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7 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

in cui esistevano forti

in cui esistevano forti e recenti comunità italiane per stimolare e sostenere finanziariamente le iniziative che avrebbero permesso ai nostri connazionali di mantenere un forte legame con il loro Paese. A me sembrò che molti di quei finanziamenti avrebbero soprattutto stipendiato piccole nomenklature di professionisti dell’immigrazione. Ma era necessario riconoscere che Germania e Svizzera (a differenza della Francia) erano molto avare in materia di concessione della nazionalità e che era quindi giusto permettere ai nostri connazionali di non bruciarsi i ponti alle spalle. Non si può quindi rimproverare al Primo ministro turco Recep Erdogan, di avere adottato nel suo discorso di Colonia una linea sbagliata. Può darsi che i suoi toni fossero un po’ troppo nazionalisti. Può darsi che sia stato un errore fare a meno della traduzione del discorso in tedesco, come se quelle parole fossero indirizzate a una comunità extraterritoriale. Ma non bisogna dimenticare che l’incontro di Colonia ha avuto luogo pochi giorni dopo il drammatico incendio di una casa a Ludwisgshafen nel quale hanno perso la vita nove turchi. Non bisogna dimenticare, inoltre, che anche la Germania in questi anni è cambiata. Grazie al governo Schröder, il Paese ha una legge che rende meno difficile la naturalizzazione dello straniero. Ma in alcuni ambienti sociali si è fatta nuovamente strada la convinzione che esistano una identità tedesca da difendere e una leit-kultur (una cultura guida o, peggio, dominante) che gli stranieri debbono apprendere e assorbire. Nelle recenti elezioni dell’Assia, il rappresentante della Cdu, Roland Koch ha fatto campagna contro la «criminalità straniera» e contro la concessione della doppia cittadinanza agli emigranti. Non è razzismo, ma ha un evidente odore di xenofobia. Il fenomeno non è esclusivamente tedesco ed è visibile anche in Paesi tradizionalmente liberali come la Gran Bretagna e i Paesi Bassi. Lei non ha torto, caro Taliani, quando osserva che l’immigrato d’oggi è molto meno lontano dalla madrepatria di quanto fossero i nostri nonni e bisnonni. Ma credo che questo passaggio dall’integrazione all’assimilazione sia dovuto soprattutto al fatto che gli immigrati d’oggi sono in buona parte musulmani, hanno una identità religiosa molto forte e vengono continuamente considerati nell’immaginario collettivo il brodo di coltura del terrorismo fanatico. Accade così che anche un governo intelligente, come 114

quello di Angela Merkel, ceda alla tentazione di lusingare i sentimenti di una parte del proprio elettorato. Un’ultima osservazione. Col passare degli anni l’antinomia integrazione-assimilazione potrebbe rivelarsi effimera ed inutile. Forse di qui a qualche tempo l’indigeno e l’immigrato avranno progressivamente riempito lo spazio che li separa e saranno ambedue diversi da ciò che erano all’epoca del loro primo incontro. Sergio Romano Corriere della Sera (22 febbraio 2008) 115

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