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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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BERNARDINO SCOLMAFORA<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 1450 circa – Castro, 1529)<br />

Fu arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si nel 1529 e fu un dotto ecclesiastico. Nacque nel seno <strong>di</strong> una delle<br />

famiglie più importanti <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si e fu avviato al<strong>la</strong> carriera ecclesiastica.<br />

A Brin<strong>di</strong>si, il pa<strong>la</strong>zzo <strong>di</strong> Bernar<strong>di</strong>no e <strong>di</strong> sua sorel<strong>la</strong> Antonia, forse, si identifica con quello in<br />

via San Nicolicchio, ora via Assennato, su cui è murato lo stemma dei Perez. Infatti, Antonia<br />

Scolmafora fu poi sposa, sul finire del XVI secolo, <strong>di</strong> Antonio Perez.<br />

Sul portale del pa<strong>la</strong>zzo, ormai completamente ricostruito, è ancora murato lo stemma dei<br />

Perez: “La forma dello stemma è quel<strong>la</strong> <strong>di</strong> un poligono concavo convesso, guarnito <strong>di</strong><br />

antichissimi intagli, e sopra vi appoggia un cimiero chiuso con mas<strong>che</strong>ra. Lo stemma<br />

rappresenta un leone all’impie<strong>di</strong>, voltato a destra, con coda irta portando nel<strong>la</strong> mano destra<br />

una sciabo<strong>la</strong> alzata. Il detto leone sta appoggiato con <strong>la</strong> zampa sinistra a terra. E sopra al<br />

leone vedesi tre stelle”.<br />

Bernar<strong>di</strong>no fu, prima vicario generale <strong>di</strong> Taranto e poi vescovo <strong>di</strong> Lavello, ove <strong>di</strong>morò fino al<br />

12 marzo 1504 quando, appena passato il regno <strong>di</strong> Napoli sotto il dominio spagnolo con il re<br />

Fer<strong>di</strong>nando il cattolico, venne trasferito dal papa Giulio II al<strong>la</strong> chiesa <strong>di</strong> Castro, come vescovo<br />

<strong>di</strong> quel<strong>la</strong> chiesa.<br />

Da Castro, il vescovo Scolmafora, intervenne al Concilio <strong>di</strong> Laterano celebrato negli anni<br />

1512 e 1513, <strong>che</strong> fu indetto dal pontefice Leone X.<br />

Quando nel 1529 v enne nominato arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, come premio delle sue virtù e<br />

del<strong>la</strong> sua dottrina, non fece in tempo a pr endere possesso del<strong>la</strong> sua sede arcivescovile,<br />

perché fu raggiunto da morte improvvisa.<br />

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