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A RITROSO SCRIVENDO

te. I dipinti andarono

te. I dipinti andarono all’ambasciata d’Italia a Londra, dove rimasero sino alla seconda metà degli anni Cinquanta, e trovarono il loro posto definitivo, secondo le intenzioni di Gualino, nella Galleria Sabaudia di Torino. Le opere d’arte orientale finirono, a causa del fallimento, nel Palazzo Koch di via Nazionale a Roma, sede della Banca d’Italia. Sergio Romano Corriere della Sera (5 agosto 2007) 126

Lettere al Corriere PER I GOVERNI Dichiarare guerra Caro Romano, un lettore le ha chiesto un’opinione sulla possibile, ma impropria, comparazione dei «casus belli» che portarono i tedeschi ad invadere la Polonia nel 1939 e gli americani l’Iraq di Saddam Hussein. Al processo di Norimberga tra i vari capi di accusa contro i sopravvissuti capi nazionalsocialisti vi era, infatti, anche quello riguardante l’attacco ingiustificato alla Polonia, che aveva avuto come scusa un fasullo incidente di frontiera. Vorrei chiederle un approfondimento di quello che mi sembra uno dei tanti «equivoci della Storia». Se non erro, a due settimane dall’invasione nazista a Ovest, la Polonia subì anche quella ad Est dei sovietici. Fu anche questa «giustificata» e in quale maniera? Perché Francia e Inghilterra non dichiararono guerra per questa invasione anche alla Russia, come fecero nei confronti della Germania? Probabilmente, per noi italiani, sono imparagonabili i cinque anni di nazismo con i quasi cinquanta di comunismo ma non per i polacchi che, con un certo eccesso di «fare i conti con il passato» si apprestano oggi a togliere la pensione ai sopravvissuti delle brigate internazionali che combatterono in Spagna, subirono e sopportarono entrambi! Mario Taliani Noceto (Pr) Alla domanda «perché Gran Bretagna e Francia non dichiararono guerra all’Urss nel 1939?», la risposta è: i governi razionali dichiarano una guerra quando sono in grado di combatterla. Gran Bretagna e Francia, in quel momento, dovevano far fronte al Reich. Non potevano distrarre truppe dal fronte occidentale e non volevano creare, per compiere un atto cavalleresco, un pericoloso blocco militare tedesco-sovietico. Sergio Romano Corriere della Sera (17 maggio 2007) 127