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3 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

Lettere al Corriere

Lettere al Corriere VIALE DELLE RIMEMBRANZE Il ricordo dei caduti Caro Romano, vorrei chiederle di ricordare il significato del nome di un viale che ancora esiste nella maggior parte dei Comuni italiani. Non credo, Infatti, che siano in molti a rammentarsi di cosa significhi «Viale delle Rimembranze». Mario Taliani I parchi delle rimembranze erano piccoli giardini in cui ogni albero era intitolato alla memoria di un caduto. Apparvero in molte città italiane nel periodo fra le due grandi guerre mondiali e sono stati travolti, suppongo, dallo sviluppo urbanistico. Sergio Romano Corriere della Sera (29 giugno 2008) 104

L’IMMIGRAZIONE IN AMERICA: LEGGI CONTRO GLI STRANIERI Mi è capitato di leggere un discorso di Benito Mussolini del 28 giugno 1923. l’occasione era un incontro organizzato dall’associazione italoamericana con l’ambasciatore degli Stati Uniti, Child, a Palazzo Salviati, in Roma. Un passo che pare di un’attualità imbarazzante mi ha particolarmente incuriosito. Al di là dei reciproci ringraziamenti sulla «collaborazione pratica fra i due popoli», il duce infatti accennava, testuale, al problema dell’emigrazione: «Mi limito soltanto a dire che l’Italia vedrebbe con soddisfazione aprirsi nelle maglie alquanto rigide dell’Immigration bill un varco tale da consentire di aumentare il contingente emigratorio per il Nord America e vedrà, con altrettanta soddisfazione, l’impiego di capitale americano in imprese italiane». Sono affermazioni che sembrano non avere gli ottantacinque anni che hanno se non fosse per l’inversione di ruolo riguardante il nostro Paese. Ma che cos’ era l’Immigration bill? Mario Taliani Caro Taliani, l’Immigration bill a cui alludeva Mussolini era stato approvato dal Congresso degli Stati Uniti due anni prima ed era il risultato di un grande dibattito nazionale cominciato da tempo in California soprattutto contro l’immigrazione giapponese. Più tardi, durante la Grande Guerra, il dibattito si era esteso ad altri Stati dell’Unione e aveva preso di mira l’immigrazione dell’Europa orientale e meridionale. I sentimenti e gli slogan di una parte considerevole della pubblica opinione americana non erano molto diversi da quelli che si ascoltano oggi in Italia e che formano la materia prima di certe posizioni leghiste: salviamo la nostra identità, difendiamo le nostre tradizioni, no alle invasioni barbariche, e così via. La rivoluzione d’Ottobre e le altre agitazioni rivoluzionarie europee, dopo la fine della Grande Guerra, gettarono benzina sul fuoco delle paure americane. Negli immigrati che sbarcavano a New York i nazionalisti degli Stati Uniti vedevano soprattutto anarchici e comunisti, decisi a sovvertire l’«American way of life». Questi sentimenti ebbero una parte decisiva nella sentenza di morte con cui si concluse nel 1921 il processo contro due anarchici italiani, 105

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