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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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GIUSEPPE DOLDO<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 1900 circa – Brin<strong>di</strong>si, novembre 1979)<br />

Fu un c apitano <strong>di</strong> marina, brin<strong>di</strong>sino <strong>di</strong> nascita e fi umano <strong>di</strong> cuore. Fu un es perto <strong>di</strong><br />

comunicazioni marittime, professore dell’Istituto Nautico <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, <strong>che</strong> da lui fu fatto<br />

intito<strong>la</strong>re a “Carnaro”. Fu il grande sostenitore degli esuli giuliano-dalmati in Brin<strong>di</strong>si, e poi in<br />

Puglia e in Lucania.<br />

Finita <strong>la</strong> prima guerra, Doldo si recò a Fiume nel 1918. Partecipò all’epopea dannunziana e<br />

scelse <strong>di</strong> ra<strong>di</strong>carsi in quel<strong>la</strong> <strong>città</strong>, dove svolse attività industriale e commerciale: tra altro,<br />

negli anni ’20, su incarico <strong>di</strong> Guglielmo Marconi, coor<strong>di</strong>nò <strong>la</strong> costruzione del<strong>la</strong> prima stazione<br />

ra<strong>di</strong>o e <strong>la</strong> fondazione del<strong>la</strong> S.A. Fiumana per le Ra<strong>di</strong>ocomunicazioni, del<strong>la</strong> quale lo stesso<br />

Marconi fu il presidente. Fu an<strong>che</strong> professore <strong>di</strong> Comunicazioni marittime nell’Istituto Nautico<br />

<strong>di</strong> Fiume.<br />

Nel 1946, fi nita <strong>la</strong> seconda guerra, Doldo fu c ostretto all’esodo e abb andonò, come i più,<br />

ogni suo avere. Ritornato a Brin<strong>di</strong>si, sua <strong>città</strong> natale, si pro<strong>di</strong>gò in ogni modo per alleviare le<br />

con<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> vita dei profughi affluiti nel<strong>la</strong> sua <strong>città</strong>, al<strong>la</strong>rgando inoltre <strong>la</strong> sua attività a <strong>tutta</strong> <strong>la</strong><br />

Puglia e al<strong>la</strong> Lucania e si impegnò con s<strong>la</strong>ncio e abnegazione per trovare <strong>la</strong>voro e casa agli<br />

esuli istriani, fiumani e dalmati. Venne eletto presidente dell'Anvgd <strong>di</strong> entrambe regioni.<br />

Si impegnò presso il Comune <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si affinché si intito<strong>la</strong>ssero alcune delle nuove vie del<br />

rione Commenda alle <strong>città</strong> dell’Istria, del Carnaro e del<strong>la</strong> Dalmazia: piazza Dalmazia, viale<br />

Carnaro, via Po<strong>la</strong>, via Parenzo, via Fiume, via Cherso, etc. Il comune <strong>di</strong> Zara in esilio gli<br />

conferì una medaglia d’oro per aver ottenuto l’intito<strong>la</strong>zione <strong>di</strong> una via <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si a Don<br />

Munzani, ultimo arcivescovo italiano <strong>di</strong> Zara, morto a Oria, e av er provveduto al<strong>la</strong> sua<br />

tumu<strong>la</strong>zione, nel<strong>la</strong> chiesa del cimitero <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si. Negli anni ‘50 promosse <strong>la</strong> costruzione,<br />

nel<strong>la</strong> Commenda, del<strong>la</strong> parrocchia <strong>di</strong> San Vito martire, patrono e protettore dei fiumani. La<br />

statua <strong>di</strong> San Vito, dello scultore Giacomo Vincenzo Müssner <strong>di</strong> Ortisei, in memoria dei<br />

profughi istriani e dalmati, ha nel<strong>la</strong> mano destra <strong>la</strong> palma simbolo del martirio e nel<strong>la</strong> sinistra<br />

<strong>la</strong> riproduzione del<strong>la</strong> torre civica del<strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>di</strong> Fiume.<br />

Insegnando Comunicazioni marittime nell’Istituto Tecnico Nautico, <strong>che</strong> funzionava dal 1946<br />

dentro il Collegio Navale come sezione staccata dell’Istituto Nautico <strong>di</strong> Bari, s’impegnò a <strong>che</strong><br />

l’Istituto <strong>di</strong>ventasse autonomo e, nel 1951, fosse intito<strong>la</strong>to «Carnaro».<br />

A 70 anni <strong>la</strong>sciò <strong>la</strong> scuo<strong>la</strong>, ricevendo <strong>la</strong> medaglia d’oro per 45 anni <strong>di</strong> insegnamento. Poi il<br />

presidente del<strong>la</strong> Repubblica, Saragat, lo nominò Grande Ufficiale al Merito del<strong>la</strong> Repubblica.<br />

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