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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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GIUSTINO DURANO<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 5 maggio 1923 – Bologna, 17 febbraio 2002)<br />

Fu un poliedrico uomo <strong>di</strong> teatro, un celebrato attore teatrale e cinematografico, dotato <strong>di</strong> una<br />

mimica e <strong>di</strong> una duttilità vocale non comuni, messi in evidenza da un fisico prestante.<br />

Esordì ventenne a Brin<strong>di</strong>si, subito dopo <strong>la</strong> guerra, nel 1944, in uno spettacolo per le forze<br />

armate. Successivamente, nel 1947, recitò a Bari accanto a Peppino De Filippo, poi, nel<br />

1951, al Teatro Puccini <strong>di</strong> Mi<strong>la</strong>no nell’avanspettacolo insieme a Febo Conti, e negli anni<br />

successivi <strong>la</strong>vorò con Dario Fo e Franco Parenti al Piccolo Teatro <strong>di</strong> Mi<strong>la</strong>no in spettacoli<br />

innovativi come Il <strong>di</strong>to nell'occhio, tra il 1952 è il 1953, e Sani da legare, tra il 1954 e il 1955.<br />

Passò dal cabaret del Teatro dei Gobbi agli spettacoli da solista, per poi tornare al<strong>la</strong> rivista<br />

con Wanda Osiris, Bramieri e Vianello. Dopo aver <strong>la</strong>vorato con Macario e Marisa Del Frate,<br />

dal 1960 si de<strong>di</strong>cò al teatro <strong>di</strong> prosa, seguendo Giorgio Strehler nel gruppo Teatro e Azione a<br />

Prato e affrontando nel tempo ruoli importanti in allestimenti <strong>di</strong> Shakespeare, Pirandello,<br />

Goldoni e Molière.<br />

Dopo aver recitato e cantato al Piccolo <strong>di</strong> Mi<strong>la</strong>no con Milva e Franco Sportelli nel 1965, ebbe<br />

parti <strong>di</strong> spicco in varie operette. Tornò in ra<strong>di</strong>o in varie occasioni: da L'innocenza <strong>di</strong> Camil<strong>la</strong> <strong>di</strong><br />

Bontempelli nel 1970 con <strong>la</strong> regia <strong>di</strong> Camilleri, al ra<strong>di</strong>odramma Il giornale <strong>di</strong> Mario Fazio e<br />

Nino Palumbo nel 1972 con <strong>la</strong> regia <strong>di</strong> Paro<strong>di</strong>, a In viaggio con Teo <strong>di</strong> Fiocco e <strong>la</strong> regia <strong>di</strong><br />

Benedetto nel 1979, fino al programma satirico L'aria <strong>che</strong> tira nel 1981.<br />

Dato per morto anzitempo dal giornale ra<strong>di</strong>o in data 19 febbraio 1985, Durano continuò a<br />

fornire interpretazioni <strong>di</strong> primissimo piano an<strong>che</strong> negli ultimi anni <strong>di</strong> vita: Nell’opera lirica -Il<br />

barbiere <strong>di</strong> Siviglia <strong>di</strong> Rossini all’Opera <strong>di</strong> Roma nel 1998. Nel teatro -E io le <strong>di</strong>co..., del 2001,<br />

da lui scritto, <strong>di</strong>retto e interpretato- L'uomo <strong>la</strong> bestia e <strong>la</strong> virtù <strong>di</strong> Luigi Pirandello e Annata<br />

Ricca <strong>di</strong> Nino Martoglio, entrambi prodotti dal Teatro Biondo <strong>di</strong> Palermo.<br />

Nel cinema -La vita è bel<strong>la</strong> <strong>di</strong> Benigni del 1997 fu il suo ultimo film, in cui sostenne con<br />

amara ironia il drammatico ruolo dello zio del protagonista, riaffermando ancora una volta il<br />

suo talento con uno stile recitativo concitato e fortemente mimico.<br />

Dopo <strong>la</strong> <strong>di</strong>partita, Brin<strong>di</strong>si gli ha de<strong>di</strong>cato lo spiazzo antistante il teatro comunale <strong>che</strong> è stato<br />

chiamato “Piazzetta Giustino Durano” e dal 20 gennaio 2012 è stato immorta<strong>la</strong>to an<strong>che</strong> dal<br />

mondo del<strong>la</strong> scuo<strong>la</strong> brin<strong>di</strong>sina, con il Liceo Artistico Musicale <strong>che</strong> porta il suo nome.<br />

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