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i 100 personaggi dell'odonomastica di Brindisi che attraversano tutta la storia della città

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

Lo stradario di Brindisi conta più di mille, tra vie, piazze, vicoli, larghi, parchi, etc. Ebbene di quelle più di mille intitolazioni, poco più di cento sono dedicate a personaggi illustri di Brindisi: personaggi nati a Brindisi, o che a Brindisi hanno vissuto e operato significativamente, o che con Brindisi hanno avuto una qualche speciale relazione. Poche o molte, non è qui importante stabilirlo, ma certo è che quelle cento intitolazioni dello stradario cittadino, nonostante le molte ed importanti assenze, costituiscono in una qualche misura “uno specchio” della plurimillenaria ed avvincente storia della nostra città: dalla mitologia e dai gloriosi tempi della repubblica e dell'impero di Roma, alle due guerre mondiali del Novecento, e fin dentro questo Ventunesimo secolo, dopo aver percorso i secoli dell'Alto e del Basso Medioevo e quindi della Modernità e della Contemporaneità.

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ALFREDO DE SANCTIS<br />

(Brin<strong>di</strong>si, 7 ottobre 1865 – Firenze, 30 gennaio 1954)<br />

Fu un attore <strong>di</strong> teatro. Nacque a Brin<strong>di</strong>si da Pio e da Marianna Costantini. Figlio d’arte, fece <strong>la</strong><br />

gavetta nel<strong>la</strong> modesta compagnia del padre imprati<strong>che</strong>ndosi in molti ruoli. Debuttò a Bologna<br />

nel 1885 c on una par ticina <strong>di</strong> sfondo, chiamato per sostituire un attore nel<strong>la</strong> compagnia<br />

Diligenti. Poi, partecipò a una tournée in Sudamerica come primo attore giovane. Tornò in Italia<br />

nel 1891 e fu scritturato come primo attore giovane nel<strong>la</strong> compagnia Di Lorenzo-Ca<strong>la</strong>mai e<br />

quin<strong>di</strong> nel<strong>la</strong> Pa<strong>la</strong><strong>di</strong>ni-Talli. Divenne infine primo attore nel 1894, nel<strong>la</strong> formazione <strong>di</strong> Garzes.<br />

Primo attore nel<strong>la</strong> compagnia <strong>di</strong> Eleonora Duse, seguì l’attrice in una tournée all’estero,<br />

riportando un lusinghiero successo al Drury Lane <strong>di</strong> Londra nell'interpretazione <strong>di</strong> Armando e <strong>di</strong><br />

Turiddu nel<strong>la</strong> Cavalleria rusticana <strong>di</strong> Verga. Passato nel<strong>la</strong> compagnia <strong>di</strong> Vitaliani nel 1896, s i<br />

impose nel <strong>personaggi</strong>o <strong>di</strong> Moretti nel I <strong>di</strong>sonesti <strong>di</strong> Rovetta e con questa interpretazione<br />

ottenne unanimi consensi an<strong>che</strong> in Sudamerica, dove si recò nel<strong>la</strong> stagione 1896-97. Nel<strong>la</strong><br />

compagnia Del<strong>la</strong> Guar<strong>di</strong>a dal 1897 al 1898, arricchì il suo repertorio con nuovi <strong>personaggi</strong> tratti<br />

sia dal teatro moderno sia da quello c<strong>la</strong>ssico, raggiungendo <strong>la</strong> maturità artistica ed espressiva.<br />

Nel 1898 fu <strong>di</strong>rettore dell’effimero Teatro d’arte <strong>di</strong> Torino e dal 1900 formò una sua compagnia<br />

con un repertorio allora considerato <strong>di</strong> eccezione -H. Ibsen, M. Gorkij, E. Brieux E. A. Butti- ed<br />

ottenne <strong>la</strong>rgo consenso in produzioni <strong>di</strong> sicura efficacia teatrale, come Il Colonnello Bridau <strong>di</strong><br />

Fabre e come Rabagas <strong>di</strong> Sardou.<br />

Nel 1921 raggiunse il massimo successo, riportando un grande trionfo al Théâtre de l'Œuvre <strong>di</strong><br />

Parigi con alcune delle sue più riuscite interpretazioni -Il<strong>di</strong>o del<strong>la</strong> vendetta, Uno degli onesti,<br />

Sperduti nel buio, La mas<strong>che</strong>ra, Il volto, Lucifero- e nel 1922 trionfò an<strong>che</strong> a Marsiglia e a<br />

Barcellona.<br />

Tornato in Italia propose nel 1923 un repertorio shakespeariano, con Riccardo III, La tempesta<br />

e Amleto, per ritornare nel<strong>la</strong> stagione successiva a s pettacoli <strong>di</strong> richiamo. Nel 1932 <strong>di</strong> resse il<br />

primo Carro <strong>di</strong> Tespi, <strong>che</strong> presentò in oltre quaranta comuni del Lazio.<br />

Lasciò infine il teatro, nel 1933, dopo essere stato capocomico per più <strong>di</strong> un quarantennio, nei<br />

primi quin<strong>di</strong>ci anni gli fu compagna fedele <strong>la</strong> moglie Ada Birelli, sposata nel 1902 e dal<strong>la</strong> quale<br />

<strong>di</strong>vorziò. Riapparve saltuariamente sulle scene tra il 1934 e il 1942 e nel 1953 ripresentò, con<br />

una compagnia propria, le interpretazioni più significative del passato.<br />

In data 14 gennaio 1915, quand’egli era in vita, cinquantenne, il consiglio comunale <strong>di</strong> Brin<strong>di</strong>si<br />

deliberò intito<strong>la</strong>rgli <strong>la</strong> via <strong>che</strong> da allora porta il suo nome. Alfredo De Sanctis morì a Firenze il 30<br />

gennaio del 1954, chiedendo <strong>di</strong> essere sepolto a Brin<strong>di</strong>si, dove, infatti, riposa.<br />

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