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2 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

sue umane e terrene

sue umane e terrene aspettative si confrontano ed appunto si rapportano elettore ed eletto. Ed è qui, nel modo in cui spesso si evolve nel tempo e sul territorio questo rapporto, che sorgono, a mio avviso, certi problemi. Sarà forse semplicistico per alcuni, ma ci sono notizie che quotidianamente testimoniano di come il nostro paese sia ancora in balia della “minuteria” del consenso. Oltre ad esaltare la critica alla “Casta”, per certi versi scontata, dovremmo farci un esame di coscienza ed ammettere l’esistenza di quella miriade di “castine” che, come le tessere di un domino, hanno contribuito a bloccare il sistema Italia. (Ed uso il termine sistema in senso spregiativo se per sistema intendiamo le innumerevoli piccole e medie connivenze e collusioni di tanti, troppi, elettori verso i loro potentati locali, che siano essi politici o economici). E questa cos’altro è se non la conseguenza e la testimonianza di quella sorta di ineluttabile ricatto a cui ogni eletto deve necessariamente sottostare per non perdere consenso nel suo collegio? Sarebbe meglio dare maggiore consapevolezza agli elettori e, utilizzando un termine borsistico tanto di moda oggi, non considerarli solo un “parco buoi”. Responsabilizzandoli a comprendere come, soprattutto al parlamento nazionale e nell’interesse di tutti, sia più importante votare i programmi piuttosto che le singole persone. Ed è per questo che le vorrei anche chiedere se fosse fattibile o meno una sorta di soluzione di compromesso per l’ennesima e sempre in evoluzione prossima riforma elettorale nazionale. Considerati certi dettami costituzionali che hanno condizionato anche la legge attuale, non si potrebbe adottare un sistema in cui permettere eventualmente la preferenza solo per l’elezione al Senato? Secondo l’art. 57 della Costituzione esso ha, infatti, un ambito di elezione territorialmente regionale mentre lascerei solo alla Camera la formula in vigore. Così facendo avremmo sua sorta di sistema “compensativo” di “nominati” alla Camera e di “preferiti” al Senato. Che ci permetterebbe, forse, di limitare, senza evitarlo, il rischio di mandare in Parlamento non solo gli imbecilli, come provocatoriamente ha scritto di recente qualcuno, ma di certo anche i troppo furbi “mercanti del consenso”! Mario Taliani 158

Inviato a “Lettere al Corriere” il 20 gennaio 2012 Guido Picelli Caro Romano, il 5 gennaio è ricorso il 75° anniversario della morte di Guido Picelli. Caduto nel 1937 durante la Guerra Civile, la sua figura è stata di recente adottata dagli “indignados” spagnoli come simbolo delle loro proteste. Definito da qualcuno “un eroe antifascista isolato e perseguitato dalla macchina dello stalinismo sovietico” questo mio conterraneo rientra nel novero, che si è poi rivelato essere nel tempo parecchio numeroso, di chi combatté idealmente per una presunta causa giusta venendone mal ripagato. Terminò, infatti, la sua esistenza colpito alle spalle da una sempre discussa pallottola “vagante”. Protagonista delle famose “barricate del 1922” che a Parma riuscirono, in qualche modo, a fermare Italo Balbo (quadrumviro fascista la cui fine, per una sorta di “ironia della storia”, è anch’essa ancora molto “discussa”!), Guido Picelli rappresenta quindi, al di là delle scelte politiche, lo stereotipo dell’eroe disinteressato, mosso dagli ideali di libertà e giustizia. Non crede che, proprio per questo ed a prescindere dalle sue scelte politiche, meriterebbe di essere ricordato non solo nelle piazze spagnole? Mario Taliani 159

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