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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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GIUSTINO DE JACOBIS<br />

(San Fele, 9 ottobre 1800 – Eidale, 31 luglio 1860)<br />

Fu un missionario <strong>la</strong>zzarista, <strong>che</strong> fu or<strong>di</strong>nato sacerdote a Brin<strong>di</strong>si. Divenne vicario apostolico in<br />

Etiopia e vescovo tito<strong>la</strong>re <strong>di</strong> Nilopoli. Fu proc<strong>la</strong>mato santo da Paolo VI, il 26 ottobre del 1975.<br />

Figlio, il settimo <strong>di</strong> quattor<strong>di</strong>ci, <strong>di</strong> Giovanni Battista de Jacobis e <strong>di</strong> Maria Giuseppina Muccia, il<br />

17 ottobre 1818 entrò nel<strong>la</strong> Congregazione del<strong>la</strong> Missione -nei Lazzaristi- a Napoli e prese i voti<br />

esattamente due anni dopo.<br />

Continuò i suoi stu<strong>di</strong> in Puglia e fu or<strong>di</strong>nato sacerdote il 12 giugno 1824 nel<strong>la</strong> Cattedrale <strong>di</strong><br />

Brin<strong>di</strong>si, dall’arcivescovo Giuseppe Maria Tedeschi, come lo ricorda una epigrafe marmorea<br />

apposta sul<strong>la</strong> parete interna del<strong>la</strong> facciata. Trascorse alcuni anni come sacerdote a O ria e a<br />

Monopoli. Poi <strong>di</strong>venne Provinciale dei Lazzaristi, prima a Lecce e poi, nel 1836, a Napoli.<br />

Nel 1839, il 13 ottobre, partì per l’Africa. In Adua fu nominato prefetto apostolico dell’Etiopia e gli<br />

fu affidata <strong>la</strong> fondazione delle missioni cattoli<strong>che</strong> in quel paese. Dopo aver <strong>la</strong>vorato con gran<br />

successo in Etiopia per otto anni, fu nominato vescovo tito<strong>la</strong>re <strong>di</strong> Nilopoli nel 1847, e poco dopo<br />

vicario apostolico dell’Abissinia, ma egli rifiutò <strong>la</strong> <strong>di</strong>gnità episcopale finché fu finalmente<br />

obbligato ad accettar<strong>la</strong> nel 1849.<br />

Nonostante <strong>la</strong> prigionia, l’esilio ed ogni altro genere <strong>di</strong> persecuzioni subite in Etiopia, De Jacobis<br />

riuscì a fondare numerose missioni, a costruire scuole nell'Agame e nell'Akele Guzay, in Eritrea,<br />

per <strong>la</strong> formazione del clero locale, ed a porre le fondamenta del<strong>la</strong> chiesa cattolica etiope: <strong>di</strong> fatto<br />

fu poi riconosciuto esserne il padre. Contribuì personalmente al<strong>la</strong> fondazione <strong>di</strong> molti centri<br />

missionari a Gondar, Alitiena, Ha<strong>la</strong>i, Hebo, Cheren, Enticciò e a Gua<strong>la</strong>, con annesso seminario<br />

da cui nel 1852 uscirono 15 sacerdoti.<br />

Tra tutti i luoghi attraversati nel<strong>la</strong> vita missionaria da Giustino de Jacobis, ricoprì una notevole<br />

importanza <strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>di</strong> Hebo, dove le sue spoglie sono conservate e venerate. Morì sul<strong>la</strong> strada<br />

da Massaua per Ha<strong>la</strong>i, nel<strong>la</strong> moderna Eritrea.<br />

Il processo <strong>di</strong> beatificazione iniziò il 13 l uglio 1904, s otto il pontificato <strong>di</strong> papa P io X e s i<br />

concluse il 25 luglio 1939, essendo papa Pio XII. Fu canonizzato nel 1975 da papa Paolo VI. La<br />

sua tomba è visitata sia dai cristiani <strong>che</strong> dai musulmani. A San Fele in provincia <strong>di</strong> Potenza,<br />

<strong>città</strong> natale del santo, <strong>che</strong> <strong>di</strong>venne Abuna Jacob per le popo<strong>la</strong>zioni etiopi, il 30 e 31 luglio si<br />

svolge <strong>la</strong> festa in suo onore.<br />

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