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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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DOMENICO GUADALUPI<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 17 settembre 1811 – Salerno, 11 maggio 1878)<br />

Fu arcivescovo <strong>di</strong> Salerno dal 6 maggio 1872 al marzo 1877. N acque da D omenico e da<br />

Caterina Lopez, <strong>che</strong> acquistarono il pa<strong>la</strong>zzo Perez, a<strong>di</strong>acente alle colonne. Iniziò i suoi stu<strong>di</strong><br />

a Brin<strong>di</strong>si e li completò a Roma dove conseguì <strong>la</strong> <strong>la</strong>urea in Utroque Iure. Divenne sacerdote<br />

nel 1837 e nel 1848 fu i nviato a P alermo con <strong>la</strong> carica <strong>di</strong> Primo u<strong>di</strong>tore del car<strong>di</strong>nale<br />

Fer<strong>di</strong>nando Maria Pignatelli.<br />

A Palermo, Domenico Guadalupi s’imbatté nel<strong>la</strong> famosa Mappa spagno<strong>la</strong> <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si,<br />

realizzata intorno al 1739 dal cartografo e gen erale militare spagnolo Poulet. La r ecuperò<br />

dallo stato <strong>di</strong> abbandono in cui <strong>la</strong> scoprì e <strong>la</strong> portò a B rin<strong>di</strong>si per custo<strong>di</strong>r<strong>la</strong>. Venne poi<br />

assegnata al Museo Civico <strong>di</strong> San Giovanni al Sepolcro e dopo gl i eventi bellici venne<br />

trasportata presso il Comune.<br />

Ritornato a Roma, Domenico fu nominato Protonotario apostolico e fu poi designato vescovo<br />

<strong>di</strong> Lecce nel 1868, una designazione <strong>che</strong> Domenico rifiutò ritenendosi non pronto al compito.<br />

Il 6 maggio 1872, fu nominato arcivescovo primate <strong>di</strong> Salerno e Acerno dal papa Pio IX. Nel<br />

corso del suo ministero fece oggetto <strong>di</strong> partico<strong>la</strong>ri attenzioni il Seminario, ridotto a pochi locali<br />

e sconvolto negli or<strong>di</strong>namenti per l’applicazione delle leggi eversive. Perfezionò programmi,<br />

in<strong>di</strong>rizzi e meto<strong>di</strong> per renderli atti al<strong>la</strong> formazione culturale e spirituale <strong>di</strong> sacerdoti destinati al<br />

contrasto con l’imperante anticlericalismo massonico.<br />

Nell’ultimo periodo del suo governo pastorale riprese il progetto già ideato dal predecessore<br />

per <strong>la</strong> posa <strong>di</strong> un pavimento marmoreo nel<strong>la</strong> basilica superiore. L’opera, pur lodevole nelle<br />

intenzioni, portò al<strong>la</strong> rimozione delle stori<strong>che</strong> <strong>la</strong>pi<strong>di</strong> poste sulle sepolture davanti alle cappelle<br />

patronali e fu perciò, invano, contrastata dal Capitolo.<br />

Monsignor Guadalupi, ma<strong>la</strong>to per lunghi perio<strong>di</strong> con brevi intervalli <strong>di</strong> ripresa fin dal <strong>di</strong>cembre<br />

del 1875, ormai impossibilitato a svolgere il proprio ministero, rinunciò al<strong>la</strong> <strong>di</strong>ocesi<br />

salernitana al<strong>la</strong> fine <strong>di</strong> marzo del 1877.<br />

Morì l’11 maggio 1878 e <strong>la</strong> salma fu deposta nel<strong>la</strong> tomba gentilizia del<strong>la</strong> famiglia Vairo.<br />

Trascorsi i termini <strong>di</strong> legge per l’esumazione, le ossa furono trasportate nel<strong>la</strong> Cattedrale San<br />

Matteo <strong>di</strong> Salerno ove si eresse un monumento al<strong>la</strong> memoria (foto), opera dello scultore<br />

Gerardo Balestrieri.<br />

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