catarsi anteprima

exquis

․03


INDICE


nota editoriale

CATARSI

3 In quanti modi si dice «catarsi»

Marco Pascarelli

8 Fedone

Platone

16 Politica

Aristotele

20 Poetica

Aristotele

23 Il dispositivo estetico

Gianluca Garelli

51 Catarsi della mente. Senso e follia

negli stati alterati di coscienza

Gilberto Camilla


95

Inerenze. Pensieri sulla catarsi

Simona Bertozzi

121 Lessicofania di una definizione

Flavia Mastrella

127 Il collo piegato

Antonio Rezza


GIANLUCA GARELLI. HA STUDIATO A TORINO, BOLOGNA, HEI-

DELBERG E BERLINO; DAL 2005 INSEGNA PRESSO L'UNIVERSITÀ

DI FIRENZE. HA DEDICATO I PROPRI LAVORI IN PARTICOLARE

ALLA FILOSOFIA CLASSICA TEDESCA (KANT, HEGEL) E ALLA

SUA RICEZIONE NEL PENSIERO CONTEMPORANEO; ALLA STORIA

DELL'ESTETICA; ALL'ERMENEUTICA FILOSOFICA E ALLA TEORIA

DEL TRAGICO.

GILBERTO CAMILLA. STORICO, RICERCATORE E PSICOANALI-

STA, HA ESERCITATO LA PROFESSIONE DI PSICOTERAPEUTA SINO

AL 1992 IN QUALITÀ DI MEMBRO PERMANENTE DELLA SOCIETÀ

ITALIANA DI PSICOANALISI CARATTERIALE E MEMBRO AGGIUNTO

DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA UNGHERESE SANDOR FERENC-

ZI. TRA I FONDATORI DELLA SISSC, NE È ATTUALMENTE IL PRE-

SIDENTE OLTRE CHE E DIRETTORE SCIENTIFICO DELLA RIVISTA

«ALTROVE».

SIMONA BERTOZZI. COREOGRAFA, DANZATRICE E PERFORMER.

HA COLLABORATO CON COMPAGNIE ITALIANE E INTERNAZIONALI

(TÒMAS ARAGAY, VIRGILIO SIENI, FORTEBRACCIO TEATRO, TRA

GLI ALTRI). È FONDATRICE DELLA COMPAGNIA NEXUS CON LA

QUALE PORTA AVANTI DA ANNI IMPORTANTI PROGETTI NELL’AM-

BITO DELLA DANZA CONTEMPORANEA.

ANTONIO REZZA È IMPEGNATO DALLA SECONDA METÀ DEGLI

ANNI SESSANTA NEL DISSIPARE L’ENERGIA CHE SI ACCUMULA

NEL SUO CORPO DISUMANO. DAL 1987 INSIEME A FLAVIA MA-

STRELLA, HA RIVOLTO LO SGUARDO AL TEATRO, AL CINEMA, ALLA

LETTERATURA. ANCORA NON SI È GIRATO.


FLAVIA MASTRELLA, SI OCCUPA DI COMUNICAZIONE E SCON-

FINAMENTI ATTRAVERSO VARIE NORME (TECNICHE) FIGURATIVE.

RITIENE OGNI COSA UNA MATERIA DA COMPORRE IN EQUILIBRIO,

SCOPRE IL CONCETTO DELL’HABITAT, INTESO COME SPAZIO INCI-

SIVO. DAL 1988 HA DIVISO L’IMPETO, E LE OPERE, CON ANTONIO

REZZA; INSIEME SONO ATTIVI NEL TEATRO E NEL CINEMA.


IN QUANTI MODI

SI DICE «CATARSI»

MARCO PASCARELLI

Questo volume di Sproni tematizza un concetto

di non facile comprensione, che nasce nell’antica

Grecia e nomina, tra le altre cose, il rito di purificazione

in cui culminava il dramma tragico. Benché

la nostra indagine prenda le mosse dalla scena tragica,

non vogliamo arrestare l’analisi al solo campo

teatrale.

Consultando lo storico dizionario greco-inglese,

approntato da Henry George Liddell e Robert

Scott, alla voce κάθαρσις si leggono diversi significati.

Catarsi vuol dire “cleansing from guilt or defilement,

purification” (purificazione da colpa o contaminazione),

“clarification” (chiarimento, spiegazione); in

ambito medico con tale parola si intende “eliminazione

di umori morbosi, evacuazione, sia naturale che

con l’uso di medicinali” ed è in questa sezione che

viene riportato il riferimento ai noti passi tratti dalle

opere di Aristotele (Po.1449b28; Pol.1341b38). Tra gli

ultimi significati si legge che κάθαρσις può voler dire


4 CATARSI

anche “pruning”, ovvero potatura, con rimando ad

un passo del De causis plantarum di Teofrasto.

Tale varietà di significati ha reso il concetto

di catarsi oggetto di molteplici interessi e diventa il

punto di partenza di un’indagine che vuole portare

alla riflessione sulla contemporaneità e sull’urgenza

di questa nozione. La pluralità di approcci e discipline

con cui si è tentato di avvicinarla racconta della sua

natura ibrida, o quanto meno ancipite, di “concetto

incarnato”, ovvero di quello che è considerato un

dispositivo medico e insieme un meccanismo psicologico.

L’ambiguità del suo statuto, che rende indecidibile

la sua appartenenza all’ambito della disciplina

dei corpi o al campo dei processi cognitivi, esercita

ancora oggi un inesausto fascino. Forse perché la catarsi

continua a indicarci, da un lontano passato, una

remota modalità di correlazione organica e spirituale

tra il nostro modo di essere e di stare al mondo.

Quello che colpisce del processo catartico è la

sua natura contraddittoria, in grado di ottenere una

purificazione spirituale per mezzo di una modificazione

corporea, in virtù di una concezione olistica

che lega natura e individuo, il sé e l’altro da sé. Difatti,

l’interesse generato da questo procedimento di liberazione

dipende tanto dalla capacità di intercettare

le forze che influenzano vicendevolmente lo stato

del corpo e dell’anima quanto dallo sdoppiamento


5

In quanti modi si dice «catarsi»

percettivo che esso attiva nell’individuo facendolo

calare in una situazione estranea, per quanto esemplare

e universale, e da questa prospettiva riguardarsi

meglio, scendendo più a fondo dentro di sé.

Questa commistione di piani – viscerale e

cerebrale – e questa compromissione di prospettive

(intima e universale a un tempo) alludono alla dimensione

intrinsecamente contraddittoria dell’esistenza,

al fatto che la vita si costituisca come nodo emotivo

inestricabile attorno a un insieme inscindibile di godimento

e sofferenza, sicché per sanare un dolore bisogna

praticare una ferita. Sembra in questo risuonare

lo Ja-sagen nietzschiano – il "dire di sì" alla vita, nonostante

tutto –, l’affermazione che ribadisce la propria

adesione all’abisso senza fondo né salvezza del vivere.

La trasformazione catartica allude, dunque,

alla capacità del singolo di vivere le antinomie dell’esistenza,

di sostare nella tensione tra due prospettive

opposte e ugualmente necessarie. La responsabilità

nei confronti dell’altro, il doloroso mantenimento

dell’irriducibile diversità che ci assedia e definisce

è lo snodo fondamentale di un’esperienza che diventa

liberatoria proprio in virtù della sua carica

intermedia negativa. Quella tragica è una situazione

paradigmatica in cui ci si trova nella condizione

di dover scegliere tra sé e un altro che, per quanto

complementare, appare una minaccia per la propria


6 CATARSI

sopravvivenza. La tragedia, ma anche la salvezza cui

essa apre, sta nel comprendere che una simile scelta

è impossibile, che ogni decisione è una recisione

e il guadagno relativo che ci spinge da una parte ci

infligge anche una corrispondente sofferenza. La

catarsi è il pharmakon, la salute che passa per l’assimilazione

controllata di una dose di veleno.

Tutto questo suggerisce la necessità di un’indagine

sconfinante, che avvicini un fenomeno estetico

con piglio sperimentale, dando conto dell’occorrenza

del temine tanto nel campo biologico quanto

in quello magico-rituale, psicologico ed estetico, e

pertanto necessiti di un approccio plurimo, in cui le

prospettive si integrino grazie a contributi provenienti

da discipline diverse: dai saperi umanistici a

quelli scientifici, alle arti sceniche.

Abbiamo così raccolto, in questo volume,

voci eterogenee e curiosamente convergenti: Gianluca

Garelli, filosofo, partendo da Aristotele e arrivando,

tramite Hans-Robert Jauss, a H.G. Gadamer e a

T.W. Adorno, ha parlato di un processo purificatorio

che risponde a una logica strumentale, una forma di

vigilanza culturale per cui l’arte – eminentemente

l’arte –, attraverso la purificazione dalle e delle emozioni,

sembra essere finalizzata al controllo sociale.

Le derivazioni somatiche del meccanismo

catartico sono poi state indagate da Gilberto Camilla,


7

In quanti modi si dice «catarsi»

psicoanalista, nell’ambito della vexata quaestio sulla definizione

della nozione di “coscienza” e sulle dislocazioni

liberatorie cui conducono i cosiddetti “stati alterati”.

Infine, a rimarcare l’emergenza contemporanea

del concetto e la sua declinazione attiva nei “saperi

di scena”, laddove il corpo e la voce incidono lo

spazio teatrale, hanno scritto Simona Bertozzi, danzatrice

e coreografa, Antonio Rezza, attore e regista,

Flavia Mastrella, artista e scenografa.

Platone e Aristotele sono gli autori dei testi

“sprone”, scelti perché sintomatici di un diverso approccio

al concetto di catarsi e di modi, ora divergenti

ora integrati, di guardare alla realtà del mondo

e all’interiorità dell’uomo, tenendo conto – diversamente

ma con uguale attenzione – della costituzione

psico-fisica dell’individuo.

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