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Monkey Halloween 2017 vol.1

La prima raccolta di Writer Monkey, Laboratorio di scrittura creativa, dedicata ad Halloween.

La prima raccolta di Writer Monkey, Laboratorio di scrittura creativa, dedicata ad Halloween.

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VOL. 1


O T T O B R E 2 0 1 7<br />

V O L . 1<br />

MONKEY<br />

HALLOWEEN!<br />

La prima Raccolta di racconti di <strong>Halloween</strong> a cura di Writer <strong>Monkey</strong><br />

Vacanze da sogno - Maria Civita D’Auria - p.2<br />

La mia <strong>Halloween</strong> - Lucia Amorosi - p.3<br />

Una presenza inattesa - Patrizia Benetti - p.4<br />

Fuochi fatui - Irene Minuti - p.5<br />

Ludmilla - Patrizia Benetti - p.6<br />

Al Azif - Angelo Fabbri - p.7<br />

Per favore, fammi entrare - Marilena Migiani - p.9<br />

Le streghe - Graziella Dimilito - p.10<br />

Velenosi rimedi - L. Amorosi e I. Minuti - p.11<br />

Post Mortem - Irene Minuti - p.12<br />

La casa del Boia - Angelo Fabbri - p.13<br />

La leggenda dell’Acherontia Atropos - p.17<br />

La mano di Ebe - Mary Carol - p.19<br />

Una notte al cimitero - Graziella Dimilito - p.22<br />

La notte delle streghe - Matilde Falco - P.23<br />

La bambola - Patrizia Benetti - p.24<br />

La nonna - Lucia Amorosi - p.26<br />

Trick and Treats - Angelo Fabbri - p.27<br />

Quando ho proposto ai miei amici di Writer <strong>Monkey</strong> di realizzare insieme questa raccolta per <strong>Halloween</strong>,<br />

non immaginavo che l'iniziativa avrebbe avuto un tale successo, né in termini di quantità né di qualità.<br />

Non mi fraintendete! In Writer <strong>Monkey</strong> si aggirano penne eccellenti... ma qua non si tratta di un solo<br />

racconto! Ho dovuto realizzare il secondo volume.<br />

Cosa dire, spero davvero che questa esperienza sia solo la prima di questo genere, perché impaginare i<br />

nostri scritti mi rende la meravigliosa sensazione di star costruendo qualcosa.<br />

Grazie a tutti voi che avete partecipato. E a chi ci leggerà.<br />

Ilaria Agostini (ideatrice e curatrice di writermonkey.it)<br />

Copertina: Lorenzo Centurelli, UX designer di writermonkey.it


nella notte tra il 20 e il 21<br />

Arrivarono<br />

tra le dodici e le dodici e<br />

luglio,<br />

Non dovevano essere in molti,<br />

mezzo.<br />

forse sei. Sentii solo le voci e<br />

cinque,<br />

fracasso. Probabilmente non si<br />

il<br />

neanche accorti che nel<br />

erano<br />

la luce era accesa. La<br />

bungalow<br />

da letto si affacciava sul retro<br />

camera<br />

le tende erano chiuse. La prima<br />

e<br />

afosa dopo molto tempo e<br />

notte<br />

della nostra ultima settimana<br />

l’inizio<br />

vacanze. Mi alzai , andai alla<br />

di<br />

e scostai la tenda per vedere<br />

finestra<br />

c’era. Con i miei occhi potei<br />

chi<br />

che non mi ero sbagliata.<br />

constatare<br />

proprio sei uomini,<br />

Erano<br />

degli zingari, tutti<br />

probabilmente<br />

di nero con i lunghi capelli ricci<br />

vestiti<br />

correvano nel cortile sul retro<br />

che<br />

il nostro bungalow. Quindi si<br />

verso<br />

accorti di noi. Ero molto<br />

erano<br />

Ma chi erano questi<br />

spaventata.<br />

Forse, qualcuno in paese<br />

personaggi?<br />

aveva parlato di noi come nuovi<br />

gli<br />

Non feci in tempo a pormi<br />

villeggianti.<br />

queste domande che questi<br />

tutte<br />

irruzione nella nostra stanza. In<br />

fecero<br />

batter d’occhio legarono a una<br />

un<br />

mio marito e lo imbavagliarono.<br />

sedia<br />

sotto il suo sguardo stravolto mi<br />

Poi<br />

uno dopo l’altro.<br />

violentarono<br />

e chiedevo aiuto invano.<br />

piangevo<br />

di loro mi tappò la bocca e mi<br />

Uno<br />

fuori di peso.<br />

trascinò<br />

tutti insieme mi caricarono su una<br />

Poi<br />

Mercedes grigio metallizzato e<br />

vecchia<br />

sgommando all’impazzata.<br />

partirono<br />

viaggio fu lungo, ogni tanto scoppiavo a<br />

Il<br />

ma loro mi mettevano a tacere<br />

piangere,<br />

a schiaffi e mi dicevano:”Stai<br />

prendendomi<br />

bambolina, se tuo marito sborsa<br />

tranquilla,<br />

soldi, lo rivedrai”. Ad un tratto riconobbi<br />

i<br />

zona di Cesano a Roma. Difatti<br />

la<br />

in un campo dove c’erano<br />

parcheggiarono<br />

roulotte e tante baracche. Erano<br />

parecchie<br />

degli zingari. In terra c’era fango e<br />

proprio<br />

spazzatura: bottiglie vuote di birra,<br />

tanta<br />

bombole del gas, cartacce e da<br />

vecchie<br />

parte all’altra correvano tanti ratti<br />

una<br />

come conigli. Ero disperata ma a<br />

grandi<br />

non interessava proprio nulla, erano<br />

loro<br />

a tutto pur di avere dei soldi. Mi<br />

pronti<br />

in una baracca e mi dissero:”Bella<br />

spinsero<br />

adesso tu farai la vita delle nostre<br />

signora,<br />

Noi viviamo di elemosina, furto e<br />

donne.<br />

Domani ti accompagniamo<br />

prostituzione.<br />

supermercato che si trova sulla<br />

al<br />

e lì dovrai solo stendere la<br />

superstrada<br />

Io cercai di replicare ma appena<br />

mano”.<br />

mi prendevano a botte.<br />

parlavo<br />

Vacanze da sogno<br />

di Maria Civita D'Auria<br />

PAGE 2


il giorno dopo vestita da zingara<br />

Così<br />

ritrovai all’ingresso di un grande<br />

mi<br />

commerciale a chiedere<br />

centro<br />

Volevo morire dalla<br />

l’elemosina.<br />

, sentivo di avere la mia<br />

vergogna<br />

sotto i piedi. Ero accaldata e<br />

dignità<br />

bagnata di sudore ma feci come<br />

tutta<br />

avevano detto. A ogni passante<br />

mi<br />

il berrettino di lana che mi<br />

tendevo<br />

dato per raccogliere i soldi.<br />

avevano<br />

sera mi vennero a prendere e si<br />

Alla<br />

tutto l’incasso. Mi dissero:”Sei<br />

presero<br />

brava. Domani andremo vicino<br />

stata<br />

scalo ferroviario e lì ti dovrai<br />

allo<br />

solo un po’ di uomini e farti<br />

scopare<br />

bene. Hai capito, bella?” Io<br />

pagare<br />

oooo! Questo no”. Aprii<br />

urlai:”nooooo<br />

occhi e vidi che mio marito mi era<br />

gli<br />

accanto e dormiva di sasso ed<br />

ancora<br />

ancora nel nostro bungalow.<br />

eravamo<br />

ero stravolta e tutta sudata però<br />

Io<br />

che si era trattato solo di un<br />

contenta<br />

Decisi di parlare con mio<br />

incubo.<br />

per mettere fine alle nostre<br />

marito<br />

in quel posto. E non vidi<br />

vacanze<br />

di ritornare alla mia solita<br />

l’ora<br />

che, ancora oggi, mi fa fare<br />

routine<br />

migliori.<br />

sogni<br />

notte fonda, cammino a passo<br />

E’<br />

veloce;<br />

piace il rumore dei miei passi sul<br />

mi<br />

è molto umano.<br />

selciato,<br />

avvicina il suono delle sirene della<br />

Si<br />

polizia;<br />

me, assetati di vendetta.<br />

inseguono<br />

so, so che non resterò impunito<br />

Lo<br />

aver carpito in quel modo il mio<br />

dopo<br />

bottino.<br />

non lo faranno loro sarà comunque<br />

Se<br />

mia coscienza a raggiungermi,<br />

la<br />

so anche che presto troverò il<br />

ma<br />

di eliminare anche lei.<br />

modo<br />

finalmente a casa, entro<br />

Eccomi<br />

e mi chiudo il portone<br />

velocemente<br />

spalle.<br />

alle<br />

appoggio ad esso e finalmente<br />

Mi<br />

il respiro, sorrido al sicuro:<br />

rallento<br />

potrò soddisfare la mia fame<br />

adesso<br />

atavica.<br />

in cucina, con la luce del<br />

Entro<br />

che trafigge la finestra, mi<br />

lampione<br />

a controllare la mia<br />

appresto<br />

refurtiva.<br />

sul tavolino lo zaino sporco di<br />

Svuoto<br />

sangue.<br />

o scherzetto?» …<br />

«Dolcetto<br />

La mia <strong>Halloween</strong><br />

di Lucia Amorosi<br />

cantilenavano quei mocciosi …<br />

PAGE 3


PRESENZA<br />

UNA<br />

INATTESA<br />

DI PATRIZIA BENETTI<br />

In un antico palazzo quella maledetta notte di<br />

Le dita scheletriche afferrano<br />

un giovane e suggellano<br />

novembre si svolge una meravigliosa festa.<br />

Si balla e si brinda. La musica aumenta di tono<br />

l’unione con un orrido bacio.<br />

e ritmo fino a impazzare in un eterno<br />

Lui cade a terra privo di vita,<br />

girotondo.<br />

con gli occhi sbarrati.<br />

Ed ecco arrivare una misteriosa ospite.<br />

Lei ride sguaiata. Si aggira<br />

sinuosa, spettrale. A chi<br />

È avvolta in un candido mantello, il cappuccio<br />

calato sulla testa.<br />

tenderà la mano?<br />

Quella che era una festa ora<br />

Si guarda attorno e poi se ne libera,<br />

lasciandolo scivolare a terra.<br />

diviene un’agghiacciante lotta<br />

per la sopravvivenza. I canti<br />

Ora appare in tutto il suo raccapricciante<br />

aspetto, la Signora con la Falce. Nonostante<br />

diventano urla e il ballo<br />

l’orrore dei presenti il girotondo impazza e non<br />

un’affannosa fuga.<br />

si può fermare. Scocca la mezzanotte e la<br />

Signora si lancia nelle danze.<br />

Tutti provano a sfuggirla, si tenta di isolarla da<br />

quel cerchio di mani congiunte, saldate una<br />

nell’altra. Eppure Lei spezza la catena e si infila<br />

nel girotondo magico.<br />

PAGE 4


la solita banda di ragazzetti<br />

Eravamo<br />

Di certo non avevamo giochi<br />

scalmanati.<br />

che ci tenevano incollati ad<br />

elettronici<br />

schermo. Si vagava in giro per il<br />

uno<br />

e i giochi si inventavano strada<br />

paese<br />

Ma un posto che ci piaceva<br />

facendo.<br />

pensate un po’, era il<br />

frequentare<br />

Noi bimbe già ambivamo alla<br />

cimitero.<br />

e incontrare qualche bella<br />

bellezza,<br />

con le unghie lunghe era qualcosa<br />

donna<br />

stupefacente. Noi ci siamo inventate il<br />

di<br />

di ora già a quei tempi. Il giorno<br />

nail-art<br />

andava al cimitero: quei ceri accesi<br />

si<br />

al caso nostro. La cera calda<br />

facevano<br />

sulle unghie et voilà, che mani<br />

modellata<br />

fate, anzi no da streghe, dato che che<br />

da<br />

trovavamo al cimitero. Poi anche al<br />

ci<br />

del chewingum: non era male, era<br />

posto<br />

Ma i maschietti erano più<br />

morbida.<br />

In paese era arrivato un<br />

intraprendenti.<br />

nuovo, si chiamava Saverio, e<br />

ragazzetto<br />

far parte del gruppetto doveva<br />

per<br />

la famosa prova.<br />

superare<br />

di bullismo già allora? Forse!”.<br />

“Forma<br />

calda sera di agosto ci avviammo<br />

Una<br />

la strada che portava al cimitero.<br />

lungo<br />

in atto la grande prova di coraggio.<br />

Era<br />

solo di passare qualche ora al<br />

Consisteva<br />

in seguito, da adulto, ci raccontò<br />

Solo<br />

aveva tribolato.<br />

cosa<br />

quel cancello.<br />

Varcò<br />

fioca illuminazione solo dei ceri<br />

Una<br />

le tombe, lungo il viale, guidava<br />

davanti<br />

Saverio.<br />

ghiaia scricchiolava sotto le sue suole,<br />

La<br />

si guardava intorno sospetto.<br />

Saverio<br />

in fondo al viale, un enorme<br />

Arrivato<br />

pieno di croci arrugginite. Si<br />

prato<br />

sul bordo di un muretto, non<br />

sedette<br />

vagare nel buio quelle ore, ma<br />

poteva<br />

davanti ai suoi occhi delle<br />

All’improvviso<br />

blu. Saverio non aveva mai<br />

fiammelle<br />

ai racconti dei nonni, gli<br />

creduto<br />

“Sono le anime dei morti che<br />

dicevano<br />

Incominciò ad aver paura e<br />

vagano”.<br />

di tornare indietro, con passo<br />

pensò<br />

si avviò su quella ghiaia maledetta<br />

veloce<br />

faceva un rumore pazzesco.<br />

che<br />

si sentì afferrare ad<br />

Improvvisamente<br />

gamba e cadde a faccia avanti, era<br />

una<br />

un ciottolo più grande dove era<br />

solo<br />

Si alzò di scatto e lo sguardo<br />

inciampato.<br />

su una lapide dove lesse il suo nome:<br />

finì<br />

giace Saverio Grande”. Ormai, non<br />

“Qui<br />

ne rendeva conto, la sua suggestione<br />

se<br />

al limite.<br />

era<br />

tutto tremante riuscì a<br />

Finalmente<br />

di nuovo l’uscita di quel<br />

varcare<br />

dove il gruppetto lo attendeva<br />

cancello,<br />

Non sapeva se la prova era<br />

trepidante.<br />

superata, ma sapeva benissimo che<br />

stata<br />

superare la vergogna, con quei<br />

doveva<br />

si camminava malissimo,<br />

pantaloni<br />

di urina e feci.<br />

bagnati<br />

cimitero da solo, Saverio accettò.<br />

FUOCHI FAUTI<br />

di Irene Minuti<br />

solo aspettare che passassero in fretta.<br />

PAGE 5


s’avviò, avvolta nell’ampio<br />

Allora<br />

scuro, verso la taverna<br />

mantello<br />

diavolo, dove incontrò un<br />

del<br />

aitante. Gli sorrise e lui<br />

giovane<br />

affrettò a raggiungerla. Si<br />

si<br />

per mano e<br />

presero<br />

con occhi<br />

s’incamminarono,<br />

verso il castello.<br />

sognanti,<br />

così che Alexander si<br />

fu<br />

a Ludmilla, in quella<br />

congiunse<br />

notte stellata.<br />

meravigliosa<br />

lui aveva una carnagione<br />

Anche<br />

e delicata, occhi celesti e<br />

chiara<br />

di un biondo quasi albino.<br />

capelli<br />

amarono dapprima con<br />

Si<br />

poi con irruenza<br />

dolcezza,<br />

maggiore.<br />

sempre<br />

scoccare della mezzanotte<br />

Allo<br />

giovane tentò di<br />

l’emaciato<br />

i canini nel collo di<br />

affondare<br />

della stupenda creatura<br />

cigno<br />

giaceva al suo fianco.<br />

che<br />

però lo precedette.<br />

Ludmilla<br />

La soave castellana, la<br />

Già!<br />

religiosa, divorò il suo<br />

mantide<br />

amante.<br />

il lauto pasto si ricompose,<br />

Dopo<br />

e rivolse una dolce<br />

s’inginocchiò<br />

LUDMILLA<br />

PATRIZIA BENETTI<br />

DI<br />

poco era arrivata, in un paesino della<br />

Da<br />

una donna misteriosa.<br />

Bretagna,<br />

sue vene scorreva sangue blu ed ora che<br />

Nelle<br />

padroni del castello erano defunti, quella<br />

i<br />

era diventata sua. Ludmilla infatti era<br />

dimora<br />

erede di una dinastia nordica.<br />

l’ultima<br />

giovane conduceva una vita ritirata,<br />

La<br />

del grande maniero. Raramente la si<br />

all’interno<br />

in paese, avvolta in un mantello scuro.<br />

vedeva<br />

talmente bella da mozzare il fiato: l’alta<br />

Era<br />

snella ed aggraziata, lunghi capelli<br />

figura<br />

incorniciavano un viso dolce ed austero<br />

biondi<br />

dal candido incarnato su cui<br />

insieme,<br />

grandi occhi azzurri ed una piccola<br />

spiccavano<br />

carnosa.<br />

bocca<br />

quando Ludmilla era apparsa in quel paese,<br />

Da<br />

e tranquillo, erano misteriosamente<br />

piccolo<br />

ben cinque giovani. Cinque come i<br />

scomparsi<br />

trascorsi dalla nobildonna nel gelido<br />

mesi<br />

maniero.<br />

voce che Ludmilla uscisse, nelle notti<br />

Correva<br />

luna piena, alla ricerca di un amante da<br />

di<br />

nella sua lussuosa dimora. Anche il<br />

condurre<br />

mese era agli sgoccioli.<br />

sesto<br />

preghiera ai suoi nobili antenati.<br />

donna vide la luna luccicare in tutto il suo<br />

La<br />

e la sua pienezza.<br />

splendore<br />

PAGE 6


di Angelo Fabbri<br />

AL AZIF<br />

Leggevo il terrore nei suoi occhii.<br />

«Mio Dio!», pregavo, «Tu che sei<br />

infinitamente buono, ti prego, smetti di<br />

far soffrire in questo modo orribile chi<br />

non ha alcuna colpa e…»<br />

Poi una vena del mio radicato scetticismo<br />

si fece strada in quel tentativo disperato<br />

d’invocazione:<br />

«…Se esisti…» aggiunsi mentalmente.<br />

E quello fu sufficiente a perdere tutto.<br />

Gli occhi febbricitanti del bambino si<br />

spalancarono ancora di più, e dalla sua<br />

bocca aperta fuoriuscì un miscuglio di<br />

bava e vomito, denso di sangue come se<br />

stesse dando le proprie viscere.<br />

Era la fine, e lo sapevo. Distrutto,<br />

abbassai la testa, posai l’incensiere e il<br />

libro e in silenzio piansi.<br />

Avevo provato l’ Exorcismus in Satanam<br />

et Angelos Apostaticos, la Preghiera a<br />

San Michele e quelle al Prezioso Sangue<br />

di Gesù, e poi quell’unica, breve<br />

esitazione…<br />

Ma sapevo che quella mancanza di fede<br />

veniva dal profondo del mio cuore, era<br />

profondamente vera e per quello era stata<br />

letale. O forse, forse la malattia del<br />

bambino non era curabile con i miei<br />

esorcismi, forse…<br />

No! Anche questa era mancanza di fede,<br />

la più terribile: pensare che Dio non fosse<br />

onnipotente e infinitamente buono. Ero io<br />

che avevo sbagliato!<br />

Mi rivolsi alla madre del bambino e alla<br />

sorella, che avevano assistito a tutta la<br />

scena in silenzio.<br />

«Maria…» riuscii appena a dire, con un<br />

nodo alla gola che mi soffocava il fiato.<br />

Intervenne la zia.<br />

«Lo so, padre, lei ha fatto tutto il<br />

possibile. Dio, nella sua infinita<br />

misericordia, ha voluto strappare l’anima<br />

di Giulio a questa vita di stenti e peccati.»<br />

Com’era brava! Come avrei voluto saper<br />

trovare io quelle parole così consolatrici e<br />

così false!<br />

La notte di San Silvestroinvece mi limitai<br />

ad annuire, raccolsi le mie cose, diedi una<br />

frettolosa benedizione alle donne e alla<br />

casa e uscii nella notte.<br />

Le nuvole correvano veloci, oscurando a<br />

tratti la pallida luna. Correvano veloci<br />

come i miei pensieri, che non trovavano<br />

pace. Avrei voluto gettare la mia tonaca<br />

alle ortiche, ma sarebbe stato soltanto da<br />

vigliacchi. Chi avrebbe potuto sostituire<br />

la mia pur infima opera? Chi avrebbe<br />

potuto lottare al mio posto per portare<br />

una speranza di bene in un mondo<br />

dominato dall’orrore?<br />

In fondo avevo scacciato un Golem, due<br />

anni prima, e il suo infame creatore<br />

giudeo, e alcune piccole guarigioni mi<br />

erano riuscite: poca roba, ma utili a dare<br />

speranza nel Bene.<br />

Quando era cominciato tutto questo? Lo<br />

chiesi a Dio, che non mi ha mai risposto<br />

in vita mia, lo chiesi alla Luna, pur<br />

sapendo di commettere sacrilegio, lo<br />

chiesi alla terra, agli alberi, all’aria e al<br />

PAGE 7


A N O T T E D I<br />

L<br />

A N S<br />

fuoco. Lo chiesi al Demonio, in un’orgia<br />

diabolica, ma neanche lui mi rispose.<br />

Lo chiesi allora ancora una volta a San<br />

Howard Phillips, come se mai lo avessi<br />

letto nei sacri testi, e ancora una volta<br />

seppi che il crocevia nero era stato il<br />

giorno di Ognissanti dell’anno del<br />

demonio, il <strong>2017</strong>, quando apparve in tutte<br />

le librerie del mondo il temibile Al Azif, il<br />

manuale maledetto scritto dal poeta pazzo<br />

Abdul Alhazred, vissuto nello Yemen<br />

nell’VIII secolo e morto a Damasco in<br />

circostanze misteriose: « La notte s’apre<br />

sull’orlo dell’abisso. Le porte dell’inferno<br />

sono chiuse: a tuo rischio le tenti. Al tuo<br />

richiamo si desterà qualcosa per<br />

risponderti. Questo regalo lascio<br />

all’umanità: ecco le chiavi. Cerca le<br />

serrature; sii soddisfatto. Ma ascolta ciò<br />

che dice Abdul Alhazred: per primo io le<br />

ho trovate: e sono pazzo. »<br />

Questo il prologo del Necronomicon, e la<br />

maledizione.<br />

In quel momento si sono divaricate le<br />

linee del tempo, e in questo futuro siamo<br />

stati condannati a vivere nel terrore e<br />

nella disperazione, sotto l’incubo dei più<br />

terribili flagelli che il Maligno riversa a<br />

piene mani sull’umanità sofferente.<br />

Ma se esistesse un altro futuro, pensai, in<br />

un sussulto di abiura della mia fede, se<br />

esistesse un’altra possibilità, allora,<br />

uomini, allora vi prego: vigilate<br />

nell’approssimarsi di quella notte<br />

maledetta, vigilate affinché il libro<br />

magico ritorni ad essere un<br />

pseudobiblium, perché altrimenti la sua<br />

realtà diventerà la vostra realtà, e la<br />

vostra realtà sarà come la mia,<br />

l’anticamera dell’Inferno, qui sulla Terra!<br />

Lanciata questa invocazione a tutti e<br />

nessuno, questa bestemmia al buon Dio,<br />

mossi un passo fuori dalla porta,<br />

rabbrividendo nell’aria fredda di<br />

novembre. La notte e i suoi demoni<br />

passeranno, verrà un altro giorno, avrò<br />

altre battaglie da combattere e perdere, e<br />

sarà così fino alla fine dei tempi, del mio<br />

tempo, quando la Morte caritatevole<br />

giungerà a posare la sua mano sui miei<br />

occhi. Finalmente!<br />

S I L V E S T R O<br />

Zeno fuggì di casa che era solo un<br />

ragazzino e da allora visse di espedienti.<br />

Più volte denunciato per spaccio scontò<br />

la sua pena, ma dopo quattro anni dietro<br />

le sbarre non voleva uscirne.<br />

d i P a t r i z i a B e n e t t i<br />

Fu scortato dalla polizia fin dentro la<br />

casa natia. La madre si chiuse il portone<br />

alle spalle e assunse un’aria feroce.<br />

Picchiò il figlio tremante con forza<br />

sovrumana. Quindi lo trascinò in<br />

cantina, gli tagliò le vene del polso destro<br />

con una lama arrugginita e il sangue<br />

gocciolò dentro a un pentolone bollente.<br />

“Mescola e non fermarti”, gli ordinò con<br />

voce stridula Gertrude, “E’ la notte di S.<br />

Silvestro e compirò un sortilegio grazie al<br />

quale potrò vivere un altro centinaio di<br />

anni”, ghignò la donna dagli occhi di<br />

brace aggiungendo nuovi ingredienti nel<br />

magico pentolone.<br />

“Ma di chi sono quei bulbi oculari?”,<br />

chiese Zeno rabbrividendo.<br />

“Di tua zia Fiamma. Ora mescola e taci”.<br />

PAGE 8


di Marilena Migiani<br />

favore, fammi entrare.<br />

Per<br />

la sconosciuta da dietro la<br />

Invocava<br />

porta.<br />

aperto e lei è entrata.<br />

Ho<br />

l'ho fatto?<br />

Perchè<br />

potevo uscire dalla stanza<br />

Non<br />

quella porta prima non c'era<br />

perché<br />

almeno io non l'avevo notata), fin<br />

(o<br />

lei ha chiesto di entrare, ed<br />

quando<br />

che, con stupore, ne scoprivo<br />

ecco<br />

l'esistenza.<br />

che se avessi aperto per uscire<br />

Ovvio<br />

permesso a lei d'entrare, ma<br />

avrei<br />

era l'unico modo per fuggire<br />

quello<br />

mio incubo.<br />

dal<br />

mio benvenuto più caloroso a<br />

Il<br />

fosse venuto a prendere il<br />

chiunque<br />

posto.<br />

mio<br />

entrata, e la porta si è richiusa.<br />

E'<br />

la sua presenza ma avvolta<br />

Sentivo<br />

buio non riuscivo a vederla.<br />

dal<br />

contorno da mettere a fuoco,<br />

Nessun<br />

lievi spostamenti d'aria secondo<br />

solo<br />

lei muovesse una mano o si<br />

che<br />

i capelli.<br />

toccasse<br />

in un sogno, la stanza,<br />

Come<br />

oblunga, aveva ora pareti<br />

diventata<br />

e un sottile spiraglio dove<br />

altissime<br />

c'era la porta.<br />

prima<br />

le mani come una cieca,<br />

Allungavo<br />

il buio, cercando tracce<br />

tastando<br />

sua presenza.<br />

della<br />

la stanza era assolutamente<br />

Ma<br />

vuota.<br />

favore, fammi entrare.<br />

Per<br />

ancora dall'esterno dello<br />

Implorava<br />

spiraglio.<br />

io, allora, tentavo di allargare<br />

Ed<br />

fessura con la disperazione<br />

l'esile<br />

mani.<br />

delle<br />

invalicabili e sempre meno<br />

Pareti<br />

per muovermi.<br />

spazio<br />

favore, fammi entrare.<br />

Per<br />

la leva è scattata appena le mie<br />

E<br />

l'hanno sfiorata, ed un passaggio<br />

dita<br />

è aperto sul buio del pianerottolo.<br />

si<br />

entrata, ed il passaggio si è<br />

E'<br />

richiuso.<br />

la sua presenza ma avvolta<br />

Sentivo<br />

buio non riuscivo a vederla.<br />

dal<br />

contorno da mettere a fuoco,<br />

Nessun<br />

lievi spostamenti d'aria secondo<br />

solo<br />

lei muovesse una mano o si<br />

che<br />

i capelli.<br />

toccasse<br />

in un mostruoso incubo la<br />

Come<br />

ora sembrava uno stretto<br />

stanza<br />

e lo spiraglio una<br />

cunicolo,<br />

crepa.<br />

sottilissima<br />

le braccia in uno spazio<br />

Muovevo<br />

più minimo, fendendo le<br />

sempre<br />

cercando indizi della sua<br />

ombre,<br />

presenza.<br />

la stanza era assolutamente<br />

Ma<br />

vuota.<br />

favore, fammi entrare.<br />

Per<br />

ancora dall'esterno del<br />

Implorava<br />

Per favore, fammi<br />

entrare<br />

PAGE 9<br />

passaggio.


le mani cercavo di respingere le<br />

Con<br />

che inesorabilmente mi<br />

pareti<br />

schiacciata.<br />

avrebbero<br />

favore, fammi entrare.<br />

Per<br />

i calcinacci grattati via dalla furia<br />

E<br />

mie dita diventavano macerie di<br />

delle<br />

crepa sempre più grande<br />

una<br />

del muro.<br />

all’interno<br />

entrata, e la crepa ha iniziato a<br />

E’<br />

richiudersi.<br />

la sua presenza ma avvolta<br />

Sentivo<br />

buio non riuscivo a vederla.<br />

dal<br />

contorno da mettere a fuoco,<br />

Nessun<br />

lievi spostamenti d’aria secondo<br />

solo<br />

lei muovesse una mano o si<br />

che<br />

i capelli.<br />

toccasse<br />

in un film horror ero<br />

Come<br />

nella voragine che si<br />

imprigionata<br />

ora richiudendo su di me.<br />

stava<br />

mio ultimo, inutile sforzo, è stato<br />

Il<br />

di tendere una mano affinché<br />

quello<br />

potesse afferrarmi.<br />

lei<br />

di Graziella Dimilito<br />

foresta quella notte si sentivano<br />

Nella<br />

grida<br />

gli abitanti del piccolo<br />

disumane,<br />

stavano chiusi in casa<br />

villaggio<br />

il fiato.<br />

trattenendo<br />

che le streghe erano<br />

Sapevano<br />

uno di loro le aveva<br />

tornate,<br />

denunciate,<br />

ora avevano sete di sangue e di<br />

ed<br />

vendetta.<br />

gendarmi le avevano arrestate,<br />

I<br />

e condannate al rogo.<br />

torturate<br />

di favori sessuali.<br />

cambio<br />

con la vita il suo tradimento: lo<br />

Pagò<br />

vivo al posto delle streghe che<br />

arsero<br />

liberato.<br />

aveva<br />

Apollonia e Adelina, si<br />

Rosolina,<br />

in una grotta nella<br />

rifugiarono<br />

curarono le loro ferite, si<br />

foresta,<br />

di piccoli animali. Una volta<br />

cibarono<br />

andarono a caccia<br />

ristabilite<br />

che le aveva denunciate.<br />

dell’uomo<br />

chi era, quel maledetto<br />

Sapevano<br />

che le insultava e<br />

Goffredo,<br />

continuamente. Entrarono<br />

minacciava<br />

sua casa in piena notte,<br />

nella<br />

sul suo viso un’essenza<br />

spruzzarono<br />

e lo trascinarono nella<br />

narcotizzante<br />

foresta.<br />

legarono a un albero e infilarono<br />

Lo<br />

suo capo una testa di maiale,<br />

sul<br />

accesero un falò e iniziarono a<br />

quindi<br />

e strillare forsennatamente.<br />

danzare<br />

costruirono un piccolo fantoccio e<br />

Poi<br />

a pungerlo con uno spillone.<br />

presero<br />

puntura si ripercuoteva sul<br />

Ogni<br />

di Goffredo, il quale, ormai<br />

corpo<br />

si contorceva dal dolore, la<br />

sveglio,<br />

di maiale gli impediva di<br />

testa<br />

e di respirare. Morì così fra<br />

gridare<br />

patimenti.<br />

mille<br />

tremate, le streghe son<br />

“Tremate<br />

cantavano sguaiatamente le<br />

tornate”<br />

sciagurate.<br />

tre<br />

Poi ci sono caduta dentro.<br />

Le streghe<br />

Ma la stanza era assolutamente vuota.<br />

Una guardia le aiutò a fuggire in<br />

PAGE 10


VELENOSI<br />

RIMEDI<br />

Foto di Lucia Amorosi. – Antica farmacia<br />

della Certosa di Trisulti<br />

di Irene Minuti e Lucia Amorosi<br />

Così per prima cosa la donna preparò un<br />

infuso di prezzemolo per la povera figliola:<br />

Si narra che una signora di mezz’età, dai<br />

modi eleganti e decisi, gestiva il tutto con<br />

un aborto era quello che ci voleva per<br />

evitare uno scandalo. Purtroppo la ragazza<br />

l’aiuto della sola figliola. Erano finiti però i<br />

tempi della ricchezza e la precaria stabilità<br />

non sopportò la violenza dei dolori e morì<br />

in modo atroce. Questo contribuì a<br />

economica imponeva alla altera signora<br />

nuovi modi di guadagno, così, per non<br />

trasformare la rabbia della madre verso<br />

quell’uomo in odio puro, che ne segnò la<br />

finire sul lastrico, in quel periodo ospitava,<br />

nella sua casa piena di eleganti stanze, un<br />

fine.<br />

La signora scese nei piani bassi del suo<br />

cardinale.<br />

Il porporato nelle lunghissime notti<br />

palazzo, dove teneva le erbe più rare e<br />

venefiche. Lì tra vasi, alambicchi, cicuta,<br />

invernali però anziché godere<br />

dell’ospitalità delle due donne, nel modo<br />

erba del diavolo e belladonna, preparò la<br />

pozione per il cardinale.<br />

più consono al suo rango, godeva dei suoi<br />

L’ampolla brulicante di erbe e VERMI venne<br />

stravizi e di notte irrompeva nella stanza<br />

della figliola usandole ripetutamente<br />

filtrata e offerta dopo cena come amaro<br />

salutare.<br />

violenza, sotto la minaccia della<br />

maledizione divina su lei e sulla madre.<br />

L’effetto fu lento e il peccatore rese l’anima<br />

a Dio tra spasmi e pentimenti.<br />

Ma la donna non dormiva certo da piedi,<br />

insospettita dal volto triste della figlia e<br />

Perché vi raccontiamo questa triste storia?<br />

Se vi trovaste di notte a passare vicino alla<br />

dallo sguardo basso del prelato, iniziò a<br />

pedinare proprio questo. Una notte alla<br />

chiesa, magari con l’intento di rimirare il<br />

panorama notturno, accelerate il passo e<br />

fioca luce di una candela lo seguì e scoprì i<br />

suoi abusi. Lo spettacolo che si rivelò ai<br />

non prestate attenzione alla fioca luce<br />

della candela che filtra dalle persiane della<br />

suoi occhi la fece morire di dolore e<br />

rinascere di rabbia e vendetta.<br />

vecchia dimora.<br />

Soprattutto tappatevi le orecchie se<br />

La fanciulla silenziosamente spaurita ed<br />

esanime giaceva sul letto, al fianco del<br />

sentirete le grida strazianti di un<br />

peccatore, è tutto normale, è una madre<br />

peccatore. Sul talamo spiccava il ROSSO<br />

della veste cardinalizia.<br />

che protegge la sua figliola.<br />

PAGE 11


Post Mortem<br />

Edwards, che nel giro di pochi giorni<br />

morì. Agatha distrutta si rassegnò<br />

pensando che almeno il suo figliolo<br />

DI IRENE MINUTI<br />

non sarebbe stato più tra le braccia<br />

di quella falsa madre.<br />

A quei tempi i bimbi che venivano<br />

Certo la solita storia di povertà e<br />

ricchezza.<br />

strappati alla vita ad una<br />

giovanissima età per ricordo si<br />

usava fotografarli anche quando<br />

Agatha, lei la bella servetta di una ricca<br />

famiglia inglese dell’era vittoriana.<br />

erano già defunti, ma dando loro un<br />

aspetto che li rendesse ancora<br />

Sir George il suo padrone aveva occhi solo<br />

per lei.<br />

vivi.Una vera e propria arte.<br />

La sera si introduceva nella sua stanza, con<br />

Allora Sir George per qualificare il<br />

ceto sociale e avere un ricordo<br />

il suo potere abusava di lei.<br />

La sua giovane moglie intanto lo attendeva<br />

commissionò tutto ciò.<br />

La povera Agatha non resse di fronte<br />

in camera, lei ormai era d’accordo voleva<br />

un figlio che aveva molto desiderato ma<br />

a quella scena, mentre cercavano di<br />

aprire gli occhi al bimbo e<br />

mai arrivato.<br />

aggiustarlo per la posa, scappò via<br />

La povera Agatha pur di campare ormai<br />

assecondava il tutto. Quando scoprirono<br />

per andarsi a rifugiare di nuovo nella<br />

sua povertà.<br />

che era tutto compiuto certo la trattarono<br />

nei migliori dei modi. Ma tutto finì alla<br />

Scommetto che non tutti<br />

nascita di Edwards.<br />

Lei tornò ad essere la serva di sempre.<br />

conoscevate questo tipo di arte.<br />

Quel bimbo che cresceva nella ricca<br />

famiglia aveva tutti gli agi possibili e<br />

Agatha di questo era felice, perché a quei<br />

tempi i bimbi poveri vivevano vestiti di<br />

stracci, scalzi, sporchi, in mezzo a<br />

privazioni, violenza, e squallore.<br />

Lo osservava crescere, di nascosto lo<br />

sfiorava con una carezza, di più non<br />

poteva non era più suo ma lo aveva vicino<br />

e lo vedeva crescere.<br />

Si sa la ricchezza purtroppo non può<br />

comperare la salute e morire di infezione e<br />

dissenteria era la normalità.<br />

È quello che successe al piccolo<br />

PAGE 12


La casa del Boia<br />

DI ANGELO FABBRI<br />

Ti ho vista, sai, sei entrata dal portone con<br />

la borsa della spesa e come al solito hai<br />

dato un’occhiata alla lunghissima rampa di<br />

scale da affrontare: oltre trenta scalini –<br />

trentadue per la precisione – di ardesia<br />

nera per raggiungere il tuo piano.<br />

Intanto per te e il tuo bambino<br />

Sì, queste antiche case del centro storico<br />

di Genova sono così: soffitti altissimi, anche<br />

questa casa andava benissimo, ti<br />

aveva detto l’agente immobiliare. Sì,<br />

sei metri, da cui sono stati ricavati due<br />

la scala è ripida, ma basta fare<br />

piani, ma niente ascensore e spesso<br />

neanche spazi per realizzare rampe di<br />

attenzione, e poi farai presto a farci<br />

l’abitudine!<br />

scale intervallate da pianerottoli, a causa<br />

del divieto di modificare i volumi esterni<br />

Ti aveva preoccupato piuttosto la<br />

vicinanza con la strada<br />

agli appartamenti imposti dalle Belle Arti.<br />

In questo caso, poi, sotto al tuo non c’era<br />

Sopraelevata, per via del rumore,<br />

ma quello ti aveva assicurata che<br />

neanche un altro appartamento ma… io lo<br />

so cosa c’era, un ricovero per carrozze. Lì,<br />

non si sentiva per niente, e aveva<br />

ragione.<br />

prima che elevassero i muri che hanno<br />

Per qualche misterioso motivo i<br />

chiuso le volte ad arco acuto, si parla di<br />

due secoli fa, allora i muratori avevano<br />

rumori del traffico si fermavano fuori<br />

dalle finestre, dicevi alle amiche che<br />

meno problemi, erano custodite le<br />

carrozze nere che… Da lì uscivano con il<br />

ti erano venute a trovare,<br />

perlomeno, prima di scoprire quella<br />

sinistro rumore delle ruote rinforzate in<br />

ferro sul lastrico della strada per…<br />

scala. Dopo la prima volta, infatti, ti<br />

davano invariabilmente<br />

appuntamento in uno dei bar vicini,<br />

Sbuffi, poi ti scappa un sorriso. So cosa<br />

o lungo i moli dei magazzini del<br />

pensi: «Questa maledetta scala mi farà<br />

morire, ma è il motivo per cui l’affitto è<br />

Cotone, ‘per fare una passeggiata’<br />

dicevano, ma tu le capivi.<br />

così basso, anche per il sestiere del Molo.<br />

Certo, non l’avrei mai comprata, anche se<br />

avessi potuto, ma sono ancora giovane e<br />

Adesso sei arrivata al piano. Ansimi,<br />

è naturale, ma entrerai nella tua<br />

prima di invecchiare troverò da qualche<br />

altra parte…»<br />

PAGE 13<br />

casa, piccola ma accogliente, e


Levi le tre mandate, la serratura<br />

potrai finalmente rilassarti. Ecco che<br />

percorri il lungo corridoio poco illuminato –<br />

scatta, sei dentro.<br />

Chiudi la porta di fretta. Ma cosa ti<br />

sono case storiche – e ti fermi di fronte alla<br />

tua porta. Una folata ti vento freddo ti fa<br />

ha preso?<br />

Lo so io cosa ti ha preso.<br />

rabbrividire.<br />

Perdonami, non ho saputo resistere.<br />

Attraversi l’ingresso che fa anche da<br />

soggiorno camminando sul parquet.<br />

Ti volti e guardi la finestra dietro alle tue<br />

spalle, quella che dà su piazza Cavour.<br />

Per via di quella scala hai dovuto<br />

anche rinunciare ad andare in giro<br />

con i tacchi. Te lo immagini<br />

trentadue ripidi scalini con un tacco<br />

dodici? Ti è ritornato il sorriso. Le<br />

rare volte che puoi andare a ballare<br />

o uscire la sera hai preso l’abitudine<br />

di portarti le scarpe eleganti in un<br />

sacchetto e poi cambiarle una volta<br />

arrivata a pianterreno. Le scarpe<br />

basse le lasci in un angolino, tanto lì<br />

ci entri solo tu.<br />

Certo, potresti anche scendere<br />

scalza, ma pensa a come ti<br />

ritroveresti i piedi una volta arrivata<br />

in fondo? Se poi la serata si<br />

concludesse con… non vuoi neanche<br />

E’ chiusa.<br />

Dall’altra parte c’è quella incantevole<br />

pensarci, sai che figura? Sogni, sì.<br />

costruzione dell’undicesimo secolo, quella<br />

che chiamano impropriamente «Casa del<br />

Ti siedi sul divano, accendi la tv, ti<br />

rilassi. Pian piano cadi in un sonno<br />

Boia». Perché impropriamente? In effetti è<br />

l’unica casa interamente con pietre a vista,<br />

leggero.<br />

molto caratteristica.<br />

Adesso sei inquieta, ti guardi più volte alle<br />

Ti svegli di soprassalto. E’ buio,<br />

spalle. Il tuo appartamento è l’unico che dà<br />

quanto hai dormito? Tuo figlio? Ah,<br />

già, stasera dorme dalla Ines. Pensa<br />

su quel corridoio, stranezze delle case<br />

ristrutturate. Se un malintenzionato ti<br />

se avessi dovuto andarlo a prendere!<br />

Tranquilla, in quel caso non ti avrei<br />

avesse seguita saresti in trappola. Almeno,<br />

finché non avrai aperto la porta.<br />

lasciato addormentare, i bambini<br />

prima di tutto.<br />

Infili la chiave di fretta, non entra. Ti<br />

tremano le mani, la giri, adesso va.<br />

Non hai neanche mangiato. Ti alzi,<br />

PAGE 14


Un rumore stridente viene dalla<br />

cammini a piedi nudi nella stanza buia fino<br />

alla finestra del soggiorno, che dà sui moli<br />

parte delle scale, da basso. Senti<br />

anche tu quei passi leggeri sulle<br />

e da cui proviene la luce fredda dei<br />

pastorali che illumina debolmente la<br />

scale o è soltanto un’impressione?<br />

Calcoli il tempo che uno ci potrebbe<br />

stanza. Lontano, sulla piazza, pochi turisti<br />

si aggirano verso i moli, vanno a fare due<br />

mettere a salire, mezzo minuto? Un<br />

passi per digerire, sono usciti da una delle<br />

minuto? Ormai se fosse venuto da te<br />

dovrebbe essere vicino alla porta.<br />

tante trattorie della zona, magari da Vico<br />

Palla. Gruppi di extracomunitari ciondolano<br />

Non ti sembra di sentire un respiro?<br />

Non un affanno, solo un respiro, e<br />

nella zona, le bottiglie di birra in mano.<br />

‘Latinos’, pensi, ‘non neri’.<br />

Accendi la luce, vai all’angolo cottura, apri<br />

il gas, cerchi due uova nel frigo e le metti a<br />

bollire.<br />

Poca fantasia.<br />

Chiudi di nuovo la luce e ritorni alla<br />

finestra, la fiamma azzurra del gas illumina<br />

un altro angolo.<br />

‘Sembra un fantasma’, pensi.<br />

Non sai quanto hai ragione.<br />

Hai acceso una candela e mangi alla sua<br />

debole luce. Non sai perché lo hai fatto, ma<br />

io sì: mi piace quella luce, mi ricorda i miei<br />

tempi.<br />

ora come un lieve graffiare.<br />

Lo sai, è il momento di andare. Ti<br />

So che senti addosso una strana<br />

inquietudine. E’ normale, ma un po’ mi<br />

avvicini alla porta, proprio mentre<br />

senti un distinto bussare. Non il<br />

dispiace.<br />

Fuori si è alzato il vento, senti tintinnare le<br />

suono del campanello, ma delle<br />

nocche che picchiano sul legno<br />

sartie degli yacht contro gli alberi metallici,<br />

è quasi un concerto. Non hai voglia di<br />

spesso.<br />

‘Non aprire’, ti dici, ‘perché dovrei<br />

accendere la televisione, ti sei fatta una<br />

tisana e adesso la sorseggi guardando<br />

aprire?’<br />

fuori, di sotto. Potresti uscire, ma non hai<br />

Ma vai alla porta camminando<br />

lentamente, togli il chiavistello e<br />

voglia di fare un’altra volta la scala.<br />

Resterai in casa fino all’ora di andare a<br />

socchiudi l’uscio.<br />

letto, e poi, domani, al lavoro, come<br />

Entro.<br />

sempre.<br />

PAGE 15<br />

No.<br />

Dice una leggenda che uno spirito


Sì, anche la vita, ma sarà leggero il<br />

non può entrare in una casa se non è<br />

invitato, ma sono tutte fandonie. Questa è<br />

nostro cammino e forse, forse<br />

torneremo insieme tra queste mura,<br />

la mia casa. Di fronte, dall’altra parte della<br />

piazza, c’è quella casa in pietra che tutti<br />

come a volte faccio con le tante<br />

persone che sono venute ad abitare<br />

chiamano ‘del boia’, o anche di Agrippa,<br />

per via di antiche iscrizioni che avevano<br />

qui e poi sono misteriosamente<br />

scomparse.<br />

trovato lì. Forse questo secondo nome<br />

sarebbe appropriato, ma il primo no: io<br />

Non te l’aveva detto quello<br />

dell’agenzia? Questo è il motivo per<br />

abitavo qui, proprio in questa casa, anche<br />

se allora gli interni erano molto diversi, e<br />

cui l’affitto è così basso, per via della<br />

leggenda che dice che questa casa è<br />

sotto c’erano le stalle da cui usciva le<br />

carrozza trainata da due cavalli neri che<br />

maledetta.<br />

Ma no, non è vero, non è maledetta,<br />

andava a prendere i condannati a Palazzo<br />

è solo la casa del boia, e io sono il<br />

Ducale per portarli al luogo<br />

dell’esecuzione, giù al Molo. A volte,<br />

suo fantasma.<br />

quando si trattava di politici che non era<br />

bene mostrare in pubblico, andavo su io,<br />

alla Torre Grimaldina, a fare il mio lavoro,<br />

ma in questo caso usavo la garrota o la<br />

mannaia, non la forca.<br />

Sì, l’avete capito, io sono, o meglio, ero il<br />

boia.<br />

Vieni vicino a me, piccola donna,<br />

non sottrarti al mio abbraccio, non ti farò<br />

del male. Porterò via da te il freddo, la<br />

tristezza e la solitudine.<br />

PAGE 16


quella l’unica volta che La Morte<br />

Fu<br />

dal suo antro sotterraneo per<br />

esiliò<br />

nella sua spaventevole<br />

emergere,<br />

al mondo a quell’ora<br />

bellezza,<br />

addormentato.<br />

dagli abissi insondabili<br />

Dirompente<br />

terrestre.<br />

dell’epicentro<br />

solo di brina notturna.<br />

Coperta<br />

dal manto corvino dei suoi capelli.<br />

E<br />

magnifica, La Morte.<br />

Creatura<br />

E schiva.<br />

Enigmatica.<br />

alla solitudine.<br />

Condannata<br />

un destino desolante ed<br />

Da<br />

irreversibile.<br />

amara. Costretta a celarsi<br />

Creatura<br />

di una tonaca monacale.<br />

nell’inganno<br />

non suscitare nel fragile animo<br />

Per<br />

uomini il desiderio di una<br />

degli<br />

impossibile.<br />

passione<br />

mortale.<br />

E<br />

già molti del suo profumo si sono<br />

Che<br />

invaghiti.<br />

decisi a seguirne la seducente scia<br />

E<br />

dentro le oscurità remote dei suoi<br />

fin<br />

domini.<br />

l’ineluttabilità del destino.<br />

Anticipando<br />

quella l’unica volta che La Morte<br />

Fu<br />

dal suo antro sotterraneo per<br />

esiliò<br />

nella sua spaventole<br />

emergere,<br />

al mondo a quell’ora<br />

bellezza,<br />

pareva che gli alberi dormissero.<br />

Giacchè<br />

i rami chiusi ad ombrello.<br />

Con<br />

con gli uccelli acquietati dai voli diurni, in<br />

E<br />

tra le foglie e le gemme.<br />

riposo<br />

i funghi, assopiti, sul morbido dei licheni.<br />

E<br />

le lumache, assonnate, sotto i tetti di<br />

E<br />

foglie.<br />

la fauna elementare.<br />

Tutta<br />

quella strutturata.<br />

E<br />

la razza umana.<br />

E<br />

degli artisti. Dei drogati. E dei<br />

Quella<br />

disperati<br />

più sensibile alla seduzione del suo<br />

Quella<br />

profumo.<br />

nel sonno.<br />

Immersa<br />

pesante delle montagne.<br />

Quello<br />

disturbato dei vulcani.<br />

Quello<br />

fluido delle sorgenti.<br />

Quello<br />

tranquillo dei fili d’erba.<br />

Quello<br />

il cielo non dormiva.<br />

Solo<br />

il cielo è insonne per natura.<br />

Perchè<br />

meteorologiche da elaborare.<br />

Fasi<br />

ed astri da coordinare.<br />

Pianeti<br />

e fenomeni paralleli da congegnare.<br />

Eclissi<br />

sistema indefessamente operativo.<br />

Un<br />

alla veglia.<br />

Obbligato<br />

LA LEGGENDA<br />

DELL’ACHERONTIA<br />

ATROPOS<br />

di Marilena Migiani<br />

addormentato.<br />

PAGE17


in quell’ora notturna, preposta alla<br />

E,<br />

c’era La Luna.<br />

sorveglianza,<br />

La Luna, che è androgina, quando<br />

E<br />

La Morte perdutamente se ne<br />

vide<br />

quella l’unica volta che La Morte<br />

Fu<br />

dal suo antro sotterraneo per<br />

esiliò<br />

nella sua spaventevole<br />

emergere,<br />

al mondo a quell’ora<br />

bellezza,<br />

addormentato.<br />

non era quindi del tutto deserto il<br />

E<br />

mondo.<br />

del tutto addormentato.<br />

Nè<br />

c’era La Luna a sorvegliarlo.<br />

Perchè<br />

illuminarlo.<br />

Ad<br />

Luna androgina.<br />

Una<br />

dall’incanto di quella<br />

Ammaliata<br />

magnifica, che è La Morte.<br />

creatura<br />

dagli abissi insondabili<br />

Dirompente<br />

terrestre.<br />

dell’epicentro<br />

solo di brina notturna.<br />

Coperta<br />

dal manto corvino dei suoi capelli.<br />

E<br />

La Luna, nel delirio della passione,<br />

E<br />

La Morte in un abbraccio<br />

avvolse<br />

di luce.<br />

convulso<br />

i suoi raggi in miriadi<br />

Frammentando<br />

stelle cadenti.<br />

di<br />

pioggia di vetro.<br />

Una<br />

rischiarò la notte in un’alba<br />

Che<br />

prematura.<br />

La Morte, abbagliata da<br />

E<br />

inaspettato fulgore,<br />

quell’ardente<br />

gli occhi e vide La Luna.<br />

alzò<br />

ne rimase incantata.<br />

E<br />

e senza riserve, dischiuse il<br />

Impudica,<br />

corpo di vergine alle necessità<br />

suo<br />

di quell’amore androgino.<br />

ineluttabili<br />

come peccato, dal borioso<br />

Maledetto,<br />

degli Angeli.<br />

Dio<br />

La Luna e La Morte avevano<br />

Perchè<br />

ai destini per loro decisi<br />

trasgredito<br />

progetto del mondo.<br />

nel<br />

nella violenza dell’ira più<br />

Infuriato,<br />

il borioso Dio degli<br />

travolgente,<br />

accecò La Luna.<br />

Angeli<br />

tra le nebbie nere di<br />

Condannandola<br />

eclissi secolare.<br />

una<br />

deturpò La Morte. Privandola della<br />

E<br />

borioso Dio degli Angeli aveva<br />

EIl<br />

ristabilito la sua supremazia.<br />

così<br />

non si avvide, nella sua furia<br />

Ma<br />

del grumo scuro e palpitante<br />

cieca,<br />

stava germogliando dal ventre,<br />

che<br />

scheletrico, della Morte.<br />

ora<br />

farfalla notturna. Enigmatica.<br />

Una<br />

ali brunite.<br />

Dalle<br />

con l’effige del teschio impressa sul<br />

E<br />

torace.<br />

dalla Luna e partorita<br />

Concepita<br />

Morte.<br />

dalla<br />

trauma dell’eclissi.<br />

Nel<br />

nel supplizio dello scuoiamento.<br />

E<br />

alle leggi del<br />

Contravvenendo<br />

Dio degli Angeli.<br />

borioso<br />

nata l’Acherontia Atropos.<br />

Era<br />

innamorò.<br />

PAGE18<br />

La Figlia della Luna e della Morte.


la città.<br />

conoscevo<br />

abbastanza: la stazione, il duomo, la<br />

«Non<br />

MANO DI EBE<br />

LA<br />

MARY CAROL<br />

DI<br />

risposi.<br />

Venaria…»<br />

di rimando:<br />

Lei<br />

fa mi recai a Torino per l’ostensione<br />

Anni<br />

Sacra Sindone e fu per me un vero<br />

della<br />

è una bella città ma… è strana,<br />

«Torino<br />

Secondo me la Sacra Sindone non<br />

misteriosa!<br />

essere ospite per la notte di una mia<br />

piacere<br />

che aveva abbandonato il nostro Sud<br />

cugina,<br />

stare qui, dovrebbe stare a San<br />

dovrebbe<br />

in Vaticano».<br />

Pietro<br />

la speranza di ottenere una cattedra in una<br />

e<br />

media della Basilicata per un più<br />

scuola<br />

feci in tempo a chiederle spiegazioni<br />

Non<br />

svoltò l’angolo e disse:<br />

perché<br />

futuro negli uffici della<br />

promettente<br />

CAFFAREL.<br />

siamo. È qui il 45!»<br />

«Ci<br />

la corsa e scesi. L’autista, prima di<br />

Pagai<br />

che sta per Maria Carmela, viveva,<br />

Marica,<br />

la suocera, piemontese di origini valdesi<br />

con<br />

in moto, si sporse sul sedile laterale,<br />

rimettere<br />

e con l’indice puntato mi indicò il<br />

cercandomi,<br />

due figli adolescenti, all’ultimo piano di un<br />

e<br />

in corso Matteotti al civico 45.<br />

palazzo<br />

del passo carraio:<br />

portone<br />

guardate in alto sul portone!»<br />

«Signora,<br />

aveva avvertita a telefono che non<br />

Mi<br />

venuta incontro al treno alla stazione<br />

sarebbe<br />

un cenno di saluto e sfrecciò via.<br />

Fece<br />

lampioni diffondevano abbastanza luce<br />

I<br />

Nuova, ma, appena fuori, avrei potuto<br />

Porta<br />

un taxi che in breve mi avrebbe<br />

prendere<br />

e i nomi sulla tastiera dei citofoni<br />

tutt’intorno<br />

ben visibili.<br />

erano<br />

davanti al palazzo.<br />

portata<br />

feci e mi stupii molto che alla guida della<br />

Così<br />

di suonare alzai gli occhi verso l’alto e<br />

Prima<br />

sul portone del passo carraio un decoro<br />

notai<br />

ci fosse una donna e provenisse dal<br />

vettura<br />

anche lei.<br />

Sud<br />

sorprendente anche per me che mi<br />

insolito,<br />

negli occhi i decori liberty, floreali e<br />

portavo<br />

fronte alla mia evidente meraviglia, la<br />

Di<br />

al volante disse:<br />

donna<br />

di mezza Europa. Appena sopra il<br />

gotici<br />

da un finestrino a oblò, spuntava una<br />

portone,<br />

qua siamo più terroni che savoiardi!<br />

«Signo’,<br />

vi porto?»<br />

Dove<br />

di marmo bianco con tra le dita una<br />

mano<br />

esposta come se qualcuno volesse<br />

lettera<br />

indicai l’indirizzo e lei mise in moto.<br />

Le<br />

il tragitto, guardandomi nello<br />

Durante<br />

l’attenzione dei passanti o dei<br />

attrarre<br />

in una disperata richiesta di aiuto.<br />

condomini<br />

Davvero molto strana!<br />

specchietto retrovisore, mi domandò se<br />

PAGE19


cugina e i ragazzi mi accolsero con<br />

Mia<br />

manifestazioni d’affetto. La nonnina,<br />

calorose<br />

credo avesse superato gli ottanta, ma era<br />

che<br />

e precisa come un orologio svizzero,<br />

lucida<br />

sorrise molto e mi preannunciò che avrei<br />

mi<br />

in un letto in camera sua.<br />

dormito<br />

la cena, tutta a base di specialità<br />

Durante<br />

colsi l’occasione per chiedere di<br />

meridionali,<br />

mano marmorea sul portone<br />

quella<br />

condominiale.<br />

ragazzi risero mimando con la bocca un<br />

I<br />

di paura.<br />

brivido<br />

sorrise e, indicando la suocera, disse:<br />

Marica<br />

meglio di nonna Mafalda ti può<br />

«Nessuno<br />

raccontare!»<br />

cena, porsi il mio aiuto a rigovernare la<br />

Dopo<br />

mentre Marica mi raccontava del suo<br />

cucina<br />

matrimonio.<br />

sfortunato<br />

un tratto la nonnina interruppe la nostra<br />

A<br />

invitandomi a seguirla in<br />

conversazione,<br />

camera.<br />

signora Mafalda fu prodiga di particolari<br />

La<br />

suo minuzioso racconto.<br />

nel<br />

ai primi del ‘900. Venne ad abitare nel<br />

Siamo<br />

una signorina, forse francese, di<br />

palazzo<br />

Ebe de Marivaux. Era giovane e bella,<br />

nome<br />

affascinante, non propriamente<br />

elegante,<br />

Si dava al migliore offerente e<br />

virtuosa.<br />

con facilità da un amante all’altro. Il<br />

passava<br />

non le bastava mai, tanto che mandò<br />

danaro<br />

rovina uomini e famiglie di Torino e del<br />

in<br />

circondario, valli e cime comprese.<br />

notte le mura del palazzo furono scosse da<br />

Una<br />

strazianti. Le porte e i battenti delle<br />

urla<br />

banchiere russo, noto per esercitare<br />

Un<br />

di magia nera e finito al lastrico per<br />

pratiche<br />

e dei loggiati si aprivano e si<br />

finestre<br />

con uno stridore insopportabile.<br />

richiudevano<br />

della suddetta signorina, una sera,<br />

colpa<br />

dal rancore e dalla gelosia, tentò di<br />

accecato<br />

le scale un salire e scendere pesante e<br />

Per<br />

Tutto intorno un fumo nero e<br />

forsennato.<br />

con una pugnalata al cuore. Sbagliò<br />

ucciderla<br />

e il pugnale si piantò nel tronco di un<br />

mira<br />

nauseabondo.<br />

gente per bene del condominio non osò<br />

La<br />

che era nei pressi, lasciando indenne<br />

albero<br />

Ebe. La notizia dell’accaduto fece scalpore<br />

la<br />

il naso fuori dalle proprie stanze.<br />

mettere<br />

sabba durò fino all’alba. All’improvviso tutto<br />

Il<br />

scandalo.<br />

e<br />

l’inizio di un lento e costante declino per la<br />

Fu<br />

tacque.<br />

raggi di un pallido sole non riuscirono neanche<br />

I<br />

che precipitò in uno stato di<br />

signorina<br />

e di isolamento. Nessuno la<br />

abbandono<br />

un istante a farsi largo nella grassa cortina<br />

per<br />

nebbia. di<br />

più. Era piena di debiti, malata e<br />

cercava<br />

disperata!<br />

signorina Ebe si perse ogni traccia e<br />

Della<br />

finalmente schiarì il cielo, (come fu,<br />

quando<br />

non fu?), apparve quell’oblò e quella<br />

come<br />

sulla facciata del palazzo.<br />

mano<br />

E poi? Che ne fu di lei?<br />

PAGE 20


notte Una<br />

cimitero<br />

al<br />

cimitero, ne uscirai al mattino quando il<br />

custode verrà ad aprire. Potrai girare fra le<br />

di Graziella Dimilito<br />

tombe oppure stare seduto, ma non dovrai<br />

mai tentare di uscire, altrimenti perderai la<br />

scommessa».<br />

Bill era uno sbruffone, si divertiva<br />

raccontando agli amici improbabili<br />

«D’accordo – disse Bill – a domani sera»<br />

avventure dove lui faceva sempre la parte<br />

del leone, quando beveva un bicchiere di<br />

Puntuali, la sera dopo si trovarono tutti<br />

davanti al cimitero, era già buio, solo la<br />

troppo la sua fantasia non aveva limiti.<br />

luna dava un po’ di chiarore. Gli fecero<br />

«Un giorno, amici miei, mi sono ritrovato<br />

con una pistola puntata alla tempia da due<br />

scavalcare il muro e lo salutarono. «Domani<br />

all’orario di apertura verremo a controllare<br />

delinquenti che volevano derubarmi. Io,<br />

senza pensarci due volte, mi sono scagliato<br />

se ce l’hai fatta» – dissero gli amici.<br />

su di loro, li ho disarmati e tramortiti!<br />

Rimasto solo, Bill si organizzò. Aveva<br />

Ahahah! Perché ricordatevi che Bill cuore di<br />

ghiaccio, non ha paura di nessuno»<br />

portato una sedia, tre panini sostanziosi,<br />

sigarette e soprattutto un fiasco di vino. –<br />

Gli amici fingevano di credergli e lo<br />

facevano bere apposta per ridere delle sue<br />

quei buffoni credono che io abbia paura –<br />

pensava – che idioti!<br />

avventure fantasiose.<br />

Una sera, al bar, uno di loro lo provocò:<br />

Piazzò la sedia vicino a una tomba, scartò il<br />

panino mangiandolo avidamente,<br />

«Scommetto che non sei coraggioso come<br />

dici, caro Bill, non avresti neanche il<br />

bagnandolo con generosi sorsi di vino, poi<br />

fumò una sigaretta e cominciò a girare per<br />

coraggio di stare da solo in un cimitero di<br />

giorno ahahahah».<br />

il cimitero.<br />

Improvvisamente si accorse di non essere<br />

Tutti risero di gusto, Bill, già brillo, disse<br />

gonfiando il petto:<br />

solo, un vecchio camminava verso di lui,<br />

«Ah sì? Ridete?Ve lo farò vedere io chi è Bill<br />

magro e malvestito. Un barbone – pensò<br />

Bill. Il vecchio parlò:<br />

Gordon, accetto la scommessa, starò al<br />

cimitero da solo…ma di notte!!!»<br />

«Per favore buon uomo, dammi da<br />

mangiare e da bere, ti ricompenserò».<br />

Uno di loro raccolse i soldi delle<br />

scommesse, poi stabilirono le regole della<br />

«Che diavolo ci fai al cimitero vecchio!<br />

Come sei entrato? Vattene che devo<br />

prova.<br />

«Ok Bill, domani sera alle 21,30 entrerai nel<br />

vincere una scommessa!»<br />

PAGE 21


l vecchio si allontanò tristemente, Bill<br />

continuò a camminare bevendo e fumando.<br />

Faceva molto freddo quella notte, si pentì<br />

di non essersi coperto abbastanza.<br />

«Scusi signore!»<br />

Bill si sentì agghiacciare, la voce era dietro<br />

di lui.<br />

«Chi sei! Mi hai fatto spaventare!» Era un<br />

giovane di bell’aspetto.<br />

«Sono un accompagnatore di anime» disse.<br />

«Cosa? Ma sei pazzo? Vattene!»<br />

«Sono qui per aiutarti – disse il giovane<br />

sorridendo -hai bisogno di me».<br />

«Ehi amico, non dire idiozie, io sono vivo e<br />

vegeto, sto solo facendo una scommessa,<br />

lasciami in pace!»<br />

Il giovane continuò:<br />

«Guarda il cielo, cosa vedi?»<br />

«Voglio vederla»<br />

«Ne sei certo? Di solito gli uomini hanno<br />

«La luna e le stelle, e fa un freddo<br />

dell’accidente!»<br />

paura di sapere quando finirà la loro vita»<br />

«Io non ho paura! Voglio sapere, voglio<br />

«Guarda meglio»<br />

Bill guardò il cielo, che parve ingrandirsi<br />

sapere assolutamente»<br />

«Come vuoi Bill» disse il giovane.<br />

come azionato da uno zoom, e vide.<br />

«Ma… sono candele!» esclamò.<br />

Un fascio di luce illuminò un punto nel<br />

cielo.<br />

«Si Bill, miliardi di candele»<br />

«Ma non sono tutte uguali, alcune corte<br />

«Eccola, è quella»<br />

«Cosa??? Ma è cortissima…si sta<br />

altre lunghe, alcune spente» disse ancora<br />

Bill.<br />

spegnendo…si sta spegnendo…»<br />

«Si Bill, io sono qui per te»<br />

«Sì, sono le vite di tutti gli esseri umani,<br />

quelle lunghe sono vite appena iniziate,<br />

«Noooooo! Non farla spegnere, non voglio<br />

morire, non voglio…»<br />

quelle più corte sono le vite di chi ha già<br />

vissuto una parte del tempo concessogli,<br />

Gli amici lo trovarono il mattino seguente,<br />

accovacciato su una tomba con la foto di<br />

quelle spente sono ormai giunte al termine,<br />

ed io le dovrò accompagnare a<br />

un vecchio dallo sguardo triste, accanto<br />

aveva un fiasco di vino vuoto e un panino<br />

destinazione».<br />

«Oh, ma è incredibile… ma… c’è anche la<br />

quasi intatto.<br />

Il medico stabilì che era morto per una<br />

mia candela?»<br />

«Certo Bill»<br />

congestione.<br />

PAGE 22


L A N O T T E D E L L E S T R E G H E<br />

d i M a t i l d e F a l c o<br />

La notte delle streghe.<br />

Mi trovavo in un bosco meraviglioso, pieno di mille stranezze; fiori mai<br />

visti dai colori brillanti e vivaci spuntavano tra l’erba alta color smeraldo ed<br />

erano in compagnia di funghi giganteschi. Animali sconosciuti e spaventosi<br />

con lunghi denti e unghie appuntite, con occhi di fuoco che mandavano<br />

scintille, si scorgevano qua e là e mi fissavano con aria feroce.<br />

I raggi del sole che filtravano tra i rami, lasciavano sul terreno ricami dorati<br />

e le foglie sussurravano, con bocche invisibili, parole incomprensibili.<br />

Il profumo dei fiori mi accarezzava le narici mentre la strada sterrata e<br />

sinuosa, correva attraverso alberi alti e frondosi.<br />

Il mio viaggio fu interrotto da una ragnatela d’argento sulla quale si<br />

dondolava pigro un grande ragno nero e peloso, che mi fissava immobile.<br />

Per prudenza, cambiai direzione e, alla fine della strada, spuntò un piccolo<br />

villaggio, molto grazioso, le cui case erano dipinte di vivaci colori.<br />

Per le stradine di pietra, persone senza età camminavano lentamente,<br />

mentre le parole uscivano dalle loro bocche mute come fumetti di<br />

personaggi di cartoni animati.<br />

Incontrai un ragazzo che gridava attraverso un fumetto:<br />

“ Ho perso la palla! Chi ha visto la mia palla?”<br />

Arrivata in fondo al villaggio, vidi una grotta, dalla quale uscivano un<br />

bagliore accecante e un profumo intenso.<br />

Mi avvicinai curiosa e vidi mille candele accese e, da un anfratto della<br />

roccia, spuntava un fiore bellissimo che brillava come un tesoro.<br />

Un pappagallo faceva da guardiano, appoggiato a una gruccia, legato con<br />

una corda d’oro. Mi guardò con i suoi occhietti rotondi e lanciò un grido<br />

rauco di avvertimento e di sfida:<br />

“Non toccare il fiore!”<br />

Non so perché, ma lo ignorai, allungai una mano e accarezzai i petali del<br />

fiore che sembravano di seta.<br />

All’improvviso si alzò un vento fortissimo che rubò le foglie agli alberi, i<br />

fiori appassirono, la terra incominciò a tremare, gli animali e gli abitanti<br />

fuggirono e si ruppero i vetri delle finestre delle case.<br />

Il pappagallo cercò di scappare ma la corda glielo impedì e incominciò a<br />

gridare spaventato:<br />

“Aiuto, aiuto!”, mentre saltellava sulla gruccia con le piume arruffate. Un<br />

gatto nero con il pelo irto uscì dalla grotta correndo e soffiando.<br />

Dal fondo della caverna apparve una strega che brandiva un paio di forbici.<br />

I capelli erano lunghi e argentei, la faccia rugosa, il naso pieno di verruche,<br />

le mani lunghe con unghie uncinate e, dalla sua bocca senza denti, uscì una<br />

risata orribile e agghiacciante.<br />

Incominciò a rincorrermi brandendo le forbici.<br />

Io scappai spaventata e caddi, mi rialzai a fatica perché mi muovevo al<br />

rallentatore.<br />

Chiesi aiuto ma le parole uscirono dalla mia bocca come farfalle rubate dal<br />

vento.<br />

La strega si avvicinava, il mio cuore batteva all’impazzata ed io mi sentii<br />

perduta….<br />

Una mano uscì da un cespuglio e mi spinse verso una porta apparsa<br />

all’improvviso:<br />

“Esci da qui, svelta”, mi sussurrò un nano con un berretto strano sul capo<br />

pelato che era sbucato dal nulla, “nella notte delle streghe, si nascondono<br />

dappertutto!”<br />

Mi svegliai, bagnata da un sudore gelido, mi guardai attorno con sollievo.<br />

Il sole stava filtrando dalle fessure della finestra e un gallo cantò rompendo<br />

il silenzio dell’alba.<br />

“Nella notte delle streghe s’intrufolano anche nei sogni, non lo sapevate?”<br />

“Io sì ed è, a dir poco, agghiacciante!”<br />

PAGE 23


la bambola<br />

ridere.<br />

“Embè?”.<br />

“Vi ricordate quando mia sorella è<br />

DI PATRIZIA BENETTI<br />

stata mollata da Francesco?”, replicò<br />

il ragazzino.<br />

“Sì. E allora?”.<br />

Era un radioso pomeriggio di settembre e<br />

tre ragazzini si erano recati nel cimitero<br />

“Irene ha trascorso interi pomeriggi<br />

con la foto del suo ex fidanzato tra le<br />

delle macchine.<br />

“Non saremmo dovuti venire qui. I nostri<br />

mani. Con uno spillo dalla capocchia<br />

rossa gli bucava gli occhi, la bocca,<br />

genitori ce lo hanno vietato!”, disse il<br />

grassottello Ivano, già in preda ai sensi di<br />

lo stomaco, il cuore…”.<br />

“E…?”.<br />

colpa.<br />

“Già. Mia madre dice che questo posto è<br />

“E Francesco sta benone! Anzi, a<br />

parer mio, sta molto meglio da<br />

troppo isolato e si possono fare brutti<br />

incontri”, replicò Linda, la biondina, che<br />

quando ha lasciato quella<br />

melodrammatica di mia sorella”.<br />

però non pareva affatto spaventata.<br />

“Quante storie!”, esclamò quel ribelle di<br />

“Sempre i soliti, voi maschi”, disse<br />

Linda sbuffando, “Ma giochiamo lo<br />

Giacomo, il bambino secco e lentigginoso,<br />

stesso. Facciamo anche noi per<br />

dai capelli rossi e lisci come spaghetti.<br />

“Guardate cosa ho trovato!”, esclamò<br />

finta”.<br />

Poi, la bambinetta con un sorriso<br />

entusiasta Linda, “Era lì su quella<br />

montagnola di sabbia scura”.<br />

buffo sulle labbra, prese i suoi amici<br />

e li dispose a cerchio. In mezzo a<br />

La ragazzina aveva tra le mani una<br />

bambolina proprio brutta, rudimentale, di<br />

loro c’era il gioco del momento, la<br />

tela grezza, sulla cui faccia senza<br />

lineamenti era cucita, col filo nero, una<br />

bocca enorme, aperta in un macabro<br />

sorriso.<br />

“E quella cosa sarebbe?”, chiese Giacomo<br />

inorridito.<br />

“Dovevamo trovare un gioco da fare tutti<br />

insieme”, protestò Ivano e fece per<br />

andarsene.<br />

“Aspetta!”, gli disse l’amica, “Questa non è<br />

una bambola qualunque, ma una di quelle<br />

con cui si fanno i riti VOODOO!”.<br />

“Ah, ho capito! Quella in cui si ficca lo<br />

spillone!”, replicò Giacomo scoppiando a<br />

PAGE 24


La mamma di Ivano li fermò e disse<br />

misteriosa bambola di pezza. Gli amichetti<br />

erano spaventati anche se non volevano<br />

mesta: “Ragazzi cari, è successa una<br />

cosa terribile. Si tratta di tuo cugino<br />

darlo a vedere.<br />

“Proviamo?”, chiese lei con un lampo negli<br />

Luigi, figlio mio…”.<br />

Ivano cominciò a deglutire amaro e, con<br />

occhi, “Comincia tu, Ivano”, disse con fare<br />

malizioso, tendendogli la bambolina.<br />

un filo di voce chiese:” Che gli è<br />

successo?”.<br />

Il ragazzino non pareva molto convinto,<br />

però accettò. Non voleva fare la parte del<br />

“E’ morto, poverino…”.<br />

I ragazzini si scambiarono sguardi<br />

fifone.<br />

Linda gli diede in prestito la spilla a forma<br />

sgomenti.<br />

“Co-come mo-morto?”, replicò Ivano<br />

di vespa che ornava la sua camicetta.<br />

Ivano ne ficcò la parte appuntita nel<br />

frastornato e già in preda a terribili sensi<br />

di colpa.<br />

torace della bambola e disse: “Tiè! A mio<br />

cugino Luigi, quell’antipatico sbruffone che<br />

“Mi ha telefonato zia qualche minuto fa.<br />

Dice che il pungiglione di un insetto lo ha<br />

non perde occasione di ridere di me!”.<br />

Seguì un lungo silenzio. Dopo quello sfogo<br />

colpito a morte”. La poveretta si portò le<br />

mani al volto e pianse.<br />

liberatorio, toccò a Giacomo. Questi ficcò<br />

lo spillone nella pancia della bambola e<br />

Ivano fissò gli amici, tutti visibilmente<br />

allarmati. Luigi? Il cugino più grande,<br />

disse: “Tiè! A quella rompi della nostra<br />

maestra. Non passa giorno senza che mi<br />

quello più bravo, più diligente, più<br />

meritevole. Oddio. Che cosa gli aveva<br />

metta in punizione!”. Infine tirò un sospiro<br />

di sollievo e gli altri sghignazzarono felici.<br />

fatto? Non poteva essere vero. Lui non<br />

c’entrava proprio nulla! Il ragazzino era<br />

“Sì!”, replicò Linda infervorata, “Tiè a lei e a<br />

quella antipaticissima di Alice, la prima<br />

quasi in lacrime quando, una gomitata<br />

fra le costole, ficcatagli senza tanti<br />

della classe. Oltretutto mi ha portato via<br />

Davide! Non la sopporto proprio più!”.<br />

complimenti da Giacomo, lo riportò<br />

dolorosamente alla realtà.<br />

Dopo quella confessione, Linda si stese per<br />

terra e mimò la sua rivale stecchita in una<br />

I due si scambiarono uno sguardo<br />

d’intesa e, dopo una breve pausa, Ivano<br />

posa ridicola, con la bocca storta e gli<br />

occhi sbarrati.<br />

chiese tremante: “Mam-ma dim-mi. Hai<br />

no-no-notizie del-la no-nostra m-m-<br />

Finito il gioco, gli amici abbandonarono la<br />

brutta bambolina e Linda si riprese la<br />

maestra?”.<br />

“Ma che stai dicendo? Come sei rosso.<br />

spilla. Quindi corsero felici verso casa. Il<br />

sole intanto stemperava nel cielo turchino<br />

Non ti senti bene?”. Lei lo guardò senza<br />

capire e poi lo fece entrare<br />

come un’arancia sanguigna poggiata su<br />

candide nuvole che parevano enormi<br />

frettolosamente in casa, mentre gli altri<br />

ragazzini erano già corsi via, veloci<br />

stecche di zucchero filato.<br />

Il sorriso però, scomparve presto dai loro<br />

come il vento.<br />

PAGE 25<br />

visetti rossi e accaldati.


luna argentata, vincendo le nuvole, si<br />

La<br />

nelle acque calme del lago. Lo<br />

specchiava<br />

di Emma era veloce e<br />

sguardo<br />

non notava i dettagli, non<br />

noncurante,<br />

l’incanto. Per lei era soltanto<br />

percepiva<br />

notte.<br />

a passo veloce persa nei suoi<br />

Camminava<br />

lasciava che il paesaggio le<br />

pensieri,<br />

intorno. Era urtata per il<br />

scorresse<br />

che i suoi le avevano affidato:<br />

compito<br />

andare a festeggiare la serata di<br />

anziché<br />

con gli amici, doveva recarsi<br />

<strong>Halloween</strong><br />

chiesetta subito fuori del paese,<br />

nella<br />

e prepararla per la messa di<br />

aprirla<br />

Portava un grande fascio di<br />

mezzanotte.<br />

rossi con i quali avrebbe<br />

crisantemi<br />

l’altare.<br />

decorato<br />

la chiesetta dei Martiri del Lago.<br />

Era<br />

doveva sbrigarsi e fare tutto prima<br />

Emma<br />

del sacerdote e dei fedeli.<br />

dell’arrivo<br />

che una volta sbrigata<br />

Pensava<br />

se la sarebbe svignata: per<br />

l’incombenza<br />

come per la cugina Pinuccia, quelle<br />

lei,<br />

erano lunghe e noiose. Pinuccia<br />

cerimonie<br />

dovuto accompagnarla ma come<br />

avrebbe<br />

solito aveva disertato, di lei non ci si<br />

al<br />

proprio fidare. Non aveva saputo<br />

poteva<br />

all’invito della sua nuova<br />

rinunciare<br />

un cretinetto tutto brufoli che le<br />

fiamma,<br />

intorno da qualche tempo.<br />

girava<br />

aveva in tasca una torcia elettrica<br />

Emma<br />

non serviva a causa della luce che<br />

ma<br />

la luna. Mentre camminava<br />

regalava<br />

che le storie di <strong>Halloween</strong>, di<br />

pensava<br />

e di morti risorti, non fossero<br />

streghe<br />

in confronto ai racconti delle<br />

nulla<br />

del posto che si divertivano a<br />

anziane<br />

paura alle ragazzine. Le tornò in<br />

mettere<br />

un loro racconto: proprio dove<br />

mente<br />

la chiesa una volta viveva un tizio,<br />

c’era<br />

certo Angelotto, era un misto tra un<br />

un<br />

e uno stregone che ammazzava gli<br />

folle<br />

passanti avventuratisi intorno alle<br />

incauti<br />

proprietà, e poi li seppelliva nel suo<br />

sue<br />

Lo stregone finì con la testa tagliata<br />

orto.<br />

per “bonificare” la zona da tanto orrore<br />

e<br />

paesani costruirono la chiesa. Giravano<br />

i<br />

delle voci, strane e forse ancora<br />

anche<br />

assurde: sembrava che quella chiesa<br />

più<br />

fosse mai stata consacrata e che lo<br />

non<br />

si aggirava ancora nella zona<br />

stregone<br />

le notti di luna piena. Ma<br />

durante<br />

era morto da tantissimo tempo,<br />

Angelotto<br />

Emma non faceva paura quella<br />

a<br />

se aveva paura di qualcuno era<br />

leggenda,<br />

dei vivi. Che assurdità poi era la<br />

soltanto<br />

di <strong>Halloween</strong>, come si potevano<br />

festa<br />

mostri e streghe alla festa di<br />

abbinare<br />

i Santi”?<br />

“Tutti<br />

a passo veloce, lei alle<br />

Camminava<br />

non ci aveva mai creduto ma<br />

streghe<br />

pensieri, il buio e l’aria fredda<br />

quei<br />

a turbarla. Notò il rumore delle<br />

iniziarono<br />

scarpe sulla ghiaia del vialetto. Poi si<br />

sue<br />

della luna, delle nuvole che<br />

accorse<br />

soffocarla e della nebbia che<br />

volevano<br />

a salire dal lago.<br />

iniziava<br />

della chiesa la statua dell’arcangelo<br />

Fuori<br />

pietra si ergeva imponente, nell’atto di<br />

in<br />

la spada e pronto a colpire e,<br />

sfoderare<br />

sua ombra, sembrava ondeggiare con il<br />

la<br />

delle nuvole. Non era la prima<br />

passare<br />

La Nonna<br />

di Lucia Amorosi<br />

volta che apriva la chiesa, nella sua<br />

PAGE 26


subito! Finirete per fargli<br />

«Piantetela<br />

male!»<br />

due ragazzi che tenevano Luca a testa<br />

I<br />

giù dentro il bidone della spazzatura<br />

in<br />

sentendo la voce femminile<br />

trasalirono<br />

loro spalle. Il più grande, Luigi, che<br />

alle<br />

meno fatica a sostenere il peso, si<br />

faceva<br />

voltò.<br />

Ermes,» sussurrò all’amico, «è<br />

«Cazzo,<br />

tiriamolo fuori!»<br />

Wendy,<br />

i due piccoli teppisti tirarono<br />

Sbuffando,<br />

il ragazzino e l’appoggiarono di malo<br />

su<br />

a terra.<br />

modo<br />

tiratelo su e pulitelo!», gli intimò<br />

«Adesso<br />

«Subito!» aggiunse, visto che i<br />

Wendy,<br />

esitavano.<br />

due<br />

ragazzi obbedirono, cercando senza<br />

I<br />

di salvare la faccia davanti agli<br />

riuscirci<br />

amici.<br />

fatto era che Wendy, anche se aveva<br />

Il<br />

la loro stessa età, sugli undici<br />

pressapoco<br />

vuoi perché le ragazze crescevano<br />

anni,<br />

vuoi per certe sue caratteristiche,<br />

prima,<br />

duro – oh, se picchiava!<br />

picchiava<br />

lo ricordava molto bene Salvatore,<br />

Se<br />

dei più alti e il capo della banda, che<br />

uno<br />

essere andato a dire in giro che<br />

per<br />

‘era una troia’, anche se<br />

Wendy<br />

non sapeva bene cosa<br />

probabilmente<br />

si era ritrovato con il naso<br />

significasse,<br />

e due denti in meno. Sì che aveva<br />

rotto<br />

di essersi fatto male durante<br />

raccontato<br />

rissa con gli sbirri, ma nessuno gli<br />

una<br />

e comunque era il primo a<br />

credeva,<br />

alla larga dalla ragazza.<br />

girare<br />

più piccoli, che non avevano ben chiaro<br />

I<br />

stesse succedendo, continuavano a<br />

cosa<br />

Luca, che aveva le lacrime agli<br />

canzonare<br />

e faceva sforzi disperati per non<br />

occhi<br />

a piangere.<br />

mettersi<br />

ciccione! Luca merdoso! Luca<br />

«Luca<br />

cantavano in coro.<br />

puzzone!»<br />

sguardo furibondo di Wendy bastò a<br />

Uno<br />

e a farli ritirare in disparte, la<br />

zittirli<br />

l’ordine, la ragazza prese per<br />

Ripristinato<br />

il piccolo Luca e lo portò lontano<br />

mano<br />

banda.<br />

dalla<br />

cosa ti è girato di andare con loro?»<br />

«Ma<br />

«lo sai come va a finire!»<br />

disse,<br />

quel rimprovero Luca ruppe gli argini e<br />

A<br />

lacrime cominciarono a scendere<br />

le<br />

sul suo viso.<br />

copiose<br />

io non credevo…» si giustificò,<br />

«Ma<br />

oggi…. È <strong>Halloween</strong>, pensavo che<br />

«anche<br />

lasciassero fare il giro con loro!»<br />

mi<br />

scosse la testa.<br />

Wndy<br />

non è una festa di qui. Non è<br />

«<strong>Halloween</strong><br />

è nata tra le popolazioni<br />

cattolica,<br />

ed è diventata famosa in<br />

celtiche<br />

Qui la gente non c’è abituata, vi<br />

America.<br />

dato poco o niente e magari<br />

avranno<br />

vi ha anche sgridato».<br />

qualcuno<br />

delle signore hanno detto che il<br />

«Si,<br />

parroco…»<br />

Ma i tuoi compagni che si credono<br />

«Vedi?<br />

sbagliano tutto! Bisogna andare a<br />

furbi<br />

il giro nel quartiere degli stranieri: lì<br />

fare<br />

sono molti inglesi e americani: vedrai,<br />

ci<br />

riempiranno di dolci!»<br />

ti<br />

glielo vado a dire e…»<br />

«Adesso<br />

lo fermò Wendy, «non se lo<br />

«No!»<br />

Non vuoi fare bella figura e<br />

meritano.<br />

che sei più bravo di loro?<br />

dimostrare<br />

«Beh…»<br />

vai tu a fare il giro, e quando<br />

«Allora<br />

con un sacco pieno di dolciumi<br />

tornerai<br />

Trick or Treat<br />

di Angelo Fabbri<br />

potrai rovesciarlo sul tavolo del vostro<br />

coda tra le gambe.<br />

PAGE 27


e dimostrare chi è stato più in<br />

covo<br />

gamba!»<br />

occhi di Luca brillavano.<br />

Gli<br />

adesso non posso», disse la<br />

«Però<br />

«devo fare una commissione. Ci<br />

ragazza,<br />

tra un’ora in fondo alla strada,<br />

vediamo<br />

ti accompagnerò io. Ah, devo<br />

così<br />

anche un vestito, non posso<br />

prendere<br />

il giro per <strong>Halloween</strong> in maglione e<br />

fare<br />

jeans!».<br />

si allontanò ridendo.<br />

E<br />

solo, Luca si guardò in giro, poi,<br />

Rimasto<br />

sapendo cosa fare, si rimise in testa<br />

non<br />

maschera da scheletro e provò ad<br />

la<br />

a bussare alle porte delle case<br />

andare<br />

lungo la strada.<br />

popolari<br />

passò in fretta, ma come aveva<br />

L’ora<br />

Wendy i risultati della<br />

preannunciato<br />

erano stati deludenti: gli abitanti<br />

questua<br />

quel ragazzo grassoccio<br />

guardavano<br />

da scheletro e se non si<br />

vestito<br />

a ridere poco ci mancava. La<br />

mettevano<br />

parte dicevano di non avere<br />

maggior<br />

qualcuno non apriva neanche la<br />

dolci,<br />

porta.<br />

ciondolava sconsolato alla fine della<br />

Luca<br />

quando vide arrivare Wendy a<br />

strada<br />

svelto. La ragazza sembrava<br />

passo<br />

indossava un costume da strega<br />

allegra,<br />

aveva una maschera con un lungo naso<br />

e<br />

che teneva alzata sopra la testa.<br />

adunco<br />

con questa in faccia non vedo quasi<br />

«Sai,<br />

disse, «la tiro già soltanto<br />

niente»,<br />

suono alle porte».<br />

quando<br />

di buon passo uscirono dal<br />

Camminando<br />

e si avviarono lungo il viale<br />

quartiere<br />

dove erano le villette degli<br />

alberato<br />

che lavoravano al centro<br />

stranieri<br />

vicino alla città. Qui le<br />

tecnologico<br />

erano eleganti, ognuna con il<br />

abitazioni<br />

piccolo giardino, immerse nell’ombra<br />

suo<br />

dagli alberi che oscuravano i<br />

proiettata<br />

lampioni. L’aria era profumata,<br />

pochi<br />

era pulito, ordinato, in silenzio.<br />

tutto<br />

stammi a sentire», disse Wendy,<br />

«Adesso<br />

suonerai alla porta, e quando<br />

«tu<br />

gli dirai la frase. Ah, a<br />

apriranno<br />

devi dire ‘trick or treat’, che<br />

proposito,<br />

dolcetto o scherzetto in inglese,<br />

sarebbe<br />

lingua che parlano tutti, altrimenti<br />

la<br />

ti capirebbero.»<br />

non<br />

tu?» «E<br />

appena avranno aperto e sentito<br />

«Non<br />

tua frase, io sbucherò dall’ombra e ti<br />

la<br />

intorno, facendo il sabba delle<br />

girerò<br />

Guarda, ho portato anche la<br />

streghe.<br />

scopa!»<br />

mostrò tutta fiera una scopa di<br />

E<br />

piuttosto spelacchiata.<br />

saggina<br />

non è nuova, ma vola lo stesso!»<br />

«Beh,<br />

alla prima casa, bussarono,<br />

Arrivarono<br />

la scenetta che avevano<br />

fecero<br />

e una giovane signora<br />

programmato<br />

corse dentro e ritornò con un<br />

bionda<br />

sacchetto pieno di caramelle e<br />

intero<br />

Luca non credeva ai suoi<br />

cioccolatini.<br />

in un colpo solo avevano raccolto<br />

occhi:<br />

di quello che aveva fatto l’intera<br />

più<br />

in tutta la mattinata!<br />

banda<br />

cosa fai lì impalato?» lo scosse<br />

«Beh,<br />

«andiamo? La via è lunga,<br />

Wendy,<br />

che ci daranno troppa roba<br />

semmai<br />

con un carretto!»<br />

torneremo<br />

rise felice e le corse dietro.<br />

Luca<br />

parecchie case, quasi sempre<br />

Visitarono<br />

ottimi risultati. Quando furono<br />

con<br />

carichi Luca disse: «Io non ce<br />

veramente<br />

faccio più! Torniamo indietro?»<br />

la<br />

rispose Wendy, «anzi, no, aspetta!<br />

«Sì»<br />

quella casa là? Facciamo anche<br />

Vedi<br />

e poi basta, mi dice bene!»<br />

quella<br />

se stanco, Luca la seguì<br />

Anche<br />

volentieri.<br />

villa che la ragazza aveva indicata<br />

La<br />

simile alle altre, solo un po’ più<br />

era<br />

e buia.<br />

isolata<br />

sei sicura che qui ci abiti<br />

«Ma<br />

chiese Luca, dubbioso.<br />

qualcuno?»<br />

esclamò, ridendo.<br />

«Certo! Staranno guardando la<br />

Sembrava un altro mondo.<br />

PAGE 28


Dai suona, così poi torniamo<br />

televisione!<br />

casa!» a<br />

si fece avanti e premette il<br />

Luca<br />

che rispose con un ding dong<br />

campanello,<br />

profondo.<br />

furono alcuni istanti si silenzio, nei<br />

Ci<br />

il ragazzo ebbe modo di osservare<br />

quali<br />

struttura in legno della porta, molto<br />

la<br />

antica e lavorata di quelle delle altre<br />

più<br />

che avevano visitato. Visto che<br />

villette<br />

sembrava venire ad aprire, fece<br />

nessuno<br />

premere ancora il campanello, poi<br />

per<br />

idea e si voltò indietro verso il<br />

cambiò<br />

d’ingresso. Proprio in quel momento<br />

viale<br />

porta si aprì con un cigolio sui vecchi<br />

la<br />

cardini.<br />

comparve un uomo alto,<br />

Sull’uscio<br />

con i capelli bianchi e un paio di<br />

anziano,<br />

dello stesso colore. Indossava un<br />

baffi<br />

scuro, elegante, come se stesse<br />

vestito<br />

uscire, e ai piedi aveva un paio di<br />

per<br />

scarpe nere.<br />

lucide<br />

or trea…t», disse, esitante.<br />

«T…rick<br />

si mise a ridere, una bella risata<br />

L’uomo<br />

di petto.<br />

profonda,<br />

ah Un piccolo scheletro! Bello<br />

«Ah<br />

Bene, bene. Non vuoi venire<br />

grassottello!<br />

Allora aspetta lì che vado a<br />

dentro?<br />

i dolci!»<br />

prenderti<br />

attese, spiando l’interno semiscuro<br />

Luca<br />

Si girò: come mai Wendy<br />

dell’abitazione.<br />

era venuta a fare la solita danza?<br />

non<br />

quell’istante vide precipitarsi verso di<br />

In<br />

una figura avvolta di stracci che<br />

lui<br />

su una scopa, e un tremendo colpo<br />

volava<br />

vento lo investì e lo trascinò dentro la<br />

di<br />

lavoro Wendy», disse l’uomo,<br />

«Bel<br />

i baffi e la parrucca che ne<br />

togliendosi<br />

l’aspetto cadaverico.<br />

nascondevano<br />

è bello grassottello, stavolta non puoi<br />

«Sì,<br />

lamentarti».<br />

proprio<br />

si stava trasformando: adesso non<br />

Wendi<br />

più una ragazza di undici anni, ma<br />

era<br />

donna di mezza età dall’aspetto<br />

una<br />

dirmi che non ti diverti a fare la<br />

«Non<br />

rise l’uomo.<br />

ragazzina!»<br />

fattosi più serio:<br />

Poi,<br />

quali sono le mie esigenze: una<br />

«Sai<br />

all’anno…»<br />

volta<br />

sì, lo so: un bambino una volta<br />

«Sì,<br />

per continuare a vivere. Solo<br />

all’anno<br />

adesso dobbiamo andarcene: ho<br />

che<br />

le mie precauzioni, ma più di due<br />

preso<br />

di fila…»<br />

anni<br />

tranquilla, ci avevo già pensato,<br />

«Stai<br />

dolce strega: lasciamo calmare le<br />

mia<br />

e ci trasferiamo. Ho già studiato<br />

acque<br />

nostra prossima destinazione, sarà la<br />

la<br />

città di…»<br />

casa.<br />

severo.<br />

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