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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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AROLDO RIPALTA<br />

(Brin<strong>di</strong>si, XIII Secolo)<br />

Fu un nobile brin<strong>di</strong>sino, forse <strong>di</strong> origini piacentine, vissuto nel XIII secolo, in quel convulso<br />

periodo storico <strong>che</strong> seguì al<strong>la</strong> morte, nel 1250, dell’imperatore Federico II d i Svevia e c he<br />

culminò con l’avvento degli Angioini <strong>di</strong> Carlo I su tutto il regno <strong>di</strong> Napoli e <strong>di</strong> Sicilia.<br />

Appoggiò <strong>la</strong> rivolta <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si del 1255 contro lo svevo Manfre<strong>di</strong>, fomentata dal papa Innocenzo<br />

IV e dal suo successore Alessandro IV attraverso l’arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si Pellegrino e<br />

capitanata da Tommaso d’Oria. Poi però, cambiò bando: nel 1257 imprigionò Tommaso d’Oria<br />

e lo consegnò, con <strong>la</strong> stessa <strong>città</strong> <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, a Manfre<strong>di</strong> <strong>che</strong> l’aveva ripetutamente posta in<br />

asse<strong>di</strong>o. Manfre<strong>di</strong> uccise Tommaso d’Oria e fece imprigionare l’arcivescovo Pellegrino.<br />

Di conseguenza, il papa Alessandro IV, con bol<strong>la</strong> del 21 novembre 1257 e<strong>la</strong>rgì simbolicamente<br />

tutti i beni mobili e immobili del tra<strong>di</strong>tore Aroldo Ripalta, a favore <strong>di</strong> vari citta<strong>di</strong>ni brin<strong>di</strong>sini, tra cui<br />

Nico<strong>la</strong> Zaccaria e i figli <strong>di</strong> Sergio <strong>di</strong> Bibulo, per remunerarli del<strong>la</strong> morte al<strong>la</strong> quale furono<br />

condannati da Manfre<strong>di</strong> i padri rispettivi e per risarcirli dei molti danni sofferti da loro stessi per<br />

aver mantenuto fede al<strong>la</strong> chiesa romana.<br />

La lotta tra gli Svevi e gli Angioini proseguì con sorti alterne e nel 1263 Aroldo fu il capo del<strong>la</strong><br />

ribellione <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si contro Carlo d’Angiò. Poi, il 22 febbraio del 1266, Manfre<strong>di</strong> morì in battaglia<br />

a Benevento e due anni dopo, nel 1268, Corra<strong>di</strong>no <strong>di</strong> Svevia, il giovane figlio <strong>di</strong> Corrado IV,<br />

scese in Italia nel tentativo <strong>di</strong> riscattare i posse<strong>di</strong>menti del<strong>la</strong> famiglia. Aroldo Ripalta, <strong>di</strong> nuovo,<br />

capeggiò a Brin<strong>di</strong>si <strong>la</strong> rivolta contro gli Angioini, <strong>che</strong> si erano resi invisi al<strong>la</strong> citta<strong>di</strong>nanza per <strong>la</strong><br />

oppressione e le angherie del governatore Guglielmo Landa, uomo crudele ingiusto e avaro.<br />

Però, <strong>la</strong> spe<strong>di</strong>zione <strong>di</strong> Corra<strong>di</strong>no, dopo aver subito una rovinosa sconfitta a Tagl iacozzo il 23<br />

agosto 1268, ebbe ter mine tragicamente con <strong>la</strong> sua decapitazione il 28 ottobr e, nel<strong>la</strong> piazza<br />

Mercato a Napoli. Il regno italiano degli Svevi del<strong>la</strong> casata degli Hohenstaufen era finito ed era<br />

iniziato quello degli Angioini francesi, con Carlo I d’Angiò e questi, dopo aver represso <strong>la</strong> rivolta<br />

<strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, il 22 maggio del 1269 fece confiscare, e questa volta non solo virtualmente, tutti i<br />

beni <strong>di</strong> Aroldo Ripalta, assegnandoli in parte al protontino Pasquale Guarino.<br />

La casa Ripalta, un sontuoso pa<strong>la</strong>zzo ghibellino, il re lo assegnò a Giovanni de Spagny, suo<br />

valletto e familiare, facendone <strong>la</strong> sede del<strong>la</strong> curia regia e abitazione reale a Brin<strong>di</strong>si durante le<br />

permanenze in <strong>città</strong> del re, prima <strong>di</strong> completare <strong>la</strong> costruzione del suo pa<strong>la</strong>zzo reale: il castello a<br />

Santa Maria del Monte. Un pa<strong>la</strong>zzo, il Ripalta, <strong>che</strong> si situava al<strong>la</strong> fine dell’attuale omonima<br />

salita, adesso una scalinata (foto) <strong>che</strong> confluiva sul<strong>la</strong> via San Nicolicchio, poi, via Assennato.<br />

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