Archeomatica 3 2017

mediageo

ivista trimestrale, Anno VIII - Numero 3 settembre 2017

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

BENI CULTURALI A RISCHIO

Cartografia per i Beni Culturali in Emergenza

Crisis Areas Archaeological Database

Sperimentazione in remoto di tecnologie antisisimiche

Heritage protection and disasters resilience


EDITORIALE

Salvaguardia e protezione del

patrimonio culturale in emergenza

Dedichiamo questo numero di Archeomatica al tema della salvaguardia e protezione del patrimonio culturale

in emergenza. Un tema attuale a causa di calamità naturali ma anche di tanti archi di crisi che dilaniano con

conflitti distruttivi paesaggi culturali costruiti nei millenni dagli uomini.

Emergenze, a volte improvvise e da gestire tumultuosamente intervenendo su uno spettro estremamente vasto,

eterogeneo e problematico di beni. Ancora prima rischi da riconoscere e mitigare e catastrofi che non sono

ineluttabili ma che a volte possono essere efficacemente prevenute. Il tutto all’insegna dell’incontro necessario

di due realtà che chiamiamo rispettivamente Protezione Civile e Beni Culturali. Scienza e tecnologia possono

rendere questo incontro di conoscenze, di competenze, di strumenti, di metodi potentemente efficace.

Iniziamo dalla documentazione del patrimonio esistente. Francesca Cioè e Marzia Merlonghi illustrano nel loro

contributo le potenzialità del progetto CAAD una piattaforma in grado di raccogliere e aggiornare in tempo

reale grazie alla cooperazione dei saperi i dati del patrimonio culturale delle aree a rischio del Vicino e Medio

Oriente. Accanto a questo articolo l’utile rassegna di Valerio Carlucci degli strumenti online che consentono

una verifica preliminare degli Heritage at Risk. Quella dei database è una questione fondamentale ma ancora

irrisolta. Pierluigi Cara e Cosmo Mercuri del Dipartimento della Protezione Civile a tale riguardo approfondiscono

la criticità costituita dall’individuazione e localizzazione di beni culturali immobili come le chiese a seguito di

eventi sismici significativi. Un fatto non scontato e per nulla semplice. I due autori propongono un metodo per

l’identificazione univoca e coordinata tramite l’utilizzo della cartografia portando a esempio alcune attività di

salvaguardia in occasione del sisma che ha colpito Ischia il 21 settembre 2017.

In Italia esiste certamente una risorsa in questo settore importante, Vincoli in rete, una piattaforma sviluppata

e curata dal MIBACT che aggrega, fornendo un punto di accesso web comune, informazioni anagrafiche,

amministrative e geografiche relative al patrimonio culturale immobile. E’ disponibile online in forma

semplificata per tutti i cittadini e, come sistema gestionale, per i funzionari pubblici che si occupano di

territorio. Tuttavia la piattaforma VIR presenta dei problemi legati all’incompletezza dei dati digitalizzati

rispetto al patrimonio esistente e a quello effettivamente catalogato su carta, per quanto sia continua e

in crescita la sua digitalizzazione. Un’altra criticità delle banche dati MIBACT è costituita dal fatto che la

geolocalizzazione del bene spesso si riferisce genericamente al centroide del Comune di appartenenza e non

all’effettiva posizione geografica. Certamente la speranza è che le emergenze possano tuttavia costituire una

occasione per completare e affinare le informazioni.

In Italia a seguito degli eventi sismici del 2016, in uno scenario operativo complesso e in continua modificazione

per il susseguirsi di repliche importanti, si è evidenziata ancora una volta l’importanza fondamentale delle

attività di messa in sicurezza e di recupero beni effettuate dal Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco nei confronti

del patrimonio tutelato dal MIBACT, in emergenza e su specifica richiesta del MIBACT stesso. Un complesso

di interventi che vanno dal triage speditivo, operato nella prima fase dell’emergenza e, successivamente, al

recupero dei beni culturali mobili, alla messa in sicurezza dei beni culturali immobili mediante realizzazione

di opere provvisionali, e non da ultimo alla partecipazione all’attività di rilevazione del danno mediante la

compilazione delle schede AEDES, sotto il coordinamento del Dipartimento di Protezione Civile. A questa

eccellenza dedichiamo alcune pagine.

Lo svolgimento di attività congiunte delle due istituzioni MIBACT-CNVVF durante calamità ha reso evidente la

necessità di una messa a punto di precisi protocolli per il flusso delle comunicazioni fra le due istituzioni e tra

queste e quelle locali e in particolare la condivisione delle informazioni mediante sistemi informativi territoriali

su piattaforma gis che agevoli la razionalizzazione ed il monitoraggio del flusso delle attività comuni. Soprattutto

è auspicabile che in futuro si disponga di sistemi di monitoraggio real-time delle attività condotte dalle squadre

VF nello scenario emergenziale, con particolar riguardo alle attività di valutazione speditiva e messa in sicurezza

dei beni immobili. Soprattutto appare fondamentale ai fini dello svolgimento delle attività di messa in sicurezza

degli immobili la condivisione della documentazione tecnica relativa alle attività di rilevazione e valutazione del

danno, in particolare l’attività di rilievo e valutazione del danno effettuata dai tecnici MiBACT con il rilievo di I e

di II livello, e le ipotesi progettuali di riduzione delle criticità strutturali.

È evidente che in tale contesto la scelta degli strumenti più adatti, la valutazione delle criticità del sistema e

la verifica della potenzialità delle possibili soluzioni andrebbero predisposte per tempo, non in emergenza. In

questo modo si coglierebbe la duplice opportunità di verificare la funzionalità del sistema di risposta a tutte le

possibili tipologie emergenziali nell’ordinario svolgimento dei compiti istituzionali e di addestrare il personale

addetto all’utilizzo degli strumenti previsti.

E concludiamo con un articolo sulla sperimentazione dell’Enea per la diffusione di tecnologie innovative

per la protezione di strutture storiche e opere d’arte dai terremoti. Prevenire facendo ricorso alla ricerca,

all’innovazione, alle tecnologie: questo l’obiettivo.

Buona lettura,

Michele Fasolo


IN QUESTO NUMERO

DOCUMENTAZIONE

6 CAAD (Crisis Areas

Archaeological Database) - Un

WebGIS per la salvaguardia del

patrimonio archeologico a rischio

nel Vicino e Medio Oriente

di Francesca Cioè, Marzia Merlonghi

In copertina il trattamento grafico-altimetrico

di una ripresa con sistema LS Mobile di

Gexcel usato in modalità NO RGB. Immagine

derivata dal sistema di divulgazione dei dati

Laser Scanner messi a disposizione dal portale

GeoSDH di GEOWEB nella Gallery TFA

relativa alle riprese effettuate durante il

Technology for All 2017 nella Villa dei Quintili

a Roma il 17 ottobre 2017. Tutte le scene

e i dati rilevati sono disponibili nel sistema

all'URL metior.geoweb.it/gallery/tfa

3D Target 2

Geogrà 19

10 La Cartografia degli Aggregati

Strutturali a supporto della

Salvaguardia dei Beni Culturali in

Emergenza

di Pierluigi Cara, Cosmo Mercuri

14 Strumenti online per una

verifica preliminare dei Beni

Culturali a rischio

di Valerio Carlucci

Heritage 46

Salone di Ferrara 45

Testo 21

Traiano 13

Topcon 47

Unesco 33

VirtualGeo 48

SPECIALE TFA

22 Le attività dei Vigili del Fuoco

in situazioni di emergenza per

il recupero e la salvaguardia dei

Beni Storici, Artistici e Culturali

a cura della Redazione

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Anno VIII, N° 3 - settembre 2017

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista

italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione

e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela,

la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio

culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su

tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la

diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e,

in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei

parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione

avanzata del web con il suo social networking e le periferiche

"smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani

che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia,

enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

Direttore

Renzo Carlucci

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Direttore Responsabile

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Luca Papi

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25 Laser Scanner in vetrina con GeoSDH di GEOWEB

a cura di GEOWEB

26 Beni culturali a rischio: nuove

tecnologie al TFA2017 -

La tecnologia KAARTA Stencil: SLAM

di ultima generazione

a cura della Redazione

INTERVISTA

30 Save the Syrian Heritage:

technologies to document Palmyra

and endangered world heritage

Interview to Yves Ubelmann, Iconem's

RUBRICHE

18 AGORÀ

Notizie dal mondo delle

Tecnologie dei Beni

Culturali

42 AZIENDE E

PRODOTTI

Soluzioni allo Stato

dell'Arte

46 EVENTI

CEO by Redazione Archeomatica

RIVELAZIONI

34 Sperimentazione dell’ENEA condivisa in

remoto per la diffusione di tecnologie

innovative di protezione antisismica

di Vincenzo Fioriti, Roberto Romano, Ivan Roselli, Angelo

Tatì, Alessandro Colucci, Marialuisa Mongelli, Gerardo De Canio

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GUEST PAPER

38 Hazards, heritage protection and disasters resilience -

Competence, Liability and Culpability. Who's the blame?

by Claudio Cimino

una pubblicazione

Science & Technology Communication

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Archeomatica è una testata registrata al

Tribunale di Roma con il numero 395/2009

del 19 novembre 2009

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dell’editore.

Data chiusura in redazione: 10 dicembre 2017


DOCUMENTAZIONE

CAAD (Crisis Areas Archaeological Database)

Un WebGIS per la salvaguardia del patrimonio

archeologico a rischio nel Vicino e Medio Oriente.

di Francesca Cioè, Marzia Merlonghi

Fig. 1: La “Scheda dei Beni Culturali Immobili in Area

di Crisi” (ideata dal dott. Fabio Maniscalco) modificata

ad hoc per il presente progetto.

Fig.2 - Tell Beit Mirsim nel 2012. In primo piano la recinzione israeliana (doppia cortina di filo spinato

e strada) separa il sito da una delle sue necropoli.

Il progetto CAAD (Crisis Areas

Archaeological Database) si propone di

creare una piattaforma WebGIS in grado

di raccogliere e aggiornare in tempo reale

dati relativi al patrimonio culturale e, in

particolar modo, archeologico, delle aree

di crisi del Vicino e Medio Oriente.

I dati raccolti saranno accessibili attraverso

un database geografico on line che sarà

dinamico e interattivo e che, consultato

correttamente, permetterà di accedere ad

una vasta gamma di informazioni. Lo scopo

ultimo del progetto è la creazione di un

WebGIS che sia liberamente consultabile

e aggiornabile dagli studiosi che, durante

le loro ricerche, constatino danni al

patrimonio archeologico del Vicino Oriente.

A

partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il Medio Oriente

è stato teatro di numerosi conflitti e, attualmente, l’intera

area – con le dovute differenze regionali – versa in una endemica

condizione di crisi e instabilità. Oltre alle gravissime crisi umanitarie,

uno dei problemi causati dal continuo stato di belligeranza è il danneggiamento

costante del patrimonio archeologico: di fatto, siti e monumenti

sono sottoposti, da quasi settant’anni, a danni, non sempre

collaterali, causati dall’attività bellica, azioni di distruzione volontaria

per motivazioni ideologiche – come, ad esempio, le distruzioni operate

dall’ISIS - operazioni di saccheggio su larga scala. Ad un quadro già di

per sè drammatico vanno spesso ad aggiungersi la negligenza e mancanza

di controllo da parte degli enti locali presupposti alla tutela dei

beni culturali.

Tutti questi fattori, in particolare i più recenti accadimenti politici e

bellici nell’area, hanno reso necessario lo sviluppo di nuovi approcci

per monitorare e tutelare il patrimonio culturale.

In quest’ottica, il progetto CAAD (Crisis Archaeological Area Database)

si pone come obiettivo primario la realizzazione di un WebGis in cui

raccogliere e rendere pubblici tutti i dati relativi ai beni archeologici

dell’area del Vicino e Medio Oriente, al fine di monitorarne la situazione

in tempo reale.

Se comparato a progetti simili, il CAAD WebGIS presenta un importante

elemento di innovazione: i dati inseriti non provengono unicamente da

telerilevamento, ma sono stati anche acquisiti – e prevedono l’acquisi-

6 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 7

zione ove possibile –da ricognizioni dirette sul campo. CAAD

si pone quindi come uno strumento utilissimo in situazione

di monitoraggio e ricostruzione post-bellica.

Attualmente è in fase di realizzazione una versione dimostrativa

del CAAD WebGIS, in cui sono stati utilizzati una

selezione di dati raccolti da Marzia Merlonghi per il suo progetto

di dottorato relativo ai danni subiti dai siti pre-classici

in Palestina e Israele (Merlonghi 2015). Lo sviluppo della

versione dimostrativa ha permesso di mettere a punto una

metodologia efficace di indagine e realizzare un framework

stabile e affidabile di cui servirsi per inserire, in futuro,

ulteriori dati.

METODOLOGIA DI RACCOLTA DEI DATI SUL CAMPO E VA-

LUTAZIONE DELL’ENTITÀ DEI DANNI AI SITI ARCHEOLOGICI

NEI CONTESTI BELLICI E POST-BELLICI

La metodologia per il monitoraggio dei beni archeologici in

contesti bellici e post-bellici è stata sviluppata partendo dal

pionieristico lavoro di Fabio Maniscalco in Albania, Kosovo e

Bosnia durante le missioni di peace-keeping in cui era impegnato

come ufficiale riservista dell’Esercito Italiano: la sua

opera inaugurò una nuova fase nella tutela del patrimonio

culturale durante e dopo i conflitti. Tra gli strumenti sviluppati

da Maniscalco si è scelto in particolar modo di usare il

“Form for the immovable cultural heritage in crisis areas”,

in cui è possibile registrare, nel corso di una ricognizione

preliminare, tutte le principali informazioni necessarie per

verificare lo stato di edifici storici, monumenti e siti archeologici

(Maniscalco 2007, 89) (Fig. 1).

Con opportune modifiche, tale Form è stato la base per la

registrazione dei dati di un campione di 101 siti archeologici

pre-classici in Israele e Palestina.

Il metodo di lavoro, che si è avvalso di un approccio interdisciplinare,

ha previsto tre fasi principali: nella prima si sono

raccolti tutti i dati relativi alle pregresse attività di ricerca

archeologica nei siti prescelti attraverso lo spoglio della documentazione

archeologica, fotografica e bibliografica.

In seconda battuta si sono svolte le ricognizioni sul campo

per valutare direttamente l’entità dei danni ai siti archeologici.

Al fine di quantificare al meglio l’entità dei danni e poter

estrapolare dei dati statistici quanto più precisi, è stata

creata una scala numerica che assegna un valore compreso

tra 0 e 5, in cui un punteggio maggiore indica migliori condizioni

di conservazione:

- 0: il sito non è più visibile dal piano campagna o non è

accessibile perché incluso in aree militarizzate.

- 1: il sito è in condizioni pessime ed esiste il rischio

di distruzione dello

stesso.

- 2: il sito è in cattive

condizioni.

- 3: il sito è in condizioni

adeguate, ma

presenta diversi danni.

- 4: il sito è in buone

condizioni, nonostante

l’incuria.

- 5: il sito è parco archeologico

o area

protetta in un ottimo

stato di tutela e

valorizzazione.

dati statistici nel campionamento

dei 101 siti ottenendo

i seguenti risultati:

il 12% è di 0, l’11 % è di 1,

il 20% è di 2, il 25 % è di 3,

il 17% è di 4 e il 15% è di

5. Già a partire da questa

prima lettura è stato possibile

notare come le condizioni

di conservazione e

tutela dei siti pre-classici

in Israele e Palestina siano

tutt’altro che buone.

L’attività di ricognizione ha

permesso di identificare e

classificare quattro diverse

tipologie di danni al patrimonio

archeologico:

Fig. 3 - Hebron, Tell Rumeideh (colonia israeliana)

nel 2011: mura dell’età del bronzo sotto un edificio

di quattro piani.

1. Attività militari.

Danni causati da

bombardamenti aerei,

colpi di artiglieria, mortaio e armi automatiche,

installazioni militari realizzate all’interno di aree di

interesse archeologico (Maniscalco 2006, 85 - 86).

Questa tipologia di danni è ampiamente diffusa in tutto

il Vicino e Medio Oriente, dal Levante fino all’Iraq

e all’Afghanistan. In questa categoria rientrano anche

le distruzioni volontarie messe in atto a scopo ideologico,

come quelle operate negli ultimi anni in Iraq e

Siria dall’ISIS.

Nel Levante meridionale (Israele e Palestina) del campione

dei 101 siti solo il 10% è stato danneggiato da attività

militari: l’esempio più lampante sono i molti siti

nelle aree a ridosso delle recinzioni militari (Fig. 2).

2. Costruzioni moderne.

E’ una problematica che affligge particolarmente le

regioni in cui vi sia una scarsa attenzione al patrimonio

culturale o dove gli enti preposti alla tutela dei

Beni Culturali manchino (o siano negligenti) e vi sia un

alto tasso di crescita demografica che alimenti speculazioni

edilizie in territori edificabili non estesi (Iwais

et al. 2010).

Nell’area campione il 33% dei siti sono stati danneggiati

da costruzioni moderne, come abitazioni e infrastrutture:

la maggior parte di tali siti si trova a ridosso

delle maggiori città della Cisgiordania e all’interno

delle colonie israeliane (Fig. 3).

Usando questi valori è stato

possibile estrarre dei

Fig. 4 - Home Page di CAAD WebGIS.


3. Scavi clandestini.

Quella degli scavi clandestini

è una triste consuetudine

in Medio Oriente.

Solitamente le attività

illegali di scavo nelle

aree archeologiche sono

alimentate da necessità

economiche (Yahiya 2008,

498) cui vanno ad aggiungersi

una scarsa conoscenza

del patrimonio archeologico

e l’assenza di

attaccamento al proprio

passato delle popolazioni

locali. Inutile sottolineare

di come tale pratica causi

gravissimi e spesso definitivi

danni al deposito archeologico.

Nelle aree di conflitto, il

traffico illecito di antichità

è solitamente conseguenza della mancanza, da parte

delle autorità locali, di adeguati controlli sia delle

aree archeologiche che del mercato.

4. Deterioramento generale.

Incendi, atti di vandalismo e mancanza di adeguate

misure di conservazione del patrimonio archeologico

sono l’ultima tipologia di danni distinta. Per quanto

riguarda il Vicino Oriente l’incuria non è solo dovuta a

negligenza da parte degli enti preposti alla tutela del

patrimonio culturale, ma a ben precise scelte ideologiche

e politiche. Talvolta un sito viene rivestito di valori

puramente ideologici o legati a una presunta “storia”

del gruppo etnico dominante (Valentino e Misiani

2004, 30-33). Un approccio corretto dovrebbe valorizzare

il patrimonio storico come universale e veicolo

di valori condivisi: in un teatro post-conflittuale, un

simile approccio potrebbe scongiurare possibili atti di

vandalismo condotti come ritorsione contro il patrimonio

culturale del nemico (Bandarin 2011, 7-16).

La terza e ultima fase consiste nella gestione ottimale

di tutti i dati raccolti. La soluzione migliore per gestire

l’eterogeneità e complessità delle informazioni - al

fine di mettere in evidenza possibili somiglianze tra

situazioni geograficamente e culturalmente lontane -

è sembrata la creazione di una piattaforma WebGIS.

Fig. 5 - Una semplice query in CAAD WebGIS per visualizzare il livello di danno di alcuni siti.

LO SVILUPPO DEL CAAD WEBGIS.

Com’è noto un WebGIS è un Sistema Informativo Geografico

(Geographic Information System) pubblicato sul web. Rappresenta,

quindi, un’estensione al Web di applicativi nati e

sviluppati per gestire la cartografia numerica. Nello specifico,

un progetto WebGIS si differenzia da un progetto GIS

per le specifiche finalità di comunicazione e di condivisione

delle informazioni con altri utenti attraverso il Web. Costituisce,

inoltre, una piattaforma molto flessibile, del tutto

adatto a scopi di ricerca e monitoraggio su larga scala come

il CAAD.

In primo luogo, si è ritenuto opportuno sviluppare una

piattaforma che fosse accessibile a tutte le utenze, senza

le restrizioni di licenza legate all’utilizzo di un software

proprietario. In quest’ottica, per progettare e sviluppare il

CAAD WebGIS sono state impiegate unicamente risorse open

source. Questa scelta è stata fatta in conformità coi cosiddetti

standard dell’Open Geospatial Consortium 1 (Castronova,

Goodallb e Elag 2012) che rendono i dati liberamente

accessibili e fruibili.

Per realizzare il CAAD WebGIS sono stati impiegati per il

lato server PHP, mentre per il lato client ci si è avvalsi di

JavaScript e HTML.

PHP è un linguaggio di scripting lato server progettato principalmente

per lo sviluppo web. Attraverso un linguaggio

lato server come PHP è possibile interrogare i database necessari

per la costruzione di pagine web in modo dinamico.

Invece, per il lato client, sono stati utilizzati JavaScript e

HTML. Per la visualizzazione dati della mappa nei browser

web, senza dipendenze sul lato server, si è optato per Open-

Layers, una libreria JavaScript. Per facilitare l’interazione

tra lato client e server si è usato JQuery, una libreria JavaScript

progettata per semplificare la scripting HTML del

lato client. Il CAAD WebGIS è stato sviluppato impiegando

differenti strumenti:

1) Apache HTTP Server 2.4: web server.

2) MapServer 7.0 GIS engine: server per la realizzazione

di mappe. Attraverso gli standard WMS (Web Map

Service), WFS (Web Feature Service) e WCS (Web Coverage

Service) 2 MapServer può gestire sul Web la

cartografia sia raster che vettoriale.

3) PostgreSQL: database relazionale a oggetti. Esso utilizza

il linguaggio SQL per l’interrogazione dei dati.

4) PostGIS: è un’estensione spaziale opensource per il

database PostgreSQL. In particolare è un geodatabase

che fornisce il sistema di gestione dati sui quali è

basato un GIS.

5) P.mapper: è un›applicazione che permette di controllare

dinamicamente MapServer mediante la sintassi

e la logica della programmazione a oggetti del

linguaggio di scripting PHP.

I dati inseriti nel CAAD WebGIS per ciascun sito sono:

• Toponimo del sito.

• Data della ricognizione sul campo.

• Ultimo anno di eventuali scavi archeologici.

• Tipologia del danno principale.

• Altre tipologie di danno.

• Livello del danno (da 0 a 5).

8 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 9

• Link a eventuali files multimediali e fotografici.

• Link alla copia digitalizzata del Form for the immovable

cultural heritage in crisis areas del sito.

Dalla home page l’utente ha accesso ai files di template di

MapServer, per visualizzare la mappa e procedere all’interrogazione

dei dati nel WebGIS (Fig. 4).

Clickando su ciascun sito sulla mappa è possibile accedere a

tutte le informazioni a riguardo. Cambiando poi i parametri

richiesti e i layers della mappa sarà possibile osservare i siti

archeologici come puntini in scala di grigi, a seconda del

livello di gravità danni, 0-5 (Fig.5).

Nella versione finale del CAAD WebGIS l’interfaccia utente

si svilupperà su tre differenti livelli di accesso:

1) Utente occasionale: accesso pubblico. All’utente

occasionale sarà consentito interrogare il database

attraverso l’apposito widget, visualizzare i risultati

alfanumerici e consultare i file multimediali a essi

associati.

2) Utente registrato: accesso privato. L’utente potrà

accedere attraverso credenziali personali, salvare i

report delle interrogazioni e scaricare i files multimediali.

3) Ammistratore: accesso con privilegi. Attraverso le

credenziali l’amministratore può gestire il database.

Questa funzione non è presente nella versione dimostrativa

non essendo la versione definitiva ancora on line, ma solo

attiva su un server locale.

CONCLUSIONI

Lo sviluppo del CAAD WebGIS permette di raccogliere le informazioni

su un numero crescente di siti archeologici nelle

aree di crisi del Vicino e Medio Oriente e di monitorare i loro

cambiamenti nel tempo.

Così procedendo sarà forse possibile contribuire a rendere

effettivo quanto fissato dalla Convenzione dell’Aia nel 1954,

ovvero l’obbligo da parte degli Stati firmatari di tutelare il

proprio patrimonio culturale in caso di coinvolgimento in

conflitti 3 .

La possibilità di avvalersi di tecnologie informatiche agevola

questo processo di salvaguardia, permettendo, grazie

alla condivisione dei dati, di coinvolgere un numero esponenziale

di studiosi.

Inoltre, monitorare in maniera puntuale e costante lo stato

di salute del patrimonio archeologico delle aree di crisi può

aiutare, nelle situazione più critiche e d’emergenza, a compiere

interventi di tutela mirati.

Note

1 L’ Open Geospatial Consortium (OGC, in precedenza OpenGIS Consortium) è

un'organizzazione internazionale no-profit, basata sul consenso volontario, che

si occupa di definire specifiche tecniche per i servizi geospaziali e di localizzazione.

2 http://www.opengeospatial.org/standards

3 Gli Stati Parte della Convenzione sarebbero tenuti a integrare il loro diritto

interno alle norme convenzionali e a praticare, in tempo di guerra, la salvaguardia

e il rispetto dei beni culturali. Sfortunatamente la Convenzione dell'Aia è

solo parzialmente applicabile in caso di guerre civili o di conflitti non convenzionali.

Il secondo protocollo, in ogni caso, introduce il rispetto delle norme

anche in caso di occupazione, guerre civili e conflitti non convenzionali (Boylan

2003; Maniscalco 2002).

Bibliografia

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Urban Context and Cultural Diversity: 8-16, Jerusalem.

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MERLONGHI, M., (2015) Strati violati, siti negati. I danni antropici al patrimonio

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[Accessed 22 March 2017]

Postgis.net, 2017. PostGis Website. Available at: http://www.postgis.net [Accessed

22 March 2017

Abstract

The current political instability in Near East is at the heart of complex issues of

management and protection of local archaeological heritage. In fact, the loss of

cultural heritage is a real prospect and, as archaeologist, we are at a crossroads

for the future of our discipline. Rethinking the role of Near Eastern Archaeology

means broadening knowledge of causes and consequences of heritage damage,

but a coherent report using data collected on field is still missing. In this view,

the Crisis Areas Archaeological Database (CAAD) aims to create a WebGIS platform,

for collecting data relating archaeological heritage in Near Eastern crisis

areas and monitoring its status in real time.

The data collected will be accessible through a dynamic, searchable and interactive

on line geographical database, which, if properly consulted, will allow access

to several information. The goal of the project is the creation of a WebGIS

available and updatable by all the scholars who, in their work, come across

damage to the archaeological heritage of the area and in all the Near East.

Parole chiave

webgis; gis; patrimonio archeologico; vicino oriente; tutela; rischio

Autore

Francesca Cioè

Francesca.cioe@gmail.com

Università degli Studi di Udine

Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali

Marzia Merlonghi

marziamerlonghi@hotmail.it

Università degli Studi di Udine

Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali


DOCUMENTAZIONE

La Cartografia degli Aggregati

Strutturali a supporto della Salvaguardia

dei Beni Culturali in Emergenza

di Pierluigi Cara, Cosmo Mercuri

La cartografia degli aggregati

strutturali per il censimento danni

e il rilievo di agibilità post-sismica,

può costituire uno strumento di

supporto per la salvaguardia dei beni

culturali in emergenza. Nel lavoro

viene presentato un esempio della sua

applicazione nel caso di alcune attività

riguardanti i sopralluoghi effettuati

sulle chiese a seguito del terremoto di

Ischia del 21 agosto 2017.

Fig. 1 – Analisi sull’accuratezza dell’ubicazione delle Chiese censite nella Diocesi di Ischia. Il punto in rosso

mostra la posizione iniziale e la stella in verde mostra la nuova posizione dopo l’analisi effettuata. Come si

può vedere l’accuratezza del posizionamento è molto variabile e in diversi casi lo spostamento conseguente

è anche di notevole entità.

A

seguito di un evento sismico significativo, i beni culturali

immobili, come è noto, sono tra i primi manufatti

a subire gravi danneggiamenti. Tra essi, in particolare,

le chiese rappresentano una delle tipologie più vulnerabili.

L’individuazione e localizzazione di tali beni rappresenta

tuttavia un problema che solo pochi sono in grado di risolvere.

Questo comporta ritardi e inefficienze che potrebbero

al contrario essere evitate, con un evidente miglioramento

dell’efficacia delle attività di gestione dell’emergenza.

Nel lavoro si propone un metodo per l’identificazione univoca

e coordinata dei beni culturali immobili tramite l’utilizzo

della cartografia a supporto dell’attività di censimento dei

danni e del rilievo di agibilità post-sismica. In particolare

viene mostrato un esempio della sua applicazione nel caso

di alcune attività di salvaguardia dei beni culturali dovute al

sisma che ha colpito l’Isola di Ischia il 21 settembre 2017.

IL CENSIMENTO DANNI E RILIEVO DI AGIBILITÀ POST – EVENTO

L’attività di censimento del danno rilievo dell'agibilità postsisma

è regolata dal DPCM 8 luglio 2014, in cui l'art. 10 prevede

che: “Le verifiche di danno e agibilità sugli edifici ordinari

sono effettuate…attraverso la compilazione della ‘Scheda

Aedes per il rilevamento dei danni, pronto intervento e

agibilità per edifici ordinari nell’emergenza post-sismica’ e

relativo Manuale”. L’attività si basa sulla cartografia degli

aggregati strutturali 1 definiti in DPC (2014a) e DPC (2014b)

ed ha come obiettivo quello di individuare all’interno di tali

aggregati le unità strutturali per le quali viene rilasciato

un esito di agibilità 2 . Il Manuale per la compilazione delle

Schede AeDES (DPC, 2014a) specifica che gli aggregati vanno

individuati “sulla cartografia disponibile”. Comunemente la

base di conoscenza cartografica utilizzata è quella prodotta

dalle Regioni per le loro attività di pianificazione e programmazione

territoriale e per favorire l'attività di pianificazione

dei propri enti territoriali, ovvero la Carta Tecnica Regionale

o la sua versione più aggiornata, cioè il Database Geo Topografico.

Le nuove specifiche sui Database geotopocartografici

introdotte con la versione 2.0 (AgID, 2015) vanno esattamente

incontro a questa esigenza, introducendo nella classe

“Edificio” due nuovi attributi destinati ad identificare (e,

quindi successivamente, a generare) gli aggregati strutturali

(IDAG), nonché le unità strutturali al loro interno (IDED). Ma

quali sono, d’altro canto, i punti di convergenza tra questo

sistema di geo localizzazione e le esigenze peculiari della

salvaguardia dei beni culturali?

La Direttiva MiBACT (2015) stabilisce che, al fine di valutare

le condizioni del patrimonio culturale mobile e immobile

per poterne valutare il danno e poter procedere alla loro

eventuale messa in sicurezza, dovranno essere effettuati sopralluoghi

sul territorio tramite squadre specialistiche che

10 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 11

procederanno alla compilazione delle schede di rilevamento

del danno e dell’agibilità di chiese, palazzi e beni mobili.

Al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

(da ora MiBACT), spetta la pianificazione dei sopralluoghi

e l’organizzazione delle squadre in coordinamento con la

funzione «Censimento danni e agibilità post evento delle costruzioni»

o, come avvenuto di recente, con la specifica funzione

“Salvaguardia Beni Culturali”. Gli esiti dei sopralluoghi

comporteranno interventi provvisionali in situ o movimentazione

dei beni mobili con ricovero in depositi provvisori.

Ulteriori preminenti attività che coinvolgerebbero i beni

culturali riguardano i sopralluoghi urgenti mirati a garantire

l’incolumità pubblica, in caso di edifici vincolati pericolanti

o da demolire, e la rimozione di macerie in cui gli elementi

di pregio e di interesse culturale dovranno essere selezionati

e recuperati tra i rifiuti generici.

Appare dunque opportuno che l’attività di censimento dei

danni sugli edifici civili sia coordinata con quella di salvaguardia

degli edifici di interesse culturale, per tutto ciò che

concerne la sicurezza dell’abitato, in considerazione anche

della dimensione progettuale della ricostruzione del tessuto

urbano.

ORGANIZZAZIONE DEI DATI

Una attività che è stata svolta a Ischia nelle prime fasi della

gestione emergenziale, ha riguardato la verifica della geo localizzazione

delle 73 Chiese presenti nella Diocesi di Ischia.

L’attività ha preso come input lo shapefile delle Chiese Italiane

(fonte: http://www.geonue.com/le-chiese-in-italia/).

Il riposizionamento è stato effettuato in base alla denominazione

delle Chiese della Diocesi di Ischia unitamente ad altre

informazioni tratte dal Web (http://www.ischia.it/scopriischia/cosa-vedere/chiese)

e verificate con Google Map/

Street View e altre fonti cartografiche eventualmente disponibili.

Il riposizionamento ha comportato la collocazione del

nuovo punto in corrispondenza dell’ingresso principale della

chiesa entro il perimetro dell’edificio corrispondente. Nella

Figura 1 è mostrato il risultato del riposizionamento.

Nella gran parte dei casi si tratta di riposizionamenti di piccola

entità. In diversi casi lo spostamento è stato rilevante a

seguito di errore di attribuzione del comune o di spostamento

all’interno del comune stesso.

Facendo una intersezione con il layer degli aggregati strutturali

predisposto per i rilievi di agibilità post sisma 3 , tutte

le chiese si posizionano correttamente entro un singolo aggregato

con l’eccezione di:

1. Chiesa di Sant’Aniello (del Comune di Lacco Ameno, ma

sul confine con quello di Forio)

2. Chiesa di San Giuseppe e Sant’Anna (del Comune di Barano

d’Ischia, ma sul confine con quello di Ischia città)

3. Chiesa di San Nicola (del Comune di Serrara Fontana)

4. Chiesa Collegiata di Santo Spirito e la Chiesa di Santa Maria

di Costantinopoli stanno nel medesimo aggregato.

aggregato due chiese (Oratorio e

Chiesa di Santa Maria di Loreto a

Forio e Chiesa Collegiata dello Spirito

Santo e Chiesa S.M. di Costantinopoli

a Ischia città). In questo caso

l’identificativo è stato incrementato

a 901 per la seconda chiesa.

Fig. 2 – Veduta laterale della Chiesa del

purgatorio nel Comune di Casamicciola

Terme a Ischia con evidenzi dei danni subiti

a seguito del terremoto del 21 agosto

2017 (Fonte: http://foto.ilmessaggero.

it/italia/il_terremoto_e_i_beni_culturali_di_ischia-2630024.html).

ASPETTI PRATICI LEGATI ALLA GE-

OREFERENZIAZIONE E IDENTIFICA-

ZIONE UNIVOCA

La localizzazione univoca di un edificio

tutelato nella gestione postemergenza

risulta cruciale per

una serie di motivazioni di seguito

sintetizzate.

La prima riguarda genericamente

la corretta identificazione del manufatto,

che non è sempre scontata.

Infatti, durante l’emergenza i

diversi attori coinvolti riversano la

loro specifica conoscenza dei luoghi

e dei manufatti, derivante proprio dai ruoli e ai profili

di responsabilità assunti in ordinario, che potrebbe essere

fuorviante ai fini di una identificazione univoca. Così si può

verificare che il rappresentante della Curia, il funzionario

di zona del MiBACT o i semplici cittadini connotano un

determinato edificio di interesse culturale ciascuno con la

denominazione dovuta alle codifiche afferenti alle proprie

incombenze o consuetudini. Oltremodo non è raro che una

identica intitolazione in una stessa località non coincida con

un unico manufatto (tipicamente un edificio di culto) bensì

connoti due diverse costruzioni vicine ma distinte, ovvero

una stessa denominazione sdoppiata in due siti, oppure che

la generica denominazione corrisponda ad un complesso edificato

formato da numerosi corpi di fabbrica di differente

morfologia e dimensione. Identificare univocamente significa

associare a un manufatto un bene con una sua qualificazione

e consistenza sottraendolo a eventuali informazioni

proveniente da fonti non aggiornate o da fonti non istituzionali

come, ad esempio, i social-media.

La seconda motivazione consiste nel fatto che localizzare

un bene significa inquadrare rapidamente e con efficacia le

problematiche di accessibilità al bene stesso e gli eventuali

rischi esterni indotti (frane, edifici incombenti, ecc.) in

modo da prefigurare scenari utili ad azioni di salvaguardia

con la pianificazione dei sopralluoghi o interventi di messa

in sicurezza e, in un futuro prossimo, con la possibilità di

inviare dispositivi a controllo remoto (droni) per sorvoli speditivi

di monitoraggio dello stato del bene.

Nei casi 2 e 4 è stato sufficiente riposizionare correttamente

la Chiesa per garantire la corrispondenza con l’aggregato.

Nel caso 1 mancava l’aggregato e lo si è aggiunto considerando

un edificio che era stato escluso perché a “cavallo”

tra i due comuni di Lacco Ameno e Casamicciola.

Nel caso 3 trattasi di una Chiesa rupestre scavata nel tufo

e, quindi, non esiste un vero e proprio edificio. È stato pertanto

creato un aggregato “fittizio” corrispondente al sito

della Chiesa per poter comunque assegnare l’identificativo

alla Chiesa medesima.

Alle chiese è stato attribuito l’identificativo IDED=IDAG+900.

In due casi, tuttavia, sono risultate presenti nel medesimo


IL CASO DELLE CHIESE INTERESSATE DAL SISMA A ISCHIA

DEL 21 AGOSTO 2017

Nella Zona Rossa individuata dal Comune di Casamicciola

Terme (http://www.comune.casamicciolaterme.na.it/

OrdSisma.pdf) è collocata la Chiesa del Purgatorio detta anche

Chiesa di Santa Maria del Suffragio (Fig. 2).

La Chiesa non è compresa tra i beni presenti nel sistema

Vincoli in rete del MiBACT (da ora in poi VIR). La Chiesa risulta

invece catalogata tra i Contenitori presenti nel medesimo

sistema, con una georeferenziazione sostanzialmente

corrispondente a quella della Chiesa CEI riposizionata. Ha

un ID_VIR=1576 (http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/vir/contenitore/dettaglio?id=1576#)

e un Codice

Sigec= 1481694582326. L’IDED relativo all’edificio di aggregato

è 15063019000000203000900 (si veda Figura 2b). Al

contenitore VIR sono associate 5 schede di beni mobili. La

Chiesa è stata oggetto di interventi di recupero di beni nonché

di un sopralluogo.

Anche la Chiesa di Santa Maria della Pietà a Casamicciola

e la Chiesa di San Michele al Purgatorio a Forio sono state

oggetto di sopralluogo. Nella Chiesa di San Michele al Purgatorio

a Forio è stato effettuato anche un recupero di beni

mobili. La prima Chiesa non è compresa negli archivi VIR

ed è catalogata tra i Contenitori di VIR con una georeferenziazione

sostanzialmente corrispondente a quella della

Chiesa CEI riposizionata e ha un ID_VIR=1573. L’IDED relativo

all’edificio di aggregato è 15063019000000196900900.

La seconda Chiesa è catalogata solo tra i Contenitori di VIR

con una georeferenziazione sostanzialmente corrispondente

a quella della Chiesa CEI riposizionata. Il Contenitore ha

un ID_VIR=1628 e un Codice Sigec= 1481813283780 ed ha 15

schede di beni mobili associate. L’IDED relativo all’edificio di

aggregato è 15063031000000432800900.

A Casamicciola sono stati effettuati sopralluoghi anche alla

Chiesa dell’Immacolata alla Sentinella ed alla Chiesa della

Maddalena Penitente. In quest’ultima Chiesa è stato anche

effettuato un recupero di beni mobili (Fig. 3).

Negli archivi VIR non è compresa la Chiesa della Maddalena

Penitente. Tra i contenitori, invece, è catalogata con

una georeferenziazione sostanzialmente corrispondente

a quella della Chiesa CEI riposizionata e con la denominazione

di Chiesa della Maddalena. Ha un ID_VIR=1574

(http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/

vir/contenitore/dettaglio?id=1574#) e un Codice Sigec=

1481694584975. L’IDED relativo all’edificio di aggregato

è 15063019000000203100900. La Chiesa dell’Immacolata

alla Sentinella è catalogata sia negli Archivi VIR che tra i

contenitori di VIR con due georeferenziazioni distinte e la

denominazione di Chiesa dell’Immacolata. Negli archivi

VIR il bene è catalogato con il codice= 138015, appartiene

alla Carta del Rischio con codice= 2ICR0019842AAAA ed

è geo localizzata in modo errato. Tra i contenitori, invece,

è catalogata con una georeferenziazione sostanzialmente

corrispondente a quella della Chiesa CEI riposizionata e

con la denominazione di Chiesa dell’Immacolata. Ha un ID_

VIR=1575 (http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/vir/contenitore/dettaglio?id=1575#)

e un Codice Sigec=

1481694535809. L’IDED relativo all’edificio di aggregato è

15063019000000203200900.

QUESTIONI APERTE E PROSPETTIVE FUTURE

La cartografia degli aggregati strutturali presenta alcune

problematiche, che in parte sono anche emerse nel paragrafo

che descrive l’organizzazione dei dati.

Il limite comunale a cui fare riferimento spesso non coincide

tra la cartografia catastale, la cartografia topografica

regionale e nazionale e i limiti amministrativi ISTAT. Si tratta

di un problema noto e ancora irrisolto. Dal momento che

Figura 2b – Nell’immagine (Servizio WMS Ortofoto 2012 del Geoportale Cartografico

Nazionale del Ministero dell’Ambiente) si può vedere il posizionamento

della Chiesa del Purgatorio nel Comune di Casamicciola Terme all’interno

del relativo aggregato strutturale. Gli aggregati strutturali sono i poligoni

con il contorno blu, per i quali è mostrata come etichetta la parte variabile

del codice IDAG senza la porzione costante iniziale con il codice ISTAT

(15063019000000) e la parte terminale con il sub aggregato (00). Il simbolo

circolare blu rappresenta la collocazione del contenitore VIR.

il manuale DPC (2014a, p.22) basa l’identificazione degli

aggregati sui codici ISTAT, per la gestione emergenziale è

stato preso come riferimento il limite comunale ISTAT. Questa

scelta appare sensata, dal momento che il medesimo

manuale prevede la possibilità di aggiungere nuovi aggregati

non presenti nella mappa, come potrebbe verificarsi ad

esempio nel caso di immobili ubicati nei pressi dei confini

dei comuni attribuiti catastalmente ad un altro comune limitrofo.

Resta invece aperta la questione dei comuni che successivamente

alla realizzazione di una cartografia degli aggregati

e, dunque, alla loro numerazione in base ai codici ISTAT,

siano oggetto di una variazione territoriale come l’accorpamento

e la cancellazione, che comporta, appunto, la modifica

dei suddetti codici.

E’ quello che è capitato durante la gestione emergenziale

del terremoto nel Centro Italia del 2016, quando, ad esempio,

i comuni di Pievebovigliana e Fiordimonte nella Provincia

di Macerata della regione Marche (compresi nell’elenco

dei comuni colpiti dal sisma del Decreto Legge 17 ottobre

2016, n.189), sono stati soppressi per passare a costituire

il nuovo comune di Fiordimonte e il comune di Acquacanina

è stato soppresso e il suo territorio aggregato a quello di

Fiastra. Al momento dell’applicazione delle Leggi regionali

che avevano stabilito le modifiche erano già state realizzate

numerose schede AeDES che avevano fatto riferimento

ai codici di aggregato strutturale che contenevano i vecchi

codici ISTAT. Non era possibile, dunque, modificare i codici

degli aggregati. Una soluzione definitiva al problema non è

stata ancora individuata e sicuramente dovrà essere pensata

in relazione alla sua applicazione nell’ambito dei sistemi

informativi che attualmente gestiscono i dati delle schede

AeDES e della cartografia degli aggregati strutturali.

CONCLUSIONE

Come appare evidente da quanto esposto, l’individuazione

delle Chiese costituisce una attività complessa che si presta

a numerose problematiche:

- Differenze e duplicazioni delle denominazioni per una singola

chiesa

- Assenza di una univoca identificazione per ciascuna chiesa

- Duplicazione di istanze in archivi differenti, sovente con

l’impossibilità di accertamento della duplicazione stessa a

causa delle precedenti problematiche

12 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 13

- Criteri di identificazione difformi e incongruenti tra loro.

Da quanto espresso appare chiaro che quando si presenta la

necessità di integrare i dati fra di loro nello svolgimento di

funzioni complesse e di condividerli tra più soggetti, come

accade nella gestione di una emergenza, l’assenza di una

identificazione unica e coerente di uno specifico bene, come

pure una sua georeferenziazione assente o non accurata,

comporta rallentamenti e inefficienze.

Il sistema di identificazione dell’edificio “chiesa” all’interno

dell’aggregato strutturale in conformità con le specifiche

proposte in AgID (2015), rappresenta una soluzione efficace

delle difficoltà prima evidenziate.

Note

1 All’interno degli aggregati strutturali si identificano gli edifici, definiti come

unità strutturali omogenee e in genere distinguibili dagli edifici adiacenti per tipologia

costruttiva, differenza di altezza, età di costruzione, sfalsamento dei piani, etc. Gli

edifici costituiscono, quindi, organismi strutturali unici…” (DPC, 2014a, 21-22).

2 Esito A = edificio agibile; Esito B = edificio temporaneamente inagibile (in tutto

o in parte) ma agibile con provvedimenti di pronto intervento; Esito C = edificio

parzialmente inagibile; Esito D = edificio temporaneamente inagibile da rivedere con

approfondimento; Esito E = Edificio inagibile; Esito F = Edificio inagibile per rischio

esterno (DPC, 2014a, 100).

3 Gli aggregati strutturali sono stati elaborati dal Dott. Luciano Cavarra del Dipartimento

della protezione civile, sulla base del layer dell’edificato reso disponibile

dalla Regione Campania.

Bibliografia

Dipartimento della protezione civile (DPC) (2014a). Manuale per la compilazione

della scheda di 1° livello di rilevamento danno, pronto intervento e agibilità

per edifici ordinari nell’emergenza post-sismica (AeDES). [Online]. Disponibile in:

http://www.protezionecivile.gov.it/resources/cms/documents/2_LRManualeAedes_31_ottobre_GU_.pdf

[Accesso: 4 gennaio 2017].

Dipartimento della protezione civile (DPC) (2014b). Scheda di 1° livello di rilevamento

danno, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell’emergenza

post-sismica (AeDES 07/2013). [Online]. Disponibile in: http://www.protezionecivile.gov.it/resources/cms/documents/scheda_AeDES_07_2013_corretta_.pdf

[Accesso: 5 gennaio 2017].

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT)(2015) Aggiornamento

della direttiva 12 dicembre 2013, relativa alle «Procedure per la gestione

delle attività di messa in sicurezza e salvaguardia del patrimonio culturale in caso

di emergenze derivanti da calamità naturali». DIRETTIVA 23 aprile 2015. [Online].

Disponibile in: http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1437986288170_DIRETTIVA_23Aprile2015.pdf

[Accesso: 7 gennaio 2017].

Agenzia per l’Italia Digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri (AgID) (2015)

Catalogo dei dati territoriali. Specifiche di contenuto per i Database Geotopografici.

Gruppo di Lavoro 2 Database Geo Topografici. Versione 2.0 - 15 dicembre

2015 [Online]. Disponibile in: http://www.rndt.gov.it/RNDT/home/images/Specifica_GdL2_09-05-2016.pdf

[Accesso: 4 gennaio 2016].

Abstract

Because of a significant seismic event, buildings of cultural interest are one of

the first artifacts to suffer serious damage. In particular, churches are among

of the most vulnerable types. However, finding and locating these buildings is

a problem difficult to solve. This leads to delays and inefficiencies that could

otherwise be avoided.

The work proposes a method for the univocal and coordinated identification of

such assets by cartography used for damage evaluation and the post-seismic surveying.

In particular, an example of its application is made evident in the case of

certain activities for the protection of cultural properties after the earthquake

that hit Ischia Island on 21 September 2017.

Parole chiave

Terremoto; censimento danni; beni culturali; chiese; protezione civile;

gestione emergenza; cartografia

Autore

Pierluigi Cara, pierluigi.cara@protezionecivile.it

GIS Analyst Senior

Cosmo Mercuri, cosmo.mercuri@protezionecivile.it

Architetto

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dipartimento della protezione civile, ROMA


DOCUMENTAZIONE

Strumenti online per una verifica

preliminare dei Beni Culturali a rischio

di Valerio Carlucci

Una breve rassegna sugli strumenti online utili ad

una verifica preliminare degli Heritage at Risk,

sviluppati da organismi internazionali a seguito

della vicende che hanno afflitto il MENA (Middle

East and North Africa) a partire dalla primavera

araba del 2011.

Dopo l’inizio dei conflitti nel MENA, numerosi organismi

nazionali e internazionali, istituzioni, fondazioni

e società private sono stati coinvolti nella difesa dei

beni culturali a rischio di estinzione, tra i casi più eclatanti

si ricordano: il Krak des Chevaliers, la Qal’at Salah El-Din,

la Cittadella di Aleppo, la Cittadella di Palmira, la Moschea

Omayyade di Damasco e l’Antica città di Bosra. A seguito

delle distruzioni o danneggiamenti avvenute in questi territori,

numerose sono state le iniziative intraprese sul campo

da attori direttamente coinvolti sul territorio afflitto dalle

ostilità ed è stato fatto molto anche tramite il web.

In seguito a questi eventi, quindi, sono stati sviluppati alcuni

webGIS, le cui informazioni in essi presenti derivano principalmente

dal bollettino dell’American Schools of Oriental

Research (ASOR) o dall’UNESCO World Heritage List, le quali

contengono numerose informazioni sullo stato di salute

dei beni culturali distrutti o danneggiati. Tra gli strumenti

più importanti sviluppati vi sono: The UNESCO World Heritage

in danger List (già dal 1972), The Interactive Map of

Conflicted Archaeological Sites – DGAM, The EAMANA Map,

Global Heritage Network, The Culture Under Threat Map e

The Culture Under Threat Smart M.App. Non solo mappe,

ma anche progetti avviati per raccogliere immagini come il

Million Image Database o per la digitalizzazione di monumenti

a rischio, come il Progetto Cyark, il cui obiettivo è

anche, la digitalizzazione dei beni culturali a rischio. Tra i

vari organismi internazionali direttamente e indirettamente

coinvolti nella creazione di questi strumenti, vi sono:

4 American Schools of Oriental Research – Cultural Heritage

Initiative (ASOR – CHI).

4 World Heritage Centre UNESCO

4 Global Heritage Found

4 The Antiquities Coalition

4 International Center for the Study of the Preservation

and Restoration of the Cultural Property (ICCROM)

4 International Council on Monuments and Site (ICOMOS)

4 Directorate-General of Antiquities (DGAM)

4 Getty Conservation Institute

4 Endangered Archaeology in The Middle East and North

Africa (EAMANA)

Fig. 1 – Global Heritage Network

Lo sviluppo di strumenti online elaborati dagli organismi

internazionali nell’ambito della tutela e preservazione del

patrimonio culturale a rischio, in alcuni casi, si sono tramutate

in concrete realtà dalle quali poter verificare lo stato

di “salute” del bene culturale e individuare informazioni

preliminari utili per una ricerca o uno studio scientifico.

L’elenco non è esaustivo ed è aggiornato alla data di pubblicazione

del presente articolo, alcuni forse sono in via di

cessazione, altri se ne aggiungeranno e gli “Heritage at Risk

Inventories” su mappa sono sempre più dettagliati.

LE MAPPE DEI BENI CULTURALI A RISCHIO

L’impiego di database (WebGIS) ha semplificato la registrazione

dei monumenti danneggiati o distrutti dalla guerra,

alcuni di questi costituiscono degli utili strumenti per orientarsi

fra ciò che è avvenuto in questi anni per verificare i

danni subiti dai beni culturali, in alcuni casi illustrati da

immagini pre e post-evento.

GLOBAL HERITAGE NETWORK

(HTTP://GHN.GLOBALHERITAGEFUND.ORG/)

Il Global Heritage Network (GHN), realizzato dal Global Heritage

Fund, venne creato in risposta ai danni e alla distruzione

che subivano i beni culturali nel corso dell’evoluzione

globale. GHN era una piattaforma multimediale che impiegava

Google Earth e i social network per il monitoraggio e

14 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 15

la preservazione dei beni culturali presenti nel sito (Fig. 1).

GHN disponeva di un database con all’incirca 650 record di

beni culturali, ove una legenda descriveva tramite colori lo

stato di essi:

4 Nero: distrutto

4 Rosso: livello di rischio alto

4 Giallo: livello di rischio medio

4 Verde: nessun livello di rischio

Ogni sito conteneva informazioni basilari come foto, documenti,

mappe, video e immagini satellitari. GHN invitava,

tempo addietro, gli esperti di conservazione e gli stakeholders

locali a divenire coordinatori di un sito che oggi non

esiste più. Inoltre, GHN era composto anche da una grande

comunità per il networking e la discussione di soluzioni possibili

relative ai beni culturali in pericolo, metre il supporto

critico e i software erano “donati” da società come Google,

Autodesk, Ashtech DigitalGlobe, Exelis Visual Information

e Esri. Infine dalla library di GHN, si potevano estrapolare

numerosi documenti, articoli scientifici, piani di gestione,

guidelines e casi studio per lo studio e l’analisi dei Beni Culturali.

Ad oggi, purtroppo, questo strumento non esiste più, se non

all’interno della time machine di archive.org.

THE EAMENA MAP

(HTTP://EAMENADATABASE.ARCH.OX.AC.UK/)

Il database EAMENA costituisce uno strumento realizzato

con il supporto economico dall’Arcadia Fund e sviluppato

dalle Università di Oxford, Leicester e Durham. Il database

è stato sviluppato mediante Arches, una piattaforma open

source per la gestione dei dati nel campo dei Beni Culturali,

realizzata e avviata dal Getty Conservation Institute nel

2013. Arches (www.archesproject.org) è stato messo a punto

per molti anni, e la società omonima si è impegnata nella

realizzazione del Middle Eastern Geodatabase for Antiquities

(MEGA), sia per la Giordania che per l’Iraq (Il progetto

per l’Iraq è stato abbandonato a causa dei conflitti).

Il database EAMENA presenta un’interfaccia intuitiva, molto

semplice da utilizzare e con diversi tools e parametri di ricerca

e classificazione, composto da circa 150.000 record è

disponibile sia in arabo che in inglese (Fig. 2).

Ogni bene culturale è schedato secondo parametri riconducibili

ad alcune macroaree:

4 Resource Summary;

4 Classification;

4 Condition.

Il menu a tendina del database relativo alla funzione Search,

composto da layer come Resource names, Site function,

Cultural period, Assesment feature, Form feature,

Interpretaion, Disturbance assesment, Threat assesment,

Designation Measurements and Adresses non offre grandi

possibilità di utilizzo, soprattutto perché quando si tentano

di caricare le risorse in esso contenute, queste non possono

essere visualizzate: se si prova a cliccare sui record non si

espandano, ad eccezione di quelli più popolari (Fig. 3).

Secondo le istruzioni presenti sul sito, caricando un record

dovrebbe essere possibile consultare, nei casi più popolari,

fotografie del territorio e report di uno specifico sito archeologico,

ma non sempre è possibile: partendo dal presupposto

che per una città come Damasco o Petra dovrebbero

esserci centinaia di libri e articoli scientifici, nonché immagini

satellitari e fotografie aeree di varia natura, nonostante

siano stati effettuati numerosi tentativi, la ricerca svolta

Fig. 2 – L’interfaccia del database EAMENA (Credits: EAMENA).

Fig. 3 – Il parametro search (Credits: EAMENA).

per questi record non ha raggiunto i risultati sperati e, anzi,

le informazioni in essi presenti risultano ancora più esigue

di quanto si potesse immaginare; almeno per quanto riguarda

il database messo a disposizione degli utenti.

Purtroppo, questo strumento dalle enormi potenzialità, al

momento, in quanto si tratta di un work-in-progress, risulta

carente nella velocità di utilizzo, nelle esigue informazioni

presenti nella maggioranza dei record e nella modesta presenza

di report pubblicati e fotografie aeree.

Se fossero caricati i dati e si utilizzasse un server veloce,

sarebbe forse una delle migliori piattaforme a livello mondiale

per i Beni Culturali.

THE CULTURE UNDER THREAT SMART M.APP

(HTTPS://THEANTIQUITIESCOALITION.ORG/CULTUREUN-

DERTHREAT-SMART-M-APP/)

Questa piattaforma online è stata sviluppata nell’ambito

della CultureUnderThreat Task Force rappresentata dall’Antiquities

Coalition, l’Asia Society e il Middle East Institute.

La Task Force costituisce un insieme variegato ddi militari,

operatori per la sicurezza internazionale ed esperti di Beni

Culturali con il comune obiettivo di salvare o preservare i

Beni Culturali a rischio.

Fig. 4 – La Culture Under Threat Map sviluppata da Esri (Credits: Antiquities

Coalition).


- La Culture Under Threat Smart M.App di Hexagon Geospatial

è una piattaforma dinamica, cloudbased che

impiega immagini ad alta risoluzione e mappe su cui

vengono disposte informazioni in real-time. Queste informazioni

possono essere analizzate e visualizzate per

avere una idea di quanto accade in uno specifico luogo in

un determinato momento. Inoltre, la Smart M.App aiuta

a sviluppare analisi di possibili scenari futuri sulla base di

quanto accaduto in passato.

Fig. 5 – La Culture Under Threat Smart M.App di Hexagon Geospatial

(Credits: Antiquities Coalition).

Per avere una rappresentazione geografica dei crimini culturali

commessi nei territori del MENA (Middle East and

North Africa) dalle organizzazione estremiste, la Antiquities

Coalition ha collaborato assieme ad Hexagon Geospatial

ed Esri per la realizzazione di due strumenti online:

The CultureUnderThreat Map (Fig. 4) and The Culture Under

Threat Smart M.App (Fig. 5).

La Smart M.App mappa interattiva che include immagini

satellitari ad alta risoluzione e i luoghi delle distruzioni

dei beni culturali avvenute in questi ultimi anni, disponibili

anche secondo una sequenza temporale che consente

di effettuare analisi in un determinato periodo di tempo,

appare come uno strumente potente in grado di effettuare

maggiori operazioni rispetto al suo predecessore sviluppato

dalla Esri. Questo servizio dinamico di informazioni, conosciuto

come Hexagon Smart M.App, combina assieme dati

provenienti da diverse fonti, precedentemente non gestibili

attraverso le classiche mappe GIS (Nel 2016).

Aspetti principali della Culture Under Threat Smart M.App:

- The Antiquites Coalition Interactive Map include i siti a

rischio designati dall'UNESCO, le cui informazioni sono

pubblicamente disponibili;

- Le analisi condotte nei paesi del MENA hanno rivelato

oltre 230 siti danneggiati o distrutti dalle organizzazioni

estremiste;

- La mappa rivela all’incirca 700 siti presenti nei 22 stati

della Lega Araba, di cui 209 facenti parte della UNESCO

World Heritage Tentative Lists, 230 siti danneggiati o

distrutti e 277 musei.

Fig. 6 - Mappa dei danni del terremoto di Qasr-e-Shirin, Kermanshah,

Iran (Credits: National Centre for Earth Observation, Iranian Space

Agency; link alla mappa: https://goo.gl/go9bt8).

La Culture Under Threat Smart M.App è navigabile tramite

diversi layer, le informazioni in essi presenti sono state

fornite da vari istituti internazionali che lavorano sia per la

difesa del territorio che dei beni culturali. Ogni layer consta

di una specifica area o tema di interesse:

4 LAYER: Terror Controlled

4 LAYER: Incidents

4 LAYER: Heritage Sites

4 LAYER: Museums Locations

4 LAYER: Hotspot

Entrambe le piattaforme online proposte da The Antiquities

Coalition quali Culture Under Threat Smart M. App di Hexagon

e Culture Under Threat Map di Esri, allo stato attuale,

non sono più fruibili online.

LE UNOSAT-UNISTAR MAPS

(HTTP://WWW.UNITAR.ORG/UNOSAT/)

UNOSAT è un programma tecnologicamente avanzato che

fornisce analisi e soluzioni territoriali tramite immagini satellitari

alle organizzazioni di soccorso, consentendo alle

Nazioni Unite di sviluppare piani di intervento durante le

situazioni di emergenza. In particolare tale strumento è diretto

agli aiuti umanitari, la sicurezza dell’individuo e la

pianificazione territoriale strategica. Tuttavia queste mappe

possono tornare utili anche per l’individuazione di Beni

Culturali a rischio.

Lo United Nations Institute for Training and Research (UNI-

TAR) attraverso il programma UNOSAT ospita sul proprio

sito web, a partire dal 2004, mappe e report analitici di

supporto alle operazioni internazionali, per rispondere alle

situazioni di crisi causate da calamità naturali, conflitti e

situazioni di emergenza. Le mappe si suddivodono principalmente

in due tipi: mappe in formato pdf, shapefile e mappe

esri oppure live maps. Quest’ultime hanno il pregio di poter

essere aggiornate e integrate liberamente, con fotografie e

altre tipologie di dati. Questo significa che, molto spesso,

sono in esse documentati i danni relativi ai Beni Culturali.

Inoltre possono anche essere utilizzate come BaseMaps per

GIS o WebGIS di archeologia. Le mappe che interessano i

Beni Culturali sono principalmente quelle relative a Buildings

Damage Assasment, Damages Assesment, Potentially

Damaged Structures. Ad esempio, Il recente sisma che ha

colpito la provincia del Kermanshah in Iran ha danneggiato

la città di Qasr-e-Shirin, al confine tra l’Iran e l’Iraq. Il

nome della città deriva da un sito archeologico nei pressi

della città, Qasr-e-Shirin, famoso per le narrazioni circa la

sposa di Cosroe II, l’armena Shirin, e per le rappresentazioni

cartografiche degli orientalisti Jacques De Morgan, Gertrude

Bell e Oscar Reuther. Nonostante il terremoto, la mappa

UNOSAT di Qasr-e-Shirin evidenzia come le strutture costruite

da Cosroe II, non siano state intaccate dai movimenti

tellurici (Fig. 6).

16 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 17

INTERACTIVE MAP OF CONFLICTED ARCHAEOLOGICAL

SITES – DGAM

Questa mappa interattiva è stata sviluppata dagli uffici

regionali del Directorate-General of Antiquities and Museums

of Syria – sezione gestione dei siti e dell’information

technology. In quanto sviluppata dagli organi regionali siriani

si limita a catalogare i Beni Culturali siriani a rischio,

suddivisi per governatorati. Come è possibile osservare in

figura 7, a sinistra si trova il classico elenco a tendina di

ogni webGIS, in questa mappa suddiviso per regioni e per

sito danneggiato. A destra, sulla mappa, lungo lo scroll

down, sono riportati i tre parametri principali:

4 Identificazione del bene culturale e luogo

4 Descrizione breve del bene culturale

4 Danni subiti durante i conflitti

4 Immagini dei danni subiti 1

Forse il meno ambizioso tra gli strumenti presi in considerazione

in questo contesto, ma costituisce un ottimo

esempio nonostante la mappa non presenti molti tools se

non quelli essenziali: luogo, tipo di monumento, tipo di

danno subito dal bene culturale e, in alcuni casi, immagini

pre e post evento.

UNESCO LIST OF WORLD HERITAGE IN DANGER

(HTTP://WHC.UNESCO.ORG/EN/DANGER/)

La mappa dell’UNESCO List of World Heritage in Danger

comprende attualmente 54 siti del patrimonio culturale

mondiale, inclusi in questo lista in linea con l’articolo 11

(4) della Convenzione di Parigi del 1972 sulla Protezione

dei Beni Ambientali e Culturali Mondiali. Per essere inclusi

in questa lista i Beni Ambientali e Culturali devono

incontrare almeno uno dei criteri di selezione stabiliti

dalle Operational Guidelines for the Implementation

of the World Heritage Convention. Sin dal 2004 i siti dei

Beni Mondiali sono stati selezionati secondo sei parametri

culturali e quattro naturali. Tali criteri possono essere

modificati dal Comitato Internazionale in ragione dell’evoluzione

del concetto di Bene Mondiale. Ogni pagina web

relativa al singolo monumento, disponibile in otto lingue

diverse, comprende le sezioni:

4 Description

4 Maps

4 Documents

4 Gallery

4 Indicators

4 Assistance

I report SOC (State of Conservation) forniscono utili informazioni

per una verifica preliminare dei Beni Culturali a

rischio, in quanto evidenziano le attività di monitoraggio,

conservazione, restauro e gestione del sito svolte dagli

stati interessati.

Fig. 7 – Mappa interattiva dei siti archeologici colpiti dai conflitti.

Nell’immagine è visibile la città di Damasco al cui centro vi è la moschea

omayyade di Abd al-Malik realizzata nel 715 d.c. (Governatorato di Damasco,

Siria).

Webgrafia

https://www.asor.org

http://www.hexagongeospatial.com

https://www.monumentsmanfoundation.org

https://theantiquitiescoalition.org

www.dgam.gov.sy

http://whc.unesco.org/en/danger/

http://www.globalheritagefund.org

http://eamena.arch.ox.ac.uk/

http://www.cartadelrischio.it

http://www.ourplaceworldheritage.com

Approfondimenti

GDACS

http://portal.gdacs.org/data

GMES ESA

http://www.esa.int/ita/Our_Activities/Observing_the_Earth/Copernicus

ERS overview

http://www.esa.int/ita/Our_Activities/Observing_the_Earth/ERS_overview

International Charter

http://www.disasterscharter.org

Copernicus Emergency

http://emergency.copernicus.eu/

CNES SPOT

http://www.cnes.fr/web/1415-spot.php

TerraSAR-X mission site

http://wwwserv2.go.t-systems-sfr.com/tsx/start_en.htm

USGS

http://www.usgs.gov/

EC GMES site

http://ec.europa.eu/gmes/index_en.htm

UNOSAT

http://www.unosat.org

DLR Center for Satellite Based Crisis Information (ZKI)

http://www.zki.caf.dlr.de/intro_en.html

NOAA

http://www.noaa.gov/

Centre National d'Etudes spatiales (CNES)

http://www.cnes.fr/web/455-cnes-en.php

ISRO

http://www.isro.gov.in/

CONAE

http://www.conae.gov.ar/

JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency)

http://www.jaxa.jp/index_e.html

CNSA

http://www.cnsa.gov.cn

Abstract

A brief review of useful online tools for a preliminary verification of Heritage

at Risk, developed by international organizations following the affairs of MENA

(Middle East and North Africa) since the Arab spring of 2011.

Parole chiave

Beni Culturali; rischio; emergenza; webGIS; mappe; heritage at risk

Note

1 Questo parametro solitamente non è riportato.

Autore

Valerio Carlucci

valerio.carlucci@gmail.com


AGORÀ

Tutela del Patrimonio Artistico

e Culturale: le attività dell’Ente

Italiano di Normazione (UNI)

A Roma dal 26 novembre al 2 dicembre

si è tenuto il World Engineering

Forum: tema centrale del

forum è stato la salvaguardia del

patrimonio artistico-culturale,

ambito in cui l’Ente Italiano di

Normazione è da sempre attivo

con la pubblicazione di oltre 70

documenti normativi.

“Salvaguardare il patrimonio

dell’umanità: una sfida per l’ingegneria”

è infatti il tema intorno

a cui sono ruotati i lavori del

WEF 2017, inaugurati lunedì 27

novembre dalla relazione Philippe

Pypaert – Programme Specialist

UNESCO – intitolata “Safeguarding

humankid’s heritage: the

great challenge”.

L’attività UNI in questo settore -

Il nostro Paese ha un’eredità di

inestimabile valore da preservare

e tutelare, e alcuni recenti episodi

come il crollo di un frammento

dal soffitto della basilica di Santa

Croce a Firenze, che ha causato

la morte di un turista, hanno riaperto

il dibattito sull’incuria nazionale.

UNI, l’Ente Italiano di Normazione,

che da quasi cento anni elabora

e pubblica norme tecniche

volontarie in tutti i settori industriali,

commerciali e del terziario,

è da sempre impegnato attivamente

nella conservazione e

nella salvaguardia del patrimonio

culturale attraverso la pubblicazione

di numerose norme tecniche.

Sono oltre 70 le norme che

UNI ha pubblicato inizialmente a

seguito di un accordo siglato con

l’Istituto Superiore per la Conservazione

e il Restauro e successivamente

con il Ministero dei beni

e delle attività culturali e del

turismo, tutte volte al miglioramento

della tutela del patrimonio

artistico nazionale.

Le norme UNI - Fra le norme

pubblicate dall’Ente nell’ambito

della conservazione dei beni culturali,

va ricordata quella sulla

prestazione energetica degli edifici

storici (UNI EN 16883), che

fornisce tutte le linee guida per

il miglioramento sostenibile della

prestazione energetica di edifici

di interesse storico, architettonico

o culturale. DI grande rilievo

sono anche le linee guida sui metodi

di campionamento dei materiali

(UNI EN 16085), sui metodi di

trasporto e imballaggio dei beni

culturali (UNI EN 16648 e UNI

EN 15946), sul rilevamento della

carica microbica dell’aria in ambienti

interni (UNI 11527). E ancora:

le norme sulle tecniche di

pulitura laser per i beni culturali

(UNI EN 16782), quelle sui requisiti

di manufatti lignei, materiali

lapidei naturali e artificiali, malte

storiche e da restauro…

Recentemente UNI si sta occupando

del tema dell’illuminazione

dei beni culturali in ambito

museale: è stato infatti attivato

un gruppo misto, che studia il

possibile impatto di questo fattore

sui manufatti in ambito museale,

con l’obiettivo di definire

le procedure per realizzare una

adeguata illuminazione che tenga

conto della corretta conservazione

delle opere.

La protezione del patrimonio a

livello nazionale e europeo – UNI

è membro dello European Committee

for Standardization (CEN),

l’ente europeo che sviluppa norme

anche nel settore dei beni culturali.

Il presidente del comitato

tecnico CEN che si occupa della

conservazione dei beni culturali è

dal 2004 l’italiano Vasco Fassina,

che sottolinea il ruolo propulsivo

del nostro Paese nell’uniformare

le norme a livello comunitario:

“su proposta dell’UNI, nel 2004 è

iniziata l’attività normativa a livello

europeo con la costituzione

del CEN TC 346 ‘Conservation of

Cultural Heritage’ avente lo scopo

di armonizzare le varie metodologie

di studio, conservazione

e restauro adottate dai singoli

paesi membri. Tale necessità,

avvertita a livello italiano, era

legata alla liberalizzazione, introdotta

dall’Unione Europea nel

settore del restauro, che avrebbe

permesso ai restauratori e alle

imprese di restauro di tutta Europa

di operare in qualsiasi paese

membro dell’UE. Il comitato tecnico

era stato proposto dall’Italia

nell’intento di salvaguardare

i principi fondamentali che sono

alla base di una corretta conservazione

del bene culturale.”

In tredici anni di attività sotto

la presidenza e segreteria italiana

sono state prodotte più di 30

norme in vari ambiti legati alla

conservazione. UNI ribadisce il

suo impegno per la tutela di un

patrimonio artistico vasto, antico

e prezioso come quello italiano,

che necessita di procedure chiare

che vengano recepite dal più ampio

numero possibile di istituzioni

e enti museali.

Ente Italiano di Normazione

18 18 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali

19

Il ruolo di Wikimedia Italia nel progetto

Connected Open Heritage - Ad

aprile 2016 Wikimedia Italia ha attivato

una collaborazione per la realizzazione

di Connected Open Heritage

(COH), un progetto di Wikimedia Svezia

nato con l’obiettivo di tutelare e

diffondere, grazie alla preservazione

digitale, la conoscenza del patrimonio

culturale internazionale a rischio.

Sono tantissimi infatti i siti e i beni

culturali nel mondo che – a causa di

guerre, fenomeni naturali o della semplice

incuria umana – sono in pericolo

e rischiano di essere persi per sempre.

Nell’ambito del progetto, Wikimedia

Italia ha raccolto e rilasciato con licenza

libera su Wikimedia Commons

oltre 1.000 immagini di beni culturali

che – da ora in avanti – saranno accessibili

a tutti e liberamente riutilizzabili

per ogni scopo.

Le fotografie “liberate” sono state

scattate da archeologi e volontari

italiani impegnati in studi sul campo

in Siria e in Giordania tra il 1993 e il

2000: grazie al loro lavoro di documentazione

oggi possiamo conservare una

testimonianza del patrimonio culturale

locale, compresi beni parzialmente

o completamente distrutti a causa dei

conflitti e delle incursioni dell’ISIS.

Tutto ciò non sarebbe stato possibile

senza Virgina Cirilli, che ha curato

i rapporti con il GAR (Gruppo Archeologico

Romano), e Marina Milella,

presidente di DecArch (Decorazione

Architettonica Romana), entrambe archeologhe

e socie di Wikimedia Italia:

grazie al loro operato sono state rilasciate

1021 immagini, 483 fornite dal

GAR – già scansionate – e 538 diapositive

messe a disposizione da DecArch,

che le ha digitalizzate per l’occasione.

Sebbene si sia iniziato a lavorare al

progetto sin da subito, i rappresentanti

di Wikimedia Italia e Wikimedia

Svezia si sono incontrati a luglio 2016 a

Wikimania Esino Lario, dove è avvenuto

simbolicamente il passaggio di consegna

delle fotografie: nei cinque mesi

successivi l’associazione svedese ha

lavorato al caricamento massivo degli

scatti su Wikimedia Commons.A ogni

immagine è stato associato un template

creato appositamente, che attribuisce

la provenienza degli scatti al GAR o

a DecArch; inoltre, anche grazie all’aiuto

e alle conoscenze approfondite

di Marina Milella, per ogni scatto sono

stati inseriti metadati specifici riguardanti

il bene rappresentato.

Le informazioni disponibili sono soprattutto

in italiano, ma è già in programma

la traduzione dei dati in inglese,

con l’obiettivo di aumentarne la

diffusione e renderle accessibili a un

numero ancora più ampio di persone.

Una delle immagini digitalizzate, che

raffigura il sito archeologico di Palmira

prima della sua distruzione per mano

dell’ISIS è stata scelta per rappresentare

la Siria nella mostra fotografica

sul patrimonio culturale a rischio

“Journeys Through Our Fragile Heritage:

discover, preserve, transmit” ,

esposta presso la sede UNESCO di Parigi.

Le immagini di Connected Open

Heritage sono state inoltre esposte

in Svezia, in Canada (nell’ambito di

Wikimania Montréal 2017) e in Italia,

parte integrante della mostra “Opera

Libera” inaugurata a Roma, presso il

Museo nazionale etrusco di Villa Giulia

in collaborazione con il MiBACT, quindi

a Reggio Calabria e a Rossano Calabro.

L’esperienza di Connected Open Heritage

attesta il grande valore della

collaborazione tra i capitoli nazionali

e dimostra le grandi potenzialità dei

progetti Wikimedia – non solo Wikipedia

ma anche i progetti fratelli, come

Wikimedia Commons – nel favorire la

libertà di accesso, la visibilità e la tutela

del nostro patrimonio culturale

mondiale, sensibilizzando e coinvolgendo

la comunità in tal senso, prima

linea di difesa e di valorizzazione del

proprio patrimonio.

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AGORÀ

La collezione di mummie animali del

Museo Egizio di Torino: diagnostica, restauro

e conservazione - La collezione

del Museo Egizio di Torino raccoglie al

suo interno un ampio numero di mummie

animali. Si tratta di manufatti complessi,

costituiti principalmente da materiali di

natura organica, quali tessuti (principalmente

lino), resti scheletrici e talvolta

tessuti molli e residui di sostanze impiegate

per la mummificazione, oltre a

materiale estraneo utilizzato per l'imbottitura

(canne, bastoncini di legno, foglie

di palma, sabbia, etc.).

Il progetto di studio e conservazione di

tale collezione, promosso e finanziato

dal Museo Egizio, sotto la tutela della

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti,

Paesaggio per la Città Metropolitana di

Torino, è stato affidato per le diverse fasi

a TecnArt Srl (diagnostica), Cinzia Oliva

(restauro) e Consorzio Croma (realizzazione

dei supporti). Esso mira ad aumentare

la conoscenza di questa particolare

categoria di manufatti e applicare strategie

di conservazione utili a migliorare

gli aspetti legati alla valorizzazione di

questa significativa collezione. Lo studio

convoglierà infine in un catalogo redatto

dalla professoressa Salima Ikram.

Inizialmente gran parte dei reperti sono

stati sottoposti ad indagini radio/tomografiche,

che hanno permesso di conoscere

e studiare in modo non invasivo i

contenuti degli involti. Nel caso di resti

animali presenti all’interno di essi, lo

studio verrà approfondito in modo tale

da riuscire ad identificare le specie animali.

Successivamente, il piano diagnostico

è stato orientato per ottenere informazioni

utili su diversi aspetti, attualmente

ancora poco studiati per le mummie

animali. L’impiego di differenti tecniche

scientifiche, permetteranno ad esempio

di approfondire lo studio delle diverse tipologie

di bendaggio, la conoscenza dei

materiali e delle tecniche impiegate per

la realizzazione delle decorazioni, così

come dei materiali impiegati nel processo

di imbalsamazione e di migliorare le

informazioni in merito alla cronologia di

questi reperti.

La seconda fase di questo progetto consiste

nell’intervento di manutenzione e

restauro, attualmente in corso in un laboratorio

allestito all’interno del percorso

museale, di un centinaio di manufatti

che presentavano condizioni conservative

particolarmente precarie. Su tali reperti,

infatti, si può riscontrare un collasso

della struttura, del modulo decorativo

e dei tessuti esterni. Si notano quasi sempre

lacune del tessuto, con conseguente

fuoriuscita delle fibre vegetali, sovente

utilizzate nell’imbottitura, o anche dei

frammenti organici dell’animale conservati

all’interno dell’involucro. Questi

fattori rendono la fase di restauro particolarmente

complessa: sarà necessario

ridare solidità alla struttura e ripristinare

la corretta lettura dei reperti, in vista

della loro futura collocazione espositiva

e/o di immagazzinaggio.

Una volta terminato il restauro, infatti,

la maggior parte delle mummie animali

troverà posto nelle vetrine dedicate ai

magazzini visitabili, all’interno del nuovo

percorso espositivo.

TecnArt

Imaging multimodale

a macroscala

rivela l'antica tecnologia

di produzione

della pittura

e la moda nell'Egitto

greco-romano

- In questo articolo,

pubblicato su Nature

Scientific reports (vedi citazione in fondo)

si presenta la prima applicazione di

imaging chimico multimodale per analizzare

la tecnologia di produzione di un

dipinto di 1800 anni fa su uno dei più antichi

dipinti di encausto ("bruciato") sopravvissuti

al mondo. La co-registrazione

dei cubi di dati da queste tre modalità

di imaging iperspettrale ha consentito il

confronto di spettri di riflettanza, luminescenza

e XRF su ogni pixel dell'immagine

per l'intero dipinto.

Confrontando le firme spettrali molecolari

ed elementali di ciascun pixel, questa

fusione di dati ha permesso una più

completa identificazione e mappatura

dei materiali organici e inorganici costituenti

della pittura, rivelando informazioni

chiave sulla selezione delle materie

prime, sulla sequenza di produzione e

sull'estetica della moda e le arti chimiche

praticate in Egitto nel secondo secolo

d.C.I recenti avanzamenti in tecnologia

e miniaturizzazione delle tecnologie

di imaging chimico - adattate principalmente

da scanner a bordo di aerei - compresa

la riflettanza hyperspectral imaging

(HSI) nella regione infrarossa visibile

e onde corte (VSWIR, ~ 400 a 2500 nm) e

la scansione spettroscopica macroscala a

fluorescenza a raggi X (MA-XRF), hanno

consentito il loro impiego sul campo e nei

musei, facendo enormi passi avanti per

la caratterizzazione non invasiva in situ

e l'analisi di importanti opere d'arte che

vanno dai dipinti degli antichi maestri e

moderni, alle pitture murali e ai reperti

archeologici policromi.

La riflettanza diffusa HSI nella regione

VSWIR fornisce informazioni sulla struttura

molecolare di materiali inorganici

e organici sulla base di transizioni elettroniche

e vibrazionali (sovratoni e bande

di combinazione). La luminescenza

HSI (400-1000 nm) offre informazioni

complementari sulle molecole e più specificamente

i luminofori intrinseci nei

materiali analizzati, in base alla loro

emissione di luce caratteristica (luminescenza)

dopo l'assorbimento di fotoni

avviati dalla fotoeccitazione a specifiche

lunghezze d'onda. La MA-XRF (da 2 a 25

keV) contribuisce con i dati iperspettrali

(immagini di distribuzione elementare) a

fornire informazioni generali con emissioni

di fotoni di raggi X caratteristici.

Per l'analisi di dipinti antichi, la spettroscopia

con imaging multimodale offre un

potenziale ineguagliabile nell'identificazione

di materiali sia organici che inorganici,

fino ad ora impossibili senza campionamento

e microanalisi. Permette inoltre

la mappatura di dati sia molecolari che

elementali per ogni pixel dell'immagine

attraverso l'intera superficie del dipinto,

aiutando così nel realizzare accurate attribuzioni

e interpretazioni e fornendo

informazioni sulla tecnologia di produzione

e sulla selezione delle materie prime.

Per approfondire l'articolo descritto:

John K. Delaney, Kathryn A. Dooley, Roxanne

Radpour e Ioanna Kakoulli, Macroscale

multimodal imaging reveals

ancient painting production technology

and the vogue in Greco-Roman Egypt,

Scientific Reports Nature

è disponibile Open Access su: https://

goo.gl/emdq5y

20 20 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 21

Controllo del clima

in musei e archivi

Il data logger WiFi testo 160 consente di monitorare, in continuo

e con la massima discrezione, le condizioni climatiche delle opere

esposte o archiviate. Sempre e ovunque.

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misura

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TECHNOLOGYforALL

TFA

Le attività dei Vigili del Fuoco in situazioni di emergenza per il

TECHNOLOGYforALL

recupero e la salvaguardia dei Beni Storici, Artistici e Culturali

A cura della redazione

Le ragioni della cooperazione tra

i Vigili del Fuoco e il MiBACT sono

state istituite per consentire agli organi

competenti di assolvere alcune attività

di emergenza per la prevenzione

degli incendi e per salvaguardare

l’incolumità delle persone e dei beni

culturali architettonici, artistici, ambientali

e storici, quale inestimabile

testimonianza della nostra civiltà.

Nel corso di quest’ultimo ventennio, il

MiBAC e i Vigili del Fuoco hanno avviato

una lunga cooperazione per tutelare

i beni culturali, mediante l’istituzione

di organi nazionali e regionali di competenza,

da attivarsi solo in casi di

emergenza. Numerosi nuclei operativi

si sono trasformati nel corso del

tempo, perfezionandosi sia dal punto

di vista metodologico che organizzativo,

nonché nell'impiego delle nuove

tecnologie (droni, multistation, emermappe,

servizi tecnici di emergenza).

La nascita di questi organi competenti

è la naturale conseguenza di quanto

accaduto in territorio italiano, a partire

dalla fine degli anni ‘90. Tali gruppi

di lavoro sono stati realizzati per migliorare

la pianificazione delle attività

di recupero e salvataggio degli esseri

umani e dei beni culturali, entrambi

vittime delle catastrofi naturali. Di seguito

sono ripercorsi gli avvenimenti

principali.

CENNI STORICI

A seguito del sisma umbro-marchigiano

del 26 settembre del 1997 furono

stabiliti i primi contatti tra i funzionari

del MiBAC e i Vigili del Fuoco, i

quali fornirono assistenza tecnica per

il recupero di beni culturali dispersi e

la messa in sicurezza di edifici, come

torri e campanili; il personale proveniva

dal nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale).

Tra dicembre 2008 e la fine del 2012 la

città dell’Aquila è stata colpita da tragici

eventi sismici con epicentri in tutta

la città, la scossa principale si è verificata

il 6 aprile del 2009 alle ore 3:32.

Conseguentemente a questi drammatici

episodi, si strinsero intese tecniche

tra l’allora ufficio del Vice Commissario

delegato per i Beni Culturali e il nucleo

NCP (Nucleo Coordinamento delle

opere Provvisionali) per la realizzazione

di “opere provvisionali” come progettazione

condivisa e ad elevata standardizzazione:

le cosiddette schede

STOP elaborate sotto la supervisione

tecnico-scientifica dell’Università di

Udine (Vademecum S.T.O.P: [1]). Sulla

base della validità del protocollo aquilano,

il 17 ottobre del 2010, prese il via

la fase operativa del progetto europeo

D.R.H.O.U.S.E. (Development of Rapid

Highly-specialized Operative Units for

Structural Evaluations). Tale progetto

prevedeva l’organizzazione di corsi di

formazione destinati a 110 nuclei operativi

del Corpo Nazionale dei Vigili del

Fuoco, finalizzati alla standardizzazione

delle procedure operative presenti

nel vademecum S.T.O.P. [2]. Tali attività

ebbero risvolti anche in scenari

internazionali.

Le attività di emergenza svoltesi a seguito

dei movimenti tellurici verificatisi

in Emilia Romagna nel 2012 e nella

Lunigiana nel 2014, confermarono la

validità delle soluzioni realizzate con

le schede S.T.O.P e dell’impiego di

squadre specialistiche per il recupero

di Beni Culturali in scenari critici

(cosiddette squadre D.R.H.O.U.S.E.).

Inoltre fu introdotto un nuovo importante

cambiamento come il passaggio

dal Nucleo Coordinamento Opere

Provvisionali (NCP) al nuovo sistema

organizzativo denominato Short Term

Countermeasures System - STCS (Sistema

Trattamento Criticità Strutturali),

secondo logiche di gestione della criticità

basate su metodologie scientifiche[3].

Tale sistema è riassumibile in

alcuni punti principali:

4 Introduzione della scheda TRIAGE

per la valutazione speditiva della

criticità, tra cui la fruibilità di manufatti;

4 Istituzione della fase preliminare

di Ricognizione preliminare Esperta

e Caratterizzazione Strategica

(RECS), già dal 2012 [4] 1 ;

4 Introduzione delle Emermappe, per

la caratterizzazione dei siti e l'individuazione

dei punti di criticità:

ordinari o speciali.

Nel corso della missione in Nepal nel

2015, il sistema STCS è stato applicato

anche in ambito internazionale,

con risvolti positivi. In loco sono state

svolte attività RECS e, ai fini della tutela

del territorio, attività preliminari

volte alla messa in sicurezza degli edifici

(Keshav Narayan Temple, Krishna

Temple, Patan Museum, Vishveshvara

Temple), elaborazione di emermappe

locali e realizzazione di opere provvisionali

per il Keshav Narayan Temple;

i dati ottenuti durante i rilievi sono

stati successivamente elaborati presso

il back-office in Italia, coordinato

1 La Ricongnizione Esperta per Caratterizzazione Strategica è una attività preliminare di ricongizione volta all’individuazione dei luoghi e punti di criticità

tramite elicotteri, droni e altri mezzi. Tutti quanti i dati ottenuti sono conivogliati all’interno delle Emermappe.

22 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali

23

dall’Università degli Studi di Udine e

dai Vigili del Fuoco, (Romano G: 2015

[6]; [7]).

Il sisma in Centro Italia del 2016 ha

definitivamente confermato l’efficacia

del sistema STCS, il quale è stato,

però, messo a dura prova visto il coinvolgimento

di quattro regioni italiane,

che ha reso la gestione dell’emergenza

e il coordinamento delle attività piuttosto

complessa e macchinosa.

NORMATIVA E ARCHITETTURA DEGLI

ORGANI COMPETENTI ALLA SALVA-

GUARDIA DEL PATRIMONIO CULTURALE

L’esigenza sempre più forte di un organo

centrale per la gestione dell’emergenza

relativa ai Beni Culturali, capace

di attivare operazioni di salvataggio

e messa in sicurezza in tempi brevi,

ha portato gli organi competenti a sviluppare

misure d’intesa volte all’organizzazione

nazionale e regionale delle

squadre di soccorso in caso di calamità

naturali.

Protocollo di intesa del 7 marzo 2012

Con il Protocollo di intesa del 7 marzo

2012 il Ministero dell’Interno – Dipartimento

dei Vigili del Fuoco, del Soccorso

Pubblico e della Difesa Civile e

il Ministero dei Beni e delle Attività

Culturali hanno istituito una comissione

paritetica di sei membri designati

dalle rispettive Amministrazioni.

Le attività della Commissione sono riassumibili

nei seguenti punti:

4 Analisi del rischio incendi nei siti

culturali e pianificazioni di emergenza;

4 Formazione di dipendenti MiBACT;

4 Esercitazioni per migliorare i modelli

di intervento integrato;

4 Attività ricognitive presso i siti culturali,

secondo i modelli operativi

condivisi;

4 Predisposizione dei protocolli di

comunicazione per lo scambio efficace

di informazioni, inerenti sia

le problematiche di prevenzione

incendi che la gestione delle fasi

emergenziali;

4 Analisi e studio della normativa di

settore [8];

4 Monitoraggio relativo all'applicazione

delle procedure di prevenzione

incendi dei i siti culturali.

Decreto del Segretariato Generale Mi-

BAC del 25 maggio 2012

Il decreto del Segretariato Generale

MiBAC del 25 maggio 2012 istituisce la

struttura organizzativa del MiBAC per

il coordinamento e il monitoraggio delle

fasi emergenziali. Presso il Segretariato

Generale è stata istituita l’Unità

di Coordinamento Nazionale UCCN-Mi-

BAC, tale unità si attiva solo in occasione

di emergenze e provvede a:

4 Garantire il necessario coordinamento

tra le strutture esterne

al MiBAC (Vigili del Fuoco, Forze

dell’ordine, volontari, ...) e tra le

strutture centrali e periferiche del

Ministero;

4 Verificare l'applicazione delle procedure

operative che le squadre di

intervento devono attuare in operazioni

che interessano il patrimonio

culturale (verfica dei danni, schedatura,

messa in sicurezza di beni

immobili, etc.);

4 Monitorare gli interventi di messa in

sicurezza, consolidamento statico e

restauro;

4 Individuare gli strumenti informatici

da impiegare per la gestione delle

attività di monitoraggio: verifica

sismica, gestione dell'emergenza,

restauro e ricostruzione.

Invece, presso le Direzioni Regionali

per i Beni Culturali e Paesaggistici sono

state istituite le Unità di Crisi - Coordinamento

Regionale UCCR-MiBAC, che

si attivano in occasione delle situazioni

di emergenza riscontrate nei territori

di competenza. I compiti dell’Unità

di Crisi Regionali sono:

4 Coordinare le attività sul territorio

del personale MiBAC e le altre strutture

che operano in emergenza;

4 Individuare e gestire le squadre di

rilievo che verificano i danni subiti

dal patrimonio culturale;

4 Individuare i luoghi di ricovero dei

beni culturali che richiedono una

spostamento per la messa in sicurezza;

4 Garantire le funzioni di vigilanza e

supporto nelle fasi di rilievo, messa

in sicurezza e ricostruzione del patrimonio

culturale.

Le Unità Operative istituite dall’Unità

di Coordinamento Regionale UCR-

MiBAC, i cui coordinatori e referenti

sono nominati dal Direttore Regionale,

sono:

4 Unità di rilievo danni al patrimonio

culturale;

4 Unità di coordinamento tecnico degli

interventi per la messa in sicurezza

del patrimonio culturale e lo

spostamento di beni architettonici,

storico-artistici, archeologici, archivistici

e librari;

4 Unità depositi temporanei e laboratori

di primo intervento sui beni

immobili.

LA NECESSITÀ DEI BENI CULTURALI IN

EMERGENZA

Le operazioni di soccorso e gli interventi

di sicurezza messi in atto dopo

le catastrofi naturali, necessitano particolari

requisiti che consentano l'e-


TECHNOLOGYforALL

TFA

TECHNOLOGYforALL

spletamento delle attività di recupero

e riabilitazione dei beni culturali in totale

sicurezza. A seguito delle calamità

naturali sono soliti verificarsi fenomeni

meteorici, repliche sismiche, demolizioni

intenzionali, inadeguati interventi

di protezione, che possono aumentare

il rischio cui sono sottoposti i beni

culturali più vulnerabili.

Per evitare che questo succeda è necessario

che gli interventi di recupero

siano:

4 Condivisi ed autorizzati dal MiBAC;

4 Compatibili ed a basso impatto;

4 Reversibili;

4 Efficaci e “realizzabili” in sicurezza.

Per aumentare la sicurezza degli operatori,

le attività sono suddivise in tre

azioni distinte, quali:

- Valutazione preliminare delle criticità

esistenti, quali il contesto

territoriale (cioè se il bene è raggiungibile),

il contesto territoriale

esterno all'edificio (cioè se il bene è

avvicinabile) e all'interno dell'edificio

(cioè se il bene è ispezionabile);

- Pianificazione degli interventi e definizione

delle aree di lavoro, scaletta

delle operazioni, risorse necessarie

e valutazione di procedure operative

standard o specifiche;

- Valutazione delle contromisure

tecniche necessarie da realizzare

secondo gli standard delle schede

S.T.O.P., che assicurano buoni livelli

di sicurezza.

TECNICHE E MODALITÀ DI INTERVEN-

TO DEI VIGILI DEL FUOCO

I vigili del fuoco che lavorano per la

messa in sicurezza e il rinforzo degli

edifici, operano sia dall'alto che di lato

con procedure proprie in posizioni sicure

fuori dalle traiettorie di caduta

di elementi pericolosi. Prima dello

spostamento dei Beni Culturali verso i

depositi temporanei e i laboratori dei

Vigili del Fuoco, sono individuati accessi

rapidi e via di fuga, veri e propri

percorsi di esodo per ridurre al minimo

i tempi di permanenza degli operatori

nelle aree a rischio. In caso di circostanze

particolari con un alto rischio

di pericolo sono realizzati veri e propri

piani di evacuazione o predisposte

aree di ricovero al di fuori dell’edificio.

Gli accessi con protezione come i tunnel

protettivi fissi o mobili, il rinforzo

o la stabilizzazione di elementi precari

mediante rinzaffi, sbadacchiature,

cerchiature, graticci, puntellamenti

anche in sequenza “progressiva”, consentono

agli operatori di lavorare in

sicurezza. La messa in sicurezza dei

beni culturali con finalità di rinforzo

strutturale avviene tramite la stabilizzazione

delle membrature, l’aggiunta

di elementi di rinforzo, sigillature e

sbatacchiature, cerchiature e tirature,

graticci di contenimento e strutture di

ausilio.

Il trasferimento del patrimonio artistico

in aree sicure è svolto sia in modalità

“semplice” che con opere provvisionali

oppure con tecniche particolari.

In tutti questi anni, le attività svolte

dai Vigili del Fuoco e le collaborazioni

istituite con gli organi territoriali,

guidati da un organo centrale che

presiede alle attività di pianificazione

e gestione dell'emergenza, hanno

permesso di migliorare notevolmente

gli interventi volti al recupero e alla

messa in sicurezza dei beni culturali a

rischio, nonché di aumentare la sicurezza

degli operatori.

Riferimenti Bibliografia

[1] Vademecum STOP - Schede Tecniche delle opera provvisionali

per la messa in sicurezza post-sisma da parte dei

vigili del fuoco, Università degli Studi di Udine (http://

www.vigilfuoco.it/aspx/download_file.aspx?id=8746)

[2]http://www.vigilfuoco.it/aspx/isaViewDoc.

aspx?id=168&t=1

[3]http://www.vigilfuoco.it/aspx/isaViewDoc.

aspx?id=180&t=1

[4]http://www.vigilfuoco.it/aspx/isaViewDoc.

aspx?id=174&t=1

[5] Atti del Convegno "Gestione delle Criticità Strutturali

in Emergenza” (http://www.vigilfuoco.it/aspx/isaAtti-

ConvegniDett.aspx?id=361)

[6] Romano G & Grimaz S et alii (2015) “ L’utilizzo di

strumenti innovativi da parte del Corpo Nazionale dei Vigili

del Fuoco in occasione del terremoto del Nepal 2015

per la rapida stima dei danni e il supporto alle decisioni

per la messa in sicurezza di edifici strategici monumentali

( http://conference.ing.unipi.it/vgr2016/images/

papers/282.pd"

[7]http://elearning.humnet.unipi.it/pluginfile.

php/82203/mod_folder/content/0/Nepal.pdf?

[8]http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/SG-

MiBAC/documents/1348142845637_Protocollo_intesa_Mi-

BAC_2012.pdf

[9]http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/Mi-

BAC/documents/1338454424863_allegato1.pdf

Abstract

The article highlights the activities of Vigili del Fuoco

related with Cultural Heritage, damaged by natural disasters.

In particular, are highlighted the collaborations

activated with the Ministero dei Beni e delle Attività

Culturali (MiBAC) and the method of intervention of the

Vigili del Fuoco for the safeguarding and safety of Cultural

Heritage.

Keywords

Beni culturali; rischio, vigili del fuoco; salvaguardia; MiBAC

Author

Redazione Archeomatica

redazione@archeomatica.it

24 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali

25

TFA - Laser Scanner in vetrina con GeoSDH di GEOWEB

Il Forum TECHNOLOGY for

ALL è una delle poche vetrine

per le tecnologie geomatiche

di ultima generazione.

Tecnologie che spesso

presentano la difficoltà di

poter essere presentate o

dimostrate al largo pubblico,

in quanto il più delle

volte la quantità di dati è

notevole e di natura per cosi

dire "speciale", cosi come lo

sono le nuvole di punti derivate

attraverso le ultime

tecnologie dei laser scanner

tradizionali e mobile. Basandosi

su questo paradigma

di usabilità del dato, l'opera

divulgativa di TFA ha scelto

di appoggiarsi a chi come

GEOWEB (www.geoweb.it)

è in linea con le esigenze

dei professionisti, di accesso

alle tecnologie complesse,

e che trova la risposta

nell'innovativo progetto

GeoSDH (www.geosdh.it), il

cui obbiettivo è appunto lo

storage intelligente di dati

geospaziali.

La gallery dei dati laser

scanner del workshop in

campo della giornata del 17

Ottobre 2017 è stata realizzata

dalle aziende che hanno

partecipato al forum, e

le cui risultanze parziali delle

acquisizioni, sono quindi

disponibile al seguente link

web: https://metior.geoweb.it/gallery/tfa.

Puntando

il mouse al link potrete

accedere a diverse scansioni,

e per navigare basta cliccare

sul simbolo "?" in alto a

sinistra e guardarsi il video

di help, mentre per saperne

di più sulla gallery e sulle

diverse nuvole di punti, basta

puntare il mouse in alto

a destra sulla scritta "COME

E PERCHÉ DELLA GALLERY

TFA".

Una immagine con setting ad hoc dei dati laser scanner di Trimble di Villa dei Quintili. Hosting Intelligente via web sul portale GeoSDH di GEOWEB (metior.geoweb.

it/gallery/tfa).


TECHNOLOGYforALL

TFA

Beni culturali a rischio: nuove tecnologie al TFA2017

TECHNOLOGYforALL

La tecnologia KAARTA Stencil: SLAM di ultima generazione.

A cura della redazione

La tecnologia SLAM è incentrata

sulla determinazione metrica

di uno spazio non noto tramite l’utilizzo

di una IMU, associata a un

sensore laser scanner, che costruisce

il contesto man mano che lo

percorre. Il principio del processo

è di utilizzare il contesto/ambiente

per aggiornare di continuo la

posizione del sensore: durante la

fase di acquisizione vengono infatti

estratte features dallo spazio

misurato riosservate più volte

quando il robot si muove al suo

interno.

Il motore KAARTA aggiunge qualcosa

in più rispetto alla normale tecnologia

SLAM, avvalendosi delle

immagini per aumentare l’accuratezza

del posizionamento non più

basata solo sui Landmark derivati

da laser scanner.

Il processo utilizzato è illustrato

nel diagramma.

Ove alla predizione della posizione

derivata da un sensore IMU, si

aggiungono processi fotogrammetrici

di restituzione 3D, e quindi

derivazione del punto di presa dei

fotogrammi, ai processi di triangolazione

resi possibili dal laser

scanner in funzione del riconoscimento

di alcuni landmark.

Il risultato è nel sistema rappresentabile

con i tre elementi interagenti

come da figura.

Il risultato è una registrazione della

nuvola di punti dell’ambiente

che ci circonda ottenuta in tempo

reale nel mentre ci si muove intorno

all’oggetto.

Nelle immagini seguenti l’area del

Colosseo a Roma rilevata con una

“passeggiata” intorno all’Anfiteatro

Flavio della durata di circa 15

minuti.

Nel mentre i classici sistemi SLAM

soffrono di errori che si propagano

durante il rilievo, il sistema KAAR-

TA Kaarta Engine ha un errore di

deriva 10 volte più basso.

Nelle figure alcune catture di

schermo dei dati rilevato col siste-

26 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali

27

a)

b)

a) Rlevamento dimostrativo

del Colosseo a nuvola

di punti, realizzato in

15 minuti, il tempo di

percorrere passeggiando il

perimetro del monumento

a distanza anche ravvicinata,

come mostrano le

pathway colorate dell'immagine

di destra.

b) Rilievo a nuvola di

punti realizzato durante

il TFA2017 nella Villa dei

Quintili a Roma.

ma KAARTA nella Villa dei Quintili durante

il workshop sul campo del TFA.

L’acquisizione è durata solo il tempo

necessario a percorrere le aree rilevate.

La successiva elaborazione tramite

il sistema Metior della GeoWeb

consente di visualizzare i dati direttamente

dal web e utilizzare tools di

misura come quello mostrato.

KAARTA è stato presentato da Microgeo

nell’ambito delle molteplici suite

promosse.

Nell'immagine

uno

screenshot

del sistema

di Hosting

sul portale

GeoSDH di

GEOWEB.

Abstract

An application of Kaarta Stencil System – Slam technology

for the quick survey of the cultural heritage at risk

during TECHNOLOGYforALL2017 at Villa dei Quintili.

Keywords

Microgeo; tecnologia slam; sistema kaarta stencil; rischio;

beni culturali

Author

Redazione Archeomatica

redazione@archeomatica.it


TECHNOLOGYforALL

TFA

TECHNOLOGYforALL

Alcuni momenti del

Technology for All

2017. Il workshop

in campo tenutosi

alla Villa dei Quintili

sull'Appia Antica

e la mostra strumentale

durante la

conferenza alla Biblioteca

Nazionale

centrale di Roma.

2

TECHNO

0

TECHNO

28 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali

29

LOGYforALL

LOGYforALL

7

1


INTERVISTA

Save the Syrian Heritage:

technologies to document Palmyra

and endangered world heritage

Interview to Yves Ubelmann, Iconem's CEO

By Redazione Archeomatica

Fig. 1 - Yves Ubelmann and Philippe Barthélémy

Iconem is a French start-up created in 2013 by Yves

Ubelmann, an architect specialized in archaeology,

and Philippe Barthélémy, an aeroplane and helicopter

pilot. The company is involved into the documentation

of major archaeological sites in the middle-east. The

Iconem's team is composed by architects, engineers and

graphic artists which are specialized in 3D production.

The french start-up has made a name for itself by taking

on unprecedented technological challenges, including

the complete modelling of Pompeii as well as scanning

archaeological sites in Syria, Afghanistan, Iraq and Haiti.

All of these plans will soon be available for the general

public online on a special platform which will constitute

a unique virtual archaeological encyclopaedia.

Using the latest technologies and procedures, drone photography

and photogrammetry, Iconem works to preserve

unique archaeological heritage sites worldwide, with the

aim of keeping their memory alive for future generations.

Recently, Iconem has been working with the DGAM (Direction

Générale des Antiquités et des Musées – the Syrian

Directorate- General of Antiquities and Museums) to digitally

reconstruct Palmyra as part of “Syrian Heritage”

Fig. 2 - Theater of Palmyra_IconemDGAM.

30 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 31

Fig. 3 - Citadel of Palmyra.

project. The project intended to create an extensive database

of 3D archaeological information on threatened

Syrian heritage sites. Just a few days after the liberation

of Palmyra, Iconem visited the devastated ancient city to

carry out the first 3D survey of the damages.

Iconem realized survey to produce 3D models of the site

in order to help scientists from all over the world to study

and understand the ancient city damages. Iconem has

already produced an initial 3D model of the temple of Bel

which shows the damage suffered by the building, available

online on Sketchfab.com.

We asked Yves Ubelmann, Iconem's CEO, few questions

about the Palmyra project.

A - How did the project come about? Why did you

choose to focus on that region?

When the conflict in Syria started, foreign archaeological

missions had to leave the country. I was really sad to see

syrian archaeologists left behind. They operate with very

limited resources, trying to protect heritage sites from

destruction. As an architect specialized in archaeology,

I have been working in the Middle East for quite a long

time and I tightened close relationships with the Syrian

Directorate-General of Antiquities & Museums (DGAM).

Thus I really felt the necessity to bring all the support

and expertise I could. Iconem proposes a very efficient

tool to save the memory of archaeological sites through

3D scanning. We use a process called photogrammetry,

where thousands of pictures are taken and then processed

by computers to create 3D model of an archaeological

site.

Y.U. - It was simply natural for us to share this technology

with syrian archaeologists. In 2014, we launched a first

project with the DGAM, helping archaeologists to digitalize

the “Krak des Chevaliers” (a massive citadel on the

UNESCO World Heritage list) which had been damaged by

war. Since fights were ongoing, we helped DGAM from Paris,

and provided them with instructions about the photo

shooting protocol. DGAM members sent us the pictures

through web servers and we start to process them using

our algorithms. After this first step, Iconem's team went

to Syria in December 2015 to extend the project. The

Fig. 4 - Citadel of Palmyra, comparison from January 2009 and April 2016.


Fig. 5 - 3D Model of the Citadel of Palmyra on Sketchfab.

“Syrian Heritage” project was born. We could provide a

more thorough training to our DGAM counterparts. We

were able to digitalize 11 sites. Their memories are now

saved forever. If they are damaged or destroyed, our tool

will make restorations easier, and will make sure their

knowledge is not reduced to ashes.

A - We all know about the Million Images Database, for

example, as well as New Palmyra, and a few more digital

archaeological projects. Could you tell us why Syrian

Heritage is such a unique project?

Y.U. - It is great to see all these initiatives, people working

hard to preserve sites under threat of disappearance. To

protect archaeology in this part of the world, there must

be as many organizations as possible working towards this

common goal. It is also important to see a wide array of

different approaches, all characterized by their own features.

Now, if we have to differentiate “Syrian Heritage”

from other initiatives, I would say that "New Palmyra"

and “Million Images Database” are “remotely supervised”

programs, while we are present on the spot, in Syria.

Besides asking general public to collaborate and provide

images, we are present on the ground among archaeologists.

Our experience taught us that results are often

better when the mission is achieved by a small number of

very well trained and equipped professionals, rather than

by a large number of contributors, who may not have the

same level of equipment and expertise. One single person

during the fieldwork can accomplish true miracles –

capturing a wide area in a record time - when equipped

with the right tools. We are also blessed with our own

proprietary technology, which is a result of a partnership

with a large French research center INRIA. This strategic

partnership provides us a technological advance in the

field of “image based modeling”.

A - Nowadays, in this threatening climate for cultural

heritage and world monuments, which is the role of

digital archaeology? And which are the limit of these

technologies?

Y.U. The unquestionable strength of digital archaeology is

its capability to save the knowledge and memory of an archaeological

site. This ensure an unvaluable tool for researchers,

historians and archeologists, and beyond them,

for the general public. It is also a great way to make sure

that their memory will be passed on from generation to

generation. Modern tools such as drones dramatically reduces

the time allowed to fieldwork and make us capable

to capture various scales of a site simultaneously, while

our brand new computer provide incredibly precise resolutions,

often accurate to the millimeter. Digital archaeology

has recently made light-year jumps and is about

to make new ones in the coming years. However, digital

archaeology cant accomplish miracles. If a scanned

monument that is reduced to, its digitalization may not

be enough to reconstruct it. Indeed, a digitalization only

captures the “outer envelope” of the monument, and not

the inner materials’ composition. Again, technologies are

continuously improving, and I am sure groundbreaking

and disruptive advances await us!

For further information about ICONEM visit: www.iconem.com

Abstract

An interview to ICONEM on the role of digital technologies used to preserve

endangered cultural heritage, with a particular eye on syrian cultural heritage.

Still at the moment the French start-up is working directly on the field to

preserve monuments from destructive madness of the war. In order to pursue

its goals, ICONEM has gained profitable relations with Directorate General of

Antiquities Museum (DGAM), which provide them all the necessary support on

the territory.

Keywords

Digital archaeology, documentation, heritage in danger, drones,

photogrammetry

Author

Redazione Archeomatica

redazione@archeomatica.it

Credits images: ICONEM/DGAM

32 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 33

TO DONATE

and for more information

www.unesco.org/donate/hef

UNESCO HERITAGE EMERGENCY FUND

In armed conflict or natural disaster situations, culture is particularly at risk, owing

to its inherent vulnerability and tremendous symbolic value. UNESCO works with

the international community to protect culture and harness its power as a positive

force to prevent conflicts and facilitate peace-building and recovery, as well as its

potential to reduce negative impacts on lives, property, and livelihoods in case of a

catastrophic event.

The Heritage Emergency Fund is a multi-donor fund for the protection of heritage

in emergency situations. It was created by UNESCO to finance activities and

projects that enable the Organization to assist its Member States in protecting

natural and cultural heritage from disasters and conflicts by more effectively

preparing for and responding to emergencies.

“Everybody’s cooperation is vital.

There is no limit to what we can do

when we stand together to defend heritage

and protect our shared history.

The stakes are high -- but we can act,

as we have in the past.”

Irina Bokova, Director-General of UNESCO

Photo credits

Front: Umayyad Mosque, Aleppo, Syria (2013) © UNESCO

Back: Debris from a collapsed temple in the UNESCO World Heritage Site of Bhaktapur, Nepal (2015) © Omad Havana, Getty Images


RIVELAZIONI

Sperimentazione dell’ENEA condivisa in remoto per la

diffusione di tecnologie innovative di protezione antisismica

di Vincenzo Fioriti, Roberto Romano, Ivan Roselli, Angelo Tatì, Alessandro Colucci, Marialuisa Mongelli, Gerardo De Canio

Fig. 1 - Le due tavole vibranti presso il

Centro Ricerche ENEA Casaccia.

L’adeguamento del laboratorio delle tavole vibranti del Centro

Ricerche ENEA di Casaccia all’interno del progetto CO.B.R.A.

finanziato dalla Regione Lazio permette di migliorare la

diffusione e la condivisione da remoto della sperimentazione di

tecnologie antisismiche per la protezione di strutture storiche e

opere d’arte dai terremoti

Il laboratorio del Centro di Ricerca ENEA Casaccia è dotato

di due tavole vibranti a 6 gradi di libertà fra le più grandi

d’Europa, che consentono di effettuare prove sismiche

triassiali. Le prove su tavola vibrante hanno una decisiva

importanza ai fini della comprensione del comportamento

dinamico delle strutture sotto l’azione dei carichi sismici

(De Canio et al. 2016), consentendo anche la validazione

dei modelli numerici, poiché forniscono misure atte a calcolare

gli smorzamenti, le frequenze critiche ed i principali

modi di vibrazione. Nell’ambito del progetto CO.B.R.A. per

lo sviluppo e la diffusione di metodi, tecnologie e strumenti

avanzati per la COnservazione dei Beni culturali, basati

sull’applicazione di Radiazioni e di tecnologie Abilitanti, il

laboratorio (Figura 1) è stato aggiornato con l’adeguamento

di un innovativo sistema optoelettronico di motion capture

3D, in grado di inseguire gli spostamenti di singoli punti

della superficie dei campioni, punti identificati da appositi

marker (Roselli et al. 2015, Mongelli et al. 2011). Tramite

tale sistema di misura, denominato 3DVision, il primo al

mondo ad essere stato istallato in un laboratorio per prove

dinamiche in ambito sismico, è possibile visualizzare i dati di

vibrazione e i video del provino per trasmetterli in tempo reale su

una piattaforma per la condivisione di tali informazioni che costituisce

un vero e proprio laboratorio virtuale accessibile

tramite un portale web.

Oltre alle tecniche più consolidate per l’analisi dei dati di

vibrazione in queste prove sperimentali è stata esplorata

anche la fattibilità di una innovativa tecnica di processamento

di sequenze video, denominata analisi del Moto Magnificato

(MM), che permette di visualizzare e analizzare

minimi movimenti che non sono visibili a occhio nudo al fine

di monitorare e comprendere il comportamento vibrazionale

degli oggetti.

Nel seguito vengono descritte le prove su tavola vibrante

effettuate su due pannelli in muratura tipica del patrimo-

nio edificato storico italiano e su un piedistallo isolato per

statue a prevalente sviluppo verticale dotato di dispositivi

elettromagnetici di blocco-sblocco attivabile da un segnale

proveniente da un sistema di allerta tempestivo (early warning)

in caso di terremoto, nonché i sistemi e le tecniche di

misura e analisi dati che sono stati impiegati al fine di una

sperimentazione il più possibile condivisibile e fruibile anche

a distanza al fine della diffusione e formazione sui temi

della protezione sismica del patrimonio culturale.

ADEGUAMENTO DELLA STRUMENTAZIONE OPTOELETTRO-

NICA DEL 3DVISION

Nell’ambito delle prove sismiche su tavola vibrante nel progetto

CO.B.R.A. i dati sono stati acquisiti mediante un sistema

di tipo motion capture 3D passivo, denominato 3DVision,

adeguato tramite l’acquisto all’interno del progetto di nuova

strumentazione istallata nel marzo 2016 con la quale il

laboratorio ENEA è il primo in Italia ad aver istallato la versione

più avanzata di questo tipo di strumentazione optoelettronica

basata su tecnologia Vicon.

Tale sistema impiega una costellazione di 10 telecamere

all’infrarosso vicino (NIR) che svolgono una funzione analoga

ai satelliti dei sistemi di posizionamento globale (ad

esempio il GPS). Si tratta, cioè, di un sistema di posizionamento

“locale” in cui le telecamere, una volta fissate alle

pareti o montate su appositi tripodi, illuminano il volume di

misura con appositi led a luce infrarossa e acquisiscono la

radiazione retro riflessa da marcatori (marker) passivi fissati

nei punti di cui si vuole misurare il moto. Il dato di base è

costituito dalla traiettoria nello spazio di speciali marcatori

con cui è possibile ricavare il moto completo dei punti

selezionati (spostamenti, velocità e accelerazioni), nonché

effettuare misure della distanza tra due punti o dell’angolo

formato dalle rette congiungenti tre punti.

Trattandosi di un sistema di visione 3D, la risoluzione geo-

34 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 35

Fig. 2 - Visualizzazione delle misure di vibrazione tramite 3DVision del basamento isolato dotato di sistema di blocco-sblocco (early warning).

metrica raggiungibile dipende da una serie di fattori tra i

quali: la configurazione adottata, cioè dalla posizione reciproca

delle telecamere; la visibilità dei marker; e la qualità

della calibrazione dinamica, che consiste in una procedura

di acquisizione effettuata con uno strumento di calibrazione

che si muove all’interno del volume di misura. In pratica sul

modello della struttura da testare, posto sulle tavole sismiche,

vengono posizionati dei marker sferici del diametro di

25-40 mm che riflettono la radiazione che le camere irraggiano

nel loro campo visivo per mezzo di LED che emettono

nel vicino infrarosso (NIR).

Il sistema 3DVision consente, inoltre, di realizzare filmati

dei test con la sovrapposizione di un modello schematico che

permette di visualizzare la effettiva posizione dei marker.

In questa ottica è integrato nel laboratorio virtuale DYSCO

(structural DYnamics, numerical Simulation, qualification

tests and vibration COntrol), che consente la messa in rete

e la condivisione a distanza delle attività sperimentali condotte

presso il C.R. ENEA Casaccia (De Canio et al. 2013).

Dopo l’acquisizione i dati vengono pre-processati, triangolando

la posizione dei marker, e successivamente post-processati

con particolari tecniche che, attraverso la riduzione

del rumore di misura, permettono di raggiungere una precisione

inferiore al 0.01 mm in termini di errore quadratico

medio. Con le suddette tecniche si possono a sottoporre tali

dati a successive operazione di derivazione numerica per

una ricostruzione del moto completo dei punti di misura,

ottenendo quindi, una stima della velocità ed delle accelerazioni

di ogni marcatore.

APPLICAZIONE DELL’ANALISI DEL MOTO MAGNIFICATO (MM)

L’idea di sfruttare registrazioni video per analizzare strutture,

ponti, edifici non è nuova, ma fino a pochissimi anni

fa non si erano ottenuti risultati apprezzabili, soprattutto a

causa delle difficoltà connesse alla elaborazione delle immagini.

Tuttavia di recente sono stati compiuti grandi progressi

grazie a nuovi algoritmi sviluppati presso il Massachusetts

Institute of Technology di Boston dal gruppo di lavoro

di Freeman (Wadhwa et al. 2017). Tali algoritmi, denominati

moto magnificato (MM) od aumentato (MA), sono in grado

di amplificare i piccoli e piccolissimi spostamenti che una

struttura subisce a seguito di una qualche sollecitazione e

che in genere non sono rilevabili. In un certo senso, i piccoli

moti presenti nel video originale vengono amplificati nel

video processato come se si disponesse di un microscopio.

Il video, preferibilmente ma non necessariamente registrato

con videocamere ad alta velocità ed alta risoluzione, è

apparentemente statico, cioè non vi si discerne alcun movimento,

ma una volta elaborato mette in mostra una serie

di evidenti movimenti. Inizialmente il MM è stato impiegato

per visualizzare fenomeni della fisiologia umana, in seguito

ci si è resi conto delle potenzialità in altri ambiti, quali

la meccanica e l’ingegneria civile. Per validare il MM sono

stati effettuati confronti fra i segnali estratti con metodi

tradizionali da elementi semplici come la sbarra vincolata,

elementi piani risonanti o strutture complesse come il ponte

ed i segnali ricavati dal moto magnificato (Davis et al.

2016), ottenendo buoni risultati qualitativi e quantitativi.

Per estendere tali risultati al settore dell’ingegneria sismica,

presso il laboratorio del C. R. ENEA Casaccia sono stati

intrapresi degli esperimenti di MM nell’ambito del Progetto

CO.B.R.A., finanziato dalla regione Lazio con lo scopo di

propagare tecniche innovative al patrimonio culturale. Pertanto,

anche in considerazione dei presumibili sviluppi che il

MM potrà apportare nell’ingegneria civile e particolarmente

in quella sismica, abbiamo sperimentato la nuova metodologia

sulla vibrazione indotta sui pannelli murari dai test su

tavola vibrante del C. R. ENEA Casaccia. Un primo evidente

vantaggio consiste nella possibilità di evitare l’esecuzione

della caratterizzazione dinamica a livelli di accelerazione

elevate, con possibile danneggiamento dei campioni prima

ancora di sottoporli ai test sismici. Infatti, grazie al MM se

nei test sismici non ci si discosta troppo dal regime di linearità,

già nelle prime fasi della sperimentazione con test

sismici scalati a livelli di accelerazione molto bassi, è possibile

osservare quali sarebbero gli effetti di scosse estremamente

forti pur somministrando in realtà delle sollecitazioni

di bassa intensità. I campioni quindi rimangono intatti

e riutilizzabili, con notevole risparmio di tempo e risorse.

Un altro non meno rilevante vantaggio consiste nell’utilizzo

della superficie ripresa dalla videocamera come matrice di

“sensori virtuali”. In pratica ogni pixel è interpretato come

un sensore che produce un segnale lungo quanto il video,

frame dopo frame. Il segnale è dato dalla variazione di intensità

del pixel o della media di un gruppo di pixel ed è

trattato tramite l’analisi in frequenza tradizionale.

PROVE SU TAVOLA VIBRANTE

Una prima dimostrazione di sperimentazione condivisione

è stata eseguita in occasione del secondo workshop del progetto

CO.B.R.A. tenutosi a gennaio del 2017, nel quale è stata

testata l’efficacia della condivisione con la nuova strumentazione

istallata.


Nei giorni dal 21 al 24 febbraio 2017 è stata allestita ed eseguita

una dimostrazione di sperimentazione internazionale

condivisa a distanza. I test sismici effettuati su tavole vibranti

hanno riguardato l’efficacia di un basamento dotato

di isolamento antisismico di tipo a pendolo a rotolamento,

prototipo per la progettazione di quelli allestiti per i Bronzi

di Riace presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio

Calabria (De Canio et al. 2012). La condivisione remota è

stata realizzata nell’ambito dello “Smart City Summit” di

Taipei con collegamento diretto al laboratorio delle tavole

vibranti del Centro di Ricerca ENEA Casaccia. Grazie al sistema

DYSCO, gli utenti collegati in remoto presso l’Università

di Taipei ed in altre località hanno assistito ai test sismici

e sono intervenuti tramite il collegamento chat, previa

registrazione. Tramite tecnologia Adobe Connect, DYSCO ha

consentito il collegamento video/audio con le telecamere

poste intorno alla tavola ed i microfoni a numerosi fruitori,

oltre ad una chat gestita dall’amministratore che controlla i

collegamenti dal laboratorio ed illustra i dettagli degli esperimenti.

Contemporaneamente, agli utenti è stato anche

possibile vedere i tracciati e le elaborazioni realizzati dal

sistema 3DVision che insegue gli spostamenti della struttura

in esame, così come li osserva l’operatore in laboratorio.

In modo del tutto analogo è stato ripetuta la condivisione

della sperimentazione su tavola vibrante in occasione

del quarto workshop CO.B.R.A. del 13 settembre 2017. In

quest’ultima occasione il basamento isolato è stato dotato

anche di dispositivi di blocco-sbocco di tipo elettromagnetico

per l’integrazione in un sistema di allerta precoce

(early warning) in caso di terremoto (fig.2). Tale soluzione

consente di mantenere ancorato il basamento superiore a

quello inferiore in assenza di terremoto, mentre, nel momento

in cui appositi sensori rilevano le prime vibrazioni

del terremoto, viene inviato il segnale di warning al sistema

che sblocca il basamento superiore e consente l’attivazione

dell’isolamento sismico prima che giungano le vibrazioni più

forti e distruttive del sisma che hanno generalmente alcuni

secondi ritardo rispetto all’inizio della scossa.

Un’altra attività sperimentale eseguita su tavola vibrante

è stata sviluppata per testare l’efficacia di interventi di ripristino

e rinforzo di due pannelli in pietra e tufo, secondo

delle tipologie di muratura tipiche delle costruzioni storiche

del centro-sud italiano. Tale territorio è spesso colpito da

terremoti che hanno effetti distruttivi su queste tipologie

costruttive, ed è quindi naturale la ricerca di tecniche per

aumentare la resistenza della muratura ad un costo contenuto.

Tutto il processo, dalla progettazione dei pannelli e

della struttura in acciaio, alle prove sismiche ed alle valutazioni

comparative dei risultati sono stati oggetto di due

tesi di laurea presso l’Università Roma Tre (Fantauzzi 2017,

Focaccetti 2017).

Una prima sessione di test è stata effettuata nel dicembre

2016 sui due muri senza rinforzo fino a rottura. La sequenza

sismica a cui sono stati sottoposti i muri includeva i principali

terremoti italiani registrati dalle stazioni sismiche presenti

sul nostro territorio. In particolare:

Fig. 3 – Dettaglio dello stato di danneggiamento

del pannello in pietra rinforzato

a fine prova (riquadro a destra) e

zona evidenziata dall’analisi del moto

magnificato (MMA, riquadro rosso).

lato da un test di identificazione dinamica di tipo random

che serve ad analizzare lo stato di integrità strutturale dei

muri, in modo da poter seguire gradualmente il processo di

danneggiamento dei provini.

La condivisione a distanza della sperimentazione ha coinvolto

partner di ricerca e end-user in ambito nazionale o

internazionale. Nello specifico i test sono stati condivisi con

il gruppo di ricerca della University of Miami (Coral Gables,

Miami, FL, USA) guidata dal prof. Antonio Nanni, che è partner

nell’ambito di un progetto di ricerca dal titolo “Composites

with inorganic matrix for sustainable strengthening

of architectural heritage”, coordinato dall’Università degli

Studi Roma Tre (principal investigator: prof. Gianmarco de

Felice) e cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri (MAE-

CI). Queste prove hanno avuto anche notevole riscontro da

parte della stampa nazionale con servizi televisivi (RAI2

e Repubblica TV), dirette su social network (sull’account

facebook di La Repubblica), articoli su quotidiani (La Repubblica,

ILSOLE24ORE) e su siti web di professionisti del

settore (www.ingegneri.info, www.cngeologi.it).

Successivamente, i due muri sono stati riparati e rinforzati

per poi essere risottoposti alla stessa sequenza di test sismici

su tavola vibrante (fig. 3) al fine di fare un confronto

del comportamento strutturale dopo l’intervento, il quale si

compone di due fasi:

1. realizzazione di un cordolo sommitale in muratura armata,

rinforzato mediante messa in opera di un tessuto

in trefoli di acciaio ad alta resistenza nei giunti di

letto, e collegato alle murature sottostanti per messo

di connettori o barre di acciaio. L’intervento ha la fun-

4Irpinia 1980;

4Umbria-Marche 1997;

4L’Aquila 2009;

4Emilia 2012;

42016.

Le suddette registrazioni sono state scalate e somministrate

tramite la tavola vibrante a intensità via via crescente fino

alla rottura dei provini. Ogni test sismico è stato interca-

Fig. 4 - Risposta in frequenza del pannello murario in pietra calcolata con

l’analisi del moto magnificato (MMA, linea rossa) e con i dati dei marker del

3DVision (linea blu). Sono evidenziati i picchi che identificano il primo modo

di vibrare della struttura.

36 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 37

zione di costituire un vincolo alla sommità della parete,

impedendo l’innesco di meccanismi di ribaltamento per

effetto di azioni sismiche ortogonali al piano;

2. applicazione sulla superficie dei pannelli di muratura

di compositi a matrice inorganica (Textile Reinforced

Mortar, TRM) costituiti da un tessuto unidirezionale in

trefoli di acciaio ad alta resistenza (per il campione in

muratura di tufo) e una rete bidirezionale in fibra di

basalto e acciaio inox (per il campione in muratura di

pietrame), applicati per mezzo di malte a base di calce

idraulica maturale. L’intervento ha la funzione di migliorare

la resistenza flessionale delle pareti sollecitate

fuori dal piano;

Gli esperimenti condotti hanno dimostrato l’efficacia delle

tecniche di rinforzo a cui sono stati sottoposti i pannelli,

che sono stati in grado di sostenere scosse di intensità molto

più elevata che senza rinforzo.

Nell’ambito di questi ultimi test sono state testate le innovative

tecniche di analisi visiva delle vibrazioni dei pannelli

tramite algoritmi di analisi del moto magnificato (MMA). In

particolare, questa tecnica è stata applicata sui test di tipo

random. Infatti, trattandosi di una procedura necessaria

all’identificazione dinamica della struttura e al tuning dei

parametri di controllo della tavola, l’input vibrazionale a

cui è sottoposto il provino è di intensità molto bassa e, quindi,

le vibrazioni del pannello nei video originali sono praticamente

impossibili da notare a occhio nudo. La strumentazione

utilizzata per acquisire i dati è un tablet commerciale,

la cui risoluzione (720 x 1280 pixel) e la velocità delle

riprese video (28 fps) è piuttosto modesta. Questo al fine

di esplorare l’efficacia del metodo con strumenti di bassa

gamma, se non low-cost, che sarebbe uno degli aspetti più

interessanti di questa tecnica, la cui efficacia è stata già

dimostrata con costose videocamere ad altissima velocità

(500-2000 fps).

Effettivamente, una volta settati in modo ottimale i parametri

dell’algoritmo implementato per l’elaborazione dei

video acquisiti, il moto magnificato è stato in grado di rivelare

i movimenti del pannello, con oscillazioni concentrate

in specifiche zone del provino. Quando, successivamente,

il pannello è stato sottoposto all’equivalente della scossa

del terremoto di Amatrice, si sono prodotte delle fratture

nell’area evidenziate dalla MMA, corrispondenti al riquadro

indicata in Figura 3.

La MMA si è rivelato, quindi, in grado di fornire visivamente

indicazioni predittive sulle zone più critiche e sull’integrità

della struttura muraria prima che si concretizzasse il danneggiamento

palese del muro.

È stato anche eseguito il calcolo della funzione di risposta in

frequenza (FRF) sulla base di dati ottenuti tramite i “sensori

virtuali” del MM. I sensori virtuali sono costituiti dall’insieme

di 1580 pixel localizzati nel riquadro rosso in figura 4, i

cui valori nel tempo sono a loro volta l’analogo dei segnali

ottenibili da strumenti collocati a contatto sulla struttura

sottoposta ai test sismici. Avendo acquisito i video a 28 fps

(che rappresenta la frequenza di campionamento della misura)

l’analisi tramite MM non può estendersi oltre il limite

massimo teorico di 14 Hz (per il noto teorema di Nyquist-

Shannon) e comunque l’identificazione delle frequenze risulta

tanto più difficile quanto più ci si avvicina a tale limite.

Conseguentemente, la sperimentazione effettuata con

la strumentazione di modeste prestazioni utilizzata mirava

a verificare se si riusciva a identificare le frequenze modali

della struttura al di sotto dei 10-12 Hz.

Gli stessi calcoli sono stati eseguiti anche con dati misurati

contemporaneamente con sensori accelerometrici convenzionali

o provenienti dal sistema 3DVision in modo da avere

dei termini di confronto per verificare i risultati ottenuti

con il metodo MM. In Figura 4 si mostra che la frequenza

del primo picco di risonanza rilevata con la MM (pari a 7.9

Hz) sia molto vicina alla frequenza del primo picco ottenuto

con l’analisi dei dati dei marcatori del 3DVision (pari a 7.8

Hz), che a sua volta è pressoché coincidente con i risultati

ottenuti con accelerometri convenzionali.

Bibliografia

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[8] Fantauzzi, D. (2017) Prove su tavola vibrante di pareti in muratura sollecitate

fuori dal piano. Tesi di Laurea, Università Roma Tre.

[9] Focaccetti, E. (2017) Prove su tavola vibrante di pareti in muratura rinforzate

con materiali compositi a matrice inorganica comprendenti tessuti in

acciaio e reti in fibra di basalto applicate con malte a base di calce idraulica

naturale. Tesi di Laurea, Università Roma Tre, 2017.

Abstract

Within the framework of the CO.B.R.A. project for the development and dissemination

of methods, technologies and advanced tools for the conservation

of cultural heritage, data and experimental results of several shaking table

tests were remotely shared. Through the upgrading of the laboratory with

new optoelectronic instrumentation and the application of innovative video

processing techniques, the vibrations induced to two typical Italian historic

masonry walls and to an isolated pedestal provided with early-warning system

for delicate statues were measured and analyzed.

Parole chiave

Protezione antisismica, sperimentazione condivisa in remoto, motion capture 3D,

moto magnificato, allerta tempestiva

Autore

Vincenzo Fioriti

Roberto Romano

Ivan Roselli

ivan.roselli@enea.it

Angelo Tatì

Alessandro Colucci

Marialuisa Mongelli

Gerardo De Canio

GERARDO.DECANIO@enea.it

ENEA, Via Anguillarese 301, 00123, S. Maria di Galeria, Roma


GUEST PAPER

Hazards, heritage protection

and disasters resilience

Competence, Liability and Culpability. Who's the blame?

by Claudio Cimino

Looking back at the past seventy or so years, it is hard to remember of a time when culture

and cultural heritage have been more threatened. The third most important economic

resource in Europe is seriously threatened in spite of the increased efforts made to protect it.

Responsibility, Liability and Culpability. Who's the blame?

CULTURAL HERITAGE AND TOURISM,

A SOMETIMES UNCOMFORTABLE LIAISON

Tourism is today considered the third most important sector

in the European economy. During the last decades, tourism

confirmed to be a a strong source of employment giving a

significant contribution to the generation of the overall EU

GDP. The sector kept growing significantly in Europe also

during the severe economic conditions suffered as a result

of the financial crisis started in 2007. Tourism, directly and

indirectly generates over 17 million jobs in the EU with operators

engaged in a broad range of economic areas.

Based on the current trends, tourism worldwide is expected

to further grow during the coming decades, although under

a variety of geographic, socio-economic, cultural, etc. declinations,

which are also connected to travellers age range,

social access and economic status.

In 2012 the tourist expenditure in the EU registered an increase

reaching 291 € billions (EU 28) compared to the 265

€ billions of the prior period (EU 27) 1 . The UNWTO 2 reported

a similar general tendency with international tourism breaking

for the first time in history the one billion tourists in

2012 with a worldwide growth rate ranging between 3-5%

yearly during the same period, although several regions of

the world registered an even better overall performance.

During the last few decades, the World Bank group and international

donors’ programmes accompanied the positive

trend focusing on tourism as a catalyst to promote socioeconomic

development for the improvement of living conditions

and social stability of local communities. A process

that involved and still involves public and private investors

and stakeholders with the participation of big investment

groups but also small ones, often including little individual

investors who are able to detect very interesting investment

opportunities. Such a composite investors’ portfolio is the

main reason why any estimate provided about the effective

investment made in this sector risks to underscore the

actual figures.

To meet the needs of the very articulated tourist market,

several countries adopted specific policies making significant

investments to develop and innovate structures and

infrastructures to preserve and promote their natural and

cultural heritage acknowledging the immense intrinsic values

and high economic potentials of these non-renewable

resources.

TOURISM, CLIMATE CHANGE & GLOBAL WARMING,

URBAN DEVELOPMENT, NEGLIGENCE, CONFLICTS

AND OTHER THREATS. CULTURAL HERITAGE IS AT RISK!

However, in spite of the several recommendations issued by

UNESCO, UNWTO, ICCROM and other specialised organisations,

often investments on tourism development programmes

neglect to introduce mechanisms for the protection of

natural and cultural heritage sites from all sort of hazards,

including those posed by the same visitors. Considered the

current large numbers of tourists and those expected in the

near future, it is imperative that stricter regulatory policies

and DRR plans are introduced to help mitigate the impact

of the heavy anthropic action on natural and cultural sites

aware that tourism represents just one of the sources of

threat for natural and cultural heritage.

Actually, major natural and man-made disasters in the past

were relatively sporadic if compared to the current dynamics.

We assist today to natural events marked by unprecedented

violence and frequency that are often associated

to global warming and climate change. Not less violent are

the events caused by terrorism, armed conflicts, neglect

and/or mismanagement. Combinations of major natural

and anthropogenic events with a domino effect like in the

dramatic disaster of Fukushima are also frequent.

Although a few political leaders deny the evidence, the

hazards posed by global warming and climate change are

acknowledged by most world leaders, especially considering

that 170 over a total of 197 States Parties to the United

Nations Framework Convention on Climate Change ratified

38 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 39

2015 Paris Agreement, confirming that significant policies

are necessary worldwide to attempt reduce the trend 3 .

Meanwhile, projections issued by the United Nations in

2014 estimate that the world urban population will sensibly

grow passing from 54% in 2013 to 66% in 2050 4 . An increased

consumption of territory should be expected as a result in

most regions of the world while the highest concentrations

of population will be reached in Europe, the USA and Asia

where over 80% of the population will be settled in densely

inhabited cities while the remaining 20% will be living in a

practically emptied countryside. For opposite reasons, this

split human settlement model introduces new factors of threat

on both rural and urban heritage.

In fact, in areas characterised by a low density of population

the risks are associated to a reduced territorial control

including for the protection of natural and cultural heritage,

resulting in lower security conditions and relatively

limited capacity to manage major events such as fires, landslides,

erosion, earthquakes, floods, etc. according to a

sadly well known pattern.

In cities exposed rapidly growing population and higher

density, instead, the fast urban development or/and the

regeneration of the built stocks available, leaves room for

typical speculative models, often imposed by groups of (financial)

interest pressing on regional and local authorities,

resulting in interventions that involve heavy land use, soil

erosion, destruction of historic townscapes, gentrification

and loss of authenticity, directly and indirectly exposing heritage

at risk from a variety of threats that jeopardise the

whole conservation of historic cities, archaeological sites

and their surrounding cultural landscapes and natural environment.

Heavy land use, promotion of intensive urban development

and lack of proper regional planning instruments

leave always visible signs of their impact on heritage and

environment. That is why a proper planning and monitoring

of these activities should be methodically conducted

starting with a making Impact Assessment. The introduction

of this instrument would be extremely useful to inform

the whole chain of decisions making in urban and regional

planning, however, unfortunately it is not sufficiently widespread

yet.

There is an increased institutional awareness today of the

widespread contingent situations threatening natural and

cultural heritage wherever located in urban or open rural

areas and of the need to adopt appropriate disaster risk reduction

measures to prevent, mitigate and respond to every

sort of threat. Several EU H2020 DRS research projects are

currently studying the problems connected to urban and rural

heritage protection in areas affected by climate change,

global warming and subject to natural and anthropogenic

events.

However, cultural heritage today is also increasingly exposed

to the risk from the effects of social unrest, symmetric

and asymmetric armed conflicts, terrorism, sacking, looting,

illicit trafficking, and other threats of anthropogenic

nature that are frequently reported within the daily news.

The 2016 edition of the Conflict Barometer states that 226

violent conflicts occurred in 2015 and during the same period

38 conflicts were classified as highly violent 5 . Millions

of civilians are forced out of their endangered homes every

year and most of them leave their countries in search for

safer environments bringing with them only fragments of

their often rich cultural legacies.

It is evident that natural and cultural heritage worldwide

are exposed to all sorts of threat. Phenomena of huge magnitude

that severely hit vast portions of territory, causing

disastrous effects on structures, infrastructures as well as

on heritage, clearly jeopardising the chances of a socioeconomic

benefit in return from the public and private investments

made.

The concerned specialised community worldwide search for

alternative and more advanced solutions for different types

of threats, a better understanding of the causes of threats

and to propose alternative methods to improve the level of

protection of natural and cultural heritage at risk.

Several international and national Agencies and Research

Centres developed studies and applied with important investments

to help the concerned authorities protect cultural

heritage with adequate measure in response to the

multiple hazards threatening its resilience.

In the attempt to contribute find scientific and technological

solutions, since several years the EU launched a series

of calls for proposals for research projects especially but

not solely within the EU Framework Programme and some

relevant research projects are currently ongoing within the

Horizon 2020 and the JPI CH programmes.

On December 7, 2016, the EU DG RTD organised an experts

meeting held in Brussels (B) with the participation of several

international agencies and experts of various disciplines

engaged in the protection of cultural heritage worldwide.

A number of queries were posed for the development of a

comprehensive European approach and find possible solutions

for the implementation of concrete measures to protect

threatened natural and cultural heritage 6 .

It is expected that further research and international cooperation

projects will be promoted through all the available

instruments within the EU 2014-2020 programmes and

given the complexity of the problematic to be addressed,

probably also the next seven years and innovation for the

period 2021-2027 will promote research and innovation for

the concrete development of cultural heritage protection

policy.

The need to protect cultural heritage at risk has been lately

addressed also within the Council of Europe Convention on

Offences relating to Cultural Property (Nicosia, 19/05/2017

Treaty No. 221). The Convention aims to prevent and combat

the illicit trafficking and destruction of cultural property,

in the framework of the Organisation’s action to fight

terrorism and organised crime. A very necessary convention

keeping in mind that the European zone is considered one

of the regions of the world most affected by international

art crime.

STATE OF THE ART IN CH PROTECTION AND INPUTS NEEDED

As mentioned, several international organisations and state

agencies are currently working at the definition of strategies

and models to respond in case of major natural and

man-made events however, so far only few countries have

been able to develop properly designed progressive plans

for the protection of natural and cultural heritage. In spite

of their commitment to the UNESCO Conventions, in case of

major events States Parties are often caught unprepared as

they lack of adequate Disasters Risk Reduction (DRR) policies

and adequate measures to secure heritage resilience.

Apart from a few exceptions, state agencies and local authorities

are aggravated in their ordinary of maintenance,

monitoring and conservation tasks and most cultural heritage

sites lack of properly designed management plans (if

any) while based on international conventions they are expected

to also deploy proper risk preparedness plans providing

also measures to reduce the effects and, respond to all

sort of extreme events cultural heritage.

Fig. 9 - Sezione - prospetto elaborata con 3DReshaper.


Budget restrictions, lack of trained personnel and means,

absence of emergency plans, weak or no cooperation

between national agencies. These are usually claimed to be

the main reasons for failure vis-à-vis events that find the

concerned authorities widely unprepared to protect natural

and cultural heritage when major events happen. The consequences

are under our eyes.

However, waiting for the development of scientific and

technological research and innovation to be available and

facilitate their tasks, a preventive heritage conservation

and protection is possible by adopting an integrated regional

management approach within an inter-agency cooperation

framework. An approach that would permit to maximise

the use of financial, structural and human resources available

for the development of early detection strategies to

identify different sources of threat and for the deployment

of preventive DRR measures designed for the protection of

natural and cultural heritage an evident beneficial effect

also for the local communities.

Innovative, efficient and operative cooperation agreements

between agencies are necessary and could be sufficient to

deploy and implement proper risk preparedness plans at a

territorial scale. However, inter-agency cooperation in most

cases is still far from becoming a widespread reality often

due to guilty neglect or worse to internal political hostility

between parties in constant competition. It is a global

phenomenon that affects several countries and confirms a

tendency to breach the Sendai Framework 7 .

There are however, a few countries where promising experiences

of inter-agency cooperation are implemented for

the protection of cultural heritage and DRR policies are set

with the direct involvement of concerned public and private

stakeholders. For the time being these cases represent an

exception rather that a common practice.

I like to mention here the case of the War Free World Heritage

Listed Cities, a 46 months project completed in December

2013 thanks to an EU grant within the ENPI CIUDAD

programme. The project was coordinated by WATCH 8 in

partnership with the Council of the United Municipalities of

Byblos (Lebanon) and the Municipality of Mtskheta (Georgia)

in Association with NEREA (Italy) and FOCUH (Turkey), with

backstopping from UNESCO, ICCROM, IIHL, ICOM and the Austrian

Army and with the participation of international experts

of various disciplines from ICOMOS ICORP, Securcomp

and several other organisations (info in: www.warfreeheritage.net).

Main objective of the project was to develop models of

good urban Governance by planning and implementing

comprehensive Risk Preparedness Plans for the Enhanced

Protection of two world heritage sites according to the Second

Protocol to the UNESCO 1954 Convention of The Hague

(Convention) 9 .

Thanks to the multidisciplinary, inter-sectorial approach

adopted in the project a methodology was established for

the implementation of the Convention with an urban and

regional planning approach looking at cultural heritage risk

management as a matter of Good Governance at territorial

level taking into account all types of threats.

The methodology was tested in Georgia and Lebanon and

apart from achieving the set objectives, the sustainability

of the action was confirmed when, after two more years of

cooperation between, a draft dossier for the nomination of

the Historical Monuments of Mtskheta and the surrounding

protection zone prepared within the project framework was

further developed and finally submitted in March 2015 by

the Government of Georgia to UNESCO for approval by the

International Committee for the Protection of Cultural Property

in the Event of Armed Conflict.

The dossier was finally approved in December 2016 and Enhanced

Protection was granted to the Historic Monuments

of Mtskheta that became the 11 th heritage site listed in this

list, and now the site is placed under the highest level of

protection possible according to international law.

A conclusion sealing an experience and a track record of

achievements that can now be replicated in support to any

other State Party of the Convention and UN Member States

at large. This especially based on art. 20 of the UN Resolution

2347 (2017) adopted by the Security Council at its

7907 th meeting, on 24 March 2017 calling ‘upon UNESCO,

UNODC, INTERPOL, WCO and other relevant international

organizations, as appropriate and within their existing mandates,

to assist Member States in their efforts to prevent

and counter destruction, looting and trafficking of cultural

property in all forms’.

However, in spite of being an important achievement Enhanced

Protection actually represents the beginning of an

itinerary. In fact, like in any other UNESCO Conventions,

State Parties are requested to maintain, continuously improve

and update the level of site management described

in the nomination dossier and to abide also with the recommendations

received from UNESCO to ensure the respect of

the prescribed conditions.

COMPETENCE, LIABILITY AND CULPABILITY.

WHO’S THE BLAME?

Is there a chance to turn threats to natural and cultural

heritage into opportunities for a good regional Governance?

The experience made so far demonstrated that costs associated

to design and concretely deploy dynamic risk

preparedness measures on the territory to prevent/mitigate

the impact of major events on natural and cultural

heritage can be relatively contained. As mentioned, this is

possible thanks to the maximisation and harmonised use of

resources normally available under countries under various

declinations (e.g. State agencies, Civil protection, Fire departments,

Police, Army, ICRC, Specialised Civil Society Organisations,

Universities and Research centres) resulting in

the optimization of the institutional efforts needed.

Any responsible executive wishing to develop a DRR plan

for the protection of natural and/or cultural heritage from

the existing intrinsic and territorial hazards should consider

to use urban/regional planning approach and models of

good Governance, following UNESCO and/or ICCROM recommendations/guidelines

for risk assessment, mitigation and

response adapted to the heritage context of application.

To prevent duplication of efforts and overlapping, before

undertaking the endeavour s/he should try to verify the following

prerequisites:

1. Is there any DRR Plan to protect your cultural heritage

in place?

2. Has an inter-agency risk management committee for

the protection of cultural heritage under extreme

events been set? Were the respective referent persons

identified and were contacts with/between them

established?

3. Has a 24/7 early risk management plan been prepared

and tested to secure the timely implementation of the

set emergency measures within whatever context?

4. How many persons are available and which duties are

they assigned? Have they been properly (re)trained,

organised and equipped during the last 12 months to

40 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 41

be ready to implement DRR for the protection of the

selected heritage site whatever the type of natural/

man-made disaster?

5. How many public awareness campaigns on the heritage

sites values and policies for their protection were

promoted locally/nationally to promote widespread

information to various age target groups and stakeholders?

As mentioned Conventions, International Law, Directives

and a wealth of Recommendations and Guidelines are there.

Some good practice now exist and also a quite widespread

literature produced by UNESCO, ICCROM, and several other

specialised international organisations are now available.

The responsible officers should take the time to reply to the

above and other questions of the type at least twice a year,

search for answers to questions that have not an immediate

answer. May answers remain pending a proper verification

of existing DRR plans should be conducted and, if needed,

plans should be further developed and enforced.

The promotion of preventive measures for the protection of

heritage sites at risk with an urban / regional planner approach

has a positive impact at a territorial level since the

risk assessment and DRR measures studied for natural and

cultural heritage would would apply also to structures, infrastructures

and areas of interest for the whole community

of the analysed territory. As said, the all process of planning

and deployment of dynamic DRR measures for the protection

of natural and cultural heritage from disasters can be

realised at a relatively contained cost by maximising the use

of available human resources and budgets, promoting interagency

cooperation and involving specialised no-profit civil

society organisations. An approach repeatedly suggested in

several conference, reccommendations and publications

(10).

There is a very thin difference in a choice between possible

and not possible in the domain of heritage protection and it

can be very well linked to the difference between ‘will or

not’ of the responsible executive.

In fact, similarly to any good manager in a SWOT analysis,

the competent executive officer should be able to transform

a threat into an opportunity and, a weakness into a

of strength.

A competent executive officer would also be re-liable and

could easily set the most appropriate scenario to initiate,

gradually develop and implement an exhaustive risk assessment

and early detection plan and deploy the relative DRR

measures necessary for the protection of the heritage site

and its surrounding area/territory. Any responsible executive

unable to set the necessary plan should question whether

s/he has got the required competence, and/or in case,

consider if appropriate to involve an external supporting

expertise. An executive who denies the need of establishing

properly designed risk preparedness measures and leaves

the site exposed to threats should be considered guilty in

case of disaster and should be blamed for any consequences

caused to people and heritage site s/he is responsible for.

Notes

1 Source EUROSTAT http://ec.europa.eu/eurostat/web/tourism/statisticsillustrated

2 Source UNWTO Highlights, 2013 Edition. http://www.e-unwto.org/doi/

book/10.18111/9789284415427

3 The Agreement builds on the 1992 United Nations Framework Convention

on Climate Change Agreement see: http://unfccc.int/paris_

agreement/items/9485.php

4 United Nations. Department of Economic and Social Affairs. World Urbanization

Prospects, 2014 revision. https://esa.un.org/unpd/wup/

5 Conflict Barometer is published at the Heidelberger Institut für

Internationale Konfliktforschung (HIIK). https://www.hiik.de/en/konfliktbarometer/

pdf/ConflictBarometer_2016.pdf

6 Cultural heritage, disaster resilience and climate change: the contribution

of EU research and innovation. https://europa.eu/newsroom/events/

cultural-heritage-disaster-resilience-and-climate-change-contribution-euresearch-and_en

7 EU priorities in the context of the Sendai Framework: (1) Building risk

knowledge in EU policies; (2) An all-of-society approach in disaster risk management;

(3) Promoting EU risk informed investments; and (4) Supporting the

development of a holistic disaster risk management approach

8 World Association for the Protection of Tangible and Intangible Cultural

Heritage in times of armed conflicts

9 The 1999 Second Protocol to the (1954) UNESCO Convention of The Hague

for the Protection of Cultural Property in the Event of Armed

(10) H. Stovel, ‘Risk Preparedness: A Management Manual for World Cultural

Heritage’ ed. ICCROM et al. in 1998.

Abstract

In ordinary circumstances managing cultural heritage is not any easy, yet,

lately it turned into a much more challenging job. During the last few decades

we assisted to an increased number of disasters caused by events of

unprecedented frequency and dimensions with significant losses of human

lives, devastated territories and heritage. This article analyses the reasons

why in spite of their commitment to UNESCO Conventions in case of disaster

States Parties are often caught unprepared due to lack of concrete Disasters

Risk Reduction (DRR) measures to secure heritage resilience.

Keywords

Disaster Risk Reduction, Regional/Urban Governance, Enhanced Protection,

UNESCO Conventions, Heritage Impact Assessment.

Author

Vincenzo Fioriti

Claudio Cimino

c.cimino@eyeonculture.net

Secretary General, WATCH (World Association for the Protection of

Tangible

and Intangible Cultural Heritage in times of armed conflict);

Board of Architects, Urban planners, Landscape designers and Conservators

of Rome; Founder of Alchemia Project Associates (Italy)

Conflict


AZIENDE E PRODOTTI

TUTELA DEI BENI CULTURALI

TECNOLOGIA WIRELESS PER IL CONTROLLO DEL

MICROCLIMA NEGLI AMBIENTI CONSERVATIVI

A dicembre 2017 è iniziata una campagna di monitoraggio

microclimatico, utilizzando per la prima volta

presso un importante museo di Roma, una rete di monitoraggio

con sistema Wireless e di ridotte dimensioni.

La sperimentazione per la valutazione del microclima

durerà diversi mesi, e verrà condotta dai professionisti

di Ascisse S.r.l., azienda specializzata nel settore degli

strumenti di misura e dei sistemi di controllo ambientale

complessi.

Attualmente, è sempre più diffusa la consapevolezza

che il controllo del microclima rappresenti negli ambienti

espositivi e conservativi un’esigenza irrinunciabile

per la corretta gestione delle opere d’arte: la conservazione

del patrimonio culturale oggi deve essere infatti

affrontata non solo mediante interventi e restauri

d’urgenza, ma preferibilmente in maniera preventiva:

il controllo in continuo dei parametri ambientali, si colloca

di fatto tra le principali attività preventive, ed è

regolamentato da normative e linee guida tecniche,

leggi (vedi il D.M. n. 10 Maggio 2001), finalizzate a stabilire

i criteri di base circa l’esecuzione delle misure,

ed a fornire indicazioni sui livelli e sui limiti di variabilità

cui attenersi.

In questo senso, la tecnologia Wireless viene incontro

alle necessità conservative degli ambienti museali,

spesso costituiti da un elevato numero di sale espositive

dislocate su vari livelli. Infatti, rispetto ai sistemi di

monitoraggio oggi già molto diffusi con sensori Standalone,

una rete Wireless offre molteplici vantaggi, mantenendo

elevati gli standard qualitativi:

4 La possibilità di gestire completamente i dati acquisiti

dai sensori posizionati in diversi punti da un’unica

postazione: configurazione del sistema, scarico

dei dati, impostazione delle soglie di allarme in

funzione degli oggetti da conservare, controllo del

segnale radio.

4 I dati potranno essere fruibili in qualsiasi momento

ed in qualsiasi parte del mondo grazie all’accesso a

piattaforme web o Cloud.

4 Si eviterà il rischio di mancata registrazione dati (a

causa per esempio dello scarico delle batterie dei

sensori).

Il sistema di acquisizione sarà formato da diverse parti

trasmittenti (Sensori ambientali) e da una parte ricevente

(Unità di base). I sensori verranno posizionati

in diverse sale del museo: i dati acquisiti vengono

trasmessi tramite segnale RF all’Unità di base, che a

sua volta trasmetterà i dati direttamente al PC. I dati

registrati vengono in seguito archiviati in una banca

dati fruibile in qualsiasi momento tramite un apposito

software. L’unità di base potrà essere collegata al PC

tramite USB, WiFi, moduli Ethernet o modem GSM. Inoltre,

nelle situazioni di difficile trasmissione del segnale

radio, appositi ripetitori consentiranno di espandere il

segnale virtualmente all’infinito, garantendo sempre

una copertura ottimale.

Il progetto prevede, oltre alla promozione di una affidabile

rete di monitoraggio senza fili, un’approfondita

analisi statistica ed interpretazione dei dati acquisiti,

con riferimento sia alla vasta letteratura internazionale

disponibile, che alle specifiche contenute nelle attuali

normative e linee guida di settore. L’obiettivo è quello

di definire migliori strategie di controllo per la tutela

del Patrimonio Culturale, nell’ottica di costruire in

futuro un’unica rete di sistemi per il monitoraggio e la

valutazione microclimatica di svariate tipologie di ambienti

conservativi.

Per maggiori informazioni sui sistemi e servizi offerti

consultare il sito www.ascisse.it

CON HERON LITE IL RILIEVO

3D DIVENTA ANCORA PIÙ RA-

PIDO, PROFESSIONALE E VER-

SATILE

HERON LITE è la miglior soluzione

per effettuare la mappatura

3D di edifici antichi,

costruito storico, monumenti,

parchi e siti archeologici in

tempi estremamente ridotti,

risultando perfettamente operativo anche in zone con

assenza di ricezione del segnale GPS. E’ un laser scanner

professionale portatile, in grado di catturare dati

LiDAR in movimento e generare una nuvola di punti 3D.

Questa innovativa modalità di rilevamento mobile consente

di visualizzare il dato in tempo reale ed ottenere

la nuvola di punti 3D in tempi rapidissimi per poter così

passare velocemente ad una fase di valutazione preprogettuale

di fattibilità e verifica. Volendo considerare

analisi più specifiche, la mappa 3D ottenuta in modo

speditivo può essere molto utile per effettuare un confronto

tra il costruito (as-built) e il progetto BIM (asdesigned),

operando di fatto una verifica del corretto

svolgimento dei lavori.

HERON LITE è composto da un sensore Velodyne Puck

VLP-16 LITE, da una IMU compatta e da una robusta

unità di controllo da cui gestire tutte le attività di rilievo.

HERON LITE è in grado di generare mappe 3D in

tempo reale, è facilmente trasportabile e assai versatile.

L›operatore può infatti optare tra diverse configurazioni:

ad esempio, il sensore laser può essere montato

su supporto impugnabile o fissato su apposito caschetto

per una libertà di movimento ancora maggiore. In entrambi

i casi, la modalità di utilizzo risulta immediata e

semplice: basta infatti avviare il sistema dall’apposito

pannello di controllo ed iniziare a camminare.

HERON LITE è in grado di superare la classica tecnologia

SLAM, introducendo algoritmi brevettati di ottimizza-

42 ArcheomaticA N°3 3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 43

zione del rilevamento e drastiche riduzioni degli effetti

di sbandamento. Il dato di HERON LITE è inoltre completamente

compatibile con JRC 3D Reconstructor, software

diffuso in tutto il mondo in grado di gestire nuvole

di punti e immagini provenienti da diverse piattaforme

LiDAR e imaging.

E qualora sorgesse la necessità di effettuare operazioni

di monitoraggio dei cambiamenti in tempo reale

(Real Time Change Detection) o di verificare lo stato di

avanzamento lavori, sarà sempre possibile effettuare

l›aggiornamento di HERON LITE ai modelli HERON AC-1

o MS-1.

www.gexcel.it

HERITAGE LANCIA SCRIPTUM, UN NUOVO SOFTWA-

RE PER LA TRASCRIZIONE E LA VISUALIZZAZIONE DI DO-

CUMENTI ANTICHI E MANOSCRITTI

validazione / pubblicazione. Infine, attraverso un sistema

di codificazione univoca, Scriptum permette di

“agganciarsi” direttamente a strutture archivistiche o

documentali anche molto complesse.

Il software è pensato come modulo a parte integrabile in

differenti programmi di schedatura. Attraverso il sistema

di codifica, l’utente o l’operatore potrà consultare

l’archivio documentale secondo la sua propria gerarchia

e struttura e al tempo stesso, al livello dell’unità oggetto

del lavoro di digitalizzazione e trascrizione, accedere

alla visualizzazione della pagina trascritta, con visione a

fianco del testo originale.

Il progetto Scriptum è stato realizzato mediante l'utilizzo

delle più moderne tecnologie, sia per la gestione

delle funzionalità di back-end sia per quelle di frontend.

Le librerie applicative utilizzate per la realizzazione

del progetto sono NodeJs per la parte server-side e

AngularJS per la versione client-side.La complessità che

queste librerie hanno permesso di risolvere sono legate

a vari aspetti di natura tecnica: mediante un lavoro di

integrazione di API Heritage è stato sviluppato un sistema

di autenticazione Single Sign-on che permette

la comunicazione fra il gestionale dove risiede l'alberatura

e la classificazione dei documenti con quello di

Scriptum. Mediante questo scambio di informazioni,

gli utenti che accedono al software possono ricercare

ed elaborare i documenti effettuando un processo di

trascrizione del PDF/immagine in testo formattato.Il

documento, una volta finita la trascrizione, viene etichettato

come elaborato e questo dato viene passato

al sistema Heritage che ne salva i parametri sul proprio

database.

Il prodotto nasce dalla attività di Ricerca e Sviluppo della

PMI torinese in ambito Heritage Content Management,

ovvero la creazione di modelli di esplorazione dei contenuti

culturali che, a partire da database conformi agli

standard nazionali e internazionali di documentazione e

archiviazione, offrano una fruizione intuitiva, partecipata

e modulare ai contenuti.

Scriptum è una Web Application che permette la visualizzazione

della pagina digitalizzata del documento

originale e, in parallelo, la pagina di lavoro bianca su cui

trascrivere il testo. All’interno della sezione di trascrizione,

è possibile codificare la scrittura secondo alcune

modalità classiche dei più comuni editor testuali (grassetto,

corsivo, sottolineato, etc.), oltre a effettuare

comodamente operazioni di selezione, copia e incolla,

ecc.

L’accesso al software avviene con differenti livelli di accesso

a seconda dei permessi che si vuole dare all’utente:

inserimento e modifica / validazione / sola consultazione.

Inoltre, Scriptum gestisce il flusso di lavoro da

parte di operatori e supervisori con funzioni di verifica e

EASYCUBE PRO:

TECNOLOGIA IN-

NOVATIVA PER I

BENI ARCHITET-

TONICI

La società Virtualgeo

di Sacile (PN)

ha messo a disposizione

del Corso

di Laurea Magistrale

in Architettura

dell'Università

degli Studi di

Trieste le proprie

tecnologie per per

la conservazione e

la valorizzazione

dei beni architettonici.

L’attività formativa

prevede anche

un’esperienza sul campo durante la quale saranno individuate

e mappate le diverse forme di degrado presenti

nel sito archeologico. Un modello 3D aiuterà gli studenti

a individuare le tecniche d’intervento più idonee alla

conservazione dei materiali sui quali insistono le patologie

di degrado.


AZIENDE E PRODOTTI

Il corso, che consiste in un vero e proprio progetto di

ricerca, alterna attività pratiche sul campo e lezioni in

aula e coinvolge 36 studenti; coordinato dal prof. Sergio

Pratali Maffei è stata avviato lo scorso ottobre 2017 e

proseguirà fino alla fine del primo semestre accademico.

A rendere ancora più interessante l’esperienza è stata

la scelta dell’area oggetto di studio: il porto fluviale di

Aquileia, uno degli esempi meglio conservati di struttura

portuale del mondo romano.

Virtualgeo ha realizzato la campagna di rilievo dell'area

interessata utilizzando il laser scanner terrestre

per l'acquisizione dei resti architettonici e del terreno

circostante. Attraverso una campagna di rilievo fotografico,

sia terrestre che con drone, sono state create

ed applicate le texture fotogrammetriche al modello

3D. Utilizzando le tecnologie dell'ecosistema proprietario

Geomaticscube e a partire dai dati ottenuti dalla

campagna di rilievo, Virtualgeo ha realizzato il modello

Advanced 3D del sito archeologico.

L'Advanced 3D è una tipo di modello che, in linea con le

direttive della Commissione Europea 2013 del progetto

Reflective 7 - Horizon 2020, oltre ad essere fedele al

reale in termini morfometrici e fotogrammetrici, risulta

essere organizzato, informativo e semantico.

L'individuazione e la mappatura delle zone geolocalizzate

di degrado è stata eseguita utilizzando il software

EasyCUBE PRO, pensato e rivolto al mondo professionale

che consente di gestire, interrogare e sviluppare i modelli

Advanced 3D.

EasyCUBE PRO è composto da vari strumenti che si possono

raggruppare nelle seguenti macrocategorie: gestione

del progetto, modalità di visualizzazione, strumenti

di navigazione, strumenti di visualizzazione, strumenti

per l'analisi e le indagini metrologiche, diagnostiche,

as-buit e multimedia, simulazioni visive e rendering di

immagini ad alta risoluzione.

Nel caso specifico di Aquileia è stato impiegato principalmente

lo strumento di segmentazione, che ha consentito

anche di creare un glossario specifico per l’analisi

del degrado e le indicazioni di intervento, mediante

una mappatura tridimensionale e geolocalizzata dettagliata.

L'area archeologica rilevata è stata suddivisa in

settori contigui, ciascuno dei quali assegnato a piccoli

gruppi di studenti, che hanno impiegato una copia del

software per eseguire la mappatura dei degradi presenti

nel proprio settore e definire la localizzazione e l’estensione

degli interventi previsti.

www.virtualgeo.eu

CENTIMETRI SU SMARTPHONE PER IL MAPPING

TOPOGRAFICO ARCHEOLOGICO

Uno dei sogni dell'archeologo topografo fin dai primi

giorni del posizionamento satellitare, è stato quello di

utilizzare il GPS (oggi GNSS) per ottenere un posizionamento

accurato dappertutto. L'accuratezza al centimetro

è il must del momento tra gli ingegneri e gli scienziati

che lavorano per sviluppare la tecnologia GNSS

capace di consentire di lavorare con posizionamento ad

alta precisione ovunque e dove necessario.

Tale visione sta diventando realtà e questo può aprire

nuove possibilità per qualificare e rendere speditivo il

rilievo topografico e di mappatura GIS per l'aecheologia.

I problemi tradizionali del posizionamento preciso,

tra cui il costo, il tempo e i flussi di lavoro complessi,

stanno rapidamente svanendo. Grazie a un pacchetto di

nuove tecnologie, è possibile ottenere un'accuratezza

di pochi centimetri utilizzando uno smartphone, ovviamente

avendo familiarità con applicazioni di tipo consumer.

Il nuovo approccio, su cui stanno cimentandosi molti

fornitori, consente agli sviluppatori e agli utenti, di

operare a livelli di precisione e fiducia precedentemente

raggiunti solo da professionisti altamente qualificati

e ben attrezzati. Uno dei produttori che ha raggiunto

tale livello è Trimble, che Trimble Catalyst, sta portando

alta precisione, flessibilità e efficienza dei costi alle

applicazioni, tra cui GIS, utilità, asset management e

molti altri. Con Catalyst, gli utenti possono ottenere

posizioni con precisione che vanno da 1 metro a qualche

centimetro.

La soluzione Catalyst è costituita da un'antenna piccola

e leggera che si collega ai tablet Android o smartphone,

insieme ad un abbonamento al servizio di posizionamento

Catalyst. L'antenna palmare fornisce segnali dai

satelliti GNSS al software che funzionano dietro le quinte

del tablet o dello smartphone. Il software combina i

dati GNSS con le informazioni provenienti dal servizio di

correzione Catalyst che, in base alla propria posizione,

provengono da satelliti o connessioni Internet wireless.

La soluzione consente di produrre posizioni precise

in tempo reale. Le sottoscrizioni mensili sono basate

sull'accuratezza - gli utenti pagano solo per la precisione

di cui hanno bisogno e quando ne hanno bisogno.

Attualmente in Italia è possibile avere fino a 50 cm di

precisione da satellite. Le soluzioni sub-decimetriche

con trasmissione di correzione via IP, sono disponbili solamente

in alcune regioni del Nord Europa.

catalyst.trimble.com

C

M

Y

CM

MY

CY

CMY

K

44 ArcheomaticA N°3 3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 45


EVENTI

31 JANUARY – FEBRUARY 2

2018

AIUCD 2018 Conference -

Associazione per l’Informatica

Umanistica e le Culture Digitali

(AIUCD)

Bari (Italy)

Website: http://www.

aiucd2018.

uniba.it/

25 – 27 GENNAIO 2018

International Symposium

Consolidation & Communication

Materials and Methods for

the Consolidation of Cultural

Heritage: an Interdisciplinary

Dialogue

Hildesheim (Germany)

https://goo.gl/Z8TPEb

14 – 17 FEBBRAIO 2018

X Congresso Internazionale

dell'Associazione Nazionale di

Archeometria

Torino (Italy)

https://goo.gl/KWwC79

15 - 18 FEBBRAIO 2018

tourismA - Salone Archeologia e

Turismo Culturale

Firenze (Italy)

Website: www.tourisma.it

14 - 17 MARZO 2018

XXIV Colloquio

dell’Associazione per lo Studio

e la Conservazione del Mosaico

(AISCOM)

Este (Italy)

Website: www.aiscom.it

21 – 23 MARZO 2018

XXV edizione del Salone del

Restauro dei Musei e delle

Imprese Culturali

Ferrara (Italy)

Website: http://www.

salonedelrestauro.com

26 – 29 MARZO 2018

3rd International Conference

on Innovation in Art Research

and Technology - inArt 2018

Parma (Italy)

Website: www.inart2018.unipr.it

17 – 20 APRILE 2018

Archiving 2018: Digitization,

Preservation, and Access

Washington (USA)

Website: https://goo.gl/

SpnVFm

16 - 18 MAGGIO 2018

Salone Biennale dell'Arte e del

Restauro di Firenze

Firenze (Italy)

Website: www.

salonerestaurofirenze.com

23 – 25 MAGGIO 2018

YOCOCU 2018 – Dialogues in

Cultural Heritage

Matera (Italy)

website: www.yococu2018.com/

18 – 20 GIUGNO 2018

Museum Next Europe 2018

Londra (United Kingdom)

Website: www.museumnext.com

3 – 6 LUGLIO 2018

34° Convegno Internazionale

Scienza e Beni Culturali

Bressanone (Italy)

www.scienzaebeniculturali.it

22 - 27 LUGLIO 2018

Scientific Methods in Cultural

Heritage Research - Gordon

Research Conference

Castelldefels (Spain)

www.grc.org/scientificmethods-in-cultural-heritageresearch-conference/2018/

26 – 28 SETTEMBRE 2018

XXI NKF Congress – Cultural

heritage facing catastrophe:

prevention and recoveries

https://www.nkf2018.is/

ReyKjavik (Iceland)

46 ArcheomaticA N°3 settembre 2017


Tecnologie per i Beni Culturali 47

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