Dicembre definitivissimo 19-12-17 (1)

toscanacultura

La Toscana - Anno 5 - Numero 11- Dicembre 2017- Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 1. Poste Italiane SpA Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv.in L 27/02/2004 n°46) art.1 comma 1 C1/F


Sommario dicembre 2017

6 Gioielli d’Artista in mostra a Firenze

13 Luciano Manara: Pravda, la verità nell’era dell’inganno globale

14 Lolita Valderrama Savage, un’artista che ama Firenze

20 Leopoldo de’ Medici, principe dei collezionisti

22 Le mostre di Pistoia e Pontassieve di Geo Bruschi

24 Il viaggio celeste e terrestre di Onofrio Pepe

26 L’arte di Stefano Favaretto lanciata sul mercato cinese

28 Sfaccettature fiorentine: una festa memorabile

29 Anoressia: prigione del corpo e dell’anima

30 Due mostre internazionali alla Galleria Mentana

31 Il Casentino nelle opere di Aldo Andreoli

32 Filippo Menci, frammenti di vita metropolitana

34 Dalle Terre di Giotto e dell’Angelico: mostra di fine anno

35 I drammi della Bosnia negli scatti di Leopoldo Minicucci

36 La soavità del colore nelle opere di Orietta Ricci

37 La forte denuncia sociale nelle foto di Andrea Taschin

38 Il nuovo libro di Donato Massaro a Palazzo Bastogi

39 Il romanzo di debutto di Evelina Salmoni

40 Emozioni comuni per Margherita Pink e Ortensia Celeste

42 Emo Formichi, l’artista delle metamorfosi

44 Piero Sbarluzzi, un maestro nell’arte di modellare

45 Raffaella Zurlo: da Milano a Pienza per amore dell’arte

46 La Lunetta: benessere della persona nel cuore di Pienza

47 Agriturismo Cerreto, immerso nell’incanto della Valdorcia

48 Dal Falco: tutti i sapori dell’antica cucina senese

49 Fonte Bertusi: ospitalità, arte e natura

50 La voce dei poeti: Adua Biagioli

51 Arte del vino: aspettando un felice anno nuovo

52 Le Seste d’Oro a Gianna Giachetti e Piero Tosi

53 Marco Randazzo in mostra al Florence Dance Center

54 Granaio dei Medici: per tutelare il tortello del Mugello

57 Il lirismo energetico nell’arte di Mauro Mari “Maris”

58 La 37ma edizione del Premio Spiga d’Argento

59 Il variegato mondo delle Brassicaceae

60 La solidarietà di Arkiwine

Periodico di attualità, arte e cultura

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Anno 5 - Numero 11

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Paolo Bini

Alessandra Bruscagli

Maria Grazia Dainelli

Stefano Falsetti

Sandra Lucarelli

Amedeo Menci

Elisabetta Mereu

Leopoldo Minicucci

Anita Norcini Tosi

Nino Alfiero Petreni

Elena Maria Petrini

Andrea Pignataro

Margherita Pink

Daniela Pronestì

Lucia Raveggi

Andrea Russo

Marta Santacatterina

Barbara Santoro

Andrea Taschin

Foto:

Geo Bruschi

Roberto Cinatti

Maria Grazia Dainelli

Massimo Listri

Filippo Menci

Carlo Midollini

Leopoldo Minicucci

Elena Maria Petrini

Andrea Taschin

Oliviero Toscani

In copertina:

L’artista

Lolita Valderrama Savage

Foto di:

Carlo Midollini

La redazione de La Toscana augura buon Natale

ai lettori e dà l’arrivederci al 2018.

Nel numero di gennaio verrà inserito un bollettino

postale prestampato che servirà per associarsi,

o rinnovare la tessera per quanti sono già soci,

all’associazione Toscana Cultura.

Rimane invariata la quota annua di 20 euro che consentirà

di ricevere al proprio domicilio gli 11 numeri

annuali de La Toscana che verrà inoltrata anche on line

a tutti i soci che avranno la possibilità di accedere

a tutte le manifestazioni promosse da Toscana Cultura,

dalle “Cene al cine” ai concerti, dagli spettacoli

teatrali alle mostre d’arte.

4


5


Firenze

Mostre

Gioielli d’Artista a Firenze

Quindici nomi illustri della pittura toscana contemporanea e altrettanti

maestri dell’arte orafa riuniti in una grande mostra da poco conclusasi alla

Galleria Antichità Via dei Fossi. Presentati in occasione del vernissage anche

quindici abiti della Maison Giulia Carla Cecchi

di Barbara Santoro / foto courtesy degli artisti

Con il patrocinio del Comune di

Firenze e della Regione Toscana,

ancora una volta “il salotto

bono” di Firenze, com’è chiamata da

tempo la Galleria Antichità Via dei Fossi

dei coniugi Antonio e Antonia Roberto,

si apre per un brioso evento.

Gioielli d’Artista a Firenze, una mostra

dove quindici artisti toscani contemporanei

- Luca Alinari, Fabio Calvetti,

Antonio Ciccone, Claudio Cionini, Elio

De Luca, Danilo Fusi, Giuliano

Ghelli, Monica Giarrè,

Giuliano Giuggioli, Luciano

Manara, Sergio Nardoni,

Francesco Nesi, Paolo Nuti,

Paola Staccioli e Paolo Staccioli

- con le loro opere si

misurano con altrettanti abiti

della collezione privata della

Maison Giulia Carla Cecchi

e con i gioielli di raffinata fattura

creati appositamente

per dialogare con i quadri in

esposizione. Gli orafi - Marilinda

Bria, Daniele Castagnoli,

Giuliano Foglia, Lorenzo

Foglia, Maurizio Ghelli, Mari

Yoshida Foglia, Ilaria Leccese,

Franca Ornella Leggieri,

Iris Loew, Tommaso Lucarelli,

Ilaria Maltinti, Stefania

Pagliai, Paolo Penko, Angela

Tagani, Yuko Inagawa

- con pietre dure, metallo,

perle, bronzo, oro, argento,

smalti, madreperle e cristalli

di rocca hanno saputo

realizzare autentici capolavori,

gioielli degni di grandi

dame. In questo luogo garbato

più volte utilizzato per

mostre, presentazioni di libri

ed eventi di vario genere,

coordinata da Andrea Pignataro

con la collaborazione

di Fabrizio Borghini e Lucia

Raveggi, l’esposizione, si è

conclusa il 16 dicembre. In una della

più prestigiose vie dell’antiquariato fiorentino,

questa galleria ha più volte coniugato

l’arte pittorica con quella orafa,

ma mai si erano visti sfilare abiti e manufatti

di grande prestigio, scelti con

occhio intelligente e abile mano da Pola

Cecchi (figlia di Giulia Carla Cecchi),

grande stilista che porta con successo

nel mondo il made in Italy fiorentino.

Abiti fruscianti, vestiti a nastri intercalati

tra loro, pepli scivolati come Korai,

sete morbide e fluttuanti, cachemire

stropicciati, abiti principeschi che ben

potevano essere indossati dalle dame

di casa Medici, fili metallici legati a pietre

multicolori, silhouette come tableaux

vivants, hanno regalato emozioni e

piacevolezza. Una musica di sottofondo

ha poi rallegrato il pomeriggio che a

giudicare dal numero delle presenze ha

superato di gran lunga ogni aspettativa.

Uno dei quindici modelli della Maison Pola Cecchi presentati in occasione della mostra Gioielli d’Artista a Firenze.

Gli abiti, indossati dalle ballerine del Balletto di Toscana, sono stati scelti in abbinamento ai dipinti e ai gioielli

esposti in mostra

6

GIOIELLI D’ARTISTA A FIRENZE


Firenze

Mostre

Luca Alinari con l’opera da cui Paolo Penko (alla sua destra) ha tratto ispirazione per il gioiello visibile nella foto sopra

Fabio Calvetti

Ilaria Leccese

GIOIELLI D’ARTISTA A FIRENZE

7


Firenze

Mostre

Antonio Ciccone

Mari Yoshida Foglia

Claudio Cionini

Daniele Castagnoli

Elio De Luca

Tommaso Lucarelli

8 GIOIELLI D’ARTISTA A FIRENZE


Firenze

Mostre

Danilo Fusi

Yuko Inagawa

Giuliano Ghelli

Maurizio Ghelli

GIOIELLI D’ARTISTA A FIRENZE

9


Firenze

Mostre

Monica Giarrè

Franca Ornella Leggieri

Giuliano Giuggioli

Giuliano Foglia

Luciano Manara

Iris Loew

10

GIOIELLI D’ARTISTA A FIRENZE


Firenze

Mostre

Sergio Nardoni

Stefania Pagliai

Francesco Nesi

Ilaria Maltinti

GIOIELLI D’ARTISTA A FIRENZE

11


Firenze

Mostre

Paolo Nuti

Angela Tagani

Paola Staccioli

Marilinda Bria

Paolo Staccioli

Lorenzo Foglia

12 GIOIELLI D’ARTISTA A FIRENZE


Ritratti

d’artista

Luciano Manara

Pravda: una riflessione del designer fiorentino sulla verità

nell’era dell’inganno globale

di Daniela Pronestì / foto courtesy dell’artista

La verità è morta. Ne danno il triste

annuncio spin doctors, influencer

e spacciatori di fake news.

Anche la stampa si associa al cordoglio,

lasciando intendere tra le righe che fosse

un male auspicabile, quasi una liberazione

dopo una lunga agonia. Alcuni si

disperano, altri s’indignano, altri ancora

accolgono la notizia con muta rassegnazione.

Qualcuno gioisce perfino, ma senza

darlo troppo a vedere. C’è chi, come

Luciano Manara, si chiede invece quale

destino attenda l’uomo ora che della verità

resta soltanto un pallido fantasma.

Una domanda, spiega il designer fiorentino,

per porsi la quale occorre prima

fare chiarezza, distinguendo tra una

verità universale ed immutabile ed una

soggettiva e malleabile secondo le esigenze.

Infatti, mentre della prima piangiamo

la tragica scomparsa, la seconda

continua indisturbata a riempire le pagine

dei giornali, i dibattiti politici, i social

network. Pur essendo evidentemente diverse,

vengono spesso confuse l’una

con l’altra, sia per ragioni di opportunismo

che per i limiti intrinseci al linguaggio.

A poco servono, infatti, neologismi

come post verità e storytelling, se non a

costatare il livellamento tra bugia e autenticità

nell’era di Internet. Ecco perché,

per la sua ultima geniale invenzione,

Manara ricorre al termine russo pravda,

correndo il rischio (calcolato) di andare

incontro a problemi interpretativi di non

poco conto. Siamo al cospetto, infatti, di

una parola difficilmente traducibile, nota

a molti per aver lungamente campeggiato

sulla storica testata dei comunisti

sovietici. Quanto basta per considerarla

espressione di una verità parziale, ideologica,

mirata alla creazione di consenso.

Analizzandone meglio l’etimologia

scopriamo invece che pravda indica la

messa in pratica di una verità ideale (istina

in russo), e dunque il concretizzarsi

dell’aspirazione al vero insita nella natura

umana. Non solo: tra i suoi significati vi è

anche quello che intende verità e giustizia

come facce di una stessa medaglia,

componenti inscindibili di una visione

etica della società. Luciano Manara impugna

il vessillo della pravda contro gli

odierni proseliti della menzogna, siano

essi despoti, autocrati, politici corrotti,

speculatori finanziari o giornalisti ruffiani

del potere. Senza retorica, s’intende, ma

usando l’arma della provocazione intelligente.

Bastano pochi elementi a confermarlo,

come le preziose decorazioni che

abbelliscono l’opera, rendendola simile

ad un codice antico o ad un testo sacro.

Una scelta che, come accade spesso nel

suo caso, si presta ad una lettura duplice

e volutamente contraddittoria. Da

un lato, infatti,

la profusione

di gemme e

di bagliori dorati

sembra

voler restituire

alla verità,

sia pure idealmente,

l’aura di

sacralità negatale

dall’uomo

contemporaneo.

Allo stesso

modo, però,

nulla impedisce

di riconoscere

in tanto sfarzo

l’indizio del

nuovo culto in

voga nel nostro

tempo: quello

della mistificazione

celebrata

ogni giorno dai

media al pari di

un atto liturgico.

Dacci oggi

la nostra bufala

quotidiana,

potrebbe essere

il sottotitolo

dell’opera di

Manara, immaginandola

come

un messale

ad uso e consumo dei tanti seguaci di

questo nuovo paganesimo. I pochi ottimisti

rimasti in giro contesteranno

una visione così catastrofica del presente,

trovando nella pravda l’utopia di

una verità ancora possibile dopo il big

bang generato da Internet. Ai posteri

l’ardua sentenza. Di una sola cosa, ci

ricorda l’artista, possiamo essere certi:

dire la verità è l’ultima grande rivoluzione

del nostro tempo. Un pensiero che

quest’opera, a suo modo rivoluzionaria,

interpreta e consegna allo spettatore,

con l’augurio di scuoterne la coscienza.

LUCIANO MANARA

13


Personaggi

Lolita Valderrama Savage

Innamorata di Firenze, dove ha studiato con Silvio Loffredo,

è un’ artista internazionale dedita alla beneficenza

di Daniela Pronestì / foto courtesy dell’artista

Traduzione in inglese di Mousse Agner

Le strade dell’arte portano a Firenze,

qualunque sia il luogo di partenza.

Questo sembra dirci la storia

dell’artista filippina Lolita Valderrama Savage,

arrivata giovanissima nella città simbolo

del Rinascimento per completare gli

studi accademici. Adesso che è una pittrice

affermata ripensa a quegli anni con tenerezza,

cercando nel ricordo le immagini

di una Firenze per molti aspetti diversa da

quella che oggi contempla affacciandosi

dalla terrazza della sua splendida casa

in piazza della Signoria. E’ qui che l’abbiamo

incontrata per un’intervista condotta

sul filo della memoria, da cui si comprende

quanto Firenze sia stata e continui ad

essere per lei un punto di riferimento affettivo

ed artistico.

Erano i primi anni Settanta quando sei

arrivata a Firenze dopo una tappa a Perugia.

Che ricordo hai di quel periodo?

Ricordo l’emozione provata quando visitai

Firenze per la prima volta: era la città più

bella che avessi mai visto, un luogo dove

arte e bellezza si fondono nelle opere

dei più grandi artisti di ogni tempo. L’ambiente

ideale per una giovane artista desiderosa

come me di conoscere a fondo i

segreti della pittura. Allora non sapevo che

questa città avrebbe fatto parte del mio destino.

Mi era già chiaro però che le esperienze

vissute in quegli anni avrebbero

lasciato un segno indelebile nel mio percorso

umano ed artistico: così è stato. Devo

molto a Firenze e all’ospitalità con cui

mi ha accolta quando ero ancora una studentessa

con tanti sogni e pochi soldi per

mantenermi. Ho incontrato persone cordiali

e generose grazie alle quali ho vissuto

quel periodo come uno dei più intensi e

formativi della mia vita.

Lolita Valderrama Savage sul terrazzo della sua casa a Firenze (ph. Maria Grazia Dainelli)

The streets of art lead to Florence

whatever is the departure

place. That is what the Filipina

Lolita Valderrama Savage seems to tell

us about her story, arrived very young

in the city symbol of the Renaissance

to complete her academic studies. Now

that she is an established painter, she

thinks about these years with tenderness,

searching through the memory of

some pictures of Florence in many ways

different from the one that she contemplates

nowadays from the terrace of her

beautiful house overlooking piazza Signoria.

It is here that we have met her

for a conducted interview on the thread

of memory from which you can understand

how much Florence has been and

continue to be an emotional and artistic

point of reference for her.

It was the beginning of the seventies

when you arrived at Florence after a

stop in Perugia. What do you remember

of this period?

I remember I felt an emotion when I visited

Florence for the first time: it was

the most beautiful town I ever saw, a

place where art and beauty merge in the

works of the greatest artists of all times.

The ideal location for a young artist eager

as I to have a thorough knowledge

of the secrets of painting. Then I did not

know that this city would be part of my

destiny. But it seemed already clear to

me that the experiences of those years

would have left an indelible mark in my

human and artistic path: and so it was. I

owe a lot to Florence and the hospitality

I received when I was still a student with

many dreams and little money to support

myself. I have met nice and generous

people thanks to which I have lived

the most intense training period of my

life.

14 LOLITA VALDERRAMA SAVAGE


Personaggi

Tra gli incontri avvenuti mentre

frequentavi l’Accademia di Belle

Arti, quello con il maestro Silvio

Loffredo è stato uno dei più

importanti. Quali sono gli insegnamenti

che ti ha trasmesso?

Avere Silvio Loffredo come maestro

in accademia è stata per

me un’esperienza indimenticabile.

Era un artista capace di guidare

gli studenti senza limitarne la

libertà. Al contrario, voleva che

ciascuno esprimesse il proprio

talento evitando di legarsi troppo

alle regole accademiche. Era

convinto, infatti, che l’arte dovesse

entrare in contatto con la vita, raccontandone

contraddizioni e verità. Ecco

perché consigliava a noi studenti di andare

a dipingere fuori dalle aule dell’accademia,

cercando ispirazione nella realtà

di tutti i giorni. Seguendo il suo invito, ho

conosciuto per la prima volta l’emozione

di ritrarre la natura dal vero, vivendo un’esperienza

di cui da quel momento non ho

più potuto fare a meno. Gli sarò sempre

grata per questo.

A Loffredo ti lega anche il ricordo di una

delle tue prime mostre fiorentine, a proposito

della quale il maestro ebbe parole

di sincero apprezzamento.

Sì, è vero. Scrivendo delle opere esposte

in quell’occasione, Loffredo parlò di “tenacia”,

“umiltà”, “rispetto”, vale a dire quei

valori che lui stesso mi aveva insegnato.

Un commento che, per quanto breve, descrive

benissimo l’atmosfera che anima i

miei paesaggi, definendoli “piccoli angoli

di paradiso”, “mondi aperti e gentili che

esigono una meditazione silenziosa”. Sono

molti i critici che hanno scritto di me,

ma in pochi sono riusciti come Loffredo

ad usare parole da cui mi sento altrettanto

ben rappresentata.

Perché è così importante per te rappresentare

la natura?

Come artista mi ha sempre affascinato

la possibilità di creare qualcosa che parlasse

in maniera diretta e sincera al cuore

dell’uomo. La natura è senza dubbio l’espressione

più alta di un linguaggio universale,

di una bellezza che emoziona e

commuove l’individuo, facendolo sentire

parte di un tutto più grande. Sono

Among the meetings held while you

attended the Academy of Fine Arts,

the one with the Maestro Silvio Loffredo

has been the most important.

What did he teach you?

Having the maestro Silvio Lofreddo

in academy has been for me an unforgettable

experience. He was an

artist who was able to lead the students

without limiting their freedom.

Quite the opposite, he wanted that

each of us could use his own talent

avoiding to be too much attached to

the academic rules. In fact, he was

Lolita con il maestro Silvio Loffredo

convinced that art had to come into

contact with life, telling contradictions

and truth. That’s why he suggested us, students, to paint outside our Academy

classrooms, looking for inspiration through everyday real life. With this in mind,

I was driven for the first time by an emotion to paint real nature, living an experience,

which thenceforth, I have not been able to manage without. I will always be

grateful to him for that.

You are also close to Loffredo through the memory of one of your first Florentine

exhibitions, about which the maestro had words of appreciation.

Yes, it’s true. At that time writing about the works which were on exhibit. Loffredo

talked about “tenacity”, “humility “, “respect”, that is to say those values that

he had taught me himself. However short was the comment, it describes very

well the atmosphere that animate my landscapes, calling them “small pieces of

heaven”, “open, gentle worlds that require a silent meditation”. Many critics that

have written about me, but very few have been able to use words in which I feel

well represented like Professor

Loffredo.

Why is it so important for

you to represent nature?

As an artist, I have always

been fascinated in having the

possibility to create something

that would deal in a direct

and sincere way to the

heart of man. Nature is without

doubt the highest expression

of a universal language,

of beauty that moves the individual,

making him feel

part of something bigger .

I am sure that having a direct

contact with the nature

Spring of cypress, olio su tela

is one of the antidote to the

bad and the sufferings that afflict the modern society. Paraphrasing a famous Dostoevskij

thought, we could say that beauty of nature will save the world. Art’s purpose

is to wake up the individual conscience, to bring attention on the necessity to

reestablish the lost unity between man and nature. A purpose with which I agree,

hoping that my landscapes invite the observer to discover again the nature as a

place of peace, harmony and beauty.

LOLITA VALDERRAMA SAVAGE

15


Personaggi

Hidden house, Chianti, olio su tela

Paakyat sa Kubo (particolare), Filippine, olio su tela

convinta che ristabilire un contatto diretto

con la natura sia uno degli antidoti al

male e alle sofferenze che affliggono la società

contemporanea. Parafrasando un famoso

pensiero di Dostoevskij, potremmo

dire che la bellezza della natura salverà il

mondo. Compito dell’arte è risvegliare la

coscienza individuale, riportando l’attenzione

sulla necessità di ristabilire la perduta

unità tra uomo e natura. Un compito

che anch’io condivido, augurandomi che

i miei paesaggi invitino l’osservatore a riscoprire

la natura come luogo di pace, armonia

e bellezza.

Il paesaggio toscano è stato e continua

ad essere uno dei principali “protagonisti”

della tua pittura. Possiamo

considerarlo un modo per alimentare il

profondo legame che ti unisce a questa

regione?

La Toscana è sempre nel mio cuore e la

pittura mi consente di mantenere vivo l’amore

per questa terra anche quando sono

lontana. Il paesaggio toscano è uno

straordinario esempio di come l’azione intelligente

e mirata dell’uomo possa completare

l’opera della natura. Ecco perché

molti pittori nel corso dei secoli lo hanno

scelto per ambientare le proprie storie, facendolo

così diventare un vero e proprio

classico del genere paesaggistico. Ritrarre

la campagna toscana significa per me

rendere omaggio a questa tradizione conosciuta

ed apprezzata nel mondo. Ma è

anche un modo per rivivere le emozioni

e i ricordi che mi legano a questi luoghi,

per sentirli vicini e presenti nella vita di tutti

i giorni. Lo scorso anno ho festeggiato il

lungo sodalizio con la Toscana in occasione

di un’importante mostra allo Stamford

Museum & Nature Center, dove ho riunito

un ciclo di opere la maggior parte delle

quali ispirate alla campagna fiorentina e

senese. L’intento era portare a Stamford,

città del Connecticut dove vivo ormai da

molti anni, la magia senza tempo del paesaggio

toscano, creando un confronto con

altri scorci naturalistici distanti geograficamente

ma vicini nel segno di una bellezza

condivisa.

Stando alle tue parole, potremmo dire,

quindi, che natura e bellezza, in quanto

linguaggi universali, hanno il potere

di azzerare qualunque distanza e differenza

tra gli individui.

The Tuscan landscape has been and

continue to be one of the main subjects

of your painting. Can we consider

it a way to strengthen the bond

with this region?

Tuscany is still in my heart and painting

allows me to keep alive the love that

I feel for this land even when I am far

away. The Tuscan landscape is an amazing

example of how man’s intelligent

and conscious action can complete the

work of nature. That is why during the

centuries, many painters have chosen it

to set their own stories, becoming a real

and classic kind of landscape. Painting

the Tuscan countryside, for me, means

to pay tribute to this known and appreciated

tradition in the world. It is also a

way to live through the emotions and

the memories, that tie me to these places,

to feel them close and present in the

life of everyday. Last year I have celebrated

this long partnership with Tuscany

on the occasion of an important

exhibition at the Stamford Museum &.

Nature Center, where I have brought

a series of artworks, most of them inspired

by the Florentine and Sienese

countryside. The intent was to bring

to Stamford, a Connecticut city where

I live since many years, the timeless

magic of Tuscan landscape, creating a

comparison with other nature pieces

geographically far but close in sharing

its beauty.

Listening to your words, we can say,

that nature and beauty as universal

languages, can powerfully reset

any distance and difference between

people.

I firmly believe that nature and beauty

are interactive with mutual respect

and tolerance because they highlight

the more noble aspects of human being.

My purpose is to create a tool of

art to help the communication between

diverse peoples, breaking down in that

way cultural and language barrier.

Penso fermamente che natura e bellezza

siano catalizzatori di rispetto reciproco e di

tolleranza perché mettono in luce gli aspetti

più nobili dell’essere umano. Il mio impegno

è fare dell’arte uno strumento per

favorire il dialogo tra i popoli, abbattendo

così ogni barriera culturale e linguistica.

16 LOLITA VALDERRAMA SAVAGE


Personaggi

Un’artista che mette le proprie capacità

al servizio degli altri, al punto da coniugare

attività espositiva ed iniziative

a sfondo sociale ed umanitario: a cosa

si deve una scelta così radicale?

Come donna posso rispondere che avendo

avuto tanto dalla vita è mio dovere ricambiare

con altrettanta generosità. Come

artista prendo in prestito le parole di Michelangelo

secondo cui l’artista è uno

strumento nelle mani di Dio. Ho sempre

pensato a me stessa in questi termini, vale

a dire come “strumento” di una volontà

superiore, depositaria di un dono da mettere

al servizio degli altri. Da qui l’esigenza

di legare la mia attività artistica unicamente

ad iniziative volte a promuovere il dialogo

interculturale e la solidarietà verso i

più deboli, devolvendo in beneficenza il ricavato

delle vendite. Era questo il mio destino

come artista, ecco perché non credo

si possa parlare di “scelta” quanto invece

di risposta ad una vera e propria “vocazione”.

Quando hai capito che sarebbe stato

questo il tuo “destino”?

Non c’è stato un momento o un episodio

particolare, ma un insieme di circostanze

che progressivamente mi hanno portato a

fare dell’arte uno strumento per aiutare il

prossimo. Terminati gli studi a Firenze, ho

lasciato l’Italia per andare a vivere a Stoccolma,

dove sono rimasta per cinque anni,

dal 1975 al 1979. Ero attratta dai paesaggi

incontaminati della Svezia ma anche

dalla civiltà di un popolo che, a differenza

di altre nazioni europee in quegli anni,

riconosceva il ruolo sociale della donna.

Conclusa questa esperienza ho iniziato a

lavorare per le Nazioni Unite, avvicinandomi

così agli Stati Uniti, dove la mia famiglia

si era trasferita qualche tempo prima. L’incontro

con una realtà dinamica e multiculturale

come quella americana ha segnato

un passaggio importante nella mia vita,

facendomi capire quale sarebbe stato, da

quel momento in poi, il mio percorso artistico.

Ricordo come fosse ieri quando negli

anni Ottanta organizzai il primo festival

delle culture per far socializzare i bambini

che frequentavano la stessa scuola dei

miei figli a Stamford. Fu la prima di una

lunga serie di iniziative che ancora oggi mi

vedono impegnata nell’ambito della solidarietà.

Papaveri di primavera, Chianti, olio su tela

An artist that gives its capacity to

the service of others, to the point of

combining exhibitions and initiatives

for a social and humanitarian background:

why such a radical choice?

As a woman I can reply that receiving

a lot from life, it’s my duty to reciprocate

with the same generosity. As an

artist I share the words of Michelangelo

according to which the artist is a tool

in God’s hands. I have always thought

about me in that way, as a “tool”, an

instrument of a higher will, as a depositary

of a gift for the service of the

others. I feel the need to tie my artistic

activities to initiatives that promote

intercultural dialogue and solidarity towards

the neediest by donating to charity

the proceeds from my artworks. This

is my destiny as an artist. I do not believe

that we can talk about « choice »

but, rather, an answer to my real own

vocation.

When did you understand that this

would be your “destiny”?

There has been no moment or a particular

event, but a set of circumstances

that has progressively led me to

make of art a tool to help people. I ended

my studies in Florence, I left Italy for

Stockholm where I have been living and

painting from 1975 to 1979. I was attracted

by the Swedish pristine landscapes

but also by the civilization of a

population that, unlike other European

nations during those years, recognized

women’s social role. This experience

been concluded, I worked for the United

Nations taking me to the United States,

close to where my family moved some

time before. Meeting a dynamic and

multicultural reality in America marked

an important step in my life, making me

understand what would be, from then

on, my artistic career. I remember like

yesterday when during the eighties I organized

the first festival of cultures in

Stamford for children of the school attended

by my own children. That has

been the first of a long series of initiatives

that still today see me engaged in

the field of solidarity.

LOLITA VALDERRAMA SAVAGE 17


Personaggi

L’elenco delle organizzazioni no profit di

cui fai parte comprende realtà nazionali

ed internazionali attive soprattutto in favore

dei giovani. Credi sia questa la categoria

sociale più bisognosa di aiuto?

E’ impossibile pensare di costruire un

mondo migliore senza puntare sulle nuove

generazioni, offrendo loro gli strumenti

per studiare e per prepararsi alla vita. Ecco

perché il mio sostegno in questi anni

è andato soprattutto ad organizzazioni che

operano in favore dei giovani e dei bambini,

come Stamford Art Association, Project

Music e Truglia Thumbelina Fund for Children,

per citarne solo alcune. Nel 1991

ho presieduto il primo festival internazionale

della cultura per la Westover Magnet

School di Stamford e attualmente sono

presidente onorario della Fondazione Artisti

Filippini e membro della MA-YI Theater

Company, due organizzazioni no profit

che promuovono l’arte asiatico-americana.

Come dire, quindi, che pur definendomi

cittadina del mondo, non dimentico le

mie origini ma cerco anzi di onorarle aiutando

gli artisti che abitano in quella parte

del globo.

The list of non-profit organizations to

which you belong includes national and

international active realities especially

for young people. Do you think that this

is the social category most in need?

It’s impossible to think of building a better

word without focus on the new generations,

offering them the means to study

and prepare themselves for life. That is

why in these years my support has gone

mostly to organizations working in favor

of young people and children, like the

Stamford Art Association, Project Music,

Thumbelina Fund for Children, to name a

few. In 1991, I chaired the first international

cultural festival for the Westover Magnet

School of Stamford and I am currently

the Honorary Chairman of the Foundation

for Filipino Artists and member of the

MA-YI Theater Company in New York, two

non-profit organizations that promote the

Asian American art. hence, it’s like saying,

that, while calling myself a world citizen, I

don’t forget my origins but rather I try to

honor them by helping artists who come

from that part of the world.

Your social commitment has allowed

you to know personalities of absolute

importance, like Bill and Hillary Clinton,

that you met at an event at the White

House, and the President of the Republic

of the Philippines, Benigno Simeon

Aquino III when he awarded you with

the Pamana ng Pilipino medal. For the

same reason you have been awarded

with other prestigious recognitions like

listing on the most influential women

of Stamford, the Totus Tuus Award, the

Outstanding Thomasian Alumni Award

given by the University of SantoTomas

in Manila, and last June the Lorenzo il

Magnifico Award granted by the

International Medicean Academy

in the beautiful setting of the

Old Palace in Florence, enough to

feel fully satisfied of your career

in these years.

Il tuo impegno nel sociale ti ha permesso

di conoscere personalità di assoluto

rilievo, come Bill ed Hillary Clinton, incontrati

in occasione di un evento alla

Casa Bianca, e il presidente della Repubblica

delle Filippine Benigno Simeon

Aquino III in occasione del conferimento

del Pamana ng Pilipino Award. Per

la stessa ragione sei stata insignita di

prestigiosi riconoscimenti, come l’inserimento

nell’elenco delle 125 donne

più influenti di Stamford, il Totus Tuus

Award, The Outstanding Thomasian Alumni

Award conferito dall’Università di

Santo Tomas a Manila, e lo scorso giugno

il Premio Lorenzo il Magnifico promosso

dall’Accademia Internazionale

Medicea nella splendida cornice di Palazzo

Vecchio a Firenze. Quanto basta

per sentirti pienamente soddisfatta del

tuo percorso in questi anni...

Gli incontri fatti e i premi ricevuti sono serviti

a confermare ciò in cui ho sempre creduto,

e cioè che arte e cultura sono mezzi

straordinari per favorire un dialogo pacifico

e costruttivo tra le nazioni. Penso che,

oggi più che mai, sia questa la strada da

seguire per consegnare alle generazioni

future un mondo migliore.

Con il presidente della Repubblica delle Filippine, Benigno

Simeon Aquino III, in occasione della consegna all’artista

del Pamana ng Pilipino Award nel 2014

Con Bill Clinton alla Casa Bianca

Meetings and awards serve to confirm

what I’ve always believed: that

art and culture are extraordinary

means for favoring a pacific and constructive

dialogue between nations. I

think that today more than ever, this

is the path to follow to give a better

world to the future generations.

18 LOLITA VALDERRAMA SAVAGE


Personaggi

Nel lungo elenco delle tue mostre si leggono

i nomi di musei, sedi istituzionali e

fondazioni. Per quale motivo un’artista

del tuo livello non ha mai pensato di farsi

rappresentare da una galleria?

Nel corso della mia carriera ho avuto l’onore

di esporre in contesti di assoluto rilievo

come Palazzo Strozzi a Firenze, il

Victoria and Albert Museum di Londra e

la sede dell’Unesco a Parigi. Nel 1999 ho

preso parte al World Economic Forum di

Davos in Svizzera in qualità di prima donna

artista di nazionalità filippina invitata a

presentare le proprie opere. Ho avuto contatti

anche con diverse gallerie, ma si è

sempre trattato di mostre con finalità benefiche.

L’aspetto commerciale fine a se

stesso non mi è mai interessato, ma questo

non mi ha impedito di vedere riconosciuto

il mio valore artistico sul piano

internazionale.

Firenze ti ha accolta due volte: la prima

quando eri ancora una studentessa

e la seconda quando eri ormai diventata

un’artista apprezzata nel mondo. Com’è

cambiata la città in questi anni?

Firenze è sempre stata e continuerà ad essere

per me un luogo del cuore. Me ne sono

allontanata per alcuni decenni, ma non

l’ho mai dimenticata. Negli anni Novanta

ho sentito il bisogno di ritornare, prima

per brevi periodi durante l’estate, poi per

soggiorni più lunghi resi possibili anche

dall’acquisto di una casa. Insieme ai luoghi

e alle persone ho ritrovato una parte

importante di me e della mia storia personale.

Negli anni sono nate nuove amicizie

che rendono ancora più gradito il tempo

trascorso in questa città, ormai divenuta

per me una seconda casa. Nel 2013, la

mostra a Palazzo Medici ha suggellato ufficialmente

il mio legame con Firenze, grazie

anche alla presenza di alti rappresentati

delle istituzioni locali. Mi fa piacere ricordare,

inoltre, la recente donazione di un

mio dipinto a monsignor Mario Meini, vescovo

di Fiesole: un’opera in cui la natura

è tramite di un messaggio cristiano, chiaramente

espresso dalla presenza di un ulivo

e di un cipresso sovrapposti in modo

da formare una croce. E’ un inno alla speranza

della rinascita, alla vita che si rinnova

traendo forza dai valori cristiani.

Con il vescovo di Fiesole Mario Meini a cui Lolita ha donato l’opera Trees of Passion che vediamo

appoggiata alla parete

In the long list of your exhibitions, there

are names of museums, institutions

and foundations. Why an artist of your

prestige has never thought to be represented

by a gallery?

In the course of my career I have the honor

to exhibit in contexts of absolute importance

like Strozzi Palace in Florence,

Victoria and Albert Museum of London

and the UNESCO site in Paris. In 1999 I

took part at the world Economic Forum of

Davos in Switzerland being the first Filipina

woman invited to show her artworks. I

have contacts with different galleries but

only for charitable purposes. The commercial

aspect as an end to itself has not

interested me but it has not prevented my

artistic value to be recognized internationally.

Florence has received you twice: the

first time when you were still a student

and the second time when you became

then an appreciated artist in the world.

How has the city changed in these

years?

Florence, for me, has always been and will

continue to be a place in the heart. I have

been away for some decades, but I have

never forgotten it. In the nineties I needed

to come back, first for few periods during

the summer , then for longer stays

made possible by buying a home. Along

with places and people I found an important

part of myself and of my personal story.

Through the years, new friendships are

born that make the time passed in this city

more appreciated. Florence now has become

for me, a second home. In 2013,

the exhibition at the Palazzo Medici-Riccardi

has officially sealed my link with

Florence, thanks to the presence of senior

representatives of local institutions. I am

pleased to mention the recent donation

of a painting of mine to Monsignor Mario

Meini, Archbishop of Fiesole: a work

where nature brings a Christian message,

clearly expressed by the presence of an olive

tree and a cypress tree superimposed

in a way to form a cross. It is a hymn to

hope of revival, life that is renewed, drawing

strength, from Christian values.

LOLITA VALDERRAMA SAVAGE 19


Firenze

Mostre

Leopoldo de’ Medici, principe dei collezionisti

Sculture antiche e moderne, dipinti, medaglie, disegni, incisioni e oggetti

preziosi: l’eclettismo culturale del cardinale de’ Medici raccontato da una

grande mostra in corso fino al 28 gennaio al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti

di Barbara Santoro / foto courtesy www.uffizi.it

Nel quarto centenario della nascita

di Leopoldo de’ Medici,

le Gallerie degli Uffizi dedicano

una grande mostra a questo profondo

conoscitore d’arte riunendo per l’occasione

alcuni esempi significativi della

sua passione collezionistica. Sculture

antiche e moderne, dipinti, monete,

medaglie, cammei, disegni e incisioni,

avori, oggetti preziosi e in pietre dure,

ritratti di piccolo e grande formato, libri,

strumenti scientifici e rarità naturali

sono presenti nelle bellissime sale

del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti.

La statua in marmo del cardinale Leopoldo

de’ Medici, eseguita da Gian Battista

Foggini e spostata faticosamente

dal Corridoio Vasariano, accoglie i visitatori

nella sala d’ingresso. Vero e proprio

principe del collezionismo, è a lui

che Firenze deve gran parte dei suoi

immensi tesori. Figlio del Granduca Cosimo

II e dell’Arciduchessa Maria Maddalena

d’Austria, nacque il 6 novembre

di quattrocento anni fa. Servendosi di

abilissimi agenti, mercanti e segretari

riuscì a mettere insieme esemplari eccellenti

e raffinati che custodiva proprio

negli ambienti dell’ultimo piano e

del sottotetto di Palazzo Pitti. Alla sua

morte la maggior parte delle opere a lui

appartenute entrarono nelle collezioni

granducali e molte di queste furono

destinate dal nipote (il Granduca Cosimo

III) ad abbellire la Galleria degli Uffizi.

Interessato ai viaggi in terre lontane,

Leopoldo riunì anche oggetti preziosi

dell’Oriente e dei paesi del nuovo mondo,

come le coppe con i nautili lavorati

in Cina e le lacche giapponesi, armi

indonesiane ed una rarissima maschera

litica del IV-V secolo d.C. proveniente

dal Messico. I contatti con il Nord Europa

lo indussero a collezionare gruppi

scultorei in avorio sacro e profano,

mentre la profonda religiosità che si respirava

in quegli anni alla corte medicea

lo spinse a commissionare splendidi reliquari

che furono dispersi nel corso del

Settecento in molte basiliche della Toscana

e che oggi sono riuniti magnificamente

restaurati. Vicino alla scuola

galileiana, insieme al fratello Ferdinando

fu promotore dell’Accademia del Cimento

(1657-1667) che fiorì a Firenze

dopo la morte di Galileo Galilei. Si deve

a lui il primo nucleo della raccolta degli

autoritratti ancora oggi unica al mondo

per genere ed ampiezza, come ha

precisato il direttore degli Uffizi Eike D.

Schmidt. E’ impossibile ricreare gli ambienti

dell’appartamento del cardinale,

ma una scelta mirata riesce ad evocare

lo sfarzo delle sue stanze dove i quadri

di Tiziano, Pontormo, Botticelli, Parmigianino,

Veronese, Bassano, Correggio

risaltavano nelle loro cornici dorate disegnate

da abili artisti come Pietro da

Cortona e Ciro Ferri. Con l’aiuto dell’esperto

Filippo Baldinucci (1624-1697)

raccolse anche molti disegni che hanno

costituito il primo nucleo del Gabinet-

Astrolabio, manifattura araba, XIII secolo, ottone dorato, argento, rame

Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Ritratto di Leopoldo de’ Medici

in abito cardinalizio

20 LEOPOLDO DE’ MEDICI


to Disegni e Stampe degli Uffizi. La mostra,

come il catalogo edito da Sillabe è

curata da Valentina Conticelli, Riccardo

Gennaioli e Maria Sframeli e promossa

dal Ministero dei Beni e delle Attività

Culturali e del Turismo con la Gallerie

degli Uffizi e la Firenze Musei. Degno

di nota l’allestimento in taffetà violaceo

scelto dall’architetto Mauro Linari.

Uno scorcio della mostra

Leopoldo de’ Medici,

principe dei collezionisti

Dal 7 novembre 2017 al

28 gennaio 2018

Museo degli Argenti,

Palazzo Pitti, Firenze

www.uffizi.it

Maschera litica da Teotihuacan (Messico)

Giovan Battista Foggini, Il Cardinale Leopoldo

de’ Medici

Ritratto di Antinoo, arte romana

Justus Suttermans, Leopoldo de’ Medici bambino a cavallo

LEOPOLDO DE’ MEDICI 21


Eventi in

Toscana

Scorci di mondo nelle foto

di Geo Bruschi in mostra a

Pistoia e Pontassieve

di Elisabetta Mereu / foto courtesy dell’artista

La fotografia è una delle passioni

che ha animato la lunga e caleidoscopica

vita di Eugenio Bruschi

(in arte Geo), imprenditore, viaggiatore ed

esploratore infaticabile. Infatti, ancora oggi,

alla bella età di 87 anni, racconta agli

altri i suoi viaggi in giro per il mondo attraverso

l’esposizione di foto realizzate in

ogni parte del globo terrestre. Proprio il

mese scorso ha inaugurato ben 2 mostre

monografiche. La prima a Pistoia al Liceo

Artistico Petrocchi sulle abitazioni e le

modalità di costruzione delle case nei vari

continenti da lui visitati. L’altra sull’India,

in esposizione fino al 14 gennaio, a Pontassieve,

nel Centro Studi Museo Geo, che

porta il suo nome, in quanto 3 anni fa ha

donato al Comune della Val di Sieve rari e

importanti reperti archeologici, maschere

e monili da lui collezionati in tanti decenni.

In concomitanza con gli eventi espositivi

Bruschi si mette sempre a disposizione

anche per degli incontri formativi con i

più giovani e gli studenti, come racconta

la preside dell’istituto pistoiese, Elisabetta

Pastacaldi. «Descrivendo ai ragazzi i

suoi viaggi e relativi aneddoti li ha condotti

in paesi lontani e assai diversi tra loro,

così come documentato dalle particolari

abitazioni che caratterizzano i vari luoghi

e che sono riprodotte nelle sue splendide

foto. La mostra presso il nostro Liceo

artistico non solo è oggetto di meraviglia

ma offre agli utenti spunti di riflessione

costanti, nonché stimolo alla fantasia.

Inoltre Geo Bruschi ha generosamente offerto

una borsa di studio per le 3 migliori

foto eseguite dagli allievi nell’ambito di

un piccolo concorso fotografico che scadrà

ai primi di maggio 2018. Alla fine sarà

lo stesso Bruschi a selezionare le più belle

e decretare i 3 vincitori, destinatari del

premio. Grande consenso di pubblico sta

riscuotendo anche la mostra, inaugurata

l’11 novembre, di scatti dedicati all’India,

dove questo cittadino dell’universo è stato

ben 33 volte! Posso testimoniare personalmente

l’emozione dei presenti davanti

a quelle immagini che raccontano tutta

la bellezza e le contraddizioni dell’India.

«Immagini scelte per tracciare una mappa

con i volti e i panorami di paesi lontani

- ha detto l’architetto Laura Bati, Direttrice

del Museo e curatrice della mostra di Pontassieve,

insieme al collega Guido Spezza.

Dietro ogni fotografia di Geo ci sono tanti

ricordi, gli incontri, le parole, i suoni e i colori

di un lungo viaggio. C’è una storia, c’è

la tristezza nei volti dei vecchi, c’è la commozione

per l’India di Maria Teresa di Calcutta,

lo stupore per le grandi cerimonie

religiose e la gioia negli sguardi dei bambini!».

La stessa gioia ed emozione che si

leggeva negli occhi dei più piccoli presenti

all’inaugurazione, alcuni dei quali si sono

timidamente avvicinati all’autore delle foto

per fargli tante domande. Cosa si mangia

in India, come si vive, se aveva paura dei

serpenti o qual’è la cosa che lo aveva colpito

di più di quel paese così affascinante e

al contempo misterioso. Quesiti a cui Geo

ha risposto ben volentieri e con molta pazienza,

come se fossero suoi figli e nipoti a

cui raccontare tante avventure meravigliose.

Avventure che continuerà a farci vivere

anche il prossimo anno in cui sono già

in calendario tante altre mostre di sue foto

su diversi e molteplici temi.

www.geobruschi.it

Geo Bruschi con gli studenti del Liceo Artistico Petrocchi di

Pistoia

Casa scavata nella roccia

22 GEO BRUSCHI


Taglio del nastro inaugurale della mostra di Geo Bruschi a Pontassieve con Marco Passerotti, vicesindaco del Comune della Val di Sieve

Povertà (India)

India

Donne in sari (India)

Ritratto (Nepal)

GEO BRUSCHI

23


Firenze

Mostre

Onofrio Pepe

Viaggio celeste e terrestre è il titolo della

mostra a lui dedicata al Museo dell’Opera

del Duomo di Firenze: un affascinante

itinerario plastico tra mito e fede

di Barbara Santoro / foto Massimo Listri

Per non smentire il detto che nelle

botti piccine cresce il vin buono…

Onofrio Pepe è un uomo piccolo e

poco appariscente, ma quando vedi le sue

opere e lo senti parlare ti incanta, ti ammalia

e vorresti prendere lui e le sue meravigliose

sculture per vivere in un eden di

sogno, lontano dalle bruttezze del mondo

ed andando a spasso con lui ascoltare le

storie, le leggende, le tradizioni popolari, i

miti, le favole di quel mondo antico che ha

permeato il suo essere fino a farne un’unica

creatura. Nativo di Nocera Inferiore,

in quella Magna Grecia che ha plasmato

tanti personaggi celebri, dal 1968 opera

a Firenze in una bottega-studio nel quartiere

di San Frediano. Dopo gli studi all’Istituto

d’Arte di Salerno, il richiamo della

nostra bella città era talmente forte che il

giovane decide di venire a vivere qui dove

elabora “l’eterna attualità del mito”. Le

sue tematiche guardano al classicismo

rinnovato, reinventato, riformato, aggiornato

ma sempre sinonimo di bellezza e di

armonia. Ancora una volta una mostra intrigante

per questo scultore di grande rilievo:

Viaggio celeste e terrestre, inaugurata

lo scorso 16 novembre nello spazio mostre

contemporanee del Museo dell’Opera

del Duomo di Firenze. Ispirata all’Antico

e al Nuovo Testamento, l’esposizione vuole

lanciare un messaggio di riconciliazione

con la morte, che la fede nella resurrezione

rende possibile. Le creazioni di Pepe

mettono in risalto la plasticità delle forme

aiutate dal colore, un colore intenso che le

accarezza, quasi le modella, e con l’utilizzo

dell’uso della foglia d’oro le fa diventare

regali. Una musica di sottofondo avvolge

statue ed osservatori in un fantasmagorico

percorso di armonia. Un itinerario

plastico accompagna i visitatori lungo i

corridoi del museo con una prima serie di

sette stele che evocano le divinità pagane.

La Baccante, sacerdotessa resa euforica

dal vino offerto a Dioniso che reca pampini

nella veste e nei capelli. La Luna, meglio

nota come Selene, figlia di Iperione e

Teia, sorella di Helios. La donna con gatto

forse interpreta il focolare domestico, con

l’animale che gioca con i suoi capelli e una

collana al collo evocativa di una civetteria

tutta femminile. Venere ed Eros, abbinati

insieme in un’esplosione passionale mitigata

solo dal volo della candida colomba.

Persefone, che i Romani chiamarono

Proserpina figlia di Demetra, fu rapita da

Hades il dio degli inferi. Solo dopo molte

avventure e grazie ai semi del melograno

(simbolo del matrimonio) che lo scultore

pone con grande cura sulla spalla destra,

potè tornare sulla terra regalandoci l’alternarsi

delle quattro stagioni. Pasifae, figlia

di Helios e della ninfa oceanina Perseide,

fu la madre del Minotauro e moglie di Minosse

re di Creta. A causa di un maleficio

maturò una passione insana per quel toro

che Onofrio Pepe ha saggiamente appoggiato

sulla testa della sua scultura. Minerva,

la dea guerriera che trasforma in serpi

le belle chiome di Medusa. Fedele al mito,

Onofrio pone come chiusura del peplo

fiammeggiante la testa della Gorgona. Icaro,

che aveva voluto con le sue ali sfidare il

cielo, precipita sulla destra, mentre un volo

Una sezione della mostra in corso al Museo dell’Opera del Duomo


Firenze

Mostre

di colombe bianche raccolta la sua anima,

la sollevano verso l’Altissimo. Lo sfondo

del pannello, posto a chiusura della mostra,

è sapientemente diviso in due colori

e identifica la terra ed il cielo: un empireo

rossastro sul quale il corpo quasi d’ avorio

scivola inconsapevole del crudele destino.

Davanti, una scultura a tutto tondo di impostazione

toscana ci fa vedere una Saffo

indifferente che volta la schiena, pensosa

e meditabonda, purissima nella sua eleganza

formale. Qua e là ti guidano nel percorso

sculture di creta cotta policroma, a

cominciare dalla Madre, tragicamente china

su se stessa, raccolta nel suo dolore,

quasi un monolite di disperazione. Anche

nell’Annunciazione lo scultore scompagina

l’iconografia classica ma sottolinea, con il

colore vermiglio aranciato dell’angelo, il

potere divino, quasi la prepotenza nel comunicare

la volontà di Dio. Nella giovane,

timida, scontrosa Maria, resa ancora più

luminosa nella scelta di un azzurro opale

iridescente, è evidenziata l’accettazione,

forse subita, della Vergine che guarda

intorno a sé smarrita, incredula di essere

stata scelta dal mistero del Verbo Incarnato.

Nella Deposizione il colore rosso

della veste dell’Angelo della Morte (si suppone)

evidenzia il sangue del figlio versato,

mentre il corpo senza vita scivola verso

il basso e i versi tratti dalle Lamentazioni

di Geremia caricano ancora più di pathos

la scena. Viaggio celeste e terrestre è

l’ultima mostra del ciclo espositivo curato

dal precedente consiglio dell’amministrazione

dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

Accompagna l’esposizione un bel catalogo

edito da Polistampa con i testi di Francesco

Gurrieri e Dominique

Charles Fuchs. Sergio Givone

lo ha definito un mitografo,

Vittorio Sgarbi un artista

che vive nel mito e ne fa realtà,

Antonio Paolucci un maestro

la cui opera regala gioia

ed eccitazione, scalda il cuore

e fa sognare. Francesco

Gurrieri, curatore insieme a

Bruno Santi, scrive dell’opera

di Onofrio Pepe: «Solo lui

è capace di infondere alle sue

opere umori ed emozioni di

intere generazioni educate alla

leggenda. Tra mythos e logos

è capace di sollevare il

dolore e la tragedia che tuttora

è accanto a noi». Alla fine

della presentazione della

mostra, Pepe prendendo la

parola, ha espresso il turbamento

provato all’idea che le

sue opere fossero esposte

nello stesso museo che accoglie

le opere di grandi artisti

come Arnolfo, Donatello,

Michelangelo, Brunelleschi,

Della Robbia, Ghiberti. Commosso,

ha espresso gratitudine

per tutti coloro che

hanno permesso la sua realizzazione, rivelando

ancora una volta un’umiltà davvero

difficile da trovare negli artisti di oggi.

Onofrio Pepe con alcune sue sculture

La Deposizione, terracotta patinata, 1989

Donna con serpente, terracotta patinata, 2001

ONOFRIO PEPE

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Eccellenze toscane

in Cina

A cura di

Michele Taccetti

Dalla fotografia

al design d’autore

Lanciata di recente sul mercato cinese, l’arte di Stefano

Favaretto concilia diversi linguaggi creativi nel segno

della sintesi fra tradizione e innovazione

Foto courtesy dell’artista

Stefano Favaretto ha costruito

il proprio concetto artistico

nel tempo, grazie alla

precedente professione di psicologo

– psicoterapeuta che lo ha

impegnato con successo per quasi

diciassette anni prima di compiere

il grande salto nel mondo

dell’arte e della fotografia. La professione

di psicologo gli ha permesso

di entrare in contatto con

la parte più profonda e recondita

dell’essere umano, facendo nascere

in lui l’idea di provare ad utilizzare

un mezzo come la fotografia

per cogliere ciò che sfugge all’occhio

umano, ovvero l’invisibile. Il

suo intento è catturare con la fotografia

gli aspetti umani e culturali

connessi ad un territorio.

L’uso delle metafore, dei simboli

e del paradosso, già ampiamente

utilizzati nel suo lavoro di psicologo,

sono parte integrante della

sua visione artistica. Psicologia e

fotografia s’intrecciano quindi nel

rapporto con lo spettatore, che diviene

parte integrante dell’opera

nell’interazione circolare e proiettiva

con la stessa. Lo stile artistico

di Favaretto è inconfondibile e

di facile identificazione; ogni sua

opera ha origine da una foto che

non viene tuttavia manipolata al

computer. L’unicità dell’arte di Favaretto

consta nell’utilizzo di materiali

pregiati e unici come marmo

e ardesia, i quali vanno volutamente

a completare l’opera immortalando

la fotografia in un materiale

vivo e speciale che simboleggia la

grandezza dello spirito sulla materia

stessa. La stampa su marmo e

ardesia, meticolosamente appresa

durante un periodo di lavoro a Carrara,

diviene il completamento di

un concetto artistico molto profondo

e complesso. Il marmo, infatti,

è un materiale che si trasforma

nel tempo ed è quindi come creare

opere d’arte che continueranno

a “vivere” per sempre. L’arte di

Favaretto si pone a metà tra fotografia

classica, pittura e scultura,

dando vita ad un linguaggio inedito

che potremmo definire “scultura

fotografica”. In occasione di un

lungo soggiorno a Massa Carrara,

l’artista ha avuto modo di approfondire

la ricerca sull’attività delle

persone che da secoli lavorano

con grande saggezza un materiale

così prezioso. Dopo aver letto numerose

storie legate al mondo dei

cavatori, è riuscito, a detta di molti

critici d’arte, ad immortalare le

cave di marmo come nessuno aveva

fatto prima; un lavoro successivamente

presentato in una mostra

al Palazzo Ducale di Massa. Artista

ormai di livello internazionale,

ha esposto tra l’altro a New York,

Una tazza della collezione ideata da Favaretto in collaborazione con la nota azienda Schönhuber - Franchi di Bolzano


Un particolare della mostra di Favaretto al Palazzo Ducale di Massa Carrara

Shanghai, Singapore, Montecarlo,

dove ha vinto il secondo premio al

Gala de l’art su una selezione di circa

3000 artisti, Zurigo e nelle principali

città italiane. Le sue opere

sono arrivate anche ad Hollywood,

dove una famosa star le ha pubblicate

sui social network, aprendo

all’artista nuove possibilità lavorative.

Numerose ed importanti le

collaborazioni attualmente in corso,

come quella con la galleria Tonart

di Zurigo, dove Favaretto ha

esposto lo scorso marzo con grande

successo di critica e di pubblico.

La recente apertura verso

nuovi mercati lo vede impegnato

nella realizzazione di una collezione

di tazze con la stampa di alcune

sue opere prodotte dalla famosa

azienda Schönhuber - Franchi di

Bolzano ed esportate in Oriente da

China 2000, grazie anche alla collaborazione

con importanti aziende

di caffè e di tè. Estendendo la

propria cifra creativa anche al design

d’autore, Favaretto si proietta

dunque verso nuovi orizzonti artistici

e lavorativi.

L’artista immortalato in occasione della mostra personale alla galleria Tonart di Zurigo

Michele

Taccetti

Laureato in Scienze Politiche con una tesi sugli scambi economici tra Italia

e Cina ed erede della propria famiglia, operante con il grande paese

asiatico fin dal 1946, assiste da oltre un ventennio le aziende italiane interessate

ad aprire il mercato cinese in vari settori merceologici e, in particolare,

alla promozione del Made in Toscana in Cina. Svolge attività di formazione in materia

di Marketing ed Internazionalizzazione ed è consulente per il Ministero dello

Sviluppo Economico.

Per info:

michele.taccetti@china2000.it

China 2000 srl

@Michele Taccetti

taccetti_dr_michele

Michele Taccetti

ECCELLENZE TOSCANE

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Sfaccettature

Fiorentine

A cura di

Giorgia Armellini

Una festa memorabile

In passato le nevicate e le ghiacciate

a Firenze erano molto frequenti. Nel

1604 l’ondata di freddo e neve arrivò

addirittura a trasformare l’acqua dell’Arno

in una spessa coltre di ghiaccio. E quale

luogo migliore per mettere in scena una

festa. Fu così che il principe Don Virgilio

Orsini, estroso gentiluomo della corte

medicea, ne approfittò per organizzare

sul fiume ghiacciato una grande manifestazione

rimasta per secoli nella memoria

collettiva. I fiorentini accorsero numerosi

per assistere all’evento, accalcando i

ponti e le sponde del fiume nel tratto tra

Ponte Santa Trinita e quello alla Carraia.

All’ora stabilita, al suono di trombe e

tamburi, cominciarono a scendere in Arno

personaggi della nobiltà cittadina che sfilando

in costume si posizionarono al centro

del fiume. Slitte variopinte, a forma di

drago sputa fuoco, di cigno e di quadriglia

con a bordo giovani e ragazzi, trainate

da navicelli, si disposero in carosello

muovendosi da un ponte all’altro. I passeggeri

delle slitte vestiti con i costumi

più stravaganti simulavano scene di gioco,

di caccia, di guerra e altre pantomime.

Ogni tanto, come era prevedibile, qualche

personaggio scivolando sul ghiaccio batteva

delle sonore “culate” suscitando ilarità

e buonumore tra gli spettatori. L’insolita

manifestazione si concluse con un grande

spettacolo pirotecnico e grandi botti

rosse e azzurre, disposte in modo tale

da formare lo stemma mediceo, illuminarono

il fiume rendendo lo scenario ancor

più magico e suggestivo fra l’acclamazione

di tutti i fiorentini presenti. La scena rimase

negli anni a venire come ricordo di

una delle feste più belle avvenute a Firenze,

quando l’Arno ancora si ghiacciava.

Sant’Ambrogio: la chiesa miracolosa

Nel XIII secolo la chiesa di Sant’Ambrogio

fu teatro di un miracolo

che ai tempi fece molto scalpore.

Il 30 dicembre del 1230, il cappellano

delle monache benedettine, l’anziano prete

Uguccione, dopo aver celebrato la funzione

religiosa, dimenticò di asciugare il

calice. Il giorno seguente, con gran stupore,

vi trovò dentro del sangue rappreso.

Era avvenuto il miracolo. Tutti constatarono

il prodigio e il sangue miracoloso

venne travasato in un’ampolla di cristallo

divenendo motivo di grande devozione

e di pellegrinaggi popolari. Ogni anno veniva

portata in processione e nel 1348, si

dice che salvò la città dalla peste. L’episodio

è descritto da Cosimo Rosselli in un

affresco del 1486, conservato nella chiesa

stessa. Il collegio dell’Arte Maggiore

dei Giudici e dei Notai, la corporazione

più importante di Firenze, si fece garante

dell’autenticità del miracolo e papa Bonifazio

IX, nel 1399, decise di concedere indulgenza

a coloro che, il 7 dicembre, festa

del santo, avessero fatto visita a quella che

i fiorentini definivano “la reliquia delle reliquie”.

L’ampolla è tuttora custodita nella

cappella del Miracolo del Sacramento,

in un bel tabernacolo che Mino da Fiesole

scolpì nel 400. In quello stesso tabernacolo

sono conservate

le reliquie di un altro

miracolo eucaristico

che ebbe luogo

sempre in Sant'Ambrogio

nel 1595. Era

il 24 marzo, Venerdì

Santo. Una candela

che ardeva in una

cappella cadde inavvertitamente

a terra

e generò un devastante

incendio. Nel

trambusto della situazione,

il prete accorso

per metter in

salvo il corpo di Cristo, inciampò e le ostie

consacrate finirono tra le fiamme. Estinto

l’incendio, si assistette ad un nuovo miracolo:

le particole cadute nel fuoco erano

intatte. Insomma, una chiesa quella di

Sant’Ambrogio decisamente miracolosa.

28 SFACCETTATURE FIORENTINE


A cura di

Anita Norcini Tosi

Dimensione

Salute

Anoressia:

prigione del corpo e dell’anima

Determinata da una condizione di disagio psicologico ed

emotivo, è una malattia sempre più diffusa nella società

dell’immagine

di Anita Norcini Tosi / foto Oliviero Toscani

L’anoressia è un disturbo alimentare

determinato da molteplici

fattori biologici, ambientali, sociali

e psicologici. Chi ne soffre è soggetto

ad una condizione di malessere

e di depressione che nei casi più gravi

può portare al suicidio. La persona

anoressica ha un’immagine distorta del

proprio corpo e cerca perciò di stabilire

un controllo su di esso, rifiutando di assumere

cibo anche in una condizione di

sottopeso. Spesso si comincia evitando

di assumere tutti i cibi ritenuti grassi e

a concentrarsi sugli alimenti sani e poco

calorici con un’attenzione patologica

al controllo della bilancia. La nostra

è una società che dà grande importanza

all’immagine e al giudizio degli altri. In

fondo, si eredita dall’idealismo romantico

quel relativismo soggettivo per cui

ogni persona crea e percepisce la propria

realtà, realtà che di volta in volta

si pone in relazione con quella altrui.

Vivere autenticamente è comprendere

l’intimo che anima ciascun individuo,

è dialogare continuamente con la verità

autentica della propria coscienza. È,

infine, accettare le qualità che ciascun

essere è chiamato a realizzare nella propria

vita.


GALLERIA D’ARTE MENTANA FIRENZE

presenta

Valori di Continuità

Rassegna di Arti Visive Contemporanee

a cura di Art Director: Giovanna Laura Adreani

Bianca Vivarelli, Paola Micheletti, Antonio Corpora, Alejandro Fernandez, Paolo Staccioli, Ugo Nespolo, Monse Pla,

Francesca Coli, Giampaolo Talani, Gonzalo Sanchez, Audrey Traini, Sergio Benvenuti, Rosario Bellante, Angela Audibert

Beltramo, Mimmo Rotella, Barbaras Bilderkunst (Barbara Walder), Salvatore Magazzini, Luigi De Giovanni,

Umberto Tripodi, Mustafa S. Üzelgeçici, Roberto Loreto, Claudia Schmidt, Rugül Serbest, Mustafa Özbakir

Dal 16 Dicembre 2017 fino al 9 Gennaio 2018

Spazio A

La Luce Interna

Mostra personale di

Barbaras Bilderkunst

a cura di Art Director: Giovanna Laura Adreani

GALLERIA D’ARTE MENTANA

P.zza Mentana 2/3r - 50122(Fi) - Tel. +39.055.211985

www.galleriamentana.it - galleriamentana@galleriamentana.it

Tutti i giorni 11.00 - 13.00 / 16.00 - 19.30

chiuso dal 24 al 27 dicembre e dal 31 dicembre al 2 gennaio


Firenze

Mostre

La magia del Casentino nelle opere di

Aldo Andreoli in mostra al Gruppo Donatello

di Stefano Falsetti / foto courtesy dell’artista

Aldo, vecchio amico, mi ha

portato a spasso per le stanze

della sua casa, e lì mi ha

raccontato della sua vita. La casa è

un vero e proprio museo personale,

un succedersi di scoperte ed emozioni,

dove alle pareti sono visibili, in un

ideale confronto, opere di importanti

artisti e le tavole di Aldo. E poi, in

cima alle scale, lo studiolo, scrigno

segreto di centinaia di disegni che

raccontano tutte le facce della

sua vita artistica. Nato a Genova

nel 1924, si è trasferito a

Firenze nel 1935; fin da adolescente

ha avvertito uno spontaneo

impulso per il disegno,

una passione che lo ha portato

a diventare prima geometra

e poi entusiasta architetto.

Durante gli anni della professione,

la pittura si è insinuata,

pian piano, nella sua vita.

Lo studio di Giotto e dei maestri

antichi, quelli che Vasari definisce

della prima Maniera, lo

ha appassionato alla nobile arte

figurativa. Lungo sarebbe

menzionare le esposizioni personali

e collettive che l’hanno

visto protagonista; mi fa

piacere, tuttavia, ricordare la

più recente, svolta anch’essa

nella sede del Gruppo Donatello,

dove ha presentato centocinque

quadri di animali, poi

donati alla Fondazione Tommasino

Bacciotti. La vita artistica

di Aldo è sempre stata

una continua evoluzione dettata

da un’insaziabile curiosità

per il passato ma anche per il

presente, che l’ha portato negli

ultimi trent’anni ad una lotta

interiore, quasi amletica, tra

il proseguire, come ha sempre

fatto, nell’arte figurativa oppure

votarsi all’arte “contemporanea”,

che non disprezza, ma

non accetta. Negli ultimi anni ha sperimentato

varie tecniche, fino a spingersi

ad utilizzare supporti e materiali

non tradizionali, come la fiaccola su

pannelli di truciolare nobilitato con

cui ha realizzato una serie di quadri

“astratti”. Quando ritiene di dover fare

qualcosa di personale, però, ricade

istintivamente nella pittura figurativa.

Così nell’attuale mostra: un omaggio

al Casentino, luogo magico per Aldo,

Aldo Andreoli, a sinistra, durante la presentazione della mostra

Un’opera di Andreoli dedicata ai paesaggi del Casentino

che lo rappresenta così come lo ama,

come lo ha visto e come lo ricorda.

Le quarantatré opere esposte, tutte

a olio su cartone, sono titolate e firmate

per esteso sul retro, mentre sul

davanti appare l’acronimo “Oli”. Conclusa

la mostra, Aldo spera di poterla

donare interamente al Monastero della

Verna nel cuore del Casentino. Fra

i progetti futuri, quello di dedicare un

ciclo pittorico al cielo e alle nuvole.

ALDO ANDREOLI

31


Ritratti

d’artista

Filippo Menci

Subway passengers: frammenti di vita metropolitana

di Amedeo Menci

Autoritratto di Filippo Menci

Nato a Firenze nel 1983, Filippo

Menci lavora come commercialista.

Da molti anni si dedica

alla fotografia e sperimenta diversi

generi. La raccolta qui rappresentata

è ambientata a Berlino, città di uno dei

tanti viaggi fotografici di Filippo. Passeggiando

in una metropolitana della

città tedesca, il suo occhio viene colpito

da un particolare ambiente: «Quell’angolo

di metro mi ha subito affascinato

- racconta - la luce che entrava dalle finestre

disegnava delle forme geometriche

che attiravano la mia attenzione».

Quasi ipnotizzato da quello scorcio,

decide così di posizionarsi nei pressi

di una scala mobile, attendendo l’inquadratura

migliore per immortalarlo.

Una volta dietro la macchina fotografica,

però, la sua attenzione si sposta

sul flusso di persone che, scendendo

con la scala, attraversa il suo obbiettivo.

«All’inizio pensavo solo alle geometrie

e alle luci dell’edificio - chiarisce

Filippo - ma le persone su quella scala

erano più interessanti. Alcune sembravano

quasi in posa per me. Così ho deciso

di focalizzarmi su di loro». Come si

può vedere dalle immagini, ci sono individui

di tutti i generi e di tutte le età,

che hanno così permesso al fotografo

di immortalare variopinti spaccati della

società berlinese. Il progetto è attualmente

in corso, aperto ad accogliere un

sempre maggior numero di frammenti

di quotidianità.

www.filippomenci.com

filippomenci@yahoo.it

32 FILIPPO MENCI


Atelier Scaramuzzo Srl

Via del Parione 58/r

Tel. 055678424

atelierscaramuzzo@gmail.com

www.scaramuzzo.eu

Per Giuseppe Scaramuzzo estro e raffinatezza

sono le parole d’ordine.

Per lui la bellezza di ogni donna ha

uno stile unico ed esclusivo come un

abito sartoriale che trasmette eleganza,

benessere e naturalezza.

Oggi come un tempo le sue creazioni

moda rispecchiano il suo pensiero,

senza mai uniformarsi a schemi fissi,

ma cercando sempre di rielaborare,

interpretare ed esaltare la bellezza

della donna.

Oggi direttore artistico Barex Italiana

e titolare di Scaramuzzo Atelier, contribuisce

con le sue creazioni al successo

dell’azienda, portando il Made

in Italy in tutto il mondo. Scaramuzzo

collabora a stretto contatto con l’azienda

per tutto ciò che riguarda la

progettazione di rituali e servizi per

il salone, ma anche con il lancio di

nuovi tagli e colori moda. Una collaborazione

che sta portando grandi

soddisfazioni proponendo eventi e

formazione professionale relativi al

prodotto e seminari tecnici su colore,

taglio e acconciature.

Il direttore artistico Giuseppe Scaramuzzo

ha sposato la sua filosofia con

l’azienda Barex creando seminari in

25 paesi in tutto il mondo per motivare

e stimolare il parrucchiere esplorando

temi come l’arte, la moda e la

pubblicità e creando insieme degli

shoothing ognuno progettato per dare

forma alla bellezza ma con una continua

ricerca del “particolare”.


L’associazione artistico-culturale Dalle Terre di Giotto e dell’Angelico presenta

Collettiva di Fine Anno

Dal 3 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018

L’associazione è giunta al dodicesimo anno di attività artistico - culturale.

Come appuntamento fisso organizza ogni anno una collettiva che conclude tutte le attività

svolte durante l’anno. Scopo di questa mostra è sensibilizzare le persone verso l’arte, evidenziando

l’importanza di stare insieme per dialogare, confrontarsi e maturare capacità artistiche.

Quest’anno la collettiva, che riunisce pittura, scultura, mosaico, tecnica di arazzo e fotografia,

rende omaggio a Don Lorenzo Milani.

Artisti Collettiva di Fine Anno:

Gianna Bacci

Elio Bargagni

Mauro Baroncini

Zionela Belgrave

Filippo Benci

Nikla Biagioli

Adriano Bolognesi

Mauro Boninsegni

Adriano Buccoliero

Nunzia Caloia

Elisabeth Campbell Harriett

Patrizio Carlesi

Laura Carpini

Loretta Casalvalli

Lara Cavaciocchi

Marisa Cheli

Stefania Dehò

Maria Drusian

Cristina Falcini

Giuliano Farinella

Patrizia Gabellini

Giuseppina Gramigni

Veronika Künssberg

Susi La Rosa

Giuseppe Langone

Simonetta Lippi

Roberto Lisei

Nicoletta Macchione

Marco Maccioni

Andrea Maestrini

Fabrizio Maiorelli

Sabrina Landi Malavolti

Mauro Malevolti

Marta Manetti

Mario Magherini

Ambretta Mari

Paolo Marini

Monica Mascherini

Salvatore Mertoli

Massimo Morini

Marusca Morozzi

Anna Rosa Naldi

Giuliano Paladini

Mario Paladini

Clara Pantiferi

Alessandro Parrini

Enrico Pazzagli

Tina Pelaia Baroncini

Chiara Piccardi

Cinzia Pifferi

Pierluigi Poli

Diana Polo

Paolo Pratesi

Letizia Rateni

Pier Nicola Ricciardelli

Renzo Scarpelli

Natalya Smirnova

Renate Soltau

Maria Angela Soncini

Chiara Taburchi

Silvia Taburchi

Marilena Tampone

Sergio Tassi

Carlo Tesori

Giovanni Ulivi

Sabrina Valentini

Paolo Vannini

Rosalba Zingale


A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Leopoldo Minicucci

Con i miei scatti

racconto i segni

lasciati dalla guerra

in Bosnia

di Leopoldo Minicucci / foto Courtesy dell’artista

Viaggiare in moto, da soli, con la

macchina fotografica, dopo avere

letto Sarajevo mon amour, è il

modo più rapido per avere bisogno di conoscere,

di “andare a vedere” e di rimanere

colpiti profondamente da ciò che è

successo venti anni fa a pochi chilometri

da noi. Sarajevo porta con insospettabile

ironia i segni della guerra, su cui ho sentito

scherzare con un senso goliardico del

tutto simile a quello tipico fiorentino, ad

esorcizzare il male che si è manifestato in

modo implacabile durante l’assedio. Srebrenica

invece è la rappresentazione del

male più evidente e incancellabile che sia

possibile immaginare. Il primo approccio

l’ho avuto a Sarajevo visitando la mostra

permanente sul massacro. Da quel momento

ho sentito il dovere di andare a visitare

Srebrenica, il memoriale ed il museo

nell’ex compound delle truppe ONU. L’incontro

con le donne di Srebrenica è stato

scioccante perché ho visto la compostezza

di un dolore infinito e incancellabile che

non dava spazio ad altra istanza che non

fosse quella di diffondere il ricordo dell’accaduto,

di mantenere la memoria di oltre

undicimila vittime civili, di poter arrivare a

dare un nome a tutti i resti rinvenuti nelle

fosse comuni, mescolati tra loro con le ruspe

e sparsi in 35-40 località.

b.w.zone@logosnet.it

+ 39 348 6503581

Una scritta sui muri del compound delle truppe olandesi ONU

Il capannone di Kravica Potocari dove sono stati uccisi 1000/1500 civili

Una donna di Srebrenica dopo la strage

35


Ritratti

d’artista

Orietta Ricci

Una pittura che celebra i sentimenti con la soavità lirica del colore

di Sandra Lucarelli / Foto courtesy dell’artista

Orietta va incontro al gesto senza

rifiuto o paura di lasciarsi trasportare

dai vortici esistenziali,

mediando brutalità e sublime con la sostanza

più intima e sensibile del suo sé. I

covoni gialli in campagna richiamano immagini

dei paesaggi di Van Gogh, là dove

una certa ingenuità cede il posto a soavità

liriche. Quest’artista entra dentro alle

emozioni del mondo, le filtra passandole

al setaccio del suo stato d’animo e sotto la

lente della delicatezza del suo cuore, resti-

tuendoci immagini che aggiungono valore

al valore stesso dei vissuti universali e di

ogni contrasto di genere. Spesso la poesia

si accompagna all’immagine visiva e la

correda di affermazioni liriche con l’incisività

musicale dei cantastorie o dei cantautori

più ricercati sul teatro della vita. Vere e

proprie ballate di parole e colori in un cerchio

tonale di rilevante valore estetico con

richiami ad echi montaliani. La leggiadria

si riverbera in tutte le opere di Orietta, anche

in quelle dalle tematiche più forti c’è

sempre un tocco alato che fa volare i sentimenti

in alto, tanto da prevaricare sulle

violenze del mondo e da abbattere muri e

stereotipi. In Orietta c’è un amore che tutto

vince ed un raffinato senso della pietas,

come condivisione, empatia e compassione

per ogni creatura umana, animale e vegetale:

una simbiosi con il tutto cosmico,

in un tempo universale che apre le porte alla

speranza ed all’ottimismo della volontà.

lupomori@yahoo.it

La copertina del libro di Orietta Ricci

in uscita a dicembre con l’editore Il

Campano

Love is Love : opera ispirata alla poesia Omofobia e Guerra

Casolare toscano. Opera esposta a Barcellona in una mostra sul paesaggio

Meriggiare. Opera premiata con l’oscar dell’arte e della cultura conferito

a Rossella Ricci dall’Accademia Santa Sara di Alessandria

36

ORIETTA RICCI


A cura di

Maria Grazia Dainelli

Obbiettivo

Fotografia

Andrea Taschin

Il suo ultimo portfolio dal titolo Futuro gettato esprime un profondo

messaggio di denuncia sociale

Di Andrea Taschin / foto courtesy dell’artista

Rimango colpito da come vengono

buttate via le cose, da come in Italia

sono sprecati entusiasmo, passione

e vitalità delle nuove generazioni.

Attraverso la manipolazione digitale, propongo

immagini di una paradossale vita

quotidiana di bambini attorno ai cassonetti

e alla spazzatura. Se i bambini sono

il nostro futuro e il consumo dissennato

il nostro presente, le mie immagini sono

metafore visive di un paese che si sbarazza

con leggerezza del passato, che ha

perso il senso dell’investimento, che non

offre prospettive di inserimento alle nuove

generazioni: un paese che non investe

più in istruzione, cultura e ricerca getta via

il proprio futuro. Vorrei insomma sollecitare

una riflessione che non sia puramente

ecologica, ma che assuma un carattere

di denuncia ed esorti alla costruzione di un

futuro migliore per i nostri figli.

Andrea Taschin nasce a Venezia

nel 1971 e vive a Firenze. Coltiva

una grande passione per la

fotografia da molti anni; è inoltre appassionato

ed esperto di scienza e di

gestione digitale del colore. Ha acquisito

conoscenze avanzate di fotografia

e post produzione partecipando a workshop

tenuti da fotografi professionisti.

Approda negli ultimi anni al concetto

di portfolio come mezzo per narrare

un racconto attraverso una sequenza di

immagini, e come mezzo per esprimere

messaggi profondi e di denuncia sociale.

La sua fotografia è di tipo concettuale.

E’ membro del gruppo fotografico

Photoalchimie di Calenzano (FI), del

gruppo fotografico Rifredi Immagine

(FI) e valutatore del gruppo fotografico

Slow Watching Photo-Art Movement.

Il sonno

I compiti

andreataschin71@gmail.com

andreataschin.weebly.com

ANDREA TASCHIN

37


I libri del

Mese

Una commedia che riguarda tutti

L’inesauribile fascino della Divina Commedia nel nuovo libro di

Donato Massaro presentato a Palazzo Bastogi

di Anita Norcini Tosi

Il volume di Donato Massaro sulla

cantica dell’Inferno nella Divina

Commedia possiede la qualità di rivolgersi

al lettore di oggi, facendo così

conoscere il capolavoro di Dante Alighieri

sotto il profilo di un’opera atemporale.

Dante viene definito poeta-theologus,

in quanto fa da ponte fra due discipline:

teologia e poesia. Tiene, però, la filosofia

separata dalla teologia, in quanto la

teologia è da lui stesso definita “Divina

Scienza” e le assegna le altezze dell’Empireo.

In questo senso si allontana da

San Tommaso, in quanto per il santo la

teologia è definita come “scientia della

verità rivelata” e, benché speculativa,

riconosce il valore della filosofia, la

quale si dà come fides quaerens intellectum.

Per Dante la teologia si configura

come interrogazione sul Logos di

Dio, in quanto l’uomo nella sua finitezza

può avvicinarsi attraverso la Parola

e la luce dell’Intelletto Dei al mistero

ineffabile di Dio. Il percorso teleologico

dell’autore vuole essere la comprensione

del pensiero teologico, letterario e storico

del divino poeta, dato che il viaggio

di Dante è il viaggio dell’anima nella conoscenza

più profonda del proprio sé. Il

“conosci te stesso” di Socrate è l’espressione

focale, insieme alla maieutica, della

sua filosofia che si rivolge all’uomo e

tutto questo lo si può sperimentare anche

in Dante, dato che l’analisi interiore

dei suoi personaggi, sempre inseriti nel

loro contesto storico, è il fine della sua

opera. Dante riconosce le diverse sfaccettature

della coscienza come forma

dell’uomo. Ha vissuto in prima persona

i drammi dei dannati che va a descrivere:

si può dire che gli appartengono. I personaggi

che il poeta incontra nei diversi

canti del poema sono legati alla sua realtà

storica, anche se di alcuni ne ha avuto

solo notizia. Attraverso loro l’Alighieri

tratterà i temi salienti della sua poetica

teologica: Paolo e Francesca, Cavalcante

de’ Cavalcanti, Brunetto Latini, Ulisse.

Nel canto V protagonista è l’amore cortese,

che nell’Inferno rimane ancora legato

alla forza della passione amorosa.

È la filosofia di Epicuro del X canto a segnare

i contorni della figura del padre del

compagno stilnovista di Dante. Nel VII

cerchio, girone III, sarà la cultura enciclopedica

del Tresòr a indicare come il

sapere, se guidato dallo spirito, può innalzare

la mente umana a gustare la sapienza

di Dio. E, quando lo sguardo si

rivolge al “folle“ viaggio di Ulisse descritto

nell’ottava bolgia, quella dei fraudolenti,

Dante invita i lettori a riflettere

proprio sull’accidente del nome, in quanto

all’umana specie non è dato penetrare

nelle “divine cose”. La ragione resta solo

lo strumento efficace della logica, l’altezza

d’ingegno è davvero un’altra cosa.

Nella Commedia si riconosce l’immagine

di un tempio interiore, soprattutto nella

creazione letteraria medievale, in particolare

per quanto concerne la concezione

architettonica del testo. Il poema lo si

può definire una grande cattedrale gotica

per la sua forma la quale s’innalza

nel percorso al sublime della coscienza.

Lo studio dell’opera dantesca è un riconoscere

passo passo il senso anagogico

quale elemento fondante della stessa.

Il volume di Massaro possiede la saggia

capacità di comunicare, dialogando con

il lettore, l’arte sublime di Dante Alighieri.

L’autore desidera prendere per mano la

persona di questo tempo, che crede di

conoscere la Commedia o per memoria

di studi liceali oppure perché il divino

poeta è un fiorentino di qualche secolo

fa, e guida il lettore allo studio di un

sapere così profondo e sempre attuale.

donato.mas@virgilio.it

Un momento della presentazione del libro a Firenze nella Sala delle Feste di Palazzo Bastogi

38 UNA COMMEDIA CHE RIGUARDA TUTTI


I libri del

Mese

Evelina Salmoni

Scrittrice e poeta, come lei stessa ama definirsi, al debutto

con il suo primo romanzo

di Elisabetta Mereu

E’ una donna a cui piace molto la

convivialità e il dialogare con gli

altri Evelina Salmoni. Ma ciò che

ama di più è esprimersi con la scrittura.

Che fa scaturire non attraverso i tasti di

un computer ma rigorosamente con carta

e penna, fin da quando 14enne, leggendo

le poesie di Leonardo Sinisgalli, iniziò

anche lei a comporne una sull’olivo benedetto.

E da allora sono centinaia quelle

che ha scritto in oltre 40 anni, alcune

delle quali le ha inserite nel suo primo

libro Il gatto del cortile - Io e Samuele

(ed.Il Papavero), presentato all’inizio

di novembre a Borgo San Lorenzo, dove

l’autrice - originaria di Ancona - abita da

20 anni. «Samuele ora ha 6 anni - dice -

ma aveva 3 mesi questa piccola pantera

quando è entrata a far parte della mia

vita, diventandone assoluto protagonista,

così come del libro! Nato in realtà

come un poema, ma che secondo

me potrebbe adattarsi

anche ad una rappresentazione

teatrale, il racconto della

storia del mio gatto - continua

- è una metafora della

mia esistenza, sempre alla ricerca

di speranza e amore».

Un libro costruito su una storia

semplice, con parole semplici,

seppur mai banali, che

- pagina dopo pagina - emozionano,

arrivando a toccare

le corde più sensibili dell’anima.

In tanti passaggi trapelano

le sofferenze dell’autrice,

dotata però di forte resilienza

che le ha sempre permesso

di reagire ai traumi. Perché

quella di Evelina Salmoni è

stata davvero una vita difficile

- fin dall’infanzia - quasi ci

fosse un destino nel suo cognome.

Come i pesci che con

un’incredibile energia cercano,

a rischio della vita, di

risalire i fiumi per andare a riprodursi,

anche lei ha dovuto affrontare

flussi d’acqua spesso molto potenti,

quasi devastanti, ma che non le hanno

comunque smorzato l’istinto di trovare

sempre nuovi impulsi per andare avanti,

studiare alla facoltà di Sociologia dell’università

di Trento, lavorare (gli ultimi

anni nel reparto maschile del carcere

di Livorno come insegnante, esperienza

che ha influito anche sulla stesura del

libro ndr.), diventare mamma di Isabella

e poi nonna di Michael, il nipotino di

3 anni che lei chiama Michelino, la voce

narrante dell’ultimo capitolo, ovvero

Il cortile della memoria. Oltre a questo

libro - che a febbraio verrà presentato

anche a Firenze, alla Biblioteca Comunale

Buonarroti nell’ambito delle iniziative

dedicate ai gatti e poi a primavera in

Umbria e Marche - è già in programma

l’uscita del suo secondo romanzo am-

Evelina Salmoni nella sua casa di Borgo San Lorenzo con

il gatto Samuele, protagonista del libro

bientato nella Bologna dei giorni nostri.

«Il titolo è Una famiglia meravigliosa -

mi dice l’autrice - ed ha per protagonista

Simone, un giovane medico con un’intricata

vicenda personale che nonostante

tante traversie arriverà a credere

nell’immenso valore della famiglia. Ma

sto già scrivendo anche la mia biografia

che si chiamerà Vicolo della morte, il

nome di una strada della mia città natale

che è anche il simbolo e il fulcro da cui

si è sviluppata tutta la mia esistenza». E

siccome Evelina ha imparato ad accettare

ed affrontare le sfide, in pentola bolle

anche qualcos’altro di cui ci dà un’anticipazione.

«Tutti mi dicono che non

sono una brava padrona di casa - aggiunge

- e tantomeno una brava cuoca

e allora volendo sfatare questa nomèa,

un po’ per gioco, mi sono messa a scrivere

un libro di ricette totalmente vegetariane

che s’intitolerà I piatti sfiziosi di

Evelina». E non poteva essere altrimenti

da volontaria attiva animalista qual è.

Evelina Salmoni Poeta

EVELINA SALMONI

39


I libri del

Mese

Quando arte, scrittura ed amicizia

superano la differenza d’età per dare

voce alle emozioni comuni

di Margherita Pink / foto courtesy dell’artista

È

novembre del 2012 quando

Margherita incontra per la prima

volta Ortensia Celeste a Prato.

È nata subito una reciproca simpatia

e la pittrice ha accettato di buon grado

di realizzare un’opera impegnativa, il ritratto

di Maria Maddalena. Per Ortensia

si è trattato come di un rapimento,

quasi un’estasi! In soli tre mesi, lavorando

anche di notte, ha finito il suo

lavoro, e si è tanto innamorata della figura

dipinta, che Margherita ha deciso

di lasciargliela per qualche altro mese.

Per Ortensia il quadro era diventato parte

integrante del suo colorato appartamento

e apprendere la verità della storia

di Maria Maddalena è stata una grande

gioia: «Margherita, la nostra Maddalena

è stata una grande donna!», le disse un

giorno al telefono. Di questo abbiamo

avuto riconoscimenti ufficiali. Infatti, a

luglio di quest’anno, il cardinale Ravasi

nell’intervista rilasciata ad un noto settimanale

racconta che:>.

Per questo Papa Francesco ha reso più

solenne la sua memoria elevandola allo

stesso grado delle feste che celebrano

gli apostoli. Margherita Pink ha il desiderio

e il sogno di vedere questa tela

esposta nella sala di ingresso di quello

che sarà uno spazio associativo dedicato

all’evoluzione delle persone, un luogo

dove si possa cercare il silenzio, ma

anche ambienti per dipingere, scrivere,

parlare e discorrere amabilmente della

vita, leggere, ascoltare e fare musica,

ammirare l’arte e dove un meraviglioso

giardino con piante aromatiche renderà

omaggio alla natura e alle sue preziose

qualità terapeutiche. Nel frattempo,

ispirata da qualcosa che le è giunto direttamente

dal cuore, ha pubblicato un

romanzo animico dal titolo Le Messag-

Alcuni particolari dell’opera di Ortensia Celeste dal titolo: Va e annuncia al mondo che Cristo è risorto

40 MARGHERITA PINK


Brano tratto da Le Messaggere di Magdala

(ed. Liberodiscrivere, 2017) di Margherita Pink

Una goccia bianca cadeva e andava

a formare dei cerchi in

un mare di latte. Io ero lì ad

osservare, vestita di una lunga tunica

bianca e mi è apparso un quadro: era

una donna con un vestito rosso e un

mantello blu, in mano dei gigli e un libro

rosso. So che è Magdala. Mi sento

intimorita davanti a lei, o meglio sento

di doverle un’enorme riconoscenza e rispetto.

La osservo, vedo l’amore con il

quale stringe il libro, la delicatezza dei

suoi movimenti. Mentre osservo il quadro

lei alza gli occhi e mi guarda. Sento

un tuffo al cuore, passa del tempo,

io allungo la mano per toccarla e lei ricambia

il gesto. A quel punto, pur rimanendo

nella tela, lei si allunga verso di

me e mi dona i gigli. Casco ai suoi piedi

piangendo. E allora, lei esce dal quadro.

Mi appoggia una mano sulla spalla

e percepisco che dietro di me qualcosa

sta accadendo. Arrivano altre figure:

sono delle donne di bianco vestite.

Sono le mie sorelle, ma io non ho sorelle.

Eppure le chiamo così. Mi rialzo:

siamo tutte estasiate e felici davanti a

lei. Il libro rosso che ha in mano lo porta

verso l’alto, si libra nell’aria, volteggia

su se stesso e diviene color oro, poi

color bianco, per trasformarsi infine in

una colomba bianca. Essa prima vola

sopra di noi: è come un rito, una benedizione

e poi va a poggiarsi sulla sua

spalla sinistra. Lei è PACE, ce la presenta

così! Noi siamo in estasi e rapite.

La scena è immacolata. Siamo nel

non spazio e nel non luogo. Improvvisamente

tutto diviene a colori: siamo in

un prato e vestiamo con abiti poveri,

marroni e blu, sembrano da pastorelle

o contadine. Magdala ci è di fronte e

ci dice: Finalmente ci siamo riunite. La

colomba che aveva sulla spalla è divenuta

un bimbo, che lei tiene tra le braccia.

Questo figlio mi viene passato tra

le braccia: io lo passo a ciascuna del

gruppo, lei si accomiata e ci raccomanda

di averne cura e che tornerà. Si eleva

sopra di noi, vola in cielo, sparendo

davanti ai nostri occhi.

gere di Magdala (ed. Liberodiscrivere),

all’interno del quale è visibile anche il

quadro dipinto da Ortensia. Nel libro si

raccontano le vicende di alcune adolescenti

e di altre donne unite dallo stesso

filo conduttore. La protagonista è

Francesca, una giovane donna che eredita

dalla linea materna la capacità di

canalizzare, ovvero di trasmettere al

mondo i messaggi che sente

nella sua testa come qualcosa

di chiaro e distinto. Non sa bene

da dove arrivino, ma fin da

piccola ha dovuto imparare a

gestirli. La prima a sapere del

suo segreto è la nonna Rina,

sua confidente e figura di riferimento;

la madre e il padre,

invece, sono figure assenti,

prossime al divorzio e totalmente

assorbite dal lavoro.

Ha raggiunto i diciassette anni

quando queste “comunicazioni”

si fanno più insistenti e

già da qualche tempo ne condivide

il contenuto, o meglio il

mistero, con l’amica del cuore:

Gioia. In un crescendo di sorprese,

pur vivendo nella quotidianità

di fanciulle della nostra

epoca, si rendono conto che

quello che avviene è qualcosa

di importante e anche se non

pensano di esserne degne c’è

un progetto molto più grande

di ciò che possono comprendere

con la sola ragione. Attra-

verso la guida della voce di Magdala si

trovano nel non-tempo e nel non-spazio,

si sentono trattate in maniera molto

materna e protettiva, continuamente

rassicurate. Si tratta di un’impalpabile

magia e tutto ciò che accade le emoziona

e incuriosisce. Le “trasmissioni”

s’intensificano e arrivano anche da altre

fonti; inoltre, molte donne vicine a

Alle donne del passato, a quelle del presente, affinché

siano amorevole e coraggiosa propulsione per la futura

evoluzione umana. (Margherita Pink)

loro, si trovano a fare strani sogni, ad

avere preziose intuizioni e tutto sembra

muoversi nella direzione di un disegno

dalla portata universale. Dove le porterà

tutto questo? Riusciranno a superare

i preconcetti, i pregiudizi e percorrere

la strada che qualcuno sta delineando

per loro e con loro? Sapranno essere le

Messaggere di Magdala?

Ortensia Calissano Silenzi, in

arte Ortensia Celeste, è nata

ad Asti nel 1919, ma vive e lavora

da molti anni a Prato. Ha tenuto

personali in Italia, Stati Uniti, Francia,

Inghilterra, Svizzera, Giappone, Venezuela

e Canada. Sue opere si trovano

in diverse chiese e basiliche e

fanno parte di raccolte sia pubbliche

che di istituti di credito, oltre che di

importanti collezioni private.

Margherita Pink, trentina di nascita

e toscana d’adozione, fa

parte del Gruppo Scrittori Firenze.

Fedelmente innamorata della

montagna e dei suoi splendidi spazi,

ritiene che l’Italia sia il paese più bello

del mondo. Ha scritto poesie e racconti

brevi alcuni dei quali inseriti in raccolte

antologiche. Ha pubblicato: Ricordati

di Te (ed. Intento, 2013), A modo tuo

(2015), L’Ho-Oponopono e le emozioni

(2016) e Le messaggere di Magdala

(2017), tutti con la casa editrice Liberodiscrivere.

MARGHERITA PINK

41


A cura di

Lucia Raveggi

Speciale

Pienza

Emo Formichi

Artista delle metamorfosi, infonde nuova vita agli oggetti d’uso

trasformandoli in opere d’arte

di Nino Alfiero Petreni / foto courtesy dell’artista

E’ sempre un’occasione incontrare

Emo Formichi nella sua

“bottega” pientina. Novanta

anni ben portati, è l’artista delle metamorfosi,

come lo ha definito Graziella

Magherini. Nella sua bottega, piena

all’inverosimile di materiali e attrezzi di

ogni genere, Emo vive pienamente una

vita d’artista e di maestro, creando ogni

giorno sorprendenti sculture, frutto di

una fantasia che suscita ammirazione,

secondo una legge fisica misteriosa,

che lega l’artista al luogo dove vive

e crea le sue opere. Ci troviamo, infatti,

di fronte al contesto ambientale privilegiato

che Pienza, con i suoi monumenti,

la sua arte e la sua bellezza cristallina

e delicata offre ai propri figli. Dopo una

vita faticosa trascorsa in una draga del

fiume Orcia, Formichi, si è dedicato per

lungo tempo all’artigianato, con particolare

riguardo alla falegnameria di qualità,

realizzando pregiati mobili intarsiati,

premiati più volte in varie manifestazioni

del settore. Successivamente ha

compiuto un salto di qualità dedicandosi

all’arte e alla creazione di sculture che

hanno sùbito attirato l’attenzione di importanti

critici e studiosi, tra cui: Tommaso

Paloscia, Antonio Paolucci, Bruno

Santi, Piero Torriti, Roberto Vigevani,

Graziella Magherini, Giovanna Carli

e Leone Piccioni. Degno di nota è soprattutto

il giudizio del poeta Mario Luzi

che, legato a Formichi da sincera amicizia,

ha scritto: «Con la fantasia e l’estro

della sua invenzione, Emo ricuce il

mondo naturale che gli è profondamente

familiare con il mondo artificiale della

tecnica e del consumo. Formichi, utilizzando

i più svariati oggetti di recupero,

che scopre in discariche, in demolizioni

di auto, luoghi deputati ad accogliere

tutto ciò che la società contemporanea

troppo facilmente scarta - pezzi di motore

e di carrozzeria, attrezzi agricoli,

cucchiai, forchette e quanto altro possa

essere utile alla sua fertile fantasia -

crea opere straordinarie per genialità ed

invenzione. Grazie ad una manualità ed

una sapienza antica, infonde in loro una

vita nuova nella continuità di un processo

storico ed umano, e trasforma

i rottami in altri oggetti, segni e sogni

plastici dal sorprendente valore estetico».

Uccelli, ballerine, angeli, Pinocchi,

cavalli ed anche una Ferrari, modellata

sul teschio di un cinghiale, che oggi si

trova al Museo della Ferrari a Maranello.

Opere d’arte che raccontano le segrete

emanazioni della vita dell’artista,

del suo lavoro, della sua terra, del fiume

Orcia, che scorre ai piedi di Pienza.

«La sua vita, il suo lavoro, il suo creare

nel rispetto della natura - afferma il

giornalista Fabrizio Borghini - sono stati

gli elementi che hanno valso a Emo

Formichi, giustamente definito il virtuoso

dei rifiuti della nostra opulenta società,

numerosi e importanti premi e

riconoscimenti regionali e nazionali».

Tra questi ricordiamo l’incontro privato

al Quirinale, nel novembre del 2014,

con il Presidente della Repubblica Giorgio

Napolitano per la consegna della

scultura La barca realizzata da Formichi

per le celebrazioni del primo centenario

della nascita di Mario Luzi. Visitare

la bottega e l’atelier permanente di Emo

Formichi è un’esperienza da non perdere

per quanti amano l’arte.

La bottega - atelier di Emo Formichi

si trova a Pienza in via Secondo

Risorgimento Italiano, 1

+ 39 0578748624

Emo Formichi nella sua bottega pientina


L’artista premiato da Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale

della Toscana

Emo Formichi consegna a Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica,

la scultura La barca, creata in occasione delle celebrazioni nel 2014 del primo

centenario della nascita di Mario Luzi

In questa foto e in quella sotto due scorci dell’atelier di Formichi a Pienza


Speciale

Pienza

Piero Sbarluzzi

Maestro nell’arte del modellare, racconta con la scultura

i valori ormai perduti del mondo contadino

di Nino Alfieri Petreni / foto courtesy dell’artista

Si può dire che Piero Sbarluzzi sia nato

artista. Dopo aver frequentato la

scuola di ceramica di don Manfredo

Coltellini a Chiusi, Sbarluzzi lavora nella

fornace paterna, acquisendo grande manualità

nella lavorazione della creta per la

realizzazione di terrecotte. In seguito, dietro

la spinta di alcuni critici (particolarmente

Mario Guidotti, don Fernaldo Flori, don

Ivo Petri, Alfiero Petreni e Leone Piccioni),

inizia l’attività di scultore, raggiungendo

in breve tempo traguardi importanti ed

esponendo in personale e in collettiva sia

in Italia che all’estero. Sbarluzzi recupera

la grande tradizione scultorea del Rinascimento,

dedicandosi in particolare al tema

della vita nei campi e al legame tra l’uomo

e la terra. Le sue terrecotte celebrano

gli antichi valori del mondo contadino, nostalgiche

di un tempo, ormai perduto, in

cui la vita dell’uomo era scandita dai ritmi

della natura. Un patrimonio di usanze

e tradizioni che Sbarluzzi fa rivivere, come

nell’opera Pranzo di trebbiatura, che celebra

il tema della convivialità propria delle

comunità contadine. Guardando la sua

produzione si rimane colpiti dalla bellezza

delle donne formose, dai ritratti di personaggi

famosi, come Mario Luzi e Carlo Bo,

dai cavalli, dalle dolci madonne e dai crocifissi.

Un’attenzione ai particolari, quella

dello scultore, che rivela grande sapienza

tecnica, tanto occhio e mano abituata

fin dalla più tenera età all’arte del modellare.

La continua e progressiva maturazione

artistica di Sbarluzzi, i suoi personali valori

espressivi, le sempre più importanti mostre

ed i riconoscimenti ricevuti sia in Italia

che all’estero, hanno destato l’attenzione di

nomi illustri nel mondo dell’arte e della cultura,

come Vittorio Sgarbi, Antonio Paolucci

e il poeta suo amico Mario Luzi.

Piero Sbarluzzi - Terrecotte Artistiche Pientine

Ss.146 km 35,500

53026 Pienza (SI)

terrecotteartistichepientine@gmail.com

+ 39 0578749403

+ 39 3387688773

Piero Sbarluzzi intento a modellare una sua

scultura

L’artista al lavoro

44


Speciale

Pienza

Raffaella Zurlo

Giovane artista di origini lombarde ha scelto la città di Pio II

per aprire una bottega dedicata al riciclo creativo

di Lucia Raveggi / foto courtesy dell’artista

Nata a Milano nel 1980, Raffaella

Zurlo frequenta il Liceo Artistico

Sperimentale per poi trasferirsi a

Firenze dove vince il concorso all’Opificio

delle Pietre Dure e consegue il diploma

di laurea con specializzazione in restauro

di oreficerie archeologiche, moderne

e contemporanee. Ed è proprio a Firenze

che inizia la carriera di restauratrice, lavorando

sia per l’Opera del Duomo di Santa

Maria del Fiore, da cui riceve l’incarico

di restaurare l’altare di San Giovanni e la

croce di argento di Antonio del Pollaiolo,

sia nelle cappelle medicee per il restauro

del reliquiario di San Casimiro. Nel settembre

del 2004, in occasione delle celebrazioni

del VIº centenario della nascita di

Pio II, viene chiamata a Pienza per il restauro

della facciata del palazzo Piccolomini,

opera del Rossellino. Folgorata dalla

bellezza artistica e dalla storia di questa

città, la sceglie come luogo in cui vivere e

lavorare. Infatti, terminato il restauro del

palazzo, vi apre una bottega ed un laboratorio

dal nome significativo: RiCREaRE

(Riciclo – CREativo – REstauro). E’ l’inizio

di una nuova vita: recupera mobili e

oggetti in disuso che restaura, trasforma

ed assembla, dando vita a nuove composizioni

che ben presto attirano l’attenzione

del pubblico e della critica. Il suo estro

e la sua ispirazione trovano un valido aiuto

nella “bottega” dello scultore Emo Formichi,

artista affermato e grande amico

del poeta Mario Luzi. Tra i due nasce un

forte sodalizio basato sugli stessi canoni

artistici del ready-made di Marcel Duchamp:

il recupero di materiali ed oggetti

d’uso quotidiano e la loro trasformazione

in originalissime creazioni che, grazie a

idee nuove e sorprendenti, diventano vere

e proprie opere d’arte. Ha esposto sia

in personale che in collettiva, riscuotendo

sempre ampi consensi da parte della

critica e della stampa specializzata. Il

suo negozio - laboratorio è ormai diventato

un’eccellenza della città di Pienza, una

tappa obbligata per i turisti appassionati

d’arte

RI CREA RE di Raffaella Zurlo

raffaellazurlo@hotmail.com

www.valdorciashop.it

Raffaella Zurlo e uno scorcio del laboratorio Ricreare (foto in basso) nel centro storico di Pienza

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Speciale

Pienza

La Lunetta

Un luogo dove prendersi cura di sé

nel centro storico di Pienza

Il negozio La Lunetta si trova al numero

75 di Corso il Rossellino nel

centro storico di Pienza, a pochi

passi dalla Piazza Pio II che è sintesi,

com’è noto, di una visione rinascimentale

dell’architettura. Ampia la scelta di

prodotti per il benessere della persona,

tutti realizzati a base di olio extra vergine

di oliva toscano IGP biologico: candele

profumate di varie forme e colori,

profumi per l’ambiente, articoli di cartoleria

(lapis, blocchi per appunti, quaderni

e carta profumata, biglietti d’auguri)

e terrecotte invetriate. I prodotti sono

tutti decorati con un motivo ispirato alla

pianta d’ulivo. Un ambiente suggestivo

dove farsi avvolgere dalle delicate fragranze

dei profumi e prendersi cura della

propria persona. La titolare Annarita

vi accoglierà per darvi consigli ed informazioni.

La Lunetta di Annarita Tonini

Corso il Rossellino 75, Pienza

annaritatonini@gmail.com

+ 39 0578748026

46


Speciale

Pienza

Agriturismo Cerreto

Immerso nelle bellezze del paesaggio valdorciano, offre

ai propri ospiti un’esperienza che appaga corpo ed anima

L’agriturismo Cerreto, compiuto

esempio di architettura rurale

toscana, è immerso nel verde,

con volumi ben integrati nell’armonia

del paesaggio valdorciano, tra il tufo

dorato delle sommità alberate e delle

oasi collinari e la poetica solitudine dei

fondovalle argillosi. La struttura è lontana

dalle strade principali ma prossima

agli antichi centri storici: Pienza, Monticchiello,

Montalcino, Montepulciano,

San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni. E’

possibile alloggiare in appartamenti da

2, 4 o 6 posti letto o in camere matrimoniali

indipendenti. Il risveglio è accompagnato

da un’ottima colazione con

prodotti tipici locali, il tutto allietato da

una vista che appaga mente ed anima.

L’azienda produce vino rosso toscano

ed Orcia Doc, olio extra vergine d’oliva

e marmellate.

Agriturismo Cerreto

di Baldelli Monica

SP 71 – Pienza (SI)

www.agriturismocerreto.com

agricerreto@libero.it

info@agriturismocerreto.com

+ 39 3383311916

+ 39 3336712637

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Speciale

Pienza

Dal Falco

Il più antico ristorante

di Pienza

Nel cuore della “città ideale” di Pio

II, da oltre trent’anni, i sapori della

cucina senese declinati con ricette

di una volta stuzzicano l’appetito dei

buongustai: dai crostini della tradizione, la

pasta fatta in casa, le bistecche, la selvaggina,

i fritti, la carne alla brace, il cinghiale

e i grandi arrosti accompagnati da funghi

del Monte Amiata e tartufi delle Crete Senesi.

E, per allietare il simposio, una carta

dei vini con circa trecento etichette, che

spazia nell’intera regione toscana, allargandosi

alla penisola, permettendosi un

tocco di Francia, con Bordeaux e Borgogna,

senza dimenticare lo Champagne.

www.ristorantedalfalco.it

ristorantedalfalcopienza@hotmail.it

+39 0578748551

Ristorante Dal Falco Pienza


Speciale

Pienza

B

49


Rime sparse

la voce dei poeti

Sogni, memorie e speranze

nella raccolta poetica

dell’autrice pistoiese

Pubblichiamo di seguito alcune poesie tratte da L’Alba dei papaveri –

Poesie d’amore e identità (ed. La Vita Felice, 2015) di Adua Biagioli Spadi

Nel silenzio

Nel silenzio che mi sta dentro,

in quello sospeso dell’aria ferma

dimorano i sogni

come punti di arrivo mai toccati.

Lì c’è il palazzo dei venti.

Traspirano memorie

che si inseguono come fanciulle

e fantasmi muti e nascosti escono,

per ascoltare dei vuoti

le voci attorcigliate.

Lo spazio dell’ombra

è uno stretto squarcio

in cui tutto converge,

si colma di originaria linfa.

Si fa perfetto anche il passato

traboccante

degli errori mal taciuti.

Preghiera

Stasera Lui nasce,

desideri agli angoli del focolare

in fiamma.

La sera

insegue il più sacro dell’Amore

io sogno di aprire la vita.

Di aprire come sorprese

le stelle di notti più lunghe.

Sogno di meravigliarmi

di questa vita:

cose piccole diventano grandi.

Di sperare sorgenti

in questo nostro giorno di festa.

Di provare il vivo perdono

se riscontrassi

solo un cieco odio.

Di credere nella lacrima

in un’altra pagina vera.

Sogno di innamorarmi

di ciò che è semplice,

del mio essere fragile

apprezzare l’essenza di questo istante

che non trattengo.

Di non perdermi nella tua follia

effimera ombra del non senso,

quando ancora più sconosciuta

mi vuoi restare accanto.

50 ADUA BIAGIOLI SPADI

L’alba dei papaveri

Idee per ogni luna

quelle del mio giardino,

sparpagliate più che mai

brulicanti di pause, di vita,

divise da odorosi spartiti.

Dico loro che questa è l’altra alba

rapita dalle accese memorie

allo scandaglio di me quasi sposa,

quasi dall’amore intimidita.

È un accendersi di seta e tulipani

dal cielo assopito su fiori avvinghiati.

È l’alba di papaveri rossi.

Speranza

La speranza è un destino

inseguito nell’innocenza,

forse mi cerca come il domani

moltiplicazione di ansie irrisolte

delle mie incertezze di carta.

È spina di rosa che graffia

unica via diritta al fondo.

Punto giallo al centro del nero.

Pistoiese,

maestra

d’arte, poeta,

operatrice culturale

dal 1995, Adua

Biagioli Spadi si dedica

alla pittura, alla

lettura scenica e

alla scrittura partecipando

a reading poetici e mostre d’arte.

Socia di rilevanti accademie letterarie

fra cui Accademia Alfieri di Firenze, Cenacolo

Accademico Europeo Poeti nella società

con cui collabora con recensioni, è

presente su importanti portali letterari e

blog letterari, oltre che su Youtube con la

video poesia. Partecipa a concorsi nazionali

ed internazionali e si trova in diverse

antologie tra cui: Agenda Ibiscus Ulivieri,

Otma Edizioni, collana Le schegge d’oro

di Montedit editore, Ambrosia (ed. LVF)

con la poesia Ritorna il canto presentata ad

Balsamo del ricordo

Balsamo del ricordo è la mia Spagna,

spiagge a spicchio di polpa fresca

e tenero limone.

Tutto mancava nelle notti delle viole

fra capelli e collane

delle nostre mani di alghe,

ormai così lontane.

Vorrei estirpare parole dalle albe,

tra i rami lo spazio degli astri.

Ho visto Palma mutare d’aspetto

verde a picco nel mare turchese

tempestata di conchiglie spezzettate

riempire i vuoti dell’oro

con il ferro e la calcina,

tristi e assolati senza coro.

Mi parve un tradimento

sui nostri sogni immortali.

stellinavu@yahoo.it

www.aduabiagioli.it

EXPO 2015 a Milano e Novecento, non più.

Verso il Realismo Terminale presentata al

Festival del Libro - Fiera di Roma, 2016. Finalista

al Premio Letterario Internazionale

Città di Cattolica 2014, a giugno 2015 pubblica

L’alba dei papaveri – Poesie d’amore e

identità (2° Premio Giovane Holden 2016 e

finalista al Premio Internazionale di poesia e

prosa Alberoandronico X Edizione, Roma,

Campidoglio, 2017). Il libro è stato presentato

in diverse città italiane - Pistoia, Isola

d’Elba, Milano, Genova, Bologna, Firenze,

Montecatini Terme, Prato, Pescia - inclusa

Bari per il Festival della donna 2017.

A maggio 2017 pubblica per Gaele editore

Farfalle, un libro fra sogni d’arte, a piccola

tiratura, mentre a luglio dello stesso anno

viene scolpita in pietra serena una sua

poesia tratta da L’Alba dei papaveri. L’opera,

dedicata allo sviluppo della cultura e dei

territori umani, è stata collocata in località

San Pellegrino di Sambuca Pistoiese.


A cura di

Paolo Bini, relatore Associazione Italiana Sommelier

Arte del

Vino

Aspettando un felice nuovo anno

Ottobre e novembre sono mesi dedicati

alla presentazione delle più

importanti guide ai migliori vini italiani.

Eventi di grande interesse e curiosità

che lasciano sempre spazio alla discussione

e all’approfondimento. Alla Stazione

Leopolda di Firenze numerosi esperti del

settore enogastronomico hanno vissuto il

vernissage nazionale delle guide L’Espresso

ai migliori vini e ai migliori ristoranti

d’Italia, quest’ultima giunta alla quarantesima

edizione. Fra chef stellati e ristoranti

premiati la nostra attenzione è stata prevalentemente

incentrata sui vini toscani titolati.

Molto interessante non solo la classica

graduatoria stilata fra i “top class” ma anche

quella relativa al miglior rapporto qualità-prezzo

definita come quella dei “vini da

comprare” che consigliamo assolutamente

di consultare per chi cerca l’esclusività

senza troppo incidere sulla spesa. Milano

ha invece ospitato la presentazione di Vitae

2018, la famosa guida dell’Associazione

Italiana Sommelier sempre molto professionale

e attenta alle varie realtà regionali.

Il territorio toscano ha avuto oltre novanta

etichette premiate con il massimo punteggio

a conferma dell’eccellenza che continuamente

si respira a spasso per i nostri

vigneti. Vi propongo oggi tre prodotti, una

personale selezione fra le selezioni, per

impreziosire la vostra tavola nei giorni di

festa e per accogliere l’anno nuovo con il

massimo gusto. Per un risotto ai frutti di

mare o un pesce delicato, la Vernaccia di

San Gimignano 2016 Panizzi ha profumi

di biancospino e mela renetta con rimandi

di erbe; il suo gusto fresco dal sapore

di agrume e corpo snello riuscirà a farsi

apprezzare più volte nel bicchiere; il finale

di mandorla aggiungerà un tocco all’equilibrio

per l’abbinamento. Per l’Espresso è

uno dei migliori vini “pronti da stappare”:

il Chianti Classico 2013 Castell’In Villa

nasce dal Sangiovese coltivato a Castelnuovo

Berardenga. I profumi di marasca,

cassis con note floreali di rosa e spezie

orientali ci attraggono verso un assaggio

bilanciato e fruttato. Gusto intenso, buona

struttura con alcol contenuto e tannini

delicati, accompagna perfettamente una

bistecca alla fiorentina con fagioli all’olio.

Col d’Orcia è un marchio storico di Montalcino

e presente in entrambe le nostre

guide di riferimento. La grandezza del suo

Brunello di Montalcino riserva Poggio

al Vento 2010 merita ancora un giusto

riposo in cantina prima di essere consumato

fra qualche anno. Già più pronto il

Brunello 2012, dall’invitante rapporto

qualità-prezzo e la tradizionale concretezza

ilcinese profumata di ciliegia, mora e

viola mammola; cannella, legno di cedro

e pepe rosa sono essenze che dal naso si

ritrovano al retrogusto dopo un sorso fatto

di frutto succoso, tannini percettibili ma

rotondi e un lungo finale di erbe aromatiche.

La sua struttura è perfetta per stufati

e selvaggina su contorni arrosto o grigliati.

Fra piatti d’entrata e secondi, occorre

poi lasciar spazio agli irrinunciabili dessert

delle feste; per l’abbinamento non dimenticate

che il vino deve essere dolce anche

se spumante. Bollicine brut italiane o

francesi dovranno però forzatamente accompagnare

il brindisi più bello: quello di

mezzanotte, assieme all’augurio (anche da

queste pagine) di serene Festività e felice

anno nuovo.

Info e consulenza: wine@bini.eu

Vernaccia di San Gimignano DOCG 2016, Panizzi

Chianti Classico DOCG 2013, Castell’In Villa

Brunello di Montalcino DOCG 2012, Col d’Orcia

ARTE DEL VINO

51


Eventi in

Toscana

Premio Seste d’Oro

Il prestigioso riconoscimento conferito ai sestesi illustri è andato quest’anno

all’attrice Gianna Giachetti e al costumista e scenografo Piero Tosi

di Alessandra Bruscagli / foto courtesy Comune di Sesto Fiorentino

Grande festa sabato 7 ottobre alla

Biblioteca Ernesto Ragionieri

di Sesto Fiorentino per la consegna

delle Seste d’Oro, simbolo della città,

a due importanti personaggi sestesi:

l’attrice Gianna Giachetti e lo scenografo

e costumista Piero Tosi. Gianna Giachetti

e il fratello di Piero Tosi, impossibilitato

a partecipare, hanno ritirato dalle mani

del sindaco Lorenzo Falchi il prestigioso

riconoscimento accompagnato da un attestato.

Presenti alcuni assessori, l’attrice

toscana Athina Cenci e tanto pubblico venuto

a rendere omaggio ai due sestesi che

hanno portato nel mondo il nome di Sesto

Fiorentino. All’attore Alessandro Calonaci

il compito di ripercorrere le storie della vita

dei due premiati. Gianna Giachetti, nipote

di Fosco Giachetti, è nata in via del Trebbio

a Sesto Fiorentino il 24 luglio del 1935,

Nel ‘37 andò ad abitare a Firenze in via San

Zanobi dove abitava Dante Nello Carapelli,

figura storica del teatro amatoriale fiorentino.

Nello stesso palazzo abitava anche

Rossano Brazzi e il Carapelli divenne maestro

di teatro di entrambi. A quattordici anni

esordì nel Teatro Eclettico Fiorentino e a

diciannove si trasferì a Roma per seguire

i corsi dell’Accademia d’Arte Drammatica

dove si è diplomata nel 1957. Visconti,

Patroni Griffi, Besson, Squarzina, Scaparro,

Buazzelli sono solo alcuni dei grandi

registi che l’hanno diretta. Numerose le

apparizioni in televisione, ricordiamo Don

Milani, Cronaca Nera, Ama il tuo nemico e

Un giorno fortunato. Piero Tosi, nato il 10

aprile del 1927 a Sesto Fiorentino, è stato

allievo del pittore Ottone Rosai. Ha dato il

meglio di sé con il regista Luchino Visconti,

ma ha lavorato con altri mostri sacri del

cinema come Federico Fellini, Franco Zeffirelli,

Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini

tanto per citarne alcuni, come vorremmo

ricordare qualche film tratto dal lungo

elenco che vanta la sua preziosa e abile

opera: Morte a Venezia, Il Gattopardo,

Rocco e i suoi fratelli, Medea, La caduta

degli dei. Ha avuto ben cinque Nomination

all’Oscar e il premio Oscar alla carriera

nel 2013. « I Sestesi del cinema è anche

il titolo di un volumetto scritto da Fabrizio

Borghini», spiega Mario Berti, vicepresidente

della Pro Loco di Sesto Fiorentino

e ai tempi della pubblicazione presidente

del Comitato Promotore Iniziative Sestesi.

«Era un piccolo volume - prosegue - che

rivestiva un doppio ruolo: quello di testimonianza

per le generazioni future affinché

non dimentichino coloro che li hanno

preceduti e quello del ricordo specialmente

per quei cittadini che oggi appartengono

a quella fascia denominata terza età. In

queste pagine compaiono gli attori Fosco

Giachetti, Gianna Giachetti, Lido Manetti,

Renzo Biagiotti e il costumista Piero Tosi».

Sponsor della manifestazione

Un momento della premiazione: da sinistra, Alessandro Calonaci, Athina Cenci, il sindaco di

Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi, Gianna Giachetti e Paolo, il fratello di Piero Tosi

52

PREMIO SESTE D’ORO


Firenze

Mostre

Balla quello che c’è

Fino all’8 gennaio la personale di

Marco Randazzo al Florence Dance Center

di Daniela Pronestì / foto Maria Grazia Dainelli

La rassegna di arti visive Etoile Toy

/ Visual Art Florence promossa dal

Florence Dance Center di Marga

Nativo riparte con la mostra personale di

Marco Randazzo intitolata Balla quello che

c’è. Riunite per l’occasione quindici opere

che pongono l’accento, come già indicato

dal titolo, sull’elemento dinamico - musicale

che connota la ricerca del giovane artista

siciliano. Per Randazzo la tela è luogo di

stratificazioni che invitano ad un’esperienza

percettiva articolata su più “livelli”, grazie

ai quali lo sguardo “entra” nello spazio

dipinto passando dal ritmo di segni circolari

che occupano lo strato più superficiale

del dipinto alle presenze materiche - fogli di

giornale, frammenti di tela - che occupano

il fondo dell’opera. Nel passaggio da una

visione complessiva ad una scoperta graduale

dei vari livelli compresenti nell’opera,

l’osservatore è chiamato a ripercorre le

varie fasi del processo creativo e insieme

a queste anche le suggestioni e gli stimoli

che hanno guidato l’artista. L’impressione

è che l’azione pittorica possa non solo

farsi traccia di tensioni, pulsioni inconsce e

stati d’animo, ma sia capace anche di colmare

i vuoti di senso generati dall’incontro

- scontro con la realtà. Scegliendo di adottare

come formula identificativa della propria

poetica la frase Ho tutto in testa ma non

riesco a dirlo, Randazzo invita ad una riflessione

sia sulle difficoltà cui l’artista va incontro

ogniqualvolta lo spazio bianco della

tela gli impone di dare un ordine ai propri

pensieri e stimoli emozionali, sia sulle contraddizioni

di un’epoca ormai incapace di

comunicare pur essendo molteplici i mezzi

per farlo. L’arte sembra porre rimedio a

questo difetto di comunicazione riportando

l’attenzione sulla possibilità di dire, e

quindi anche di comprendere, ciò che per

paura o mancanza di chiarezza interiore

non riusciamo a dire o non vogliamo ammettere

a noi stessi e agli altri. L’opera d’arte,

dunque, è una messa a nudo di sé, un

varco aperto sul proprio mondo interiore:

così Randazzo vive l’esperienza creativa,

affidando al colore ed al segno il compito

di farsi tramite di questa confessione. Chi

sceglie la via dell’arte non può che “vivere

di conseguenza” - verrebbe da dire citando

il titolo di un’altra sua opera -, sapendo

bene che questa scelta esige verità. Aspetto,

quest’ultimo, che la sua pittura eleva a

valore primario, concentrando nell’opera

sogni, speranze, turbamenti, dubbi e certezze.

Spunto ispirativo è molto spesso la

musica, il verso di una canzone, il titolo di

un brano: suggestioni che traslate nel linguaggio

pittorico generano vortici emozionali,

ritmi cromatici, spessori e densità, in

un elaborato sistema di corrispondenze tra

suono e colore, parola e segno.

Balla quello che c’è

a cura di Daniela Pronestì

Florence Dance Center

Borgo della Stella 23/r

(Piazza del Carmine) 50124 Firenze

info@florencedance.org

www.florencedance.org

randazzomarco.wixsite.com

Dal lunedì al venerdì

(10.00 - 13.00 / 14.30 - 20.00)

Da sinistra, Marga Nativo, direttore artistico del Florence Dance, l’artista

Marco Randazzo, la coreografa Arianna Benedetti e la curatrice della

mostra Daniela Pronestì

Un momento della performance ideata in occasione della mostra dalla

coreografa Arianna Benedetti

FLORENCE DANCE CENTER 53


Percorsi del gusto in

Toscana

Mugello fa rima

con tortello

Granaio dei Medici è

un’associazione d’imprese nata

per tutelare le peculiarità di

questa eccellenza gastronomica

C’è chi segue la ricetta tramandata

dalla nonna, dalla mamma o dalla

zia, chi nel ripieno mette un po’

di concentrato di pomodoro e chi addirittura

un pizzico di salsiccia. Ci sono varie

versioni sulla preparazione del tortello

mugellano, una delle pietanze più tradizionali

sulla tavola degli abitanti del Mugello

e dell’Appennino Tosco Romagnolo. Per

ovviare al rischio che questa eccellenza

gastronomica venisse ulteriormente stravolta

nella sua più vera identità, la scorsa

estate è nata l’associazione d’imprese

Granaio dei Medici, col sostegno della

Coldiretti di Borgo San Lorenzo. La ricetta

è stata codificata a seguito della ricerca

condotta dall’Accademia Italiana della Cucina,

delegazione del Mugello, con lo scopo

di proteggere e tutelare l’originalità e

la specificità di questo tortello tipico, nato

sicuramente dopo il 1817, perché prima

nel Mugello le patate non c’erano. «La

caratteristica principale che lo deve far distinguere

da altri suoi simili, magari provenienti

da aziende industriali - dice Paolo

Parrini del pastificio La Fiorita che produce

questa specialità per conto dell’associazione

- è che la produzione, in tutte le sue

fasi, deve essere eseguita esclusivamente

a mano e non a macchina. L’artigianalità

è indice, infatti, di un’eccellenza che va ad

arricchire il prodotto perché la sua grande

qualità non sta solo nelle materie prime,

ma anche nella realizzazione pratica da

parte di persone che lo preparano, lo impastano

e lo tagliano. Gli ingredienti principali

che ci vengono forniti da una ventina

di aziende che aderiscono al progetto - aggiunge

Parrini - (nella foto a destra con la

moglie e i figli che collaborano nel pastifidi

Elisabetta Mereu

cio) - sono selezionati ed esclusivamente

prodotti in Mugello, ad iniziare dalle patate

coltivate nei terreni di aziende agricole

situate nella zona che comprende Barberino

di Mugello fino a Vicchio, arrivando a

Firenzuola. A questo aggiungiamo olio extravergine

di oliva dei nostri produttori, farina

ottenuta da grano coltivato secondo

i principi dell’agri-qualità e uova che provengono

da allevamenti di galline lasciate

libere a terra e che quindi non hanno sicuramente

subìto quei trattamenti dannosi

per l’uomo di cui si parla tanto ultimamente!

A questo punto vogliamo comunicare

ai nostri lettori qual è esattamente la ricetta

del tortello mugellano? «Per ottenere

una tale eccellenza priva di conservanti

e con ingredienti di filiera - continua - si

procede mettendo nel ripieno patate fresche,

lessate e passate a cui vengono miscelati

grana padano, olio extravergine di

oliva, prezzemolo, aglio, sale, pepe e noce

moscata. La preparazione della sfoglia

prevede che per ogni chilo di farina si mettano

11 uova e olio extra vergine di oliva,

ma senza aggiunta di acqua! La sfoglia deve

essere molto sottile per permettere una

cottura molto veloce, non più di 3 minuti,

così da esaltare il sapore degli ingredienti.

La pasta rappresenta, infatti, solo il 35%

del tortello mentre il restante 65% è dato

dal ripieno. Quando i tortelli - chiusi e tagliati

a mano - sono pronti vengono posti

su un nastro trasportatore in acciaio che

li trasferisce in un apposito ambiente con

vapore bollente che pastorizza il prodotto

eliminando l’eventuale carica batterica.

Successivamente, attraverso delle lampa-

54

PASTIFICIO LA FIORITA


de e delle ventole, si asciuga ogni singolo

pezzo prima di metterlo in frigorifero a

raffreddare. Anche il confezionamento dei

tortelli mugellani del Granaio dei Medici

viene fatto sempre a mano, in vaschette

chiuse e trattate con un procedimento innovativo

che garantisce la freschezza del

prodotto per 3 settimane». Ma con tanta

prelibatezza e tali procedimenti come riuscite

ad essere competitivi sulla distribuzione?

«La risposta del mercato in questi

mesi ci ha dimostrato che ci sono sempre

più consumatori che valutano con attenzione

ciò che comprano e mangiano.

Quindi chi sceglie il tortello del Granaio

dei Medici che porta in sé un certificato di

unicità decretato dall’Accademia, sa che

pagherà qualcosa in più in cambio della

sicurezza massima sotto l’aspetto della

qualità e del gusto genuino, oltre che tradizionale».

Alcune fasi della preparazione a mano del tortello del Mugello

www.pastificiolafiorita.it


Solidarietà

Natale di amicizia e di solidarietà: un pensiero per aiutare i bambini della

Repubblica saharawi rifugiati nel deserto algerino

Contribuisci anche tu con una donazione sul conto corrente bancario IBAN

IT95Y06160 38100 00000 9750 C00

Piazza della Chiesa, 68

50019 Sesto Fiorentino (FI)

Tel. e fax 055 4210030

e-mail associazionesostegnorasd@gmail.com

RASD / REPUBBLICA ARABA SAHARAWI DEMOCRATICA


Ritratti

d’artista

Mauro Mari “Maris”

Un lirismo energetico sempre in bilico tra cielo e terra

di Marta Santacatterina / foto courtesy dell’artista

Osservare le opere di Mauro Mari

– in arte Maris – equivale a immergersi

in un mondo sognato,

visionario, fatto di arte e di materia. In quarant’anni

di attività, recentemente ripresa

con una ricca produzione, l’artista non ha

solo dipinto, ma ha dato vita a una riflessione

sulla pittura, sul legame tra tecnica

e segno, tra figura e astrattismo, tra gesto

e poetica, in un crescendo di emozioni che

scaturiscono sempre da una gamma cromatica

ricca di significati. Maris, formatosi

da autodidatta negli anni Settanta del Novecento,

fin dagli esordi ha ottenuto ottimi

successi tra pubblico e critica; ma è nel

decennio successivo che la sua pittura si

definisce nelle linee guida e che si manifesta

in uno stile personale e concreto. Se

le prime tele del 1965 si connotano per la

presenza di natura, paesaggi e forme essenziali,

nelle opere degli anni successivi

sono le vernici, gli smalti e gli altri prodotti

industriali, con tutto il loro incanto cromatico,

a conquistare la

superficie del quadro;

definito “forza motrice

e materia”, il colore

è anche il risultato

di lunghi studi e ricerche

che si estendono

fino ai supporti: l’artista

non dipinge solo

su tele o tavole, ma utilizza

oggetti diversi, in

un’operazione di rivalorizzazione

di materiali

poveri e inconsueti,

con una conseguente

rottura del confine

tra immagine bidimensionale

e immagine

plastica. Quasi tutti i dipinti

presentano accostamenti

audaci di tinte

complementari che

catturano lo sguardo e

danno luogo contemporaneamente

a un’opposizione

visiva e a un

equilibrio interno alle

complesse composizioni. L’uso del colore

in Maris non è mai stereotipato, ma

frutto di una scelta attenta: le cromie stupiscono

e al contempo convincono in relazione

ai soggetti del quadro e quando nei

titoli si accenna a un tono, non necessariamente

esso è prevalente, talvolta lo si

scopre pian piano al di sotto degli strati

sovrapposti. Un ruolo non secondario

hanno i titoli delle opere: parte integrante

del quadro, attraverso di essi il pittore supera

il vero e proprio informale – che non

vorrebbe raffigurare nulla – interpretando

mediante forme astratte situazioni e soggetti

ben definiti: con pennellate violente e

profonde, con una materia che prende vita

sulla tela, Maris ricava l’anima del soggetto

e solamente con pochi tratti apparentemente

casuali rende con immediatezza

l’idea di fondo del dipinto. Molto si è scritto

sulle emozioni – fonte prima dei dipinti

di Maris – che diventano anche espressione

del suo stato d’animo più sincero; il

vortice delle linee, delle macchie e dei colori

riesce a trascinare anche gli spettatori

in un discorso introspettivo che consente

di interpretare le opere in termini personali,

stimolando una fruizione individuale e

ogni volta diversa delle immagini. È un’arte

circolare quella di Maris: non a caso, il

cerchio e le rotondità tornano spesso, così

come macchie e spirali si alternano a forme

primordiali, dando luogo da un lato a

movimenti e vitalità irrefrenabili, dall’altro

a universi fantastici e visionari, in una sintesi

che fa, di quello che si potrebbe definire

un “lirismo energetico”, il fondamento

di una poetica personale e inimitabile.

Per tutto il mese di dicembre le opere di

Mauro Maris saranno esposte a Firenze

presso la Taverna degli Artisti (via degli

Artisti 20 r)

www.mauromaris.it

mauromaris@yahoo.it

Natività. Con questo quadro, che rappresenta la Sacra Famiglia, vorrei omaggiare il Sommo Pontefice, con l’augurio che

preghi per una pacificazione con le mie figlie, Milva e Mina, che purtroppo non ho visto crescere e che dopo tanti tentativi

vorrei finalmente abbracciare. (Mauro Maris)

MAURO MARI “MARIS”

57


Eventi in

Toscana

La 37^ edizione del premio di pittura

Spiga d’Argento

Dal 6 al 14 gennaio al Circolo A.R.C.I. di Montagnana Val di Pesa

di Andrea Pignataro / foto courtesy archivio Spiga d’Argento

Si rinnova tra poche settimane l’ormai

tradizionale appuntamento con

il premio di pittura Spiga d’Argento

giunto quest’anno alla trentasettesima

edizione. Un lungo percorso reso possibile,

oltre che dalla numerosa e qualificata

partecipazione degli artisti, dallo sforzo

organizzativo del comitato promotore presieduto

da Alessandro Poggianti presso il

Circolo A.R.C.I. di Montagnana Val di Pesa.

Come di consueto, la cerimonia di pre-

miazione si svolgerà nella Sala Consiliare

del Comune di Montespertoli, dove verrà

consegnato anche il premio speciale Spiga

d’Argento attribuito negli anni ad importanti

figure della cultura, della scienza

e delle arti. Tra le iniziative da tempo entrate

a far parte della manifestazione, la

presentazione di libri ricopre uno spazio

importante che anche quest’anno verrà

confermato con la presentazione il 6 gennaio,

giorno dell’inaugurazione, dei seguenti

autori: Bert Darragon introdotto dal

professor Carlo Viti, Sonia Brown da Andrea

Pignataro e Carlo Mugelli da Lucilla

Maddali della Casa Editrice Maddali e Bruni.

Regolamento e tagliando di partecipazione

sono disponibili sulla pagina

Facebook della manifestazione.

Concorso di Pittura Spiga d’Argento

Mario Luzi si intrattiene dopo la cerimonia di consegna del

premio speciale Spiga d’Argento con Alessandro Poggianti

Brochure premio Spiga d’Argento

Consegna del premio speciale al presidente del Consiglio Regionale Eugenio

Giani da parte del sindaco di Montespertoli Giulio Mangani

Il premio speciale Spiga d’Argento a Piero Pelù

58 PREMIO SPIGA D’ARGENTO


A cura di

Elena Maria Petrini

Il gastronomo Arkiwine racconta...

Il variegato mondo delle Brassicaceae

di Andrea Russo / foto Elena Maria Petrini

Cavoli, cavolfiori, broccoli e broccoletti

sono solo alcuni ortaggi

dell’innumerevole famiglia delle

Brassicaceae, il cui fiore è composto da

quattro petali di colore giallo, sistemati

ad incrocio, da cui il nome Cruciferae.

Composta da circa 3.000 specie, solo una

piccola parte è stata destinata alla coltivazione.

I cavoli, seminati insieme a cereali

e leguminose fin dagli albori delle prime

civiltà, rivestirono un posto di primaria

importanza nell’alimentazione dell’antica

Roma. Nelle domus si coltivavano

broccoli verdi e germogli di cavolo, che

arrivarono a costare anche dieci volte il

prezzo dei “cugini” bianchi. Molta letteratura

latina illustra sia gli aspetti botanici

sia il loro utilizzo in cucina. Plinio cita

cinque varietà di cavoli, mentre Columella

ne cataloga ben quindici. L’aspetto gastronomico

è trattato da Apicio nel suo De re

coquinaria con sei ricette per cime e getti

di cavolo, nel De agricultura da Catone

che li raccomanda crudi macerati con un

po’ di aceto, mentre Plinio li consiglia conditi

con solo olio. Successivamente, con

l’evoluzione del gusto alimentare, a seguito

dell’espansione dell’Impero e con esso

l’introduzione di nuove derrate alimentari,

divenne ben presto prerogativa delle classi

più umili. La notorietà del cavolo e delle

sue varietà continuarono anche nell’epoca

rinascimentale, come racconta il veneziano

Giacomo Castelvetro, nel suo Brieve

racconto di tutte le radici, di tutte l’erbe

e di tutti i frutti che crudi o cotti in Italia

si mangiano (Londra, 1614). I cavoli apportano

al nostro organismo solo 30 calorie

per 100g di prodotto, sono composti

maggiormente da acqua (90%) e il rimanente

da proteine, fibre, potassio, vitamina

C e PP, fosforo, calcio, sodio, ferro. Una

curiosità, anche se morfologicamente diversi,

rapa e cima di rapa, ravanello, rucola

e senape appartengono a questo bellissimo

mondo.

Particolare del cavolo verza

Verdure in pillole

di Andrea Russo

Studi scientifici hanno confermato l’importanza

nutrizionale di tutte le Brassicacee:

un consumo regolare riduce il

rischio di contrarre malattie cardiovascolari,

inoltre risultano essere usate come “arma

naturale” nella profilassi del tumore al colon.

Tutte le crucifere sono vere “aspirine vegetali”,

hanno forte potere antiossidante e sono

ricchissime di acido salicilico (dal Salice

pianta medicale usata già nell’antichità per

questa proprietà). L’aspirina, il cui nome deriva

dalla pianta Spirea (in gergo Florovivaista

“nebbiolina” per i suoi piccolissimi fiori bianchi)

è una compressa di acido acetilsalicilico

utilizzata per combattere raffreddori, dolori

reumatici e febbre, trovando uso anche in

cardiologia per la prevenzione delle patologie

cardiovascolari. Tutti sanno che i farmaci

hanno diverse controindicazioni, allora perché

non rivolgersi completamente al mondo

naturale. Si avvicinano le festività natalizie e

l’apporto di cibi ricchi in colesterolo aumenterà.

Anche in questo i cavoli arriveranno in

aiuto: ricchi di steroli, sostanze facilmente

assimilabili nell’intestino, non permetteranno

l’assorbimento del colesterolo cattivo che

verrà espulso dall’organismo. Quale migliore

occasione per fare una ricca scorta di “armi

naturali” con le genuine verdure del Podere I

Bassi di Giovanni e Marco Maleci, una bellissima

realtà agricola a carattere familiare sulle

dolci colline di Fiesole (via Bassi 5). Produzione

variegata di ortaggi da fiore, frutto e

foglie da agricoltura convenzionale, con particolare

attenzione alla sostenibilità ambientale.

Durante la stagione invernale saranno

presenti: cavolo nero, cappuccio, cavolfiore,

verza e broccolo. Nel periodo estivo si troveranno

invece: pomodori, peperoni, zucchine

e cetrioli. Tutto l’anno Lattuga Salanova®,

piccola e pratica, con le sue colorazioni rosso

e verde offre in cucina una diversificazione

in termini di sapore.

Per informazioni scrivi al gastronomo:

andrearusso.gastronomo@gmail.com

Marco Maleci, nella serra dei pomodori in fase

di fioritura, titolare insieme al fratello Giovanni,

dell’azienda agricola Podere I Bassi a Fiesole

ARKIWINE

59


A cura di

Elena Maria Petrini

La solidarietà Arkiwine ...

Testo e foto di Elena Maria Petrini

L’Associazione Culturale sostiene e cerca di fare sinergia, oltre che beneficenza, con varie associazioni tra cui segnaliamo le

quattro più importanti, a cui vi invitiamo a donare un contributo:

Compagnia di Babbo Natale

www.compagniadibabbonatale.com

Cure2Children Onlus info@cure2children.org / www.cure2children.it

sostenuta da Leonardo Pieraccioni, Giorgio Panariello e Carlo Conti

Da sinistra, il presidente della Compagnia di

Babbo Natale, Roberto Giacinti insieme al sindaco

di Firenze, Dario Nardella e Silvano Gori al

Merry Christmas Party al Cinema Teatro Odeon di

Firenze

Andrea Bocelli Foundation

www.andreabocellifoundation.org

Da sinistra, il consigliere di Cure2Children, Roberto Valerio, il comico della trasmissione Domenica In,

Leonardo Fiaschi, il presidente della Fondazione Foemina Gianfranco Scarselli, Davide Cremasco e

Fabio Giannarini al Merry Christmas Party al Cinema Teatro Odeon di Firenze

Fondazione Foemina, a sostegno

della donna e del neonato

box@fondazionefoemina.it

Andrea Bocelli durante il concerto della banda musicale della Guardia di Finanza presso l’Opera di Firenze

del Maggio Musicale Fiorentino

Il presidente della Fondazione Foemina Gianfranco

Scarselli col sindaco Dario Nardella al

Merry Christmas Party al Cinema Teatro Odeon

di Firenze

60 ARKIWINE


... e la miscellanea di fine anno

Viste le imminenti festività non poteva

mancare l’ormai tradizionale appuntamento

Calici sotto l’Albero, una manifestazione

enogastronomica organizzata dai sommelier

Sauro e Gianni, presso l’Hotel Albani di

Firenze, che vede riunite molte delle aziende

d’eccellenza italiana.

Pisa Book Festival 2017: da sinistra Roberto Massari Editore,

Pietro Niola, Marco Franchini, Elena Maria Petrini col professor

Roberto Barale (ph.Roberto Cinatti)

Sauro e Gianni, sommelier nella sala dell’Hotel

Albani a Firenze

Ricordiamo, inoltre, che Arkiwine ha

partecipato al Pisa Book Festival 2017

per presentare, nello spazio dell’editore

Roberto Massari, una miscellanea di ricette

dei più grandi cuochi italiani, stellati

e non. La presentazione del progetto

editoriale è stata curata da Elena Maria

Petrini insieme al professore Roberto

Barale, docente di Genetica del gusto

all’Università di Pisa (Dipartimento di

Biologia). La presentazione ha previsto

una degustazione guidata dal maestro

assaggiatore di salumi Marco Franchini

e dal collega Onas Pietro Niola, con un

assaggio dei salumi del Salumificio Gerini

di Pontassieve accompagnati da un

ottimo Sangiovese dell’azienda Tenuta

Maiano di Montespertoli (Chianti Montespertoli).

Concludiamo segnalando la prima degustazione

itinerante all’interno del Centro

d’Arte Contemporanea Spaziotempo di

Carlo Frittelli a Firenze, in occasione della

mostra dedicata a Giuseppe Chiari, intitolata

Pentachiari a cura di Bruno Corà.

Una prima assoluta Arkiwine per creare

percorsi gustativi con le aziende sponsor:

il Chianti Boscaccio della Tenuta Moriano

abbinato ai salumi dell’azienda Gerini (salame

Milano, salame toscano, lardo di maialino

nero d’Aspromonte e finocchiona),

pane con olio extravergine d’oliva biologico

dell’azienda Cesare Buonamici e per

finire il distillato Incanto, sempre della Tenuta

Moriano abbinato alla deliziosa torta

al cioccolato Pistocchi... un percorso artistico

e gustativo davvero stimolante

Cesare Buonamici col suo olio extravergine d’oliva biologico; a fianco il pentagramma della mostra,

dedicata a Giuseppe Chiari, e nella foto sopra i prodotti delle aziende sponsor con i pianoforti e le

opere in esposizione al Centro d’Arte Contemporanea Spaziotempo Frittelli

Da sinistra, Mario, figlio dell’artista Giuseppe Chiari, al centro, Matteo Frittelli, curatore della mostra,

Bruno Corà con Carlo Frittelli e Simone Frittelli nel Centro d’Arte Contemporanea Spaziotempo a Firenze

ARKIWINE

61


La Pragma srl, azienda di Prato,

opera nel settore dell’Outsourcing

Alberghiero e dei Servizi Fiduciari

La Pragma srl, fondata sull’esperienza

lavorativa acquisita dai soci nel corso

degli anni, opera nel settore dell’Outsourcing

Alberghiero e dei Servizi Fiduciari.

Il servizio base che l’azienda ha introdotto

sul mercato è la gestione di

appalti all’interno di Strutture Alberghiere,

Centri Commerciali, Cantieri

Edili e Strutture Pubbliche e Private,

attraverso accordi di Partnership che

tengano conto delle potenzialità recettive

del partner prescelto e della

volontà del cliente a voler sviluppare

il proprio core business, concentrandosi

su quest’ultimo e terziarizzando

il resto. L’Azienda è ormai una realtà

ben attestata sul territorio della Regione

Toscana, in particolar modo nelle

città di Firenze e Prato.

I soci Francesco Bellantuono e Marco Vignoli

La lunga esperienza maturata negli

anni, ha dato a PRAGMA l’opportunità

di servire importanti aziende leader

nel settore del turismo, riferendosi soprattutto

a strutture alberghiere a 3 e

4 stelle. La soddisfazione del Cliente è

massima quando riesce ad ottenere un

ottimo servizio; per il raggiungimento

di questo risultato PRAGMA è orientata

a una scrupolosa organizzazione e gestione

dei piani dell’Albergo, per permettere

al Cliente di mantenere sempre

alti gli standard di pulizia e qualità.

62

pragma


PRAGMA s.r.l. opera specificamente

nel campo dei servizi di Vigilanza Non

Armata, di Guardianato e Sorveglianza,

di Portierato e Accoglienza Clienti.

Il punto di forza qualitativo di PRAG-

MA è nella sua capacità di essere

presente in modo capillare e radicato

sul territorio, del quale sviluppa una

conoscenza mirata, unita all’efficace

collaborazione con aziende che rappresentano

la storia e l’eccellenza della

vigilanza in Italia.

Lo scopo di PRAGMA è quello di fornire,

in ogni luogo e situazione in cui

c’è bisogno di ordine, organizzazione

e pulizia, un servizio completo ed efficace

mettendo insieme, procedure,

tecnologie e personale selezionato

e affidabile per soluzioni flessibili e

personalizzate.

Gioco della Pallagrossa, Prato

Pragma srl

Via Traversa Fiorentina 6

59100 Prato

tel. 0574-636564

fax 0574-635935

www.pragmasrl.eu

info@pragmasrl.eu

pragma

63

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