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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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CARLO DE MARCO<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 12 novembre 1711 – Napoli, 8 marzo1804)<br />

Fu un i mportante uomo <strong>di</strong> stato, ministro <strong>di</strong> Grazia e G iustizia e degli Affari Ecclesiastici<br />

dell’in<strong>di</strong>pendente Regno borbonico <strong>di</strong> Napoli. Fu giansenista, giannoniano e tenac e ed<br />

illuminato <strong>di</strong>fensore delle prerogative dello Stato dal<strong>la</strong> invadenza del<strong>la</strong> Curia romana. Nacque a<br />

Brin<strong>di</strong>si nel<strong>la</strong> casa in piazza Duomo, poi convertita in Istituto educativo delle figlie del<strong>la</strong> carità.<br />

La sua educazione fu affidata allo zio, il canonico Jacopo Antonio Baoxich, fratello del<strong>la</strong> madre<br />

Anna. Stu<strong>di</strong>ò <strong>di</strong>ritto civile a Napoli, dove poi si esercitò nell'avvocatura.<br />

Nel 1743 ottenne l ’ufficio <strong>di</strong> u<strong>di</strong>tore del<strong>la</strong> provincia <strong>di</strong> Matera; fu poi avvocato fiscale e qui n<strong>di</strong><br />

commissario <strong>di</strong> campagna nel<strong>la</strong> provincia <strong>di</strong> Terra <strong>di</strong> Lavoro, <strong>di</strong>stinguendosi per intelligenza,<br />

<strong>di</strong>rittura ed integrità. Il 6 ottobre 1759, nell’ambito del<strong>la</strong> riorganizzazione delle segreterie <strong>di</strong> stato,<br />

il re Carlo <strong>di</strong> Borbon, in partenza per <strong>la</strong> Spagna, lo nominò segretario <strong>di</strong> stato <strong>di</strong> Grazia e<br />

Giustizia e ministro degli Affari Ecclesiastici: due incarichi <strong>che</strong> avrebbe ricoperto<br />

ininterrottamente per oltre trenta anni, abbinandoli spesso con altre mansioni <strong>di</strong> un certo rilievo.<br />

Nei primi tempi in cui fu ministro degli Affari Ecclesiastici, De Marco operò in simbiosi col primo<br />

ministro Tanucci, con<strong>di</strong>videndo le nette pos izioni anticuriali dell’uomo politico toscano e<br />

proseguendo <strong>la</strong> politica intrapresa dal re Carlo <strong>di</strong> Borbone alcuni decenni prima. Il primo<br />

importante provve<strong>di</strong>mento anticuriale fu rivolto nel 1762 contro i benefici ecclesiastici: un terzo<br />

delle ren<strong>di</strong>te furono devolute ai poveri.<br />

Negli ultimi anni in cui fu al potere con il re Fer<strong>di</strong>nando IV Borbon, il Tanucci attenuò, assieme a<br />

De Marco, <strong>la</strong> politica anticuriale perseguita fino a quel momento, an<strong>che</strong> in virtù degli<br />

orientamenti <strong>di</strong> segno <strong>di</strong>verso del<strong>la</strong> regina Carolina. In De Marco, tale processo <strong>di</strong><br />

ammorbi<strong>di</strong>mento fu for se influenzato dall’insorgere <strong>di</strong> una ma<strong>la</strong>ttia <strong>che</strong> lo tenne per qual<strong>che</strong><br />

tempo in serio pericolo <strong>di</strong> vita. Quanto al resto egli continuò, in questo periodo, a svolgere con<br />

competenza e r igore le proprie funzioni, mentre gli venne conferito il titolo <strong>di</strong> mar<strong>che</strong>se, il 25<br />

febbraio 1771.<br />

Nel1786 De Marco entrò a far parte del Consiglio <strong>di</strong> stato; nel 1789 gli venne assegnato un<br />

terzo <strong>di</strong>castero, quello del<strong>la</strong> Casa Reale. Poi, nel 1791 gli furono tolti i <strong>di</strong>casteri <strong>di</strong> Grazia e<br />

Giustizia ed Ecclesiastico, e nel 1798 quello <strong>di</strong> Casa reale.<br />

Nel 1799, dur ante l’effimera repubblica napoletana, si tenne estraneo al<strong>la</strong> vita politica, ma<br />

durante <strong>la</strong> restaurazione cadde in re<strong>la</strong>tiva <strong>di</strong>sgrazia perché si avanzarono sospetti su suoi<br />

legami con ambienti giacobini. Non subì incriminazioni formali, ma fu privato <strong>di</strong> cari<strong>che</strong> e <strong>di</strong><br />

remunerazioni fino al 1802, quando il re Fer<strong>di</strong>nando IV finalmente gli riconobbe una pensione.<br />

De Marco mori nonagenario, in campagna, nei pressi <strong>di</strong> Napoli, l’8 marzo 1804.<br />

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