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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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PIETRO CHIMIENTI<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 28 gennaio 1864 – Roma, 26 novembre 1938)<br />

Fu un giurista e un uomo politico. Nacque a Brin<strong>di</strong>si da Antonio e Caterina Fusco. Compì gli<br />

stu<strong>di</strong> universitari a R oma, dove si <strong>la</strong>ureò in giurisprudenza. Insegnò nelle università <strong>di</strong><br />

Cagliari e Catania e poi al<strong>la</strong> Sapienza <strong>di</strong> Roma, come professore <strong>di</strong> Diritto amministrativo.<br />

Dopo un’iniziale inclinazione per i ra<strong>di</strong>cali, militando nelle file del<strong>la</strong> destra liberale, fu<br />

deputato nel collegio <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si dal 1900 al 1921 e da qu ell’anno senatore. Al<strong>la</strong> Camera<br />

aderì al gruppo <strong>di</strong> Sonnino del quale con<strong>di</strong>videva, oltre ai programmi specifici, <strong>la</strong> più generale<br />

concezione dell’attività par<strong>la</strong>mentare come espressione <strong>di</strong> interessi concreti e del l’azione<br />

politica come risultato dei contrasti e delle me<strong>di</strong>azioni tra una molteplicità <strong>di</strong> forze partico<strong>la</strong>ri.<br />

Fu contrario al<strong>la</strong> politica <strong>di</strong> Giolitti e, pur simpatizzando con il gruppo ra<strong>di</strong>cal-democratico<br />

guidato dal Nitti, tenne sempre a <strong>di</strong>stinguersi sia dai deputati socialisti e sia dagli esponenti<br />

del<strong>la</strong> destra, specialmente agraria. E più volte <strong>la</strong> sua azione politica o i suoi interventi<br />

par<strong>la</strong>mentari seppero esprimere l’ostilità <strong>che</strong> essa nutriva verso <strong>la</strong> lotta riven<strong>di</strong>cativa condotta<br />

dalle locali associazioni proletarie non meno del<strong>la</strong> <strong>di</strong>ffidenza verso <strong>la</strong> politica interna <strong>di</strong><br />

Giolitti, considerata troppo b<strong>la</strong>nda nel<strong>la</strong> tute<strong>la</strong> dell’or<strong>di</strong>ne pubblico.<br />

Svolse un ruolo importante nel<strong>la</strong> definizione del<strong>la</strong> politica commerciale e doganale italiana<br />

concordando con le opinioni <strong>di</strong> Nitti, De Viti e De Marco nell’avversione al protezionismo e<br />

nel patrocinio dei più moderni interessi agricoli del Mezzogiorno quali quelli legati allo<br />

sviluppo del<strong>la</strong> viticoltura. Più volte sottosegretario, fu ministro delle Poste e Telegrafi con il<br />

governo Nitti dal giugno 1919 al marzo 1920.<br />

Dopo <strong>la</strong> nomina a s enatore, ottenuta l ’8 giugno 1921, C himienti aderì al fascismo, al cui<br />

servizio pose <strong>la</strong> sua esperienza <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>oso <strong>di</strong> <strong>di</strong>ritto pubblico, de<strong>di</strong>candosi al<strong>la</strong> legittimazione<br />

del regime fascista sotto il profilo giuri<strong>di</strong>co-costituzionale, me<strong>di</strong>ante una profonda revisione<br />

degli orientamenti da l ui assunti in passato sul problema dello Stato par<strong>la</strong>mentare e del le<br />

istituzioni rappresentative. Nel 1926 i nfatti sostenne <strong>la</strong> legittimità del<strong>la</strong> decadenza dei<br />

deputati aventiniani dal loro mandato decretata del<strong>la</strong> Camera e da allora in poi numerosi<br />

furono i suoi scritti volti a dare una p<strong>la</strong>usibilità giuri<strong>di</strong>ca alle forme illiberali con cui <strong>la</strong> <strong>di</strong>ttatura<br />

fascista aveva snaturato l’assetto politico-istituzionale dello Stato. Fu capo del<strong>la</strong> missione<br />

italiana al<strong>la</strong> conferenza <strong>di</strong> Ginevra nel 1925 e fu delegato del Perù all’Istituto internazionale<br />

<strong>di</strong> agricoltura.<br />

Tra i suoi scritti: La vita politica e <strong>la</strong> pratica del regime par<strong>la</strong>mentare, 1897; Il Capo dello<br />

Stato e il Gabinetto, 1898; Saggi <strong>di</strong> <strong>di</strong>ritto costituzionale e politica, 1915; Manuale <strong>di</strong> <strong>di</strong>ritto<br />

costituzionale, 1918; Diritto costituzionale fascista, 1933.<br />

Pietro Chimienti morì a Roma il 26 novembre 1938.<br />

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