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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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TEODORO MONTICELLI<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 5 ottobre 1759 – Napoli, 5 ottobre 1845)<br />

Fu un em inente intellettuale e nobile brin<strong>di</strong>sino, abate, scientifico e pat riota antiborbonico.<br />

Nacque nel seno <strong>di</strong> una delle famiglie più importanti <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si, da Francesco Antonio e da<br />

Eleonora dei conti Sa<strong>la</strong>.<br />

I primi stu<strong>di</strong> li fece con i padri Scolopi <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si e poi nel collegio dei Celestini <strong>di</strong> Lecce. Da<br />

sacerdote celestino si trasferì a Roma per stu<strong>di</strong>are teologia, filosofia e matematica, al<strong>la</strong> quale<br />

fu molto portato.<br />

Insegnò nel Monastero <strong>di</strong> Santa Croce in Lecce e poi in quello <strong>di</strong> San Pietro a Maiel<strong>la</strong> in<br />

Napoli, dove ottenne il titolo onorifico <strong>di</strong> Abate celestino dal papa Pio VII.<br />

Teodoro Monticelli fu uno dei primi in Italia ad infervorarsi ed a s offrire per le nuove idee <strong>di</strong><br />

libertà e <strong>di</strong> emancipazione sviluppatesi nell’ambiente illuministico napoletano, e c he dal<strong>la</strong><br />

rivoluzione francese del 1789 ebbero impulso all’azione.<br />

Nel 1794 fu processato, accusato <strong>di</strong> appartenere al<strong>la</strong> Società Patriottica Repubblicana. Fu<br />

prosciolto per mancanza <strong>di</strong> prove, ma l’anno seguente fu r iprocessato per frequentare<br />

riunioni segrete sovversive e fu rinchiuso a Sant’Elmo per tre anni e per altri sette nel<strong>la</strong> Torre<br />

del<strong>la</strong> Favignana.<br />

Fu graziato dal re Fer<strong>di</strong>nando IV <strong>di</strong> Borbone e liberato dopo il fallimento del<strong>la</strong> Repubblica<br />

Partenopea e <strong>la</strong> conseguente pace <strong>di</strong> Firenze del 1801.<br />

Quin<strong>di</strong> si stabilì a R oma e s i de<strong>di</strong>cò agli stu<strong>di</strong> <strong>di</strong> mineralogia, per cui negli anni venne<br />

acc<strong>la</strong>mato socio delle maggiori accademie d’Europa e d’America.<br />

Con l’avvento del regno napoleonico, fu chiamato a Napoli dal re Giuseppe Bonaparte con<br />

l’incarico <strong>di</strong> <strong>di</strong>rigere il Collegio reale del Salvatore e tenere <strong>la</strong> cattedra <strong>di</strong> Etica dell’Università,<br />

<strong>di</strong> cui fu an<strong>che</strong> rettore. Rimase quin<strong>di</strong> a Napoli, dove fu inoltre segretario perpetuo del<strong>la</strong><br />

celebre Accademia del<strong>la</strong> Scienze, in cui si conservarono tutti i suoi più importanti <strong>la</strong>vori<br />

scientifici, tra cui quelli sulle eruzioni del Vesuvio.<br />

Compiendo il suo 86º anno d’età, morì nel<strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>di</strong> Napoli, in cui aveva speso <strong>la</strong> maggior<br />

parte del<strong>la</strong> sua esistenza come illustrissimo scientifico.<br />

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