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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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MARCO VALERIO<br />

(Roma, 250 a.C. circa – Roma, 200 a.C.)<br />

Fu, Marco Valerio Levino, un generale del<strong>la</strong> repubblica romana e fu an<strong>che</strong> un importante<br />

politico <strong>che</strong> fu eletto console <strong>di</strong> Roma. Difese Brin<strong>di</strong>si da Annibale ed ebbe il comando <strong>di</strong> legioni<br />

e flotte <strong>che</strong>, salpando da Brin<strong>di</strong>si, operarono sul<strong>la</strong> Grecia e sul<strong>la</strong> Croazia, contro i Macedoni.<br />

All’inizio del 215 a.C., anno successivo al<strong>la</strong> c<strong>la</strong>morosa sconfitta romana, subita nel<strong>la</strong> battaglia <strong>di</strong><br />

Canne del 216 a.C . per mano <strong>di</strong> Annibale, Marco Valerio era praetor peregrinorum e si<br />

occupava, quin<strong>di</strong>, essenzialmente delle controversie <strong>che</strong> coinvolgevano gli stranieri presenti a<br />

Roma. In quel periodo <strong>di</strong> grande crisi per <strong>la</strong> repubblica romana, molti magistrati ebbero<br />

esplicitamente affidati coman<strong>di</strong> militari e Marco Valerio ricevette quello <strong>di</strong> una legione e <strong>di</strong> una<br />

flotta <strong>di</strong> venticinque vascelli appena rientrate dal<strong>la</strong> Sicilia: forze quelle, con cui fu incaricato <strong>di</strong><br />

control<strong>la</strong>re l’Apulia.<br />

Prima <strong>di</strong> raggiungere l’Apulia, agli inizi dell’autunno, Marco Valerio riprese tre <strong>città</strong> degli Irpini<br />

<strong>che</strong> si erano ribel<strong>la</strong>te e passate dal<strong>la</strong> parte <strong>di</strong> Annibale dopo <strong>la</strong> sconfitta romana a Canne.<br />

Quin<strong>di</strong> si acquartierò con <strong>tutta</strong> <strong>la</strong> legione, finché il console Tiberio Sempronio Gracco lo inviò a<br />

Brun<strong>di</strong>sium, incaricandolo <strong>di</strong> <strong>di</strong>fendere le coste dell’agro salentino, specificamente pattugliando<br />

il litorale tra Brin<strong>di</strong>si e Taranto, e sorvegliando i movimenti del re Filippo V <strong>di</strong> Macedonia, in vista<br />

<strong>di</strong> una possibile guerra con quel paese <strong>che</strong> minacciava <strong>di</strong> espandersi sul<strong>la</strong> Grecia.<br />

Così, il generale Marco Valerio Levino s’inse<strong>di</strong>ò stabilmente a Brin<strong>di</strong>si e vi rimase finché, nel<br />

214 a.C., salpò con <strong>la</strong> sua legione per attraversare l’Adriatico e sbarcare in Croazia, da dove<br />

condusse una campagna vittoriosa contro Filippo V, <strong>che</strong> si ritirò precipitosamente in Macedonia.<br />

Si racconta <strong>che</strong> quando Annibale -dopo <strong>la</strong> battaglia <strong>di</strong> Herdonea sul finire dell’anno 212 a.C.- si<br />

accinse a conquistare Brin<strong>di</strong>si per punir<strong>la</strong> del<strong>la</strong> sua imperterrita fedeltà a Roma e soprattutto per<br />

impadronirsi del suo strategico porto, scoprì <strong>che</strong> le <strong>di</strong>fese del<strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>che</strong> aveva fatto apprestare<br />

Marco Valerio erano così valide <strong>che</strong> stimò prudente rinunciare al<strong>la</strong> conquista e tornare in<strong>di</strong>etro.<br />

Per il comportamento del<strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si in quel delicato frangente, il Senato romano lodò <strong>la</strong><br />

devozione e fedeltà del<strong>la</strong> <strong>città</strong> e Marco Valerio fu, da allora, considerato salvatore dai Brin<strong>di</strong>sini.<br />

Nel 210 a.C . Marco Valerio fu el etto console e rientrò a R oma. Fu quin<strong>di</strong> governatore del<strong>la</strong><br />

Sicilia, da lui stesso liberata da Annibale nel 208 a.C. e nel 204 a.C. rientrò ancora a Roma, da<br />

dove, nel 201 a.C. all'inizio del<strong>la</strong> seconda guerra macedonica, fu inviato <strong>di</strong> nuovo in Grecia<br />

settentrionale con una flotta e un esercito e da lì poté inviare a Roma un rapporto sulle<br />

preparazioni militari <strong>di</strong> Filippo, grazie al quale Roma poté impulsare <strong>la</strong> sua lotta finale contro il<br />

macedone.<br />

Marco Valerio Levino morì nel 200 a.C. e i figli Publio e Marco ne onorarono <strong>la</strong> memoria con<br />

giochi funebri e combattimenti g<strong>la</strong><strong>di</strong>atorii, celebrati per quattro giorni consecutivi nel foro.<br />

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