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La Toscana Nuova - gennaio 2018 (1) (1)

I libri del Mese Diario

I libri del Mese Diario di un viaggiatore sentimentale La Cina tra luci e ombre nell’opera prima di Lorenzo Borghini di Barbara Santoro Un diario di viaggio divertente, giovane e passionale, con accanto al protagonista un misterioso accompagnatore che qualche volta fa da coscienza al protagonista (come il Grillo parlante con Pinocchio) o ne esalta l’esuberanza tipicamente giovanile alla ricerca di quel mondo cinese così diverso dal nostro, ma non per questo privo di fascino. Lorenzo Borghini, giornalista innamorato dell’Asia, direttore della rivista culturale il Cartello, della web agency Garden Media e del Florence Short Film Festival, descrive questo viaggio di tre settimane in Cina, alternando emozioni e sofferenze, sbornie e fatiche, euforia e ribrezzo, descrivendo usi, costumi e contrasti di quel Catai (così si chiamava nel Medioevo) che si avvia ad essere il paese più popoloso del mondo. L’impatto con la prima città visitata - Shanghai - è enorme. Agli occhi dei due ragazzi appare subito inaccettabile il clima, con lo smog che oscura e rende uniforme il cielo. Seguendoli ci scontriamo, giorno dopo giorno, con realtà diverse e contrastanti. Accanto alla città opulenta e avveniristica ci sono le baraccopoli in cui vivono uomini e donne che si lavano per strada, bambini scalzi e seminudi che si rincorrono nella fanghiglia, mentre grattacieli di cemento armato, acciaio e vetro sfidano il cielo con la loro eleganza strutturale. Nella zona del “Bund” cercano di venderti di tutto sia di giorno che di notte: droga, sesso, cellulari di ultima generazione, orologi, cravatte, borse, abiti e occhiali firmati. L’esperienza vissuta in una delle discoteche più esclusive della città traumatizza i due giovani viaggiatori, tanto che neanche il “Label 5” (scotch e whisky di pessima marca) bevuto in abbondanza reca loro alcun conforto. Il magico treno Maglev ad alta velocità (che supera i 500 km/h e percorre in 7 minuti 20 km) li incuriosisce e li turba allo stesso tempo. La visita a Huaxi, piccolo villaggio popolato di miliardari che vivono in un lusso sfrenato, li diverte, ma quando comprendono che non possono uscire dal villaggio e che non si possono sposare con persone estranee o andarsene o licenziarsi, si rendono conto che questo paradiso dorato ha un prezzo troppo alto. Si rifugiano allora nel Tibet leggendario (nella parte nord della catena dell’Himalaya) detto “il tetto del mondo”. Per arrivare sulla sua cima a 4000 metri si sottopongono ad immani fatiche: uno sforzo ricompensato dallo spettacolo di una natura incontaminata che comunica loro un profondo senso di rispetto ed una religiosità inaspettata. Né la grande quantità di escrementi lasciati dagli Yak sul terreno né la precarietà di certi ponticelli di legno bastano a fermarli. Lo spirito d’avventura e il paesaggio sconosciuto compensano tutto: malesseri fisici, fame, sete e sbronze. Quel senso di infinito e la spensieratezza della giovane età permette loro di apprezzare questo paese assurdo e nuovo. Il vecchietto che pratica il “tai chin” per mantenersi in forma o la vista del Buddha Gigante alto 71 metri e scolpito nella roccia, con un biglietto d’ingresso esagerato per poterlo osservare da Un momento della presentazione del libro a Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio Regionale della Toscana. Da sinistra, l’artista Luca Alinari, il giornalista Umberto Cecchi, autore della prefazione, Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale, Lorenzo Borghini e l’attore Alessandro Calonaci (ph. Maria Grazia Dainelli) La copertina del libro vicino, li ammalia, mentre le centinaia di macchine fotografiche usate dai turisti per immortalare la divinità li infastidisce. Così pure quando vedono al Parco Chengd Panda Base i famosi panda giganti chiusi in ambienti angusti per salvarli dall’estinzione rimangono frastornati e non comprendono quel mondo curioso così diverso dal nostro. In una nazione in cui si lavora 24 ore su 24 con turni massacranti ma che non possiede un acquedotto e la popolazione è costretta ad acquistare solo acqua in bottiglia, ti viene il dubbio che qualcosa non torni. Un racconto intrigante questo di Lorenzo Borghini che regala sfaccettature e contrasti senza giudicare. Pagine svelte che corrono senza intoppi, con una genuinità che arriva al cuore. Un diario arguto e vero che può aiutare chi non ha mai visto la Cina a farsene un’idea. Per me che l’ho visitata è stata una riscoperta piacevolissima, un rivivere insieme a loro sensazioni ed emozioni che credevo di aver dimenticato. 22 LORENZO BORGHINI

A cura di Giorgia Armellini Sfaccettature Fiorentine I segreti corridoi di Maria Maddalena de’ Medici I Medici nutrivano una vera passione per i percorsi sopraelevati. Del resto quei passaggi aerei erano molto funzionali, poiché consentivano ai membri del casato fiorentino di spostarsi liberamente e in sicurezza in città. Se tutti conoscono il famosissimo corridoio vasariano voluto da Cosimo de’ Medici ed ideato da Giorgio Vasari nel 1565 per collegare Palazzo Vecchio con la Reggia di Pitti, pochi sanno che a Firenze ci sono altri corridoi medicei la cui costruzione è legata ad una triste storia. Maria Maddalena de’ Medici, l’ottava figlia del Granduca Ferdinando I e di Cristina di Lorena, era nata con una grave deformità che le creava grandi problemi nell’affrontare la vita di tutti i giorni. La giovane, per cui non si poteva progettare un matrimonio nè instaurare alleanze dinastiche nuove, fu tenuta lontana dallo sguardo beffardo dei fiorentini e relegata nel palazzo della Crocetta, voluto appositamente da Ferdinando I de’ Medici per la figlia e realizzato dall’architetto Giulio Parigi a partire dal 1619. La sfortunata granduchessa, nonostante tutto rimaneva pur sempre la figlia del Granduca; così questi, per garantirle una certa libertà e autonomia, commissionò al Parigi una serie di camminamenti sopraelevati che le avrebbero permesso di aggirarsi nelle vicinanze del palazzo senza essere vista da sguardi inopportuni. Maria Maddalena poteva così attraversare via Capponi ed assistere alla messa nella Basilica della Santissima Annunziata, dietro una grata in ferro battuto e oro. Poteva arrivare nello Spedale degli Innocenti tramite via Colonna o scavalcavare via Laura per arrivare al convento della Crocetta, attiguo al suo palazzo. Una triste storia che ci rivela però come a Firenze quando i Medici dovevano fare di necessità virtù, l’estetica non veniva mai sacrificata. Epifania di sangue La storia di Firenze è punteggiata da clamorosi fatti di sangue, omicidi destinati a cambiare drasticamente il corso degli eventi e quindi a essere ricordati dai posteri fino a divenire leggendari. Esemplare in questo senso è la morte avvenuta nella notte tra il 5 e 6 gennaio del 1536, secondo la datazione fiorentina, del primo duca di Firenze Alessandro de’ Medici ucciso dal cugino Lorenzino di Pierfrancesco de’ Medici, un discendente del ramo collaterale della famiglia dotato, a differenza del vizioso e arrogante duca, di notevoli doti intellettuali e passione per la cultura classica. Quasi coetaneo di Alessandro, Lorenzino riuscì a carpirne l’intima amicizia facendogli credere di essere nemico delle armi ed amante delle lettere e delle belle donne. Il loro era un rapporto strano e ambiguo fondato sulla condivisione di avventure perverse. Non sappiamo fino a che punto Lorenzino fingesse e stesse al gioco in funzione del suo piano scellerato. Fatto sta che riuscì ad indurre Alessandro ad abbandonare la sua abituale prudenza. Conoscendo l’insaziabile appetito sessuale del duca, gli prospettò infatti una notte d’amore con la bella quanto pudica Caterina Soderini. Portato nella “casa vecchia” dei Medici, il palazzo Ginori Conti, Alessandro si spogliò e si mise a letto, sotto il quale vennero nascoste le armi e l’armatura “perché la giovane non le vedesse”, in attesa della dama che suo cugino sarebbe dovuto andare a prendere. Lorenzo, invece, dopo essersi procurato un permesso per poter scappare nottetempo da Firenze, rientrò nel palazzo accompagnato da un servitore soprannominato Scoronconcolo, un bruto omicida assiduo frequentatore di prigioni. I due irruppero nella stanza che ospitava il duca ed ebbe inizio una violenta colluttazione nella quale l’inerme Alessandro, pur difendendosi con tutte le sue forze, ebbe la peggio, ucciso infine da una pugnalata alla gola inferta da Scoronconcolo. Il corpo di Alessandro, avvolto frettolosamente in un tendaggio, venne trafugato di notte, prima in chiesa per una benedizione lampo, poi nella Sagrestia Nuova, dentro il sarcofago del ‘padre’. Era il 7 gennaio 1536 e del primo duca di Firenze scomparve ogni traccia. SFACCETTATURE FIORENTINE 23