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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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GIUSEPPE DE ROMA<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 10 marzo 1821 – Lecce, 24 ottobre 1889)<br />

Fu un professore <strong>di</strong> letteratura, scrittore e giornalista, e fu un patriota brin<strong>di</strong>sino<br />

antiborbonico. Nacque da Andrea e Cecilia Saracino e fu battezzato con il nome <strong>di</strong> Giuseppe<br />

Domenico l’11 marzo, tenuto al fonte da A ndrea Saracino. Ottenne un posto gratuito nel<br />

Seminario, dove stu<strong>di</strong>ò e si erudì negli stu<strong>di</strong> letterari a cui restò sempre affezionato.<br />

Quando si conobbe a Brin<strong>di</strong>si l’atto con il quale il re Fer<strong>di</strong>nando II stabilì dare corso ai <strong>la</strong>vori<br />

per <strong>la</strong> bonificazione del porto, De Roma scrisse un lungo componimento poetico per<br />

descrivere l’esultanza del popolo, <strong>che</strong> fu pubbl icato sul<strong>la</strong> rivista “L’omnibus pittoresco” <strong>di</strong><br />

Napoli nel gennaio 1843.<br />

Esercitò qual<strong>che</strong> anno come professore a B rin<strong>di</strong>si e, ne l 1848, con lo scoppio dei moti,<br />

partecipò al<strong>la</strong> rivoluzione, per cui fu per seguitato dal<strong>la</strong> polizia borbonica e gli fu tol to<br />

l’insegnamento.<br />

Fu imprigionato nel 1850, quin<strong>di</strong> liberato, e <strong>di</strong> nuovo rinchiuso nel carcere <strong>di</strong> San Francesco<br />

a Lecce, nel 1857. Nell’intermezzo, nel 1855, pubblicò sul<strong>la</strong> rivista “Il filosofo Barbabianca” <strong>di</strong><br />

Lecce, <strong>la</strong> romanza “Pensieri intorno al<strong>la</strong> poesia <strong>che</strong> oggi <strong>di</strong>cesi popo<strong>la</strong>re e l’amore del<br />

povero”.<br />

Con l’avvento del nuovo Regno d’Italia fu l iberato e, ne l 1860, fu <strong>di</strong> nuovo nominato<br />

professore <strong>di</strong> lettere, questa volta nel Liceo Palmieri <strong>di</strong> Lecce, dove insegnò per molti anni.<br />

Nel 1868 fondò a sue spese e mantenne per cinque anni un giornaletto, “Il Brin<strong>di</strong>si” (foto),<br />

nel quale propugnò gli interessi morali e materiali del<strong>la</strong> sua <strong>città</strong>. Combatté le sue battaglie<br />

e<strong>di</strong>toriali in favore del<strong>la</strong> Valigia delle In<strong>di</strong>e e per <strong>la</strong> colonizzazione dell’agro brin<strong>di</strong>sino.<br />

Nonostante le sue benemerenze, per cui aveva sofferto persecuzioni, esilio e carcere, visse<br />

per parecchi anni negletto, e so<strong>la</strong>mente nel 1875 ottenne un modesto posto <strong>di</strong> <strong>la</strong>voro, come<br />

ispettore sco<strong>la</strong>stico.<br />

Morì a Lecce, quasi settantenne, il 24 ottobre 1889.<br />

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