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A RITROSO SCRIVENDO

ITALIA 1943-45: SE IL

ITALIA 1943-45: SE IL FASCISMO NON FOSSE CADUTO Ho appena terminato di leggere la recente ristampa delle memorie di Giuseppe Bastianini. Dalla sua lettura ho appreso che questo diplomatico fascista riuscì a ritardare l’entrata in guerra dell’Italia convincendo Mussolini ad adottare la formula della «non belligeranza». Inoltre, fu anche uno dei diciannove che sottoscrissero l’ordine del giorno Grandi nell’ultima riunione del Gran Consiglio del Fascismo. Al di là delle osservazioni su come la guerra fu iniziata per «opportunità», perché considerata già vinta dai tedeschi, e di come malamente finì, mi permetto di porle un «se». La notte del 24 luglio 1943 «il fascismo rovesciò se stesso», lasciando sfortunatamente l’Italia in mano al re e a Badoglio, ma, e qui è il quesito, se quell’ultima riunione non si fosse tenuta? Se la guerra fosse proseguita senza che avvenisse la tragedia della «morte della patria», che cosa ipoteticamente sarebbe avvenuto? Avremmo perso il conflitto ugualmente, ma ci saremmo forse risparmiati due anni di guerra civile, del «boia chi molla» degli uni e del «tanto peggio tanto meglio» degli altri? Mario Taliani, Parma Caro Taliani, quello che lei mi chiede è un saggio di storia virtuale o controfattuale, vale a dire un gioco utile alla ginnastica mentale, ma prevalentemente letterario e, naturalmente, non verificabile. Proverò a darle soddisfazione immaginando due possibili alternative. Prima alternativa. l’Italia continua a combattere a fianco della Germania sino alla fine delle ostilità. Gli Alleati sbarcano sulle coste dell’Italia meridionale, ma avanzano con lentezza e si scontrano con una maggiore resistenza delle truppe dell’Asse, soprattutto a Cassino. I tedeschi rafforzano il loro contingente con nuove divisioni e assumono il controllo delle operazioni militari sul fronte e nelle retrovie riducendo l’alleato italiano a un satellite della Grande Germania. Dopo essersi consultati, gli anglo-americani decidono di sferrare un grande attacco dall’aria, simile a quello che viene realizzato in Germania nello stesso periodo. «Bomber» Harris, comandante della Royal Air Force, colpisce duramente tutte le città italiane, ma ne sceglie due, Firenze e Genova, per sotto- 144

porle al martellante bombardamento con bombe al fosforo che riduce in cenere negli stessi mesi Dresda e Amburgo. Dopo avere oltrepassato la Linea Gotica, gli anglo-americani dilagano nella Valle Padana. Mussolini e il suo governo fuggono in Austria. Sulla sorte di Mussolini (suicida, ucciso in combattimento o processato a Norimberga) lascio la scelta al lettore. Seconda alternativa. Dopo lo sbarco degli Alleati sulle coste della Campania, Bastianini stabilisce qualche contatto con gli angloamericani a Lisbona e convince il capo del Governo ad aprire trattative con il comando di Eisenhower in Africa settentrionale. Il re rinuncia a sostituire Mussolini con Badoglio e dà il suo consenso all’operazione. Per stipulare il migliore degli armistizi possibili, il Duce garantisce agli Alleati la cooperazione dell’esercito italiano e assicura che Roma, se gli americani parteciperanno alla battaglia con un consistente nucleo di paracadutisti, non cadrà nelle mani dei tedeschi. l’operazione riesce e il fronte si attesta per alcuni mesi sulla Linea Gotica. Il Nord, occupato dai tedeschi, diventa un governatorato della Grande Germania e la popolazione maschile viene costretta al lavoro forzato nelle fabbriche del Reich. Ma il movimento di resistenza obbliga i tedeschi a combattere su due fronti sino a quando le forze congiunte degli inglesi, degli americani e degli italiani conquistano Milano. Terminata la guerra, il re convince Mussolini a farsi da parte, ma il leader del fascismo ottiene per sé, con il consenso degli Alleati, un decoroso ritiro nella Rocca delle Caminate dove muore nel 1955, un anno dopo la morte di Alcide De Gasperi. Scelga lei, caro Taliani, fra la realtà e le ipotesi, la storia d’Italia che preferisce. Sergio Romano Corriere della Sera (27 agosto 2005) 145

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