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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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ENRICO CAVALERIO<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 1300 circa – Brin<strong>di</strong>si, 1346)<br />

Fu un condottiero <strong>di</strong> mare. Per <strong>la</strong> sua perizia marinara e per il suo valore, <strong>la</strong> regina <strong>di</strong> Napoli,<br />

<strong>la</strong> angioina Giovanna I, lo nominò nel 1346 gran maestro degli arsenali <strong>di</strong> Puglia e protontino<br />

delle galere <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, una specie <strong>di</strong> ammiraglio sovrintendente marittimo, per succedere a<br />

Filippo Ripa.<br />

Giovanna I, infatti, nipote del re Roberto d’Angiò, appena se<strong>di</strong>cenne era salita sul trono <strong>di</strong><br />

Napoli nel 1343 al<strong>la</strong> morte <strong>di</strong> Roberto avvenuta quando l ’erede, suo figlio Carlo duca <strong>di</strong><br />

Ca<strong>la</strong>bria e padre <strong>di</strong> Giovanna, era già morto, trentenne nel 1328.<br />

Proprio quel<strong>la</strong> nominazione <strong>di</strong> Enrico Cavalerio a protontino, scatenò i sanguinosi eventi <strong>che</strong><br />

coinvolsero e sconvolsero l’intera <strong>città</strong> <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si nel 1346, allorché Filippo, del potente e<br />

nobile casato brin<strong>di</strong>sino dei Ripa, prese in potere <strong>la</strong> <strong>città</strong> seminando persecuzione e morte<br />

tra i suoi avversari, in primis i membri dell’altrettanto potente e nobile casato dei Cavalerio, <strong>di</strong><br />

cui Enrico fu al tempo il massimo rappresentate.<br />

Intorno ai Ripa si raccolse <strong>la</strong> massa dei conta<strong>di</strong>ni e intorno ai Cavalerio quel<strong>la</strong> dei marinai,<br />

sicché <strong>la</strong> <strong>città</strong>, an<strong>che</strong> per il fatto <strong>che</strong> tutte le altre famiglie importanti si schierarono dall’una o<br />

dall’altra parte, risultò <strong>di</strong>visa in due opposte fazioni.<br />

Il Ripa arringò contro i Cavalerio i conta<strong>di</strong>ni, a quel l’epoca affamati dal<strong>la</strong> carestia,<br />

convincendoli <strong>che</strong> il grano era finito nei depositi dell’avversario: non meno <strong>di</strong> una ventina<br />

furono le vittime del<strong>la</strong> violenza, fra cui lo stesso Enrico Cavalerio.<br />

Quei gravi fatti indussero finalmente il governo angioino <strong>di</strong> Napoli, il cui rappresentante<br />

provinciale Goffredo Gatto<strong>la</strong> nul<strong>la</strong> aveva potuto fare per contrastare il Ripa, a intervenire con<br />

provve<strong>di</strong>menti urgenti tendenti a r istabilire l’or<strong>di</strong>ne e puni re i responsabili dei gravi crimini.<br />

Per cui il Ripa, minacciato d’arresto, trovò scampo nel<strong>la</strong> fuga -forse definitiva, o forse nodal<strong>la</strong><br />

<strong>città</strong>, al<strong>la</strong> volta del<strong>la</strong> Grecia.<br />

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