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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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i <strong>100</strong> PERSONAGGI DI BRINDISI… IN ORDINE CRONOLOGICO<br />

Ho fatto quello <strong>che</strong> farà ogni brin<strong>di</strong>sino verace con in mano questo libro, per<br />

prima cosa: andare all’in<strong>di</strong>ce alfabetico e cercare <strong>la</strong> pagina del<strong>la</strong> strada o<br />

piazza dov’è nato. La “mia” è <strong>la</strong> 78, Via Raffaele Rubini, insigne matematico e<br />

accademico delle migliori istituzioni vissuto negli anni a cavallo fra il Regno<br />

<strong>di</strong> Napoli e l’Unità d’Italia.<br />

La casa <strong>che</strong> abitavamo, in affitto, era in cima al<strong>la</strong> strada, proprio sotto <strong>la</strong><br />

Torre dell’Orologio; salendo due rampe <strong>di</strong> scale interne, si accedeva ad<br />

un’amplissima terrazza in una sezione del<strong>la</strong> quale si appoggiava,<br />

letteralmente, imponente e maestoso, uno dei due quadranti del<strong>la</strong> Torre,<br />

proprio a un paio <strong>di</strong> metri da mia madre <strong>che</strong> stendeva il bucato e da noi, mio<br />

fratello Italo ed io, <strong>che</strong> d’estate andavamo su per giocare. E spesso restavamo<br />

a guardare il movimento delle <strong>la</strong>nce (chiamarle <strong>la</strong>ncette non me <strong>la</strong> sono mai<br />

sentita) ver<strong>di</strong>, forse <strong>di</strong> bronzo, <strong>che</strong> era ben percettibile proprio in ragione<br />

del<strong>la</strong> struttura gigantesca. Il quadrante era <strong>di</strong> vetro bianco avorio e le cifre<br />

delle ore, romane non arabe, erano incise nel vetro stesso: attraverso VII e<br />

VIII riuscivamo a intravvedere piccole parti del meccanismo interno, <strong>che</strong> ai<br />

nostri occhi sembrava il motore del Nautilus, in bacino <strong>di</strong> carenaggio sul<strong>la</strong><br />

terrazza <strong>di</strong> casa nostra!<br />

Son rimasto molto tempo davanti al<strong>la</strong> pagina 78. Il testo, eloquente ed<br />

esaustivo <strong>di</strong> un <strong>personaggi</strong>o <strong>che</strong> ha veramente illustrato <strong>la</strong> nostra Brin<strong>di</strong>si,<br />

erano ormai semplici righe in<strong>di</strong>stinguibili, il volto <strong>di</strong> Raffaele Rubino<br />

un’immagine anonima e insignificante. Perché <strong>la</strong> mia mente era andata a<br />

cercare un cassetto remotissimo, lo aveva aperto ed aveva iniziato a rovistare<br />

a fatica, per recuperare ricor<strong>di</strong> imprecisi, emozioni ormai sfumate come certi<br />

oggetti <strong>che</strong> una volta profumavano <strong>di</strong> qualcosa e tu, inutilmente<br />

annusandoli, ti ostini a ricordare un aroma <strong>che</strong> invece è svanito.<br />

Confesso <strong>che</strong> ho chiesto a Giancarlo Cafiero, <strong>che</strong> considero uno dei più<br />

autentici cultori del<strong>la</strong> brin<strong>di</strong>sinità, insieme agli autori <strong>di</strong> questo volume, a<br />

Giacomo Carito, Antonio Caputo, Angelo De Castro, Nazareno Valente e<br />

pochi altri, <strong>la</strong> <strong>di</strong>citura esatta del<strong>la</strong> Torre “<strong>di</strong> casa mia”. Ebbene, Giancarlo mi<br />

ha risposto così: “I brin<strong>di</strong>sini lo hanno sempre chiamato Lu Tirloci, an<strong>che</strong><br />

perché quasi nessuno possedeva un orologio, per cui questa era<br />

un’eccellenza al<strong>la</strong> portata <strong>di</strong> tutti”. Ed era an<strong>che</strong> puntuale, aggiungo io, Lu<br />

Tirloci <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si.<br />

Poi il senso dell’impegno preso con Gianfranco Perri mi ha dato <strong>la</strong> sveglia, ed<br />

ho iniziato a scorrere il manoscritto come faccio quando mi imbatto per <strong>la</strong><br />

prima volta in un magazine: saltando alcune pagine velocemente,<br />

soffermandomi pochi istanti con curiosità su altre <strong>che</strong> richiamano<br />

l’attenzione, rimanendo il tempo <strong>di</strong> leggerle fino in fondo altre ancora,<br />

imme<strong>di</strong>atamente interessanti. Ecco via Filomeno Consiglio, un’altra strada<br />

“<strong>di</strong> famiglia” perché vi era domiciliata l’agenzia marittima dei Musciacco,<br />

bisnonno e nonno <strong>di</strong> mia moglie F<strong>la</strong>via, i quali erano an<strong>che</strong> agenti del<strong>la</strong><br />

famosa “Valigia delle In<strong>di</strong>e”.<br />

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