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La Toscana Nuova - gennaio 2018 (1) (1)

Omaggi Un ricordo di

Omaggi Un ricordo di Riccardo Marasco, il “menestrello” di Firenze scomparso nel 2015 di Barbara Santoro Due anni fa, il 18 dicembre, ci lasciava Riccardo Marasco, un caro amico ed un personaggio incredibile. Nato nel 1938, dimostrò fin da piccolo di essere portato per la musica. Di questo talento si accorse la sua maestra di pianoforte, Bruna Venturini, intuendo che dietro quei grandi occhi e quel ciuffo di capelli neri c’era un musicante “nato e sputato”. Dai primi anni ’60 fino al 2015, Riccardo ha attraversato le nostre vite con la sua attività musicale. Conoscitore della tradizione popolare non solo toscana e raffinato ricercatore, si è dedicato ai canti religiosi e alle laudi antiche dedicate alla Madonna, recuperando con grande pazienza anche le strofe di musica popolare destinate altrimenti ad essere dimenticate con il passare degli anni. Ha poi frequentato i seminari di musica antica che Andrea Von Ramm teneva a Roma, dando vita ad un tipo di teatro musicale che assemblava gli elementi più variegati della musica italiana. Conoscitore dell’opera di Odoardo Spadaro (1893- 1965), ne è stato l’erede naturale. Ed alla paglietta del primo ha preferito la mandola, chitarra ad ala d’aquila che sempre lo ha accompagnato nelle sue recite e trasferte in America, Australia e Giappone. Cabarettista impertinente e sfrontato, libero e non legato a nessun partito, ha attraversato quasi mezzo secolo portando sui palcoscenici e nelle piazze quello spiritaccio fiorentino sempre pronto a pungere chiunque la pensi in maniera diversa. Così da Firenze sboccata del 1969 si passa all’album Il Porcellino che lo consacra chansonnier fiorentino. Nel 1977 una musicassetta legata al suo libro Chi cerca, trova. Vita e canti della Toscana diventa il dono più apprezzato dai fiorentini sia vecchi che giovani. Del 1979 è Maledetti toscani, titolo scelto da Marasco chiosando il detto di Curzio Malaparte. Di successo in successo, si arriva al canto Datato 1969, è l’album d’esordio di Marasco nato dalle registrazioni dell’omonimo spettacolo presentato al Teatro degli Artigianelli di Firenze lo stesso anno In questo disco del 2005 Riccardo Marasco reinterpreta tredici brani del noto chansonnier fiorentino Odoardo Spadaro, al quale dedicò anche diversi spettacoli teatrali 28 RICCARDO MARASCO

irriverente sulla Firenze medievale con L’ammucchiata e nel 1982, amante da sempre della Viola, omaggia la squadra con Alè Viola, in cui descrive con molta ironia la tifoseria fiorentina. E’ del 1989 il celebre inno Firenze bottegaia, preceduto l’anno prima da una raccolta di canti natalizi interpretati con il gruppo Musici di Acanto dal titolo Pace non più guerra. Indimenticabile lo spettacolo, al teatro di Rifredi di Firenze, Dal Cupolone si vede il Vesuvio, in cui si mescolano le due culture musicali, quella fiorentina e quella partenopea. Il suo amore per Firenze era fortissimo almeno quanto il legame con il fiume Arno, da lui sbeffeggiato in quel capolavoro scritto nel 1966: L’alluvione. Insieme al fedele collaboratore, il maestro Silvio Trotta, si esibisce su un antico barcone dei renaioli con uno spettacolo dal titolo L’Arno canta, richiamando frotte di fiorentini e di turisti. Impossibile riassumere in breve una vita piena ed appassionata dedicata alla ricerca, all’identità di un popolo ricco di cultura e poesia ma anche di vernacolo e parolacce. Vale la pena ricordare Una voce antica e nuova di Firenze che gli ha fatto ottenere nel 1974 il Perseo d’oro e nel 1994 il Fiorino d’oro, oltre a vari premi ricevuti e alle tante onorificenze. Nel 2005 al Teatro Puccini di Firenze rappresenta il suo ultimo lavoro Un bacione a Spadaro e al Teatro Le Laudi nel dicembre del 2014 saluta il suo pubblico con tre serate di grande spettacolo. Pochi giorni prima del Natale 2017 è stata inaugurata in piazza Poggi la terrazza sull’Arno che porta il suo nome. Il sindaco Dario Nardella, davanti ad un folto pubblico di familiari ed amici, ha promesso che dalla prossima estate prenderà il via sulla Terrazza Marasco la Iª edizione di un festival che si chiamerà Festival Marasco ed avrà l’obiettivo principale di far partecipare tanti giovani che nel suo nome vogliono portare avanti questa bella tradizione di canto popolare. Un modo per mantenere viva la sua memoria artistica e il ricordo di un uomo ironico e sagace. Lo voglio immaginare nell’immensità del cielo mentre canta La Teresina o Sull’autobus di Fiesole, facendo sorridere le schiere angeliche, mentre San Pietro lo ammonisce di non far confusione… Pubblicato nel 1997 in collaborazione con il gruppo Musici di Acanto, Pace non più guerra (Birba Edizioni) raccoglie i risultati della sua trentennale ricerca sulle tradizioni popolari e religiose della Toscana Inciso dal vivo nel settembre del 1972 e pubblicato nuovamente nel 1995 con il titolo Il Porcellino (Birba Edizioni), questo disco è considerato uno dei più significativi esempi della verve ironica e disincantata del musicista fiorentino L’artista nella sua casa di Bagno a Ripoli con l’inseparabile “chitarra-lira” di origine rinascimentale (ph. Cambi - Sestini) Barbara Santoro con Riccardo Marasco nel 1992 RICCARDO MARASCO 29