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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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GUGLIELMO DA BRINDISI<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 1200 circa – Arsenga,1240)<br />

Fu un t emp<strong>la</strong>re brin<strong>di</strong>sino vissuto ai tempi in cui regnò l’imperatore Federico II <strong>di</strong> Svevia,<br />

quando fu uno dei numerosi cavalieri, detti fratres-sacerdotes, del Secolo XIII (foto).<br />

I Temp<strong>la</strong>ri a Brin<strong>di</strong>si furono presenti fin da quasi <strong>la</strong> fondazione dell’Or<strong>di</strong>ne, avvenuta subito<br />

dopo <strong>la</strong> presa <strong>di</strong> Gerusalemme del 1099. Fra XI e X III secolo, infatti, il porto brin<strong>di</strong>sino<br />

acquisì rilevanza per i traffici <strong>di</strong>retti verso levante: a B rin<strong>di</strong>si confluirono le vie <strong>di</strong> terra<br />

percorse dai pellegrini in un viaggio <strong>che</strong> avrebbe avuto prosecuzione nel mare, e da Brin<strong>di</strong>si<br />

imbarcarono an<strong>che</strong> molte spe<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> crocesegnati.<br />

Sotto il titolo <strong>di</strong> San Giorgio, <strong>la</strong> domus temp<strong>la</strong>re <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si fu attiva già dal 1169 e, come per<br />

gli altri or<strong>di</strong>ni monastico cavallereschi quali i Giovanniti e i Teutonici, il porto <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si ebbe<br />

per i Temp<strong>la</strong>ri centrale importanza. E a Brin<strong>di</strong>si, in località Santa Maria del Casale, si celebrò<br />

l’iniquo processo ai Temp<strong>la</strong>ri del regno <strong>di</strong> Napoli, nel 1310, quando l’Or<strong>di</strong>ne, perseguitato da<br />

Filippo il bello re <strong>di</strong> Francia, fu finalmente soppresso, in Avignone, dal papa Clemente V.<br />

Guglielmo da Brin<strong>di</strong>si morì eroicamente da combattente, mentre con altri cavalieri temp<strong>la</strong>ri<br />

svolgeva servizio armato nei presi<strong>di</strong> cristiani in Terra Santa. Cadde prigioniero dei Tartari,<br />

guidati da Odogai figlio <strong>di</strong> Gengis Kan, durante l’asse<strong>di</strong>o da questi posto al<strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>di</strong> Arsenga<br />

-Erzincam- nel<strong>la</strong> Turchia armena, nel 1239. I Tar tari, infatti, invasa <strong>la</strong> Persia, <strong>la</strong> Russia, <strong>la</strong><br />

Polonia e l’Ungheria, entrarono in Turchia asse<strong>di</strong>ando quel<strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>di</strong>fesa sia dai Cristiani <strong>che</strong><br />

dai Turchi <strong>che</strong>, in quell’occasione erano alleati a conseguenza dell’accordo sig<strong>la</strong>to <strong>di</strong>eci anni<br />

prima con <strong>la</strong> Sesta crociata, quel<strong>la</strong> partita da Brin<strong>di</strong>si detta degli scomunicati, tra Federico II<br />

e il sultano Elkamil.<br />

In quell’occasione, assieme al combattente Guglielmo da Brin<strong>di</strong>si fu fatto prigioniero an<strong>che</strong><br />

un altro temp<strong>la</strong>re, il guasco Raimondo, ed i due furono poi obbligati dai loro aguzzini tartari a<br />

duel<strong>la</strong>re tra <strong>di</strong> loro “affinché il vincitore avesse salva <strong>la</strong> vita”. Ma i due crociati non caddero<br />

nell’inganno e pattarono <strong>di</strong> fingere il duello per invece volgere le armi contro i nemici tartari.<br />

Racconta Sant’Antonino, arcivescovo <strong>di</strong> Firenze, nel suo Libro III del 1586, riportandolo dallo<br />

Speculum hi<strong>storia</strong>le <strong>di</strong> Vincenzo da Beauvais: «… quin<strong>di</strong> entrambi si avventarono contro i<br />

Tartari, dapprima con <strong>la</strong>nce, poi con le spade, uccidendone una qui n<strong>di</strong>cina e f erendone<br />

gravemente altri trenta, prima <strong>di</strong> essere sopraffatti e uccisi…»<br />

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