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Archeomatica 1 2017

CONCLUSIONI Altri autori

CONCLUSIONI Altri autori (A.Brett et alii 1998) avevano introdotto questa applicazione già molti anni addietro, (sebbene suggerita esclusivamente nel campo del rilievo di reperti da scavo archeologico), molto prima che gli scanner 3D e le camere fotografiche digitali ad alta risoluzione divenissero di uso cosi diffuso come nell’attualità. La riproposizione dell’uso di uno scanner 2D, secondo il metodo fin qui descritto, con gli esempi riportati, vuole dimostrare la versatilità di un metodo di basso costo e di facile accessibilità enfatizzandone l’estensione della sua applicazione ai fini della documentazione nei più svariati campi di lavoro con immagini di buona qualità. La varietà delle applicazioni riportata sui materiali più diversi oltre che dare un quadro generale di alcuni dei campi di applicazione, riportando di volta in volta immagini acquisite alla risoluzione minima di 300 dpi sino ad arrivare ad acquisizioni esasperate di 4800 dpi dimostrano che nella maggior parte dei casi si possono ottenere immagini di oggetti 3D con ottima profondità di campo rimanendo nel range 600-1200 dpi con un peso in termini di spazio di memoria ancora di facile gestione. Un tale tipo di immagine può essere facilmente elaborato per essere utilizzato a scopo documentale, per essere inserito in rapporti tecnici, per testi di dissertazioni di tesi o per scambio di dati su piattaforme digitali. Tutto questo a vantaggio dei costi previsti per riprese fotografiche di qualità e con il solo aggravio dei tempi necessari per le acquisizioni da scanner 2D. Ovviamente gli esempi riferiti ad acquisizioni effettuate a 2400 o addirittura 4800 dpi anche se possono risultare ancora di un certo interesse applicativo sono riportate solo a scopo esemplificativo a dimostrazione della potenzialità del metodo. Come è stato già sottolineato, questa proposta non si pone affatto in alternativa alle riprese fotografiche di alta o altissima risoluzione da tempo utilizzate specie nel campo dei beni culturali con risultati di indiscussa qualità che al contrario della nostra proposta, deve sempre mettere in conto l’uso di apparecchi di ripresa fotografica di elevato livello e la necessità di gestire dati dell’ordine di giga-pixel. 7 In questo contesto risulta di discreto interesse l’introduzione dell’Art Camera sviluppata dal Google Cultural Institute per acquisire immagini di dipinti ad altissima risoluzione. Sebbene il confronto tra una imagine di un area ingrandita di un tessuto ottenuta con il Sistema Art Camera pubblicata da Google (Fig. 14a, Textile: Bird , William Morris Museum of Applied Art and Science, Ultimo, Australia), a confronto con il dettaglio della Fig. 14b (già pubblicata nel testo come 7c e ottenuta con il metodo sin qui descritto), sia esemplificativa di alcuni risultati del metodo “Scanner 2D” suggerito. Note 1 Ove dovessero sorgere obiezioni sul fatto che una siffatta procedura non garantisca alcuna fedeltà della resa cromatica delle immagini acquisite, si ribadisce che il metodo fin qui suggerito si pone obbiettivi minimi di catalogazione ed archiviazione, nient’affatto finalizzato ad altri scopi né vuole essere comparato a processi di ripresa fotografica. 2 CD-ROM: Fragments of mural painting of Ovetari Chapel, Eremitani’s Church in Padua (Italy) present in ICCROM laboratory archive. Ernesto Borrelli Rome, ICCROM , October 2007. 3 circa 70.000 frammenti diligentemente raccolti e conservati: “Mani pietose raccolsero, per quanto allora possibile, i frammenti delle superfici dipinte in alcune decine di casse (circa 80) costruite in modo fortunoso, trasmettendo ai posteri una preziosa eredità ed un complicato problema”. 4 Anastilosi informatica degli affreschi della Cappella Ovetari nella Chiesa degli Eremitani in Padova, http://www.progettomantegna.it. 5 Le cassette dei frammenti negli anni erano passate attraverso varie vicissitudini: trasferite prima a Roma all’Istituto Centrale per il Restauro, parte furono rinviate al Museo Civico di Padova, poi ancora trasferite al Museo Diocesano per essere poi riunite alla Villa Nazionale di Strà. In tutto questo andirivieni i 220 frammenti recuperati nell’archivio campioni del Laboratorio Scientifico dell’ICCROM a Roma nel 2006 erano da anni caduti nell’oblio. Riconosciuta l’eccezionalità dei frammenti e identificati grazie a ricerche di archivio ed il contributo del maestro Carlo Giantomassi, furono subito sottoposti all’attenzione della Direzione ICCROM per avviare il giusto processo di restituzione alla Soprintendenza competente. 6 La riapertura della cappella degli Ovetari il 16 settembre 2006 avvenne poco dopo lo scambio di informazioni intercorse con il maestro Giantomassi. 7(www.google.com/culturalinstitute/beta/u/0/usergallery/artproject-gigapixels/DAJiOwFKTTbQLQ?hl=en). Bibliografia G. Basile (1998). Il problema della ricostruzione degli affreschi della chiesa degli eremitani in Padova, Giorgio Galeazzi e Domenico Toniolo in, Il cantiere dell’utopia, Ed. Sacro Convento di S. Francesco di Assisi, Assisi, p. 32. Il Giornale dell’Arte n. 279, settembre 2008, pag. 61. A.Casoli et alii (2014). Studio archeometrico dei dipinti murali di Spyros Papaloukas nel Duomo di Amfissa in Grecia, atti del XXV Congresso della Società Chimica Italiana, Arcavata di Rende 07-12 Settembre 2014 - Abstract Form. B. A. Houk & B. K. Moses (1998). Scanning Artifacts: Using a Flatbed Scanner to Image Three-Dimensional Objects. Center for Archaeological Research at the University of Texas, San Antonio. SAA bulletin 16 (3). norma UNI EN 16085, 2012. “Metodologia per il campionamento di materiali costituenti i beni culturali: regole generali”. D. Poggi (1997). Antica città di Acco - Israele: analisi petrografica di malte e materiali lapidei, International Centre for the Study of the Preservation and the Restoration of Cultural Property (IC- CROM) Roma, Italia. R. Varoli (1991), Il paliotto di Sisto IV ad Assisi: Indagini ed intervento conservativo, Casa Editrice Francescana, Assisi, Italia. Abstract In this article it is described an unusual application of an existing technology that is relatively inexpensive and already in widespread use. It is the proposal of the use of flatbed scanners, normally used to import drawings or plan maps, in this case suggested to scan artefacts or objects, rather than photographing or illustrating them. Here we discuss the scanning methods we have proposed, as well as the advantages and the limitations of using this technology. The paper reports numerous examples of application in various fields documentation. Parole chiave Scanner 2D; documentazione; archiviazione; alta risoluzione; immagini digitali Autore Ernesto Borrelli ernesto.borrelli1@gmail.com Cultural Heritage, Independent Consultant , Rome (Italy) 20 ArcheomaticA N°1 marzo 2017

AGORÀ Tecnologie per i Beni Culturali 21 Il restauro della Fontana del Nettuno di Bologna. Innovativo sistema di documentazione 3D Web Il 24 marzo 2017 al Salone del restauro di Ferrara l'Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione "A. Faedo" del CNR (ISTI-CNR) ha presentato un innovativo sistema di documentazione, progettato con l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR) e l'Università di Bologna, realizzato espressamente per questa importante azione di restauro. Il sistema si basa su un approccio altamente innovativo: si vuole dare ai restauratori ed agli esperti di diagnostica uno strumento flessibile per archiviare e rendere accessibile tutta l'ampia mole di dati ed informazioni prodotte, mediante un sistema di referenziazione e navigazione che si appoggia al modello digitale 3D dell'opera. In questo modo, il modello digitale 3D diviene sia il contesto spaziale su cui i dati sono referenziati, che l'indice spaziale di accesso ai dati, ed infine il contesto su cui realizzare azioni di rilievo e caratterizzazione delle superfici (mappatura del degrado). Il tutto è gestito da una applicazione web - che permette quindi un accesso controllato da qualsiasi posizione geografica mediante i comuni browser web - caratterizzato da una interfaccia estremamente semplice e configurata sulle effettive necessità operative dei restauratori. Uno degli obiettivi è di permettere un uso diretto e collaborativo dei restauratori, senza richiedere l'intermediazione del tecnico informatico. Il feedback fornito dai colleghi ISCR sulla efficacia e semplicità di uso del sistema è stato estremamente positivo. Si sta studiando la possibilità di estendere questa esperienza, sviluppando una piattaforma generica di supporto al restauro ed alla Heritage Science. www.isti-cnr.it Paestum Inside: nuove indagini conoscitive della sala del Tuffatore Nell’ambito di una collaborazione tra il Parco Archeologico di Paestum e l'Associazione Italiana di Archeometria (AIAr) sono state eseguite indagini conoscitive nella sala del Tuffatore a Paestum da scienziati che indagano le tecniche e i materiali della tomba più celebre del sito meglio conservato della Magna Grecia. “Già in passato sono state eseguite analisi qualitative e quantitative su alcuni reperti”, dichiara il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Ora, anche grazie alla riforma dei Beni Culturali, possiamo applicare un approccio più sistematico per capire l'esatta composizione dei materiali attraverso indagini su campioni selezionati di tombe e templi. L'obiettivo è svelare le tecnologie e le conoscenze che tra VI e IV sec. a.C. hanno dato vita al fenomeno delle tombe dipinte ma anche alla decorazione dei templi di Paestum”. Sono in corso analisi comparate dei materiali costitutivi e delle tecniche esecutive su alcune lastre tombali conservate nel Museo di Paestum; attraverso analisi scientifiche, non invasive, si cerca di capire lo stato di conservazione e la morfologia della superficie dipinta, la tecnica esecutiva e la possibile presenza del disegno preparatorio, eventuali tracce di materiali estranei, l'identificazione di pigmenti e coloranti, la caratterizzazione quali-quantitativa delle fasi mineralogiche. “Grazie alla disponibilità del Parco Archeologico di Paestum”, afferma il Presidente dell'AIAr, prof. Carmine Lubritto, “il gruppo di ricerca della nostra Associazione, da tempo impegnato in attività di studio, tutela e salvaguardia del patrimonio culturale ha, ancora una volta, la possibilità di far dialogare arte e scienza, allo scopo di dare risposte innovative alle affascinanti problematiche di conservazione e valorizzazione dei Beni Culturali”. www.associazioneaiar.com