Ahar è garanzia<br />
di durata. Il<br />
battistrada a spina<br />
<br />
si adatta alle varie<br />
<br />
GIANNI, 16 ANNI<br />
CLASSIFICA 4.2<br />
<br />
perché la muovo senza<br />
fatica, il braccio non si stanca<br />
<br />
Poi ho visto questo ponte<br />
dalla forma un po’ strana:<br />
è evidente che quando<br />
colpisco la palla, la racchetta<br />
sta bella ferma e guadagno<br />
in precisione. Servo bene,<br />
gioco un po’ tutti i colpi<br />
e anche sotto rete sfrutto<br />
la buona manovrabilità. Il<br />
top è quando posso giocare<br />
d’incontro, sfruttando la<br />
velocità del colpo avversario.<br />
83
TEST<br />
yonex pc eclipsion ii<br />
pc sta per power cushion, un sistema che assorbe gli shock da impatto, migliora<br />
il comfort e restituisce adeguata energia. molto stabile negli spostamenti, solo<br />
la prima calzata risulta un po’ particolare, in quanto il piede tende a spostarsi<br />
verso l’interno, una sensazione poco amata dagli iperpronatori<br />
Il peso della Yonex PC Eclipsion II (per una misura 44,5) è di 403 grammi, ugugale a quello della versione precedente dello stesso modello<br />
84
85
C<br />
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-<br />
-<br />
<br />
Serve un periodo di<br />
assestamento per godere<br />
di tutte le sue qualità,<br />
tra le quali emergono<br />
stabilità, assorbimento<br />
degli impatti col terreno<br />
e ottima durata<br />
-<br />
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piedi per terra-<br />
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a a i a drae t reitete e erie i e e e re ia traie e arie peri<br />
87
88<br />
SCEGLI LA CORDA GIUSTA<br />
MONOFILAMENTO<br />
Per esasperare il concetto, le abbiamo definite corde killer. Questo perché i monofilamento sono molto rigidi, adatti<br />
ai giocatori agonisti, dal braccio allenato e con l'accortezza di cambiarle ogni 10-12 ore circa di utilizzo. Ricordando<br />
di tenere la tensione piuttosto bassa (mediamente tra 19 e 23 kg) e di giocare con palle quasi nuove, certamente non<br />
troppo sgonfie. Lo pretende il vostro braccio. Di seguito, la nostra scelta delle migliori corde monofilamento
CORDA DATI TECNICI CARATTERISTICHE A CHI LA CONSIGLIAMO NOTE<br />
MONOFILAMENTO<br />
Babolat<br />
RPM<br />
Blast<br />
La rigidità dinamica è molto<br />
elevata: 260-270 lb/inc per un<br />
calibro di 1.25<br />
Costruzione in poliestere. Forma sagomata<br />
a quadrifoglio per incrementare le<br />
doti di tenuta e snap-back della corda.<br />
Al giocatore agonista che vuole una corda<br />
caiva in grado di rendere al top in termini<br />
di rotazioni e controllo in un arco di tempo<br />
di 2-4 ore.<br />
Possibile e consigliabile l'impiego<br />
in ibrido con budello o con multilamenti<br />
dalle marcate doti di<br />
resilienza e allungamento.<br />
Babolat<br />
Blast<br />
Rough<br />
Babolat<br />
Pro<br />
Hurricane<br />
La rigidità dinamica è medioelevata:<br />
220-230 lb/inc per un<br />
calibro di 1.25<br />
La rigidità dinamica è medio<br />
elevata: 220-230 lb/inc per un<br />
calibro di 1.25<br />
Costruzione in poliestere dalla forma<br />
sagomata a quadrifoglio con l'aggiunta<br />
del traamento superciale ruvido per<br />
massimizzare le doti di snap-back e presa<br />
delle rotazioni in fase di impao.<br />
n grande classico: prodoa per estrusione<br />
in poliestere a sezione circolare<br />
per una corda stabile e consistente.<br />
Presente da anni sul mercato, si presenta<br />
sempre come un punto di riferimento<br />
per qualità e versatilità.<br />
Al giocatore agonista che ama avere massima<br />
presa di rotazione, buona potenza,<br />
senza la sensazione di eccessiva rigidezza<br />
all'impao. Adaa anche al giocatore agonista<br />
intermedio grazie alla minore severità<br />
rispeo alla P.<br />
na corda che per caraeristiche ha come<br />
target quella del giocatore agonista, dato il<br />
valore di rigidezza statica piuosto elevato<br />
e la consistenza del materiale. Da incordare<br />
a tensioni variabili intorno ai 20 kg.<br />
Da provare in accoppiamento ibrido<br />
mono-mono, in accoppiamento<br />
con una corda rigida e scorrevole<br />
come una Babolat Hurricane Tour<br />
o con una P Blast: gli eei<br />
potrebbero essere devastanti!<br />
Nonostante sia datata qualche<br />
anno, la corda merita sempre<br />
aenzione data la sua indiscussa<br />
versatilità.<br />
Head<br />
Lynx<br />
La rigidità dinamica è elevata:<br />
230-235 lb/inc per un calibro<br />
di 1.25<br />
Estrusione in poliestere so dalle marcate<br />
caraeristiche di morbidezza ma pure<br />
dalla elevata plasticizzazione.<br />
Corda versatile e piacevole, destinata ad<br />
un pubblico molto ampio che va dal giocatore<br />
di club a quello agonista che cerca<br />
impai pieni ma non troppo feroci.<br />
Evoluzione della Sonic Pro, tanto<br />
piaciuta ai giocatori di livello intermedio<br />
in questi anni, la marcata<br />
plasticizzazione consiglia un prestretch<br />
anche in fase di montaggio.<br />
Head<br />
Hawk<br />
Touch<br />
La rigidità dinamica è medio<br />
elevata: 220 lb/inc per un<br />
calibro di 1.25<br />
Versione addolcita della sorella Hawk<br />
standard, possiede una rigidezza dinamica<br />
minore e maggiore comfort complessivo,<br />
pur non essendo una corda morbida<br />
in senso assoluto.<br />
Al giocatore agonista che ama avere un<br />
piao corde molto solido e consistente<br />
senza dover pagare il prezzo di un eccessivo<br />
aaticamento dovuto allo shock da impao<br />
caraeristico di lamenti molto rigidi.<br />
Corda rigida e performante, perfea<br />
per combinazioni in ibrido<br />
sia di tipo standard sia in soluzione<br />
reverse, con il monolamento<br />
sulle orizzontali.<br />
Luxilon<br />
Alu<br />
Power<br />
La rigidità dinamica è elevata:<br />
240-250 lb/inc per un calibro<br />
di 1.25<br />
La regina fra le corde monolamento.<br />
Struura in poliestere con bre metalliche<br />
di alluminio, è disponibile anche in<br />
versione rough, con struura pi ruvida<br />
per maggiori rotazioni e leggermente pi<br />
norbida all'impao.<br />
A chi cerca la prestazione senza compromessi,<br />
all'agonista indefesso che conosce<br />
i pregi ma anche i difei di una corda che<br />
rende al meglio nelle prime ore di gioco per<br />
poi perdere tensione e irrigidirsi in maniera<br />
piuosto evidente.<br />
ima la soluzione in ibrido, sia<br />
con il budello sia con multilamenti<br />
di primo livello. Disponibile<br />
anche un'oima versione so,<br />
meno rigida.<br />
89
90<br />
CORDA DATI TECNICI CARATTERISTICHE A CHI LA CONSIGLIAMO NOTE<br />
Luxilon<br />
4G Soft<br />
Luxilon<br />
Element<br />
Solinco<br />
Tour<br />
Bite<br />
Starburn<br />
Vortex<br />
Turbo 6<br />
La rigidità dinamica è elevata:<br />
250-260 lb/inc per un calibro<br />
di 1.25<br />
La rigidità dinamica è medio<br />
elevata: 225 lb/inc per un<br />
calibro di 1.25<br />
La rigidità dinamica è elevata:<br />
235-255 lb/inc per un calibro<br />
di 1.25<br />
La rigidità dinamica è medio<br />
bassa: 210-220 lb/inc per un<br />
calibro di 1.25<br />
Non si discosta dalla versione originale<br />
<br />
una risposta leggermente più morbida e<br />
<br />
le più severe tra quelle agonistiche.<br />
Corda che ha come mission quella di<br />
<br />
<br />
Costruzione in poliestere con isole di<br />
poliammide per unire due mondi in<br />
un'unica soluzione.<br />
Corda dallo spirito agonistico e molto<br />
ciato<br />
dall'Alu Power e lo interpreta in<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
principale. Un leggero pre-strech può es-<br />
<br />
Ai giocatori agonisti che desiderano controllo<br />
ma che sanno anche toccare la palla e<br />
vogliono stemperare le punte di durezza di<br />
<br />
A chi pretende una Luxilon anche se di<br />
solito non apprezza la risposta rigida<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
salute del braccio.<br />
All'agonista che non vuole compromessi e<br />
trollo<br />
e gioco di pressione. Un'alternativa<br />
<br />
diversi giocatori professionisti.<br />
Corda agonistica consigliabile al gioca-<br />
<br />
<br />
<br />
vogliono un armeggio potente e versatile.<br />
Da provare in versione ibrida con<br />
<br />
risposta del poliestere. Non è la<br />
-<br />
<br />
<br />
ma è la risposta Luxilon nel settore<br />
delle corde ibride<br />
approccio diametralmente opposto<br />
<br />
della Babolat M7.<br />
Assolutamente da privilegiare i<br />
ando<br />
i calibri maggiori ai giocatori<br />
agonisti di buon livello. Da evitare<br />
per chi ha problemi al braccio e<br />
agli amanti del gioco classico.<br />
<br />
base al telaio usato e alle esigenze<br />
<br />
<br />
<br />
per un maggior comfort.<br />
Tecnifibre<br />
Black<br />
Code 4S<br />
La rigidità dinamica è abbastanza<br />
elevata: 225-235 lb/<br />
inc per un calibro di 1.25<br />
Estrusione quadrata in poliestere: un<br />
<br />
Buona durata e plasticizzazione limitata.<br />
Una Black Code rinnovata nella forma<br />
ma non nella sostanza.<br />
<br />
ci aveva abituato la Black Code. Corda di<br />
<br />
<br />
la resa delle rotazioni.<br />
Piacerà a chi ha amato la Black<br />
<br />
resa dello spin ancora più costante<br />
<br />
scorrimento maggiorata.<br />
Tecnifibre<br />
Razor<br />
Code<br />
La rigidità dinamica è elevata:<br />
<br />
di 1.25<br />
<br />
<br />
valida per consistenza e qualità generale.<br />
<br />
tensioni basse.<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
-<br />
<br />
Come la gran parte delle corde<br />
<br />
sostanza. Si fanno preferire i cali-<br />
<br />
trovarsi alle prese con una corda<br />
di gran controllo ma poca spinta.<br />
Wilson<br />
Revolve<br />
La rigidità dinamica è abbastanza<br />
elevata: 225-235 lb/<br />
inc per un calibro di 1.25<br />
<br />
<br />
<br />
A chi usa schemi di incordatura aperti e<br />
che sono alla ricerca di una corda di buona<br />
<br />
<br />
Da montare in calibro 1.25 su pattern<br />
tradizionali oppure in calibro<br />
spin (più corde<br />
ciare<br />
prestazioni e durata.
LE CATEGORIE DI CORDA<br />
Il primo passo è individuare la categoria di riferimento nella scelta della corda ideale. Ecco una guida per trovare la strada giusta.<br />
BUDELLO<br />
Dal principio del secolo scorso agli<br />
anni Ottanta è stata sostanzialmente<br />
l'unica corda utilizzata. In termini<br />
<br />
subisce una perdita iniziale di tensione<br />
(per questo va tirata un paio di kg in<br />
<br />
rottura (che purtroppo spesso avviene<br />
<br />
<br />
per eccellenza. Il processo produttivo<br />
è molto complesso e questo comporta<br />
un prezzo che è circa il doppio rispetto<br />
alle altre corde (ma viste le varie<br />
fasi di lavorazione dovrebbe costare<br />
<br />
dai giocatori professionisti in<br />
favore del monofilamento (che<br />
offre maggior controllo e che loro<br />
si possono permettere di cambiare<br />
<br />
riscoperta ultimamente (sia a livello<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
favorendo potenza e sensibilità. Il<br />
problema è che il monofilo tende<br />
a segarla piuttosto in fretta nello<br />
sfregamento tra le varie corde.<br />
MONOFILAMENTO<br />
È la corda che si è imposta negli ultimi<br />
15 anni e che ha portato a ridisegnare<br />
forme e pattern dei telai. Nata per<br />
i professionisti che necessitano di<br />
<br />
<br />
di additivi: per questo è facile poterla<br />
<br />
twistata. Se usato con le dovute<br />
<br />
<br />
scapito della sensibilità. Ma quali sono<br />
<br />
monofilamento non ci porti a soffrire<br />
al gomito? Innanzitutto la tensione<br />
deve essere almeno 2 kg inferiore<br />
al multifilamento e generalmente<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
elasticità e la resa della corda diventa<br />
nulla. Ottima come metà di un ibrido<br />
<br />
deve essere ad uso esclusivo di<br />
giocatori agonisti di un certo livello e<br />
col braccio allenato e NON deve essere<br />
utilizzata da ragazzini sotto i 12 anni.<br />
MULTIFILAMENTO<br />
Sono le corde con le quali<br />
abbiamo quasi sempre giocato fino<br />
<br />
rispetto ai quali sono più potenti e<br />
<br />
rotazione e soprattutto controllo.<br />
Qualche appassionato si lamenta<br />
<br />
movimenti sono in realtà minimi.<br />
Spesso hanno lavorazioni e<br />
strutture talmente complesse da<br />
assomigliare al budello naturale<br />
in termini di giocabilità e non<br />
creano problemi alle articolazioni.<br />
La perdita di tensione è<br />
decisamente inferiore rispetto<br />
ai monofilamenti e talvolta li si<br />
porta a rottura (comunque meglio<br />
tagliare dopo 20-25 ore o quando<br />
<br />
si tirano circa 2 kg in più rispetto<br />
al monofilo e il loro range di<br />
tensione su un piatto corde da<br />
100 pollici varia dai 21 ai 26 kg.<br />
Purtroppo si tende a optare troppo<br />
<br />
<br />
i multifilamenti sono le corde che<br />
i ragazzini under 12 e i giocatori<br />
<br />
IBRIDO<br />
Che sia una moda o la quadratura<br />
<br />
capito. Va tenuto presente che con<br />
l’ibrido si va a modificare leggermente<br />
il comportamento della corda<br />
<br />
prodotto differente. Esempio pratico:<br />
se con un’incordatura totalmente<br />
monofilamento vi trovate bene ma<br />
<br />
mantenere la solita corda in verticale<br />
e montare sulle orizzontali un<br />
<br />
contrario di solito usate un’incordatura<br />
multifilamento e volete un po’ più di<br />
<br />
montare un ibrido con un monofilo.<br />
Si parla di aggiustamenti minimi: non<br />
pensate di stravolgere il comportamento<br />
<br />
<br />
un’incordatura ibrida tra monofilo e<br />
<br />
segato dal monofilo: per sapere se<br />
<br />
al tipo di corda montata in verticale.<br />
91
ASK<br />
the<br />
EXPERT<br />
di Gabriele Medri<br />
RACCHETTE CORDE RACCHETTE<br />
DUE POLLICI DI DIFFERENZA<br />
MA PER UN<br />
GIOCATORE DI<br />
CLUB C’È GRANDE<br />
DIFFERENZA TRA<br />
GIOCARE CON UN 98<br />
O UN 100 POLLICI?<br />
Negli ultimi anni si è assistito ad un<br />
livellamento delle dimensioni dei piatti<br />
corde rispetto alla varietà presente degli<br />
Anni 80 e 90. Oggi il mercato offre sostanzialmente<br />
queste due scelte: 98 e 100<br />
pollici. Se da un lato è facile immaginare<br />
che l’eliminazione dei piatti midsize sia<br />
dovuta alla volontà di favorire la massima<br />
giocabilità, meno logica appare<br />
la scelta di abbandonare gli oversize,<br />
relegandoli alle sole racchette destinate ai<br />
senior. Vero anche che le nuove racchette<br />
consentono una facilità di gioco simile<br />
a quella di telai dall’ovale maggiorato,<br />
grazie ad un’attenta progettazione delle<br />
sezioni, dei punti di flessione e degli innovativi<br />
passacorde, larghi e scorrevoli.<br />
Ma due pollici quadrati di differenza,<br />
ossia 12.90 cmq, possono incidere in<br />
modo significativo sulla resa in campo?<br />
Proviamo ad immaginare due telai del<br />
tutto identici ma differenti nella dimensione<br />
del piatto corde. Ebbene, quella<br />
piccola differenza può, seppure in modo<br />
non radicale, modificare la percezione in<br />
fase di impatto, restituendo una sensazione<br />
di maggior morbidezza, potenza e<br />
propensione alle rotazioni per gli ovali di<br />
dimensioni maggiori. Inoltre, la maggior<br />
parte dei telai da 98 pollici sono accompagnati<br />
da un peso maggiore e una spaziatura<br />
tra le corde inferiore, scelte destinate<br />
a chi ricerca controllo piuttosto che<br />
spinta. Questa combinazione contribuisce<br />
a delineare due categorie che segnano<br />
uno spartiacque fra telai più versatili e<br />
permissivi da una parte e agonistici e<br />
votati al controllo dall’altra.<br />
TENNIS DI MONTAGNA<br />
SE GIOCO IN<br />
MONTAGNA DOVREI<br />
CAMBIARE LA<br />
TENSIONE DELLE<br />
CORDE?<br />
Gli effetti dell’altitudine sulla resa<br />
del gioco sono ben conosciuti da chi<br />
trascorre le vacanze estive in montagna.<br />
La minor pressione atmosferica<br />
e la maggiore rarefazione dell’aria,<br />
hanno effetti diretti e apprezzabili<br />
sulla velocità di palla, rendendo il<br />
primo approccio del tutto singolare,<br />
già a partire dagli 800-1.000 metri,<br />
sia in termini di rimbalzo sia di<br />
risposta del campo. La palla, con<br />
l’incremento di quota, diventa progressivamente<br />
più grande e rigida a<br />
causa della minor pressione esterna;<br />
giocare in altura è paragonabile a<br />
farlo con un tubo di palle appena<br />
stappato e allo stesso modo ci dobbiamo<br />
comportare. Le condizioni di gioco<br />
più veloci impongono tensioni generalmente<br />
superiori del 10% rispetto<br />
quanto solitamente impostato, anche<br />
se sarà d’obbligo un breve periodo di<br />
adattamento per adattarsi alle differenti<br />
condizioni ambientali, senza<br />
trascurare che il rendimento fisico<br />
sarà diverso per la minore percentuale<br />
di ossigeno presente nell’aria.<br />
IMPUGNATURA<br />
È POSSIBILE<br />
CAMBIARE LE<br />
DIMENSIONI DI UN<br />
MANICO DELLA<br />
RACCHETTA?<br />
Da un’errata misura del manico può<br />
dipendere una serie di patologie a carico<br />
dell’apparato tendineo muscolare che<br />
interessa polso e gomito, con possibili<br />
ripercussioni all’articolazione della<br />
spalla, estendendosi sino alla cervicale.<br />
Un manico piccolo può favorire la maneggevolezza<br />
e la facilità nel cambio di<br />
impugnatura; al contrario, uno di dimensioni<br />
generose permette di rilassare la<br />
presa e restituire una sensazione di forza.<br />
Le tipologie di manico possono essere a<br />
gusci, tipica di brand come Head, Volkl,<br />
Donnay, Pacific e Mantis, e consente di<br />
modificare le dimensioni del manico con<br />
la semplice sostituzione dei gusci. Quelli<br />
monoscocca in poliuretano, caratteristica<br />
di marchi quali Babolat, Prince, Wilson<br />
e Yonex, non sono modificabili nelle dimensioni<br />
a meno di non aggiungere una<br />
guaina termoretraibile per aumentare i<br />
lati dell’ottagono che formano il manico.<br />
Infine, allo stesso modo quelli in monoscocca<br />
di grafite, una sorta di estensione<br />
sagomata del telaio, tipico di Pro Kennex,<br />
non consentono di modificare la misura<br />
del manico se non per apposizione di<br />
una guaina termoretraibile. L’utilizzo<br />
della termoguaina determina però un<br />
incremento di peso di 8-12 grammi e un<br />
arretramento del bilanciamento di circa<br />
un centimetro, mentre la sostituzione dei<br />
gusci non varia sostanzialmente il peso<br />
e bilanciamento del telaio. In caso di minimi<br />
adattamenti si può intervenire con<br />
overgrip più o meno sottili, sapendo che<br />
lo spessore può variare da un minimo di<br />
0.4 ad un massimo di 0.7 mm.<br />
92<br />
Se volete scrivere ai nostri esperti, inviate una mail a lorenzo.cazzaniga@tennisitaliano.it
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97
IL PERSONAGGIO<br />
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QUINZI NON HA ANCORA VARCATO LA SOGLIA DELLA<br />
200° POSIZIONE MONDIALE. PAPÀ LUCA RACCONTA<br />
LE VARIE VICISSITUDINI, I CAMBI DI COACH, LE<br />
ASPETTATIVE PASSATE E LE SPERANZE FUTURE<br />
testo raccolto da FEDERICO MARIANI<br />
* Per non frammentare il risultato finale, abbiamo lasciato parlare a ruota libera Luca Quinzi, dividendo in macro-aree gli argomenti trattati.<br />
98
IL PERSONAGGIO<br />
Luca Quinzi, imprenditore e presidente del CT Porto San Giorgio, con il figlio Gianluigi, campione di Wimbledon juniores nel 2013 e ora n.243 ATP.<br />
99
IL PERSONAGGIO<br />
Successo, fama, speranza, amarezza, pressione, un<br />
cocktail reso mediaticamente letale da un dosaggio<br />
sbagliato. Sembra aver vissuto più di una vita Gian-<br />
<br />
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-<br />
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circolo tennis di Porto San Giorgio -, la madre una ex atleta a<br />
<br />
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<br />
vicenda-allenatori, per togliersi la nomea di uno Zamparini<br />
<br />
<br />
realismo del presente e con moderata speranza del futuro.<br />
RICCARDO PIATTI<br />
<br />
andare in America per misurarci con altre situazioni e capire<br />
<br />
ma<br />
- a Bradenton, una scelta di vita importante per la famiglia.<br />
D’inverno seguiva la scuola e gli allenamenti all’accademia in<br />
-<br />
<br />
e periodicamente svolgeva con lui dei mini-stage. Avevamo<br />
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lo avrebbe seguito, ovviamente non in prima persona. Accet-<br />
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<br />
completamente un ragazzino ormai forgiato in maniera gladiatoria,<br />
votata al risultato.<br />
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errato il modo estremo con cui è stata applicata. Gianluigi era<br />
<br />
tecnica a discapito dello spegnimento della sua naturale carica<br />
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aperte. E, dopo averci invitato al plug-<br />
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EDUARDO MEDICA: 3 anni<br />
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conosciuto nei primi anni della sua collaborazione con la Fit<br />
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momento ritenevamo necessaria.<br />
JAVIER PILES: 7 giorni<br />
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zione<br />
per l’alloggio, proponendo una dependance annessa alla<br />
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MARCOS AURELIO GORRIZ: 15 giorni<br />
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100
IL PERSONAGGIO<br />
Gianluigi Quinzi è<br />
nato il primo giorno di<br />
febbraio del 1996. A otto<br />
anni è stato notato da<br />
Nick Bollettieri che gli<br />
ha offerto una borsa di<br />
studio: la carriera junior<br />
è stata un continuo<br />
crescendo, culminato<br />
con il successo a<br />
Wimbledon nel 2013. Più<br />
complicato il passaggio<br />
tra i professionisti: il<br />
suo best ranking è, per<br />
adesso, al numero 226.<br />
Attualmente si allena a<br />
Foligno con il gruppo di<br />
coach Fabio Gorietti<br />
bianco, le sue richieste economiche furono davvero spropositate<br />
per le nostre possibilità.<br />
MARIANO MONACHESI: 6 mesi<br />
Dopo il recupero dall’infortunio subìto nel luglio 2014, a ottobre<br />
Gianluigi ha cominciato una collaborazione con Monachesi,<br />
ex coach di Robredo. Se la base di Piles a Valencia<br />
<br />
sempre la possibilità di allenarsi con giocatori di livello. Andò<br />
mazione,<br />
di volare in Italia per giocare il torneo Challenger<br />
di Napoli. Alla partenza, Monachesi gli disse di non poterlo<br />
seguire per problemi personali completamente estranei al ragazzo,<br />
lasciandolo solo. Ancora una volta.<br />
<br />
to<br />
prima in una collaborazione con Bolelli, poi come respon-<br />
<br />
-<br />
luigi<br />
è stato seguito con passione e professionalità da Rianna
IL PERSONAGGIO<br />
per tre giorni. Vinse la prima partita contro Rola, la seconda<br />
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GIANCARLO PETRAZZUOLO: un mese<br />
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JAN DE WITT: 20 giorni<br />
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RONNIE LEITGEB: un anno<br />
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PENSARE IN GRANDE<br />
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FEDERAZIONE ITALIANA TENNIS<br />
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102
IL PERSONAGGIO<br />
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SORPASSI<br />
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Programmi tennis e vacanze 2017<br />
PORTOROSE <br />
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MARLENGO <br />
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ADULTI<br />
WEEKENDS<br />
Pasqua 14-17 APR. Liberazione 22-25 APR.<br />
Lavoro 29 APR.-1° MAG. Repubblica 02-04 GIU.<br />
AGONISTI<br />
02-08 LUGLIO 20-26 AGOSTO<br />
Special OPEN Elite<br />
almeno FIT 4.4 o almeno ITR 4.5<br />
WEEK Base WEEK Totale<br />
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SPECIAL WEEKS 06-19 AGOSTO<br />
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ADULTI 02-15 LUGLIO 23 LUGLIO-26 AGOSTO<br />
ABC Classic Easy / Full WEEK Classic Easy / Full<br />
ideoanalisi ELITE Full<br />
GIOVANI 02-15 LUGLIO 23 LUGLIO-26 AGOSTO<br />
KIDS Classic Easy KIDS Classic Full<br />
16-22 LUGLIO<br />
Junior Summer Camp
LA SPERANZA<br />
FILIPPO<br />
BALDI<br />
DA JUNIOR HA RACCOLTO DUE SEMIFINALI<br />
SLAM E LA QUINTA POSIZIONE MONDIALE. DA<br />
PROFESSIONISTA, NON HA NEMMENO SCOLLINATO<br />
IL NUMERO 700 ATP. A 21 ANNI, DOPO AVER<br />
ATTRAVERSATO MOMENTI MOLTO DIFFICILI E<br />
CAMBIATO TANTI ALLENATORI, FILIPPO BALDI HA<br />
TROVATO IN FRANCESCO ALDI UN COACH CHE<br />
CREDE ANCORA NELLA SUA POSSIBILITÀ. CON LA<br />
FERMA VOLONTÀ DI VOLER LAVORARE DURO PER<br />
RAGGIUNGERE IL MASSIMO DEL SUO POTENZIALE<br />
Intervista di RICCARDO BISTI<br />
immagini di ANTONIO MILESI<br />
104
LA SPERANZA<br />
105
LA SPERANZA<br />
Non deve essere facile lavorare duramente<br />
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«L’errore più grande è stato crearmi<br />
troppe aspettative. Da bambino ti<br />
senti dire che arriverai tra i primi 10<br />
del mondo ed è facile farsi prendere<br />
da ambizioni eccessive»<br />
106
LA SPERANZA<br />
Filippo Baldi, è nato il<br />
10 gennaio 1996. Da<br />
juniores ha raggiunto la<br />
semifinale all’Australian<br />
Open nel 2013, arrivando<br />
ad occupare la quinta<br />
posizione mondiale. Da<br />
professionista il suo best<br />
ranking è al numero 713,<br />
conquistato lo scorso mese<br />
di giugno. Si allena a<br />
Palermo con Francesco Aldi<br />
magari pensare anche che varrebbe la pena prendersi una<br />
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Hai pubblicato una tuo foto di gioco su Facebook con<br />
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Open<br />
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107
GIOVANI SPERANZE<br />
MADE IN USA<br />
LIAM CARUANA VIVE AD AUSTIN IN TEXAS, TALVOLTA SI ALLENA<br />
CON RYAN HARRISON, SVOLGE LA PREPARAZIONE INVERNALE IN<br />
ARGENTINA, MA RAPPRESENTA L’ITALIA. NATO A ROMA DA GENITORI<br />
ITALIANI, DALL’ETÀ DI SEI ANNI VIVE NEGLI STATES, DOVE SUO<br />
PADRE SI ERA TRASFERITO PER LAVORO. LASCIATO IL COLLEGE,<br />
ATTUALMENTE È UNA DELLE NOSTRE MIGLIORI SPERANZE<br />
intervista di Riccardo Bisti<br />
108
GIOVANI SPERANZE<br />
IL SUONO DELLA VOCE NON TRADISCE: Liam Caruana parla con un forte slang americano,<br />
tipico di chi ha vissuto tra California e Texas. Dopo aver risolto un malinteso con l’ITF, il ragazzo<br />
nato a Roma da genitori italiani, ha iniziato a rappresentare l’Italia e oggi è uno dei nostri giovani<br />
più interessanti. Vive ad Austin e tennisticamente si è formato negli Stati Uniti, dove si è trasferito<br />
quando aveva 6 anni. Ma accanto al suo nome, oggi c’è il tricolore italiano.<br />
Che ricordi hai del tuo trasferimento negli Stati Uniti?<br />
Ero molto piccolo ma ricordo che l’Italia mi piaceva (abitava a Nepi, in provincia di Viterbo, n.d.r.).<br />
Ero un po’ dispiaciuto, ma mio padre lavorava negli States e quindi era la scelta più logica.<br />
<br />
Hai sempre giocato tennis o hai provato altri sport tipicamente americani?<br />
Negli Stati Uniti gli sport più seguiti sono football americano, basket e baseball. Poi tennis e calcio.<br />
Al principio dedicavo più tempo al calcio e solo a 9-10 anni ho preso il tennis seriamente. È stata una<br />
<br />
Rappresenti l’Italia da un anno e mezzo, mentre prima giocavi per gli Stati Uniti.<br />
Ho sempre avuto il passaporto italiano. Una volta però ho chiesto di poter giocare la Junior Davis<br />
gando<br />
la situazione ed eccomi qui a difendere i colori dell’Italia.<br />
L’anno scorso ti sei allenato anche al Centro Fit di Tirrenia. Come ti sei trovato?<br />
È un posto tranquillo, dove ci si può preparare bene. Sono andato con mio padre e ho lavorato con<br />
diversi allenatori. Però mio padre mi è sempre rimasto accanto come coach principale.<br />
<br />
Negli Stati Uniti si cura di più il servizio e il gioco aggressivo. Spingono molto per farti venire a rete<br />
<br />
sulla tecnica e la costruzione del punto. Non credo che un metodo sia migliore dell’altro: sono semplicemente<br />
diversi. La preparazione invernale invece la svolgo in Argentina: c’è un bel clima ed è il<br />
posto giusto per preparare la stagione. Il mio punto di riferimento è l’ex giocatore Mariano Hood.<br />
BIOFILE<br />
In Texas hai avuto l’opportunità di conoscere Ryan Harrison, allenato da Sanguinetti.<br />
<br />
<br />
L’aspetto migliore e peggiore degli Stati Uniti?<br />
È un paese dove le cose funzionano bene, i negozi sono sempre aperti, la vita si organizza facilmente.<br />
<br />
Che rapporto hai con la USTA e con la Federazione Italiana <strong>Tennis</strong>?<br />
<br />
<br />
Cosa ti piace del tennis?<br />
-<br />
<br />
Avevi cominciato il college ma dopo 6 mesi sei passato professionista: come mai?<br />
Ho frequentato la Texas University nel 2015: i giocatori erano di buon livello, ma i programmi no.<br />
<br />
hanno chiesto cosa volessi fare da grande. Non ho avuto dubbi: ‘Il tennista professionista’. E così<br />
-<br />
<br />
più facile allenarti senza l’impegno accademico.<br />
Sogni?<br />
Raggiungere il mio potenziale. Se poi questo volesse dire arrivare tra i top 10 ATP, ancora meglio!<br />
Liam Caruana è nato a<br />
Roma il 22 gennaio 1998. Si<br />
è trasferito negli Stati Uniti<br />
quando aveva solo sei anni e<br />
ora vive a Austin, in Texas.<br />
Allenato da suo padre, non<br />
ha mai avuto rapporti con la<br />
Federazione americana e ha<br />
deciso di difendere i colori<br />
azzurri. Ha già provato<br />
ad allenarsi al Centro<br />
Tecnico di Tirrenia e riceve<br />
i contributi come le altre<br />
nostre migliori promesse.<br />
Alto un metro e 80 per 72<br />
<br />
<br />
raggiunto il suo miglior<br />
risultato da professionista<br />
<br />
nel torneo Challenger di<br />
Todi, dove ha perso da<br />
Marco Cecchinato.<br />
109
IMPRESE AZZURRE<br />
PROFETA IN PATRIA<br />
Francesco Aldi ha ottenuto la sua vittoria più bella nella sua Palermo,<br />
torneo ATP purtroppo scomparso da qualche anno. Nel 2005 sconfisse<br />
David Ferrer, allora numero 13 del mondo. Non è mai riuscito a entrare<br />
nella top 100 mondiale, né a partecipare a tornei dello Slam, ma ora<br />
conta di rifarsi come coach, di fianco all’inseparabile Francesco Cinà<br />
testo di Marco Caldara<br />
immagini di Francesco Panunzio<br />
110
IMPRESE AZZURRE<br />
Il suo bilancio nel circuito maggiore <br />
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‘parla nella tua<br />
lingua’Vamos<br />
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Aldino<br />
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BIOFILE<br />
Francesco Aldi è nato a<br />
Palermo, il 17 settembre del<br />
1981. Da professionista ha<br />
vinto cinque tornei Futures e<br />
giocato sei finali Challenger,<br />
vincendone una, nel 2007<br />
a Sanremo contro Fabio<br />
Fognini. Ha raggiunto il<br />
suo best ranking nel 2005,<br />
alla posizione numero 111<br />
della classifica ATP. Sempre<br />
nel 2005 ha ottenuto la sua<br />
miglior vittoria in carriera,<br />
battendo il numero 13 del<br />
mondo David Ferrer al primo<br />
turno dell’ormai scomparso<br />
ATP di Palermo. Ha appeso<br />
la racchetta al chiodo nel<br />
2011, a causa di persistenti<br />
problemi al gomito. Da allora<br />
ha lavorato con professionisti<br />
quali Marco Cecchinato<br />
e Annika Beck. Nel 2016,<br />
insieme al suo storico coach<br />
Francesco Cinà, ha fondato<br />
a Palermo l’accademia<br />
Cinà <strong>Tennis</strong> Institute,<br />
che oltre a Roberta Vinci<br />
accoglie anche Filippo Baldi,<br />
Omar Giacalone, Alberto<br />
Cammarata, Federica Bilardo<br />
e altri giovani speranze.<br />
111
ATP CHALLENGER<br />
UN TORNEO DA<br />
FUORICLASSE<br />
LA DODICESIMA EDIZIONE DEL TORNEO ATP<br />
CHALLENGER DI MILANO ALL’ASPRIA HARBOUR<br />
CLUB HA AVUTO UN PROTAGONISTA D’ECCEZIONE,<br />
PAOLO MALDINI. CAPACE DI CONQUISTARE UNA<br />
WILD CARD DOPO AVER VINTO UN TORNEO<br />
RODEO LIMITATO 3.3 INSIEME AL SUO MAESTRO E<br />
COMPAGNO D’AVVENTURA, STEFANO LANDONIO,<br />
L’ESPOSIZIONE MEDIATICA È STATA STRAORDINARIA.<br />
IL TORNEO, QUELLO VERO, L’HA INVECE VINTO<br />
L’ARGENTINO GUIDO PELLA<br />
dal nostro inviato a Milano, RICCARDO BISTI<br />
immagini di FRANCESCO PELUSO<br />
112
ATP CHALLENGER<br />
113
Non è così scontato che un torneo Challenger<br />
conquisti le luci della ribalta nazionale.<br />
Serve che si crei un evento coinvolgente,<br />
ricco di buoni giocatori e spettacolo, dentro<br />
e fuori dal campo. Per andare oltre i confini<br />
nazionali però (a parte l’ottima iniziativa dell’ATP e<br />
relativo live streaming) serve un mezzo miracolo. Ed è<br />
proprio quello che è accaduto all’Aspria <strong>Tennis</strong> Cup<br />
Trofeo BCS, dodicesima edizione dell’ATP Challenger di<br />
Milano. Per un giorno, martedì 27 giugno, il capoluogo<br />
milanese è diventato il polo di attrazione tennistica più<br />
ricercato grazie alla partecipazione nel torneo di doppio<br />
di una leggenda dello sport come Paolo Maldini, uno che<br />
in bacheca non ha i trofei di Wimbledon o Roland Garros,<br />
ma ben sette scudetti e cinque Champions League,<br />
conquistati indossando sempre la maglia del Milan, idolo<br />
di quello stadio San Siro che dista meno di un chilometro<br />
dall’Aspria Harbour Club. Maldini non è stato omaggiato di<br />
una wild card dagli organizzatori, ma l’ha conquistata sul<br />
campo, vincendo l’ormai classico torneo rodeo riservato<br />
a giocatori fino ad una classifica massima di 3.3, e che in<br />
palio offre appunto un invito per il tabellone principale<br />
di doppio dell’ATP Challenger. Maldini, va detto, ha<br />
seguito la prima regola del doppio, quella che dice che è<br />
importante scegliersi un buon compagno. Nel suo caso, è<br />
anche il suo maestro, Stefano Landonio, ottimo doppista<br />
con qualche punto ATP conquistato negli Anni 90, quindi<br />
una vita passata ad allenare giocatori agonisti all’Aspria<br />
Harbour Club. La notizia ha creato un clamore mediatico<br />
impressionante, in Italia come all’estero, in particolare<br />
in Gran Bretagna, dove si era già impegnati nel torneo<br />
di qualificazione di Wimbledon, che sarebbe scattato la<br />
settimana successiva. Qualcuno ha perfino esagerato,<br />
parlando di una possibile seconda carriera agonistica per<br />
il 49enne Maldini. Ovviamente l’idea non ha nemmeno<br />
sfiorato Maldini, che ha partecipato al torneo rodeo<br />
per divertimento e per passare un paio di pomeriggi<br />
di sana competizione agonistica, in compagnia di altri<br />
appassionati di tennis. Ma quando le notizie volano...<br />
E così, l’ufficio stampa del torneo è stato subissato di<br />
richieste di accredito: Sky Sport, Mediaset Premium, RAI<br />
Sport e via via tutte le testate più importanti. E ancora: da<br />
Londra chiedevano aggiornamento continui e interviste<br />
quotidiani come il Guardian, il Times, il Daily Mail. Si<br />
è mosso perfino il Beijing Morning Post, una delle più<br />
importanti testate cinesi. La vicenda non è passata<br />
inosservata neanche all’ATP, che ha realizzato una videointervista,<br />
pubblicata sul sito dell’Associazione Giocatori,<br />
la Bibbia internazionale del nostro sport.<br />
UNA GIORNATA IMPEGNATIVA<br />
Più che la sconfitta contro David Pel e Tomasz Bednarek<br />
(che poi hanno pure vinto il torneo), per Maldini è stata<br />
una giornata decisamente impegnativa. E pensare che<br />
l’aveva impostata come d’abitudine, sostanzialmente<br />
come quando gioca un doppio con amici. Atterrato il<br />
giorno prima dalla Cina dove ha giocato un match di<br />
calcio di vecchie glorie, si è presentato un’ora prima<br />
dell’inizio dell’incontro, con la sua Babolat Pure Drive<br />
infilata dentro una borsa sportiva, nemmeno da tennis,<br />
tanto che il manico sbucava fuori. Il fisico è ancora<br />
statuario (nonostante si definisca un ex atleta, ma ognuno<br />
«È stato come fare un esame<br />
di matematica dopo aver<br />
studiato lettere per tutta la<br />
vita. Io sono un enneci e non<br />
ho nessuna ambizione nel<br />
mondo del tennis»<br />
Paolo Maldini<br />
ha i suoi metri di paragone) e, sbrigati un paio di impegni<br />
con i media, si è concesso una mezz’ora di riscaldamento<br />
col suo compagno di doppio, su un campo laterale,<br />
lontano dai curiosi, che intanto arrivavano a frotte. Così<br />
come si avviava una vera processione di giornalisti e<br />
troupe televisive. All’orario fatidico, il campo centrale<br />
era gremito. A parte gli spettatori, faceva impressione<br />
la colonna di fotografi e telecamere. Il palleggio di<br />
riscaldamento è bastato a cancellare qualsiasi illusione<br />
di poter avere un match equilibrato (almeno per chi ne<br />
aveva, non certo per gli addetti ai lavori, né per il diretto<br />
interessato). La partita è finita 6-1 6-1 in 42 minuti, con<br />
gli avversari che non hanno infierito, anche se si sono<br />
presi il punto in cui a Maldini è riuscita una clamorosa<br />
volèe da dietro la schiena che sarebbe diventato l’hot shot<br />
settimanale trasmesso dall’ATP. A fine partita abbracci,<br />
foto ricordo e innumerevoli richieste di selfie, che hanno<br />
ormai sostituito i vecchi autografi. Tra il pubblico,<br />
c’erano anche due sue vecchie conoscenze calcistiche,<br />
Giuseppe Bergomi e Clarence Seedorf: quest’ultimo si sta<br />
appassionando molto al tennis al punto da non rinunciare<br />
a sfide di tre ore nelle ore più calde, sempre sui campi<br />
dell’Aspria Harbour Club. L’olandese ha però glissato<br />
alla proposta del direttore organizzativo del torneo Carlo<br />
Alagna, che ha ipotizzato un suo coinvolgimento nel<br />
2018: «Paolo ha sette anni in più di me, quindi dovrai<br />
aspettare ancora un po’» ha scherzato Seedorf. Per<br />
soddisfare l’enorme richiesta di giornali e televisioni,<br />
gli organizzatori hanno messo in piedi una conferenza<br />
stampa, talmente affollata da sembrare pronta a ricevere<br />
un top player dopo una finale ATP.<br />
RICHIESTE RESPINTE<br />
Maldini ha stoppato sul nascere qualsiasi domanda legata<br />
al calcio e ha ben descritto la sensazione di sfidare i<br />
professionisti del tennis: «È stato come fare un esame di<br />
matematica dopo aver studiato lettere per tutta la vita - ha<br />
detto -. Io sono un enneci e non ho nessuna ambizione in<br />
questo mondo. Non avrei neanche il tempo per allenarmi a<br />
dovere. Per questa ragione, ho declinato le offerte di wild<br />
card che mi sono pervenute da altri Challenger italiani»,<br />
pienamente coscienti di non poter avviare un fuoriclasse<br />
verso una nuova carriera, ma incoraggiati dal richiamo<br />
mediatico che si trascina appresso (e il pericolo che qualcuno<br />
114
L’Italia dei tornei Challenger<br />
Finale sudamericana all’Aspria <strong>Tennis</strong> Cup Trofeo BCS vinta da Guido Pella su Federico<br />
Delbonis, entrambi protagonisti l’anno scorso della vittoria argentina in Coppa Davis<br />
voglia riproporre una situazione del genere, con altri<br />
protagonisti, ma montata a tavolino, non è assolutamente<br />
da escludere). Il tutto prima di tagliare la torta preparata<br />
per il suo 49esimo compleanno, celebrato il giorno prima<br />
del suo esordio da tennista pro. Un collegamento in diretta<br />
su Sky Sport 24 con Stefano Meloccaro e lo Zio Bergomi,<br />
e finalmente Maldini è potuto tornare alla sua realtà<br />
quotidiana, dove il tennis ricopre un ruolo importante<br />
ma di puro divertimento. Ma gli appassionati di tennis si<br />
chiedono: quanto vale realmente Maldini come tennista?<br />
«Sui campi veloci un 3.4, sulla terra battuta fa più fatica»<br />
dice Landonio. Maldini a parte, gli organizzatori sono stati<br />
premiati anche da uno splendido week-end, con la presenza<br />
in semifinale dei quattro giocatori di maggior prestigio<br />
presenti al torneo: Tommy Robredo, Federico Delbonis,<br />
Guido Pella e Marco Cecchinato. Alla fine si è imposto<br />
Pella, approfittando del ritiro del connazionale Delbonis<br />
per un problema al gluteo destro. Pella ha così completato<br />
un curioso tris milanese, visto che da juniores aveva vinto<br />
l’Avvenire e il Trofeo Bonfiglio. D’altra parte, Milano è la<br />
città adottiva di uno dei suoi migliori amici, il calciatore<br />
Rodrigo Palacio. Non poteva essere da meno, anche per<br />
festeggiare i buoni risultati del suo Olimpo Bahia Blanca, di<br />
cui ha seguito le partite anche durante il torneo (nonostante<br />
si giocassero in piena notte). Come ci ha insegnato lo stesso<br />
Maldini, a certe passioni non si può resistere.<br />
Il vento della crisi continua a soffiare, eppure<br />
l’Italia resta il paese con più tornei Challenger<br />
perché si tratta di eventi che, se organizzati<br />
con una certa oculatezza, si riescono a mettere in<br />
piedi e a ottenere un buon ritorno. E allora significa<br />
che abbiamo tanti bravi organizzatori, capaci<br />
di proporre interessanti percorsi di crescita. È il<br />
caso del torneo di Biella che inaugurerà il mese di<br />
agosto e che quest’anno offrirà un montepremi di<br />
ben 106.000 euro. Purtroppo nessuno ha preso il<br />
posto del defunto torneo di San Marino, ma il mese<br />
si concluderà con le tappe di Cordenons (che va<br />
avanti nonostante la scomparsa di Edi Raffin, colui<br />
che aveva creato un gioiello dal nulla), Manerbio<br />
e Como. Nella seconda settimana dello US Open,<br />
come ormai da tradizione, ci sarà l’AON Open<br />
Challenger di Genova, uno dei migliori al mondo<br />
(lo ha certificato anche l’ATP con il Best Challenger<br />
Award del 2015). A Valletta Cambiaso ci saranno<br />
tanti specialisti del rosso, con buone chance di<br />
avere anche i migliori italiani. La terra battuta<br />
saluterà a fine mese con l’evento romano del circolo<br />
Due Ponti, mentre si registra la scomparsa - ancora<br />
prima della nascita - del nuovo torneo Challenger di<br />
Napoli. Si doveva giocare sui campi in cemento del<br />
CUS, ma la raccolta sponsor è stata insufficiente e<br />
dunque il torneo non si farà. Un brutto colpo per una<br />
città che per anni ha avuto uno splendido evento<br />
primaverile. Confermato invece il torneo di Ortisei<br />
che però sarà anticipato di un mese e scatterà il 9<br />
ottobre, per evitare la concomitanza con le ATP Next<br />
Gen Finals di Milano, in programma dal 7 all’11<br />
novembre. Il calendario si chiuderà con le tappe di<br />
Brescia e Andria. Ottime soprattutto le premesse per<br />
l’evento di Brescia, che si migliora continuamente<br />
e che dall’anno prossimo dovrebbe insediarsi nel<br />
nuovo palazzetto dello sport la cui costruzione è<br />
stata accelerata dalla promozione in Serie A1 del<br />
locale team di basket. Con una buona collocazione<br />
in calendario (offre gli ultimi punti per chi vuole<br />
acciuffare il main draw all’Australian Open), può<br />
diventare un bel classico di fine stagione.<br />
115
UNDER 12<br />
IL NUOVO<br />
ZVEREV<br />
SI CHIAMA MARC MAJDANDZIC ED È UN PICCOLO<br />
FENOMENO DI 12 ANNI. TEDESCO DI PADRE<br />
CROATO, HA VINTO CON IRRISORIA FACILITÀ QUELLO<br />
CHE SI PUÒ CONSIDERARE UNO SLAM UNDER<br />
12 E CHE IN PASSAT0 HA SALUTATO I TRIONFI<br />
DI IVANISEVIC, THIEM, GULBIS, RUBLEV, HALEP<br />
E CIBULKOVA. IN CAMPO FEMMINILE, VITTORIA<br />
TRICOLORE GRAZIE AD ANNA PARADISI. REPORTAGE<br />
DAL MONDO DEI PICCOLI PROFESSIONISTI<br />
dal nostro inviato a Porto San Giorgio<br />
FEDERICO MARIANI<br />
116
UNDER 12<br />
117
Sono alti poco più del borsone che portano in<br />
spalla, dove custodiscono gli attrezzi di quello<br />
che sognano diventare un mestiere. Hanno già le<br />
mani ruvide e callose, lo stacco dell’abbronzatura,<br />
da metà polpaccio in giù, è il segno di chi passa<br />
più tempo a tirare dritti e rovesci che a giocare in cortile<br />
come i compagni di scuola. Hanno dodici anni e sono tra i<br />
più forti d’Europa con una racchetta in mano. Il passaggio<br />
allo stadio di cyborg spara-palle è più vicino di quanto<br />
loro stessi pensino. Anzi, per qualche eletto è già avviato.<br />
Mocciosi chiamati a essere professionisti, a colpire mille<br />
palle al giorno e a sezionare la vita ragionando un punto<br />
alla volta, proprio come fanno quelli bravi. Il <strong>Tennis</strong> Europe<br />
di Porto San Giorgio è una tappa che a dodici anni vale uno<br />
Slam, e qui tutti sembrano avvertirne la zavorra.<br />
L’OASI DI PORTO SAN GIORGIO<br />
Il circolo marchigiano è un bijoux: tre campi spalmati in un<br />
fazzoletto di terra, con l’aria salmastra che sa di vacanza a<br />
incorniciare il quadretto. Piccolo ma funzionale e infatti<br />
estremamente funzionante, visto il curriculum che vanta una<br />
ventina di seconda categoria sfornati nell’ultimo decennio<br />
o poco più – oltre ovviamente a Gianluigi Quinzi, un mito<br />
che inevitabilmente aleggia in un pianeta diventato Quinzicentrico,<br />
grazie anche allo storico impegno della famiglia<br />
nel settore dirigenziale del club. Attorno alla passerella che<br />
costeggia il campo 1, un piede dentro il circolo, sono affisse<br />
istantanee dei passati vincitori, motivo d’orgoglio locale da<br />
una parte e monito per i protagonisti odierni dall’altra: da<br />
Ivanisevic (vincitore nel 1983, la prima edizione) allo stesso<br />
Quinzi, passando per Halep, Cibulkova, Rublev, Thiem e<br />
Gulbis, in ordine sparso. È un gallone per gli organizzatori<br />
del torneo e infatti un maestro gonfia il petto, ricordando<br />
che «siamo stati i primi a ospitare i coreani!». Una tradizione<br />
che continua, vista la corposa spedizione dagli occhi a<br />
mandorla giunta in riviera anche quest’anno: tre maschietti<br />
e altrettante femminucce si muovono all’unisono col capodelegazione,<br />
viaggiando in un’impeccabile fila indiana, con<br />
sottobraccio un abnorme thermos dal contenuto misterioso.<br />
Il custode del campo testimonia che ogni mattina sono loro i<br />
primi ad arrivare al circolo: alle 6 e 50 sono già in campo per<br />
il risveglio muscolare. Disciplina ferrea per ognuno di loro,<br />
eccezion fatta per tale Hee Han Chan, che spara un Come on!<br />
in ogni quindici del 6-1 6-4 con cui si sbarazza al primo turno<br />
di un ragazzino italiano. Ogni cliché può essere smentito.<br />
VITTORIA AZZURRA<br />
Se nel maschile il piano-partita dei giocatori differisce seppur<br />
per miseri dettagli, le bambine sono sostanzialmente tutte<br />
piccole repliche. Vince la più cattiva o la più grossa, tratti<br />
che spesso coincidono. Quasi tutte sfoggiano un dolcissimo<br />
sorriso d’argento, qualcuna accoglie la sconfitta con un<br />
pianto a dirotto. La differenza sembra farla la personalità,<br />
più che il tennis, e sono ampiamente giustificate perché non<br />
è che poi il circuito WTA funzioni tanto diversamente. C’è<br />
una bulgara che supera il metro e ottanta e rende almeno un<br />
metro alla sua sfortunata avversaria di primo turno, sebbene<br />
la carta d’identità sembri confermare l’anno di nascita legale<br />
per il torneo: il 2005. Alla fine, tuttavia, non vincerà lei e<br />
neanche la connazionale dallo sguardo perfido: a trionfare<br />
sarà l’azzurra Anna Paradisi, del Circolo <strong>Tennis</strong> Firenze, che<br />
in finale supera Sein Myoung, una bambina coreana in grado<br />
Marc Majdandzic colpisce<br />
la palla con chirurgica<br />
pulizia, affonda sempre,<br />
è determinato, spietato e<br />
ambizioso. «Sei il più forte<br />
del mondo?» gli chiediamo.<br />
«Lo sto diventando» risponde<br />
di giustiziare lungo il proprio cammino due delle nostre più<br />
forti, ovverosia Perez-Wilson e Sensi, sempre in rimonta.<br />
IL NUMERO UNO<br />
Quest’età è l’ultima soglia da superare, prima di essere<br />
riconosciuti dal conto di un computer e avere un nome e<br />
un volto abbinati a un numero: il ranking. Qui ancora non<br />
esistono teste di serie e un clic sul pc compila il tabellone in<br />
modo totalmente casuale: «La classifica c’è, ma è nascosta»,<br />
assicura qualcuno che ne sa. Lo stesso insider punta il dito<br />
su Marc Majdandzic, indicandolo come favorito numero<br />
uno. A vederlo pare un professionista in miniatura: un<br />
angelo biondo con occhi da killer, il corpicino celato quasi<br />
per intero dalla sacca Yonex mentre si muove per il circolo<br />
con gelida sicurezza, senza parlare con nessuno, distratto<br />
da cuffie wireless e perennemente concentrato. Il padre,<br />
un croato trasferitosi per lavoro in un piccolo centro<br />
vicino ad Hannover, elenca con orgoglio lo status in patria<br />
del figlioletto: numero uno under 12, tre under 13, sei<br />
under 14. Ha già firmato un contratto con Nike, mentre la<br />
sopracitata azienda giapponese gli fornisce i telai. È stato<br />
selezionato dalla Academy di Patrick Mouratoglou e sembra<br />
già lanciato verso il professionismo. Idoli? Federer, Zverev?<br />
Macché! Goran Ivanisevic. Dietro il fumo c’è però anche un<br />
succulento arrosto. Disarmante la facilità con cui scherza la<br />
concorrenza: colpisce la palla con chirurgica pulizia, affonda<br />
sempre, è determinato, spietato e ambizioso. «Sei il più forte<br />
del mondo?» gli chiediamo. «Lo sto diventando» risponde,<br />
impiegando appena qualche frazione di secondo in una<br />
lingua non sua ma che sembra già abituato a padroneggiare.<br />
A livello umano Marc lega solamente col piccolo Leo<br />
Gutjahr, col quale condivide l’idioma tedesco. Leo è un<br />
dolcissimo undicenne viennese, in tabellone principale<br />
grazie a una wild card. Si tratta dell’unico invito elargito dal<br />
torneo a uno straniero, per un motivo ben preciso: la madre<br />
di Leo è la migliore amica di quella di Thiem, e pare che lo<br />
stesso Dominic - vincitore a Porto San Giorgio nel 2005 -<br />
abbia alzato la cornetta per assicurare al ragazzino l’invito. Il<br />
padre ci mostra un breve video in cui il pargolo palleggia con<br />
Thiem e uno zainetto arancione con cucito il nome del top<br />
ten austriaco. Il piccolo Leo è stato sconfitto al primo turno;<br />
Marc invece ha perso appena 12 giochi nei cinque match<br />
necessari per sgranocchiare la concorrenza, fino a intascarsi<br />
un trofeo già suo dal primo giorno di competizione.<br />
118
Già ribattezzato il nuovo Zverev, Marc Majdandzic, padre croato trasferitosi ad Hannover e quindi di passaporto tedesco, già messo sotto contratto da Nike e Yonex e selezionato dall’Accademia<br />
Mouratoglou, ha vinto concedendo dodici giochi in cinque partite. In campo femminile, successo azzurro grazie ad Anna Paradisi, tesserata per il Circolo <strong>Tennis</strong> Firenze.<br />
NON È UN GIOCO PER POVERI<br />
Nel lotto dei favoriti c’era anche Grigory Shebekin, paffutello<br />
moscovita, iconico ragazzino nella forma e nella sostanza<br />
nonché fresco vincitore nella tappa triestina del circuito<br />
<strong>Tennis</strong> Europe. A giudicare dalla supercar del padre e dalle<br />
quattro persone al seguito (e a carico), tra cui perfino la<br />
moglie del coach, non dovrebbe soffrire la crisi economica.<br />
Del resto in quest’ambiente è difficile imbattersi nella storia<br />
strappalacrime - o strappalike - costruita su sofferenze e<br />
privazioni. Quelle magari verranno in seguito, quando i più<br />
fortunati tra questi tennisti in erba, per sopravvivere nel<br />
marasma del circuito minore, saranno costretti a barattare un<br />
pasto caldo per un’incordatura. Tornando al russo, questi si è<br />
fatto intervistare per interposta persona perché non mastica<br />
l’inglese. Le risposte, quasi tutte da ufficio stampa, seguono<br />
un crescendo di banalità che culmina nel classico «i miei idoli<br />
sono Federer e Nadal». Ci si sposta a est, cercando un appiglio<br />
ai luoghi comuni della rivendicazione sociale e della maggior<br />
fame, ma niente: questo torneo - come i suoi omologhi - è<br />
un banchetto riservato a commensali economicamente<br />
privilegiati. C’è un ragazzino bulgaro che dipinge col<br />
rovescio, ma non dispensa sorrisi neppure sotto tortura. È<br />
nato e vive nella stessa cittadina di Dimitrov, Haskovo, e con<br />
il compaesano condivide anche il primo allenatore, il padre di<br />
Grisha. È lui che fa fuori il locale Andrea Meduri, il più forte<br />
del battaglione italiano (unico dei 18 azzurrini a raggiungere<br />
i quarti di finale), prima di essere maltrattato in finale da<br />
Madjandzic, cui scuce due soli game. Ci sono poi due bambini<br />
romeni, che rastrellano complessivamente quattro game e<br />
uno ucraino, accompagnato da una mamma invadente che se<br />
la prende con l’incordatore del torneo - un ragazzo squisito in<br />
grado di fare l’appello dell’intera top 300 mondiale - perché il<br />
figliolo, poveretto, ha rotto le corde.<br />
L’INIZIO DELLA FINE<br />
È impressionante ammirare la potenza che questi scriccioli<br />
di quaranta di chili riescono a imprimere alla palla. Sono<br />
costruiti e confezionati come picchiatori da fondocampo,<br />
poche le variazioni, ancor meno le discese a rete, per non<br />
parlare del rovescio a una sola mano, praticamente vietato.<br />
Un bambino italiano prova a socializzare col coetaneo<br />
austriaco, mostrandogli di saper masticare un po’ di tedesco:<br />
«eins, zwei, drei…». Il tennis ha già permeato le loro vite, la<br />
palla gialla è il sole attorno al quale orbitano allenamenti,<br />
partite e soprattutto speranze. I più bravi, presto saranno<br />
costretti a scegliere tra un’istruzione adeguata e l’obiettivo<br />
di un grande risultato sportivo. Forse tra questi sbarbatelli si<br />
nasconde il futuro numero uno del mondo, forse no. Di sicuro<br />
c’è che la stragrande maggioranza non avvicinerà nemmeno<br />
il circuito professionistico. Il tennis è una democrazia tanto<br />
feroce quanto bella: vinci e vivi, perdi e muori. Presto se ne<br />
renderanno conto anche loro.<br />
119
PADEL<br />
UN’ESTATE DI PADEL. CON VIP ANNESSO <br />
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info: 0541 691667 oppure 335 6963678 (WhatsApp), sunpadelriccione.it<br />
121
Il GIRO di DRIVE<br />
di Lino Dell*<br />
sequenza fotografica di Francesco Panunzio<br />
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LA TECNICA<br />
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SEGUITE LA TRAIETTORIA<br />
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LA VARIANTE DEL PADEL… TENNISTA!<br />
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122
I DETTAGLI<br />
IL BUON CAVALIERE<br />
Una buona attesa in split, dove la pala è in posizione neutra e i talloni<br />
sono leggermente sollevati, saranno un’eccellente preparazione al colpo,<br />
il tutto sempre ben accompagnato da movimenti che ci mantengano<br />
in buon equilibrio, come per esempio tenere le mani sempre alla stessa<br />
altezza (foto 1). Invita la palla a entrare nel tuo cerchio di azione,<br />
come farebbe un buon cavaliere nell’invitare una dama ad accomodarsi<br />
in auto (foto 2). Fate gli onori di casa e accompagnate la palla<br />
durante tutto il suo percorso. Alla fine, con maniere gentili, seguite con<br />
la pala, la palla stessa verso il campo dell’ avversario. Tutto questo<br />
mantenendo le gambe ben flesse ed eseguendo movimenti corti, con<br />
una falcata non superiore alla distanza tra le spalle e mantenendo<br />
continuamente la pala alla stessa altezza della palla, eseguendo una<br />
media di passettini non inferiore a cinque.<br />
Dopo tale movimento di accompagnamento, e solo quando avrete una<br />
buona visuale verso il campo avversario, potrete eseguire un’ultima<br />
falcata piú larga ed eseguire il colpo finale di dritto (foto 3).<br />
123
PADEL<br />
DOVE<br />
GIOCARE<br />
Fare un censimento delle strutture che dispongono di campi<br />
da padel era doveroso, anche se mensilmente la lista andrebbe<br />
aggiornata (e lo faremo sul nostro sito Internet) perché la crescita<br />
di questa disciplina è costante e nuovi campi vengono costruiti<br />
con una certa frequenza, come ci conferma Claudio Galuppini,<br />
titolare di Italian Padel, tra i top costruttori di campi da padel<br />
che solo nell'ultimo periodo ne sta consegnando una quarantina.<br />
Numeri che fanno piacere e testimoniano che credere in questo<br />
sport può davvero essere una scommessa vincente.<br />
REGIONE CITTÀ CLUB TELEFONO<br />
RIFERIMENTO<br />
<br />
LAZIO ROMA AREA FITNESS 063500121 FABRIZIO ANTICOLI<br />
<br />
LAZIO ROMA ASD PADEL ZONE 3286346169 MATTEO LUCENTE<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
LAZIO ROMA CASSIA COUNTRY CLUB 0630369931 FABIO MENGONI<br />
<br />
LAZIO ROMA CC LAZIO 063226801 DANIELE DELLA PORTA<br />
LAZIO ROMA CC ROMA 063612921 JUAN MARTINEZ<br />
LAZIO ROMA CINECITTÀ BETTINI 3925909988 GIANLUCA MONTI<br />
<br />
<br />
<br />
LAZIO ROMA DOMAR SSD 3357093263 GIOLE LIBERATI<br />
<br />
LAZIO ROMA EM SPORT OASI DI PACE 067184550 EDOARDO PACE<br />
LAZIO ROMA EMPIRE SPORT 0689716645 ALESSIO ALESSANDRI<br />
<br />
<br />
LAZIO ROMA FIORANELLO TENNIS 3335393413 LUCA MEZZETTI<br />
LAZIO ROMA FLAMINIA PADDLE 3349158892 BARBARA GIANNETTI<br />
LAZIO ROMA FLAMINIO SC 3487075255 ROBERTO AGNINI<br />
LAZIO ROMA FORUM SC 0661110 PASQUALE RIZZO<br />
<br />
<br />
LAZIO ROMA HELIOS PADDLE 065650595 CLARA PELOSI<br />
<br />
<br />
LAZIO ROMA JUST PADEL AERONAUTICA 3664099088 NICCOLÒ BRUSADELLI<br />
LAZIO ROMA JUST PADDLE SSD 3929952555 NICCOLÒ BRUSADELLI<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
124
REGIONE CITTÀ CLUB TELEFONO<br />
RIFERIMENTO<br />
LAZIO ROMA MAD4PADEL 3895815565 DINO ZORZETTO<br />
LAZIO ROMA MAGIC PADEL 3315782140 CORRADO GRAZIOTTI<br />
<br />
LAZIO ROMA CORTE DEI CONTI 068078722 GIANLUCA CASTIGLIONE<br />
<br />
<br />
<br />
LAZIO ROMA ORANGE PADELCLUB 068076239 SERGIO MANTO<br />
<br />
LAZIO ROMA PADEL CLUB LAURENTINA 3357404500 DINO MANCINI<br />
LAZIO ROMA PADEL HUB 3389030297 MATTEO CONTINO<br />
<br />
LAZIO ROMA PIT PADEL IN TOWN 3205752555 GABRIELE SANTINI<br />
<br />
LAZIO ROMA PRO ROMA 0621710100 MAURIZIO ZACCHINI<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
LAZIO ROMA SPORTING EUR 065034178 MARCO MICOLICH<br />
LAZIO ROMA LITTLE GARDENS SSD 3296656480 ALESSANDRO RUSSO<br />
LAZIO ROMA TC GARDEN 067222339 ALESSIO LUCHETTI<br />
<br />
<br />
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<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
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MARCHE S. BENEDETTO DEL TRONTO CT MAGGIONI 0735588977 AFRO ZOBOLETTI<br />
125
EVENTI & TORNEI<br />
TROFEO LOCATESE. INTERNAZIONALE<br />
La OkPadel di Lino Dell organizzerà a metà settembre la prima edizione di un torneo internazionale con la<br />
partecipazione di giocatori da vari paesi dell’Europa. Un momento di confronto essenziale per capire dove<br />
può arrivare il padel in Italia. Una crescita che passa indubbiamente da eventi di questo genere<br />
Ecco ciò di cui il padel in<br />
Italia ha disperatamente<br />
bisogno per conquistare<br />
<br />
quella sensazione di divertimento<br />
e socialità che si vive ogni volta<br />
che si entra dentro la gabbia di<br />
vetro di un campo. Per questo ci fa<br />
<br />
la nascita della prima edizione del<br />
Torneo Internazionale di Padel,<br />
Trofeo Ambrosiano Locatese.<br />
Promotore dell’iniziativa, e per<br />
questo ci fa ancora più piacere, è<br />
<br />
importante anche all’interno<br />
della Federazione Internazionale<br />
<br />
tecniche della nostra sezione.<br />
«Sarà un’edizione speciale - ci ha<br />
<br />
- perché verranno invitati circa<br />
<br />
contributi spese e un montepremi<br />
<br />
di tennis ha appena superato la<br />
soglia dei 50 milioni di dollari<br />
di montepremi totali, ma stiamo<br />
parlando di un torneo dello Slam.<br />
Così come, per organizzare una<br />
tappa del World Padel Tour,<br />
bisognerebbe trovare contributi per<br />
almeno 250.000 dollari (un passo che<br />
potrebbe fare la Federazione Italiana<br />
<strong>Tennis</strong> visto che ha in casa un<br />
<br />
<br />
adesso non ha avuto seguito).<br />
Ma l’importante, per la crescita<br />
del movimento del padel in Italia,<br />
anche passo dopo passo, senza<br />
scalare troppi gradini in una volta<br />
sola, passa per una serie di eventi<br />
che possa avvicinare la realtà del<br />
nostro paese a quella europea, che<br />
serva da promozione e magari, come<br />
<br />
Federazione Internazionale Padel,<br />
<br />
se un gruppo di giocatori italiani ben<br />
dotati potesse allenarsi con costanza<br />
e con mezzi appropriati, raggiungere<br />
le punte di livello della Spagna non<br />
<br />
come qualcuno potrebbe credere.<br />
Per questo l’iniziativa di Lino Dell è<br />
importante, perché avvicina il padel<br />
in Italia a quello di altre nazioni,<br />
<br />
stimolo. Con un montepremi che<br />
è comunque un riconoscimento<br />
per chi si porterà a casa il trofeo. Si<br />
<br />
<br />
alle porte di Milano: una location<br />
<br />
<br />
che può far capire, anche ai tennis<br />
club più prestigiosi, che il padel è un<br />
investimento vincente.<br />
126
Sport<br />
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statistiche a cura di Luca Brancher<br />
Rafael Nadal<br />
23 vinte - 14 perse<br />
Novak Djokovic<br />
23 vinte - 22 perse<br />
Yevgeny Kafelinikov<br />
4 vinte - 2 perse<br />
<br />
3 vinte - 0 perse<br />
Thomas Enqvist<br />
3 vinte - 1 persa<br />
Alex Corretja<br />
3 vinte - 2 perse<br />
Franco Squillari<br />
2 vinte - 0 perse<br />
Dominic Thiem<br />
2 vinte - 1 persa<br />
Dominic Hrbaty<br />
2 vinte - 1 persa<br />
Gustavo Kuerten<br />
2 vinte - 1 persa<br />
Wayne Ferreira<br />
2 vinte - 1 persa<br />
Evgeny Donskoy<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Federico Delbonis<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Andrea Gaudenzi<br />
1 vinta - 0 perse<br />
James Sekulov<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Francisco Clavet<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Markus Hantschk<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Andrei Medvedev<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Sergi Bruguera<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Christophe Van Garsse<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Byron Black<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Kenneth Carlsen<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Jan Siemerink<br />
1 vinta - 0 perse<br />
Lucas Arnold<br />
1 vinta - 0 perse
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