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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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SAN TEODORO D’AMASEA<br />

(Cilicia o Armenia, III Secolo – Amasea, 17 febbraio 306)<br />

Teodoro <strong>di</strong> Amasea, noto anc he come Teodoro Tiro, o Tirone dal greco Tyron <strong>che</strong> significa<br />

soldato, fu un soldato dell’esercito romano nel Ponto, e s ubì il martirio per <strong>la</strong> fede in Cristo.<br />

Nacque in Cilicia, o forse in Armenia. Nel Me<strong>di</strong>oevo, Venezia lo ebbe come santo protettore fin<br />

quando le reliquie furono trasportate dall’Oriente fino a Brin<strong>di</strong>si.<br />

Arruo<strong>la</strong>to nell’esercito romano al tempo dell’imperatore Galerio Massimiano, fu trasferito con <strong>la</strong><br />

sua legione nei quartieri invernali <strong>di</strong> Amasea, l’o<strong>di</strong>erna Amasya nel Ponto, a r idosso del Mar<br />

Nero. Qui Teodoro rifiutò <strong>di</strong> adorare gli dei e venne quin<strong>di</strong> accusato <strong>di</strong> essere cristiano e<br />

durante l’interrogatorio rinnegò nuovamente gli dei. A seguito del<strong>la</strong> promulgazione <strong>di</strong> un e<strong>di</strong>tto<br />

anticristiano, <strong>che</strong> prescriveva l’obbligo, an<strong>che</strong> per i soldati, <strong>di</strong> compiere sacrifici alle <strong>di</strong>vinità<br />

pagane, il giovane Teodoro, <strong>che</strong> sin dal<strong>la</strong> nascita era seguace del<strong>la</strong> dottrina cristiana, si rifiutò <strong>di</strong><br />

adempiere al decreto nonostante le sollecitazioni del tribuno e dei suoi compagni d’armi.<br />

Subì il martirio il 17 febbraio del 306 e <strong>la</strong> leggenda racconta <strong>che</strong> Teodoro non subì l’offesa delle<br />

fiamme, morì senza dolore e rese l’anima glorificando Dio. Una donna <strong>di</strong> nome Eusebia chiese<br />

il corpo <strong>di</strong> Teodoro, lo avvolse in un sudario ponendolo poi in una cassa e lo portò da Amasea<br />

ad Euchaita, l’attuale Aukhat, dove venne sepolto.<br />

In età federiciana, forse il 27 aprile del 1210 come vuole <strong>la</strong> tra<strong>di</strong>zione, o probabilmente nel 1225<br />

in occasione delle nozze <strong>di</strong> Federico II con Isabel<strong>la</strong> <strong>di</strong> Brienne, regina <strong>di</strong> Gerusalemme, le<br />

reliquie <strong>di</strong> San Teodoro d’Amasea furono tras<strong>la</strong>te a Brin<strong>di</strong>si dal<strong>la</strong> <strong>città</strong> anatolica <strong>di</strong> Euchaita.<br />

Al<strong>la</strong> fine del XV secolo, il culto <strong>di</strong> Teodoro si popo<strong>la</strong>rizzò a Brin<strong>di</strong>si per merito soprattutto dei<br />

Greci, degli Albanesi e degli Schiavoni, <strong>che</strong> ripopo<strong>la</strong>rono <strong>la</strong> <strong>città</strong> dopo il terremoto del 1456. E<br />

dal 27 aprile 1776, allorché il porto interno <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si fu rimesso in comunicazione con il porto<br />

esterno, in commemorazione dell’arrivo a Brin<strong>di</strong>si delle spoglie del santo, si iniziò a celebrare <strong>la</strong><br />

processione a mare per ricordare il miracoloso episo<strong>di</strong>o: i marinai veneziani <strong>che</strong> trasportarono<br />

le reliquie <strong>di</strong> Teodoro da Euchaita, vedendosi inseguiti da velieri turchi, pensarono <strong>di</strong> metterle in<br />

salvo su un sandalo <strong>che</strong>, sospinto dal<strong>la</strong> corrente, si <strong>di</strong>resse miracolosamente all’imboccatura<br />

del porto <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, da dove l’arcivescovo Gerardo le poté recuperare ed accompagnare fino<br />

al<strong>la</strong> riva del<strong>la</strong> <strong>città</strong> e quin<strong>di</strong>, le conservò nel Duomo.<br />

Nel Museo Diocesano Giovanni Tarantini presso <strong>la</strong> chiesa <strong>di</strong> Santa Teresa in Brin<strong>di</strong>si, è esposta<br />

l’Arca d’argento <strong>di</strong> San Teodoro d’Amasea, risalente al secolo XIII, un’opera realizzata da ignoti<br />

argentieri meri<strong>di</strong>onali nel<strong>la</strong> quale furono conservate le ossa del santo.<br />

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