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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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(*) «… In <strong>tutta</strong> <strong>la</strong> sua vita, <strong>che</strong> non fu breve, Pasquale Camassa ebbe un solo costante<br />

connaturato geloso e permaloso amore: Brin<strong>di</strong>si.<br />

Quando egli par<strong>la</strong>va del<strong>la</strong> sua <strong>città</strong>, era tutto una fiamma, le corde del suo gran cuore vibravano<br />

tutte. A chi non lo avesse conosciuto intimamente, questa sua esuberante «brin<strong>di</strong>sinità» poteva<br />

sembrare una manifestazione <strong>di</strong> provincialismo e <strong>di</strong> esagerato amore <strong>di</strong> campanile. Il suo era<br />

invece senso civico spiccatissimo, affetto sviscerato al<strong>la</strong> terra <strong>che</strong> lo vide nascere. E chi peccò<br />

per troppo amore non fu mai condannato. Figura caratteristica e popo<strong>la</strong>rissima <strong>di</strong> uomo e <strong>di</strong><br />

stu<strong>di</strong>oso, riassunse ed espresse per tanti anni l'anima del<strong>la</strong> <strong>città</strong>.<br />

Egli raccolse <strong>la</strong> tra<strong>di</strong>zione dall'arcivescovo Tarantini, <strong>che</strong> a sua volta l'aveva raccolta, sia pure a<br />

<strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> molti anni, da Ortensio e da Annibale De Leo -i patriarchi del<strong>la</strong> cultura storica<br />

brin<strong>di</strong>sina- e rappresentava <strong>tutta</strong>via uno degli ultimi anelli <strong>di</strong> congiunzione tra <strong>la</strong> nostra vecchia<br />

gloriosa generazione <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>osi venuta dopo il '60 e <strong>la</strong> nuova <strong>che</strong>, pur esigua <strong>di</strong> numero, cerca<br />

<strong>di</strong> mantenere con decoro le tra<strong>di</strong>zioni culturali del<strong>la</strong> nostra terra.<br />

Il piccolo Museo Civico in San Giovanni al Sepolcro, creato dal<br />

Tarantini, fu sviluppato e reso vivo dal suo palpito generoso ed<br />

amorevole, adunandovi perio<strong>di</strong>camente per lungo volgere <strong>di</strong> anni <strong>la</strong><br />

“Brigata degli amatori <strong>di</strong> <strong>storia</strong> ed arte” <strong>che</strong>, se non fu senza<br />

sbandamenti d'in<strong>di</strong>rizzo e <strong>di</strong> programmi e <strong>di</strong> uomini <strong>che</strong> vi tennero<br />

<strong>di</strong>scorso, dette al<strong>la</strong> <strong>città</strong> <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si un certo tono d'intellettualità <strong>che</strong><br />

non aveva avuto prima e <strong>che</strong> non ha più riavuto dopo <strong>che</strong> il Camassa<br />

non potette più darle vita.<br />

Attraverso <strong>la</strong> Brigata, egli volle far penetrare l'amore per i nostri monumenti, per <strong>la</strong> nostra <strong>storia</strong>,<br />

per <strong>la</strong> nostra arte, per le nostre tra<strong>di</strong>zioni popo<strong>la</strong>ri, organizzando gite nei vari centri artistici del<strong>la</strong><br />

regione, poiché per lui <strong>la</strong> cultura non doveva circoscriversi soltanto nel<strong>la</strong> pur fondamentale<br />

ricerca eru<strong>di</strong>ta degli archivi e delle bibliote<strong>che</strong>, ma doveva essere qualcosa <strong>di</strong> vivo e <strong>di</strong> aderente<br />

allo spirito oltre <strong>che</strong> all'intelletto.<br />

Ecco perché il Camassa non paludò mai i suoi scritti <strong>di</strong> cattedratica veste, ma fu invece un<br />

efficace <strong>di</strong>vulgatore, non però nel senso superficiale <strong>che</strong> si usa dare a questa paro<strong>la</strong>. Certo, se i<br />

suoi scritti sono esaminati col criterio del metodo storico oggi in uso, tutti cadrebbero perché in<br />

essi manca quasi sempre l'annotazione del<strong>la</strong> fonte da cui attinse. Ma si può essere sicuri <strong>che</strong><br />

se ci si sottopone al<strong>la</strong> fatica <strong>di</strong> ripercorrere il camino da lui fatto per giungere ai risultati ch'egli<br />

dà, e ci si riesce, è molto <strong>di</strong>fficile trovarlo in castagna, data <strong>la</strong> probità connaturata dell'uomo e<br />

dello stu<strong>di</strong>oso.<br />

Egli, com'ho detto poc'anzi, era soprattutto un <strong>di</strong>vulgatore. Il suo dettato scorrevole, chiaro, <strong>di</strong>rei<br />

popo<strong>la</strong>re, era fatto per far penetrare i risultati del<strong>la</strong> ricerca storica fin negli strati <strong>di</strong> pubblico <strong>che</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>storia</strong> non aveva sentito o non voleva sentir par<strong>la</strong>re. Sparse, perciò, il meglio delle sue<br />

ricer<strong>che</strong> in giornali, giornaletti, opuscoli, riviste, rivistine, fogli vo<strong>la</strong>nti: tutto era utile ai fini <strong>di</strong> far<br />

conoscere <strong>la</strong> <strong>storia</strong>, l’arte e le tra<strong>di</strong>zioni del<strong>la</strong> sua <strong>città</strong>.<br />

Mai invano, da ogni parte si chiesero a lui consigli e notizie. Egli era un'anima generosa e<br />

cor<strong>di</strong>ale, quel <strong>che</strong> si <strong>di</strong>ce, con <strong>di</strong>alettale paro<strong>la</strong>, uno sciampagnone: an<strong>che</strong> in questo,<br />

espressione genuina del<strong>la</strong> vera anima del<strong>la</strong> sua <strong>città</strong>.<br />

Quante volte, a conclusione <strong>di</strong> una giornata o <strong>di</strong> un pomeriggio, ci offrì una cenetta in qual<strong>che</strong><br />

osteria popo<strong>la</strong>re verso le sciabi<strong>che</strong> -il rione più brin<strong>di</strong>sino <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si- dove amava farci trovare i<br />

piatti e i prodotti più gustosamente locali? Io non so quanto <strong>la</strong> sua <strong>città</strong> abbia effettivamente<br />

apprezzato <strong>la</strong> sua opera e non so chi possa continuar<strong>la</strong>, sia pure nel<strong>la</strong> parte decorativa.<br />

Certo è <strong>che</strong> Brin<strong>di</strong>si ha perduto il suo cantore, il suo aedo, il custode amorevole ed ardente<br />

delle sue memorie. È tutto un mondo <strong>che</strong> muore con lui, malinconicamente!».<br />

(*) Nico<strong>la</strong> Vacca: “Ricordo <strong>di</strong> Pasquale Camassa” in Rinascenza salentina, IX (1941)<br />

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