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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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ANNIBALE DE LEO<br />

(San Vito dei Normanni, 13 giugno 1739 – Brin<strong>di</strong>si, 9 febbraio 1814)<br />

Fu arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si dal 1798, letterato e storico. Nacque a San Vito degli Schiavoni,<br />

antico nome <strong>di</strong> San Vito dei Normanni, da Fer<strong>di</strong>nando e Vittoria Massa, nobile brin<strong>di</strong>sina.<br />

La famiglia trasferì presto il suo domicilio a Brin<strong>di</strong>si e Annibale De Leo fece i suoi primi stu<strong>di</strong><br />

presso i padri delle Scuole Pie, proseguendo negli stu<strong>di</strong> <strong>di</strong> filosofia e teologia nel Seminario<br />

<strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si e con <strong>la</strong> guida del suo zio paterno, il versatissimo stu<strong>di</strong>oso Ortenzio De Leo.<br />

Dopo aver vestito l’abito ecclesiastico, Annibale De Leo si recò a Napoli per stu<strong>di</strong>are <strong>di</strong>ritto<br />

civile e canonico, e poi a Roma, dove approfondì gli stu<strong>di</strong> teologici e imparò le lingue dotte.<br />

Al suo rientro a Brin<strong>di</strong>si, iniziò <strong>la</strong> sua produzione letteraria con una <strong>di</strong>ssertazione sopra il suo<br />

concitta<strong>di</strong>no Marco Pacuvio ed iniziò a r accogliere, cominciando dagli archivi <strong>di</strong> suo zio<br />

Ortenzio, tutti i documenti antichi <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si <strong>che</strong> poté i ncontrare, alcuni in stato ormai<br />

deplorevole e des tinati ad andar e perduti, conformando con essi il Co<strong>di</strong>ce <strong>di</strong>plomatico<br />

brin<strong>di</strong>sino, opera manoscritta monumentale ed i mportantissima al<strong>la</strong> quale continuò a<br />

de<strong>di</strong>care tantissimi anni del<strong>la</strong> sua vita.<br />

Nel 1780 fu nominato socio dell’Accademia reale delle scienze e belle lettere <strong>di</strong> Napoli,<br />

quin<strong>di</strong> nel 1806 entr ò nel<strong>la</strong> Società reale d’incoraggiamento e nel , 1808, nel l’Accademia<br />

reale <strong>di</strong> <strong>storia</strong> e <strong>di</strong> antichità.<br />

Tra le altre sue pubblicazioni vanno ricordate, <strong>la</strong> “Memoria del<strong>la</strong> cultura dell’agro brin<strong>di</strong>sino”<br />

del 1811 e “Dell’Antichissima <strong>città</strong> <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si e suo celebre porto” del 1846, postuma.<br />

Fu canonico nel<strong>la</strong> Cattedrale <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, successivamente promosso a canonico teologo, a<br />

arciprete curato e ad arci<strong>di</strong>acono. Fu poi eletto vicario capito<strong>la</strong>re e gli fu conferita <strong>la</strong> ba<strong>di</strong>a <strong>di</strong><br />

Sant’Andrea e nel 1797 fu nom inato arcivescovo <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, incarico <strong>che</strong> esercitò fino al<strong>la</strong><br />

sua morte.<br />

Fu generoso e caritatevole amministratore dell’Orfanatrofio <strong>di</strong> Santa Chiara e non riposò mai<br />

dall’impegno <strong>di</strong> organizzare conservare ed a rricchire <strong>la</strong> sua valorosissima biblioteca, già<br />

eccezionalmente ricca <strong>di</strong> favolose e<strong>di</strong>zioni cinquecentes<strong>che</strong>, <strong>che</strong> per <strong>di</strong>posizione<br />

testamentaria <strong>la</strong>sciò ai citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, <strong>la</strong> prima biblioteca pubblica del Salento, con<br />

destino fisico nel Seminario <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si e con an<strong>che</strong> una dote annua per <strong>la</strong> sua<br />

conservazione.<br />

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