24.10.2017 Visualizzazioni

23_rivista_ITAeventi

Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!

Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.

ITA<br />

eventi<br />

n.<strong>23</strong><br />

INTERVISTE<br />

LUCIA BLANCO ◗<br />

PAOLO CEVOLI ◗<br />

IVAN COTRONEO<br />

presenta Sirene:<br />

in autunno su Rai1<br />

Terapia di coppia<br />

per amanti<br />

Un film di Alessio<br />

Maria Federici<br />

Nina Zilli<br />

MODERN ART TOUR<br />

Da ottobre nei club italiani


Sommario<br />

in questo numero<br />

8 10 18 22<br />

8 Notes<br />

38<br />

8.I giardini di Sissi in fiore<br />

10. A Siena un capolavoro da scoprire<br />

12.Il vino in Emilia Romagna<br />

14.L’autunno in casa<br />

17 Arte<br />

17.Il lavoro tra identità e illusione/Bologna<br />

18.Quando i fumetti raccontano la realtà/Bologna<br />

22.Un dialogo tra il tempo e il sacro/Aosta<br />

24.Le vibrazioni positive della natura/Milano<br />

26.Appuntamenti<br />

29 Musica<br />

29.Pronto a scrivere nuove pagine<br />

30.Vesto le mie canzoni senza<br />

scendere a compromessi<br />

34.Il mio disco romantico e incazzato<br />

36.Appuntamenti<br />

41 54 61<br />

30<br />

41 Classica<br />

41. Moderna ma fedele all’originale/Bologna<br />

42. Omaggio ad Adriano Guarnieri/Milano<br />

44. Appuntamenti<br />

47 Teatro<br />

47.Uno spaccato del nostro tempo<br />

48. Nuovi protagonisti per un musical da record<br />

54. La Bibbia a prova di “patacca”<br />

56. Appuntamenti<br />

48


Sommario<br />

68 74<br />

<strong>ITAeventi</strong><br />

Iscritta con l’autorizzazione del Tribunale<br />

di Milano al numero 335 del 25/10/2013<br />

n.<strong>23</strong> ottobre/novembre 2017<br />

Direttore Responsabile<br />

Maurizio Costanzo<br />

Caporedattore<br />

Cristiana Zappoli<br />

61 Cinema<br />

68 Televisione<br />

78 90<br />

61.L’apparenza spesso inganna<br />

62. E se per tradire ed essere<br />

felici servisse un analista?<br />

66. Amori che non sanno stare al mondo<br />

Dove non ho mai abitato<br />

67. The big sick / The broken key<br />

68. Una storia d’amore con le pinne<br />

74 Volti nuovi<br />

74.La ricerca della felicità tra film, Africa e basket<br />

78 Viaggiare<br />

78.Amsterdam: una città per tutti i gusti<br />

84 Riflessioni<br />

Art Director<br />

Laura Lebro<br />

Redazione<br />

Alessandra Arini, Alessandra Cinque,<br />

Clara Dalledonne, Andrea Giuliani,<br />

Margot Rossi, Giovanni Salerno,<br />

Mercedes Vescio<br />

Editore<br />

MediaAdv srl<br />

Via A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />

Tel. +39 02 43986531<br />

info@mediaadv.it<br />

www.mediaadv.it - www.itaeventi.it<br />

Pubblicità<br />

MediaAdv srl (concessionaria)<br />

Via A. Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />

Tel. +39 02 43986531<br />

info@mediaadv.it<br />

www.mediaadv.it - www.itaeventi.it<br />

Stampa<br />

Mediaprint Srl<br />

Via Brenta, 7<br />

37047 San Giovanni Lupatoto (Vr)<br />

finito di stampare in ottobre 2017<br />

84.Dal CETEC all’Opera Liquida<br />

86 Angolo dei consigli<br />

86. Calvizie: le nuove frontiere<br />

della medicina rigenerativa<br />

88. Un aiuto quotidiano per sentirsi meglio<br />

90 Leggere<br />

90.Un viaggio sulle tracce di Banksy<br />

94.Che fine faranno i Cazalet?<br />

96.In libreria<br />

Via Antonio Panizzi, 6 - 20146 Milano<br />

Tel. 02.43986531 - 02.45506260<br />

www.mediaadv.it<br />

KOrE<br />

E D I Z I O N I<br />

Via F. Argelati, 19 - 40138 Bologna<br />

Tel. 051.343060 - www.koreedizioni.it


Notes<br />

I GIARDINI DI SISSI IN FIORE<br />

Tutti i sabati di ottobre e novembre sarà possibile scoprire fiori e gustare frutti provenienti<br />

da tutto il mondo con una visita guidata all’interno dell’universo botanico di Merano<br />

C<br />

ambia la stagione ai Giardini<br />

di Castel Trauttmansdorff<br />

e con essa un mutevole<br />

quadro di luci e ombre riflette<br />

un caleidoscopio di colori tra i più<br />

caldi e fastosi che la natura dispensi.<br />

Il cuore dorato dell’autunno<br />

invade con generosa intensità<br />

l’universo botanico di Merano,<br />

regalando scorci suggestivi<br />

e indimenticabili sulla valle circondata<br />

dalle montagne del Gruppo<br />

di Tessa. I toni del rosso acceso,<br />

arancio e giallo impreziosiscono<br />

in particolar modo l’area dei<br />

Boschi del Mondo, luogo in cui<br />

ora risplendono gli ambienti dell’Asia<br />

e America nelle variopinte<br />

atmosfere di fine estate, quando<br />

l’“Indian Summer altoatesino”<br />

regala un’interpretazione della<br />

natura dolce e solenne. In questa<br />

stagione i frutteti dei Giardini di<br />

Sissi portano a maturazione mele<br />

e pere locali, uva e castagne, che<br />

per la tradizione del “Törggelen”<br />

vengono arrostite sul fuoco in una<br />

padella forata, per dar vita a un<br />

popolare rito conviviale altoatesino.<br />

Ogni sabato di ottobre e novembre<br />

sarà possibile scoprire e<br />

gustare i frutti provenienti da<br />

tutto il mondo con una visita guidata:<br />

i Giardini offrono avvincenti<br />

passeggiate per entrare nell’universo<br />

culturale delle piante e dei<br />

frutti, esotici, mediterranei e locali,<br />

che decorano i Giardini di Sissi<br />

in autunno. I tour verranno coronati<br />

con specialità culinarie e gastronomiche<br />

stagionali di qualità<br />

presso il Ristorante Schlossgarten,<br />

che vanta una splendida vista<br />

sulle montagne circostanti.<br />

Per informazioni:<br />

www.trauttmansdorff.it<br />

I Giardini di Sissi sono anche su<br />

fb: “Trauttmansdorff – I Giardini”<br />

8<br />

ITA EVENTI


Notes<br />

A SIENA UN<br />

CAPOLAVORO<br />

DA SCOPRIRE<br />

Eccezionalmente in mostra<br />

il bellissimo pavimento del<br />

Duomo di Siena, di solito coperto<br />

per motivi di conservazione<br />

S<br />

i tratta del pavimento “più<br />

bello…, grande e magnifico”<br />

che mai fosse stato fatto,<br />

secondo la nota definizione<br />

del Vasari, ed è il risultato di un<br />

complesso programma iconografico<br />

realizzato attraverso i secoli,<br />

a partire dal Trecento fino all’Ottocento.<br />

È il Pavimento a<br />

commesso marmoreo del Duomo<br />

di Siena, abitualmente protetto<br />

dal calpestio dei visitatori ma eccezionalmente<br />

scoperto fino al 25<br />

ottobre. Un pavimento unico,<br />

non solo per la tecnica utilizzata,<br />

ma anche per il messaggio delle<br />

figurazioni, un invito costante alla<br />

Sapienza. La tecnica adoperata<br />

durante i secoli passati è quella del<br />

graffito e del commesso con<br />

marmi di provenienza locale<br />

come il broccatello giallo, il grigio<br />

della Montagnola, il verde di<br />

Crevole, ecc. I cartoni preparatori<br />

per le cinquantasei tarsie furono<br />

disegnati da importanti artisti,<br />

quasi tutti “senesi”, fra cui il<br />

Sassetta, Domenico di Bartolo,<br />

Matteo di Giovanni, Domenico<br />

Beccafumi, oltre che da un pittore<br />

“forestiero” come l’umbro Pinturicchio,<br />

autore, nel 1505, del<br />

celebre riquadro con il Monte della<br />

Sapienza, raffigurazione simbolica<br />

della via verso la Virtù<br />

come raggiungimento della serenità<br />

interiore.<br />

Il percorso completo OpaSiPass<br />

permette, oltre alla visita del Pavimento<br />

in cattedrale, quella al<br />

Museo dell’Opera ove si potranno<br />

ammirare, nella Sala delle Statue,<br />

i mosaici con i simboli delle<br />

città alleate di Siena e le tarsie originali<br />

di Antonio Federighi con le<br />

Sette età dell’Uomo. Per chi volesse<br />

vedere il Pavimento anche<br />

dall’alto, è possibile prenotare<br />

l’itinerario OpaSiPass Plus che, oltre<br />

all’accesso a tutti i siti museali<br />

del complesso, permette la salita<br />

verso la Porta del Cielo. Il pubblico<br />

può, infatti, anche accedere<br />

al percorso dei sottotetti: l’itinerario<br />

verso il “cielo” della Cattedrale<br />

comincia da una scala a<br />

chiocciola inserita dentro a una<br />

delle torri terminanti con guglie<br />

che fiancheggiano la magnifica<br />

facciata del Duomo.<br />

(Francesca Loriani)<br />

Veduta del pavimento<br />

dall’alto. In alto: Matteo<br />

di Giovanni, Strage degli<br />

Innocenti, particolare. Siena,<br />

Cattedrale, Pavimento<br />

10 ITA EVENTI


Notes<br />

IL VINO IN EMILIA ROMAGNA<br />

Appuntamento a Bologna con Enologica, dal 18 al 20 novembre a Palazzo Re Enzo. Con<br />

oltre 100 tra produttori, consorzi e cantine. Tanti i seminari e le degustazioni tematiche<br />

L<br />

’Emilia Romagna raccontata<br />

attraverso alcune delle sue<br />

eccellenze: il vino e il cibo,<br />

le tradizioni e la cultura. Come<br />

accaduto nelle ultime edizioni,<br />

anche in questo 2017 Enologica,<br />

il Salone del vino e del<br />

prodotto tipico dell’Emilia Romagna<br />

è un appuntamento da<br />

non perdere per tutti gli appassionati<br />

di vino e non solo. Ci sarà<br />

il “Teatro dei Cuochi” con gli chef<br />

che si racconteranno, anche attraverso<br />

le proprie creazioni gastronomiche<br />

in abbinamento ai<br />

vini. E inoltre, la premiazione di<br />

“Carta Canta”, il premio rivolto<br />

a ristoranti, enoteche, bar, agriturismi<br />

e hotel situati in regione,<br />

in Italia o all’estero, che propongono<br />

un assortimento qualificato<br />

di vini regionali, e il “Panino<br />

d’Autore” con lo chef Daniele Reponi,<br />

che realizzerà panini gourmet<br />

utilizzando esclusivamente<br />

prodotti Dop e Igp made in<br />

Emilia Romagna.<br />

Il Salone del vino e del prodotto<br />

tipico dell’Emilia Romagna è oramai<br />

un format consolidato, frutto<br />

dell’esperienza di Enoteca Regionale<br />

Emilia Romagna nell’organizzazione<br />

e gestione di eventi<br />

a livello internazionale, che non<br />

manca, però, di riservare ogni<br />

anno anche una chiave di lettura<br />

del tutto originale. Quest’anno,<br />

infatti, a Enologica saranno protagoniste<br />

anche le creature fantastiche,<br />

ovvero la rappresentazione<br />

popolare della natura, delle paure,<br />

dei sogni, delle cose “inspiegabili”<br />

e familiari della storia dell’uomo,<br />

un patrimonio di storia<br />

e tradizioni tramandato oralmente<br />

fino a noi. Come si legge<br />

nell’introduzione del catalogo,<br />

scritta dal curatore di Enologica<br />

Giorgio Melandri: “[…] Noi siamo<br />

per un racconto “quotidiano”,<br />

pieno di cose vere, di gente e storie<br />

[…]. Il racconto del vino vive<br />

dentro alle giornate della gente e<br />

noi abbiamo il dovere di lasciarcelo.<br />

Siamo una regione dove è il<br />

quotidiano a essere straordinario,<br />

dove un fosso può nascondere una<br />

creatura fantastica, dove un albero<br />

può nascondere un segreto,<br />

dove un vino può raccontare tante<br />

storie”. Ad accogliere i visitatori<br />

di Enologica, sotto al loggiato<br />

d’ingresso, ci sarà un grande pannello<br />

con delle originali “sculture<br />

di terra”, realizzate da I.TER di<br />

Bologna. Si tratta di rappresentazioni<br />

artistico-scientifiche dei<br />

principali suoli che ospitano la<br />

pianta della vite in Emilia Romagna<br />

e che si trovano percorrendo<br />

la via Emilia da Sud a<br />

Nord, partendo quindi dalla provincia<br />

di Rimini per arrivare fino<br />

a quella di Piacenza (con una sola<br />

piccola deviazione nel territorio<br />

ferrarese). Diversi tipi di terreno<br />

che corrispondono ai sette vitigni<br />

principali della regione, da dove<br />

nascono i nostri vini a denominazione:<br />

Albana e Sangiovese per<br />

la Romagna, Pignoletto per il<br />

bolognese, Fortana per il ferrarese,<br />

Lambrusco per il modenese, il<br />

reggiano e il parmense, Malvasia<br />

per il parmense e il piacentino,<br />

Gutturnio per il piacentino. Per<br />

ogni vitigno c’è poi la rappresentazione<br />

grafica dei profumi e dei<br />

sapori principali che connotano i<br />

vari vini (attraverso immagini di<br />

fiori, frutti, ecc.) per aiutare i visitatori<br />

nella ricerca di quelle determinate<br />

caratteristiche anche<br />

nel momento della degustazione.<br />

Enologica<br />

Palazzo Re Enzo, Bologna<br />

www.enologica.org<br />

Orario di apertura:<br />

sabato 11:00 - 21:00 / domenica<br />

11:00 - 20:00 / lunedì 11:00 - 19:00<br />

Ingresso 20 €<br />

12 ITA EVENTI


Notes<br />

L’AUTUNNO IN CASA<br />

I toni del verde bosco e del color ruggine sono<br />

perfetti per “riscaldare” gli ambienti all’arrivo<br />

della stagione più fredda. Ecco una selezione di<br />

elementi di arredo dal sito www.madeindesign.it<br />

1<br />

1. Sospensione Chouchin Mini di<br />

Foscarini. Una rilettura contemporanea<br />

della lanterna in carta e bambù,<br />

simbolo della cultura giapponese.<br />

2. Lampada da tavolo Snoopy di Flos,<br />

disegnata nel 1967 dai fratelli<br />

Castiglioni, si presenta in due<br />

colori esclusivi in edizione limitata:<br />

arancione vivace o verde bottiglia.<br />

3. La riedizione della famosa sedia<br />

Série 7 di Fritz Hansen: la sedia più<br />

venduta al mondo.<br />

4. Portarivise Metal di House Doctor:<br />

in metallo laccato verde kaki.<br />

5. Look originalissimo per questo diffusore<br />

senza fili bluetooth che ricorda<br />

una borsetta. È Helsinki di Vifa.<br />

6. Lampada da tavolo PC disegnata<br />

da Pierre Charpin per wrong.london:<br />

semplice e minimal.<br />

7. Sgabello Knitted di Gan, ideato<br />

da Claire-Anne O’Brien, designer<br />

tessile originario dell’Irlanda.<br />

8. Baule Metal di House Doctor, in<br />

pieno stile vecchio baule da viaggio.<br />

2<br />

4<br />

3<br />

6<br />

5<br />

8<br />

7<br />

14 ITA EVENTI


9<br />

10<br />

11<br />

12<br />

13<br />

14<br />

9. Ultimo nato della collezione<br />

Random, lo scaffale Randomito<br />

di MDF Italia si compone di diversi<br />

scomparti di varie dimensioni,<br />

che sono disposti in modo<br />

aleatorio su differenti livelli.<br />

10. Circus di Normann Copenhagen<br />

può essere utilizzato come<br />

pouf o come tavolino basso.<br />

11. Namasté è un set composto<br />

da 3 piatti in melamina disegnati<br />

da Jean-Marie Massaud per Kartell.<br />

12. Ideata dal designer norvegese<br />

Magnis Petterson, è la lampada<br />

da tavolo Leimu di Iittala.<br />

13. Ludica e grafica, la sedia<br />

imbottita Bold di Moustache<br />

si compone di due parti tubolari<br />

semplicemente incastrate<br />

l’una nell’altra.<br />

14. Portaoggetti Componibili<br />

di Kartell, vera icona design,<br />

ideata da Anna Castelli Ferreri.<br />

15. Divano Outline di Muuto<br />

abbina una seduta profonda<br />

e confortevole a un’estrema<br />

leggerezza visiva.<br />

15<br />

ITA EVENTI 15


SE AVETE PROBLEMI CON IL VOSTRO<br />

AMMINISTRATORE CONTATTATECI<br />

AMMINISTRIAMO IL CONDOMINIO<br />

IN MODO SICURO E TRASPARENTE<br />

chiedeteci<br />

un preventivo<br />

siamo a vostra<br />

disposizione<br />

via Marconi 6/2 • 40122 Bologna<br />

tel 051.270444 • amministrazioni@confabitare.it


MANARA • MAGRITTE • VAN GOGH • CHAGALL • PICASSOANDARE PER MOSTRE NEI MUSEI PIÙ IMPORTANTI D’ITALIA<br />

Arte<br />

Foto di Joan Fontcuberta<br />

AL VIA A BOLOGNA LA TERZA EDIZIONE DELLA BIENNALE FOTO/INDUSTRIA<br />

IL LAVORO TRA IDENTITÀ E ILLUSIONE<br />

Il mondo del lavoro in tutte le sue forme, con<br />

particolare riferimento ai temi dell’identità e dell’illusione<br />

in fotografia, è al centro della terza<br />

edizione della Biennale Foto/Industria di Bologna.<br />

Il festival, promosso dalla Fondazione<br />

Mast in collaborazione con il Comune di Bologna<br />

e sotto la direzione di François Hébel, presenta<br />

quattordici mostre che si svolgeranno in<br />

13 siti storici del centro cittadino e al Mast. Per<br />

il tema dell’identità scelti i lavori di tre grandi<br />

fotografi: il russo Alexsandr Rodčenko, il ceco<br />

Josef Koudelka, l’americano Lee Friedlander<br />

con le migliori immagini realizzate per l’impresa<br />

nel corso della sua carriera. Per il tema dell’illusione:<br />

da un prezioso corpus di fotografie di un<br />

anonimo fotografo del primo 900 su una città<br />

americana costruita per lo sfruttamento del carbone,<br />

al ciclo American Power di Mitch Epstein;<br />

dai francesi Mathieu Bernard-Reymonde Vincent<br />

Fournier al catalano Joan Fontcuberta con le<br />

prove fotografiche sul cosmonauta sovietico che<br />

avrebbe dovuto essere il primo uomo sulla luna;<br />

dallo svedese Mårten Lange al giapponese Yukichi<br />

Watabe e all’inglese John Meyers. Scelti<br />

anche gli italiani Michele Borzoni, Mimmo Jodice<br />

e Carlo Valsecchi. Al Mast le immagini di<br />

Thomas Ruff ci raccontano macchine, utensili di<br />

lavoro, lavoratori, prototipi, di grande impatto<br />

visivo e superba qualità tecnica.<br />

◗ Biennale foto/industria 2017<br />

Mast + luoghi vari, Bologna<br />

Dal 12 ottobre al 19 novembre 2017<br />

(la mostra al Mast fino al 7 gennaio 2018)<br />

ITA EVENTI 17


Arte<br />

QUANDO I FUMETTI<br />

RACCONTANO LA REALTÀ<br />

Milo Manara non ha bisogno di presentazioni. La sua arte è riconosciuta in tutto mondo.<br />

Bologna gli rende omaggio con una monografica a Palazzo Pallavicini di Alessandra Arini<br />

Si dice che i fumetti raccontino<br />

la verità usando la fantasia.<br />

E si dice anche che la<br />

verità e la fantasia si sappiano confondere<br />

facilmente quando il<br />

racconto che viene fuori dalle immagini<br />

è così concreto ma anche<br />

mistico da assomigliare alle nostre<br />

vite o al nostro modo di immaginarcele.<br />

Di questa simbiosi ricca<br />

e preziosissima di realtà e immaginazione<br />

è completamente<br />

intrisa la produzione di Milo<br />

Manara, re dei fumettisti italiani<br />

e internazionali a partire dagli<br />

anni ’70. E proprio a lui e alle sue<br />

opere è dedicata la mostra Nel segno<br />

di Manara, a Bologna fino al<br />

21 gennaio prossimo, nella splendida<br />

cornice di Palazzo Pallavicini.<br />

Fumettista poliedrico, ma<br />

anche molto affezionato alla sua<br />

prima impronta, ha incantato<br />

con le sue illustrazioni tutta l’Europa<br />

degli ultimi decenni del<br />

Novecento, avendo spaziato dal<br />

mondo dei fumetti a quello più<br />

ampio e variegato dell’arte in<br />

generale. È probabilmente il viaggio<br />

in opere più grande realizzato<br />

finora in suo onore, perché più<br />

che di una mostra si tratta di<br />

un’antologia vera e propria della<br />

vita dell’artista. Suddivisa in ben<br />

sette sezioni, ogni rappresentazione<br />

esposta cerca infatti di mimare<br />

l’iter cronologico del percorso<br />

umano e intellettuale dell’autore,<br />

nel tentativo di fare sentire<br />

il visitatore parte di un’empatia.<br />

In ogni personaggio creato<br />

da Manara, infatti, che siano<br />

quelli dei suoi primi fumetti polizieschi<br />

oppure quelli che riguardano<br />

la produzione dell’ultimo<br />

periodo, c’è sempre una sorta<br />

di indizio nascosto che invita<br />

a spostarsi dall’immagine in senso<br />

stretto a una seconda visione<br />

più meditata. Manara dice, e lo<br />

fa sia in maniera espressa che in<br />

maniera tacita, disegnando nel<br />

suo modo, che se già il disegno è<br />

qualcosa che di per sé va oltre,<br />

nella sua arte c’è qualcosa che va<br />

addirittura oltre il disegno. Lui<br />

vuole raccontare l’etica, i pregiudizi,<br />

lo scandalo, i dettagli che<br />

hanno significato. E per questo il<br />

bianco e il nero, quando decide<br />

di usarli, non sono soltanto il<br />

bianco e nero, ma anche la luce<br />

L’esposizione<br />

bolognese racconta<br />

la complessità e il<br />

fascino dell’uomo<br />

e del personaggio<br />

Milo Manara<br />

e il buio, il bene e il male. Naturalmente<br />

il suo talento generoso<br />

non ha mancato di attirare l’attenzione<br />

delle personalità intellettuali<br />

più diverse, proprio per<br />

questo quello di Manara è stato<br />

un percorso sì individuale ma anche<br />

ricchissimo di collaborazioni<br />

durature nel tempo, e la mostra<br />

di Palazzo Pallavicini riesce bene<br />

anche a riprodurre questo intreccio<br />

tra il mondo del fumettista<br />

e quello dei suoi prestigiosi<br />

compagni di viaggio. Nella prima<br />

sezione della mostra troviamo le<br />

tavole del suo primo periodo, tra<br />

cui Un fascio di bombe, finora<br />

esposte solo in rarissime occasioni.<br />

È stata la prima narrativa a fumetti<br />

dell’attualità italiana, riuscendo<br />

a descrivere con audacia<br />

la strategia della tensione e per questo<br />

è arrivata anche al grande pubblico.<br />

Ancora, un’altra parte dell’esposizione<br />

è dedicata alle avventure<br />

in immagini di Giuseppe<br />

Bergman, personaggio di fantasia<br />

che nasce dalla collaborazione<br />

duratura di Manara col maestro<br />

Hugo Pratt. Bergman è stato<br />

l’alter ego di Manara per tutta la<br />

sua vita, lo ritroviamo, infatti, costantemente<br />

nel tragitto dell’autore<br />

e nelle sue evoluzioni e tutte<br />

le opere scelte per la mostra bolognese<br />

tracceranno passo dopo<br />

passo questa corrispondenza. Proseguendo<br />

in questa visita immaginaria,<br />

vediamo anche le tavole<br />

di Viaggio a Tulum e tutte le altre<br />

della preziosa sinergia con Federico<br />

Fellini. Tra i due è nata prima<br />

un’amicizia disinteressata a<br />

qualsiasi tipo di connubio professionale,<br />

ma poi l’intuito di<br />

entrambi li ha portati alla produzione<br />

condivisa di questi piccoli<br />

grandi capolavori. Un altro<br />

spaccato importante è quello dedicato<br />

alle illustrazioni ispirate dai<br />

testi di Shakespeare, toni e tinte<br />

ancora più estroverse<br />

della sua personalità<br />

ed espressive<br />

del<br />

18 ITA EVENTI


1<br />

3<br />

2<br />

Alcuni acquerelli di Milo Manara. Il numero 1,<br />

Brigitte Bardot con un delfino, del 2015, è presente<br />

nella sezione dedicata all’attrice. I numeri 2, 4<br />

e 5 sono esposti nella sezione illustrazioni e<br />

rappresentano Madama Butterfly, Dalla & Ferilli,<br />

Trotula de Ruggiero. Il numero 3, del 2015, fa<br />

parte della serie di tavole dedicate a Caravaggio<br />

5<br />

4


Arte<br />

suo modo di raccontare in disegno<br />

la letteratura. Ancora, in<br />

anteprima assoluta, l’esposizione<br />

delle tavole del secondo volume<br />

del Caravaggio. Il primo volume<br />

aveva consacrato in maniera definitiva<br />

Manara a una platea più<br />

ampia, e ora ritorna questa nuova<br />

edizione a proseguire la collana<br />

del best seller che il fumettista<br />

aveva dedicato a Michelangelo<br />

Merisi. Una delle ultime sezioni,<br />

assieme a quella che raccoglie le<br />

sue produzioni più recenti, vede<br />

invece interamente protagonista<br />

Brigitte Bardot, musa di numerosissimi<br />

suoi acquerelli. E proprio<br />

Brigitte diventa simbolo di<br />

quello che è un altro dei temi<br />

chiave della mostra: le donne. Un<br />

tema che non è relegato a una sezione<br />

prescelta, ma che si snoda<br />

per tutte le illustrazioni. Manara<br />

ha disegnato le donne per tutta la<br />

sua vita e lo ha fatto raccontandole<br />

senza veli. Non un’ostentazione<br />

del nudo, ma anzi un racconto<br />

della simbologia femminile<br />

e dei suoi segreti. Le sue donne<br />

PALAZZO PALLAVICINI<br />

L’immagine guida della mostra,<br />

realizzata da Manara: una<br />

bellezza emiliana con Pazienza,<br />

Eco, Dalla, Bonvi e Magnus<br />

Con la mostra di Manara apre al grande pubblico la dimora<br />

settecentesca ubicata in via San Felice 24 a pochi passi dalle<br />

Due Torri e da Piazza Maggiore: un tesoro nascosto rimasto<br />

chiuso per lungo tempo e in via di restituzione alla città, quale<br />

vero e proprio contenitore di arte e cultura al pari dei più illustri<br />

palazzi bolognesi. Le caratteristiche principali del palazzo sono<br />

la monumentale scalinata di benvenuto e il salone con soffitto<br />

a lanterna, che è il più alto della città insieme a quello di Palazzo<br />

Ranuzzi, e furono opera di Paolo Canali, mentre le sale vennero<br />

decorate dai dipinti di Giovanni Antonio Burrini nel 1690.<br />

hanno sempre sguardi importanti<br />

e significati non apparenti,<br />

assieme alla prima immagine della<br />

sessualità, che è la più immediata,<br />

si accompagnano quelle della<br />

bellezza, dell’intelligenza, del<br />

costume sociale e della cultura.<br />

Manara è, quindi, un uomo e un<br />

personaggio complesso quanto affascinante,<br />

che abbiamo l’occasione<br />

di cogliere in questa esposizione<br />

in un ritratto inedito e più<br />

personale. Dall’attualità all’eros,<br />

dalla fantasia alla satira, il suo linguaggio<br />

di immagini non risparmia<br />

nessun campo e aggiunge<br />

qualcosa a ogni pagina del suo<br />

tempo. Bologna, con i suoi contrasti<br />

e i suoi colori accesi, si presta<br />

bene a ospitare questa splendida<br />

mostra e a fare emergere con<br />

grazia quello che vogliamo rivedere<br />

ma anche quello che di<br />

quest’artista dobbiamo ancora<br />

conoscere.<br />

Nel segno di Manara.<br />

Antologica di Milo Manara<br />

Palazzo Pallavicini, Bologna<br />

Fino al 21 gennaio 2017<br />

20 ITA EVENTI


Arte<br />

UN DIALOGO<br />

TRA IL TEMPO<br />

E IL SACRO<br />

Una location suggestiva e da poco aperta<br />

al pubblico in una nuova veste ospita<br />

la mostra della scultrice Marina Torchio,<br />

Primitivo femmineo. Tutte le opere sono<br />

realizzate in grès su supporti in ferro e sono nate<br />

per questa esposizione di Giovanni Salerno<br />

1<br />

L<br />

a mostra si inserisce nelle<br />

iniziative per il 2017 dell’Assessorato<br />

dell’Istruzione e<br />

Cultura della Regione autonoma<br />

Valle d’Aosta, e rappresenta una significativa<br />

apertura verso il territorio<br />

della nuova realtà museale di<br />

Saint-Martin-de-Corléans, recentemente<br />

aperta al pubblico nella sua<br />

nuova veste museale: un sito pluristratificato<br />

le cui tracce storiche vanno<br />

dalla chiesa romanica, sorta su<br />

resti romani e gallici, ai santuari dell’Età<br />

del Rame, sino ai rituali di consacrazione<br />

risalenti alla fine del<br />

Neolitico. «È fondamentale sottolineare<br />

quanto sia importante che<br />

il Parco assolva la sua funzione di<br />

‘luogo della cultura’ valdostano, in<br />

linea con gli indirizzi museali internazionali<br />

di interrelazione tra l’antico<br />

e il contemporaneo - spiega<br />

Chantal Certan, assessore all’Istruzione<br />

e Cultura della Regione autonoma<br />

Valle d’Aosta - con l’obiettivo<br />

di adottare adeguate forme di<br />

promozione, a sostegno di una più<br />

ampia ed evoluta concezione delle<br />

azioni istituzionali di tutela, conservazione<br />

e valorizzazione». L’esposizione,<br />

curata da Daria Jorioz, è stata<br />

realizzata dalla Soprintendenza<br />

per i beni e le attività culturali dell’Assessorato<br />

dell’Istruzione e Cultura<br />

grazie alla sinergia tra le Strutture<br />

Attività espositive e Patrimo-<br />

2<br />

22 ITA EVENTI


3<br />

Tutte le foto Michele Stellatelli<br />

4<br />

nio archeologico. Primitivo femmineo<br />

è un lavoro creativo che si<br />

compone di un nucleo di sculture<br />

inedite, espressamente realizzate<br />

da Marina Torchio per<br />

questo sito, che regalano all’area<br />

espositiva un’impronta di attualità.<br />

Le opere di Marina Torchio,<br />

stalagmiti, simboli del tempo<br />

infinito senza inizio e senza<br />

fine, donne veneri che racchiudono<br />

al loro interno la sacralità<br />

dell’essere, recipienti, totem,<br />

tutte realizzate in grès su supporti<br />

in ferro, vogliono rappresentare<br />

il dialogo tra il tempo nella sua<br />

indefinitezza e il sacro nella sua<br />

dimensione individuale. Nata ad<br />

Aosta, l’artista ha iniziato la sua<br />

attività nello studio dello scultore<br />

Renzo Igne a Castellamonte. Dal<br />

1985, tornata nella sua città<br />

natale, ha iniziato a esporre le sue<br />

opere sia in Italia sia all’estero.<br />

Nel 2012 la sua scultura Drappeggio<br />

n.1, già collocata al Museo<br />

Archeologico Regionale di<br />

Aosta, è stata inserita nell’esposizione<br />

permanente del Castello<br />

Gamba di Châtillon. Secondo<br />

Daria Jorioz, la scultrice aostana<br />

«non trascura mai la valenza<br />

simbolica, focalizza l’attenzione<br />

sulla figura umana,<br />

1. Tulipano n.2, 2017, grès<br />

e ferro, 40 x 40, h 190 cm<br />

2. Composizione totem,<br />

2016, grès, 19 x 13, h 54<br />

cm / 28 x 12, h 55 cm /<br />

18 x 13, h 61 cm<br />

3. Visione d’insieme<br />

della sala della mostra<br />

4. Venere n.3, 2016, grès<br />

e ferro, 35 x 35, h 205 cm<br />

segnatamente quella femminile.<br />

Archetipi di fertilità, suggestioni<br />

di elementi naturali, sintesi tra<br />

pieni e vuoti. Nelle sue opere la<br />

forma primigenia si afferma e<br />

riafferma, diventando elegante<br />

stilizzazione. Monumentale e<br />

delicata, austera e vibrante, elegante<br />

e quotidiana, la scultura di<br />

Marina Torchio scandisce lo<br />

spazio dell’area megalitica di<br />

Saint-Martin-de-Corléans con<br />

intensa sensibilità, attuando un<br />

processo di contaminazione tra<br />

le epoche tanto poetico quanto<br />

denso di emozioni».<br />

Marina Torchio.<br />

Primitivo femmineo<br />

Parco Archeologico e Museo<br />

dell’Area Megalitica di Saint-<br />

Martin-de-Corléans, Aosta<br />

Fino al 4 febbraio 2018<br />

fb Marina Torchio scultura<br />

ITA EVENTI <strong>23</strong>


Arte<br />

LE VIBRAZIONI<br />

POSITIVE DELLA NATURA<br />

La Grande Bellezza ispira l’arte del duo Muher che si traduce in un inno alla vita tra<br />

colori e un messaggio di felicità. Gli artisti presentano la prima personale a Milano<br />

dal titolo Asia Mediterranea – Incontro fra due culture presso la Galleria ARTESPRESSIONE<br />

Stanno calcando per la seconda volta le scene<br />

milanesi dell’arte contemporanea gli artisti di<br />

origini spagnole Francisca Muñoz e Manuel<br />

Herrera, meglio conosciuti da critica e grande pubblico<br />

con il nome di Muher. Fortemente affascinati<br />

dal made in Italy quale fertile terreno in cui<br />

convivono ad altissimi livelli arte, moda, design e<br />

cultura, Muñoz ed Herrera sono già stati attivi nel<br />

capoluogo lombardo in occasione dell’EXPO con<br />

una performance live che li ha visti dipingere un<br />

murales in rappresentanza della Spagna e di recente<br />

hanno deciso di ritornare a Milano affidandosi alla<br />

galleria ARTESPRESSIONE di Paula Nora Seegy<br />

che ne ospiterà fino al 12 ottobre 2017 la mostra<br />

Asia Mediterranea – Incontro fra due culture, basata<br />

su una serie di appunti di viaggio ispirati ai giochi<br />

di carpe e fiori di loto all’interno delle limpide<br />

acque degli stagni. Vengono riproposte in un clima<br />

onirico di atmosfere e colori tutta la bellezza<br />

e la particolarità dei giardini tipici della tradizione<br />

cinese, mediante l’utilizzo di una speciale finitura<br />

laccata, che consente a Muñoz ed Herrera di<br />

“fissare” la fusione di due mondi diametralmente<br />

opposti ma intimamente vicini. Oriente e Occidente<br />

si incontrano così in un girotondo virtuale<br />

di emozioni per un messaggio di pace e felicità al<br />

mondo con l’obiettivo di far ritrovare a chiunque<br />

guardi tali opere “Good Vibrations in the Natu-<br />

24 ITA EVENTI


e”. Il lavoro integrale di Muher, realizzato a quattro<br />

mani ma come se si trattasse di un’unica entità<br />

creativa, è un inno alla vita comunque e sempre, ai<br />

suoi infiniti colori, all’uomo, alle sue incessanti possibilità<br />

di esprimersi cambiare riscattarsi e sognare proprio<br />

come ne “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino<br />

a cui il duo si ispira fortemente. Dopo oltre<br />

trent’anni in giro per il mondo tra viaggi alla scoperta<br />

di nuove terre e stimolanti contaminazioni culturali,<br />

impressionati dai sontuosi paesaggi tropicali<br />

della Cina meridionale, dove recentemente hanno<br />

partecipato e vinto un concorso per la realizzazione<br />

di un giardino mediterraneo all’interno del parco<br />

nazionale di Nanning, i due artisti spagnoli ripropongono<br />

tali esperienze nei lavori in esposizione<br />

presso la galleria ARTESPRESSIONE. Oltre ai<br />

quadri, che comprendono le collezioni “Bullfighting”,<br />

“Mediterranea”, “Rosa Passion”, “Salzillo”<br />

e “Sequences”, Muher è apprezzato anche per le<br />

sue sculture e per i suoi progetti di architettura. Una<br />

recente opera che ha riscosso grande successo è una<br />

Nella pagina a fianco, Carpa n.9,<br />

tecnica mista su tavola, 42x29 cm. A fianco,<br />

Carpa n.8, tecnica mista su tavola, 29x42 cm.<br />

Sotto, Pesci I, tecnica mista su carta, 101x50 cm<br />

scultura commemorativa che rende omaggio all’albero<br />

quale fonte preziosa di carta e che vuole essere<br />

una celebrazione a livello internazionale dell’importanza<br />

del giornalismo e delle informazioni che consente<br />

di condividere tra le persone. Particolari e interessanti<br />

anche alcune sculture floreali di “decostruzione”<br />

realizzate in Krion, che sembrano cambiare<br />

forma a seconda di quale sia il punto di osservazione,<br />

e un vaso cinese costituito da ventidue<br />

piattaforme in colori ad acqua creato per la sede dell’azienda<br />

Philips di Hong Kong secondo i principi<br />

del feng shui.<br />

Asia Mediterranea - Incontro fra due culture<br />

A cura di Matteo Pacini<br />

Galleria ARTESPRESSIONE<br />

Via Della Palla, 3 - Milano<br />

Fino al 12 ottobre 2017<br />

ITA EVENTI 25


Arte<br />

MIRÒ A TORINO<br />

130 opere, quasi tutti olii di grande<br />

formato, saranno esposte a Torino<br />

grazie al prestito della Fundació Pilar<br />

i Joan Mirò a Maiorca, che conserva<br />

la maggior parte delle opere<br />

dell’artista catalano create nei 30<br />

anni della sua vita sull’isola. In<br />

mostra prestiti eccezionali tra i quali<br />

capolavori come Femme au clair<br />

de lune (1966), Oiseaux (1973)<br />

e Femme dans la rue (1973), per<br />

raccontare la sperimentazione ricercata<br />

da Mirò all’interno delle principali<br />

correnti artistiche del ventesimo<br />

secolo come il Dadaismo, il Surrealismo<br />

e l’Espressionismo.<br />

Mirò! Sogno e colore<br />

Palazzo Chiablese, Torino<br />

Fino al 14 gennaio 2018<br />

DAL MARMOTTAN<br />

Sono circa 60 le opere in mostra<br />

provenienti dal Musée Marmottan<br />

Monet e per la prima<br />

volta esposte in Italia. Opere<br />

che Monet conservava nella<br />

sua ultima dimora di Giverny,<br />

che il figlio Michel donò al museo<br />

e che rimasero sconosciute<br />

al pubblico fino al 1966.<br />

Monet<br />

Complesso del Vittoriano<br />

Ala Brasini, Roma<br />

Dal 19/10/2017 al 28/01/2018<br />

CELEBRANDO PICASSO<br />

La mostra raccoglie un centinaio di capolavori esposti e scelti dal curatore<br />

Olivier Berggruen in collaborazione con Anunciata von Liechtenstein.<br />

Illustra gli esperimenti condotti da Picasso con diversi stili e generi:<br />

dal gioco delle superfici decorative nei collage, eseguiti durante la<br />

prima guerra mondiale, al realismo stilizzato degli “anni Diaghilev ”,<br />

dalla natura morta al ritratto.<br />

Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915 - 1925<br />

Scuderie del Quirinale, Roma - Fino al 21 gennaio 2018<br />

BRILLANTE BOTERO<br />

Uno degli artisti più amati e riconoscibili<br />

del nostro secolo: Fernando<br />

Botero. Nella sua opera si<br />

percepisce forte l’eco della nostalgia;<br />

di un mondo che non c’è più<br />

o in via di dissoluzione; un universo<br />

in cui uomini, animali e vegetazione<br />

- dai tratti e colori brillanti<br />

- riportano immediatamente<br />

alla memoria l’America Latina<br />

dove tutto è più vero del vero.<br />

Una pittura che non sta dentro<br />

un genere, pur esprimendosi attraverso<br />

la figurazione. Un genere<br />

proprio e autonomo attorno al<br />

quale il pittore colombiano ha<br />

sviluppato la propria poetica, la<br />

visione globale di un’arte senza<br />

steccati né confini e dal continuo<br />

richiamo alla classicità in un’ottica<br />

assolutamente contemporanea.<br />

Botero<br />

AMO Palazzo Forti, Verona<br />

Dal 21/10/2017 al 25/01/2018<br />

L’ARTE DEL 900<br />

Una grande prima internazionale dedicata<br />

agli artisti che hanno rivoluzionato l’arte<br />

nel Novecento: Duchamp, Magritte, Dalì,<br />

Ernst, Tanguy, Man Ray, Picabia, Pollock<br />

e molti altri, tutti insieme per raccontare<br />

un periodo di creatività straordinaria e<br />

geniale. Le opere esposte, provenienti<br />

dall’Israel Museum di Gerusalemme,<br />

saranno oltre duecento.<br />

Duchamp, Magritte, Dalì... I rivoluzionari<br />

del Novecento - Palazzo Albergati, Bologna<br />

Dal 16 ottobre 2017 all’11 febbraio 2018<br />

26 ITA EVENTI


EMOZIONI INEDITE<br />

Per la prima volta in Italia, l’incredibile<br />

mostra-spettacolo dedicata a Marc Chagall.<br />

Una forma inedita di vivere l’arte,<br />

che mette insieme spettacolo, teatro,<br />

musica, tecnologia e arte. Una regia, di<br />

Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano<br />

Siccardi, capace di coinvolgere,<br />

travolgere ed emozionare i visitatori. In<br />

Francia, unico posto dove è stato realizzato<br />

questo progetto, la mostra ha avuto<br />

oltre 580.000 visitatori. Questa nuova<br />

forma di conoscenza dell’arte è forse<br />

quella che più le si addice perché le restituisce<br />

la funzione primaria che è quella<br />

di raccontare, stupire ed emozionare.<br />

Chagall. Sogno di una notte d’estate<br />

Museo della Permanente, Milano<br />

Dal 13 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018<br />

VAN GOGH: VITA E OPERE<br />

Un numero elevato di opere del pittore olandese, 40 dipinti<br />

e 85 disegni. Costruita grazie all’apporto decisivo<br />

di quello scrigno vangoghiano che è il Kröller-Müller Museum<br />

in Olanda, assieme ai prestiti da una decina di altri<br />

musei, la mostra ricostruisce con precisione l’intera vicenda<br />

biografica e studia in modo approfondito i cinque<br />

anni della permanenza olandese dell’artista nel Brabante,<br />

da Etten nella primavera del 1881 fino all’autunno del<br />

1885 a Nuenen. Ma anche i mesi meravigliosi trascorsi<br />

nell’autunno del 1883 nella regione del Drenthe, quella<br />

più amata dai paesaggisti olandesi e nella quale Van<br />

Gogh realizza alcuni fogli di squisita eleganza.<br />

Van Gogh. Tra il grano e il cielo<br />

Basilica Palladiana, Vicenza - Fino all’8 aprile 2018<br />

MOVIMENTO RADICALE<br />

Una mostra che celebra la straordinaria<br />

stagione creativa fiorentina del<br />

movimento radicale tra gli anni Sessanta<br />

e Settanta del Novecento, in<br />

un caleidoscopico dialogo tra oggetti<br />

di design, video, installazioni,<br />

performance e narrazioni.<br />

Utopie Radicali. Oltre l’architettura:<br />

Firenze 1966-1976<br />

Palazzo Strozzi, Firenze<br />

Dal 20/10/2017 al 21/01/2018<br />

I CALENDARI DA TASCA<br />

L’esposizione approfondisce una forma d’arte molto diffusa tra le<br />

due guerre mondiali e che vede anche la nascita e l’evoluzione<br />

dell’Art déco: i calendari da tasca, i cosiddetti “calendarietti del<br />

barbiere”, in mostra accanto ai prodotti affini a quel mondo: réclame,<br />

etichette, confezioni di profumi, cosmetici e oggetti rari,<br />

in un percorso espositivo suddiviso per tematiche (dalla profumeria<br />

alla seduzione fino al fascino dell’oriente, passando per letteratura<br />

e spettacolo) e illustratori.<br />

L’arte in tasca. Calendarietti, réclame e grafica 1920-1940<br />

Museo della figurina, Modena - Fino al 18 febbraio 2018<br />

ITA EVENTI 27


Musica<br />

PRINCIPALI CONCERTI DI MUSICA POP ROCK JAZZ IN ITALIA<br />

ZILLI • FIBRA • LIGABUE • CAPOSSELA • ADAMS • DE GREGORI<br />

IL PRIMO TOUR VERAMENTE IMPORTANTE DI MICHELE BRAVI<br />

PRONTO A SCRIVERE NUOVE PAGINE<br />

Dopo i sold out delle due anteprime a Milano<br />

e Firenze, in arrivo in novembre Anime di Carta<br />

Tour – Nuove Pagine, la prima tournée di Michele<br />

Bravi. “Aggiungere nuove pagine alle<br />

Anime di Carta significa non arrendersi alla<br />

voglia di trovare quella luce che ti attraversa<br />

e che ti permette di leggere cosa c’è scritto al<br />

di là del foglio”, dichiara Michele. “Il racconto<br />

di chi ha attaccato la propria vita alla vita di<br />

qualcun altro non è ancora finito e forse, solo<br />

ora, lo capisco fino in fondo, non finirà mai”.<br />

A febbraio è uscito l’album Anime di Carta per<br />

Universal Music, debuttando alla prima posizione<br />

della classifica FIMI/Gfk. Il singolo Il Diario<br />

degli Errori, classificato quarto alla 67 a edizione<br />

del Festival di Sanremo, conta a oggi 7<br />

milioni e mezzo di stream su Spotify e il relativo<br />

videoclip su YouTube supera 25 milioni di visualizzazioni.<br />

Da fine settembre è in rotazione<br />

radiofonica Diamanti, il terzo singolo tratto<br />

dall’album (il secondo singolo era Solo Per Un<br />

Po’). Il brano, definito una “favola da grandi”,<br />

parla del dolore che si prova quando giunge<br />

al capolinea una storia d'amore, in particolare<br />

di quei momenti in cui ci si accorge dell’importanza<br />

dei sentimenti e delle emozioni. Il testo è<br />

firmato da Federica Abbate e da Andrea Amati.<br />

CONCERTI ◗ 3/11 Obihall, Firenze ◗ 4/11 Gran<br />

Teatro Geox, Padova ◗ 5/11 Fabrique, Milano<br />

◗ 10/11 Atlantico Live, Roma ◗ 11/11 Casa della<br />

Musica, Napoli ◗ 12/11 Demodé Club, Bari ◗ 16/11<br />

Afterlife, Perugia ◗ 17/11 Estragon, Bologna<br />

◗ 19/11 Teatro della Concordia, Venaria Reale (To)<br />

ITA EVENTI 29


Musica<br />

VESTO LE MIE CANZONI SENZA<br />

SCENDERE A COMPROMESSI<br />

Da ottobre Nina Zilli sarà on stage nei club italiani con il Modern Art<br />

tour. Sarà l’occasione per ascoltare i suoi successi più amati ma anche<br />

i brani del suo ultimo lavoro discografico. E sul palco ci sarà<br />

un’assoluta novità: un deejay di Cristiana Zappoli<br />

L<br />

a storia di Nina Zilli è la storia di una bambina<br />

che a cinque anni, seduta sul divano, indicava<br />

la televisione dicendo: «Io da grande voglio<br />

andare lì». E “lì” era il Festival di Sanremo. Allora<br />

si chiamava Maria Chiara Fraschetta, viveva in<br />

provincia di Piacenza e sapeva perfettamente cosa<br />

voleva fare da grande: la cantante. «Mia mamma non<br />

riusciva mai a lavarmi, - racconta - mi agitavo troppo.<br />

L’unico modo per riuscirci era accendere la radio<br />

e cercare le canzoni che piacevano a me, allora<br />

stavo buona almeno per un po’. Sono stata fortunata,<br />

perché ho sempre avuto le idee chiare. Mi sono anche<br />

laureata in Relazioni Pubbliche, ma l’ho fatto<br />

per i miei genitori, che pensavano che la musica potesse<br />

essere al massimo un hobby. Ma anche mentre<br />

mi laureavo speravo che la mia strada avrebbe preso<br />

una direzione diversa». E lo ha fatto: un anno dopo<br />

quella laurea ha preso la direzione di Sanremo, dove<br />

ha partecipato nella categoria “Sanremo Nuova Generazione”<br />

con il brano L’uomo che amava le donne,<br />

che ha vinto tutti e tre i premi della critica: «un<br />

brano - spiega Nina Zilli - che ho scritto e arrangiato<br />

del tutto da sola. Non potevo credere a quello che<br />

avevo fatto. Forse quello è stato il momento in cui<br />

ho capito che la musica poteva veramente diventare<br />

la mia vita come avevo sempre sognato».<br />

A settembre Nina Zilli ha pubblicato il suo quarto<br />

album, Modern Art, che la cantautrice definisce urbano/tropicale,<br />

perché è stato scritto tra Milano e<br />

la Giamaica e presenta sonorità che mixano reggae,<br />

rap e suoni più urbani. Tra ottobre e novembre sarà<br />

in tour nei club italiani che, sostiene, «sono una location<br />

perfetta per suonare questo disco che parla<br />

di condivisione vera, di amore universale».<br />

Quale sarà la caratteristica principale del tour?<br />

La tantissima energia. Nei club l’energia è alle stelle<br />

e tutto è più intimo, anche rispetto ai teatri. Inoltre<br />

non solo i contenuti del disco sono adatti ai club,<br />

lo sono anche le sonorità, caratterizzate, per esempio,<br />

da molte clavi caraibiche. A chi mi conosce solo<br />

per le mie apparizioni a Sanremo sembrerà sicuramente<br />

un disco molto lontano dal mio stile ma in<br />

realtà<br />

è un ritorno<br />

alle origini.<br />

Sono sonorità che<br />

ripropongo ma in<br />

modo nuovo perché non mi<br />

piace ripetermi. Penso che sarebbe noioso<br />

per gli altri ma anche per me. Mi<br />

piace cambiare, evolvermi, mixare i generi<br />

musicali: oggi è già stato esplorato<br />

tutto, non si può inventare qualcosa<br />

di nuovo, ma si possono mischiare le carte<br />

in tavola, contaminare.<br />

La novità del tour è che insieme a lei sul<br />

palco ci sarà un deejay.<br />

Esatto, sarò accompagnata da cinque elementi e<br />

deejay Zak, uno dei più importanti in Italia, e questa<br />

per me è una cosa completamente nuova, ma è<br />

anche qualcosa che ho sempre voluto fare. Una delle<br />

mie band preferite degli anni Novanta, i Sublime,<br />

che sono la massima espressione del sound californiano<br />

di quegli anni, riuscivano a mescolare in un’armonia<br />

pazzesca il reggae con il funk, con lo ska con il pop<br />

e con un deejay: quindi io non vedo l’ora di fare lo<br />

stesso. Lo avevo in mente da un po’ però ci voleva il<br />

disco giusto. Questo è un disco molto suonato ma<br />

poi campionato, tagliato e lavorato in modo che i suoni<br />

siano moderni e quindi adatto alla presenza di un<br />

deejay che non avrà un ruolo marginale, ma sarà un<br />

musicista sul palco, un vero valore aggiunto.<br />

Perché ha chiamato l’album Modern Art?<br />

Il nome viene da una traccia che si chiama Doma-<br />

30 ITA EVENTI


Nina Zilli,<br />

37 anni, fin da<br />

piccolissima le piaceva<br />

disegnare: nel booklet<br />

dell’ultimo album tutti<br />

i testi sono tratti da<br />

un taccuino manoscritto<br />

e illustrato da lei<br />

ITA EVENTI 31


Musica<br />

CONCERTI<br />

◗ 13/10 Teatro San Domenico,<br />

Crema (data zero)◗ 14/10 Vidia<br />

Club, Cesena ◗ 18/10 Alcatraz,<br />

Milano ◗ 19/10 Hiroshima Mon<br />

Amour, Torino ◗ 27/10 New<br />

Age, Roncade (Tv) ◗ 3/11 Viper<br />

Club, Firenze ◗ 4/11 Atlantico,<br />

Roma ◗ 11/11 Phenomenon,<br />

Fontaneto D’Agogna (No)<br />

◗ 17/11 Vox, Nonantola (Mo)<br />

◗ 18/11 Latte +, Brescia<br />

◗ 24/11 Casa Della Musica,<br />

Napoli ◗ 25/11 Industrie<br />

Musicali, Maglie (Le) ◗ 26/11<br />

Demodé, Modugno (Ba)<br />

ni arriverà e, tra parentesi, ho aggiunto Modern Art. È una canzone<br />

molto significativa da diversi punti di vista. Intanto la<br />

parola modern per me è nuova, io sono una ragazza vintage,<br />

l’aggettivo modern segna un distacco con i miei precedenti,<br />

indica che stiamo parlando di qualcosa di nuovo. Non si parla<br />

di arte moderna ma nella canzone spiego che il mio modo<br />

di vivere la vita moderna è quello di scollegarmi da tutto ciò<br />

che è digitale, telefonia, messaggistica per… annoiarmi un po’.<br />

Quella “sana” noia che provavamo negli anni 90 quando non<br />

sapevamo cosa fare e non avevamo i social da controllare per<br />

riempire i vuoti. Quella noia a me faceva venire voglia di suonare<br />

il pianoforte, o di scrivere una canzone o di uscire a fare<br />

una passeggiata. La mia non vuole essere una paternale agli<br />

altri, sono io la prima a farmela, perché mi rendo conto che<br />

nei “famosi” due minuti in cui non sappiamo cosa fare tutti<br />

guardiamo il nostro smartphone o il nostro tablet mentre prima<br />

era lecito anche annoiarsi.<br />

Quindi i social sono “il male”?<br />

Assolutamente no ma dovremmo riuscire a usarli in un modo<br />

socialmente utile, non tanto per concentrarci su noi stessi e su<br />

quello che facciamo ma per connetterci veramente con gli altri<br />

esseri umani, per far viaggiare online le notizie e non le “bufale”,<br />

per promuovere le cose belle e non gli haters. La tecnologia<br />

ci permette di annullare le distanze, ci facilita la vita, ma<br />

spesso tende a isolare e in un periodo storico come questo, in<br />

cui la parola chiave non è pace ma è guerra, non è giusto isolarsi.<br />

Anzi, è proprio in periodi così neri per l’umanità che gli<br />

esseri umani si devono dimostrare umani e quindi si devono<br />

unire alla ricerca del diritto alla vita e alla pace di tutti.<br />

La guerra le fa paura?<br />

Molto. Paradossalmente tutta la libertà che abbiamo oggi ha<br />

fatto in modo che smettessimo di andare a fondo alle cose perché<br />

quando ci sentiamo liberi siamo meno preoccupati. Forse<br />

ci siamo abituati a rimanere in superficie, a non approfondire<br />

veramente le cose ed è pericoloso perché poi chi veramente<br />

tiene le fila della nostra società se ne può approfittare. Siamo<br />

troppo concentrati su noi stessi, usiamo una sorta di schermo<br />

per ripararci dalla vita vera per paura di farci male.<br />

Tornando al disco, quindi la canzone che dà il nome all’album<br />

è quella a cui tiene di più?<br />

È la canzone più significativa. Quelle a cui tengo di più sono<br />

due: una si chiama Il punto in cui tornare, l’ho scritta per Carlo<br />

U.Rossi che è stato il mio padrino musicale e se ne è an-<br />

MODERN ART E LA GIAMAICA<br />

«Scrivere un disco con i contenuti del mio e non pensare alla<br />

Giamaica è impossibile. Bob Marley è stato l’ultimo profeta pacifista.<br />

Quando spiegava il reggae, all’inizio, nessuno lo capiva.<br />

Lui diceva sempre, delle sue canzoni e del reggae in generale, che<br />

questo tipo di musica non era niente se le parole che accompagnava<br />

non venivano capite. La sua musica mi ha iniziato al reggae,<br />

me ne sono innamorata quando ero alle medie e appena<br />

ne ho avuto la possibilità sono andata in Giamaica, era uno dei<br />

miei sogni, vivere quel mondo, respirare quell’aria». Nina Zilli<br />

32 ITA EVENTI


dato all’improvviso. Quando ho iniziato a scrivere non<br />

sapevo neppure cosa stavo scrivendo: questa è la magia<br />

della musica, che fa un po’ anche da “strizzacervelli”.<br />

E l’altra è la canzone che chiude il disco, che<br />

si chiama Come un miracolo, è un po’ il mio augurio<br />

all’umanità, perché stare da soli è difficile ma insieme<br />

è più facile. È una delle canzoni pacifiste del disco,<br />

spero veramente che riusciremo tutti a ritrovarci.<br />

Questo disco parla di amore universale più che di<br />

amore a due, ho voluto anche il simbolo della pace in<br />

copertina. È incredibile sentire ancora il bisogno di<br />

usare questi simboli e sentire la scrittura che va nella<br />

direzione di questo tipo di argomenti.<br />

C’è un filo conduttore che unisce la sua musica?<br />

Io credo che la costante sia, oltre ovviamente alla mia<br />

voce, il mio modo di scrivere, anche se è sempre in evoluzione.<br />

Quando scrivo una canzone nasce sempre pianoforte<br />

e voce oppure chitarra e voce e dopo mi piace<br />

metterle un vestito. Facendo un parallelo con la<br />

moda: è come se scrivessi collezioni diverse, in cui ci<br />

sono pezzi continuativi e altri completamente nuovi.<br />

Voglio trovare un mondo per delle canzoni che scrivo<br />

e la costante è e sarà sempre questa.<br />

In tanti anni di carriera ha mai corso il rischio di<br />

perdersi?<br />

Sì, più di una volta. In particolare mi è successo di vivere<br />

un’esperienza discografica molto negativa, dovevo<br />

cantare canzoni scritte da altri su sonorità che non mi<br />

piacevano. Un’esperienza che mi ha spaventato a tal<br />

punto che ho smesso di fare qualunque cosa per due<br />

anni. Dopo, però, è come scattato qualcosa, questa<br />

esperienza mi fece capire che avrei suonato in piccoli<br />

locali tutta la vita piuttosto che fare musica che non<br />

mi piaceva. È stato dopo quell’esperienza che mi sono<br />

presentata alla Universal con un disco interamente scritto<br />

e arrangiato da me, mi rappresentava al 100% ed<br />

è andata benissimo!<br />

Sembra una persona poco avvezza a scendere a compromessi…<br />

È vero, perché credo che il nostro lavoro richieda libertà.<br />

Io ho una mente molto elastica, quindi capisco<br />

che non si può non cedere mai, bisogna anche ammorbidirsi<br />

su certe cose. E soprattutto bisogna avere<br />

il coraggio di ammettere di aver torto quando è così.<br />

Però se per compromesso intendiamo permettere a<br />

qualcuno di barattare la nostra anima, allora no, è qualcosa<br />

che non posso accettare.<br />

Musica, moda, basket e motociclette: sono le sue<br />

passioni che ormai tutti conoscono. Cosa manca<br />

all’appello?<br />

Lo snowboard. Sono una freerider, vado nella neve fresca,<br />

cerco di stare attenta ai pini ma ogni tanto ne prendo<br />

uno! Lo snowboard rappresenta il mio lato spericolato.<br />

Da piccola lo ero molto di più, una volta mi sono<br />

tuffata da una scogliera dell’altezza di 16 metri, avevo<br />

12 anni… è stato bellissimo ma non lo rifarò mai più!<br />

ITA EVENTI 33


Musica<br />

IL MIO DISCO<br />

ROMANTICO<br />

E INCAZZATO<br />

È appena uscito l’ultimo album di L’Aura,<br />

caratterizzato da sonorità anni ’60, ’70<br />

e ’90. Come racconta la cantautrice<br />

bresciana che ama i Beatles, adora<br />

leggere e ha un sogno nel cassetto<br />

che riguarda un certo Vasco…<br />

di Clara Dalledonne<br />

L’Aura,<br />

33 anni, è il nome<br />

d’arte di Laura Abela.<br />

Nel 2011 si è sposata<br />

a Miami con il<br />

produttore artistico<br />

Simone Bertolotti e<br />

nel 2013 è diventata<br />

mamma di Leonardo<br />

Foto Cosimo Buccolieri<br />

LA TRACKLIST<br />

DELL’ALBUM<br />

Another bad rainy day,<br />

La Meccanica del<br />

cuore, I’m an alcoholic,<br />

Cose così, Il Pane e il<br />

vino, Unfair, L’Amore<br />

resta se c’è una fine,<br />

Quest’estate finirà,<br />

What makes you a<br />

man, Portami via feat<br />

Gnu Quartet, The Fear,<br />

The Bad side, Apologize<br />

34 ITA EVENTI


uscito il 22 settembre e, senza timore di smentita,<br />

si può definire vintage. Non antico e neppure<br />

vecchio, perché di già sentito Il contrario<br />

dell’amore, l’ultimo album di L’Aura, ha ben poco.<br />

Però è vintage perché anche se non è stato inciso qualche<br />

decennio fa, un po’ lo sembra. Il disco è un viaggio<br />

attraverso la musica degli anni '60, '70 e '90, le<br />

epoche più significative per la musica pop-rock. È<br />

il terzo album di inediti dell’artista bresciana, che lo<br />

descrive come «un melodramma pop contemporaneo<br />

in tre atti, un racconto fatto di tredici canzoni<br />

e tre racconti brevi che narrano le vite di tre personaggi:<br />

Mary Jane (come l’omonima canzone di Alanis<br />

Morissette, manifesto dell’Alt Rock al femminile<br />

anni ’90), Lucy (come la canzone-simbolo degli<br />

anni ’60 “Lucy in The Sky With Diamonds” dei Beatles)<br />

e Lisa (da quello splendido ritratto anni ’70 che<br />

è “Sad Lisa” di Cat Stevens). Ho creato tre alter ego<br />

che potessero narrare in mia vece i momenti cruciali<br />

che ho vissuto negli ultimi anni». Compositrice, autrice<br />

di testi, pianista e cantante, L’Aura è un talento<br />

poliedrico formatosi tra l’Italia e gli Stati Uniti,<br />

non deve quindi stupire che durante tutta la sua carriera<br />

abbia scritto indifferentemente in italiano e inglese,<br />

e così è anche in quest’ultimo album che contiene<br />

pezzi in entrambe le lingue: «italiano e inglese<br />

al momento per me si equivalgono, - spiega - mi<br />

piace giocare con la musicalità dell’inglese e con la<br />

ricchezza evocativa dell’italiano». Il contrario dell’amore,<br />

che ha esordito al primo posto della classifica dei dischi<br />

più venduti su iTunes, esce a sei anni di distanza<br />

dal secondo album di L’Aura, un tempo di “gestazione”<br />

particolarmente lungo dovuto a motivi professionali<br />

ma anche personali: «avevo bisogno di riflettere<br />

e ricaricarmi e volevo prendermi tutto il tempo<br />

necessario per realizzare questo nuovo progetto.<br />

Inoltre ho avuto un bimbo, Leonardo. E quello già<br />

di per sé richiede una gestazione abbastanza lunga…».<br />

Quanto è cambiata artisticamente in questi sei anni?<br />

Come musicista mi sento più matura. Ho studiato con<br />

un vocal coach molto bravo, Maurizio Zappatini, e ho<br />

trovato una nuova dimensione sul palco: suonare il pianoforte<br />

con musicisti più bravi di me è uno stimolo<br />

per continuare a migliorare. I miei testi si sono fatti<br />

più articolati, e così anche le composizioni. Le tematiche<br />

e l’emotività, invece, sono le stesse dei miei<br />

esordi. In questo non sono cambiata.<br />

Quali sono gli aggettivi più adatti per descrivere<br />

Il contrario dell’amore?<br />

Variopinto, energico, romantico, incazzato.<br />

Anni Sessanta, Settanta e Novanta:<br />

quale di questi periodi<br />

storici sente più vicino a lei<br />

musicalmente?<br />

Tutti e tre, a dire il vero. Ma<br />

sono i Sessanta quelli più<br />

preponderanti all’interno dell’album. Probabilmente<br />

a causa della venerazione che sia io che mio<br />

marito Simone, che è il produttore dell’album, nutriamo<br />

verso i Beatles.<br />

Non si può non notare che il suo viaggio attraverso<br />

le epoche passate salta gli anni Ottanta…<br />

Volevo che questo disco avesse un sound live, che si<br />

avvicinasse molto ai miei primi dischi. Lo volevo con<br />

poca elettronica, per ritrovare quel sapore di cosa suonata<br />

e vera che si è un po’ persa negli ultimi anni. Gli<br />

anni Ottanta, specialmente in ambito pop, sono un<br />

po’ l’epoca-simbolo della musica elettronica, quindi<br />

per ora li ho bypassati. Mai dire mai…<br />

La meccanica del cuore, il secondo singolo estratto<br />

dall’album, è ispirato all’omonimo libro di Mathias<br />

Malzieu. Cosa l’ha colpita di questo libro?<br />

La capacità di descrivere con minuzia e creatività immagini<br />

surreali e suggestive.<br />

Trae spesso ispirazione da opere letterarie?<br />

Era già accaduto con Demian di Herman Hesse, che<br />

diede il titolo a una canzone e a un album ai quali resto<br />

molto affezionata, e sicuramente accadrà ancora.<br />

Le piace leggere?<br />

Moltissimo, e non leggo nemmeno la metà di quanto<br />

vorrei. In questo periodo mi sono letteralmente fissata<br />

con i libri di Kent Haruf: mi fa impazzire con i<br />

suoi ritratti di vita provinciale americana emozionanti<br />

nella loro semplicità.<br />

Lei è una cantautrice, quindi scrive canzoni: ha mai<br />

pensato di provare altre forme di scrittura, per esempio<br />

di scrivere un libro?<br />

Ho elaborato tre racconti che narrano in forma romanzata,<br />

intenzionalmente melodrammatica, gli avvenimenti<br />

realmente accaduti che si celano dietro alle<br />

canzoni del mio nuovo album. Saranno pubblicati a<br />

breve sul mio nuovo sito.<br />

Nel video di La meccanica del cuore con lei c’è una<br />

donna. Da sempre è una sostenitrice dei diritti della<br />

comunità LGBT. Pensa che le unioni civili in Italia<br />

siano una vittoria o un’occasione persa?<br />

Tutto quello che la nostra società fa per tutelare i diritti<br />

dei cittadini, indipendentemente dal colore della<br />

pelle, dal credo e dall’orientamento sessuale e politico,<br />

è un passo in avanti verso un futuro migliore.<br />

Nonostante la sua formazione internazionale, ha<br />

anche riferimenti musicali in ambito italiano?<br />

Ho sempre adorato Carmen Consoli, Elisa, Laura Pausini,<br />

Gianna Nannini e Irene Grandi. Poi band come<br />

Bluvertigo e Quintorigo, e poi ancora Cristina Donà.<br />

Fra le voci più nuove mi piacciono Francesca Michielin<br />

e Alessandra Amoroso. Ma anche Calcutta e Salmo.<br />

Fra i grandi della nostra musica ho il massimo rispetto<br />

per Battiato, Baglioni e Renato Zero.<br />

Ha già all’attivo molte collaborazioni importanti.<br />

C’è un artista con cui vorrebbe lavorare?<br />

Voglio scrivere con Vasco! Sarà piuttosto improbabile,<br />

ma sognare non costa nulla, no?<br />

ITA EVENTI 35


Musica<br />

Foto Daniele Barraco©<br />

Foto Sha Ribeiro<br />

Francesco De Gregori<br />

UN TOUR MONDIALE<br />

Nei mesi di ottobre e novembre il cantautore sarà protagonista<br />

di un tour che lo porterà sui palchi di alcune<br />

delle più importanti città europee, americane e<br />

canadesi, come Londra, Parigi, New York, Boston e<br />

Toronto, per presentare live i suoi più grandi successi.<br />

Sarà accompagnato da una formazione inedita: Guido<br />

Guglielminetti al basso e contrabbasso, Alessandro<br />

Arianti all’hammond e piano, Paolo Giovenchi<br />

alle chitarre e Alessandro Valle alla pedal steel guitar<br />

e mandolino. A febbraio di quest’anno è uscito un<br />

doppio album live di De Gregori, “Sotto il vulcano”,<br />

registrato durante il concerto al Teatro Antico di Taormina,<br />

nel corso del suo “Amore e Furto tour”, con<br />

la produzione artistica di Guido Guglielminetti.<br />

CONCERTI ◗ 13/10 Vox Club, Nonantola (Mo)<br />

◗ 14/10 Teatro della Concordia, Venaria Reale (To)<br />

◗ 26/10 Supersonic Arena, S. Biagio di Callalta (Tv)<br />

◗ 27/10 Live Club, Trezzo sull’Adda (Mi)<br />

Fabri Fibra<br />

FENOMENALE<br />

È uscito ad aprile l’ultimo album di Fabri Fibra, “Fenomeno”,<br />

e da ottobre il rapper italiano sarà in tour<br />

in alcuni dei più importanti club della nostra penisola.<br />

Da poco è in rotazione nelle radio l’ultimo<br />

singolo estratto dal disco, “Stavo pensando a te”, prodotto<br />

da Big Fish, compagno di avventura in major<br />

di Fibra già dai tempi delle hit “Applausi Per Fibra”<br />

e “In Italia”. La canzone rivela un Fabri Fibra<br />

pressoché inedito, perfettamente in grado di descrivere,<br />

a suo modo, una relazione che non avrebbe<br />

mai dovuto cominciare.<br />

CONCERTI ◗ 17/10 Live Club, Trezzo sull’Adda (Mi)<br />

◗ 20/10 Teatro Concordia, Venaria Reale (To)<br />

◗ 21/10 Vox Club, ◗ Nonantola (Mo) ◗ <strong>23</strong>/10 e 7/11<br />

Alcatraz, Milano ◗ 27/10 Obihall, Firenze ◗ 28/10 Gran<br />

Teatro Geox, Padova ◗ 3/11 Atlantico Live, Roma<br />

◗ 4/11 Pala Partenope, Napoli ◗ 10/11 Padiglione Conza,<br />

Lugano ◗ 11/11 Estragon, Bologna<br />

Foto Giovanni Canitano, artwork Jacopo Leone<br />

SPETTACOLO DI OMBRE E RIFLESSI<br />

Un nuovo suggestivo spettacolo ambientato tra ombre,<br />

nebbie e riflessi, ma con una struttura libera nel repertorio<br />

e nella narrazione. Sarà così il tour Ombre nell’inverno di<br />

Vinicio Capossela. Non sarà il concerto di un disco solo,<br />

ma abbraccerà la sua intera opera seguendo il filo conduttore<br />

dello spettro che si ripresenta nell’inverno: dai brani umbratili<br />

e misteriosi dell’album Canzoni della Cupa, alle ballate<br />

e alle rese dei conti sparse in tutta la sua produzione.<br />

CONCERTI ◗ 11/11 Teatro Comunale, Carpi (Mo) ◗ 16/11 Teatro Vittorio<br />

Emanuele II, Messina ◗ 17/11 Teatro Politeama, Catanzaro ◗ 25/11 Teatro<br />

Goldoni, Venezia ◗ 29/11 Teatro Alighieri, Ravenna<br />

36 ITA EVENTI


DI NUOVO IN ITALIA<br />

QUESTIONE DI FAMIGLIA<br />

In questo tour organizzato in seguito all’uscita dell’album<br />

De André canta De André Vol. III, Cristiano De<br />

André interpreta un repertorio ricco di nuovi brani<br />

del padre che si affiancheranno a quelli contenuti<br />

nei precedenti progetti discografici.<br />

CONCERTI ◗ 12/10 Teatro Augusteo, Napoli ◗ 14/10<br />

Teatro Olimpico, Roma ◗ 24/10 Teatro Carlo Felice,<br />

Genova ◗ 16/11 Teatro Sociale, Como ◗ 24/11 Teatro<br />

Comunale, Belluno ◗ 25/11 PalaBrescia, Brescia<br />

70 ANNI DI CARRIERA<br />

Dopo il grandissimo successo del concerto<br />

di luglio all’Auditorium Parco della Musica,<br />

Charles Aznavour tornerà in concerto<br />

in Italia a novembre, per celebrare i suoi<br />

70 anni di magnifica carriera. Aznavour<br />

ha all’attivo dei numeri da record, con 300<br />

milioni di dischi venduti nel mondo e 80 film.<br />

CONCERTO ◗ 13/11 Teatro Arcimboldi, Milano<br />

Foto Dino Buffagni<br />

Tutte le hit di Bryan Adams e i brani<br />

dell’ultimo album Get Up! in sei serate che<br />

segnano il ritorno in Italia del rocker canadese<br />

dopo quattro anni. L’album, il tredicesimo<br />

del cantautore e pubblicato sette anni<br />

dopo il precedente, è stato prodotto dal<br />

frontman della Electric Light Orchestra, il<br />

musicista, compositore e produttore, Jeff<br />

Lynne, e nei quindici mesi trascorsi dalla<br />

sua uscita ha riscosso un ampio successo<br />

di pubblico e critica. Contiene nove brani<br />

inediti e quattro versioni acustiche, scritti<br />

da Adams e Jim Valance, tranne Do What<br />

Ya Gotta Do scritto da Adams e Lynne. Accanto<br />

a nuovi successi come You Belong To<br />

Me, in scaletta ci sarà spazio per le hit che<br />

hanno segnato i suoi trentacinque anni di<br />

carriera come Summer of ‘69, Heaven,<br />

Run To You, Please Forgive Me. Brani che<br />

hanno cementato un rapporto speciale tra<br />

Bryan Adams e il pubblico italiano, un rapporto<br />

di cui si scriverà un nuovo capitolo<br />

in questi attesissimi sei concerti.<br />

CONCERTI<br />

◗ 10/11 Kioene Arena, Padova<br />

◗ 11/11 Mediolanum Forum, Milano<br />

◗ 12/11 Pala Alpitour, Torino<br />

◗ 14/11 Palalottomatica, Roma<br />

◗ 15/11 105 Stadium, Rimini<br />

◗ 16/11 Palasport, Bolzano<br />

UN TOUR MADE IN ITALY<br />

È ripartito il 4 settembre il<br />

tour “Made in Italy - Palasport<br />

2017”, che vede Luciano Ligabue<br />

protagonista nei palasport<br />

di tutta Italia per presentare<br />

alcuni brani dell’ultimo<br />

album oltre ai suoi grandi successi.<br />

In occasione delle date<br />

del tour si vedranno in anteprima<br />

le prime immagini del<br />

terzo film di Ligabue, Made in<br />

Italy, nelle sale a inizio 2018.<br />

Foto Toni Thorimbert<br />

CONCERTI<br />

◗ 7/10 Pala Onda, Bolzano<br />

◗ 10-11/10 Pala Alpitour, Torino<br />

◗ 13-14/10 Pala Bam, Mantova<br />

◗ 16/10 Pala Prometeo, Ancona<br />

◗ 18/10 Adriatic Arena, Pesaro<br />

◗ 20-21/10 Arena Spettacoli PD<br />

Fiere, Padova ◗ <strong>23</strong>-24/10 Pala<br />

Rubini Alma Arena, Trieste<br />

◗ 27-28/10 Unipol Arena,<br />

Bologna ◗ 3-4/11 Fiera<br />

“Padiglione E”, Cagliari


Jazz<br />

Foto di Alessio Pizzicannella<br />

L’IO DI CAMMARIERE<br />

Accompagnato da un gruppo di<br />

fedeli musicisti che denota il feeling<br />

jazz dei suoi arrangiamenti,<br />

Sergio Cammariere al Padova<br />

Jazz Festival (9-14 ottobre 2017)<br />

presenterà il suo più recente lavoro:<br />

Io. In scaletta ci saranno i<br />

suoi brani più amati oltre a nuove<br />

coinvolgenti canzoni. Il cantautore<br />

pescherà dunque dal baule dei ricordi<br />

i suoi successi più acclamati,<br />

dipingendoli con nuove sfumature<br />

e con intense sottolineature emotive:<br />

Tempo perduto, Via da questo<br />

mare, Tutto quello che un<br />

uomo. E poi ancora le suggestioni<br />

pianistiche e le incalzanti venature<br />

latine di Dalla pace del mare lontano,<br />

L’amore non si spiega, col<br />

suo testo impegnato e sentimentale,<br />

e la vivace e autoironica<br />

Cantautore piccolino. Tra le nuove<br />

creazioni di Cammariere troviamo<br />

Ti penserò, un solo per pianoforte<br />

e voce colmo di calore e passione,<br />

La giusta cosa, i cui ritmi<br />

trascinanti strizzano l’occhio al<br />

pop e all’attualità, Sila, un piano<br />

solo pervaso dall’amore per la<br />

sua terra d’origine. Immancabili<br />

poi gli omaggi ai memorabili cantautori<br />

che hanno ispirato Cammariere<br />

durante la sua carriera,<br />

come Chi sei, un jazz waltz dedicato<br />

a Sergio Endrigo.<br />

CONCERTO ◗ 14 ottobre, Padova,<br />

Teatro Verdi<br />

UNA NUOVA BAND<br />

Per la prima volta Chick Corea e Steve Gadd uniscono<br />

le forze in co-leadership: la musica è tutta nuova<br />

(e in autunno troverà anche la via del disco), con<br />

l’aiuto delle giovani forze del chitarrista beninese Lionel<br />

Loueke, del sassofonista Steve Wilson (già di casa con<br />

Corea, avendo militato nei suoi Origin), di Carlitos Del<br />

Puerto al basso e del venezuelano Luisito Quintero alle<br />

percussioni. La band si esibirà in occasione del Bologna<br />

Jazz Festival (26 ottobre - 19 novembre 2017).<br />

CONCERTO ◗ 7 novembre, Bologna, Auditorium Manzoni<br />

Foto di C. Taylor Crother, courtesy Chick Corea Productions<br />

UN VETERANO<br />

Stanley Clarke, vincitore di 4 Grammy e considerato una leggenda del<br />

jazz contemporaneo, è stato il primo bassista a esibirsi come front man<br />

in tour mondiali, e il primo a essere una star sia del basso elettrico che di<br />

quello acustico. Veterano con oltre 40 album all’attivo, Clarke ha vinto il<br />

Grammy nel 2011 per il migliore album di jazz contemporaneo per il suo<br />

album “The Stanley Clarke Band”. Clarke ha cofondato il gruppo di seminal<br />

fusion “Return to Forever” con Chick Corea e Lenny White. Ha collaborato<br />

nella sua carriera con Quincy Jones, Stan Getz, Art Blakey, Paul McCartney<br />

e Keith Richards, solo per nominarne alcuni. È anche compositore di<br />

oltre 60 colonne sonore per il piccolo e grande schermo. La creatività<br />

di Clarke è stata riconosciuta e premiata in tantissime<br />

occasioni: è stato il primo jazzista dell’anno<br />

per Rolling Stone e più recentemente è<br />

stato premiato con il prestigioso “Miles Davis<br />

Award” al The Montreal Jazz Festival.<br />

CONCERTO ◗ 30 ottobre, Milano, Blue Note


PAPPANO • ABBADO • COPPOLA • BIANCHI • BORGONOVOGRANDI INTERPRETI: MUSICA DA CAMERA, CLASSICA, OPERA<br />

Classica<br />

L’AIDA TORNA IN SCENA AL COMUNALE DI BOLOGNA DOPO 16 ANNI<br />

MODERNA MA FEDELE ALL’ORIGINALE<br />

Una delle opere più amate di Giuseppe Verdi<br />

torna al Comunale nell’applauditissimo spettacolo<br />

coprodotto con il Macerata Opera Festival<br />

e andato in scena nel cinquantesimo dello Sferisterio<br />

nel 2014 e ancora la scorsa estate. Aida è<br />

l’opera che più di tutte porta con sé un immaginario<br />

spettacolare carico di stereotipi: l’antico<br />

Egitto da cartolina, la grandiosità degli apparati<br />

scenografici, una certa ridondanza complessiva<br />

che tuttavia non obbliga a una lettura oleografica<br />

ma suggerisce soluzioni simboliche: «perché<br />

è anche una fra le opere più intime e toccanti –<br />

spiega il regista Francesco Micheli – e lasciandosi<br />

guidare dai colori della partitura e dalle architetture<br />

della drammaturgia si può far rivivere<br />

la vicenda non solo nel dettaglio orientaleggiante<br />

di massa ma anche nella proiezione gigantesca<br />

di colori, forme e nessi di significato che ciascun<br />

personaggio canta e recita per noi: moderni geroglifici,<br />

cibernetiche icone che codificano la vicenda<br />

venendo disegnati non nella minuzia di<br />

un’osservazione ravvicinata ma nell’immanente<br />

enormità della scena». Un’Aida esteriormente<br />

“contemporanea” ma negli intenti soprattutto<br />

narrativa, simbolica, metaforica «fiduciosa nel<br />

potere del mezzo tecnologico – aggiunge Micheli<br />

– che s’intreccia con rinnovata fedeltà all’invenzione<br />

verdiana il cui orientalismo ebbe come cornice<br />

alcuni eventi del secondo Ottocento rivoluzionari,<br />

modernissimi e iper-tecnologici a loro<br />

volta, come l’apertura del Canale di Suez».<br />

AIDA<br />

◗ 12-14-15-16-18-19-21-22/11<br />

Teatro Comunale, Bologna<br />

Frédéric Chaslin (direttore), Orchestra e Coro del Teatro<br />

Comunale di Bologna, Francesco Micheli (regia),<br />

Luca Dall'Amico (il re), Nino Surguladze/Cristina Melis<br />

(Amneris), Monica Zanettin/Stefanna Kybalova (Aida),<br />

Carlo Ventre/Antonello Palombi (Radamès), Enrico<br />

Iori/Antonio Di Matteo (Ramfis)<br />

ITA EVENTI 41


Classica<br />

OMAGGIO AD<br />

ADRIANO GUARNIERI<br />

In occasione del 70° compleanno del compositore mantovano, laVerdi, diretta da Pietro<br />

Borgonovo, esegue in prima assoluta Live Symphony n. 5 di Mercedes Vescio<br />

Sotto, Pietro<br />

Borgonovo: nel<br />

2015 ha diretto al<br />

Ravenna Festival<br />

la prima mondiale<br />

dell’opera di Adriano<br />

Guarnieri L’amor<br />

che move il sole e<br />

l’altre stelle con<br />

la regia di Cristina<br />

Muti. Nella pagina<br />

a fianco, laVerdi<br />

in concerto<br />

l primo appuntamento della Stagione<br />

2017/18 con la speciale<br />

rassegna “laVerdi festeggia”, dedicata<br />

al ‘900 italiano, vede protagonista<br />

Adriano Guarnieri, in occasione<br />

del suo 70° compleanno. Sarà<br />

un’occasione irripetibile per il pubblico<br />

milanese e non solo,che vorrà festeggiarlo:<br />

quella di ascoltare in prima assoluta<br />

la sua Sinfonia n. 5 (Live<br />

Symphony), piatto forte del programma.<br />

La serata sarà aperta dalla<br />

Sinfonia n. 4 Tragica di Franz Schubert.<br />

Sarà naturalmente l’Orchestra<br />

Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi,<br />

per l’occasione diretta dal milanese<br />

Pietro Borgonovo, a eseguire l’inedita<br />

opera del Maestro. Borgonovo si è<br />

distinto nella direzione di produzioni<br />

sinfoniche e operistiche per prestigiosi<br />

festival e teatri. Il profondo interesse<br />

per la musica contemporanea<br />

lo ha portato a collaborare con molti<br />

compositori del nostro tempo: George<br />

Benjamin, Luciano Berio, Azio<br />

Corghi, Franco Donatoni, Salvatore<br />

Sciarrino, Fabio Vacchi, Carlo Galante,<br />

Silvia Colasanti, Ivan Fedele,<br />

Iannis Xenakis e, appunto, Adriano<br />

Guarnieri, dei quali ha spesso interpretato<br />

opere anche in prima esecuzione,<br />

come farà con la Sinfonia n. 5.<br />

“Questa Live Symphony n. 5 - racconta<br />

il Maestro Adriano Guarnieri -<br />

fa parte di un progetto integrale ancora<br />

non completato di più brani sinfonici<br />

intitolato La Terra del Tramonto.<br />

Si tratta di una raccolta unica di un<br />

grande polittico orchestrale, come<br />

fosse una sola grande arcata sinfonica.<br />

Vi sono brani con il live electronics<br />

(come la prima Live Symphony)<br />

e altri senza live electronics. Il titolo<br />

di questa sinfonia viene così propriamente<br />

detto a seguito di una tecnica<br />

di scrittura ‘circolare’ e non monodirezionale,<br />

che è desunta da movimenti<br />

fonologici per agglomerati che si<br />

muovono circolarmente nello spazio.<br />

Abbiamo infatti ottoni con grandi pedali<br />

a canone. Le trombe si rincorrono<br />

sempre a canone in traiettorie plurime,<br />

i fiati accennano a un melos che<br />

emerge dalla galassia materica. Gli archi<br />

contrappuntano i movimenti spaziali<br />

delle trombe, più percussioni assai<br />

dense che punteggiano aritmicamente<br />

tutti i movimenti trasversali di<br />

ogni blocco sonoro. Ciò spiega perché<br />

ho fatto riferimento a una forma<br />

storica quale la sinfonia. Il concetto<br />

sinfonico è però del tutto rovesciato<br />

rispetto alle forme ottocentesche. Il rovesciamento<br />

della medesima forma<br />

sinfonica qui si ottiene mediante<br />

densità sonore che si intersecano, o si<br />

42 ITA EVENTI


ADRIANO GUARNIERI<br />

Compositore nato a Sustinente (Mantova) nel 1947, ha<br />

compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Bologna,<br />

diplomandosi con il massimo dei voti in Musica Corale<br />

e in Composizione. Inizialmente ha affiancato all’attività<br />

di compositore quella di direttore di ensemble, per poi<br />

dedicarsi esclusivamente alla composizione. I suoi primi<br />

lavori risentono dell’originaria matrice strutturalistica,<br />

ma sul finire degli anni 70, soprattutto con la trilogia dei<br />

Pierrot, si cominciano a delineare i tratti di un percorso<br />

assolutamente personale, col superamento dell’impianto<br />

strutturalistico e la ricerca di nuovi mezzi linguisticoespressivi.<br />

Il momento culminante viene raggiunto con<br />

l’azione lirica Trionfo della notte, un’opera “non narrativa”<br />

andata in scena al Teatro Comunale di Bologna nel 1987<br />

e insignita del Premio Abbiati della critica italiana quale<br />

miglior composizione dell’anno. È del 2003 La terra del<br />

tramonto, live-symphony n.1 per grande orchestra, soli<br />

strumentali in sala e live electronics. Una concezione<br />

formale del tutto diversa caratterizza la “Sinfonia breve”<br />

che porta anch’essa il titolo La terra del tramonto,<br />

perché nasce nel 2004 dalla riflessione sulla ricchezza<br />

dei materiali della “Live-Symphonie” e dal loro radicale<br />

ripensamento: la commissione del Teatro Comunale<br />

di Bologna comportava la rinuncia al live electronics<br />

e all’organico della grande orchestra, perché il pezzo<br />

era destinato a essere presentato all’interno del ciclo<br />

dedicato alle sinfonie di Beethoven.<br />

dilatano, o si scontrano e si spazializzano<br />

in molteplici direzioni. Non vi è<br />

dunque nessuna intenzione ideale di recupero<br />

formale della sinfonia classica.<br />

Questo ‘big bang’ di agglomerati suggerisce<br />

un immaginario visivo proprio<br />

di ‘un tramonto’ fisico e psichico della<br />

nostra epoca, sia sul piano universale<br />

che nei particolari del vivere sociale.<br />

Un’eclissi non solo geofisica ma anche<br />

storica che si proietta in una fine, oggi<br />

forse irreversibile, dell’umanesimo.<br />

Tutto ciò è compreso in un unico affresco<br />

musicale e un’unica estesa ‘sinfonia’<br />

al rovescio”.<br />

OMAGGIO AD ADRIANO GUARNIERI<br />

◗ 27/10/2017<br />

Auditorium di Milano, Largo Mahler<br />

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi<br />

Direttore Pietro Borgonovo<br />

In prima assoluta Live Symphony n. 5<br />

Info e prenotazioni:<br />

Auditorium di Milano<br />

Fondazione Cariplo, Largo Mahler<br />

orari apertura: mar/dom<br />

ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401<br />

www.laverdi.org/www.vivaticket.it<br />

ITA EVENTI 43


Classica<br />

IL VERDI COMICO<br />

L’ultima opera di Verdi si ispira a Le allegre comari di<br />

Windsor, e nasce quindi dall’amore del compositore per<br />

Shakespeare e dalla voglia di scrivere un’opera comica.<br />

Così nel 1890, un Verdi settantasettenne scriveva a Gino<br />

Monaldi: «Sono quarant’anni che desidero scrivere<br />

un’opera comica, e sono cinquant’anni che conosco Le<br />

allegre comari di Windsor; pure… i soliti ma, che sono<br />

dappertutto, si opponevano sempre a far pago questo<br />

mio desiderio. Ora Boito ha sciolto tutti i ma, e mi ha<br />

fatto una commedia lirica che non somiglia a nessun’altra.<br />

Io mi diverto a farne la musica; senza progetti di<br />

sorta, e non so nemmeno se finirò… Ripeto: mi diverto…<br />

Falstaff è un tristo che commette ogni sorta di cattive<br />

azioni… ma sotto una forma divertente. È un tipo! Son sì<br />

vari i tipi! L’opera è completamente comica!». Il 5 febbraio<br />

1887 era andato in scena alla Scala Otello e tutti<br />

pensavano che sarebbe stata la sua ultima opera e invece,<br />

tra i 76 e i 79 anni, Verdi lavora a Falstaff. Il 9 febbraio<br />

1893 l’opera va in scena alla Scala ed è un trionfo.<br />

FALSTAFF<br />

DANIEL HARDING (direttore)<br />

DANIELE ABBADO (regia)<br />

Carlos Álvarez/ Carlo Lepore (Sir John Falstaff)<br />

Gabriele Viviani/ Simone Del Savio (Ford, marito di Alice)<br />

Francesco Marsiglia/ Iván Ayón Rivas (Fenton)<br />

Erika Grimaldi/ Rocío Ignacio (Mrs. Alice Ford)<br />

◗ Dal 15 al 19/11, 21-22-26/11 Teatro Regio, Torino<br />

COLONNE SONORE<br />

Il sogno americano esce dal grande schermo<br />

e si trasforma in musica grazie al quartetto<br />

d’archi dell’Orchestra da Camera Fiorentina.<br />

In programma brani e arie che<br />

hanno segnato la storia del cinema e del<br />

musical. Dalle colonne sonore di C’era una<br />

volta in America, Nuovo Cinema Paradiso, Il<br />

pianista sull’oceano, Il padrino, Il gattopardo,<br />

Lo sceicco bianco, Amarcord, La strada.<br />

QUARTETTO D'ARCHI DELL'ORCHESTRA<br />

DA CAMERA FIORENTINA<br />

Beatrice Bianchi (violino), Alessandro<br />

Bernardi (violino), Vera Stefanovich (viola)<br />

Gabriele Cocchi (violoncello)<br />

◗ 17/10 Sala Mazzoni, Palagio dell’Arte<br />

della Lana, Firenze<br />

The best of Ennio Morricone and Nino Rota<br />

UN GRAN FINALE<br />

A chiudere in grande stile la stagione 2016/2017 del<br />

Teatro dell’Opera di Roma, la Traviata di Giuseppe<br />

Verdi, nell’allestimento creato da Valentino Garavani<br />

e Giancarlo Giammetti, con i costumi di Valentino,<br />

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli e con le scene<br />

di Nathan Crowley. Un’opera in tre atti tratta da La signora<br />

delle camelie di Alexandre Dumas figlio, il cui<br />

libretto è stato scritto da Francesco Maria Piave e che<br />

fa parte di una cosiddetta trilogia popolare verdiana,<br />

insieme a Rigoletto e Il trovatore.<br />

Foto Yasuko Kageyama<br />

TRAVIATA<br />

STEFANO RANZANI/CARLO DONADIO (direttore)<br />

SOFIA COPPOLA (regia)<br />

Francesca Dotto/Valentina Varriale (Violetta)<br />

Arturo Chacón-Cruz/Matteo Desole (Alfredo)<br />

Sebastian Catana (Giorgio Germont)<br />

◗ 29-31/10, 2-3-4/11 Teatro Costanzi, Roma<br />

44 ITA EVENTI


OMAGGIO A MONTEVERDI<br />

Una parte della rassegna Il nuovo e l’antico della XXXVI<br />

edizione del Bologna Festival è dedicata a Claudio Monteverdi<br />

nel 450° anno della nascita. Il progetto Monteverdi<br />

sacro e profano è diviso in tre concerti affidati a La Venexiana,<br />

La Compagnia del Madrigale e al tenore Leonardo<br />

De Lisi. La Compagnia del Madrigale è attualmente il più<br />

accreditato gruppo madrigalistico a livello internazionale e<br />

a Bologna presenta il programma Quell’augellin che canta.<br />

LA COMPAGNIA DEL MADRIGALE<br />

Rossana Bertini (soprano), Francesca Cassinari (soprano)<br />

Elena Carzaniga (contralto), Giuseppe Maletto (tenore)<br />

Raffaele Giordani (tenore), Daniele Carnovich (basso)<br />

◗ 13/10 Oratorio di San Filippo Neri, Bologna<br />

Musiche di C. Monteverdi, Giaches de Wert, Luca Marenzio<br />

MAHLER E EÖTVÖS<br />

PER PAPPANO<br />

Composta durante le estati tra il<br />

1903 e il 1904, la Sinfonia n.6 “Tragica”,<br />

deve il sottotitolo a Mahler stesso che considerava<br />

il finale della sinfonia come profetico<br />

degli avvenimenti che sconvolsero la<br />

sua vita. In apertura del concerto l’Orchestra<br />

di Santa Cecilia diretta da Pappano<br />

suonerà la prima esecuzione romana alle<br />

vittime senza nome del compositore estone<br />

Peter Eötvös, una commissione che vede<br />

unite quattro prestigiose istituzioni italiane<br />

– Accademia Nazionale di Santa Cecilia,<br />

Filarmonica della Scala, Orchestra Sinfonica<br />

nazionale della RAI e Maggio Musicale<br />

Fiorentino – in un omaggio alle<br />

vittime civile del terrorismo.<br />

ORCHESTRA DELL’ACCADEMIA<br />

NAZIONALE DI SANTA CECILIA<br />

ANTONIO PAPPANO (direttore)<br />

◗ 12-14-16/10 Auditorium Parco<br />

della Musica, Sala Santa Cecilia, Roma<br />

Eötvös, Alle vittime senza nome<br />

Mahler, Sinfonia n. 6 “Tragica”<br />

NELLO SANTI E IL NABUCCO<br />

Unanimemente considerato un punto di riferimento per il repertorio italiano, Nello Santi è strettamente<br />

legato a Nabucco, di cui è tra gli interpreti più accreditati. La ripresa dell’allestimento di Daniele Abbado<br />

si avvale nella parte di Abigaille di Anna Pirozzi, al suo secondo titolo verdiano alla Scala dopo<br />

I due Foscari, e di Martina Serafin, mentre protagonista è ancora una volta Leo Nucci.<br />

NABUCCO<br />

◗ Dal 24/10 al 19/11 Teatro alla Scala, Milano<br />

Daniele Abbado (regia), Leo Nucci (Nabucco), Stefano La Colla (Ismaele),<br />

Mikhail Petrenko (Zaccaria), Martina Serafin/ Anna Pirozzi (Abigaille)<br />

Foto Rudy Amisano<br />

ITA EVENTI 45


CABARET COMMEDIE TRAGEDIE SUI PALCOSCENICI ITALIANISCILLA • CEVOLI • CARDINALE • PANARIELLO • BOCCOLI<br />

Teatro<br />

Foto di Bepi Caroli<br />

IN SCENA UN CLASSICO AMERICANO DI DAVID MAMET, AMERICAN BUFFALO<br />

UNO SPACCATO DEL NOSTRO TEMPO<br />

Questo spettacolo “come tutti i grandi classici, costruisce<br />

ponti tra la realtà che racconta e le visioni<br />

possibili che è in grado di generare”, racconta<br />

Marco D’Amore, il protagonista. “Io, perso nel viaggio<br />

della lettura, ho visto costruirsi lentamente, davanti<br />

ai miei occhi, uno di questi ponti… è partito<br />

da Chicago (città natia di Mamet) e, passando per<br />

l’angusta bettola di Don (protagonista del testo), è<br />

giunto a Napoli, in un vicolo in cui le ‘puteche’ (botteghe<br />

in dialetto napoletano) esistono ancora. Dove<br />

è possibile incontrare i ‘tipi’ descritti nel testo, ascoltarne<br />

le storie in una lingua che ricorda il famoso<br />

sound a cui si riferisce l’autore quando racconta dei<br />

suoi personaggi, una lingua di popolo che arriva<br />

direttamente dalla pancia ed esplode senza filtri, la<br />

lingua napoletana. ‘American Buffalo’ è la storia di<br />

un fallimento. Annunciato, quasi voluto, destino ineluttabile<br />

a cui non ci si può sottrarre. È racconto da<br />

bassofondo, di slang e male parole, di botteghe<br />

maleodoranti e vestiti sdruciti. È apologia della deriva:<br />

tre esseri umani e un piano improbabile destinato<br />

alla rovina a cui ci si attacca con le unghie<br />

senza rinunciarci! È desiderio di rivalsa, di vita anche<br />

a costo della vita altrui”. L’American Buffalo è<br />

una vecchia moneta da mezzo dollaro, che probabilmente<br />

vale qualcosa o forse no. Fa pensare all’incertezza<br />

del nostro tempo, alla possibilità contemplata<br />

di giocarsi tutto, la vita e la morte, con un<br />

tiro soltanto… testa o croce? “C’è qualcosa di magico<br />

nello scrivere dentro un’altra scrittura”, dichiara<br />

Maurizio de Giovanni che ha adattato il testo. “Navigare<br />

nel tempo e nello spazio, cercare quanto di<br />

universale e perenne ci sia in dialoghi e storie, e immaginare<br />

come sarebbero quei dialoghi e quelle<br />

storie in un altro secolo e in un altro continente”.<br />

AMERICAN BUFFALO<br />

◗ Dal 10 al 12/11 Teatro Tor Bella Monaca, Roma<br />

◗ Dal 14 al 19/11 Teatro Bellini, Napoli ◗ 21-22/11<br />

Teatro Massimo, Pescara ◗ <strong>23</strong>-24/11 Teatro Moderno,<br />

Latina ◗ 25-26/11 Teatro dei Differenti, Barga (Lu)<br />

◗ Dal 28/11 al 3/12 Fonderie Limone, Torino<br />

ITA EVENTI 47


Teatro<br />

NUOVI PROTAGONISTI<br />

PER UN MUSICAL DA RECORD<br />

Ricomincia a ottobre il tour di Grease: un’edizione speciale<br />

per festeggiare i vent’anni di repliche in Italia. Protagonista<br />

femminile Lucia Blanco, che racconta di una Sandy decisamente<br />

più “cazzuta” del solito di Clara Dalledonne<br />

na rilettura nuova, contemporanea soprattutto<br />

nella caratterizzazione dei personaggi,<br />

e “luminosa”, come la definiscono<br />

i produttori della Compagnia della Rancia.<br />

L’ultimissima versione del musical Grease sarà in<br />

tour da ottobre per festeggiare i vent’anni di successi<br />

dal debutto in Italia. La regia è affidata a<br />

Saverio Marconi, un’istituzione in fatto di musical,<br />

che ha diretto lo spettacolo per la prima volta<br />

nel 1997 scegliendo Lorella Cuccarini e<br />

Giampiero Ingrassia come protagonisti. I numeri<br />

raggiunti da questo show da allora a oggi fanno<br />

impressione: più di 1500 repliche per oltre<br />

1700mila spettatori. Il successo del musical è senza<br />

dubbio legato al successo del film cult del 1978<br />

con John Travolta e Olivia Newton - John, che<br />

ha appassionato intere generazioni diventando<br />

un vero e proprio fenomeno di costume: canzoni<br />

come Summer Nights e You’re the One that I Want<br />

fanno parte del “bagaglio musicale” di chiunque<br />

abbia vissuto dagli anni Ottanta a oggi.<br />

Nella versione 2017/2018 sul palco reciteranno,<br />

canteranno e balleranno Guglielmo Scilla,<br />

youtuber conosciuto come Willwoosh<br />

e reduce dal programma della Rai Pechino<br />

Express, nel ruolo di Danny<br />

Zuko, e Lucia Blanco, nel ruolo di<br />

Sandy. Classe 1986, la Blanco si<br />

è perfezionata a Milano presso la<br />

Scuola Del Musical diretta proprio<br />

da Saverio Marconi e ha già alle<br />

spalle diverse esperienze teatrali dal<br />

2007 a oggi: La Bella e la Bestia,<br />

Mamma Mia!, Sindrome da Musical, La febbre<br />

del sabato sera, The Best of Musical, Dirty Dancing,<br />

Sarà perché ti amo e Footloose.<br />

La protagonista di Grease, Sandy, è una ragazza<br />

acqua e sapone che per riconquistare Danny, il<br />

ragazzo di cui è innamorata, si trasforma, diventando<br />

sexy e irresistibile.<br />

«Quando ho ottenuto il ruolo - spiega Lucia<br />

Blanco - ho pensato che per me<br />

sarebbe stata una bella sfida perché<br />

io mi sento molto più<br />

Rizzo: sono<br />

più aggressiva<br />

di Sandy,<br />

più esuberante.<br />

In<br />

realtà studiando il<br />

personaggio, interpretandolo<br />

sul palco,<br />

ho capito che ho con Sandy<br />

molte più cose in comune<br />

rispetto a quello che potevo<br />

immaginare all’inizio. È<br />

dolce, generosa, sognante, non<br />

farebbe mai male a una mosca<br />

e queste sono caratteristiche che<br />

mi appartengono. In fondo<br />

siamo un po’ tutte delle Sandy<br />

travestite da Rizzo».<br />

Tra le attrici che l’hanno<br />

preceduta in teatro interpretando<br />

il ruolo<br />

di Sandy, ce n’è<br />

una in particolare<br />

alla quale<br />

si è ispirata?<br />

Il musical quest’anno<br />

è molto<br />

diverso da quelli che<br />

lo hanno preceduto. La<br />

storia è la stessa ma lo spettacolo<br />

è più luminoso, più fresco, più moderno,<br />

quindi anche i nostri personaggi sono<br />

molto più attuali. Non mi sono quindi ispirata<br />

a nessuna, neppure a Lorella Cuccarini<br />

che io amo follemente perché sono cresciuta<br />

con le sue canzoni. La mia è una Sandy<br />

diversa, più “cazzuta”, dolce ma alla quale<br />

è più difficile mettere i piedi in testa.<br />

48 ITA EVENTI


I quattro<br />

protagonisti<br />

di Grease: da<br />

sinistra, Eleonora<br />

Lombardo (Rizzo),<br />

Guglielmo Scilla<br />

(Danny Zuko),<br />

Lucia Blanco<br />

(Sandy), Riccardo<br />

Sinisi (Kenickie).<br />

In basso a sinistra,<br />

Lucia Blanco<br />

ITA EVENTI 49


Teatro<br />

LE DATE<br />

◗ Dal 6 all’8/10 Teatro<br />

della Luna, Milano<br />

◗ Dal 14 al 29/10<br />

Teatro Sistina, Roma<br />

◗ 4-5/11 Teatro Lyrick, Assisi<br />

◗ Dal 10 al 12/11 Teatro<br />

Metropolitan, Catania<br />

◗ 18-19/11 Teatro Team, Bari<br />

◗ Dal 30/11 al 2/12<br />

Politeama Genovese, Genova<br />

(tutte le date su<br />

www.grease.musical.it))<br />

Qual è il segreto del successo del<br />

musical Grease?<br />

Sicuramente la sua fortuna è legata al<br />

successo del film, uno dei film musicali<br />

più famosi di tutti i tempi. Le<br />

musiche sono travolgenti, tanto che<br />

tuttora capita che nelle discoteche si<br />

ballino i medley storici di Grease. È<br />

la musica, prima di tutto, a rendere<br />

attuale lo spettacolo. E poi la storia:<br />

è semplice ma è scritta benissimo.<br />

Tutti noi, ancora adesso, possiamo<br />

identificarci in un personaggio. E poi<br />

gli anni Cinquanta: i costumi, le pettinature…<br />

la gente adora gli anni<br />

Cinquanta, che rappresentano un<br />

mondo spensierato in cui tutti avevano<br />

fiducia nel futuro.<br />

Quale scena del musical ama di più?<br />

La scena del drive-in, quando Danny<br />

chiede a Sandy di diventare la sua<br />

ragazza, perché è molto divertente: è<br />

la scena in cui il carattere di Sandy,<br />

il suo essere così tanto composta appare<br />

in tutta la sua evidenza. Mi<br />

diverto tantissimo a farla perché<br />

sono sul palco insieme a Guglielmo<br />

Scilla che è veramente una persona<br />

fuori di testa, tutte le volte faccio veramente<br />

fatica a non ridere e a rimanere<br />

invece composta e arrabbiata,<br />

devo fare appello a tutta la mia<br />

concentrazione. Ce n’è anche un’altra<br />

che emotivamente mi coinvolge<br />

tantissimo, la scena del garage in cui<br />

Sandy è insieme a Rizzo che “la<br />

canta e la suona” al mio personaggio,<br />

facendole capire che sta sbagliando e<br />

che deve vivere la propria vita con più<br />

leggerezza.<br />

Sembra che fra lei e Guglielmo Scilla<br />

ci sia un buonissimo feeling professionale.<br />

Sì, senza dubbio. Non pensavo si sarebbe<br />

instaurato un rapporto del<br />

genere perché non lo conoscevo. Invece<br />

fin da subito, fin dai provini, ho<br />

sentito un feeling particolare, ho capito<br />

che sul palco avremmo<br />

potuto ottenere risultati im-<br />

50 ITA EVENTI


Lucia Blanco,<br />

31 anni, ha debuttato<br />

nel 2007 nel ruolo di<br />

Val in A Chorus Line.<br />

Guglielmo Scilla,<br />

30 anni, è attore,<br />

scrittore e video<br />

blogger


Teatro<br />

Questa edizione<br />

speciale di Grease<br />

propone una nuova<br />

lettura di alcuni<br />

momenti del musical:<br />

in questo lavoro di<br />

rilettura Saverio<br />

Marconi è stato aiutato<br />

dalle coreografie di<br />

Gillian Bruce, dalla<br />

nuova scenografia<br />

di Gabriele Moreschi,<br />

e da Mauro Simone,<br />

regista associato<br />

ERA IL 1978…<br />

…quando uscì nelle sale<br />

il film musicale Grease,<br />

diretto da Randal Kleiser<br />

e interpretato da John<br />

Travolta e Olivia Newton-<br />

John, e ispirato dall’omonimo<br />

musical del 1971 di Jim<br />

Jacobs e Warren Casey.<br />

È stato il film di maggiore<br />

incasso della seconda metà<br />

degli anni Settanta dopo<br />

Lo Squalo e Guerre stellari.<br />

Nel 1979 il film è stato<br />

candidato a 5 Golden<br />

Globe e a un premio Oscar,<br />

ma non ha vinto nessuno<br />

di questi riconoscimenti.<br />

portanti. Recitare insieme ci viene<br />

molto naturale, lui lascia spazio alla mia<br />

creatività e io ne lascio a lui, è difficile<br />

trovare con un partner questo genere<br />

di intesa. Non ci oscuriamo mai l’uno<br />

con l’altra.<br />

Quale personaggio vorrebbe interpretare<br />

almeno una volta nella sua<br />

carriera?<br />

Roxie Hart in Chicago. È il mio musical<br />

preferito, mi piace tutto di quello<br />

spettacolo. L’ho visto a Broadway e<br />

non sarei mai voluta uscire da quel teatro.<br />

È il personaggio che in assoluto sento<br />

più vicino a me da diversi punti di<br />

vista, vocalmente e fisicamente. Mi piacerebbe<br />

tantissimo interpretarla.<br />

Mai dire mai…<br />

Certamente, io ci spero. Amo moltissimo<br />

il mio lavoro, l’ho scelto fin dai<br />

tempi del liceo quando ballavo e cantavo<br />

quando mi interrogavano. Non<br />

ero preparata sulla lezione magari,<br />

ma già conoscevo mille e una canzone.<br />

Continuerò a fare questo lavoro<br />

fino a che fisicamente sarò in grado di<br />

farlo. Quindi perché no, potrei anche<br />

realizzare il sogno di interpretare Roxie<br />

Hart.<br />

Pochi mesi fa un film musicale come<br />

La La Land ha avuto un successo<br />

strepitoso di critica e pubblico. Le<br />

piacerebbe approdare al cinema con<br />

un film del genere?<br />

Magari! Mi piacerebbe tantissimo lavorare<br />

al cinema. Tutto ciò che è arte<br />

mi piace, quindi anche il cinema. Se<br />

poi parliamo di un film musicale parliamo<br />

del mio habitat naturale. A me<br />

piace fare tutto, mi piace recitare,<br />

cantare, ballare: fare una cosa sola mi<br />

annoierebbe credo.<br />

Secondo lei al cinema vedremo sempre<br />

più film musicali?<br />

Se parliamo di cinema americano,<br />

penso di sì. In Italia la situazione è molto<br />

diversa. Per prima cosa gli spettatori<br />

italiani apprezzano di più altri generi<br />

di film. Inoltre gli attori italiani hanno<br />

una preparazione molto diversa da<br />

quelli americani. Negli Stati Uniti<br />

molti attori cinematografici vengono da<br />

Broadway, nei licei si insegna danza, si<br />

insegna canto, i ragazzi mettono in scena<br />

gli spettacoli di fine anno, è una cultura<br />

molto diversa.<br />

52 ITA EVENTI


Villa Ca’ Conti<br />

dei Marchesi Rusconi Camerini<br />

Ca’ Conti è una splendida villa cinquecentesca<br />

aperta al pubblico per visite guidate.<br />

A vostra disposizione per ricevimenti,<br />

meeting, concerti, wedding.<br />

Via Gazzolo, 1129 35040 Granze (PD) tel. +39 389 <strong>23</strong>70310 www.facebook.com/villaCaConti www.villacaconti.it


Teatro<br />

LA BIBBIA<br />

Paolo Cevoli torna a teatro con uno spettacolo tutto da ridere, che prende<br />

spunto dai personaggi del testo sacro per eccellenza. Storie che si svolgono<br />

su un grande palcoscenico chiamato universo di Clara Dalledonne<br />

P<br />

er la sua quarta produzione teatrale, Paolo<br />

Cevoli ha scelto un soggetto decisamente particolare:<br />

la Bibbia, «il Libro dei Libri, - spiega<br />

- da tutti conosciuto ma forse non da tutti letto».<br />

La Bibbia raccontata nel modo di Paolo Cevoli<br />

è una rilettura in chiave pop del testo sacro: «sembra<br />

raccontare un mondo che si perde nella notte dei<br />

tempi - prosegue Paolo Cevoli - ma per me non è<br />

così. Ho scelto di raccontare le storie della Bibbia<br />

perché parlano di me, di ognuno di noi. E forse è<br />

possibile immedesimarsi con i grandi personaggi di<br />

quelle vicende. Adamo, nell’Eden con Eva, che fa la<br />

figura del sempliciotto o del “patacca” come si dice<br />

in Romagna. Giobbe, il povero Giobbe, colpito da<br />

mille sfighe eppur deriso dalla moglie. Abramo che<br />

mi ricorda il mio nonno, il babbo del mio babbo.<br />

Un patriarca. Davide, piccolo e furbo, che si inventa<br />

un modo di ammazzare il cattivo gigante Golia. Nella<br />

Bibbia c’è tanto da scoprire. E anche tanto da ridere.<br />

Con l’ironia di Dio che quasi sembra un capocomico!».<br />

In questo spettacolo, con la regia di Daniele<br />

Sala, Cevoli vuole rileggere le storie contenute<br />

nella Bibbia come una grande rappresentazione<br />

teatrale dove Dio è il “capocomico” che si vuole far<br />

conoscere sul palcoscenico dell’universo; una sorta<br />

di “Primo Attore” che convoca come interpreti i grandi<br />

personaggi della Bibbia e li racconta attraverso un<br />

linguaggio ironico e diretto, accessibile a tutti.<br />

Come è nata la sua “passione” per la Bibbia?<br />

Negli ultimi spettacoli teatrali avevo già toccato alcuni<br />

temi sacri vestendo i panni del cuoco dell’Ultima<br />

Cena e del garzone di Michelangelo Buonarroti.<br />

Mi sono appassionato alle storie della Bibbia anche<br />

perché ho scoperto che tratta di temi attuali come i<br />

migranti, il terrorismo e il rispetto dell’ambiente.<br />

Quando ha letto per la prima volta la Bibbia?<br />

Fin da bambino mi hanno raccontato le storie di Adamo<br />

ed Eva, di Noè e di tutti gli altri. Ma forse fino<br />

a oggi non le avevo capite proprio bene.<br />

Definirebbe il suo spettacolo dissacrante?<br />

Il contrario. Io non voglio far cadere in basso le cose<br />

sacre. Piuttosto innalzare quelle normali. Dare dignità<br />

anche alle “pataccate” di tutti i giorni.<br />

Qualcuno si è infastidito per questo spettacolo<br />

comico che ha come protagonisti i personaggi della<br />

Bibbia?<br />

Al momento direi di no. Probabilmente perché io<br />

tratto i personaggi biblici con ironia ma anche con<br />

affetto e grande rispetto.<br />

Deve ammettere che vedere Dio come un “capocomico”<br />

non è da tutti…<br />

Ecco, qui forse un piccolo azzardino c’è… Ma in fondo<br />

il Padreterno per raccontarsi ha scelto una forma<br />

teatrale: il creato come un immenso palcoscenico.<br />

E siccome la storia finisce bene si tratta appunto<br />

di una commedia!<br />

Qual è il suo personaggio della Bibbia preferito<br />

e perché?<br />

Abramo. È un grande. Padre e patriarca delle tre grandi<br />

religioni monoteistiche. Se fosse qui oggi me lo<br />

immaginerei come un grande imprenditore, magari<br />

romagnolo.<br />

Cosa piace al pubblico di questo spettacolo?<br />

Forse la leggerezza. Si ride e si imparano storie di cui<br />

magari si è sentito parlare solo superficialmente.<br />

Secondo lei qual è la parte più divertente dello<br />

spettacolo?<br />

Quella che fa più ridere me è la litigata fra Adamo<br />

ed Eva in uscita dall’Eden.<br />

Lo spettacolo è accompagnato da brani interpretati<br />

dalle cantanti Daniela Galli, Silvia Donati<br />

e Cristina Montanari. Quanto è importante la<br />

parte musicale?<br />

Siccome parlo di leggerezza, cosa c’è di più leggero<br />

della musica leggera? Per questo ho scelto di raccontare<br />

le storie bibliche con le canzoni di Sanremo.<br />

Paolo Cevoli dagli inizi a oggi: com’è cambiato<br />

il suo modo di fare teatro?<br />

Adesso mi piace ridere anche di cose “difficili”.<br />

Ha in “cantiere” qualcosa di nuovo?<br />

Certo. Nel mio mestiere di imprenditore, lontano<br />

dal palcoscenico, ho appena realizzato una startup.<br />

Un’azienda che produce cibi pronti in vasocottura<br />

e camera iperbarica. Un ponte fra<br />

i piatti tradizionali che faceva la mia mamma<br />

cuoca e le nuove tecnologie per la conservazione<br />

dei cibi. Per quanto riguarda<br />

il mio mestiere di comico vedremo…<br />

54 ITA EVENTI


Paolo Cevoli,<br />

59 anni, è un<br />

imprenditore e<br />

consulente nel settore<br />

della ristorazione.<br />

Come dice lui,<br />

il “cabarè<br />

è il suo obbi”<br />

LA BIBBIA RACCONTATA NEL MODO DI PAOLO CEVOLI<br />

◗ 7-8/10 Teatro Consorziale, Budrio (Bo) ◗ 10-11/10 Teatro Manzoni, Milano<br />

◗ 13/10 Teatro Nuovo, Salsomaggiore (Pr) ◗ 14/10 Teatro Comunale, Lonigo (Vi)<br />

◗ 21/10 Teatro Fanin, San Giovanni in Persiceto (Bo) ◗ 27/10 Teatro di Legnano (Mi)<br />

◗ 28/10 Teatro di Busto Arsizio (Va) ◗ 03/11 Teatro Michelangelo, Modena<br />

◗ 10/11 Teatro di Chiavari (Ge) ◗ 17/11 Teatro Stignani, Imola (Bo)<br />

◗ 18/11 Teatro della Regina, Cattolica (Rn) ◗ 24/11 Piccolo Teatro, Padova<br />

◗ 25/11 Il Maggiore, Verbania


Teatro<br />

UN AMORE SPINOSO<br />

© Christophe Vootz<br />

Una brillante commedia di Pierre Barillet e Jean-<br />

Pierre Grédy, una pièce frizzante e leggera che<br />

vedrà sul palcoscenico un cast di provato talento<br />

sotto la direzione artistica di Piergiorgio Piccoli<br />

e Aristide Genovese. Una giravolta di risate per<br />

un’animata storia d’amore, dove a vestire i panni<br />

dei briosi personaggi saranno gli eclettici attori<br />

Maximilian Nisi e Benedicta Boccoli. Con le musiche<br />

originali del maestro Stefano De Meo, l’incanto<br />

del teatro per raccontare un amore che è<br />

come un fiore di cactus: bello, vivace e spuntato<br />

tra le spine. Fiore di cactus è uno spettacolo che<br />

alterna momenti sentimentali ad altri più scanzonati<br />

con grande naturalezza, andando dritto al<br />

cuore del pubblico, attraverso una serie di bizzarre<br />

alchimie che nascono da situazioni “spinose”.<br />

FIORE DI CACTUS<br />

◗ Dal 4 al 22/10 Teatro della Cometa, Roma ◗ 27/10<br />

Teatro Comunale, Casalpusterlengo (Lo) ◗ 2-3/11<br />

Teatro Consorziale, Budrio (Bo) ◗ 4-5/11 Teatro<br />

Giuditta, Saronno (Va) ◗ 6/11 Teatro Sociale, Luino<br />

(Va) ◗ 10/11 Auditorium S. Giorgio, Casatenovo (Lc)<br />

◗ 12/11 Teatro Comunale, Carpi (Mo)<br />

UNA COPPIA IMPORTANTE<br />

Si tratta della versione al femminile della nota pièce teatrale<br />

di Neil Simon, e porterà sul palco una vera “strana<br />

coppia” come Claudia Cardinale, che torna a teatro<br />

dopo dieci anni, e Ottavia Fusco. Lo spettacolo è<br />

un omaggio a Pasquale Squitieri, recentemente scomparso,<br />

che aveva fortemente creduto in questo progetto,<br />

attraverso cui raccontare la grande forza che l’amore ha<br />

di unire e non separare, che sarà messo in scena dal suo<br />

aiuto-regista prediletto Antonio Mastellone, tramite l’utilizzo<br />

dei suoi appunti di regia. Sul palco i due grandi<br />

amori della vita di Squitieri: la sua storica compagna<br />

di vita e la sua ultima moglie.<br />

LA STRANA COPPIA<br />

◗ Dal 31/10 al 12/11 Teatro Sistina, Roma<br />

◗ Dal 22 al 26/11 Teatro Massimo, Cagliari<br />

◗ Dal 7 al 10/12 Teatro Goldoni, Venezia<br />

A COLLOQUIO DAL PROF.<br />

Il professor Ardeche (Fabrizio Bentivoglio) è un insegnante di materie letterarie.<br />

Un disilluso, un cinico, uno spietato osservatore e un lucidissimo polemista. La sua<br />

classe si trova nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards, ai margini dell’area<br />

metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola è una trincea contro ogni forma<br />

di degrado. Nella convinzione che il vero trionfo sarebbe portare fino in fondo i<br />

suoi allievi senza perderne nessuno per strada, il professor Ardeche riceve le<br />

famiglie degli scolari ogni settimana per un’ora. Ed è attraverso un incalzante<br />

mosaico di brevi colloqui con questa umanità assortita di madri e<br />

padri, che prende vita sulla scena l’anno scolastico della classe Sesta C.<br />

L’ORA DI RICEVIMENTO<br />

◗ 14-15/10 Teatro Concordia, San Benedetto del Tronto (Ap) ◗ Dal 18 al<br />

29/10 Teatro Franco Parenti, Milano ◗ Dall’1 al 5/11 Teatro Morlacchi,<br />

Perugia ◗ Dal 7 al 12/11 Teatro Bellini, Napoli ◗ 17-18/11 Teatro Asioli,<br />

Correggio (Re) ◗ Dal 21 al 26/11 Teatro della Pergola, Firenze


UN GRANDE CLASSICO<br />

La prima versione teatrale del capolavoro di Umberto Eco è l’omaggio al celebre scrittore firmato<br />

da Stefano Massini, tra gli autori teatrali più apprezzati in Italia e all’estero. Leo Muscato<br />

dirige un cast di grandi interpreti, in un crossover generazionale che non mancherà di<br />

animare un testo scritto per la scena ma all’altezza del grande romanzo.<br />

IL NOME DELLA ROSA<br />

◗ Dal 17 al 29/10 Teatro della Corte, Genova ◗ Dal 2 al 12/11 Teatro Franco Parenti, Milano ◗ 14-15/11 Teatro<br />

Goldoni, Livorno ◗ Dal 17 al 19/11 Teatro della Fortuna, Fano (Pu) ◗ Dal 21 al 26/11 Teatro Bellini, Napoli<br />

◗ Dal 28/11 al 3/12 Teatro della Pergola, Firenze<br />

PADRE E FIGLIA<br />

Andrea è un uomo molto attivo, nonostante la<br />

sua età, ma mostra i primi segni di una malattia<br />

che potrebbe far pensare al morbo di Alzheimer.<br />

Anna, sua figlia, che è molto legata a lui, cerca<br />

solo il suo benessere e la sua sicurezza. L’inesorabile<br />

avanzare della malattia la spinge a proporgli<br />

di stabilirsi nel grande appartamento che<br />

condivide con il marito. Ma le cose non vanno<br />

del tutto come previsto: l’uomo si rivela essere un<br />

personaggio fantastico, colorato, che non è affatto<br />

deciso a rinunciare alla sua indipendenza...<br />

IL PADRE<br />

◗ 25-26/10 Teatro Cagnoni, Vigevano (Pv)<br />

◗ Dal 27 al 29/10 Teatro Duse, Bologna<br />

◗ Dal 2 al 19/11 Teatro Ambra Jovinelli, Roma<br />

◗ 21-22/11 Teatro delle Arti, Gallarate (Va)<br />

◗ 25-26/11 Teatro del Giglio, Lucca<br />

IL FUTURO DI PANARIELLO<br />

Dopo il successo straordinario de Il Tour che lo ha<br />

visto protagonista nei principali palasport italiani<br />

insieme agli amici Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni,<br />

Giorgio Panariello torna in teatro con Il Panariello<br />

che verrà, uno spettacolo tutto nuovo e tutto<br />

da ridere che dal 29 settembre farà tappa in oltre<br />

20 città italiane. «L'esperienza con Leonardo e Carlo<br />

è stata fantastica!», racconta Giorgio Panariello.<br />

«Ci siamo divertiti e abbiamo fatto divertire l’enorme<br />

pubblico che è venuto a vederci! (...) Ma adesso<br />

devo pensare al Panariello che deve “venire”.<br />

Il Panariello che verrà è una sorta<br />

di work in progress in cui voglio coinvolgere<br />

il pubblico, ma è anche una serie<br />

di riflessioni sul mio futuro: come posso<br />

oggi attirare la vostra attenzione? Cosa<br />

devo inventarmi per farvi alzare il naso<br />

dal telefonino? Come stupirvi in questo<br />

caos di storie su Instagram, video<br />

mirabolanti, notizie in tempo<br />

reale, fake news, influenzer,<br />

blogger, youtuber?».<br />

IL PANARIELLO CHE VERRÀ!<br />

◗ 2/10 Palabam, Mantova<br />

◗ 3/10 Palabrescia, Brescia<br />

◗ 4/10 Teatro Creberg,<br />

Bergamo ◗ 6/10 Arena,<br />

Vigevano ◗ 10/10 Teatro<br />

Coccia, Novara ◗ 12/10<br />

Teatro Moderno, Grosseto<br />

◗ 22/10 Teatro Massimo,<br />

Pescara ◗ <strong>23</strong>/10 Teatro<br />

Novelli, Rimini<br />

(altre date www.fepgroup.it)


Musical<br />

BUON COMPLEANNO BERNSTEIN!<br />

Nella stagione teatrale del centenario della nascita di Leonard Bernstein, il musical più famoso di<br />

Broadway torna in scena in un’edizione rinnovata ma fedele all’originale. Questo grande allestimento,<br />

creato esclusivamente per il Carlo Felice, vedrà la regia di Federico Bellone (Viale del Tramonto,<br />

A qualcuno piace caldo, Mary Poppins della Disney) con un nuovo adattamento del libretto firmato<br />

da Franco Travaglio e le coreografie originali di Jerome Robbins.<br />

WEST SIDE STORY<br />

◗ Dal 19 al 29 ottobre 2017 Teatro Carlo Felice, Genova<br />

COMICITÀ<br />

ANGLOSASSONE<br />

La prima assoluta in italiano<br />

di Spamalot, il musical tratto<br />

da Monty Python e il Sacro<br />

Graal, film-cult del più grande<br />

gruppo comico di tutti i tempi.<br />

Questo sarebbe già di per sé un evento<br />

interessante per il panorama teatrale italiano, dove<br />

non a caso in quarant’anni nessuno aveva mai osato<br />

mettere in scena i Monty Python, con la loro comicità<br />

surreale e testi pieni di riferimenti e giochi verbali spesso<br />

intraducibili o difficilmente comprensibili per un<br />

pubblico non anglosassone. Ma a raccogliere la sfida<br />

dell’adattamento in italiano del musical scritto da Eric<br />

Idle e John Du Prez è stato chiamato Rocco Tanica, e<br />

questo alza di molto il livello dell’operazione. Tanica<br />

non è solo il musicista, autore e personaggio televisivo<br />

a tutti noto ma anche un appassionato conoscitore<br />

dell’opera dei Monty Python. “Trentaquattro anni fa<br />

vidi al cinema Monty Python, Il senso della vita – dice<br />

Tanica – e fu una folgorazione. È un onore essere stato<br />

scelto per quest’incarico”. Né, d’altra parte, sarebbe<br />

stato possibile pensare ad altri che a Elio per il ruolo<br />

principale nello spettacolo, quello di Re Artù.<br />

UN CULT<br />

Un nuovo allestimento teatrale, completamente<br />

inedito, tratto dalla pellicola del 1983 diretta<br />

da Adrian Lyne, scritto da Tom Hedley e Joe<br />

Eszterhaz con protagonista Jennifer Beals nel<br />

ruolo di Alex, che nello spettacolo sarà interpretata<br />

da Valeria Belleudi (che ha partecipato ad<br />

Amici nel 2004). Per raccontare la storia di una<br />

donna che insegue la sua passione con talento<br />

e determinazione la regia è affidata a un’artista<br />

poliedrica e brillante: Chiara Noschese.<br />

FLASHDANCE<br />

◗ Dal 5/10 al 31/12/2017 Teatro Nazionale<br />

CheBanca, Milano<br />

SPAMALOT - I CAVALIERI DELLA TAVOLA<br />

MOLTO, MOLTO, MOLTO ROTONDA!<br />

◗ 31/10 - 01/11 Teatro Verdi, Montecatini<br />

◗ 3-4/11 Teatro EuropAuditorium, Bologna<br />

◗ Dal 7 all’11/11 Teatro Nuovo, Verona<br />

◗ Dal 17/11/17 al 6/01/18 Teatro Nuovo, Milano<br />

58 ITA EVENTI


Cinema<br />

I FILM CHE PRESTO ARRIVERANNO SUL GRANDE SCHERMO<br />

SANTAMARIA • ANGIOLINI • BALDWIN • COMENCINI • BEDI<br />

L’APPARENZA SPESSO INGANNA<br />

Il Papero, Ballerina, Il Merda e Plissé si improvvisano<br />

rapinatori per il colpo che cambierà la loro<br />

vita. Non importa se il primo è senza gambe,<br />

Ballerina, la sua bellissima moglie, non ha le<br />

braccia, se Merda è un rasta tossico e Plissé<br />

un nano rapper. Sono solo dettagli. Per loro non<br />

ci sono ostacoli. Solo sogni. Anche se, dopo il<br />

colpo, le cose si complicano: ogni componente<br />

dell’improbabile banda sembra avere un piano<br />

tutto suo per tenersi il malloppo. Tutti fregano<br />

tutti senza nessuna pietà in una girandola di inseguimenti,<br />

cruente vendette, esecuzioni sanguinose<br />

e tradimenti incrociati. Brutti e cattivi è<br />

una dark comedy intelligente, oltraggiosa e bizzarra,<br />

che non si pone dubbi sul politically correct.<br />

Cinema di genere, ma corretto al vetriolo.<br />

«Il tema, alla base di Brutti e cattivi, è l’uguaglianza»,<br />

spiega il regista, Cosimo Gomez. Tutto<br />

il film si muove all’interno della ‘regola’ che ogni<br />

essere umano può essere cinico e spietato a<br />

prescindere dalle apparenze. È una commedia<br />

d’azione che rompe gli schemi, dove un gruppo<br />

di sfortunati cialtroni e cattivi, abilissimi e spregiudicati,<br />

mette a segno un’ingegnosa rapina.<br />

Non solo: li vedremo fare sesso, offendere ed<br />

essere offesi, uccidere ed essere uccisi, in una girandola<br />

di avvenimenti. Ma non è un film realistico.<br />

È un film che, camminando in equilibrio tra<br />

il vero e il verosimile, punta a raggiungere una<br />

dimensione lirica e divertente al tempo stesso».<br />

Il film, presentato in anteprima a Venezia74 nella<br />

sezione Orizzonti, sarà nelle sale a ottobre distribuito<br />

da 01 Distribution. Nel cast due degli attori<br />

più quotati del momento: Claudio Santamaria,<br />

che lo scorso anno si è aggiudicato il David di<br />

Donatello come Migliore attore protagonista<br />

per il film Lo chiamavano Jeeg Robot, e Marco<br />

D’Amore, che ha raggiunto il successo con il<br />

ruolo di Ciro Di Marzio nella serie televisiva<br />

Gomorra. Sara Serraiocco, che interpreta l’unica<br />

donna della “banda”, ha ottenuto quest’anno<br />

la candidatura ai Nastri d'Argento 2017 come<br />

migliore attrice protagonista per il film Non<br />

è un paese per giovani di Giovanni Veronesi.<br />

◗ Produzione Casanova Multimedia con Rai Cinema<br />

Regia Cosimo Gomez<br />

Sceneggiatura Luca Infascelli, Cosimo Gomez<br />

Cast Claudio Santamaria, Marco D’Amore,<br />

Sara Serraiocco, Simoncino Martucci,<br />

Narcisse Mame, Aline Belibi<br />

Uscita nelle sale 19 ottobre 2017<br />

ITA EVENTI 61


Cinema<br />

E SE PER TRADIRE ED ESSERE<br />

FELICI SERVISSE UN ANALISTA?<br />

A fine ottobre uscirà nelle sale Terapia di coppia per amanti, di Alessio<br />

Maria Federici con Ambra Angiolini e Pietro Sermonti. Il film, a detta del<br />

regista, farà riflettere sulla difficoltà di prendere decisioni di Cristiana Zappoli<br />

iviana (Ambra Angiolini) e Modesto<br />

(Pietro Sermonti) sono sposati<br />

e si amano, sono uniti da una<br />

passione incontrollabile. La loro relazione<br />

è fatta di attrazione, schermaglie, risate<br />

e… incontri clandestini. Perché Viviana<br />

e Modesto sono sì sposati, ma non fra di<br />

loro. Sono amanti. Terapia di coppia per<br />

amanti, il film tratto dall’omonimo romanzo<br />

di Diego De Silva, non è però una<br />

storia di tradimento, è una storia d’amore<br />

a tutti gli effetti. I due protagonisti si<br />

amano talmente tanto che, quando la loro<br />

relazione entra in crisi, decidono di andare<br />

da un analista per cercare di risolvere<br />

i loro problemi, per restare insieme. E magari<br />

per cercare di capire se sono pronti<br />

a prendere una decisione che cambierà le<br />

loro vite per sempre. «Il libro di De Silva<br />

- spiega il regista Alessio Maria Federici<br />

- ha suscitato il mio interesse perché<br />

racconta, in modo moderno e senza<br />

l’ombra del “giudizio universale” che<br />

storicamente caratterizza un paese cattolico<br />

come il nostro, una storia su chi tradisce.<br />

Mi ha colpito perché l’autore racconta<br />

semplicemente una storia di esseri<br />

umani ai quali, tra l’altro, mi sento molto<br />

vicino per il tipo di sarcasmo con cui<br />

affrontano le cose della vita».<br />

Nel libro di Diego De Silva la storia è<br />

raccontata alternativamente dal punto<br />

di vista dei personaggi. Qual è il punto<br />

di vista del film?<br />

62 ITA EVENTI


Ambra Angiolini<br />

40 anni, e Pietro<br />

Sermonti, 45 anni,<br />

interpretano<br />

Viviana e Modesto,<br />

i protagonisti<br />

del film. A destra,<br />

il regista Alessio<br />

Maria Federici<br />

Un punto di vista esterno, oggettivo: essendo<br />

un adattamento cinematografico<br />

ho trovato più interessante seguire il<br />

sarcasmo di entrambi.<br />

Secondo lei nella realtà esistono coppie<br />

di amanti che decidono di frequentare,<br />

insieme, un terapista?<br />

Non ne ho la certezza ma secondo me<br />

è molto probabile.<br />

È un film che in qualche modo farà<br />

riflettere gli spettatori?<br />

Il protagonista a un certo punto del film<br />

nota l’assurdità del fatto che stanno pagando<br />

un terapeuta perché li aiuti a riflettere,<br />

perché si sentano autorizzati a<br />

esprimere quello che provano. Secondo<br />

me il film farà riflettere gli spettatori su<br />

un fatto da cui non si può prescindere:<br />

prendere delle decisioni nella vita è sempre<br />

una cosa molto complicata. Sono<br />

riuscito a fare il film proprio con gli attori<br />

che volevo: mi interessava abbassare<br />

l’età dei protagonisti rispetto al libro,<br />

per raccontare un po’ la mia generazione.<br />

Ho compiuto 40 anni l’anno scorso<br />

e faccio parte di una generazione di<br />

persone che vive il disagio di sapere che,<br />

mentre i nostri genitori sono cresciuti<br />

con i Beatles e i Rolling Stones, noi siamo<br />

cresciuti con i Duran Duran e iTake<br />

That. Credo che questo già dica tanto<br />

sul nostro dramma. Mi sono divertito<br />

a raccontare le difficoltà emotive della<br />

mia generazione. Siamo i primi figli di<br />

genitori separati, quindi conosciamo perfettamente<br />

pregi e difetti di una situazione<br />

di questo tipo, eppure ci facciamo<br />

travolgere da un circolo vizioso in cui il<br />

pregiudizio ha comunque la meglio.<br />

Sono circondato da coppie che stanno<br />

insieme per quieto vivere.<br />

Quindi Viviana e Modesto stanno insieme<br />

ai rispettivi coniugi per quieto<br />

vivere?<br />

Viviana per quieto vivere, Modesto per<br />

pigrizia, che è tipico degli uomini.<br />

Non siamo incapaci di vivere i sentimenti,<br />

anzi in questo siamo una generazione<br />

di “fenomeni”, non siamo legati<br />

a un passato di sofferenza, a godere siamo<br />

bravissimi. Il problema è che siamo<br />

molto meno bravi, invece, a prendere<br />

atto di quello che stiamo facendo, a dare<br />

un nome e un cognome alle cose.<br />

Infatti è Viviana che insiste per andare<br />

dal terapista, Modesto è troppo pigro.<br />

È vero, però alla fine chi cambia l’ordine<br />

dei fattori è Modesto, prendendo le<br />

decisioni o non prendendo le decisioni.<br />

Ci dica un pregio e un difetto di Viviana<br />

e un pregio e un difetto di Modesto.<br />

Modesto è pigro ma molto sagace. Viviana<br />

è contorta ma nel contempo pratica.<br />

Ha detto che fin dall’inizio ha pensato<br />

DAL ROMANZO<br />

Terapia di coppia<br />

per amanti<br />

di Diego De Silva<br />

Einaudi, 2015<br />

«C’è un momento,<br />

diciamo intorno al<br />

primo anniversario di<br />

una relazione clandestina,<br />

in cui pieghi<br />

la testa di lato, stringi<br />

gli occhi come<br />

cercassi qualcosa di<br />

minuscolo che si<br />

muove nell’aria,<br />

e vedi in filigrana il<br />

casino in cui ti trovi.<br />

Questo è amore,<br />

ti dici senza mezzi<br />

termini, altro che<br />

chiacchiere».<br />

ITA EVENTI 63


Il punto di vista dell’attore: ANNA FERZETTI<br />

L’abbiamo appena vista al cinema nel<br />

film Il colore nascosto delle cose, di Silvio<br />

Soldini e la vedremo impegnata, con<br />

il ruolo di protagonista, in un progetto<br />

internazionale di Bindu De Stoppani,<br />

Cercando Camille, attualmente in<br />

produzione: la storia di un viaggio di<br />

una figlia insieme a suo padre. In tv sarà<br />

impegnata nella seconda stagione di<br />

Rocco Schiavone, in onda su Rai Due<br />

il prossimo anno, le cui riprese sono<br />

iniziate a settembre. Anna Ferzetti, figlia<br />

del famosissimo attore Gabriele Ferzetti<br />

e compagna di Pierfrancesco Favino (con<br />

cui ha 2 figlie) da 14 anni, ha studiato<br />

musical, danza e cinema a Vienna e<br />

negli anni ha lavorato in teatro, al<br />

cinema e in tv. Ha raggiunto il successo<br />

grazie alla web serie e serie tv Una<br />

mamma imperfetta, in cui interpretava<br />

una delle protagoniste. In Terapia di<br />

coppia per amanti veste i panni di<br />

Nelide, la migliore amica di Viviana.<br />

Com’è il personaggio di Nelide?<br />

È una donna diretta, risolta, poco<br />

diplomatica, solare, pratica, materna e<br />

molto ironica. Naturalmente ha anche<br />

le sue fragilità. È la tipica amica che una<br />

donna vorrebbe avere, o almeno che<br />

vorrei avere io. Direi che è un po’<br />

il grillo parlante di Viviana.<br />

Le assomiglia?<br />

Mi somiglia nella sua poca diplomazia,<br />

nell’essere diretta, pratica e ironica.<br />

Mi piace non prendermi sul serio.<br />

Secondo lei si può avere un amante<br />

per tutta la vita?<br />

Forse sì, non saprei con certezza.<br />

Certo, sarebbe una gran fatica.<br />

Già è un impegno notevole riuscire<br />

ad avere un unico compagno.<br />

Qual è il punto di forza del film?<br />

La grande forza del film è quella di<br />

saper trattare un tema che riguarda<br />

molte persone con la leggerezza e il<br />

divertimento della commedia sofisticata.<br />

Lei sta con Pierfrancesco Favino fin<br />

da quando era giovanissima. Pensa<br />

che sia realistico pensare di stare<br />

tutta la vita con una persona senza<br />

mai tradirla?<br />

Perché no! Se la persona con la quale<br />

hai scelto di stare riesce a essere il tuo<br />

compagno, il tuo amico e allo stesso<br />

tempo anche il tuo amante, credo<br />

proprio che sia possibile.<br />

Anna Ferzetti ha esordito in tv in Stiamo<br />

bene insieme di Sindoni. Fra i lavori<br />

cinematografici più interessanti a cui<br />

ha partecipato, il film Liberi di giocare<br />

(2007) di Francesco Miccichè<br />

Foto Alessandro Pizzi / total look Mila Schon / gioielli Iosselliani / h&m Simone Belli team location La Santeria Roma


ad Ambra Angiolini e Pietro Sermonti<br />

per i ruoli dei protagonisti. Perché?<br />

È un film che nasce dal racconto di uno<br />

scrittore molto sarcastico e intelligente,<br />

uno scrittore che fa dei dialoghi la sua forza,<br />

quindi avevo bisogno di attori con cui<br />

sapevo di poter confrontarmi anche culturalmente,<br />

con cui poter giocare anche<br />

con il complemento oggetto, che è poi<br />

uno degli aspetti più divertenti del film.<br />

Con loro sapevo di poterlo fare, hanno<br />

delle capacità attoriali che per questi ruoli<br />

sono perfette.<br />

Il personaggio dell’analista nel libro ha<br />

diversi problemi personali che si riflettono<br />

nella terapia. L’analista del<br />

film, interpretato da Sergio Rubini, ha<br />

le stesse caratteristiche?<br />

Assolutamente sì, il valore del personaggio<br />

all’interno della storia è lo stesso. Però<br />

vive delle dinamiche differenti perché nel<br />

libro attraverso poche righe l’autore ha la<br />

possibilità di raccontare mondi interi, in<br />

un film la situazione è diversa. Ho dovuto<br />

fare delle scelte riguardo alle storie di vita<br />

che ruotano intorno al personaggio che<br />

resta comunque il dark side of the moon:<br />

Viviana e Modesto incarnano la coppia<br />

che tradisce ma che si ama, il terapeuta,<br />

invece, rappresenta il tradimento fatto per<br />

altri motivi, per esempio l’uomo anziano<br />

che vuole stare con una ragazza giovane.<br />

Modesto è un musicista e nel libro<br />

l’elemento musicale è importante. E<br />

nel film?<br />

Quella che riguarda la musica è stata una<br />

delle operazioni più importanti che ho fatto<br />

in questo film e di cui vado più fiero.<br />

Il libro è ricco di citazioni di musica new<br />

age anni Settanta che penso non sia per<br />

nulla cinematografica, si parla di pezzi che<br />

hanno preludi di quattro minuti, non si<br />

possono inserire in un film. Quindi ho<br />

pensato di fare un’operazione completamente<br />

diversa coinvolgendo un mio carissimo<br />

amico violinista e compositore degli<br />

Afterhours e integrando, come gruppo<br />

di Modesto quando non è in tournée<br />

con grandi nomi della musica, i Diana<br />

Lou. Insieme a loro abbiamo scritto le tre<br />

canzoni originali che sottolineano i tre<br />

momenti chiave del film. La realtà è che,<br />

se ho dei dubbi sul film, sono sicuro al<br />

110% del compact disc! A proposito di<br />

musica, nel film c’è anche la partecipazione<br />

straordinaria di Alan Sorrenti che<br />

interpreta se stesso.<br />

Secondo lei questo film piacerà?<br />

Difficile rispondere a questa domanda a pochi<br />

giorni dall’uscita del film in piena spirale<br />

da ansia da prestazione! Mi auguro che,<br />

guardando il film, le persone si rendano<br />

conto che ognuno di noi potrebbe trovarsi<br />

in una situazione del genere, e che, lasciando<br />

da parte il nostro piccolo senso di<br />

bigottismo che ci rende forti e più sereni<br />

rispetto al mondo, si lascino coinvolgere<br />

da quello che sentono e che vedono.<br />

◗ Produzione Cinemaundici, Ela Film, Warner<br />

Bros.Entertainment Italia - Regia Alessio<br />

Maria Federici - Sceneggiatura Alessio<br />

Maria Federici e Diego De Silva - Cast Ambra<br />

Angiolini, Pietro Sermonti, Sergio Rubini,<br />

Anita Kravos, Franco Branciaroli, Anna Ferzetti,<br />

Giacomo Nasta, Fulvio Falzarano, Giulia<br />

Anchisi - Uscita nelle sale 26 ottobre 2017<br />

Pietro Sermonti<br />

insieme al<br />

“terapista”, alias<br />

Sergio Rubini;<br />

l’attore da diversi<br />

anni è docente<br />

di recitazione<br />

cinematografica<br />

presso l’Accademia<br />

nazionale di arte<br />

drammatica<br />

Silvio D’Amico<br />

ITA EVENTI 65


Cinema<br />

AMORI CHE<br />

NON SANNO<br />

STARE AL MONDO<br />

NELLE SALE DAL 29 NOVEMBRE 2017<br />

Claudia (Lucia Mascino) e Flavio<br />

(Thomas Trabacchi) si sono amati,<br />

a lungo e con grande passione.<br />

Poi tutto è finito e per lei non è<br />

stato facile. Dopo tanti anni il loro<br />

è un mondo alla deriva, come<br />

un’isola. Lui ha dentro la furia di<br />

andare avanti, tornare a terra; lei<br />

non vorrebbe dimenticare mai.<br />

Una commedia sentimentale che<br />

racconta con ironia e grande lucidità<br />

una storia d’amore che<br />

non sa stare al mondo, il modo in<br />

cui le donne ne affrontano la<br />

fine e un nuovo inizio. «Con<br />

questo film - racconta Francesca<br />

Comencini - ho cercato di raccontare<br />

con gioia e allegria un disordine<br />

amoroso e un dolore,<br />

perché quando si soffre per amore,<br />

quando si cercano le parole per<br />

rovesciare l’assetto delle cose,<br />

quando ci si lancia come delle<br />

Don Chisciotte impazzite contro<br />

la fine degli amori, si è disperate<br />

ma anche molto buffe. Ho cercato<br />

di creare un personaggio femminile<br />

non vittima, seppure sofferente,<br />

un personaggio irritante e<br />

tenero, scomodo, combattivo».<br />

◗ Produzione Fandango con Rai<br />

Cinema - Regia Francesca Comencini<br />

Sceneggiatura Francesca Comencini,<br />

Laura Paolucci, Francesca Manieri<br />

Cast Lucia Mascino, Thomas Trabacchi,<br />

Carlotta Natoli, Valentina Bellè,<br />

Camilla Semino Favro, Filippo Dini,<br />

Iaia Forte<br />

DOVE NON HO<br />

MAI ABITATO<br />

NELLE SALE DAL 12 OTTOBRE 2017<br />

Francesca (Emmanuelle Devos),<br />

cinquant’anni, è l’unica figlia di<br />

Manfredi (Giulio Brogi), un famoso<br />

architetto che da quando è<br />

vedovo abita a Torino e che lei va<br />

a trovare solo in rare occasioni.<br />

Francesca da molti anni vive a Parigi<br />

con la figlia ormai adolescente<br />

e con il marito Benoît (Hippolyte<br />

Girardot), un finanziere sulla<br />

sessantina dal carattere introverso<br />

ma molto protettivo e paterno con<br />

lei. Dopo essere stato vittima di un<br />

infortunio domestico, Manfredi,<br />

per avere per un po’ di tempo la<br />

figlia al suo fianco aTorino, le chiederà<br />

di fare le sue veci nel progetto<br />

di una villa su un lago per una<br />

giovane coppia di innamorati.<br />

Francesca si ritroverà così a collaborare<br />

con il ‘delfino’ del padre,<br />

Massimo (Fabrizio Gifuni), un<br />

uomo sulla cinquantina che ha basato<br />

tutta la sua vita sulla sua carriera<br />

di architetto, tanto che il legame<br />

con la sua compagna, Sandra<br />

(Isabella Briganti), prevede che<br />

entrambi mantengano i propri<br />

spazi di autonomia e indipendenza.<br />

Dopo un primo approccio<br />

difficile, tra Massimo e Francesca<br />

piano piano nasce una grande<br />

sintonia professionale e un sentimento<br />

che li porterà, forse per la<br />

prima volta, a confrontarsi con se<br />

stessi e i loro autentici destini…<br />

◗ Produzione Pepito Produzioni<br />

con Rai Cinema - Regia Paolo Franchi<br />

Sceneggiatura Paolo Franchi, Rinaldo<br />

Rocco, Daniela Ceselli - Cast Emmanuelle<br />

Devos, Fabrizio Gifuni, Giulio<br />

Brogi, Hippolyte Girardot, Isabella<br />

Briganti, Giulia Michelini<br />

66 ITA EVENTI


Cinema<br />

THE BIG SICK<br />

NELLE SALE DAL 16 NOVEMBRE 2017<br />

Una commedia romantica, divertente<br />

e commovente, ricca di<br />

idee e battute sulla diversità culturale,<br />

basata sulla storia vera degli<br />

sceneggiatori del film e coppia<br />

nella vita, Emily V. Gordon e Kumail<br />

Nanjiani, che mostra tutto<br />

ciò che il pakistano Kumail e la sua<br />

fidanzata americana Emily hanno<br />

dovuto affrontare per superare i<br />

pregiudizi delle rispettive famiglie<br />

e 1.400 anni di antiche tradizioni.<br />

Kumail è un cabarettista che si<br />

guadagna da vivere come autista<br />

di Uber. Nato in Pakistan e trasferitosi<br />

adolescente con la famiglia<br />

negli States, prova a conciliare<br />

la tradizione del suo paese con<br />

la vita americana. La sua famiglia<br />

lo vorrebbe avvocato e gli combina<br />

incontri con giovani donne pakistane<br />

per un possibile matrimonio.<br />

Un giorno, però, Kumail, dopo<br />

un’esibizione in un comedy bar di<br />

Chicago, incontra Emily, giovane<br />

studentessa di psicologia e tra i due<br />

scatta qualcosa. Quella che sembrava<br />

l’avventura di una notte si<br />

trasforma in amore quando Emily<br />

contrae una misteriosa malattia<br />

e Kumail si vede costretto ad<br />

affrontare questa crisi medica con<br />

Beth e Terry, i genitori di lei, che<br />

non ha mai conosciuto e si trova<br />

a dover gestire il conflitto tra i suoi<br />

sentimenti e la sua famiglia.<br />

◗ Produzione Judd Apatow - Regia<br />

Michael Showalter - Sceneggiatura<br />

Emily V. Gordon e Kumail Nanjiani<br />

Cast Kumail Nanjiani, Zoe Kazan,<br />

Holly Hunter, Ray Romano<br />

THE<br />

BROKEN KEY<br />

NELLE SALE DAL 16 NOVEMBRE 2017<br />

In un futuro non lontano, la libertà<br />

dell’essere umano è in pericolo. Il<br />

mondo è controllato dalla “Grande<br />

Z”: la Zimurgh Corporation.<br />

La “Legge Schuster” sull’eco-sostenibilità<br />

dei supporti regna sovrana.<br />

La carta è un bene raro.<br />

Stampare è reato. Sullo sfondo di<br />

questa realistica visione del domani,<br />

il ricercatore inglese Arthur J.<br />

Adams viene spinto all’avventura<br />

dal padre putativo, il professor Moonlight.<br />

La ricerca del frammento<br />

mancante di un antico papiro, protetto<br />

dalla misteriosa confraternita<br />

dei seguaci di Horus, viene<br />

ostacolata da indecifrabili omicidi<br />

legati ai sette peccati capitali. Arthur<br />

dovrà addentrarsi nei meandri<br />

di un’impenetrabile e misteriosa<br />

metropoli del futuro, specchio<br />

della sua anima, per ritrovare il pezzo<br />

mancante e salvare l’umanità intera.<br />

«L’intento del film è quello di<br />

far vivere al pubblico, come al protagonista,<br />

un percorso di purificazione<br />

spirituale dai peccati, ambientato<br />

in una visionaria Torino<br />

del futuro, dove la cultura popolare<br />

è intrisa di palpabile mistero.<br />

Dove la trama si muove tra leggende<br />

che aspettano da secoli di essere<br />

ripercorse. Un viaggio simbolico<br />

ed emozionante».<br />

◗ Produzione L’Altrofilm, TFP, Film<br />

Commission Torino Piemonte - Regia<br />

Louis Nero - Sceneggiatura Louis Nero<br />

Cast Christopher Lambert, Rutger<br />

Hauer, Geraldine Chaplin, Michael<br />

Madsen, William Baldwin, Kabir Bedi,<br />

Franco Nero, Maria de Medeiros,<br />

Marc Fiorini, Andrea Cocco, Diana<br />

Dell’Erba, Marco Deambrogio<br />

ITA EVENTI 67


Televisione<br />

UNA STORIA<br />

D’AMORE<br />

CON LE PINNE<br />

Nel 1984 uscì un film di Ron Howard<br />

dal titolo Splash - Una sirena<br />

a Manhattan, che aveva<br />

come protagonisti Tom Hanks e Daryl<br />

Hanna: la storia era quella di una bellissima<br />

sirena che abbandona acqua e<br />

coda e arriva a New York per cercare il<br />

ragazzo di cui si è innamorata.<br />

Da allora (potere di suggestione del cinema)<br />

abbiamo avuto una certezza: le<br />

sirene, se esistono, possono approdare<br />

Al via il 26 ottobre, su Rai 1,<br />

la serie tv Sirene. Dodici episodi<br />

divisi in sei serate per raccontare<br />

una commedia sentimentale molto<br />

particolare che porta la firma di<br />

Ivan Cotroneo di Cristiana Zappoli<br />

sulla terra ferma e mettere le “gambe”<br />

solo a Manhattan. Ebbene, le nostre<br />

convinzioni stanno per vacillare. Da ottobre<br />

andrà in onda sulla Rai una serie<br />

tv che dimostrerà, oltre ogni ragionevole<br />

dubbio, che sirene e tritoni possono vivere<br />

anche a Napoli. Sirene è una commedia<br />

sentimentale in cui il mare e la<br />

terra vengono coinvolti nella battaglia<br />

più antica del mondo, quella tra maschi<br />

e femmine. Se nel mondo ci sono sem-<br />

68 ITA EVENTI


Ivan Cotroneo, 49 anni, i suoi primi approcci<br />

con il cinema avvengono grazie al regista Pappi<br />

Corsicato, per il quale Cotroneo scrive l’episodio<br />

La stirpe di Iana incluso nel film collettivo I vesuviani<br />

ITA EVENTI 69


Televisione<br />

pre meno uomini con la U maiuscola, in mare le<br />

cose non vanno molto meglio. I tritoni sono quasi<br />

estinti e le sirene del Mediterraneo non possono<br />

più riprodursi. Quando l’ultimo esemplare maschio<br />

della specie sparisce dal mare si scatena il panico,<br />

alcune sostengono con certezza che si sia rifugiato<br />

sulla terraferma, innamorato perdutamente<br />

di una femmina umana. Allora la sua promessa<br />

sposa Yara, insieme alla madre e alle due sorelle,<br />

esce dal mare decisa a ritrovarlo e dare un futuro<br />

alla propria specie. Ma non tutto va per il verso<br />

giusto, perché le sirene, dotate di poteri capaci di<br />

incantare i terrestri, una volta sbarcate a Napoli<br />

saranno a loro volta inaspettatamente conquistate<br />

da quel genere umano che considerano così imperfetto,<br />

ma che è animato da forti passioni e conosce<br />

l’amore.<br />

Diretti da Davide Marengo (Il commissario Manara,<br />

Boris 3), saranno Luca Argentero, Valentina<br />

Bellè, Maria Pia Calzone, Ornella Muti, Denise<br />

Tantucci, Rosy Franzese e Michele Morrone,<br />

a impersonare Salvatore, Yara (i due protagonisti)<br />

e tutti gli altri personaggi secondari che tanto secondari<br />

non sono, perché ognuno ha una storia<br />

da raccontare, un’evoluzione da vivere, un messaggio<br />

da comunicare. La fiction nasce da un’idea<br />

di Ivan Cotroneo, ormai uno degli autori più importanti<br />

del panorama italiano, una vera istituzione<br />

quando si tratta di serialità: «Quando ho pensato<br />

a Sirene - racconta - stavo pensando ai modi possibili<br />

di raccontare una storia quotidiana attraverso<br />

degli occhi “diversi”. L’amore, l’amicizia, sentimenti<br />

e comportamenti quotidiani visti dallo sguardo<br />

esterno di qualcuno che per cultura e per natura<br />

è diverso da noi. E ho pensato che potesse essere<br />

una chiave quella di vedere il mondo umano dagli<br />

occhi dei “marini”, e approcciare i comportamenti<br />

terrestri con lo sguardo delle sirene».<br />

Si può definire una fiction fantasy?<br />

Sì, ma non solo. In Sirene l’elemento fantasy è presente<br />

nell’idea originale, ed è sostenuto e articolato<br />

grazie agli effetti speciali. Ma ci sono anche<br />

altre chiavi di racconto. Mi piace definirla “una<br />

storia d’amore con le pinne”, perché l’elemento<br />

fantasy si combina con la commedia sentimentale,<br />

con il racconto di formazione e nella storia<br />

gli effetti speciali sono importanti quanto la scoperta<br />

da parte delle sirene di tutto quello che attiene<br />

all’umanità terrestre, compresi i sentimenti<br />

e le loro dinamiche.<br />

È la prima volta che si cimenta in questo genere?<br />

È la prima volta che quello che scrivo può rientrare<br />

pienamente nel genere fantasy. Ma inserti fantastici<br />

ci sono in molte delle cose che ho scritto.<br />

In Tutti pazzi per amore, la fantasia si sviluppava<br />

70 ITA EVENTI


Alcune scene della<br />

serie tv Sirene, una<br />

coproduzione Cross<br />

Productions, Rai<br />

Fiction e Beta Film<br />

e ambientata a Napoli<br />

IVAN COTRONEO<br />

Nato a Napoli, è scrittore, sceneggiatore e regista.<br />

Nel 2003 pubblica il suo primo romanzo,<br />

Il re del mondo, seguito nel 2005 da Cronaca<br />

di un disamore e nel 2007 da La kryptonite<br />

nella borsa. Dal suo quarto romanzo, Un bacio<br />

(2010), nasce anche un film che, uscito nelle<br />

sale nel 2016, ottiene un notevole successo<br />

di pubblico e critica. Cotroneo lavora come<br />

sceneggiatore per diverse produzioni televisive,<br />

come fiction e miniserie tv: di grandissimo<br />

successo le due stagioni della web serie ideata,<br />

scritta e diretta da lui, Una mamma imperfetta,<br />

andata online sul sito del Corriere della Sera.<br />

nelle immaginazioni, nei momenti da musical,<br />

nelle visioni, nelle realtà alternative. Ne Una mamma<br />

imperfetta c’erano vite parallele, teletrasporto,<br />

apparizioni. Nel mio primo film da regista,<br />

La Kryptonite nella borsa, uno dei protagonisti crede<br />

di essere Superman e finisce per volare… insomma,<br />

era nell’aria.<br />

A che pubblico si rivolge questa serie?<br />

Sirene si rivolge a tutto il pubblico che ha voglia<br />

di guardare una storia d’amore in cui l’elemento<br />

dell’impossibilità fra i due innamorati è nella<br />

diversa natura che questi portano. Le quattro<br />

sirene protagoniste, con le loro diverse età, affrontano<br />

temi che toccano l’amicizia, l’umanità,<br />

la passione, il ruolo delle donne nella società terrestre.<br />

È un racconto con tante facce.<br />

Definirebbe Sirene una favola?<br />

Non so, perché l’elemento fantastico è inserito in<br />

un contesto molto contemporaneo e attuale, la<br />

Napoli di oggi, e perché le psicologie dei protagonisti<br />

sono molto contemporanee. Sirene racconta<br />

anche lo scontro fra una società matriarcale,<br />

quella dei marini, e un men’s world come<br />

quello che viviamo sulla terra. Se è una favola, lo<br />

è in un senso tutto suo.<br />

Se sì, qual è la morale di questa favola?<br />

Io ho un tatuaggio sulla schiena che dice Amor<br />

omnia vincit. Non so se è una morale, ma il senso<br />

del racconto è che l’amore, nel senso più lato<br />

del termine, non solo l’amore sentimentale ma<br />

anche la compartecipazione che proviamo per i<br />

nostri compagni di viaggio nell’avventura della<br />

vita, è più forte di qualsiasi differenza.<br />

Perché ha scelto Napoli?<br />

Napoli è la mia città, dove sono nato e mi sono<br />

formato. E per questa serie che racconta il mito<br />

delle sirene era perfetta, perché la leggenda vuole<br />

che Napoli sia nata grazie alla sirena Partenope.<br />

Tracce del mito sono ancora presenti in tutta<br />

la città.<br />

Come sono i due protagonisti, Yara e Salvatore?<br />

Yara è una sirena in cerca del suo tritone, che arriva<br />

sulla terra determinata a ritrovarlo e a riportarlo<br />

con sé sott’acqua, decisa, volitiva, con una<br />

bassissima opinione dei terrestri. Salvatore è un<br />

giovane uomo innamorato dell’amore, che aspetta<br />

di trovare la ragazza giusta, che sembra non arrivare<br />

mai. È gentile, galantuomo e innamorato<br />

della vita.<br />

Tra i personaggi secondari, qual è quello a cui<br />

è più legato e perché?<br />

È una domanda difficilissima perché quando scriviamo,<br />

con Monica Rametta, che ha scritto con<br />

me tutti i soggetti e le sceneggiature a partire dall’idea<br />

originale, cerchiamo di dedicarci molto ai<br />

personaggi secondari, che portano altre sensibi-<br />

ITA EVENTI 71


Televisione<br />

Alcuni tra i protagonisti della fiction: da sinistra, Valentina Bellè (Yara), Luca Argentero (Salvatore)<br />

Maria Pia Calzone (Marica) che tiene in braccio Rosy Franzese (Daria), Denise Tantucci (Irene)<br />

lità e altre storie nel racconto. Fra tutti sono molto<br />

legato a zia Ingrid, la regina delle sirene, perché<br />

porta l’autorità della razza dei marini e un’idea di<br />

femminile combattente, e a Michele, un giovane studente<br />

napoletano, un terrestre che fa scoprire alle<br />

sirene la fragilità della vita umana.<br />

Quali sono i temi affrontati in questa fiction?<br />

Il tema della diversità è centrale: quanto puoi comprendere,<br />

aiutare, amare una persona che è completamente<br />

diversa da te? Ma il discorso sulla diversità<br />

si allarga per incrociare una serie di temi che<br />

riguardano il contemporaneo: la violenza di genere,<br />

le discriminazioni, la salvezza che arriva dall’amicizia,<br />

il potere dell’attrazione. E mi piace pensare<br />

che questa sia una serie anche sulla gentilezza<br />

umana, un sentimento che viene raccontato poco,<br />

ma che scatena grandissime conseguenze.<br />

Qual è il punto di forza di questa serie?<br />

Difficile dirlo per me che ne sono così coinvolto<br />

come ideatore e showrunner. La regia di Davide Marengo<br />

e le grandi prove di tutti gli attori, dai protagonisti<br />

ai comprimari, sono sicuramente dei<br />

punti di forza.<br />

Provi a sbilanciarsi: Sirene sarà un successo?<br />

Non mi sbilancio, non ci penso proprio, perché<br />

non c’è mai modo di saperlo prima. E questo per<br />

me e molto sano e molto giusto. Si scrivono racconti<br />

seriali per passione, per condividere un mondo<br />

con gli altri, per raccontare una storia che si spera<br />

farà ridere, commuovere, pensare un po’. E<br />

quando scriviamo e giriamo è tutto quello che dobbiamo<br />

sapere.<br />

È una serie nata per essere un unicum o potrebbe<br />

avere altre stagioni?<br />

I primi dodici episodi raccontano un arco di racconto<br />

chiuso. Ma il finale, che ovviamente non posso<br />

rivelare, apre nuovi possibili scenari. Vedremo.<br />

Lei è un amante sfegatato della serialità. Secondo<br />

lei dove risiede, principalmente, il fascino della<br />

serialità?<br />

Che bella domanda. Forse nell’idea, per me molto<br />

romantica, di una storia che non finisce mai e<br />

che continua a essere raccontata. Nella suggestione<br />

di personaggi che possono cambiare e crescere<br />

con te nel tempo. Nella possibilità di una storia che<br />

continua e continuerà a sorprenderti.<br />

72 ITA EVENTI


Volti nuovi<br />

Foto Francesco Ormando / Stefania Sciortino Styling / Cappotto David Naman / Capelli e trucco Noemi Montironi<br />

LA RICERCA DELLA FELICITÀ<br />

TRA FILM, AFRICA E BASKET<br />

È attore, produttore e scrittore. Eppure Simone Riccioni sostiene di essere<br />

ancora agli inizi della sua carriera. A settembre lo abbiamo visto al cinema<br />

nel film Tiro Libero, tratto da una storia vera di Margot Rossi<br />

Segni particolari? Ha vissuto<br />

i primi dieci anni di vita<br />

in Uganda, dove i suoi genitori,<br />

entrambi marchigiani,<br />

erano in missione come volontari<br />

laici per conto dell’associazione<br />

dell’AVSI. E a Simone Riccioni,<br />

oggi attore, produttore e scrittore<br />

di 29 anni, l’Africa è rimasta<br />

dentro. «Mi ricordo tutto, - racconta<br />

- i colori, gli odori, i sapori,<br />

cose che qui in Italia non riesco<br />

né a vedere né a sentire. L’Africa<br />

è magica, spero davvero un giorno<br />

di ritornarci».<br />

Studia recitazione presso il Centro<br />

Teatro Attivo di Milano e l’accademia<br />

teatrale “Quelli di<br />

Grock”. Partecipa inoltre a svariati<br />

seminari di recitazione tra cui<br />

quelli tenuti da Bernard Hiller,<br />

Barbara Enrichi, Teresa Razzauti<br />

e dall’actor coach Carmen<br />

Piga, con la quale collabora dal<br />

2012. Dopo aver esordito al cinema<br />

in Universitari - molto più<br />

che amici di Federico Moccia,<br />

prosegue la sua carriera in diversi<br />

film italiani e in televisione. È<br />

co - protagonista del film E fu sera<br />

e fu mattina di Emanuele Caruso,<br />

protagonista del film Beyound<br />

Mountains More Mountains<br />

di Nicholas Mendez, e protagonista<br />

e produttore del film Come<br />

Saltano i Pesci di Alessandro Valori,<br />

per il quale vince il premio<br />

come miglior Attore - Rivelazione<br />

al Gold Elephant World Festival<br />

di Catania. Mentre si fa strada<br />

nel mondo del cinema, Riccioni<br />

scrive. Il suo primo libro è<br />

Eccomi, in cui racconta della sua<br />

infanzia in Uganda e degli anni<br />

difficili del ritorno in Italia,<br />

quando gli altri bambini non capivano<br />

il suo bisogno di libertà e<br />

lo prendevano in giro. «Volevo<br />

raccontare la storia di Otim, colui<br />

che è nato in terra lontana -<br />

spiega l’attore scrittore - e pro-<br />

74 ITA EVENTI


muscolare) e ha iniziato a scontrarsi<br />

con il senso della vita. Ho<br />

preso spunto da questo per raccontare<br />

una storia che potesse parlare<br />

di speranza, di amore e di<br />

cambiamento».<br />

Quindi il messaggio che ha<br />

voluto dare con questo film è<br />

un messaggio di speranza?<br />

Sì, la speranza di poter cambiare<br />

e diventare migliore. Anche se,<br />

seppur nell’assoluto rispetto delle<br />

condizioni di chi soffre, questa<br />

è una commedia. Una commedia<br />

che mescola, sul modello delle nostre<br />

ammiratissime commedie<br />

all’italiana, risate e commozione,<br />

In apertura, Simone Riccioni,<br />

29 anni, in tv ha lavorato<br />

nella serie I soliti idioti. Sotto,<br />

con Maria Chiara Centorami<br />

nel film Tiro Libero<br />

seguire con quella di Simone, in<br />

Italia, un bambino e poi un ragazzo<br />

che vuole realizzare i suoi<br />

sogni». Per restare fedele alla sua<br />

storia, alla storia in cui credeva,<br />

l’attore ha rifiutato un contratto<br />

con una grande casa editrice e ha<br />

pubblicato il libro da solo, in più<br />

ha prodotto il film corto ispirato<br />

al romanzo e diretto da Alessandro<br />

Valori: «nella vita non bisogna<br />

mai scendere a compromessi»,<br />

spiega categorico Riccioni.<br />

Il suo ultimo film si chiama<br />

Tiro Libero, è uscito nelle sale a<br />

fine settembre e segna un’altra<br />

tappa della collaborazione con<br />

Valori, che ne cura la regia; Riccioni<br />

è produttore e attore protagonista.<br />

Il film racconta la storia<br />

di Dario, 25 anni, bello, ammirato<br />

da tutti e leader di una<br />

squadra di basket. Un ragazzo arrogante<br />

e spocchioso al quale<br />

viene diagnosticata la distrofia<br />

muscolare: per Dario arriva così<br />

il momento e l’occasione di cambiare.<br />

«Tra tutti i miei film - spiega<br />

Riccioni - è quello a cui sono<br />

più legato. È tratto da una storia<br />

vera: un mio caro amico si è ammalato<br />

di sclerosi multipla (nel<br />

film parliamo invece di distrofia<br />

IL VALORE DELLO SPORT<br />

Tiro Libero, uscito nelle sale<br />

a settembre, è la storia di un<br />

cambiamento, di un venticinquenne<br />

fortunato ma tanto arrogante da<br />

sfidare persino Dio, e Dio raccoglie<br />

la sfida mettendolo alla prova e<br />

aprendogli gli occhi sul senso<br />

delle cose. È anche la storia di un<br />

amore che nasce tra due coetanei<br />

apparentemente così diversi,<br />

inaspettato e improvviso. È<br />

una storia di coraggio, sport e<br />

solidarietà, che mette in luce i veri<br />

“campioni” nella vita. Il film è prodotto da Simone Riccioni<br />

che interpreta anche il protagonista e fanno parte del cast<br />

anche Antonio Catania, Nancy Brilli e campioni internazionali<br />

di basket come Carlton Myers. In contemporanea al film è<br />

uscito nelle librerie, edito da Sperling&Kupfer, il terzo romanzo<br />

di Riccioni che si intitola come il film.<br />

ITA EVENTI 75


Volti nuovi<br />

Simone Riccioni ha giocato<br />

a basket nel ruolo di playguardia.<br />

Il protagonista del<br />

film e del libro Tiro Libero<br />

è un giocatore di pallacanestro<br />

al pari di quando si usava l’intrattenimento<br />

leggero, ma mai superficiale.<br />

Una maniera per rappresentare<br />

la realtà nei suoi aspetti<br />

comici e drammatici, attraverso<br />

un’idea, un concetto, un pensiero<br />

che ci porta, quanto meno, a<br />

una riflessione.<br />

Aveva già affrontato il tema della<br />

malattia e della disabilità recitando<br />

nella web serie “Io<br />

non sclero”. Da un punto di vista<br />

umano cosa ha imparato da<br />

queste esperienze lavorative?<br />

Che la diversità spesso è un pregio,<br />

e che bisognerebbe dare più<br />

voce a quelli che sono i veri<br />

campioni nella vita.<br />

Nel film il protagonista gioca a<br />

basket. Anche lei ha giocato per<br />

tanti anni a un buon livello. È<br />

nata prima la passione per lo<br />

sport o per la recitazione?<br />

Prima quella per il basket, poi,<br />

con il passare degli anni, quella<br />

per il cinema l’ha sorpassata.<br />

È ancora appassionato di pallacanestro?<br />

Assolutamente sì, penso che la<br />

pallacanestro sia lo sport più<br />

bello del mondo. Azioni rapide,<br />

potenza fisica, precisione, energia,<br />

emozioni… davvero il top. A tal<br />

proposito mi dispiace tantissimo<br />

che la nazionale italiana si sia fermata<br />

ai quarti del campionato europeo<br />

di basket. Faccio comunque<br />

i miei complimenti a tutti i<br />

ragazzi della nazionale. Sono anche<br />

un grande tifoso dell’Armani<br />

Jeans Milano.<br />

Secondo lei praticare uno sport<br />

di squadra è in qualche modo<br />

una scuola di vita?<br />

Credo proprio di sì, perché insegna<br />

la condivisione con gli altri<br />

ragazzi, aiuta a creare dei legami,<br />

a sentirsi parte di qualcosa<br />

di grande e bello.<br />

Quando è nata, invece, la passione<br />

per la recitazione?<br />

Avevo 14 anni ed è successo per<br />

caso. Stavo giocando a ping pong<br />

a scuola quando un professore mi<br />

ha praticamente obbligato a partecipare<br />

a un musical fatto dagli<br />

studenti. Da quel momento non<br />

ho più smesso, mi sono follemente<br />

innamorato della recitazione.<br />

C’è un momento in cui ha capito<br />

che la recitazione sarebbe<br />

diventata il suo mestiere?<br />

È incredibile come neanche adesso<br />

riesco a viverla come un mestiere.<br />

Sono così all’inizio che è<br />

ancora tutto un’incognita.<br />

Ha mai pensato di recitare in<br />

teatro?<br />

Si può dire che sono partito dal<br />

teatro, con il musical, e mi piacerebbe<br />

molto tornare a recitare<br />

su un palcoscenico.<br />

C’è un regista con cui le piacerebbe<br />

lavorare?<br />

Steven Spielberg, e poi Gabriele<br />

Muccino: mi piacciono molto i<br />

suoi film: Sette Anime per esempio,<br />

oppure La ricerca della felicità.<br />

Ha già scritto tre romanzi: Eccomi,<br />

Come saltano i pesci e<br />

Tiro Libero. Scrivere semplicemente<br />

le piace oppure scrive<br />

anche per altre ragioni?<br />

Mi rilassa, mi permette di estraniarmi<br />

dal mondo.<br />

Qual è la sua paura più grande?<br />

Non riuscire a essere felice.<br />

E il suo più grande sogno?<br />

Essere felice tutti i giorni della<br />

mia vita.<br />

Qual è l’insegnamento più importante<br />

che ha appreso dai<br />

suoi genitori?<br />

Ce ne sono più di uno: la lealtà,<br />

l’amore verso il prossimo e la condivisione.<br />

Ha più volte detto di essere una<br />

persona molto religiosa. Nei<br />

momenti di sconforto è la fede<br />

che la aiuta a ritrovare la serenità?<br />

Dire una preghiera non guasta<br />

mai, ma la fede è una questione<br />

di volti, di incontri. Diciamo che<br />

la mia famiglia, le persone che mi<br />

amano e mi sono vicine sono il<br />

mio conforto.<br />

Secondo lei la fede rende la vita<br />

più facile?<br />

Assolutamente no. È molto faticoso<br />

seguire qualcosa in cui credi.<br />

Ha mai avuto degli “idoli”?<br />

Michael Jordan e Julia Roberts…<br />

delle vere star.<br />

Come si vede fra dieci anni?<br />

Con qualche capello bianco e<br />

qualche ruga in più. Magari con<br />

una mia famiglia.<br />

76 ITA EVENTI


Foto notturna di un<br />

canale di Amsterdam<br />

illuminato: in primo<br />

piano una delle tipiche<br />

case galleggianti presenti<br />

in città, sono circa 2500<br />

(ph. Koen Smilde)


AMSTERDAM: UNA CITTÀ<br />

PER TUTTI I GUSTI<br />

La capitale olandese ha tantissimo da offrire anche al visitatore più esigente.<br />

Musei tra i più importanti in Europa, case tradizionali e affascinanti,<br />

vita notturna, mercati, specialità culinarie da tutte le parti del mondo.<br />

E, naturalmente, i suoi meravigliosi canali di Alessandra Arini<br />

uando ci troviamo a dover decidere la meta del nostro prossimo viaggio<br />

è sempre difficile trovare una città che comprenda in sé tutto quello<br />

che cerchiamo. Vita mondana e quiete silenziosa del paesaggio, cultura,<br />

storia e attrattive della movida notturna, di solito si tratta di binomi<br />

che non camminano in parallelo, così dobbiamo, nella maggior parte dei<br />

casi, scartare una città per preferirne un’altra. Finiamo così a dover scegliere<br />

a priori quale aspetto della vacanza vogliamo privilegiare. Amsterdam è<br />

una delle poche città europee che ci permettono di non dire no a niente,<br />

con la sua tradizione secolare, ma anche con la sua vita dinamica, sempre<br />

in fermento, sposa bellezza e movimento, quiete ed eventi.<br />

Paesaggio e canali<br />

Il segreto di Amsterdam sono i suoi canali, diventati Patrimonio dell’umanità<br />

a partire dal 2010. Se ne contano circa 1600, anche se i principali attorno<br />

a cui ruota la struttura di tutta la città sono quattro: Singel, Herengracht,<br />

Keizergracht e Prinsengracht. Tutti i canali minori incrociano quelli princi-


Viaggiare<br />

pali, formando così un centinaio di isole su cui prende<br />

piede la città, divisa appunto in tante rive. La città<br />

è resa unica da un altro prezioso elemento: le sue<br />

case. La prima cosa che si nota, alla vista, è che sono<br />

strette, lunghe, e un po’ sbilenche. Non si tratta infatti<br />

di abitazioni nordiche classiche, ma si arricchiscono<br />

di alcune caratteristiche che provengono<br />

dalla tradizione e anche da un fatto un po’curioso.<br />

In passato era stata imposta dal governo centrale una<br />

tassa sull’occupazione del suolo e questa si pagava<br />

in relazione a quanto fosse larga la casa. Gli abitanti<br />

di Amsterdam, da sempre ingegnosi, si inventarono<br />

così, per risparmiare, case strette e lunghe, che<br />

si sviluppavano solo in altezza. Questo tipo di case<br />

un po’ pittoresche e i corsi d’acqua infiniti che scorrono<br />

in città regalano ad Amsterdam una luce fiabesca,<br />

che non si spegne neanche di notte, quando<br />

si accendono le luci a illuminare tutti canali.<br />

Luoghi e Musei<br />

Esattamente al centro della città si trova Piazza Rembrandt.<br />

Anticamente all’interno di questa piazza si<br />

svolgeva il “mercato del burro”, adesso il posto del<br />

burro è stato preso da una serie sempre in divenire<br />

di fiere dell’artigianato e di altri prodotti tipici. È il<br />

centro propulsore dello shopping: da Piazza Rembrandt<br />

prendono il via a raggiera tutte le principali<br />

strade degli acquisti e dei souvenir tipici olandesi. Un<br />

altro punto nevralgico è quello di Piazza Dam, che<br />

fa da culla a molti dei luoghi simbolo di Amsterdam,<br />

come il Palazzo Reale e la Chiesa Nuova. Sulla piazza<br />

si affacciano moltissimi Gran Cafè, luoghi storici<br />

di ritrovo dei Paesi Bassi e, sempre sulla piazza, ha<br />

il suo ingresso il celebre Museo delle Cere di Madame<br />

Tussauds, posto d’attrazione non solo per i grandi<br />

ma anche per piccini, per via della forte suggestione<br />

che il luogo può suscitare. Tra i musei c’è da segnalare<br />

senz’altro il Rijksmuseum, il più importante di<br />

Amsterdam e per visitare il quale, probabilmente, non<br />

basta una sola giornata. Vermeer, Hals, Steen, questi<br />

sono solo alcuni degli autori presenti, assieme al<br />

grande Rembrandt, di cui è esposto anche il quadro<br />

più famoso “La ronda di notte”. Non si può andare<br />

via da Amsterdam senza aver visitato la casa di Anna<br />

Frank, meta sicuramente più meditativa delle precedenti,<br />

ma che ospita migliaia di visitatori ogni anno.<br />

Si tratta di una sorta di museo della memoria, dove<br />

con cura sono raccolti e conservati tutti i ricordi e<br />

gli oggetti della vita quotidiana della famiglia di Anna.<br />

Un luogo che cattura l’attenzione emotiva e che dà<br />

un valore aggiunto anche allo spirito del viaggio. Imperdibile<br />

il Museo Van Gogh, che possiede la più grande<br />

collezione di opere del pittore.<br />

Vita notturna e trasgressione<br />

Appena cala il sole, Amsterdam si trasforma. Tut-


tavia, le attrattive notturne non sono rappresentate,<br />

come ci si potrebbe aspettare, dalle classiche discoteche<br />

o dai pub più convenzionali. Il vero luogo di<br />

ritrovo sono i coffee shop, dove si può bere e fumare<br />

droghe leggere liberamente. Oppure i caffè marroni,<br />

che hanno alle spalle una tradizione più datata nel tempo<br />

e vengono chiamati così proprio perché la nicotina,<br />

consumata dai clienti all’interno, ha macchiato<br />

di marrone tutte le pareti dei locali. Sono luoghi<br />

caldi, accoglienti, dove si può conversare tranquillamente.<br />

Per i cittadini di Amsterdam frequentarli è una<br />

vera e propria abitudine, un rito. Il vero must della<br />

notte olandese è il Quartiere a luci rosse, il così detto<br />

Rossebuurt. Strade strettissime, colori caldi e canali<br />

a vista: è in questo contesto che sorge il tempio<br />

della trasgressione. Tante le vetrine che al posto della<br />

merce espongono in vetrina donne, ognuna con una<br />

sua tariffa, ognuna con un suo biglietto d’ingresso in<br />

cui sono segnati gli orari di apertura e di chiusura.<br />

Sembra un quartiere surreale e a prima vista può destabilizzare<br />

proprio per il contrasto con l’altra sponda<br />

fiabesca della città, ma questo “pezzo di costume”<br />

è vissuto con estrema naturalezza dagli abitanti del<br />

posto. Assolutamente vietato fare fotografie.<br />

Sopra e sotto, alcune facciate di tipiche abitazioni<br />

di Amsterdam (ph. Marie Charlotte Pezé e<br />

Roel Baeckaert). In basso, la stazione ferroviaria,<br />

costruita tra il 1881 e il 1889 (ph. Roel Baeckaert)<br />

Tulipanomania<br />

Ci fu un periodo in cui in Olanda un tulipano costava<br />

molto di più di un gioiello prezioso. Si trattò<br />

VAN GOGH MUSEUM<br />

Il museo dedicato a quello che probabilmente<br />

è il più importante artista olandese di tutti i<br />

tempi, si trova in Museumplein, nel cuore del<br />

Quartiere dei Musei di Amsterdam. Ospita<br />

la più vasta collezione al mondo di opere di<br />

Van Gogh. La collezione permanente include<br />

200 dipinti, 500 disegni e più di 700 lettere<br />

del pittore olandese, oltre alla sua collezione<br />

personale di stampe giapponesi. Vi si<br />

trovano, inoltre, opere del XIX secolo<br />

di Impressionisti e Post-Impressionisti.<br />

Per informazioni: www.vangoghmuseum.nl<br />

ITA EVENTI 81


Viaggiare<br />

I VILLAGGI<br />

A nord della capitale<br />

si sviluppa l’area di<br />

Waterland, una zona<br />

caratterizzata da<br />

fattorie, piccoli villaggi,<br />

riserve naturali e vie<br />

d’acqua raggiungibile<br />

anche in bicicletta.<br />

Suggestivo il villaggio di<br />

Monnickendam, affacciato sul<br />

lago Markermeer. Non è da meno Marken, con<br />

le sue casette in legno verde e i caffè. Un traghetto<br />

collega Marken a un altro villaggio di pescatori,<br />

Volendam. Ideale per assaggiare kibbling ed<br />

herring, merluzzo e aringhe.<br />

HAARLEM<br />

Situata a poca distanza<br />

da Amsterdam e<br />

raggiungibile anche in<br />

treno, Haarlem è una<br />

città ricca di storia e di<br />

cultura, con monumenti<br />

risalenti a quasi 800 anni<br />

fa come l’Amsterdamse<br />

Poort e la chiesa Sint-<br />

Bavokerk. Nel cuore della città, il<br />

Mulino de Adriaan è un mulino esagonale su una<br />

sponda del pittoresco fiume Spaarne. Originario<br />

del 1778, è stato ricostruito di recente dopo<br />

l’incendio che lo ha distrutto nel 1932.<br />

I MULINI A VENTO<br />

Zaanse Schans è un<br />

museo all’aria aperta,<br />

gratuito tutto l’anno.<br />

Il parco ospita un vero<br />

e proprio tesoro di<br />

mulini a vento storici, i<br />

meglio conservati di tutti<br />

i Paesi Bassi, gran parte<br />

dei quali visitabili da aprile<br />

a ottobre. Un tempo in quest’area<br />

c'erano più di 700 mulini a vento, centro della<br />

produzione industriale della zona. Non lontano<br />

da Zaanse Schans si trovano botteghe produttrici<br />

di zoccoli in legno e fattorie dove stagiona il<br />

celebre formaggio nazionale.<br />

della così detta “tulipanomania”, tutti erano letteralmente<br />

impazziti, sia i coltivatori che la gente<br />

comune. I bulbi dei tulipani venivano infatti<br />

messi all’asta e venduti a tutti gli effetti allo stesso<br />

valore dei titoli, e vi era la corsa al bulbo più<br />

bello che potesse produrre il fiore migliore. Oggi<br />

questa dolce ossessione si è trasformata e ammorbidita,<br />

ma esiste ancora. I cittadini di Amsterdam<br />

sono affezionatissimi al fiore di tulipano,<br />

che è diventato il simbolo di un intero paese.<br />

Ogni anno si tiene la giornata nazionale del<br />

Tulipano, la prossima è prevista per il 21 gennaio<br />

2018. Come sempre sarà allestito il tradizionale<br />

mercato dei fiori presso la Dam’s square.<br />

La magia del Natale<br />

Per chi è in cerca di ispirazione per il prossimo<br />

regalo o vuole stupire qualcuno, Amsterdam è<br />

il posto giusto. A Natale questa città spegne le<br />

luci rosse della trasgressione e accende quelle di<br />

un’atmosfera folkloristica tipica. Dalla fine del<br />

mese di novembre, aprono infatti ben 26 mercati<br />

rionali tipici, che vendono artigianato locale<br />

di ogni tipo. Il mercatino più grande è quello di<br />

Albert Cuypstraat, dove si possono acquistare cibi<br />

di stagione, giocattoli e abbigliamento. Santa<br />

Klaus, che è il personaggio simbolo del periodo,<br />

arriva per davvero sui canali della città e distribuisce<br />

doni dalla sua barca. È un momento unico,<br />

che raccoglie grandi e piccoli, turisti e non,<br />

in occasione di ogni Natale.<br />

Bicicletta, che passione<br />

Il modo migliore per visitare Amsterdam è sicuramente<br />

la bicicletta. Tutti gli olandesi sono portatori<br />

sani di questa passione e, cosa anche bizzarra,<br />

solitamente dispongono a testa di non una<br />

ma ben due biciclette, una per andare a lavoro


A fianco, il Foodhallen, mercato al coperto dove<br />

si trovano specialità da tutto il mondo. Sotto, un<br />

interno della casa di Anna Frank: la libreria posta<br />

davanti all’ingresso del nascondiglio della famiglia<br />

Frank (ph. Cris Toala Olivares). Nella pagina a<br />

fianco, un gruppo di biciclette, il mezzo di trasporto<br />

tipico degli abitanti di Amsterdam (ph. Koen Smilde)<br />

e per le faccende di tutti i giorni e un’altra per le passeggiate<br />

nel tempo libero. Non ci sono delle semplici<br />

piste ciclabili, come nelle altre capitali europee,<br />

ma un vero percorso segnaletico e stradale distinto<br />

da quello degli automobilisti. In bicicletta si respira<br />

un’altra Amsterdam, la città si percepisce viva e<br />

si riescono ad ascoltare gli umori del posto e della<br />

gente. Uno dei motivi per cui, secondo le recenti classifiche,<br />

gli olandesi sarebbero tra i popoli più felici<br />

al mondo, è proprio rappresentato dal mezzo con<br />

cui si muovono. Bicicletta, cura dell’anima.<br />

Cosa mangiare<br />

Amsterdam è una città che ha subìto numerosissime<br />

colonizzazioni e di queste continue influenze<br />

risente anche la sua cucina che è un mix di cultura<br />

europea e continentale. Non a caso si dice che<br />

ad Amsterdam “si può mangiare in tutte le lingue”.<br />

La colazione e il pranzo mantengono una certa somiglianza<br />

con quella che è la routine alimentare italiana,<br />

mentre è dal momento della cena in poi che<br />

possiamo trovare piatti veramente tipici olandesi.<br />

Tra questi, le Bitterballen, polpettine al ragù che si<br />

accompagnano con la mostarda e le Vlaamse frites,<br />

tradizionali patate fritte. Il tutto naturalmente<br />

accompagnato da ottima birra. Non si può passare<br />

da Amsterdam e non provare un broodje haring<br />

in un tipico chiosco di aringhe: un morbido<br />

panino ripieno di aringhe crude, cetrioli e cipolle.<br />

Olanda è anche sinonimo di formaggio: in particolare<br />

vanno assaggiati Gouda, Geitenkaas<br />

e Maasdammer. Ad Amsterdam si può mangiare<br />

a buon mercato anche in ristoranti particolari,<br />

sono infatti più che frequenti piccoli<br />

locali agli angoli delle strade a gestione<br />

familiare che preparano ottime pietanze<br />

tipiche. Buona musica e vista sui canali,<br />

e il piatto è servito.<br />

DOLCI TIPICI: GLI STROOPWAFELS<br />

La traduzione letterale è wafer allo sciroppo<br />

e sono biscotti tipici dell’Olanda. Gli<br />

stroopwafels sono fatti da due cialde sottili<br />

e croccanti che in mezzo hanno il caramello;<br />

le cialde sono fatte di farina, burro, zucchero<br />

di canna, lievito, latte e uova. Sono originari<br />

della città di Gouda e risalgano al XVIII secolo,<br />

sembra addirittura che fino al 1870 fossero<br />

prodotti solo in questa città. Oggi<br />

in Olanda si trovano ovunque:<br />

nelle pasticcerie o nelle<br />

panetterie artigianali ma<br />

anche nei supermercati,<br />

non mancano mai nei<br />

mercati all’aperto in<br />

occasione di ricorrenze<br />

e festival di strada.<br />

ITA EVENTI 83


Riflessioni<br />

DAL CETEC ALL’OPERA LIQUIDA<br />

La prassi attorale in carcere tra attività formativa e teatro civile:<br />

l’intervista a Ivana Trettel di Luca Cecchelli<br />

Foto © Opera Liquida<br />

Foto sopra e nella pagina a fianco,<br />

“Non più i luoghi dell’altro” andato<br />

in scena al Teatro Elfo Puccini<br />

nell’estate 2015 in occasione<br />

del Padiglione teatri di Expo<br />

Foto © Marica Moretti<br />

“San Vittore Globe Theatre Atto II - Le tempeste”, CETEC di D. Massimilla<br />

L’attività teatrale nelle carceri, un<br />

tempo relegata a forma rieducativa<br />

di stampo laboratoriale, ha<br />

assunto negli ultimi anni, attraverso<br />

varie influenze da parte di<br />

registi, attori e studiosi, una precisa<br />

identità artistica diventando<br />

a tutti gli effetti una nuova sezione<br />

indipendente del teatro civile. In<br />

Italia il processo di integrazione<br />

del sistema teatrale negli istituti<br />

di reclusione, ultimamente sempre<br />

più sostenuto dall’amministrazione<br />

penitenziaria che ha favorito<br />

collaborazioni con enti locali e<br />

culturali, ha avuto inizio a partire<br />

dai primi anni Ottanta del secolo<br />

scorso. Uno dei precursori, che<br />

certamente ha dato un imput decisivo<br />

a questo cambiamento,<br />

è stato Armando Punzo e la sua<br />

Compagnia della Fortezza, nata<br />

nel 1988 da un “semplice” laboratorio<br />

teatrale nella Casa di Reclusione<br />

di Volterra: da quelle poche<br />

ore, a cura dell’Associazione<br />

Carte Blanche, l’attività della Fortezza<br />

si è evoluta al punto di rappresentare<br />

oggi un nuovo modo<br />

di fare teatro a livello internazionale.<br />

A partire da una prassi formativa<br />

rivolta alla figura dell’attore,<br />

dunque lungi da un fine<br />

esclusivamente rieducativo, caratteristica<br />

della Compagnia è divenuta<br />

quella di lavorare con i detenuti<br />

nell’interesse delle arti e dei<br />

mestieri del teatro. Armando<br />

Punzo ha avuto il merito di aver<br />

accettato una sfida artistica, culturale<br />

e sociale nel tentativo di delineare<br />

un nuovo percorso artistico-formativo,<br />

oggi condiviso da<br />

quanti continuano a considerare<br />

la disagevole situazione di isolamento<br />

una condizione ideale per<br />

scoprire un nuovo senso del teatro,<br />

sfruttando proprio quella forzata<br />

eliminazione del superfluo<br />

nella vita quotidiana dei detenuti,<br />

alla ricerca di un linguaggio autentico<br />

che, secondo la funzione<br />

primaria del teatro, si nutre di episodi<br />

di puro esistenzialismo.<br />

A Milano e dintorni sono almeno<br />

due le realtà che oggi, in contrasto<br />

a quanti ancora ritengono che<br />

il teatro in carcere sia un’utopia,<br />

continuano questa ricerca: il CE-<br />

TEC di Donatella Massimilla e<br />

l’Opera Liquida di Ivana Trettel.<br />

Il CETEC (Centro Europeo Teatro<br />

e Carcere) è una cooperativa sociale<br />

nata dall’esperienza di Donatella<br />

Massimilla e il cui obiettivo<br />

prioritario, oltre alla formazione, è<br />

il coinvolgimento di soggetti disagiati.<br />

«Abbiamo scelto di lavorare<br />

in carcere venti anni fa, prima<br />

con donne, poi con uomini e per<br />

due anni anche con i ragazzi reclusi»,<br />

spiega la Massimilla; «abbiamo<br />

intrecciato le prime partiture<br />

da improvvisazioni giocate<br />

con le maschere, ascoltato canzoni,<br />

poesie e storie. Parole e storie<br />

che venivano immediatamente<br />

comprese ed amplificate nel<br />

luogo non-luogo che è il carcere».<br />

A partire dal vissuto di attori<br />

di provenienza e formazione<br />

eterogenea, detenuti ed ex detenuti,<br />

in questi anni la Massimilla,<br />

collaborando con realtà internazionali<br />

e ospitando spettacoli dai<br />

“teatri delle diversità” di altri<br />

paesi, ha realizzato una produzione<br />

teatrale esclusivamente caratterizzata<br />

da storie di marginalità<br />

ed esclusione, elaborate dal<br />

lavoro svolto non solo con soggetti<br />

incontrati nelle carceri ma<br />

anche negli istituti psichiatrici,<br />

nelle aziende ospedaliere, nelle<br />

comunità di migranti, a contatto<br />

con minori a rischio, donne abusate<br />

o diversamente abili: ne è<br />

nata una serie di drammaturgie, il


cui fil rouge è la necessità del racconto<br />

di sé, nel tentativo di un’integrazione.<br />

L’ultima produzione,<br />

dal titolo San Vittore Globe Theatre<br />

- Atto II: Le Tempeste, spettacolo<br />

al femminile dedicato a<br />

Shakespeare e risultato del laboratorio<br />

di auto drammaturgia<br />

“Dentro/Fuori San Vittore” condotto<br />

dalla stessa Massimilla,<br />

andrà in scena il prossimo mercoledì<br />

4 ottobre al Piccolo Teatro<br />

Studio Melato.<br />

Oltre al CETEC, altra realtà artistica<br />

relativa al mondo del teatro<br />

in carcere che si è imposta nel<br />

panorama milanese è Opera Liquida.<br />

Ivana Trettel, regista della<br />

compagnia, ci ha spiegato il lavoro<br />

che dal 2009 svolge quotidianamente<br />

con i detenuti nella<br />

Casa di Reclusione Milano<br />

Opera.<br />

Dal nome della Compagnia<br />

risuona familiare il riferimento<br />

alla società liquida descritta dal<br />

sociologo Zygmunt Bauman. È<br />

corretto il riferimento, Ivana?<br />

«Lo è, anche se in senso oppositivo.<br />

La società di Bauman è liquida<br />

in quanto sfugge ai tentativi<br />

di concretizzazione dei propri<br />

elementi. Opera invece è un tentativo<br />

di solidificazione, condotto<br />

proprio nel luogo di sottrazione<br />

per eccellenza, il carcere. È un<br />

tentativo di restituire quanto sottratto<br />

con l’isolamento».<br />

Come nasce questo progetto?<br />

«Inizialmente non fu nemmeno un<br />

progetto ma un’istanza nata dalla<br />

mia esperienza formativa al DAMS<br />

di Bologna, come allieva di Claudio<br />

Meldolesi. È nata dalla passione,<br />

tutto qui. E oggi mi dà<br />

qualche soddisfazione, per fortuna.<br />

Io faccio il lavoro che<br />

vorrei fare ed è un privilegio».<br />

Perché proprio in carcere?<br />

«Con una battuta, direi che così<br />

posso avere il teatro e gli attori<br />

gratis! Seriamente, comporre<br />

drammaturgie e spettacoli con<br />

i reclusi ha a che fare con l’urgenza<br />

mia e loro di esprimere<br />

pensieri attraverso la creazione<br />

artistica. Molti proseguono anche<br />

una volta scarcerati e questo ci<br />

ha chiamati a ideare il progetto<br />

Stai all’occhio. Insegniamo a chi<br />

lavora con noi a proteggersi utilizzando<br />

l’arte della scrittura».<br />

Proteggersi da cosa? E in che<br />

senso farlo attraverso la scrittura<br />

e il teatro?<br />

«Scrivere significa mettersi davanti<br />

allo specchio ma senza umiliarsi,<br />

anzi mettendo in gioco, sentimenti,<br />

emozioni, esperienze e i<br />

propri “segni” in modo rappresentativo.<br />

La scrittura e il teatro<br />

parlano dell’umano sentire e<br />

agire, non delle esperienze personali.<br />

Dal particolare al generale,<br />

potremmo dire. In fondo, è proprio<br />

questa la materia con la<br />

quale lavora l’attore. Ricordo un<br />

recluso al quale dovetti insegnare<br />

proprio a tenere la testa alta, a<br />

guardare negli occhi l’interlocutore<br />

quando si parla. Lavoriamo<br />

dunque anche sulla dignità e<br />

l’autostima nel tentativo di rendere<br />

i reclusi capaci di creare<br />

qualcosa che meriti di essere<br />

visto anche da occhi che non<br />

vivono in carcere».<br />

Si può parlare di riabilitazione?<br />

«Lo speriamo, anche se la riabilitazione<br />

può essere una conseguenza,<br />

non l’obiettivo primario.<br />

Premesso che io non faccio teatro<br />

terapeutico, il fatto è che il detenuto<br />

è un soggetto fragile che,<br />

se sovraesposto, esplode. Non<br />

si pensa mai a un detenuto come<br />

a una persona fragile ma come a<br />

un criminale da fermare. Però,<br />

quando fermi una persona, perché<br />

il carcere ti ferma, sospendi<br />

anche il suo tempo. Generalmente<br />

il detenuto ti parla del<br />

prima e del dopo, “cosa ho fatto<br />

e cosa farò quando sarò fuori”.<br />

Ecco che allora il teatro può aiutarlo<br />

a rientrare nel tempo presente,<br />

rendendolo più creativo e<br />

malleabile, dunque vivo. Io vedo i<br />

detenuti sei ore alla settimana, un<br />

tempo enorme ma il mio mestiere<br />

non è quello della psicologa e<br />

nemmeno dell’educatrice: io faccio<br />

teatro e in teatro accadono, o<br />

non accadono, cambiamenti personali.<br />

Il teatro in carcere non è<br />

una forma di strumentalizzazione<br />

in vista di scopi che trascendano<br />

la creazione teatrale stessa; in<br />

questo senso il ruolo di attore<br />

ha poco a che vedere con la<br />

condizione di carcerato».<br />

Siete esigenti? E in che termini<br />

lo siete?<br />

«Si, molto esigenti. Non mettiamo<br />

in pratica quella che potremmo<br />

definire infantilizzazione<br />

Foto © Opera Liquida<br />

del detenuto, il quale, vivendo in<br />

un tempo sospeso, adotta ritmi,<br />

compiti e responsabilità non stabilite<br />

da lui. Qualcuno a volte<br />

mi dice: oggi non ho testa. Gli rispondo:<br />

fa niente, vieni lo stesso<br />

e porta quello che hai. Perché<br />

qui sei un attore e sei responsabile.<br />

Io stessa vengo anche<br />

quando ho mal di testa o semplicemente<br />

non ne ho voglia».<br />

Come definiresti il tuo rapporto<br />

con i detenuti?<br />

«Lo riassumo così: io lavoro secondo<br />

il criterio dell’assenza di<br />

giudizio e della colleganza. Colleganza<br />

significa che siamo tutti alla<br />

pari, il messaggio è: “fate quello<br />

che dico io solo perché sono la<br />

regista, non perché c’è gerarchia”.<br />

È una questione di ruoli,<br />

non c’è un rapporto verticale».<br />

Quali sono le ultime produzioni<br />

in programma?<br />

«Lo scorso 24 giugno è stata<br />

inaugurata la VI edizione del festival<br />

Prova a sollevarti dal suolo,<br />

dislocato tra il Teatro Casa di<br />

reclusione Milano Opera e lo<br />

spazio IN Opera Liquida al Parco<br />

Idroscalo. Il festival continuerà<br />

ancora per il mese di ottobre:<br />

venite a vederci!».<br />

Ringraziamo Ivana le cui parole<br />

ci suggeriscono, in chiusura, una<br />

riflessione. Il teatro, paradossalmente<br />

sospendendoci per un<br />

attimo dalla realtà, ci permette<br />

di rileggerla più lucidamente:<br />

un’esperienza valida non solo<br />

per gli spettatori ma, soprattutto<br />

in questo caso, per quei particolari<br />

attori che, vivendo nuovi<br />

ruoli, hanno l’occasione di riscattarsi<br />

creativamente, liberandosi<br />

da quella maschera di negatività<br />

che li aveva condannati.<br />

(Articolo pubblicato per<br />

concessione della <strong>rivista</strong> Foyer<br />

http://www.foyertabloid.net)


Angolo dei consigli<br />

CALVIZIE: LE NUOVE FRONTIERE<br />

DELLA MEDICINA RIGENERATIVA<br />

La perdita dei capelli è spesso vissuta con imbarazzo, tanto da provocare<br />

problemi di insicurezza anche importanti. Grazie ad anni di ricerca,<br />

HairClinic Bio Medical Group offre soluzioni ad personam, quindi più efficaci<br />

86 ITA EVENTI


Tecnologie ad altissimo livello e protocolli di cura<br />

personalizzati: grazie alla tecnologia e ai suoi<br />

continui sviluppi oggi possiamo approfittare<br />

dell’azione di alcuni corpuscoli del nostro organismo,<br />

che non solo è riparatrice, ma anche rigeneratrice,<br />

soprattutto in presenza di alcuni tipi di<br />

tessuti danneggiati. La diminuzione della quantità<br />

dei capelli e la diminuzione del loro spessore<br />

prende il nome di alopecia. Esistono diversi tipi di<br />

alopecia ma nell’uomo la più diffusa è l’alopecia<br />

androgenetica che colpisce più dell’87% della<br />

popolazione maschile. La calvizie è una malattia<br />

del follicolo e non è una patologia debilitante, di<br />

fatto si può vivere benissimo anche senza capelli,<br />

ma per molte persone il più delle volte è vissuta<br />

dall’inconscio come un vero dramma. Se è vero<br />

che le donne hanno meno problemi di calvizie rispetto<br />

agli uomini è anche vero che non sono al<br />

riparo dall’alopecia androgenetica, tanto da poter<br />

parlare di alopecia androgenetica femminile.<br />

L’alopecia androgenetica femminile è molto più<br />

diffusa di quanto si possa pensare, una donna su<br />

quattro ha un problema legato alla caduta dei<br />

capelli. Per risolvere questi problemi si parla sempre<br />

più spesso di principi attivi di rigenerazione<br />

cellulare autologhi e delle loro funzioni. In pratica,<br />

una volta individuati gli attori della rigenerazione<br />

tissutale, viene messa a punto una strategia<br />

terapeutica che permette di sfruttarne le enormi<br />

capacità. Si parla in questo caso di tecnica PRP<br />

(Plasma Ricco di Piastrine), che già negli anni a<br />

cavallo tra il 1970 e il 1980 veniva utilizzata per<br />

curare le ulcere nei soggetti diabetici o i piccoli<br />

traumi del tessuto nervoso. Nel corso del tempo<br />

si è poi arrivati a una soluzione potenziata della<br />

tecnica PRP attraverso la metodologia di separazione<br />

cellulare hCRP, per un migliore contrasto<br />

della calvizie e una sua più efficace cura. Tutto<br />

dunque ha origine dal nostro organismo, e infatti<br />

il primo passo del trattamento hCRP è un semplice<br />

prelievo ematico dal paziente con successiva<br />

separazione dei principi attivi del sangue<br />

mediante una centrifugazione a doppio stadio in<br />

grado di riconoscere e concentrare selettivamente<br />

le piastrine giovani che verranno poi infiltrate<br />

nelle zone da trattare con una micro-iniezione.<br />

La Medicina Rigenerativa associata a una cura<br />

ad-personam rappresenta quindi l’approccio<br />

medico più incisivo contro la calvizie. La tecnica<br />

hCRP è utilizzata da HairClinic Bio Medical<br />

Group che da quasi dieci anni la annovera tra<br />

le fasi del più articolato Protocollo di Medicina<br />

Rigenerativa bSBS nella lotta alla calvizie. Questo<br />

protocollo è totalmente privo di controindicazioni<br />

ed effetti secondari e consente un’immediata<br />

ripresa della quotidianità.<br />

PER SAPERNE DI PIÙ<br />

HAIRCLINIC BIO MEDICAL GROUP<br />

www.hairclinic.it<br />

Numero verde: 800 168 668<br />

ITA EVENTI 87


Angolo dei consigli<br />

IL NUOVO SOSTEGNO<br />

PER LE FUNZIONI<br />

GASTROINTESTINALI<br />

È la nuova formula di Natural Point pensata<br />

per chi soffre di disturbi del tratto gastrointestinale<br />

dovuti allo stress o semplicemente per affrontare<br />

meglio la digestione, si chiama Perlíntest<br />

88 ITA EVENTI


Perlíntest è una formulazione a base di Perilla<br />

Nutrigut, Achillea e Curcuma Longvida. Agisce<br />

direttamente sui disordini gastrointestinali,<br />

spesso accompagnati da gonfiore e brontolii.<br />

I sintomi più comuni che ne derivano sono difficoltà<br />

a digerire, gonfiore addominale, crampi<br />

o irritazioni come ad esempio la sindrome<br />

del colon irritabile, comunemente detta colite.<br />

L’instaurarsi di questa patologia è una situazione<br />

abbastanza comune, approssimativamente<br />

il 20% della popolazione soffre di disordini<br />

gastrointestinali che influenzano la qualità<br />

della loro vita. La sindrome del colon irritabile<br />

può essere definita come un disturbo cronico e<br />

ricorrente delle funzioni dell’apparato gastrointestinale<br />

che interessa colon e intestino tenue<br />

con alterazioni delle loro funzioni motorie,<br />

della sensibilità dolorosa e della secrezione di<br />

liquidi. Queste alterazioni possono produrre<br />

sintomi quali il dolore o discomfort addominale,<br />

il gonfiore e cambiamenti nelle funzioni<br />

intestinali quali diarrea e/o stitichezza. Il ciclo<br />

mestruale può influire sulla colite, infatti le funzioni<br />

intestinali sono influenzate dai cambiamenti<br />

dei livelli degli ormoni femminili e i sintomi<br />

tipici possono accentuarsi durante il<br />

periodo mestruale.<br />

Perilla Nutrigut ® è un<br />

estratto di Perilla frutescens<br />

che è una pianta erbacea<br />

annuale originaria dell’Asia.<br />

I suoi principi attivi<br />

si trovano principalmente<br />

nelle foglie e sono flavonoidi,<br />

quali ad esempio la<br />

Vicenina-24, acido caffeico,<br />

acido rosmarinico e luteolina<br />

che conferiscono alla pianta attività antiossidanti<br />

e antinfiammatorie. Alcuni studi hanno<br />

dimostrato come l’estratto delle foglie di Perilla<br />

frutescens coniughi l’azione antispasmodica a<br />

quella antinfiammatoria, portando a un immediato<br />

sollievo dal disagio gastrointestinale e<br />

riequilibrando la motilità intestinale.<br />

L’Achillea (Achillea<br />

millefolium L.) è una<br />

pianta di origine europea,<br />

largamente presente<br />

in Italia, appartenente<br />

alla famiglia<br />

delle Asteraceae<br />

(Compositae). Fiori e<br />

foglie sono le parti maggiormente utilizzate,<br />

ricche di polifenoli e flavonoidi. L’Achillea è<br />

oggi considerata un ottimo rimedio antispasmodico,<br />

perché aiuta a rilassare la muscolatura<br />

liscia intestinale alterata in presenza di<br />

colite o intestino irritabile accompagnato da<br />

crampi addominali. Per le proprietà stomachiche,<br />

cioè in grado di stimolare la digestione,<br />

è usata per favorire la funzionalità digestiva<br />

ed epatica.<br />

La Curcuma è conosciuta<br />

e utilizzata in India<br />

almeno dal 3000<br />

A.C. Dal suo rizoma<br />

si ottiene una droga<br />

dalle spiccate proprietà<br />

antiossidanti e<br />

antinfiammatorie, soprattutto<br />

grazie alla sua<br />

molecola attiva, la curcumina.<br />

In questo prodotto viene utilizzato un estratto<br />

di curcuma particolare, abbinato<br />

a una porzione lipidica che ne<br />

migliora enormemente l’assorbimento<br />

e biodisponibilità.<br />

Si tratta di Curcuma<br />

Longvida ® , che si è dimostrata<br />

65 volte più biodisponibile<br />

rispetto a un normale<br />

estratto di curcuma. È stata<br />

dimostrata inoltre la sua attività<br />

per oltre 7 ore.<br />

CAMPI D’AZIONE<br />

1. Gonfiore addominale legato<br />

a stress e nervosismo<br />

2. Alterazioni della motilità gastrointestinale<br />

3. Funzionalità dell’apparato digerente<br />

MODALITÀ D’USO<br />

Si consiglia l’assunzione di una<br />

capsula prima dei due pasti principali<br />

PER SAPERNE DI PIÙ<br />

NATURAL POINT SRL<br />

Via Pompeo Mariani, 4<br />

20128 Milano<br />

Tel (+39) 02 27007247<br />

Fax (+39) 02 26005099<br />

Email info@naturalpoint.it<br />

ITA EVENTI 89


Leggere<br />

UN VIAGGIO SULLE<br />

TRACCE DI BANKSY<br />

Una riflessione sull’opera dello street artist più conosciuto al mondo.<br />

Xavier Tapies, in un libro edito da L’ippocampo, analizza i lavori dell’artista<br />

dagli esordi fino a oggi di Andrea Giuliani<br />

Banksy è l’enigma di un<br />

enigma. Crediamo che<br />

esista, ma qualche dubbio<br />

resta». È cosi che Xavier Tapies introduce<br />

il libro Ma dov’è Banksy?,<br />

edito da L’ippocampo e in libreria<br />

da ottobre. Un’antologia che<br />

abbraccia la carriera di Banksy nel<br />

mondo della street art dagli esordi<br />

nel 1999 a Dismaland (2015)<br />

sino alle creazioni più recenti<br />

realizzate nel 2016 e nel 2017<br />

come The Walled Off Hotel a Betlemme.<br />

Un’immagine fotografica<br />

e un’analisi approfondita presentano<br />

in modo cronologico<br />

ogni opera, la sua genesi e i molteplici<br />

livelli di significato.<br />

L’elemento particolarmente interessante<br />

del libro sono la serie<br />

di mappe con le coordinate geografico-cronologiche<br />

dei suoi lavori<br />

che documentano l’evolversi<br />

di questo fenomeno planetario,<br />

dagli interventi nei musei alle aste<br />

memorabili di alcuni suoi pezzi.<br />

«Non sappiamo se i ‘lavori’ citati<br />

in questo libro - prosegue Ta-<br />

90 ITA EVENTI


Una delle mappe pubblicate nel libro con le coordinate geografico-cronologiche dei lavori di Banksy tra il 2009 e il 2010: un periodo molto<br />

produttivo in cui realizza opere molto importanti tra Los Angeles, New York e Detroit. In apertura, Doccia a Dismaland (foto di Lucas Ross)


Leggere<br />

pies - siano opera sua, di un gruppo, o di<br />

entrambi. Lui non vuole uscire allo scoperto.<br />

Non ne facciamo un dramma e i<br />

tentativi di smascherarlo (o che sia una lei?<br />

Qualcosa ci dice di no) ci sembrano anacronistici,<br />

abusati e in antitesi con l’essenza<br />

stessa del fenomeno che è conosciuto come<br />

‘Banksy’. La sua non è arte, ma qualcosa<br />

di nuovo e infinitamente più interessante<br />

che ci vede implicitamente partecipi».<br />

Robin Hood dell’era moderna, Banksy rimane<br />

avvolto nel mistero anche se spesso<br />

si diverte a monopolizzare le prime pagine<br />

di cronaca spiazzando tutti con un<br />

concentrato di genialità. Nelle opere di<br />

questo artista di strada, perché Banksy è<br />

a tutti gli effetti uno dei massimi esponenti<br />

della street art, si fondono la critica sociale<br />

con la denuncia dell’autorità costituita, la<br />

lotta al pregiudizio con la mera satira. Questo<br />

libro accompagna il lettore a scoprire<br />

da vicino i luoghi dove l’artista, maestro<br />

di camaleontismo, ha portato alla luce, attraverso<br />

le proprie opere, verità nascoste<br />

A fianco, la parodia dell’opera<br />

di Vermeer Ragazza con<br />

l’orecchino di perla, il murale<br />

di Banksy, in cui la ragazza<br />

ha un allarme giallo al posto<br />

della perla, si trova a Bristol<br />

(foto Canis Major). Sopra,<br />

Dismaland, un’installazione<br />

durata 5 settimane allestita in una<br />

località marittima del Regno Unito<br />

92 ITA EVENTI


o ignorate, o semplicemente troppo<br />

reali per essere affrontate apertamente.<br />

Banksy ha lasciato la sua<br />

firma sui muri dei musei, delle<br />

gallerie, delle sedi di testate giornalistiche,<br />

provocando in modo<br />

irriverente certo, ma sempre con<br />

intelligenza. Niente è fatto a caso,<br />

anche quando il significato di una<br />

sua opera non appare come evidente,<br />

uno sguardo attento può<br />

individuare il sotto-testo e capirne<br />

il messaggio. Secondo Tapies<br />

l’artista è diventato un po’ il nostro<br />

grillo parlante, che provocando,<br />

incuriosendo e divertendo,<br />

ci impedisce di dimenticare<br />

quali sono i problemi che l’umanità<br />

dovrebbe risolvere al più<br />

presto; ci esorta a non dimenticare<br />

che tutti abbiamo delle responsabilità<br />

verso il nostro pianeta.<br />

Fra i temi più cari a Banksy fin dai<br />

suoi esordi (2002), il conflitto<br />

israelo - palestinese ha senza dubbio<br />

un ruolo di primo piano e l’artista<br />

si è esposto negli anni a numerosi<br />

rischi per sensibilizzare<br />

l’opinione pubblica sulla questione.<br />

L’opera maggiormente significativa<br />

a riguardo è, probabilmente,<br />

Flower Thrower (un<br />

giovane che lancia un mazzo di<br />

fiori invece che una molotov),<br />

comparsa a Gerusalemme nel<br />

2003. A dimostrazione del fatto<br />

che questo è un tema che ancora<br />

oggi interessa l’artista, Ma dov’è<br />

Banksy? si congeda dai lettori<br />

dedicando una pagina al Walled<br />

Off Hotel (“L’albergo fuori dal<br />

muro”), l’albergo che Banksy ha<br />

inaugurato quest’anno e che si trova<br />

a Betlemme, con vista sul<br />

muro costruito da Israele per separare<br />

la città palestinese dai territori<br />

di Gerusalemme Est. Una<br />

struttura ricettiva a tutti gli effetti<br />

che ha lo scopo di promuovere il<br />

dialogo tra palestinesi e israeliani.<br />

Tra i colpi di genio di Banksy va<br />

senza alcun dubbio annoverato<br />

Dismaland: un parco di “non<br />

divertimento” sorto su una spiaggia<br />

abbandonata a Weston - super<br />

- Mare, nel Somerset, in Gran<br />

Bretagna. Il nome del parco gioca<br />

con le parole Disneyland e “dismal”<br />

che in inglese vuol dire tetro,<br />

fosco. All’interno erano esposte,<br />

oltre a opere di Banksy, opere<br />

di 58 artisti contemporanei e<br />

attivisti sui più importanti temi<br />

politici. Il parco era, in pratica,<br />

una grande installazione temporanea<br />

che, nelle cinque settimane<br />

in cui è stata aperta, è stata visitata<br />

da 150mila persone.<br />

ITA EVENTI 93


Leggere<br />

CHE FINE<br />

FARANNO<br />

I CAZALET?<br />

È arrivato in libreria Tutto<br />

cambia, quinto e ultimo capitolo<br />

della saga di Elizabeth Jane<br />

Howard che ha appassionato<br />

i lettori di tutto il mondo<br />

di Mercedes Vescio<br />

S<br />

ono arrivati gli anni Cinquanta.<br />

E se da una parte<br />

non vedevamo l’ora, dall’altra<br />

la consapevolezza che siamo<br />

arrivati al capitolo finale della<br />

saga della famiglia Cazalet accompagna<br />

con tristezza l’uscita di<br />

questo ultimo volume. Tutto cambia<br />

è il quinto capitolo della saga,<br />

scritta da Elizabeth Jane Howard<br />

e pubblicata in Italia da Fazi Editore,<br />

che racconta la lunga storia<br />

della numerosissima famiglia inglese<br />

dei Cazalet: in cima alla piramide<br />

famigliare si trovano William<br />

e Kitty, ovvero il Generale,<br />

che ha fondato la grande azienda<br />

di legnami, e la Duchessa; hanno<br />

4 figli, tre maschi, tutti sposati,<br />

Hugh, Edward e Rupert, e una figlia<br />

nubile, Rachel. È un mondo<br />

dalle atmosfere d’altri tempi, quello<br />

dei Cazalet, dove tutto avviene<br />

secondo rituali precisi e codici che<br />

il tempo ha reso immutabili, dove<br />

i domestici servono il tè a letto al<br />

mattino, e a cena si va in abito da<br />

sera. Il primo volume della saga,<br />

Gli anni della leggerezza, è ambientato<br />

nel 1937, in un’Inghilterra<br />

in crisi in cui appare evidente<br />

lo scontro tra la vecchia cultura vittoriana<br />

familiare e la nascita di un<br />

nuovo “mondo” e in cui, soprattutto,<br />

si fa sempre più concreta la<br />

minaccia della seconda guerra<br />

mondiale. La storia prosegue attraverso<br />

gli anni e attraverso i libri<br />

fino ad arrivare, appunto, all’ultimo<br />

volume e agli anni Cinquanta.<br />

La prosa sapiente di Elizabeth<br />

Jane Howard, il suo sguardo<br />

acuto e la sua ironia affilata accompagnano<br />

nella bella lettura lasciando,<br />

alla fine di ogni libro, la<br />

voglia di andare avanti. In occasione<br />

di quest’ultima uscita Isabella<br />

L’AUTRICE<br />

Bossi Fedrigotti, sul Corriere della<br />

Sera, ha commentato: «Ritornano<br />

(per fortuna) i Cazalet. Un<br />

libro che, una volta iniziato, non<br />

si può lasciare». Quello che dipinge<br />

la scrittrice inglese è un ritratto di<br />

famiglia vero ed emozionante:<br />

racconta amori, delusioni, sacrifici,<br />

tradimenti e piaceri. Racconta<br />

tutto, il bene e il male, non risparmia<br />

niente e nessuno. Ogni<br />

personaggio è un essere umano che<br />

Elizabeth Jane Howard (Londra, 19<strong>23</strong> - Bungay, 2014), figlia<br />

di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto<br />

russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione<br />

della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna<br />

bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale<br />

londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una<br />

vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti<br />

e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis.<br />

Artemis Cooper, che ha intervistato più volte<br />

la scrittrice e ha scritto anche la sua<br />

biografia, ci racconta di una donna che<br />

scriveva romanzi intelligenti che analizzavano<br />

l’effetto dell’amore sulle persone, ma nella<br />

vita privata le relazioni durature che tanto<br />

avidamente cercava l’hanno sempre delusa.<br />

Cresciuta con aspirazioni da attrice, vide il suo<br />

sogno infrangersi con il matrimonio e l’arrivo<br />

della guerra e si diede quindi alla narrativa.<br />

Scrittrice prolifica, è autrice di 15 romanzi.<br />

94 ITA EVENTI


iusciamo a conoscere a fondo, attraverso<br />

pensieri e gesti, e che vediamo<br />

crescere e cambiare. Da<br />

sempre amata dal pubblico, solo<br />

di recente la Howard ha ricevuto<br />

il plauso della critica, che oggi non<br />

ha dubbi nel definirla una delle<br />

migliori scrittrici del Novecento inglese,<br />

paragonando spesso i suoi romanzi<br />

alle opere di Virginia Woolf<br />

o di Thomas Mann.<br />

I ROMANZI<br />

GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA<br />

È l’estate del 1937 e la famiglia<br />

Cazalet si appresta a riunirsi nella<br />

dimora di campagna per trascorrervi<br />

le vacanze. Qui viene svelata,<br />

come attraverso un microscopio,<br />

la verità sulle dinamiche<br />

di coppia fra i figli e le relative consorti.<br />

L’affascinante Edward si<br />

concede svariate amanti mentre la<br />

moglie Villy si lacera nel sospetto<br />

e nella noia; Hugh, che porta<br />

ancora i segni della grande guerra,<br />

forma con la moglie Sybil una<br />

coppia perfetta, salvo il fatto che<br />

non abbiano idea l’uno dei desideri<br />

dell’altra; Rupert, pittore<br />

mancato e vedovo, si è risposato<br />

con Zoë, un’attrice bellissima e frivola<br />

che fatica a calarsi nei panni<br />

della madre di famiglia; infine Rachel,<br />

devota alla cura dei genitori,<br />

che non si è mai sposata per un<br />

motivo ben preciso. E poi ci sono<br />

i nipoti, descritti mirabilmente nei<br />

loro giochi, nelle loro gelosie e nei<br />

loro sogni, in modo sottile e<br />

mai condiscendente, dalle ingenuità<br />

infantili alle inquietudini<br />

adolescenziali.<br />

IL TEMPO DELL’ATTESA<br />

È il settembre del 1939, le calde<br />

giornate scandite da scorribande e<br />

lauti pasti in famiglia sono finite<br />

e l’ombra della guerra è sopraggiunta<br />

ad addensare nubi sulle vite<br />

dei Cazalet. A Home Place le finestre<br />

sono oscurate e il cibo inizia<br />

a scarseggiare, in lontananza si<br />

sentono gli spari e il cielo non è<br />

mai vuoto, nemmeno quando c’è<br />

il sole. Ognuno cerca di allontanare<br />

i cattivi pensieri, ma quando<br />

cala il silenzio è difficile non farsi<br />

sopraffare dalle proprie paure.<br />

CONFUSIONE<br />

È il 1942, i raid aerei e il razionamento<br />

del cibo sono sempre all’ordine<br />

del giorno, eppure qualcosa<br />

comincia a smuoversi: finalmente<br />

Louise, Polly e Clary fanno il loro<br />

ingresso nel mondo. Quella che le<br />

aspetta è una vita nuova, più moderna<br />

e con libertà inedite, soprattutto<br />

per le donne.<br />

ALLONTANARSI<br />

Luglio 1945. Il romanzo si apre all’indomani<br />

della pace e quella che<br />

dipinge è una vera e propria diaspora<br />

familiare. La fine della guerra<br />

pone ognuno davanti a delle<br />

scelte: dopo la lunga convivenza<br />

forzata, è<br />

quasi fisiologica<br />

la spinta centrifuga<br />

che porta i membri<br />

della famiglia ad allontanarsi<br />

l’uno dall’altro. Questa dinamica<br />

riguarda soprattutto le coppie,<br />

che sembrano esplodere a seguito<br />

di una lunga compressione.<br />

Viene inoltre a mancare un grande<br />

punto di riferimento per tutti:<br />

in questo quarto volume la famiglia<br />

sarà infatti scossa dalla<br />

morte del Generale.<br />

TUTTO CAMBIA<br />

Siamo negli anni Cinquanta.<br />

Quando la Duchessa viene a<br />

mancare, porta via con sé gli ultimi<br />

frammenti di un mondo che<br />

sta scomparendo: quello della<br />

servitù in casa, della classe sociale,<br />

della tradizione. È il mondo in<br />

cui i Cazalet sono cresciuti. Louise,<br />

ormai divorziata, resta invischiata<br />

in una relazione pericolosa,<br />

mentre Polly e Clary faticano<br />

a conciliare il matrimonio e la<br />

maternità con le loro idee e ambizioni.<br />

Hugh ed Edward, ormai<br />

sessantenni, si sentono mal equipaggiati<br />

per questo mondo moderno;<br />

mentre Villy, da tempo abbandonata<br />

dal marito, alla fine<br />

deve imparare a vivere in maniera<br />

indipendente. Ma sarà Rachel,<br />

che ha sempre vissuto per gli altri,<br />

a dover affrontare la sfida più<br />

difficile. A Natale tutte le vicende<br />

convergono, e una nuova generazione<br />

Cazalet si ritrova a<br />

Home Place. Solo una cosa è certa:<br />

niente sarà mai più lo stesso.<br />

ITA EVENTI 95


Leggere<br />

1 2<br />

3<br />

in libreria<br />

1. Mad. Nessun limite,<br />

Chloé Esposito, Tre60<br />

Alvina Knightly non è una donna<br />

come le altre. È nata col cuore a<br />

destra, nel posto sbagliato. È per<br />

questo che tutto, nella sua vita, è<br />

andato storto? Ora il destino le ha<br />

offerto l’occasione per prendere il<br />

posto della sua gemella, Elizabeth.<br />

La sorella che ha il cuore al posto<br />

giusto. Che è sposata con un uomo<br />

affascinante e ha un bellissimo<br />

bambino. Che è buona, ricca, altruista.<br />

Ma prendere il suo posto significa<br />

che Elizabeth deve morire.<br />

2. La bellezza è una ferita,<br />

Eka Kurniawan, Marsilio<br />

Ventuno anni dopo la sua morte<br />

e la nascita della quarta figlia, una<br />

bambina dall’aspetto terrificante<br />

cui ha dato il nome di Bellezza, la<br />

prostituta più bella e rispettata di<br />

Halimunda, Dewi Ayu, risorge, scatenando<br />

panico e adorazione. Tra<br />

omicidi, amori e vendette, Kurniawan<br />

racconta la sua storia e quella<br />

delle sue quattro figlie in un affresco<br />

lirico e iperbolico.<br />

3. Il coro femminile di Chilbury,<br />

Jennifer Ryan, Feltrinelli<br />

Kent, 1940. La piccola comunità di<br />

Chilbury è in subbuglio, tutti gli uomini<br />

sono partiti per la guerra, perciò<br />

il coro locale è costretto a sciogliersi:<br />

il parroco ritiene che un<br />

gruppo di donne non debba esibirsi<br />

da solo in tempo di guerra. L’arrivo<br />

di una nuova insegnante di canto,<br />

Miss Prim, porta una ventata di aria<br />

fresca nel piccolo villaggio inglese<br />

provato dalla paura dei tedeschi.<br />

Così il coro femminile di Chilbury<br />

non spegnerà la propria voce, ma<br />

servirà piuttosto a risollevare gli spiriti<br />

demoralizzati della comunità.<br />

4. Ogni nostra caduta,<br />

Dennis Lehane, Longanesi<br />

Dopo anni di studio e duro lavoro,<br />

mossa costantemente da un animo<br />

indagatore, Rachel Childs riesce<br />

a diventare una giornalista di successo.<br />

Pur essendo tormentata<br />

e imprevedibile, ha raggiunto un<br />

equilibrio e la sua vita procede serenamente.<br />

Fino al crollo a seguito<br />

di un’umiliante crisi di nervi in diretta<br />

tv: si ritrova a vivere come<br />

una reclusa, abbandonata da tutti.<br />

Ma proprio quando sembra però<br />

aver ripreso forza, Rachel cade in<br />

un groviglio di inganni, violenza<br />

e forse pazzia.<br />

5. Slime fai date,<br />

Alyssa Jagan, L’ippocampo<br />

Alyssa J è la sedicenne canadese<br />

che ha fatto esplodere il fenomeno<br />

dello slime sul web sfiorando i 700K<br />

iscritti su Instagram in meno di 6<br />

mesi. La “regina dello slime” arriva<br />

anche in Italia svelando per la<br />

prima volta in un libro le sue ricette<br />

fai-da-te di maggiore successo.<br />

4<br />

5<br />

96 ITA EVENTI

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!