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A RITROSO SCRIVENDO

POLITICA, MUSICA E

POLITICA, MUSICA E TEMPERAMENTO NELLA VITA DI TOSCANINI Per il cinquantenario della morte è stato inaugurato a Parma un museo dedicato ad Arturo Toscanini, realizzato nella ristrutturata casa natale del direttore d’orchestra con l’intenzione di ripercorrere la vita del grande maestro attraverso le sue opere e le sue direzioni. Di questo genio della musica si conosce bene la sua avversione verso il fascismo che lo portò a emigrare negli Stati Uniti prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale. C’è stato però, e l’ho scoperto per caso, anche un Toscanini diverso da quello commemorato, interventista nella Prima guerra mondiale e addirittura candidato nel collegio di Milano nella stessa lista di Mussolini. È su come sia stato possibile questo cambiamento che mi permetto di chiederle un’opinione. Un cambiamento che, a differenza della «damnatio memoriae» che sembra essere toccata a Pietro Mascagni, consente a maggior ragione le commemorazioni odierne. Mario Taliani, Noceto (Pr) Caro Taliani, come altri direttori d’orchestra, anche dei nostri tempi, Toscanini ebbe forti convinzioni e passioni politiche. Perché dovremmo sorprenderci del suo interventismo? Il fronte di coloro che vollero l’ingresso dell’Italia nella Grande guerra fu molto largo. Ne fecero parte nazionalisti come Luigi Federzoni, democratici come Gaetano Salvemini, cattolici come Filippo Meda, liberali come Luigi Albertini e Giovanni Amendola, socialisti riformisti come Ivanoe Bonomi, giovani che nel dopoguerra avrebbero preso parte alla vita politica nei partiti della sinistra democratica. Toscanini credette che l’intervento avrebbe permesso all’Italia di completare la sua unità e manifestò il suo sostegno ai combattenti dirigendo concerti nei pressi del fronte. Ancora più indicativa dei suoi sentimenti fu la simpatia che dimostrò qualche anno dopo per la spedizione fiumana di Gabriele d’Annunzio. Quando il poeta volle fare dell’insegnamento musicale uno dei caratteri distintivi del sistema politico e sociale che si stava sperimentando nella città, Toscanini andò a Fiume per dirigervi un concerto. Resta il problema della sua candidatura nella lista dei Fasci di combattimento per il collegio di Milano in occasione delle elezioni del novembre 1919, le 130

prime che si tennero in Italia dopo la fine della guerra. Toscanini accettò l’invito di Mussolini e si presentò insieme a Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo. Ma i Fasci, in quella occasione, non conquistarono nemmeno un seggio. Se qualcuno, dopo la Seconda guerra mondiale, avesse sostenuto che il grande direttore d’orchestra era passato, durante la sua vita, dal fascismo all’antifascismo, Toscanini avrebbe replicato che il fascismo del 1919 non era quello degli anni seguenti. Come ha ricordato lo storico Piero Melograni in una recente intervista a Rai International, Mussolini aveva fondato a Milano, nel marzo del 1919, un movimento di sinistra, repubblicano e sociale. Quando il fascismo svoltò a destra e divenne, per meglio conquistare il potere, monarchico e «agrario», Toscanini prese le distanze. Il cambiamento, caro Taliani, fu di Mussolini, non di Toscanini. La clamorosa rottura di Bologna del 1931, quando il maestro venne schiaffeggiato da un fascista, fu al tempo stesso politica e caratteriale. Sul podio, e nei rapporti con il pubblico, Toscanini poteva essere, in alcune circostanze, brusco e imperioso. Quando il pubblico italiano cominciò a infastidirsi perché il grande direttore d’orchestra non concedeva bis, partì per Buenos Aires. Quando i fascisti pretesero che dirigesse Giovinezza, l’inno del partito, annunciò che non avrebbe più diretto in Italia. Quanto ai suoi rapporti con gli orchestranti, esistono registrazioni discografiche e cinematografiche in cui si odono le sfuriate e gli insulti con cui il maestro trattava coloro che non suonavano secondo le sue aspettative. Sul podio, caro Taliani, il Duce era lui. Sergio Romano Corriere della Sera (18 febbraio 2007) 131

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