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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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ERCOLE BRINDISINO<br />

(Tebe, XII Secolo a.C.)<br />

Ercole, l’Eracle greco e l’Hercules <strong>la</strong>tino, fu tra le maggiori <strong>di</strong>vinità cui i Brin<strong>di</strong>sini professarono<br />

a lungo il loro culto. Una delle ipotesi leggendarie sull'origine epica del nome <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si è,<br />

infatti, <strong>che</strong> esso derivi dal nome <strong>di</strong> Brento, figlio <strong>di</strong> Ercole, <strong>che</strong> <strong>la</strong> fondò con il nome <strong>di</strong><br />

Brentension ben più <strong>di</strong> mille anni a.C.<br />

Ercole, figlio <strong>di</strong> Zeus e <strong>di</strong> Alcmena, venne educato a Tebe, in ogni <strong>di</strong>sciplina da uno specialista<br />

mitico: da Eurito nell'arco, da Autolico nel<strong>la</strong> lotta, nelle armi da Castore e da Lino nel<strong>la</strong> musica<br />

e <strong>la</strong> scrittura. Di natura selvaggia, Ercole uccise Lino e per punizione fu mandato a custo<strong>di</strong>re il<br />

gregge. A 18 anni, Ercole <strong>di</strong>ede prova del<strong>la</strong> sua forza uccidendo un leone, terrore del paese<br />

governato da Tespio, padre <strong>di</strong> 50 figlie e, in premio, generò un figlio con ciascuna <strong>di</strong> esse.<br />

Vinta una guerra, ottenne in ricompensa da Creonte, re <strong>di</strong> Tebe, <strong>la</strong> figlia Megara per moglie,<br />

dal<strong>la</strong> quale ebbe tre figli, <strong>che</strong> uccise in un eccesso <strong>di</strong> follia. L’oracolo <strong>di</strong> Delfi gli impose le<br />

do<strong>di</strong>ci fati<strong>che</strong> per <strong>la</strong> durata <strong>di</strong> do<strong>di</strong>ci anni come prezzo per <strong>la</strong> sua immortalità, e l e stesse<br />

furono an<strong>che</strong> considerate essere state imposte proprio per espiare l'uccisione dei figli.<br />

Lo storico brin<strong>di</strong>sino Giambattista Casimiro, il quale nel<strong>la</strong> sua “Episto<strong>la</strong> Apologetica” impostò <strong>la</strong><br />

leggenda del<strong>la</strong> fondazione erculea <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, scrisse <strong>che</strong> an<strong>che</strong> le colonne -al tempo<br />

considerate terminali del<strong>la</strong> via Appia- furono consacrate a Ercole.<br />

Una statua <strong>di</strong> marmo bianco rappresentante Ercole giovanetto, con nel<strong>la</strong> mano destra i pomi<br />

d’oro delle Esperi<strong>di</strong>, con l’altra stringendo un arco spezzato e con <strong>la</strong> pelle del leone Nemeo<br />

pendente dal braccio sinistro, fu casualmente ritrovata il 7 ottobre 1762 nei pressi del<strong>la</strong> chiesa<br />

<strong>di</strong> San Paolo, in occasione <strong>di</strong> <strong>la</strong>vori <strong>di</strong> scavo: l’Ercole Brin<strong>di</strong>sino, datato al IIº Secolo d.C.<br />

Su <strong>di</strong>sposizione del re Fer<strong>di</strong>nando IV Borbon, <strong>la</strong> statua fu trasferita al Museo <strong>di</strong> Napoli, e i l<br />

Decurionato brin<strong>di</strong>sino ne fece fare un r itratto su te<strong>la</strong>, <strong>che</strong> fu collocato nel<strong>la</strong> sa<strong>la</strong> delle<br />

adunanze del<strong>la</strong> Curia dei Nobili. Poi, nei primi anni del Novecento, il ritratto fu esposto nel<br />

tempio <strong>di</strong> San Giovanni al Sepolcro, sede del Museo Civico e, finalmente, tras<strong>la</strong>to nel<strong>la</strong> sede<br />

del<strong>la</strong> Biblioteca provinciale, attuale sede del Museo Ar<strong>che</strong>ologico Provinciale Ribezzo.<br />

Nel 1959 <strong>la</strong> strada nei pressi del luogo del rinvenimento del<strong>la</strong> statua, fu i ntito<strong>la</strong>ta all’Ercole<br />

Brin<strong>di</strong>sino. Nel 1963, n el Museo brin<strong>di</strong>sino fu esposto un calco del<strong>la</strong> statua, con leggibili i<br />

segni del restauro, con l’integrazione del pie<strong>di</strong>stallo, dei pie<strong>di</strong> e del<strong>la</strong> mano destra. Finalmente,<br />

il 19 giugno 2013, <strong>la</strong> statua originale dell’Ercole ritornò a Brin<strong>di</strong>si, in visita, permanendo tuttora<br />

esposta nel Museo Ar<strong>che</strong>ologico Provinciale in attesa dell’auspicabile rientro definitivo.<br />

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