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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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GEROLAMO ALEANDRO<br />

(Motta <strong>di</strong> Livenza, 13 febbraio 1480 – Roma, 1 febbraio 1542)<br />

Fu arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si dal 1524 e fu poi an<strong>che</strong> nominato car<strong>di</strong>nale. Nacque nel Veneto da<br />

Francesco Aleandro, filosofo e me<strong>di</strong>co, e da Bartolomea Antonelli dei Bonfigli <strong>di</strong> nobile famiglia<br />

veneziana.<br />

Stu<strong>di</strong>ò teologia e lingue anti<strong>che</strong> a Padova e poi a Venezia, dove fu in contatto con Erasmo da<br />

Rotterdam e Aldo Manuzio. Nel 1508 si recò a Parigi su invito <strong>di</strong> re Luigi XII come professore <strong>di</strong><br />

greco e <strong>la</strong>tino e tenne per un certo tempo <strong>la</strong> cattedra <strong>di</strong> rettore <strong>di</strong> quel<strong>la</strong> università. Nel 1515,<br />

passò al servizio <strong>di</strong> Eberhard von der Mark, principe vescovo <strong>di</strong> Liegi, dal quale nel 1516 fu<br />

inviato in missione a Roma. In quegli anni <strong>di</strong> soggiorno romano, ebbe vari figli e, nel 1519, il<br />

papa Leone X lo nominò prefetto del<strong>la</strong> Biblioteca Vaticana e fu segretario del car<strong>di</strong>nale Giulio<br />

de’ Me<strong>di</strong>ci, il futuro papa C lemente VII. Nel settembre del 1520 s i recò in Germania come<br />

nunzio papale per presenziare all’incoronazione <strong>di</strong> Carlo V. In quel l’occasione fu tr a i<br />

protagonisti del<strong>la</strong> Dieta <strong>di</strong> Worms del 1521, i n cui <strong>di</strong>resse l’opposizione a Luter o. L’e<strong>di</strong>tto <strong>di</strong><br />

Worms, adottato dall’imperatore e dal<strong>la</strong> <strong>di</strong>eta, venne e<strong>la</strong>borato e proposto proprio da Aleandro.<br />

Nel 1524, il 9 ottobre, fu or<strong>di</strong>nato sacerdote dall’arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, Giovanni Pietro Carafa<br />

e il 20 <strong>di</strong>cembre dello stesso anno, in seguito al<strong>la</strong> rinuncia dell’arcivescovo Carafa -nominato<br />

car<strong>di</strong>nale e poi papa, Paolo IV- fu nominato arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si e Oria dal papa Clemente<br />

VII, <strong>che</strong> lo inviò come nunzio apostolico al<strong>la</strong> corte del re <strong>di</strong> Francia, Francesco I.<br />

Fu preso prigioniero con quel monarca nel<strong>la</strong> battaglia <strong>di</strong> Pavia del 1525 e fu liberato soltanto col<br />

pagamento <strong>di</strong> un pesante riscatto. Successivamente, fu nunzio presso l’imperatore Carlo V nel<br />

1531 in Ungheria e in Boemia e poi, nel 1533, lo fu a Venezia. Sotto il papato <strong>di</strong> Paolo III, si<br />

occupò del<strong>la</strong> controriforma, <strong>la</strong>vorando dal 1534 al 1537 per il concilio e, nel 1536, fu nominato<br />

car<strong>di</strong>nale.<br />

Durante il periodo dell’arcivescovato, quando non fu lontano da Brin<strong>di</strong>si assolvendo alle varie<br />

missioni conferitegli dal papa, risiedette per lo più in San Pancrazio “per <strong>la</strong> bontà <strong>di</strong> quell’aria”.<br />

Nel 1541 -sembra, ma non è unanimemente accettato- rinunciò al vescovato <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si e Oria in<br />

favore del nipote Francesco Aleandro, <strong>che</strong> gli succedette nel 1542, e si recò a Roma per far<br />

parte del<strong>la</strong> commissione per <strong>la</strong> riforma del<strong>la</strong> curia romana, in preparazione del Concilio <strong>di</strong><br />

Trento, ma vi morì dopo poco, il primo febbraio 1542. Fu sepolto inizialmente in San Crisogono,<br />

poi le sue spoglie furono portate nel<strong>la</strong> <strong>città</strong> natale <strong>di</strong> Motta <strong>di</strong> Livenza, in Friuli.<br />

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