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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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BERNARDO SELVAGGI<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 1600 circa – Lecce, <strong>di</strong>cembre 1679)<br />

Fu un frate, oratore molto rinomato, appartenente ai Minori Osservanti Riformati <strong>di</strong> San<br />

Francesco. Essendo basso <strong>di</strong> statura fu s oprannominato “Lu Piccinnu ti Brin<strong>di</strong>si”. I s uoi<br />

successi oratori furono dovuti essenzialmente al<strong>la</strong> sua originalità <strong>di</strong> forma e <strong>di</strong> concetto, <strong>che</strong><br />

alle volte rasentò il grottesco.<br />

Sembra evidente dalle trascrizioni pervenute, <strong>che</strong> i suoi contenuti oratori, concettualmente e<br />

an<strong>che</strong> dal punto <strong>di</strong> vista letterario, non fossero all’altezza dell’enorme successo <strong>che</strong> sempre<br />

riscossero i suoi accesi <strong>di</strong>scorsi, ma evidentemente le sue intemperanze oratorie e l a<br />

depravazione dell’eloquenza con cui pre<strong>di</strong>cò, giocarono un r uolo determinante nello<br />

stimo<strong>la</strong>re le tante fanati<strong>che</strong> approvazioni e, allo stesso tempo, i violenti attacchi da parte <strong>di</strong><br />

chi non approvò tale oratoria sacra. Ricevette, infatti, molte criti<strong>che</strong> dai suoi stessi confratelli,<br />

a cui volle replicare an<strong>che</strong> per iscritto, con un panegirico <strong>che</strong> intitolò “La virtù vilipesa”.<br />

Oltre all’arte oratorio, Bernardo si cimentò an<strong>che</strong> nel<strong>la</strong> poesia, ma nean<strong>che</strong> in quest’arte<br />

eccelse. Ebbe comunque, Fra Bernar<strong>di</strong>no Selvaggi, un innegabile ingegno multiforme <strong>che</strong> ne<br />

giustificò, <strong>di</strong> fatto, l’enorme popo<strong>la</strong>rità <strong>che</strong> riscosse ai suoi tempi.<br />

Fu lui, Bernar<strong>di</strong>no Selvaggi, il primo ad accennare per le stampe dell’esistenza certa del<strong>la</strong><br />

leggendaria moneta “il mezzo carlino” fatta coniare nel<strong>la</strong> zecca <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si dal re Fer<strong>di</strong>nando<br />

II d’Aragona, Ferrante, in riconoscenza dopo il suo ritorno sul regno <strong>di</strong> Napoli, seguito al<strong>la</strong><br />

temporanea conquista realizzata, senza colpo ferire iniziando il 1495, dal re <strong>di</strong> Francia, Carlo<br />

VIII D’Angiò.<br />

In quel<strong>la</strong> drammatica storica occasione, infatti, solo Brin<strong>di</strong>si con qual<strong>che</strong> altra <strong>città</strong> rimase<br />

fedele all’Aragonese. Quel “mezzo carlino” -<strong>di</strong>venuto un rarissimo pezzo numismatico- ebbe<br />

le seguenti caratteristi<strong>che</strong>: Sul dritto, <strong>la</strong> figura <strong>di</strong> San Teodoro in pie<strong>di</strong>, tenendo nel<strong>la</strong> destra il<br />

pastorale e poggiando <strong>la</strong> sinistra su<strong>di</strong> uno scudo, in cui sono rappresentate le due colonne<br />

dello stemma <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si. Sul rovescio, lo stemma del<strong>la</strong> casa d’Aragona sormontato dal<strong>la</strong><br />

corona.<br />

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